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MARIO FRIGERIO S.P.A.

MODELLO DI ORGANIZZAZIONE,

GESTIONE E CONTROLLO

D. LGS. 231/2001

TESTO APPROVATO DAL CONSIGLIO DI AMMINISTRAZIONE DELLA SOCIETÀ MARIO FRIGERIO S.P.A. NELLA RIUNIONE DEL 27 APRILE 2021

 

INDICE

DEFINIZIONI 

PARTE GENERALE

1. IL DECRETO LEGISLATIVO N. 231/2001 

1.1 Enti destinatari e loro responsabilità amministrativa

1.2 Fattispecie di reato

1.3 Sanzioni

1.4 Esclusione della responsabilità amministrativa degli Enti

2. FUNZIONE DEL MODELLO 

2.1 Struttura e finalità del Modello

2.2 Soggetti destinatari del Modello

2.3 Adozione del Modello

2.4 Modifiche e integrazioni del Modello

3. LA STRUTTURA ORGANIZZATIVA DI MARIO FRIGERIO S.P.A. 

3.1 Premessa

3.2 L’organizzazione interna di Mario Frigerio S.p.A.

3.2.1 Oggetto sociale

3.2.2 Corporate governance

3.2.2.1 Assemblea

3.2.2.2 Consiglio di Amministrazione

3.2.2.3 Presidente

3.2.2.4 Collegio Sindacale

3.3 Principi generali del sistema organizzativo e di controllo

3.3.1 Sistema organizzativo e separazione dei ruoli

3.3.2 Deleghe di poteri

3.3.3 Procedure operative 

3.3.4 Attività di controllo e monitoraggio

3.3.5 Tracciabilità

4. METODOLOGIA SEGUITA PER L’INDIVIDUAZIONE DELLE ATTIVITÀ SENSIBILI E LA REDAZIONE DEL MODELLO 

4.1 Premessa

4.2 Fasi propedeutiche alla costruzione del Modello

4.3 Redazione del Modello

5. L’ORGANISMO DI VIGILANZA 

5.1 Struttura dell’Organismo di Vigilanza

5.2 Componenti dell’Organismo di Vigilanza e durata in carica

5.3 Convocazione e funzionamento dell’Organismo di Vigilanza

5.4 Funzioni e poteri dell’Organismo di Vigilanza

5.5 Obblighi informativi nei confronti dell’Organismo di Vigilanza

6. SELEZIONE, INFORMATIVA E FORMAZIONE 

6.1 Personale dipendente

6.2 Collaboratori esterni

7. RICHIESTE DI INFORMAZIONI E SEGNALAZIONE DELLE VIOLAZIONI DEL MODELLO 

8. SANZIONI DISCIPLINARI 

8.1 Principi generali

8.2 Misure nei confronti di quadri ed impiegati

8.3 Misure nei confronti di dirigenti

8.4 Misure nei confronti degli amministratori

8.5 Misure nei confronti di collaboratori o di partner commerciali

9. VERIFICHE PERIODICHE 

PARTE SPECIALE A

1. I REATI NEI CONFRONTI DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE 

1.1 Tipologie di reati

1.2 Aree di rischio

1.3 Principi di comportamento all’interno delle aree a rischio

1.3.1 Principi generali di comportamento

1.3.2 Principi specifici di comportamento

1.4 Flussi Informativi verso l’Organismo di Vigilanza

PROTOCOLLO

EROGAZIONE OMAGGI

1. SCOPO E PRINCIPI DI COMPORTAMENTO 

2. AMBITO DI APPLICAZIONE 

3. RESPONSABILE DEL PROTOCOLLO 

4. PRINCIPI DI CONTROLLO 

 

PROTOCOLLO

RAPPORTI CON LA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE IN OCCASIONE DI ADEMPIMENTI, RICHIESTE, COMUNICAZIONI DI INFORMAZIONI E DATI AZIENDALI

1. SCOPO E PRINCIPI DI COMPORTAMENTO 

2. AMBITO DI APPLICAZIONE 

3. RESPONSABILE DEL PROTOCOLLO 

4. PRESIDI DI CONTROLLO 

PARTE SPECIALE B

1. I REATI SOCIETARI 

1.1 Tipologie di reati

1.1 bis Corruzione tra privati

1.2 Aree di rischio

1.3 Principi di comportamento all’interno delle aree a rischio

1.3.1 Principi generali di comportamento

1.3.2 Principi specifici di comportamento

1.4 Flussi Informativi verso l’Organismo di Vigilanza

PROTOCOLLO

GESTIONE DEI RAPPORTI CON IL COLLEGIO SINDACALE E/O CON LA SOCIETA’ DI REVISIONE

1. SCOPO 

2. AMBITO DI APPLICAZIONE 

3. RESPONSABILE DEL PROTOCOLLO 

4. PRESIDI DI CONTROLLO 

PARTE SPECIALE C

1. I REATI IN MATERIA DI SICUREZZA ED IGIENE SUL LAVORO 

1.1 Tipologie di reati

1.2 Ruoli e responsabilità

1.2.1 Datore di lavoro

1.2.2 Datore di Lavoro committente per i lavori affidati con contratto d’appalto d’opera ex art. 26 D. Lgs. n. 81/2008

1.2.3. Dirigenti

1.2.4 Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione

1.2.5 Medico Competente

1.2.6 Rappresentante dei lavoratori per la sicurezza

1.2.7 Preposto

1.2.8 Addetto primo soccorso

1.2.9 Addetto prevenzione incendi e gestione emergenze

1.2.10 Lavoratori

1.2.11 Terzi Destinatari

1.3 Aree di rischio

1.4 Principi di comportamento

1.5 Flussi informativi verso l’ODV

PROTOCOLLO

VERIFICA DEGLI ADEMPIMENTI IN MATERIA DI SICUREZZA E SALUTE SUI LUOGHI DI LAVORO

1. SCOPO E PRINCIPI DI COMPORTAMENTO 

2. AMBITO DI APPLICAZIONE 

3. RESPONSABILE DEL PROTOCOLLO 

4. DOCUMENTO DI VALUTAZIONE DEI RISCHI 

 

PARTE SPECIALE D

1. I REATI AMBIENTALI 

1.1 Tipologie di reati

1.2 Aree di rischio

1.3 Ruoli e responsabilità

1.4 Principi di comportamento

1.5 Flussi Informativi verso l’Organismo di Vigilanza

PARTE SPECIALE E

1. REATO DI IMPIEGO DI CITTADINI DI PAESI TERZI CON SOGGIORNO IRREGOLARE 

1.1 Tipologie di reati

1.2 Aree a rischio

1.3 Principi di condotta all’interno delle aree a rischio

1.3.1 Principi generali di condotta

1.3.2 Principi procedurali specifici di condotta

1.4 Compiti dell’Organismo di Vigilanza

PARTE SPECIALE F

1. REATI TRIBUTARI E CONTRABBANDO

1.1 Tipologie di reati

1.2 Aree a rischio

1.3 Principi di comportamento all’interno delle aree a rischio

1.3.1 Principi generali di comportamento

1.3.2 Principi specifici di comportamento

1.4 Flussi informativi verso l’ODV

ALLEGATI

Allegato 1: Codice Etico 8

 

DEFINIZIONI

In aggiunta alle altre definizioni riportate nel presente documento, i seguenti termini con iniziale maiuscola hanno il significato di seguito indicato:

  • Attività Sensibili: indica le operazioni o le attività della Società nel cui ambito sussiste il rischio di commissione dei Reati;
  • Collaboratore/i: indica i consulenti, collaboratori esterni, partner commerciali/finanziari, agenti, procuratori e, in genere, i terzi che operano per conto o comunque nell’interesse di Mario Frigerio S.p.A.;
  • Collegio Sindacale: indica il Collegio Sindacale di Mario Frigerio S.p.A.;
  • Consiglio di Amministrazione: indica il Consiglio di Amministrazione di Mario Frigerio S.p.A.;
  • Dipendente/i: indica le persone legate da rapporto di lavoro subordinato con la Società, inclusi i Soggetti Apicali o in Posizione Apicale ai sensi dell’art. 5, lett. b) del Decreto;
  • Decreto: indica il Decreto Legislativo 8 giugno 2001 n. 231, come successivamente modificato ed integrato;
  • Ente o Enti: indica l’ente o gli enti cui si applica il Decreto;
  • Mario Frigerio S.p.A., Mario Frigerio o Società: indica la società Mario Frigerio S.p.A.;
  • Modello o Modello Organizzativo: indica il presente modello di organizzazione, gestione e controllo, così come previsto dagli artt. 6 e 7 del Decreto;
  • Organismo di Vigilanza o OdV: indica l’organismo interno di Mario Frigerio S.p.A., dotato di poteri autonomi di iniziativa e di controllo, preposto alla vigilanza sul funzionamento e sull’osservanza del Modello, così come previsto dal Decreto;
  • Pubblica Amministrazione o P.A.: indica ogni ente della Pubblica Amministrazione, inclusi i relativi funzionari e soggetti incaricati di pubblico servizio;
  • Reati: indica le fattispecie di reati ai quali si applica la disciplina prevista dal Decreto, anche a seguito di successive modifiche ed integrazioni;
  • Soggetti Apicali o in Posizione Apicale: indica le persone che rivestono funzioni di rappresentanza, di amministrazione o di direzione della Società, nonché le persone che esercitano, anche di fatto, la gestione e il controllo della Società ai sensi dell’art. 5, lett. a) del Decreto.

MODELLO DI ORGANIZZAZIONE, GESTIONE E CONTROLLO

AI SENSI DEL D. LGS. 8 GIUGNO 2001 N. 231

PARTE GENERALE 11

 

1. IL DECRETO LEGISLATIVO N. 231/2001

1.1 ENTI DESTINATARI E LORO RESPONSABILITÀ AMMINISTRATIVA

In data 4 luglio 2001 è entrato in vigore il Decreto Legislativo 8 giugno 2001 n. 231, avente ad oggetto la “Disciplina della responsabilità amministrativa delle persone giuridiche, delle società e delle associazioni anche prive di personalità giuridica”, il quale ha introdotto nell’ordinamento giuridico italiano la responsabilità degli Enti per gli illeciti amministrativi derivanti da reati commessi nell’interesse o a vantaggio dei medesimi Enti.

Il Decreto si applica nel settore privato alle società, associazioni ed enti con personalità giuridica, mentre nel settore pubblico soltanto agli enti pubblici economici (con esplicita esclusione dello Stato, degli enti pubblici territoriali, degli enti pubblici non economici e degli enti che svolgono funzioni di rilievo costituzionale).

Il Decreto ha portata complessa ed innovativa, in quanto alla responsabilità penale della persona fisica che ha commesso un reato, aggiunge quella dell’Ente nell’interesse del quale o a vantaggio del quale il reato stesso è stato perpetrato.

Infatti, l’art. 5 del Decreto stabilisce che l’Ente è chiamato a rispondere ogniqualvolta determinati reati (specificati nel Decreto stesso) siano stati commessi “nel suo interesse o a suo esclusivo vantaggio”, da parte dei seguenti soggetti:

persone che rivestono funzioni di rappresentanza, amministrazione o direzione dell’Ente o di una sua unità organizzativa dotata di autonomia finanziaria e funzionale, nonché da persone che esercitano anche di fatto la gestione e il controllo dello stesso (c.d. Soggetti Apicali o in Posizione Apicale);

persone sottoposte alla direzione o alla vigilanza di uno dei soggetti di cui al precedente punto.

 

La responsabilità dell’Ente è definita dal legislatore di tipo amministrativo, pur se attribuita nell’ambito di un procedimento penale, e si caratterizza, inoltre, per essere del tutto autonoma rispetto a quella della persona fisica che commette il reato. Infatti, ai 12

 

sensi dell’articolo 8 del Decreto, l’Ente può essere dichiarato responsabile anche se l’autore materiale del reato non è imputabile o non è stato individuato ed anche se il reato è estinto per cause diverse dall’amnistia. In base al medesimo principio, ogni eventuale imputazione all’Ente di responsabilità derivante dalla commissione del reato non vale ad escludere la responsabilità penale personale di chi ha posto in essere la condotta criminosa.

1.2 FATTISPECIE DI REATO

La responsabilità dell’Ente non è riferibile a qualsiasi reato, ma è circoscritta alle fattispecie criminose richiamate dagli artt. 24, 24-bis, 24-ter, 25, 25-bis, 25-bis.1, 25-ter, 25-quater, 25-quater.1, 25-quinquies, 25-sexies, 25-septies, 25-octies, 25-novies, 25-decies, 25-undecies, 25-duodecies, 25-terdecies, 25-quaterdecies, 25-quinquiesdecies e 25-sexiesdecies del Decreto (così come modificato dalla sua entrata in vigore ad oggi) e, più precisamente:

  1. (i) reati contro la Pubblica Amministrazione, richiamati dagli artt. 24 e 25 del Decreto e s.m.i.1;

 

1 L’art. 25 è stato modificato dalla Legge 9 gennaio 2019, n. 3, “Misure per il contrasto dei reati contro la Pubblica Amministrazione, nonché in materia di prescrizione del reato e in materia di trasparenza dei partiti e movimenti politici” (cd. Legge Spazzacorrotti), in vigore dal 31 gennaio 2019. A seguito dell’entrata in vigore della Legge in questione, il novero dei reati presupposto del D. Lgs. 231/2001 è stato ulteriormente ampliato con l’introduzione al comma 1 del reato di “traffico di influenze illecite” (art. 346bis c.p.), a sua volta interessato da un’importante riforma sia in termini di estensione del perimetro della fattispecie sia in termini di inasprimento della pena che dalla reclusione da uno a tre anni passa alla reclusione da uno a quattro anni e sei mesi. Inoltre è stata inasprita, al comma 5 dell’art. 25, la sanzione interdittiva prevista per i reati di cui ai commi 2 e 3 dell’art. 25, ossia per i reati di concussione, corruzione propria, corruzione in atti giudiziari, induzione indebita a dare o promettere utilità e istigazione alla corruzione propria. La sanzione interdittiva sarà “non inferiore a quattro anni e non superiore a sette anni” ove il reato presupposto sia stato commesso da un soggetto apicale ovvero “non inferiore a due anni e non superiore a quattro anni” ove il reato presupposto sia stato, invece, commesso da un soggetto sottoposto alla direzione e controllo del soggetto apicale, derogando pertanto al disposto generale di cui all’art 13 del Decreto che sancisce la durata massima della sanzione interdittiva in due anni. Il nuovo comma 5-bis ha introdotto una sanzione interdittiva attenuata (“non inferiore a tre mesi e non superiore a due anni”) in relazione ai pocanzi menzionati reati commessi contro la PA, nel caso in cui prima della sentenza di primo grado l’ente si sia efficacemente adoperato per evitare che l’attività delittuosa sia portata a conseguenze ulteriori, per assicurare le prove dei reati e per l’individuazione dei responsabili ovvero per il sequestro delle somme o altre utilità e abbia eliminato le carenze organizzative che hanno determinato il reato mediante l’adozione e l’attuazione di modelli organizzativi idonei a prevenire reati della specie di quello verificatosi.

L’art. 24 è stato da ultimo modificato dall’art. 5, comma 1, lett. a) del D. Lgs. 75/2020, denominato “Attuazione della Direttiva (UE) 2017/1371, relativa alla lotta contro la frode che lede gli interessi finanziari dell’Unione mediante il 13

 

diritto penale”. Tale intervento ha comportato (i) la modifica della rubrica dell’art. 24 in “Indebita percezione di erogazioni, truffa in danno dello Stato, di un ente pubblico o dell’Unione europea o per il conseguimento di erogazioni pubbliche, frode informatica in danno dello Stato o di un ente pubblico e frode nelle pubbliche forniture”; (ii) l’introduzione dell’art. 356 c.p., frode nelle pubbliche forniture, tra le fattispecie rilevanti ai sensi del comma 1 dell’art. 24, oltre che l’introduzione delle parole “o dell’Unione Europea” dopo le parole “ente pubblico” (iii) e l’aggiunta all’art. 24 del comma 2 bis, il quale prevede che “si applicano all’ente le sanzioni previste ai commi precedenti in relazione alla commissione del delitto di cui all’art. 2 della legge 23 dicembre 1986, n. 898” ovvero l’esposizione di dati o notizie falsi, per conseguire indebitamente per sé o per altri, aiuti, premi, indennità, restituzioni, contributi o altre erogazioni a carico totale o parziale del Fondo Europeo Agricolo di garanzia e del Fondo Europeo Agricolo per lo sviluppo rurale.

L’art. 25 è stato modificato dall’art. 5, comma 1, lett. b) del D. Lgs. 75/2020. Tale intervento ha comportato la modifica della rubrica dell’art. 25 in “Peculato, concussione, induzione indebita a dare o promettere utilità, corruzione e abuso d’ufficio” e l’introduzione al comma 1 dell’art. 25 del seguente periodo “la medesima sanzione si applica, quando il fatto offende gli interessi finanziari dell’Unione Europea, in relazione alla commissione dei delitti di cui agli articoli 314 (Peculato), primo comma, e 316 (Peculato mediante profitto dell’errore altrui) e 323 (Abuso d’ufficio) del codice penale”

2 Detti reati comprendono: falsificazione in monete, in carte di pubblico credito e in valori di bollo (art. 453 c.p.); alterazione di monete (art. 454 c.p.); spendita e introduzione nello Stato, senza concerto, di monete falsificate (art. 455 c.p.); spendita di monete falsificate ricevute in buona fede (art. 457 c.p.); falsificazione di valori di bollo, introduzione nello Stato, acquisto, detenzione o messa in circolazione di valori di bollo falsificati (art- 459 c.p.); contraffazione di carta filigranata in uso per la fabbricazione di carte di pubblico credito o di valori di bollo (art. 460 c.p.); fabbricazione o detenzione di filigrane o di strumenti destinati alla falsificazione di monete, di valori di bollo o di carta filigranata (art. 461 c.p.); uso di valori di bollo contraffatti (art. 464 c.p.); contraffazione, alterazione o uso di marchio segni distintivi ovvero di brevetti, modelli e disegni (art. 473 c.p.); introduzione nello Stato e commercio di prodotti con segni falsi (art. 474 c.p.). Il Decreto Legislativo del 21 giugno 2016, n. 125 “Attuazione della direttiva 2014/62/UE sulla protezione mediante il diritto penale dell’euro e di altre monete contro la falsificazione e che sostituisce la decisione quadro 2000/383/GAI. (16G00136)” pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 12/07/2016, ha modificato due fattispecie relative ai delitti di falsità in monete, carte di pubblico credito e valori in bollo richiamate dal D.lgs. 231/2001: (i) Falsificazione di monete, spendita e introduzione nello Stato, previo concreto, di monete falsificate (art. 453 c.p.); (ii) Fabbricazione o detenzione di filigrane o di strumenti destinati alla falsificazione di monete, di valori di bollo o di carta filigranata (art. 461 c.p.).

3 Detti reati comprendono: Turbata libertà dell’industria o del commercio (art. 513 c.p.); illecita concorrenza con minaccia o violenza (art. 513-bis c.p.); frodi contro le industrie nazionali (art. 514 c.p.); frode nell’esercizio del commercio (art. 515 c.p.); vendita di sostanze alimentari non genuine come genuine (art. 516 c.p.); vendita di prodotti industriali con segni mendaci (art. 517 c.p.); fabbricazione e commercio di beni realizzati usurpando titoli di proprietà

  1. (ii) delitti contro la fede pubblica, richiamati dall’art. 25-bis, introdotto nel Decreto dalla Legge del 23 luglio 2009, n. 99; modificato dal D. Lgs. 125/20162;
  2. (iii) delitti contro l’industria e il commercio, richiamati dall’art. 25-bis.1, introdotto nel Decreto dalla Legge 23 luglio 2009, n. 993;

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industriale (art. 517-ter c.p., delitto introdotto ex novo); contraffazione di indicazioni geografiche o denominazioni di origine dei prodotti agroalimentari (art. 517-quater c.p., delitto introdotto ex novo).

4 Da ultimo, con la Legge 69/2015 e così come meglio dettagliato nella relativa parte speciale B del presente Modello.

5 Si tratta dei “delitti aventi finalità di terrorismo o di eversione dell’ordine democratico, previsti dal codice penale e dalle leggi speciali”, nonché dei delitti, diversi da quelli sopra indicati, “che siano comunque stati posti in essere in violazione di quanto previsto dall’articolo 2 della Convenzione internazionale per la repressione del finanziamento del terrorismo fatta a New York il 9 dicembre 1999”. Tale Convenzione punisce chiunque, illegalmente e dolosamente, fornisce o raccoglie fondi sapendo che gli stessi saranno, anche parzialmente, utilizzati per compiere: (i) atti diretti a causare la morte – o gravi lesioni – di civili, quando l’azione sia finalizzata ad intimidire una popolazione, o coartare un governo o un’organizzazione internazionale; (ii) atti costituenti reato ai sensi delle convenzioni in materia di: sicurezza del volo e della navigazione, tutela del materiale nucleare, protezione di agenti diplomatici, repressione di attentati mediante uso di esplosivi. La categoria dei “delitti aventi finalità di terrorismo o di eversione dell’ordine democratico, previsti dal codice penale e dalle leggi speciali” è menzionata dal Legislatore in modo generico, senza indicare le norme specifiche la cui violazione comporterebbe l’applicazione del presente articolo.

Si possono, in ogni caso, individuare quali principali reati presupposti: associazioni sovversive (art. 270 c.p.), associazioni con finalità di terrorismo anche internazionale o di eversione dell’ordine democratico (art. 270-bis c.p.),assistenza agli associati (art. 270-ter c.p.) arruolamento con finalità di terrorismo anche internazionale (art. 270 quater c.p.), addestramento ad attività con finalità di terrorismo anche internazionale (art. 270-quinquies c.p.), finanziamento di condotte con finalità di terrorismo (L. n. 151/2016, art. 270-quinquies.1 c.p.), sottrazione di beni o denaro sottoposti a sequestro (art. 270-quinquies.2 c.p.), condotte con finalità di terrorismo (art. 270-sexies c.p.), attentato per finalità terroristiche o eversione (art. 280 c.p.), atto di terrorismo con ordigni micidiali o esplosivi (art. 280-bis c.p.), atti di terrorismo nucleare (art. 280-ter c.p.), sequestro di persona a scopo di terrorismo o di eversione (art. 289-bis c.p.), istigazione a commettere alcuno dei delitti previsti dai Capi primo e secondo (art. 302 c.p.), cospirazione politica mediante accordo (art. 304 c.p.), cospirazione politica mediante associazione (art. 305 c.p.), banda armata: formazione e partecipazione (art. 306 c.p.), assistenza ai partecipi di cospirazione o di banda armata (art. 307 c.p.), impossessamento, dirottamento e distruzione di un aereo (L. n. 342/1976, art. 1), danneggiamento delle istallazioni a terra (L. n. 342/1976, art. 2), sanzioni (L. n. 422/1989, art. 3), pentimento operoso (d.l.gs. n. 625/1979, art. 5).

6 Si riferisce ai delitti di pratiche di mutilazione degli organi genitali femminili di cui all’art. 583-bis c.p.

  1. (iv) reati societari, richiamati dall’art. 25-ter, introdotto nel Decreto dal D. Lgs. del 11 aprile 2002, n. 61 e dalla L. n. 69/20154;
  2. (v) reati in materia di terrorismo o dì eversione dell’ordine democratico, richiamati dall’art. 25-quater, introdotto nel Decreto dalla Legge n. 7/20035;
  3. (vi) delitti in materia di pratiche di mutilazione degli organi genitali femminili, richiamati dall’art. 25-quater.1, introdotto nel Decreto dalla Legge del 9 gennaio 2006, n. 76;
  4. (vii) delitti contro la personalità individuale; richiamati dall’art. 25-quinques, introdotto nel Decreto dalla Legge 11 agosto 2003, n. 2287;

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7 Detti reati comprendono: riduzione in schiavitù (art. 600 c.p.); prostituzione minorile (art. 600-bis c.p.); pornografia minorile (art. 600-ter c.p.); detenzione di materiale pornografico (art. 600-quater c.p.); iniziative turistiche volte allo sfruttamento della prostituzione minorile (art. 600-quinques c.p.); tratta e commercio di schiavi (art. 601 c.p.); alienazione e acquisto di schiavi (art. 602 c.p.) Il 6 aprile 2014 è entrato in vigore il D. Lgs. 39/2014, emanato in attuazione della direttiva 2011/93/UE relativa alla lotta contro l’abuso e lo sfruttamento sessuale dei minori e la pornografia minorile, che ha, tra l’altro, introdotto alcune significative modifiche nel D. Lgs. 231/2001 per le fattispecie incriminatrici poste a presidio del sano sviluppo e della sessualità dei minori, che trovano spazio, accanto ad altri delitti contro la personalità individuale, all’interno dell’art. 25-quinquies del medesimo D. Lgs. 231/2001. La nuova norma, infatti, incrementa il novero delle circostanze aggravanti speciali previste per tali tipologie di illecito dall’art. 602-ter del codice penale, e prevede che la pena prevista dagli articoli 600-bis [Prostituzione minorile], 600-ter [Pornografia minorile], 600-quater [Detenzione di materiale pornografico], 600-quater.1. [Pornografia virtuale] e 600-quinquies [Iniziative turistiche volte allo sfruttamento della prostituzione minorile] sia aumentata nel caso in cui il reato sia commesso da più persone riunite, sia commesso da persona che appartenente ad un’associazione per delinquere al fine di agevolarne l’attività o sia commesso con violenze gravi o provochi, a causa della reiterazione delle condotte, un grave pregiudizio per il minore. È previsto inoltre un incremento di pena in misura non eccedente i due terzi nei casi in cui i reati prima richiamati siano compiuti con l’utilizzo di mezzi atti ad impedire l’identificazione dei dati di accesso alle reti telematiche. Oltre a tali novazioni, il D. Lgs. 39/2014 estende l’ambito applicativo della responsabilità amministrativa degli enti ad un ulteriore fattispecie incriminatrice ed introduce nuovi obblighi sanzionabili a carico dei datori di lavoro. L’art. 3 prevede infatti che “al comma 1, lettera c), dell’articolo 25-quinquies del D. Lgs. 231/2001, dopo le parole «600-quater.1,» sono inserite le seguenti: «nonché per il delitto di cui all’articolo 609-undecies»”. Si tratta del reato di adescamento di minorenni che punisce con la reclusione da uno a tre anni l’adescamento di un soggetto di età inferiore ai 16 anni al fine di commettere uno dei fatti previsti e puniti dalle fattispecie incriminatrici poste a tutela della sessualità dei minorenni. A norma dell’art. 609-undecies c.p. “per adescamento si intende qualsiasi atto volto a carpire la fiducia del minore attraverso artifici, lusinghe o minacce posti in essere anche mediante l’utilizzo della rete internet o di altre reti o mezzi di comunicazione”. Con la Legge 29 ottobre 2016 n. 199 è stata altresì inserita tra le fattispecie di reato di cui al presente articolo la c.d. “intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro” (“caporalato”) di cui all’art. 603 c.p., il quale punisce con la reclusione da uno a sei anni e con la multa da Euro 500 ad Euro 1.000 per ogni lavoratore reclutato chiunque recluti manodopera allo scopo di destinarla al lavoro presso terzi in condizioni di sfruttamento, approfittando dello stato di bisogno dei lavoratori e chi utilizzi, assuma o impieghi manodopera, anche mediante l’anzidetta attività di intermediazione, sottoponendo i lavoratori a condizioni di sfruttamento ed approfittando del loro stato di bisogno.

8 Detti reati comprendono: i reati di abuso di informazioni privilegiate (art. 184 TUF) e manipolazione del mercato (art. 185 TUF) di cui al Testo Unico della Finanza, D. Lgs. del 28 febbraio 1998, n. 58.

  1. (viii) abusi di mercato, richiamati dall’art. 25-sexies, introdotto nel D. Lgs. 231/2001 dall’art. 9 della Legge 18 aprile 2005, n. 628;
  2. (ix) reati di omicidio colposo e lesioni colpose gravi o gravissime, commessi con violazione delle norme antinfortunistiche e sulla tutela

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  1. dell’igiene e della salute sul lavoro, richiamati dall’art. 25-septies, introdotto nel Decreto dall’art. 9 della Legge del 3 agosto 2007, n. 1239;
  2. (x) reati di ricettazione, riciclaggio e impiego di denaro, beni o utilità di provenienza illecita nonché auto-riciclaggio, richiamati dall’art. 25-octies, introdotto nel Decreto dall’art. 63 del D. Lgs. del 21 novembre 2007, n. 23110;
  3. (xi) delitti in materia di violazione del diritto d’autore, richiamati dall’art. 25-novies, introdotti nel Decreto dalla Legge 23 luglio 2009, n. 9911;
  4. (xii) reati informatici, richiamati dall’art. 24-bis, introdotti nel Decreto dalla legge 18 marzo 2008, n. 4812;

 

9 L’art. 25 – septies è stato successivamente modificato dall’art. 300, co.1, D.lgs. 21/2008. Si segnala che gli artt.. 589 e 590 c.p. “Omicidio colposo” e “Lesioni colpose” sono stati recentemente modificati dalla L. 11 gennaio 2018, n. 3, a decorrere dal 15 febbraio 2018. In questo senso è stato inserito il seguente comma dall’art. 12, comma 2 della predetta legge: “Se il fatto è commesso nell’esercizio abusivo di una professione per la quale è richiesta una speciale abilitazione dello Stato o di un’arte sanitaria, la pena è della reclusione da tre a dieci anni”.

10 Detti reati comprendono: ricettazione (art. 648 c.p.); riciclaggio (art. 648-bis c.p.); impiego di denaro, beni o utilità di provenienza illecita (art. 648-ter c.p.); auto-riciclaggio (art. 648-ter.1 c.p.) introdotto dalla legge 186/2014.

11 La citata Legge 99/2009 punisce: la messa a disposizione del pubblico non autorizzata in un sistema di reti telematiche, di un’opera dell’ingegno protetta, o parte di essa; l’utilizzo non autorizzato di un’opera altrui non destinata alla pubblicazione; la duplicazione di programmi per elaboratore o la distribuzione, vendita ecc. di programmi contenuti in supporti non contrassegnati dalla Società italiana degli autori ed editori (SIAE); la duplicazione, riproduzione, ecc. di opere dell’ingegno destinate al circuito televisivo, cinematografico, ecc.; i produttori o importatori dei supporti non soggetti al contrassegno “SIAE”; la produzione, installazione ecc. di apparati atti alla decodificazione di trasmissioni audiovisive ad accesso condizionato.

12 Detti reati comprendono: accesso abusivo ad un sistema informatico o telematico (art. 615-ter c.p.); detenzione e diffusione abusiva di codici di accesso a sistemi informatici o telematici (art. 615-quater c.p.); diffusione di apparecchiature, dispositivi o programmi diretti a danneggiare o interrompere il funzionamento di un sistema informatico (art. 615-quinquies c.p.); intercettazioni, impedimento o interruzione di comunicazioni informatiche o telematiche (artt. 617-quater e 617-quinquies c.p.); danneggiamento di sistemi informatici (art. 635-bis c.p.); danneggiamento di informazioni, dati e programmi informatici utilizzati dallo Stato o da altro ente pubblico o comunque di pubblica utilità (art. 635-ter c.p.); danneggiamento di informazioni, dati e programmi informatici (art. 635-quater c.p.); danneggiamento di sistemi informatici o telematici di pubblica utilità (art. 635-quinquies c.p.); falsità di un documento informatico (art. 491-bis c.p.); frode informatica del soggetto che presta servizi di certificazione di firma elettronica (art. 640-quinquies c.p.). L’art. 24-bis è stato successivamente modificato dalla Legge 18 novembre 2019, n. 133, legge di conversione del D. L. 21 settembre 2019, n. 105 recante “disposizioni urgenti in materia di perimetro di sicurezza nazionale cibernetica”, convertito con Legge 18 novembre 2019, n. 133. La Legge richiamata dispone che all’art. 24-bis, comma 3, del D. Lgs. 231 del 2001 si aggiunga il richiamo ai “delitti di cui all’articolo 1, comma 11, del decreto-legge 21 settembre 2019, n. 105”. 17

 

 

  1. (xiii) delitti di criminalità organizzata, richiamati dall’art.24-ter, introdotto nel Decreto dalla Legge del 15 luglio 2009, n. 9413;
  2. (xiv) reati transazionali, l’art. 10 della legge 16 marzo 2006 n. 146 prevede la responsabilità amministrativa degli Enti anche con riferimento ai reati specificati dalla stessa legge che presentino la caratteristica della trasnazionalità14;
  3. (xv) delitto consistente nel rendere dichiarazioni mendaci all’autorità giudiziaria, richiamato dall’art. 25-decies , introdotto nel Decreto dalla Legge 3 Agosto 2009, n. 116, come sostituito dall’art. 2, comma 1, D. Lgs. 7 luglio 2011, n. 121;
  4. (xvi) reati ambientali, richiamati dall’art. 25-undecies, introdotto nel Decreto dall’art. 4, comma 2, L. 3 agosto 2009, n. 116, e s.m.i.15;

 

13 Detti reati comprendono: associazione per delinquere (art. 416 c.p.); associazioni di tipo mafioso anche straniere (art. 416-bis c.p.); scambio elettorale politico-mafioso (art. 416-ter c.p.); sequestro di persona a scopo di rapina o estorsione (art. 630 c.p.); associazione finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti o psicotrope (art. 74 D.P.R. n. 309/1990); termini di durata massima delle indagini preliminari (art. 407, comma 2, lettera a), numero 5) c.p.p.). La L. n. 236/2016, pubblicata in GU il 23 dicembre 2016, ha inserito nel Codice Penale il reato di “Traffico di organi prelevati da persona vivente” (art. 601 – bis c.p.) il quale viene richiamato nell’art. 416 c.p. (associazione per delinquere). Pertanto, il reato di cui all’art. 601-bis (Traffico di organi prelevati da persona vivente) è un nuovo reato presupposto dell’associazione per delinquere.

14 In questo caso non sono state inserite ulteriori disposizioni nel corpo del D. Lgs. n. 231/2001. La responsabilità degli Enti deriva da un’autonoma previsione contenuta nel predetto art. 10 della legge n. 146/2006, il quale stabilisce le specifiche sanzioni amministrative applicabili ai reati, disponendo – in via di richiamo – nell’ultimo comma che “agli illeciti amministrativi previsti dal presente articolo si applicano le disposizioni di cui al D. Lgs. 8 giugno 2001, n. 231”.

15 Detti reati comprendono le fattispecie di cui all’art. 2 del D. Lgs. 121/2011 e all’art. 1 della Legge n. 68 del 22 maggio 2015, tra cui il delitto di inquinamento ambientale ed il delitto di disastro ambientale. Il D.Lgs. 21/2018 ha abrogato l’art. 260 D.Lgs. 152/2006, introducendo il nuovo reato di “attività organizzate per il traffico illecito di rifiuti” di cui all’art. 452quaterdecies c.p.. Come precisato nelle disposizioni transitorie del citato D.Lgs., il richiamo all’art. 260 D.Lgs. 152/2006 operato dall’art. 25undecies del D.Lgs. 231/2001 deve intendersi riferito al nuovo art. 452quaterdecies c.p. Peraltro, il D.L. 135/2018, convertito in L. 11 febbraio 2019, n. 12, ha soppresso il sistema di controllo della tracciabilità dei rifiuti (SISTRI) di cui all’art. 188ter D.Lgs. 152/2006. In forza del dettato normativo il Ministero dell’ambiente ha provveduto all’introduzione di un “registro elettronico nazionale per la tracciabilità dei rifiuti”, che tuttavia non è ancora operativo. Medio tempore ai soggetti tenuti ad effettuare la tracciabilità dei rifiuti mediante SISTRI (e ora mediante il registro elettronico) è imposto il rispetto degli adempimenti di cui al D.lgs. 3 aprile 2006, n. 152 nella versione ante modifica ad opera del D.lgs. 205/2010; segnatamente, la tracciabilità dei rifiuti dovrà essere garantita mediante l’utilizzo del sistema tradizionale “cartaceo”, ferma restando la possibilità di avvalersi delle modalità di trasmissione dati “digitali” previste dall’Art. 194-bis del D.lgs. 152/2006. 18

 

Al momento, le sanzioni applicabili in caso di violazioni commesse dal 1 gennaio 2019 sono quindi quelle previste dall’Art. 258 del predetto D.lgs. (nel testo previgente alle modifiche apportate dal D.lgs. 205/2010) e non più quelle imposte dall’Art. 260 bis del medesimo D.lgs., che risultano implicitamente abrogate poiché senso latu “accessorie” alla norma relativa al SISTRI. Ciò incide sul perimetro dei reati presupposto di cui all’art. 25undecies del Decreto in quanto non è da ritenersi più applicabile il riferimento all’art. 260bis D.Lgs. 152/2006. Tuttavia, il testo del Decreto Legislativo 231/2001 non è ancora stato aggiornato in relazione a quanto sopra esposto.

16 L’art. 25- duodecies è stato modificato dalla L. n. 161/2017, come meglio dettagliato nella Parte Speciale E del Modello.

17 L’art. 25 – terdecies è stato inserito dalla L. n. 167/2017, pubblicata in GU il 27 novembre 2017al Capo II (“Disposizioni in materia di giustizia e sicurezza”), art. 5, comma 2 (“Disposizioni per la completa attuazione della decisione quadro 2008/913/GAI sulla lotta contro talune forme ed espressioni di razzismo e xenofobia mediante il diritto penale – Caso EU Pilot 8184/15/JUST”). Tale reato presupposto prevede che i delitti a cui si fa rimando puniscano i partecipanti di organizzazioni, associazioni, movimenti o gruppi aventi tra i propri scopi l’incitamento alla discriminazione o alla violenza per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi, nonché la propaganda ovvero l’istigazione e l’incitamento, commessi in modo che derivi concreto pericolo di diffusione, fondati in tutto o in parte sulla negazione, minimizzazione in modo grave o sull’apologia della Shoah o dei crimini connessi al genocidio, dei crimini contro l’umanità o dei crimini di guerra. In tale contesto, si segnala che il 22 marzo 2018 è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il decreto legislativo 1 marzo 2018, n. 21 recante “Disposizioni di attuazione del principio di delega della riserva di codice nella materia penale”. Il decreto mira a realizzare una razionalizzazione della normativa penale al fine di renderla maggiormente conoscibile e ad evitare una caotica produzione legislativa di settore. A tal fine il decreto introduce il principio della “riserva di codice”, in base al quale le disposizioni che prevedono reati possono essere introdotte nell’ordinamento solo se modificano il codice penale o se inserite in leggi organiche. In base a questo principio il decreto ha abrogato alcune fattispecie previste da leggi speciali, tra cui i reati in materia di razzismo e xenofobia (art. 3 della legge 654/1975) e il reato di attività organizzate per il traffico illecito di rifiuti (art. 260 del D.Lgs 152/2006), entrambi richiamati nell’elenco dei reati presupposto del Decreto mediante rinvio alle norme indicate (art. 25-terdecies e art 25-undecies). Le disposizioni non rimangono prive di un rilievo penale dal momento che le medesime fattispecie sono state introdotte nel codice penale, rispettivamente, all’art. 604-bis c.p. (reati di Propaganda e istigazione a delinquere per motivi di discriminazione razziale etnica e religiosa) e all’art. 452-quaterdecies c.p. (reato di “attività organizzate per il traffico illecito di rifiuti”). Con una disposizione di coordinamento il decreto prevede che i richiami alle disposizioni abrogate si intendono riferiti alle nuove norme del codice penale. Ne consegue che rimane ferma la responsabilità ai sensi del Decreto per i reati suindicati.

  1. (xvii) reato di impiego di cittadini di paesi terzi il cui soggiorno è irregolare, richiamati dall’art. 25-duodecies ed introdotto nel Decreto dal D. Lgs. 109/2012 e modificato dalla L. 161/201716;
  2. (xviii) reato di razzismo e xenofobia, richiamato dall’art. 25-terdecies, introdotto dalla L. 20 novembre 2017, n. 16717.
  3. (xix) reato di corruzione tra privati, disciplinato dal novellato art. 2635 cod. civ., rubricato oggi “Corruzione tra privati”, e dall’art. 2635-bis cod. civ., rubricato “Istigazione alla corruzione tra privati”, richiamati dall’art. 25-ter,

19

 

 

  1. comma 1, lettera s-bis introdotto nel Decreto dalla c.d. “Legge Anticorruzione” n. 190/2012, come modificato dal D. Lgs. 15 marzo 2017 n. 38 e dalla Legge 9 gennaio 2019, n. 318;
  2. (xx) frodi in competizioni sportive, esercizio abusivo di gioco o scommessa e giochi d’azzardo esercitati a mezzo di apparecchi vietati, richiamati dall’art. 25-quaterdecies ed introdotti nel Decreto dalla legge 9 gennaio 2019, n. 319;
  3. (xxi) vendita illecita di titoli di accesso alle manifestazioni sportive, art. 1-sexies D. L. 24 febbraio 2003, n. 2820;
  4. (xxii) reati tributari, richiamati dall’art. 25-quinquiesdecies, introdotto dall’art. 39, comma 2 del D.L. 26 ottobre 2019, n. 124 e successivamente modificato dalla legge di conversione 19 dicembre 2019, n. 15721;

 

18 Il D. Lgs. 15 marzo 2017 n. 38, pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 30/03/2017, ha dato attuazione alla decisione quadro 2003/568/GAI in tema di lotta alla corruzione nel settore privato, modificando la formulazione del reato di corruzione tra privati (comprendendo tra i soggetti punibili anche quanti all’interno degli enti svolgono attività lavorativa con funzioni direttive; prevedendo quali condotte sanzionabili la dazione e la sollecitazione della corresponsione di denaro o altra utilità) ed introducendo la fattispecie delittuosa dell’istigazione alla corruzione (art. 2635-bis c.c.), inasprendo altresì le sanzioni pecuniarie ed introducendo sanzioni interdittive. La Legge 3/2019 ha peraltro abrogato la procedibilità a querela del reato di corruzione tra privati di cui all’art. 2635 c.c. così come del reato di istigazione alla corruzione fra privati (art. 2635-bis c.c.), richiamati dall’art. 25-ter del Decreto, introducendo la procedibilità d’ufficio.

19 L’art. 25-quaterdecies è stato inserito dall’art. 5 L. n. 3/2019 (“Ratifica ed esecuzione della Convenzione del Consiglio d’Europa sulla manipolazione di competizioni sportive, fatta a Magglingen il 18 settembre 2014”), pubblicata in GU il 16 maggio 2019. L’articolo 25-quaterdecies richiama la commissione dei reati di cui agli articoli 1 (frode in competizioni sportive) e 4 (esercizio abusivo di attività di giuoco o di scommessa) della L. n. 401/1989.

20 L’art. 1-sexies del D.L. 28/2003 è stato modificato dal D.L. 53/2019, convertito dalla L. n. 77/2019. Tale modifica, oltre che interessare il comma 1 dell’articolo, ha contestualmente inserito il comma 1-bis, il quale afferma che “le disposizioni del comma 1, primo e secondo periodo, si applicano anche ai soggetti di cui all’art. 1, comma 2, del D.Lgs. 231/01”.

21 L’articolo 25-quinquiesdecies richiama i delitti previsti dal D. Lgs. 74/2000 e ovvero: il delitto di dichiarazione fraudolenta mediante uso di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti (di cui all’art. 2, comma 1 e comma 2-bis) per il quale sono previste sanzioni pecuniarie diverse qualora l’ammontare degli elementi passivi fittizi sia superiore o inferiore ad Euro 100.000; il delitto di dichiarazione fraudolenta mediante altri artifici (di cui all’art. 3); il delitto di emissione di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti (di cui all’art. 8, comma 1 e comma 2-bis), per il quale sono previste sanzioni pecuniarie diverse qualora l’importo non rispondente al vero indicato nelle fatture o nei documenti, per periodo di imposta, sia superiore o inferiore ad Euro 100.000; il delitto di occultamento o 20

 

distruzione di documenti contabili (di cui all’art. 10) e il delitto di sottrazione fraudolenta al pagamento di imposte (di cui all’art. 11). L’art. 25-quinquiesdecies è stato successivamente modificato dall’art. 5, comma 1 lett. c) del D.Lgs. 75/2020, denominato “Attuazione della direttiva (UE) 2017/1371, relativa alla lotta contro la frode che lede gli interessi finanziari dell’Unione mediante il diritto penale”, avente ad oggetto il recepimento della c.d. Direttiva PIF. Tale modifica ha introdotto all’interno del perimetro dei reati rilevanti ai sensi del Decreto le fattispecie di cui all’art. 4 del D. Lgs. 74/2000, dichiarazione infedele, all’art. 5 del D. Lgs. 74/2000, omessa dichiarazione e all’art. 10 quater del D. Lgs. 74/2000, indebita compensazione; la rilevanza di tali reati ai sensi del Decreto è inoltre subordinata alla loro commissione “nell’ambito di sistemi fraudolenti transfrontalieri e al fine di evadere l’imposta sul valore aggiunto per un importo complessivo non inferiore a dieci milioni di Euro”.

22 Tale intervento ha comportato l’introduzione, nel novero dei reati presupposto, i reati di cui al D.P.R. 23 gennaio 1973, n. 43 (Testo Unico delle disposizioni legislative in materia doganale).

  1. (xxiii) contrabbando, richiamati dall’art. 25-sexiesdecies che è stato introdotto dal D.Lgs. 14 luglio 2020, n. 7522.

 

*

In considerazione dell’oggetto della attività di Mario Frigerio S.p.A. nonché delle specifiche caratteristiche dell’ente, ai fini della predisposizione del presente Modello si è ritenuto opportuno trattare soltanto i Reati considerati all’uopo rilevanti, escludendo dall’analisi quelli la cui commissione è solo astrattamente ipotizzabile all’interno della Società.

In particolare, ai fini del presente Modello si sono tenuti in considerazione:

  • i Reati commessi nei confronti della Pubblica Amministrazione (artt. 24 e 25 del Decreto);
  • i Reati Societari (art. 25-ter del Decreto);
  • i Reati in materia di sicurezza e salute sul luogo di lavoro (art. 25-septies del Decreto);
  • i Reati ambientali (art. 25-undecies del Decreto);
  • il Reato di impiego di impiego di cittadini di paesi terzi il cui soggiorno è irregolare (art. 25-duodecies del Decreto); ed
  • i Reati Tributari e il Contrabbando (art. 25-quinquiesdecies e 25-sexiesdecies del Decreto), mentre si tralasciano le restanti fattispecie di reato, la cui commissione è solo astrattamente ipotizzabile nella Società. Per il dettagliato esame dei Reati analizzati, si rimanda alla Parte Speciale del Modello. 

1.3 SANZIONI

Le sanzioni previste dall’art. 9 del Decreto a carico della società in conseguenza della commissione o tentata commissione dei reati sopra menzionati sono:

  • sanzione pecuniaria fino a un massimo di Euro 1.549.370,69 (e sequestro conservativo in sede cautelare);
  • sanzioni interdittive (applicabili anche quale misura cautelare) di durata non inferiore a tre mesi e non superiore a due anni, che, a loro volta, possono consistere in:
    – interdizione dall’esercizio dell’attività;
    – sospensione o revoca delle autorizzazioni, licenze o concessioni funzionali alla commissione dell’illecito;
    – divieto di contrattare con la pubblica amministrazione;
    – esclusione da agevolazioni, finanziamenti, contributi o sussidi e l’eventuale revoca di quelli concessi;
    – divieto di pubblicizzare beni o servizi;
    – confisca (e sequestro preventivo in sede cautelare);
    – pubblicazione della sentenza in caso di applicazione di una sanzione interdittiva.

1.4 ESCLUSIONE DELLA RESPONSABILITÀ AMMINISTRATIVA DEGLI ENTI

Gli articoli 6 e 7 del Decreto prevedono l’esonero della responsabilità dell’Ente per Reati commessi da soggetti in Posizione Apicale e dai Dipendenti ove l’Ente provi di aver adottato ed efficacemente attuato modelli di organizzazione, gestione e controllo idonei a prevenire la realizzazione di tali illeciti penali. A tale scopo, il sistema prevede l’istituzione di un organo di controllo interno all’Ente con il compito di vigilare sull’efficacia reale del Modello.

Secondo le menzionate disposizioni, la responsabilità dell’Ente, derivante ai sensi del Decreto, è esclusa ove lo stesso dimostri che: 

  1. l’organo dirigente abbia adottato ed efficacemente attuato, prima della commissione del fatto, modelli di organizzazione e di gestione idonei a prevenire reati della specie di quello verificatosi;
  2. il compito di vigilare sul funzionamento e l’osservanza dei modelli e di curare il loro aggiornamento sia stato affidato ad un organismo dell’Ente dotato di autonomi poteri di iniziativa e di controllo (l’Organismo di Vigilanza);
  3. le persone abbiano commesso il reato eludendo fraudolentemente i modelli di organizzazione e di gestione;
  4. non vi sia stata omessa o insufficiente vigilanza da parte dell’Organismo di Vigilanza.

Il Decreto prevede, inoltre, che i modelli di organizzazione e gestione debbano rispondere alle seguenti esigenze (vedasi art. 6, comma 2, del Decreto):

  • individuare le attività nel cui ambito possono essere commessi i Reati;
  • prevedere specifiche procedure dirette a programmare la formazione e l’attuazione delle decisioni dell’ente in relazione ai Reati da prevenire;
  • individuare modalità di gestione delle risorse finanziarie idonee a impedire la commissione dei Reati;
  • prevedere obblighi di informazione nei confronti dell’Organismo di Vigilanza;
  • introdurre un sistema disciplinare idoneo a sanzionare il mancato rispetto delle misure indicate nel Modello.

L’esonero dalla responsabilità del’Ente passa attraverso il giudizio d’idoneità del sistema interno di organizzazione e controllo, che il giudice è chiamato a formulare in occasione dell’eventuale procedimento penale a carico dell’autore materiale del fatto illecito. Dunque, la redazione del Modello e l’organizzazione dell’attività dell’organismo di controllo devono porsi come obiettivo l’esito positivo di tale giudizio d’idoneità. Questa particolare prospettiva finalistica impone agli Enti di valutare l’adeguatezza delle proprie procedure alle sopracitate esigenze.

Pertanto, di fatto, l’adozione di un Modello che sia adeguato e completo diviene obbligatoria se l’Ente vuole beneficiare dell’esclusione dalla responsabilità amministrativa per i Reati commessi dai soggetti in Posizione Apicale e dai Dipendenti. 23

 

2. FUNZIONE DEL MODELLO

2.1 STRUTTURA E FINALITÀ DEL MODELLO

Al fine di garantire condizioni di legalità, correttezza e trasparenza nello svolgimento della propria attività, Mario Frigerio S.p.A. ha ritenuto opportuno adottare e dare attuazione al presente Modello.

Il Modello è stato predisposto tenendo presente le disposizioni del Decreto, le linee guida emanate da Confindustria in data 7 luglio 2002, integrate in data 28 giugno 2004 e 31 marzo 2008, la versione delle medesime linee guida approvate dal Ministero della Giustizia in data 21 luglio 2014 per la costruzione dei modelli di organizzazione, gestione e controllo e da ultimo il documento denominato “Principi consolidati per la redazione dei modelli organizzativi e l’attività dell’organismo di vigilanza, prospettive di revisione del d.lgs. 8 giugno 2001, n. 231”, redatto congiuntamente da ABI, dal Consiglio Nazionale Forense, da Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili e da Confindustria (di seguito “Linee guida di Confindustria”) che, tra le varie disposizioni, contengono le indicazioni metodologiche per l’individuazione delle aree di rischio e la struttura che dovrebbe essere adottata nell’implementazione del Modello Organizzativo.

*

Alla luce dei principi generali sopra illustrati ed in considerazione delle previsioni delle Linee Guida, il presente Modello è costituito da una “Parte Generale” e da sei singole “Parti Speciali” predisposte per le tipologie di reato contemplate nel Decreto Legislativo 231/2001, la cui commissione è considerata maggiormente a rischio per la Società.

La Parte Generale ha lo scopo di definire le finalità del Modello Organizzativo ed i principi di carattere generale che la Società pone come riferimento per la gestione dei propri affari, mentre ogni Parte Speciale ha la funzione di individuare i principi comportamentali da porre in essere e le misure preventive relative ai reati potenzialmente attuabili.

La Parte Speciale definisce inoltre gli specifici compiti dell’Organismo di Vigilanza in relazione a ciascuna tipologia di Reati sensibili ai sensi del Decreto presa in considerazione ai fini della predisposizione del Modello Organizzativo.

Scopo del presente Modello è la creazione, in relazione alle Attività Sensibili della 24

 

Società, di un sistema organico costituito da procedure/principi procedurali ed attività di controllo che ha come obiettivo quello di prevenire la commissione dei Reati.

In particolare, il Modello ha le seguenti finalità:

rendere consapevoli coloro che svolgono “attività a rischio” di poter incorrere, in caso di violazione delle procedure previste dal Modello, in illeciti sanzionabili sia sul piano penale (per l’autore del reato) che amministrativo (per la Società);

ribadire che comportamenti contrari alle norme di legge e del codice etico di Mario Frigerio S.p.A., qui accluso come Allegato n. 1 (di seguito il “Codice Etico”), sono fermamente condannati dalla Società;

consentire alla Società di vigilare sulle attività a rischio al fine di facilitare la prevenzione della commissione dei Reati.

 

I principi ispiratori del presente Modello sono i seguenti:

diffusione all’interno della Società e nei confronti dei Collaboratori delle regole comportamentali e dei principi procedurali e/o procedure implementati dalla stessa, nonché un piano di formazione del personale avente ad oggetto tutti gli elementi del Modello;

un Codice Etico di comportamento che fissa i principi etici e le linee generali di comportamento che i Soggetti Apicali, i Dipendenti e i Collaboratori sono tenuti a rispettare nello svolgimento delle rispettive attività;

l’individuazione delle “aree a rischio” della Società, vale a dire delle aree nel cui ambito si ritiene più alta la possibilità che siano commessi i Reati sensibili ai sensi del Decreto;

l’esistenza di procedure e/o prassi consolidate che indichino le modalità operative dell’attività lavorativa sia in generale sia in particolare nelle “aree a rischio” individuate;

un sistema di deleghe gestionali interne e di procure a rappresentare la Società verso l’esterno che assicuri una chiara attribuzione dei compiti, coerente con la struttura organizzativa e con il sistema di controllo di gestione;

25

 

 

un sistema di gestione e controllo delle risorse finanziarie della Società che permetta di individuare tempestivamente l’insorgere di eventuali situazioni di criticità;

un sistema disciplinare adeguato a sanzionare la violazione del Modello e del Codice Etico;

l’attribuzione ad un organismo, interno alla Società (l’Organismo di Vigilanza), del compito di vigilare sul funzionamento e sull’osservanza del Modello e di curarne l’aggiornamento.

 

2.2 SOGGETTI DESTINATARI DEL MODELLO

Le regole contenute nel presente Modello si rivolgono:

alle persone che rivestono funzioni di rappresentanza, amministrazione o direzione di Mario Frigerio S.p.A. o che esercitano, anche di fatto, la gestione e il controllo di Mario Frigerio S.p.A. (Soggetti in Posizione Apicale);

ai dipendenti di Mario Frigerio S.p.A. sottoposti alla direzione o alla vigilanza di uno o più dei soggetti posti in posizione apicale (Dipendenti);

ai consulenti, collaboratori, partner commerciali/finanziari agenti, procuratori e, in genere, ai terzi che operano per conto o comunque nell’interesse di Mario Frigerio S.p.A. (Collaboratori),

 

tutti congiuntamente denominati “Destinatari”.

Il Modello ed i contenuti dello stesso sono comunicati ai soggetti interessati con modalità idonee ad assicurarne l’effettiva conoscenza, secondo quanto indicato al successivo capitolo 6; pertanto i Destinatari del Modello sono tenuti a rispettarne puntualmente tutte le disposizioni, anche in adempimento dei doveri di correttezza e diligenza derivanti dal rapporto giuridico da essi instaurato con la Società.

2.3 ADOZIONE DEL MODELLO

La Società intende assicurarsi che, dai propri Dipendenti, dai Soggetti in Posizione Apicale, nonché da tutti coloro che agiscono per conto della stessa, non siano commesse fattispecie di Reato che possano non solo screditare l’immagine della Società stessa, ma anche comportare l’applicazione di una delle sanzioni pecuniarie e/o 26

 

interdittive che il Decreto prevede nel caso in cui tali Reati siano posti in essere a vantaggio o nell’interesse di Mario Frigerio S.p.A..

A tal fine, la Società ha inteso adottare il presente Modello, volto ad introdurre un sistema di principi e regole di condotta che devono ispirare il comportamento di tutti i soggetti appartenenti alla Società stessa nei rapporti con gli interlocutori italiani o esteri.

2.4 MODIFICHE ED INTEGRAZIONI DEL MODELLO

Il Modello è stato adottato per la prima volta dalla Società con delibera del Consiglio di Amministrazione del 26 gennaio 2012 e successivamente modificato in data 10 settembre 2013.

Lo stesso è stato aggiornato, nella sua attuale formulazione, con delibera del Consiglio di Amministrazione della Società del 27 APRILE 2021.

Il Modello può essere modificato e/o integrato dal Consiglio di Amministrazione previa proposta e/o consultazione dell’Organismo di Vigilanza.

3. LA STRUTTURA ORGANIZZATIVA DI MARIO FRIGERIO S.P.A.

3.1 PREMESSA

Al fine di individuare le Attività Sensibili di cui al Decreto è necessario fare riferimento alle specifiche peculiarità dell’ente che intende dotarsi del Modello ed al suo concreto operato.

Pertanto, appare preliminarmente opportuno descrivere la struttura organizzativa di Mario Frigerio S.p.A., con particolare riferimento alle attività da essa svolte ed al suo sistema di amministrazione e controllo.

3.2 L’ORGANIZZAZIONE INTERNA DI MARIO FRIGERIO S.P.A.

3.2.1 OGGETTO SOCIALE

La Società ha per oggetto, in Italia e all’estero, la costruzione, il commercio, l’importazione, l’esportazione e la rappresentanza di macchinari ed impianti meccanici per l’industria e loro accessori, nonché le costruzioni meccaniche in genere. 27

 

La Società potrà inoltre compere qualsiasi operazione ritenuta utile dall’organo amministrativo allo svolgimento ed al conseguimento dell’oggetto sociale, potendo anche assumere, non in via prevalente, interessi e partecipazioni in altre società od imprese aventi oggetto analogo od affine o connesso al proprio sia direttamente che indirettamente.

3.2.2 CORPORATE GOVERNANCE

Sono organi centrali della Società:

l’Assemblea;

il Consiglio di Amministrazione;

il Presidente;

il Collegio Sindacale.

 

3.2.2.1 ASSEMBLEA

L’Assemblea è ordinaria e straordinaria ai sensi di legge.

L’Assemblea Ordinaria deve essere convocata almeno una volta all’anno, entro centoventi giorni dalla chiusura dell’esercizio sociale.

L’Assemblea Straordinaria può essere convocata quando l’organo amministrativo lo ritenga opportuno o quando sussistono le circostanze prescritte dalla legge.

Per la costituzione dell’Assemblea e la validità delle deliberazioni si applicano gli Artt. 2368 e 2369 del Codice Civile.

3.2.2.2. CONSIGLIO DI AMMINISTRAZIONE

Al Consiglio di Amministrazione spettano tutti i poteri per compiere tutti gli atti di amministrazione ordinaria e straordinaria senza eccezioni di sorta, essendo ad esso deferito tutto ciò che dalla legge o dallo Statuto non sia inderogabilmente riservato all’Assemblea. Il Consiglio di Amministrazione può attribuire parte dei propri poteri a uno o più dei suoi membri e può nominare tra i suoi membri uno o più amministratori delegati determinando i limiti della delega e la relativa remunerazione. Il Consiglio di

Amministrazione può nominare direttori generali, nonché procuratori “ad negotia” per determinati atti o categorie di atti, determinandone i poteri e gli emolumenti. La rappresentanza della Società, di fronte ai terzi ed in giudizio, spetta al Presidente del Consiglio di Amministrazione, ai Vice Presidenti ed agli Amministratori Delegati, se nominati, nei limiti dei poteri loro conferiti. 28

 

3.2.2.3 PRESIDENTE

Il Presidente del Consiglio di Amministrazione detiene tutti i più ampi poteri, da esercitare con firma libera e disgiunta, per la gestione ordinaria della Società.

3.2.2.4 IL COLLEGIO SINDACALE

Il Collegio Sindacale è composto da tre membri effettivi e due supplenti, nominati ai sensi di legge. I Sindaci durano in carica tre esercizi e scadono alla data dell’Assemblea convocata per l’approvazione del bilancio relativo all’ultimo esercizio della loro carica.

3.3 PRINCIPI GENERALI DEL SISTEMA ORGANIZZATIVO E DI CONTROLLO

Il presente Modello Organizzativo costituisce un ampliamento del sistema di gestione e controllo già in vigore all’interno della Società ed è adottato con l’obiettivo di fornire una ragionevole garanzia circa il raggiungimento degli obiettivi istituzionali nel rispetto delle leggi e dei regolamenti, dell’affidabilità delle informazioni finanziarie e della salvaguardia del patrimonio della Società.

3.3.1 SISTEMA ORGANIZZATIVO E SEPARAZIONE DEI RUOLI

Il sistema organizzativo della Società deve rispettare i seguenti requisiti:

chiarezza, formalizzazione e comunicazione, con particolare riferimento all’attribuzione di responsabilità, alla definizione delle linee gerarchiche e all’assegnazione delle attività operative;

separazione dei ruoli, ossia articolazione dei processi operativi in modo da evitare sovrapposizioni funzionali e, soprattutto, la concentrazione su di un unico soggetto delle attività che presentino un grado elevato di criticità o di rischio potenziale.

 

3.3.2 DELEGHE DI POTERI

Il sistema di deleghe riguarda sia i poteri autorizzativi interni, dai quali dipendono i processi decisionali della Società in merito alle attività da porre in essere, sia i poteri di rappresentanza per la firma di atti o documenti destinati all’esterno e idonei a vincolare

la Società, anche in termini economici, nei confronti di terzi. 29

 

Le deleghe di poteri devono:

essere definite e formalmente conferite dal Consiglio di Amministrazione;

essere coerenti con le responsabilità ed i compiti delegati e con le posizioni ricoperte dal soggetto delegato nell’ambito della struttura organizzativa;

prevedere limiti di esercizio in coerenza con i ruoli attribuiti, con particolare attenzione ai poteri di spesa e ai poteri autorizzativi e/o di firma delle operazioni e degli atti considerati “a rischio” in ambito aziendale;

essere aggiornate in conseguenza dei mutamenti organizzativi.

 

3.3.3 PROCEDURE OPERATIVE

I processi e le attività operative aziendali, come evidenziato sopra, sono supportate dai principi generali e specifici di condotta e/o da procedure interne (formalizzate), anche tramite il sistema delle deleghe, che rispecchiano i seguenti requisiti:

regolamentazione delle modalità di svolgimento delle attività;

definizione delle responsabilità delle attività, nel rispetto del principio di separazione dei ruoli, tra il soggetto che inizia il processo decisionale, il soggetto che lo esegue e lo conclude, e il soggetto che lo controlla;

tracciabilità degli atti e delle operazioni in generale tramite idonei supporti documentali che attestino le caratteristiche e le giustificazioni delle attività poste in essere ed identifichino i soggetti a vario titolo coinvolti nell’operazione (autorizzazione, effettuazione, registrazione, verifica dell’operazione);

previsione di specifici meccanismi di controllo (anche tramite consulenti esterni) tali da garantire l’integrità e la completezza dei dati gestiti e delle informazioni scambiate nell’ambito della struttura aziendale ed all’esterno della stessa.

 

3.3.4 ATTIVITÀ DI CONTROLLO E MONITORAGGIO

Le attività di controllo e monitoraggio coinvolgono necessariamente soggetti od organi diversi tra cui: il Consiglio di Amministrazione, il Collegio Sindacale, i consulenti esterni e l’Organismo di Vigilanza e, più in generale, il personale della Società e rappresentano un elemento imprescindibile dell’attività quotidiana svolta.

I compiti di controllo svolti dai predetti soggetti sono definiti tenendo in considerazione le seguenti attività di controllo: 30

 

 

vigilanza sulla corretta amministrazione della Società, sull’adeguatezza dell’organizzazione e sull’osservanza della legge e dell’atto costitutivo;

revisione interna, finalizzata alla rilevazione delle anomalie e delle violazioni del sistema delle deleghe e/o delle procedure;

revisione esterna, finalizzata a verificare la regolare tenuta della contabilità sociale e la redazione del bilancio di esercizio in conformità con i principi contabili applicabili.

 

3.3.5 TRACCIABILITÀ

Ogni operazione/attività deve essere adeguatamente registrata. Il processo di decisione/autorizzazione/svolgimento dell’attività deve essere verificabile ex post, anche tramite appositi supporti documentali (cartacei e/o elettronici) e, in ogni caso, devono essere disciplinati in dettaglio i casi e le modalità dell’eventuale possibilità di cancellazione o distruzione delle registrazioni effettuate.

*

La Società ritiene che i principi sopra descritti siano coerenti con le indicazioni fornite dalle Linee Guida emanate da Confindustria e ragionevolmente idonei anche a prevenire le fattispecie di reato contemplate dal Decreto.

Alla luce delle considerazioni che precedono, la Società ritiene indispensabile garantire la corretta ed effettiva applicazione dei menzionati principi di controllo in tutte le aree di attività/processi aziendali identificati come potenzialmente a rischio-reato in fase di mappatura.

La Società ritiene infine che il compito di verificare la costante applicazione dei suddetti principi, nonché l’adeguatezza, la coerenza e l’aggiornamento degli stessi debba essere svolto sia dall’Organismo di Vigilanza sia dai rappresentanti della Società e dai collaboratori di questi ultimi.

4. METODOLOGIA SEGUITA PER L’INDIVIDUAZIONE DELLE ATTIVITÀ SENSIBILI E LA REDAZIONE DEL MODELLO

4.1 PREMESSA

L’art. 6.2 lett. a) del Decreto Legislativo 231/01 indica, come uno dei requisiti del Modello, l’individuazione delle cosiddette “aree sensibili” o “a rischio”, cioè di quei 31

 

processi e di quelle aree di attività aziendali in cui potrebbe determinarsi il rischio di commissione di uno dei reati espressamente richiamati dal Decreto stesso.

Si è, pertanto, analizzata la realtà operativa aziendale nei settori aziendali in cui è possibile la commissione dei Reati, evidenziando i momenti ed i processi maggiormente rilevanti.

Parallelamente, è stata condotta un’indagine sugli elementi costitutivi dei reati sensibili in relazione all’attività della Società, allo scopo di identificare le condotte concrete che, nel contesto aziendale, potrebbero realizzare le fattispecie delittuose.

Il Modello è stato predisposto da Mario Frigerio S.p.A. tenendo presente sia le disposizioni del Decreto sia le Linee Guida di Confindustria, che tra l’altro, come già evidenziato, contengono le indicazioni metodologiche per l’individuazione delle aree di rischio e la struttura del Modello.

4.2 FASI PROPEDEUTICHE ALLA COSTRUZIONE DEL MODELLO

La Società, in considerazione di quanto disposto dal Decreto, ha avviato un progetto finalizzato alla predisposizione del presente Modello, conferendo specifico mandato a dei consulenti esterni, aventi il necessario know-how.

La redazione del Modello è stata preceduta da una serie di attività propedeutiche, suddivise nelle seguenti fasi:

1) Preliminare analisi del contesto aziendale

Tale fase ha avuto come obiettivo il preventivo esame, tramite analisi documentale, dell’organizzazione e delle attività della Società, nonché dei processi aziendali nei quali le attività sono articolate – nello specifico mediante interviste ad hoc con alcuni componenti del Consiglio di Amministrazione ed i responsabili delle funzioni aziendali.

2) Individuazione delle Attività Sensibili e “As-is analysis”

Dallo svolgimento di tale processo di analisi è stato possibile individuare, all’interno della struttura della Società, una serie di Attività Sensibili nel compimento delle quali si potrebbe ipotizzare la commissione dei Reati. Successivamente a tale fase di indagine, si è proceduto a rilevare le modalità di gestione delle Attività Sensibili, il sistema di 32

 

 

– 24 e 25 del Decreto (c.d. “Reati contro la Pubblica Amministrazione”);

25-ter del Decreto (c.d. “Reati Societari”);

25-septies del Decreto (c.d. “Reati in materia di sicurezza ed igiene sul lavoro”);

– 25-undecies del Decreto (c.d. “Reati Ambientali”);

– 25-duodecies del Decreto (c.d. “Reato di impiego di cittadini di paesi terzi il cui soggiorno è irregolare”); e

– 25-quinquiesdecies e 25-sexiesdecies del Decreto (c.d. Reati Tributari e il Contrabbando).

 

 

controllo esistente sulle stesse, nonché la conformità di quest’ultimo ai principi di controllo interno comunemente accolti.

L’analisi ha interessato le Attività Sensibili alla commissione dei Reati di cui agli articoli:

Dopo un’attenta valutazione preliminare, supportata sia dal ciclo di interviste sia dalla verifica documentale di cui sopra, sono stati esclusi dall’analisi i reati non contemplati esplicitamente nelle Parti Speciali del presente Modello Organizzativo, in quanto, pur non potendosi escludere del tutto la loro astratta verificabilità, la loro realizzazione in concreto è risultata solo astrattamente ipotizzabile, sia in considerazione della realtà operativa della Società sia in considerazione degli elementi necessari alla realizzazione dei reati in questione (con particolare riferimento per alcuni di essi all’elemento psicologico del reato).

3) Effettuazione della “Gap analysis”

Sulla base della situazione dei controlli e delle procedure esistenti in relazione alle Attività Sensibili e delle previsioni e finalità del Decreto, si sono individuate le azioni di miglioramento dell’attuale sistema di controllo interno e dei requisiti organizzativi essenziali per la definizione del presente Modello.

Per le aree di attività ed i processi strumentali sensibili identificati, sono state individuate le potenziali fattispecie di rischio-Reato, le possibili modalità di realizzazione delle stesse ed i soggetti (dipendenti e non) normalmente coinvolti. 33

 

I risultati di tale attività di mappatura delle aree a rischio, dei controlli attualmente in essere (“As-is analysis”) e di identificazione delle debolezze e dei punti di miglioramento del sistema di controllo interno (“Gap analysis”) sono rappresentati in alcuni documenti mantenuti agli atti della Società.

*

Si è proceduto, quindi, ad una valutazione del livello di rischio potenziale associabile a ciascuna attività/processo sensibile, valutato sulla base di criteri di tipo qualitativo che tengono conto di fattori quali:

frequenza di accadimento/svolgimento dell’attività descritta ed altri indicatori economico-quantitativi di rilevanza dell’attività o processo aziendale (es.: valore economico delle operazioni o atti posti in essere, numero e tipologia di soggetti coinvolti, ecc.);

gravità delle sanzioni potenzialmente associabili alla commissione di uno dei Reati previsti dal Decreto nello svolgimento dell’attività;

probabilità di accadimento, nel contesto operativo, del reato ipotizzato;

potenziale beneficio che deriverebbe in capo alla Società a seguito della commissione del comportamento illecito ipotizzato e che potrebbe costituire una leva alla commissione della condotta illecita da parte del personale aziendale;

eventuali precedenti di commissione dei Reati in Mario Frigerio S.p.A.

 

4.3 REDAZIONE DEL MODELLO

A seguito delle attività sopra descritte, la Società ha definito i principi di funzionamento ed i “protocolli” di riferimento per la redazione del Modello che intende attuare, tenendo presenti:

le prescrizioni del Decreto;

il Codice Etico;

le Linee Guida di Confindustria.

 

Resta inteso che l’eventuale scelta di non adeguare il Modello ad alcune indicazioni di cui alle predette Linee Guida di Confindustria non inficia la validità del documento stesso. Infatti, il Modello adottato dall’Ente deve essere necessariamente redatto con specifico riferimento alla realtà concreta dell’Ente stesso, e pertanto lo stesso può anche discostarsi dalle relative Linee Guida di Confindustria, le quali, per loro natura, hanno carattere generale. 34

 

Il rispetto del Codice Etico è uno strumento a beneficio della prevenzione della realizzazione degli illeciti penali nell’ambito delle Attività Sensibili, in quanto rappresenta l’impegno formale della Società ad operare secondo trasparenti norme comportamentali oltre che al rispetto delle specifiche leggi vigenti. La regolamentazione del Codice Etico ha il fine di garantire l’osservanza dei principi di concorrenza, dei principi democratici, il rispetto di una competizione leale e la difesa di una buona immagine. Il Codice Etico stabilisce, altresì, delle direttive comportamentali interne rivolte a tutti i collaboratori aziendali che sono responsabili verso la Società, sul piano etico e professionale, del loro comportamento nell’esercizio delle attività caratteristiche e che sono state individuate come particolarmente sensibili nel Modello.

Il Codice Etico esprime infine i principi di comportamento, riconosciuti da Mario Frigerio S.p.A. che ciascun Amministratore, Dipendente e Collaboratore è tenuto ad osservare scrupolosamente nello svolgimento della propria attività.

5. L’ORGANISMO DI VIGILANZA DI MARIO FRIGERIO S.P.A.

5.1 STRUTTURA DELL’ORGANISMO DI VIGILANZA

Il Decreto, all’articolo 6 comma 1, lettera b), stabilisce che il compito di vigilare sul funzionamento e l’osservanza del Modello Organizzativo, nonché di curare l’aggiornamento dello stesso, debba essere affidato ad un organismo, (l’“Organismo di Vigilanza”), dotato di autonomi poteri di iniziativa e di controllo.

I componenti dell’Organismo di Vigilanza devono possedere requisiti soggettivi che garantiscano l’autonomia, l’indipendenza e l’onorabilità dell’organismo stesso nell’espletamento delle sue attività.

La caratteristica dell’autonomia di poteri di iniziativa e di controllo comporta che l’Organismo di Vigilanza debba essere:

  • in una posizione di indipendenza rispetto a coloro su cui deve effettuare la vigilanza;
  • privo di compiti operativi;
  • dotato di autonomia finanziaria.

In considerazione delle previsioni che precedono l’Organismo di Vigilanza non può essere individuato nel Consiglio di Amministrazione, che ha poteri gestionali.

L’incarico deve essere attribuito ad un organo situato in elevata posizione gerarchica all’interno dell’organigramma aziendale, evidenziando la necessità che a questa collocazione si accompagni la non attribuzione di compiti operativi che, rendendo tale organo partecipe di decisioni ed attività gestionali, ne “inquinerebbero” l’obiettività di giudizio nel momento delle verifiche sui comportamenti da vigilare e sull’adeguatezza del Modello Organizzativo.

In considerazione di quanto precede e dell’operatività aziendale, la Società ritiene opportuno e coerente che l’Organismo di Vigilanza sia composto da 3 membri, nominati dal Consiglio di Amministrazione.

Il Consiglio di Amministrazione ha quindi ritenuto che la composizione dell’Organismo di Vigilanza della Società che meglio risponde ai requisiti indicati dal Decreto sia collegiale e composta da tre soggetti così individuati:

  • un soggetto, non facente parte di Mario Frigerio e dotato di un elevato livello di onorabilità e professionalità, che agisca da Presidente dell’Organismo stesso;
  • due soggetti scelti alternativamente tra esterni aventi le medesime caratteristiche del Presidente e/o tra i dipendenti e/o collaboratori della Società, preferibilmente tra gli esponenti delle seguenti funzioni:
    • Collegio Sindacale
    • Finanza e controllo;
    • Sicurezza;
    • Ambiente.

La professionalità dell’Organismo di Vigilanza è assicurata:

  • dalle specifiche competenze professionali dei componenti;
  • dalla facoltà riconosciuta all’Organismo di Vigilanza di usufruire di risorse finanziarie autonome al fine di avvalersi di consulenze esterne e delle specifiche professionalità dei responsabili delle varie funzioni aziendali e dei collaboratori.

L’OdV riporta direttamente ai vertici della Società, sia operativi che di controllo, in modo da garantire la sua piena autonomia ed indipendenza nello svolgimento dei compiti che gli sono affidati.

In particolare, l’Organismo di Vigilanza è un organo collegiale il quale:

  • riferisce al Consiglio di Amministrazione i risultati della propria attività di vigilanza e di controllo;
  • è dotato di autonomi poteri di intervento nelle aree di competenza. A tal fine, nonché per garantire lo svolgimento con continuità dell’attività di verifica circa l’adeguatezza e l’idoneità del Modello, l’OdV si avvale di personale interno e/o di collaboratori esterni;
  • è dotato di un budget di spesa annuale ad uso esclusivo;
  • opera secondo il metodo collegiale ed è dotato di un proprio “regolamento di funzionamento” redatto e approvato dall’Organismo stesso.

 

La continuità di azione dell’Organismo di Vigilanza è garantita dalla circostanza che lo stesso opera presso la Società. La definizione degli aspetti attinenti alla continuità di azione dell’Organismo di Vigilanza, quali la programmazione dell’attività di verifica, le modalità di effettuazione della stessa, la verbalizzazione delle riunioni, le modalità ed il contenuto specifico dei flussi informativi relativi alle aree a rischio reato, nonché le specifiche modalità operative e di funzionamento interno, sono rimesse ad un piano di lavoro specifico emanato dall’Organismo di Vigilanza stesso.

5.2 Componenti dell’Organismo di Vigilanza e durata in carica

Il Consiglio di Amministrazione provvede alla nomina dell’Organismo di Vigilanza mediante apposita delibera consiliare, che ne determina anche l’eventuale remunerazione.

Al fine di garantire i requisiti di indipendenza e di autonomia, sono considerate cause di incompatibilità con l’incarico di componente dell’Organismo di Vigilanza dal momento della nomina e per tutta la durata della carica:

  • essere componente esecutivo e/o non indipendente del Consiglio di Amministrazione di Mario Frigerio;
  • essere revisore contabile di Mario Frigerio;
  • avere relazioni di coniugio, parentela o affinità fino al quarto grado con i soggetti di cui ai punti precedenti;
  • svolgere funzioni operative o di business all’interno della Società;
  • intrattenere significativi rapporti d’affari con Mario Frigerio, con società da essa controllate o ad essa collegate né intrattenere significativi rapporti d’affari con i componenti del Consiglio di Amministrazione della Società che siano muniti di deleghe;
  • aver intrattenuto rapporti di lavoro dipendente o autonomo, negli ultimi tre anni, con entità con le quali o nei confronti delle quali possono essere potenzialmente compiuti i Reati considerati dal Decreto;
  • essere stati condannati, ovvero essere sottoposti ad indagine, per la commissione di uno dei Reati (nonché di reati o illeciti amministrativi di natura simile).

I singoli componenti dell’Organismo di Vigilanza sono tenuti a sottoscrivere, con cadenza annuale, una dichiarazione attestante il permanere dei requisiti di indipendenza di cui sopra e, comunque, a comunicare immediatamente al Consiglio di Amministrazione e allo stesso Organismo di Vigilanza l’insorgere di eventuali condizioni ostative.

Al fine di garantire l’efficace e costante attuazione del Modello, nonché la continuità di azione, la durata dell’incarico è fissata in tre (3) anni, eventualmente rinnovabili con delibera del Consiglio di Amministrazione, fatte salve le ipotesi di decadenza automatica (tra cui le incompatibilità di cui sopra), i componenti dell’Organismo possono essere revocati esclusivamente dal Consiglio di Amministrazione soltanto per giusta causa.

Ciascun componente dell’OdV potrà recedere in ogni momento dall’incarico, mediante preavviso di almeno 1 (uno) mese, senza dover addurre alcuna motivazione.

In caso di dimissioni o di decadenza automatica di un componente effettivo dell’Organismo di Vigilanza, quest’ultimo ne darà comunicazione tempestiva al Consiglio di Amministrazione, che prenderà senza indugio le decisioni del caso. 

L’Organismo di Vigilanza si intende decaduto se vengono a mancare, per dimissioni o altre cause, la maggioranza dei suoi componenti. In tal caso, il Consiglio di Amministrazione provvede a nominare ex novo tutti i componenti.

5.3 Convocazione e Funzionamento dell’Organismo di Vigilanza

L’Organismo di Vigilanza si riunisce ogni trimestre; gli incontri si tengono di persona, per video o tele conferenza (o in combinazione) e comunque ogniqualvolta sia ritenuto necessario da almeno uno (1) dei suoi componenti.

Alle riunioni dell’Organismo di Vigilanza possono essere chiamati a partecipare amministratori, direttori, dirigenti, responsabili di funzioni aziendali, nonché consulenti esterni, qualora la loro presenza sia necessaria all’espletamento dell’attività.

Le decisioni dell’Organismo di Vigilanza vengono assunte all’unanimità; in caso di mancanza di unanimità, prevale la decisione maggioritaria e ciò viene riportato immediatamente al Consiglio di Amministrazione.

L’Organismo di Vigilanza riferisce in merito alla propria attività al Consiglio di Amministrazione predisponendo annualmente, una relazione descrittiva contenente una sintesi di tutte le attività svolte nel corso dell’anno, dei controlli e delle verifiche eseguite, nonché l’eventuale aggiornamento della mappatura delle aree a rischio reato e/o del Modello Organizzativo.

Gli incontri dell’Organismo di Vigilanza sono verbalizzati e le copie dei verbali sono custodite dall’Organismo stesso.

Per l’esecuzione delle sue attività, l’Organismo di Vigilanza può avvalersi delle prestazioni di collaboratori anche esterni, rimanendo sempre direttamente responsabile dell’esatto adempimento degli obblighi di vigilanza e controllo derivanti dal Decreto. Ai collaboratori è richiesto il rispetto dell’obbligo di diligenza e riservatezza previsto per i componenti dell’Organismo di Vigilanza.

5.4 Funzioni e Poteri dell’Organismo di Vigilanza

Le principali funzioni dell’Organismo di Vigilanza sono le seguenti:

  • vigilanza sull’effettiva applicazione del Modello Organizzativo, attraverso l’elaborazione e l’attuazione di un programma/piano di lavoro di vigilanza e controllo;
  • vigilanza sull’adeguatezza del Modello Organizzativo, ossia dell’efficacia dello stesso nel prevenire i Reati;
  • vigilanza circa il mantenimento nel tempo dei requisiti di efficacia del Modello Organizzativo;
  • promozione dell’aggiornamento del Modello Organizzativo, nel caso ciò si rendesse necessario.

 

In particolare, l’Organismo di Vigilanza ha i seguenti poteri:

  • richiedere alle direzioni ed alle divisioni aziendali informazioni e documentazione in merito alle operazioni ed agli atti compiuti nelle aree a rischio di commissione dei Reati;
  • adottare e/o attivare procedure di controllo al fine di verificare l’osservanza del presente Modello Organizzativo;
  • effettuare verifiche a campione su determinate operazioni e/o atti specifici compiuti nelle aree a rischio di commissione dei Reati;
  • compiere indagini conoscitive al fine di individuare e/o aggiornare le “aree a rischio” di commissione dei Reati;
  • promuovere e/o sviluppare di concerto con le funzioni aziendali a ciò preposte, idonee iniziative per la diffusione, la conoscenza e la comprensione del presente Modello Organizzativo;
  • fornire chiarimenti ed istruzioni per l’osservanza del presente Modello Organizzativo;
  • consultarsi con altre funzioni aziendali e/o consulenti esterni al fine di garantire l’efficacia del Modello Organizzativo;
  • raccogliere, elaborare e custodire le informazioni relative al presente Modello Organizzativo;
  • riferire periodicamente al Consiglio di Amministrazione circa lo stato di attuazione e l’operatività del Modello Organizzativo;
  • valutare e proporre al Consiglio di Amministrazione le modifiche e/o gli aggiornamenti da apportare al presente Modello Organizzativo.
  • disporre delle risorse opportune per lo sviluppo, monitoraggio e valutazione dell’efficacia del Modello Organizzativo.

5.5 Obblighi informativi nei confronti dell’Organismo di Vigilanza

L’Organismo di Vigilanza deve essere tempestivamente informato:

  • delle segnalazioni e/o notizie relative alla violazione del presente Modello Organizzativo;
  • dei procedimenti e/o provvedimenti provenienti da organi di polizia giudiziaria, o da qualsiasi autorità, dai quali risulti la commissione, anche solo potenziale, dei Reati e comunque la violazione del presente Modello Organizzativo;
  • dei procedimenti e/o provvedimenti disciplinari aziendali avviati/adottati a seguito della violazione del presente Modello Organizzativo;
  • di ogni proposta di modifica del presente Modello Organizzativo;
  • di ogni iniziativa riguardante la prevenzione della commissione dei Reati e comunque l’efficace funzionamento del presente Modello Organizzativo;
  • del sistema delle deleghe degli amministratori e di ogni sua successiva modifica e/o integrazione;
  • del sistema dei poteri di firma aziendale e di ogni sua successiva modifica e/o integrazione;
  • delle segnalazioni e/o notizie comunque relative ai Reati nei quali la Società o alcuno dei suoi Dipendenti o comunque dei Destinatari.

In particolare, i Destinatari hanno l’obbligo di riportare ogni sospetta violazione del Modello stesso all’Organismo di Vigilanza, preferibilmente inviando un’e-mail al seguente indirizzo odv@mflgroup.com (ma può essere utilizzato qualunque altro mezzo di comunicazione).

L’Organismo agirà in modo da garantire i segnalanti in buona fede contro qualsiasi forma di ritorsione, discriminazione o penalizzazione, assicurando altresì la riservatezza dell’identità del segnalante, fatti salvi gli obblighi di legge e la tutela dei diritti della Società o delle persone coinvolte, nonché la reputazione del/dei segnalato/i. 

L’Organismo di Vigilanza valuta con attenzione ed imparzialità le segnalazioni ricevute, e può svolgere tutti gli accertamenti e gli approfondimenti a tale scopo necessari.

Qualora la segnalazione chiami potenzialmente in causa la responsabilità (diretta o indiretta) di uno dei componenti dell’Organismo di Vigilanza, ovvero della funzione cui detto componente è preposto, l’Organismo procede alle valutazioni di cui sopra sentito l’interessato, ma con l’esclusione di quest’ultimo dal processo valutativo e decisionale.

In aggiunta alle segnalazioni di cui sopra, all’Organismo di Vigilanza devono essere obbligatoriamente ed immediatamente trasmesse, da chiunque ne abbia notizia:

  • le richieste di assistenza legale inoltrate dai Dipendenti in caso di avvio di procedimento giudiziario per Reati;
  • i provvedimenti e/o le notizie provenienti da organi di polizia giudiziaria, o da qualsiasi altra autorità, dai quali si evinca lo svolgimento di indagini in ambito aziendale, eventualmente anche nei confronti di ignoti, per i Reati;
  • l’evidenza dei procedimenti disciplinari svolti e delle eventuali sanzioni irrogate con specifico riferimento ai Reati, ovvero dei provvedimenti di archiviazione di tali procedimenti con le relative motivazioni;
  • qualsiasi spostamento di denaro tra Mario Frigerio ed altra società controllata o collegata che non trovi giustificazione in uno specifico contratto stipulato a condizioni di mercato;
  • ogni eventuale anomalia o irregolarità riscontrata nell’attività di verifica delle fatture emesse o ricevute dalla Società.

I componenti dell’Organismo di Vigilanza devono adempiere al loro incarico con la diligenza richiesta dalla natura dell’incarico, dalla natura dell’attività esercitata e dalle loro specifiche competenze. Essi sono inoltre tenuti al più stretto riserbo ed al segreto professionale relativamente alle informazioni di cui vengano a conoscenza nell’espletamento dell’incarico al fine di evitare qualsiasi fuga di notizie o informazioni riservate all’esterno. Tale obbligo tuttavia non sussiste nei confronti del Consiglio di Amministrazione.

6. SELEZIONE, FORMAZIONE ED INFORMATIVA

6.1 PERSONALE DIPENDENTE

Ai fini dell’attuazione del presente Modello, è obiettivo di Mario Frigerio S.p.A. garantire sia al personale già presente (Dipendenti, Collaboratori e procuratori) sia a quello che verrà inserito, una corretta conoscenza delle regole di condotta ivi contenute, con differente grado di approfondimento in relazione al diverso livello di coinvolgimento delle risorse medesime nell’ambito delle Attività Sensibili.

In tale ottica, all’atto dell’assunzione del personale dovrà essere verificato, qualora il soggetto sia candidato per una posizione a rischio, se lo stesso abbia precedenti penali, rapporti di dipendenza con pubbliche amministrazioni, ovvero rapporti di parentela e/o di coniugio con dipendenti di pubbliche amministrazioni.

In caso di esistenza di una delle suddette situazioni, il candidato in esame potrà essere assunto solo a condizione che la direzione amministrativa (ovvero la funzione di riferimento laddove esistente), effettui le opportune valutazioni ed autorizzi l’assunzione.

L’informativa al personale in merito al presente Modello potrà essere effettuata tramite una o più delle seguenti iniziative:

consegna materiale di una copia del presente Modello Organizzativo (ivi inclusi i suoi allegati) con contestuale richiesta di sottoscrizione di una dichiarazione attestante il ricevimento del documento;

inserimento del Modello e specifica affissione del codice disciplinare in bacheche posizionate in locali aziendali che siano accessibili a tutti;

e-mail informative, anche ai fini dell’invio dell’aggiornamento periodico del Modello.

 

La Società provvederà a svolgere l’attività di formazione nei confronti di detti Dipendenti tramite idonei strumenti informatici (presentazioni, e-learning, ecc.) portanti i contenuti del Decreto, delle implicazioni dello stesso sulla vita aziendali, nonché un aggiornamento sulle principali caratteristiche del Modello adottato. A tal proposito, forma parte integrante dell’attività di formazione del personale dipendente anche l’invio di occasionali e-mail di aggiornamento. 43

 

6.2 COLLABORATORI ESTERNI

All’atto del conferimento di incarichi a collaboratori esterni (quali ad es. agenti, consulenti, ecc.) deve essere verificato, qualora il soggetto debba intrattenere rapporti con la Pubblica Amministrazione, se lo stesso abbia precedenti penali, rapporti di dipendenza con pubbliche amministrazioni, rapporti di parentela e/o di coniugio con dipendenti di Pubbliche Amministrazioni.

Se il soggetto ha rapporti di dipendenza con la Pubblica Amministrazione, sarà il l’Amministratore Delegato a dover deliberare sull’opportunità di conferire l’incarico, dopo aver effettuato tutte le valutazioni del caso.

I soggetti esterni devono essere informati del contenuto del Modello e dell’esigenza della Società che il loro comportamento sia conforme ai disposti del Decreto.

A tal fine, nei confronti di terze parti contraenti (quali collaboratori, consulenti, partner, fornitori, ecc.) operanti con la Pubblica Amministrazione o coinvolte nello svolgimento di attività a rischio, i relativi contratti devono:

essere definiti per iscritto, in tutte le loro condizioni e termini;

contenere clausole standard al fine di garantire il rispetto del Decreto;

contenere apposita dichiarazione dei medesimi con cui si affermi di essere a conoscenza della normativa di cui al Decreto e di impegnarsi a tenere comportamenti conformi al dettato della norma;

contenere apposita clausola che regoli le conseguenze della violazione da parte degli stessi delle norme di cui al Decreto (es. clausole risolutive espresse, penali).

 

7. RICHIESTE DI INFORMAZIONI E SEGNALAZIONI DELLE VIOLAZIONI DEL MODELLO

Chiunque ha diritto di poter disporre di un canale definito e formalizzato di comunicazione con l’Organismo di Vigilanza che, essendo indipendente nel suo operato, non è e non deve essere raggiungibile seguendo la normale via gerarchica.

È necessario distinguere le informazioni dalle segnalazioni.

Le richieste di “informazioni” riguardano aspetti operativi di comprensione ed utilizzo del Modello e possono essere inoltrate dai richiedenti all’Organismo di Vigilanza, in forma non anonima, mediante l’invio di un messaggio di posta elettronica.

Tali richieste devono essere inviate ai seguenti soggetti:

all’Organismo di Vigilanza all’e-mail:

 

odv@mflgroup.com.

In alternativa, tramite la stessa modalità, è possibile richiedere un incontro per poter comunicare di persona con l’Organismo di Vigilanza.

Le “segnalazioni” si riferiscono a vere e proprie denunce attinenti alla commissione di Reati o comportamenti non in linea con quanto previsto dal Modello, ovvero violazioni o sospetti di violazioni dei suoi principi generali, e devono essere comunicate all’Organismo di Vigilanza con le modalità indicate al paragrafo 5.5 che precede.

In tal caso è possibile anche richiedere in forma non anonima, mediante un messaggio di posta elettronica all’indirizzo sopra menzionato ovvero con comunicazione scritta e riservata indirizzata al Presidente dell’Organismo di Vigilanza, un incontro per poter comunicare con l’Organismo di Vigilanza stesso.

Si segnala inoltre in tema di flussi informativi, l’entrata in vigore della legge 30 novembre 2017, n. 179 “Disposizioni per la tutela degli autori di segnalazioni di reati o irregolarità di cui siano venuti a conoscenza nell’ambito di un rapporto di lavoro pubblico o privato” (sistema noto come whistleblowing), la quale introduce nell’ordinamento nazionale un sistema di tutela del dipendente o collaboratore (“whistleblower”) che segnala illeciti nel settore privato, e ciò mediante l’introduzione all’art. 6 del Decreto dei commi i commi 2-bis, 2-ter e 2-quater.

A questo proposito, ciascun ente si impegna a predisporre:

  • • uno o più canali informativi a tutela dell’integrità dell’ente (di cui almeno un canale alternativo di segnalazione idoneo a garantire, con modalità informatiche, la riservatezza dell’identità del segnalante), che consentano ai soggetti apicali e ai soggetti sottoposti ad altrui direzione o vigilanza di presentare segnalazioni circostanziate di condotte costituenti reati ai sensi del Decreto o di violazioni del

45

 

 

  • Modello stesso di cui siano venuti a conoscenza in ragione delle funzioni svolte, che siano però fondate su elementi di fatto precisi e concordanti;
  • • tutte le misure idonee a garantire il rispetto dell’anonimato23 del whistleblower nonché il divieto di atti di ritorsione e/o discriminatori diretti o indiretti (compresi il licenziamento discriminatorio e il mutamento delle mansioni ai sensi dell’art. 2103 c.c.), nei confronti del segnalante per motivi collegati, direttamente o indirettamente, alla segnalazione, nonché l’obbligo per le imprese di prevedere sanzioni disciplinari nei confronti di chi viola le misure di tutela del segnalante, nonché di chi effettua con dolo o colpa grave segnalazioni che si rivelano infondate;

 

23 Con riguardo alle ipotesi di segnalazione o denuncia effettuate nel settore pubblico o privato, si precisa che l’articolo 3 della L. 179/2017 ha introdotto come giusta causa di rivelazione del segreto d’ufficio, professionale (art. 622 c.p.), scientifico e industriale, nonché di violazione dell’obbligo di fedeltà all’imprenditore, il perseguimento, da parte del dipendente pubblico o privato che segnali illeciti, dell’interesse all’integrità delle amministrazioni (sia pubbliche che private) nonché alla prevenzione e alla repressione delle malversazioni. La giusta causa opera dunque come scriminante, nel presupposto che vi sia un interesse preminente (in tal caso l’interesse all’integrità delle amministrazioni) che impone o consente tale rivelazione.

Nel contesto sopra descritto, il segnalante potrà utilizzare l’indirizzo di posta elettronica dell’Organismo di Vigilanza “odv@mflgroup.com” ovvero inviare, in busta chiusa e con indicazione “RISERVATA”, una comunicazione scritta presso la Società all’attenzione del Presidente dell’Organismo di Vigilanza.

8. SANZIONI DISCIPLINARI

8.1 PRINCIPI GENERALI

La predisposizione di un efficace sistema sanzionatorio costituisce, ai sensi dell’art. 6, secondo comma, lettera e) del Decreto, un requisito essenziale del Modello ai fini dell’esimente rispetto alla responsabilità della Società.

La previsione di un siffatto sistema sanzionatorio, infatti, rende efficiente l’azione dell’Organismo di Vigilanza e consente di garantire l’effettività del Modello stesso.

Pertanto, Mario Frigerio S.p.A. ha predisposto un adeguato sistema sanzionatorio per la violazione del Modello al fine di garantirne l’osservanza, in conformità con il Codice 46

 

disciplinare previsto dal vigente CCNL applicato e nel rispetto delle procedure in esso previste.

Tale sistema disciplinare si rivolge ai lavoratori dipendenti, ai dirigenti, agli amministratori, ai collaboratori esterni, fornitori e partner.

L’applicazione delle sanzioni disciplinari è inoltre indipendente dall’esito di un eventuale procedimento penale/civile che l’autorità giudiziaria abbia eventualmente avviato nel caso in cui il comportamento da censurare valga anche ad integrare una fattispecie di reato rilevante ai sensi del Decreto.

Ai fini dell’ottemperanza del Decreto, a titolo esemplificativo, costituisce violazione del Modello qualsiasi azione o comportamento non conforme alle prescrizioni del Modello stesso e/o dei principi del Codice Etico, ovvero l’omissione di azioni o comportamenti prescritti dal Modello, nell’espletamento di attività nel cui ambito ricorre il rischio di commissione di reati contemplati dal Decreto.

8.2. MISURE NEI CONFRONTI DI QUADRI ED IMPIEGATI

Le violazioni da parte dei dipendenti delle previsioni del presente Modello comportano l’applicazione di sanzioni disciplinari che saranno applicate in misura proporzionata ed adeguata alla posizione ricoperta ed alla natura ed alla gravità delle violazioni, fatte salve comunque eventuali responsabilità personali di natura civile o penale.

Le sanzioni irrogabili a seguito della violazione del presente Modello rientrano tra quelle previste dal vigente CCNL di riferimento e verranno applicate in conformità alle procedure previste dall’art. 7 L. 20 maggio 1970 n. 300 (c.d. Statuto dei Lavoratori) e dal CCNL stesso.

In particolare, si prevede che:

  1. a) incorre nei provvedimenti di ammonizione verbale o scritta il lavoratore che con negligenza commetta una violazione non grave delle disposizioni del presente Modello;
  2. b) incorre nel provvedimento della multa o, nei casi più gravi o di recidiva, della sospensione dal lavoro comunque non superiori al massimo previsto dal CCNL di tempo in tempo vigente il lavoratore che con negligenza commetta una o più violazioni del presente Modello.

 

A mero titolo esemplificativo, ma non limitativo, le sanzioni della multa o della 47

 

sospensione potranno essere inflitte al dipendente che:

effettui donazioni di modica entità senza le preventive autorizzazioni previste e/o dalle previsioni, se esistenti, del presente Modello;

concluda contratti di consulenza non in forma scritta e/o senza le preventive autorizzazioni previste;

in generale, nell’espletamento di Attività Sensibili, adotti un comportamento non conforme alle prescrizioni del Modello nonché compia atti contrari agli interessi della Società e pertanto arrechi danno alla Società stessa;

incorre nel provvedimento del licenziamento il lavoratore che intenzionalmente o con grave negligenza adotti comportamenti in grave violazione del presente Modello e tali comportamenti possano astrattamente costituire Reati o, comunque, aumentino concretamente il rischio della commissione dei Reati.

 

A mero titolo esemplificativo ma non limitativo, la sanzione del licenziamento potrà essere inflitta al dipendente che da solo o in concorso con altri soggetti anche esterni alla Società:

effettui donazioni non di modica entità a favore di persone fisiche al di fuori dei limiti eventualmente stabiliti, dalla delega allo stesso conferita e/o dai processi aziendali e/o non rispettando le indicazioni del presente Modello e/o del Codice Etico;

effettui pagamenti in contanti o in natura al di fuori dei casi tassativamente previsti dalle deleghe appositamente conferite e/o dai processi aziendali e/o non rispettando le indicazioni del presente Modello e/o del Codice Etico;

falsifichi documenti e/o dichiari il falso al fine di far risultare l’osservanza propria e/o di altri dipendenti delle leggi e/o del presente Modello.

 

8.3. MISURE NEI CONFRONTI DI DIRIGENTI

In caso di violazione da parte dei dirigenti delle disposizioni del presente Modello saranno applicate misure proporzionate ed adeguate alla posizione ricoperta ed alla natura ed alla gravità della violazione, in conformità al Contratto Collettivo Nazionale di 48

 

Lavoro dei Dirigenti ed alla normativa civilistica vigenti.

8.4. MISURE NEI CONFRONTI DEGLI AMMINISTRATORI

In caso di violazione della normativa vigente o di mancato rispetto delle procedure interne previste dal Modello e/o dal Codice Etico da parte di amministratori della Società, l’Organismo di Vigilanza informa il Consiglio di Amministrazione, il quale ultimo provvede ad assumere le opportune iniziative previste dalla vigente normativa.

8.5. MISURE NEI CONFRONTI DI COLLABORATORI O DI PARTNER COMMERCIALI

In caso di violazione del Modello da parte di Collaboratori o di partner commerciali ed in relazione alla gravità della violazione, l’Organismo di Vigilanza, insieme al Consiglio di Amministrazione, valuterà se porre termine alla relazione e comminerà l’eventuale sanzione prevista dal contratto in virtù di specifiche clausole in esso previste. Tali clausole potranno anche prevedere la facoltà di risoluzione del contratto e/o il pagamento di penali.

9. VERIFICHE PERIODICHE

L’attività di vigilanza viene svolta continuativamente dall’OdV per:

verificare l’effettività del Modello (vale a dire, la coerenza tra i comportamenti dei destinatari e le prescrizioni del Modello medesimo);

effettuare la valutazione periodica dell’adeguatezza, rispetto alle esigenze di prevenzione dei Reati di cui al Decreto, dei principi procedurali contemplati dal presente Modello e/o delle procedure codificate e/o del sistema delle deleghe che disciplinano le attività a rischio; e

procedere agli opportuni aggiornamenti del Modello.

 

Il sistema di controllo è volto a:

assicurare che le modalità operative soddisfino le prescrizioni di legge vigenti,

individuare le aree che necessitano di azioni correttive e/o miglioramenti e verificare l’efficacia delle azioni correttive;

49

 

 

preparare l’azienda ad eventuali visite ispettive da parte di enti terzi.

 

Per lo svolgimento delle attività di verifica pianificate l’OdV può avvalersi della collaborazione di personale di altre funzioni, non coinvolte nelle attività verificate, con specifiche competenze, o di consulenti esterni.

Le aree aziendali da verificare e la frequenza dei controlli dipendono da una serie di fattori quali:

rischio ai sensi del Decreto in relazione agli esiti della mappatura delle Attività Sensibili;

valutazione dei controlli operativi esistenti;

risultanze di audit precedenti.

 

Controlli straordinari possono essere pianificati nel caso di modifiche sostanziali nell’organizzazione o in qualche processo, o nel caso di sospetti o comunicazioni di non conformità o comunque ogni qualvolta l’OdV decida controlli occasionali ad hoc.

I risultati dei controlli sono sempre verbalizzati e trasmessi secondo la modalità e periodicità del reporting prevista al precedente capitolo 5.3.

Mario Frigerio S.p.A. considera i risultati di queste verifiche come fondamentali per il miglioramento del proprio Modello Organizzativo. Pertanto, anche al fine di garantire l’effettiva attuazione del Modello, i riscontri delle verifiche attinenti all’adeguatezza ed effettiva attuazione del Modello vengono discussi nell’ambito dell’Organismo di Vigilanza e fanno scattare, ove pertinente, il Sistema Disciplinare descritto nel Capitolo 8 del presente Modello. 50

 

PARTE SPECIALE A

REATI COMMESSI NEI RAPPORTI

CON LA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE 51

 

1. I REATI NEI CONFRONTI DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE

1.1 TIPOLOGIE DI REATI24

24 Così come modificati dalla Legge 9 gennaio 2019, n. 3 e dal D. Lgs. 14 luglio 2020, n. 75.

25 La menzionata legge n. 69/2015 ha reintrodotto, quale soggetto attivo del reato, l’incaricato di pubblico servizio.

26 Da ultimo modificato dal D.Lgs. 14 luglio 2020, n. 75.

27 Da ultimo modificato dal D.Lgs. 14 luglio 2020, n. 75.

28 Da ultimo modificato dal D.Lgs. 14 luglio 2020, n. 75.

29 Come modificato dall’art. 30, comma 1, L. 161/2017.

I Reati contro la Pubblica Amministrazione, la cui commissione può comportare la responsabilità amministrativa a carico della Società, sono i seguenti (cfr. artt. 24 e 25 del Decreto):

– Art. 317 c.p. Concussione;

– Art. 318 c.p. Corruzione per l’esercizio della funzione25;

– Art. 319 c.p. Corruzione per un atto contrario ai doveri d’ufficio (aggravato ai sensi dell’Art. 319 bis c.p.);

– Art. 319 ter, co. 1°, c.p. Corruzione in atti giudiziari;

– Art. 319 quater c.p. Induzione indebita a dare o promettere utilità (cd. concussione per induzione)26;

– Art. 320 c.p. Corruzione di persona incaricata di pubblico servizio;

– Art. 321 c.p. Pene per il corruttore;

– Art. 322 c.p. Istigazione alla corruzione;

– Art. 322 bis c.p. Peculato, concussione, corruzione e istigazione alla corruzione di membri degli organi delle Comunità europee e di funzionari delle Comunità europee e di Stati esteri27;

– Art. 640, co. 2, n. 1 c.p. Truffa in danno dello Stato o di altro ente pubblico o delle Comunità Europee28;

– Art. 640 bis c.p. Truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche29; 52

 

– Art. 640 ter c.p. Frode informatica.

– Art. 316 bis c.p. Malversazione a danno dello Stato o di altro ente pubblico;

– Art. 316 ter c.p. Indebita percezione di contributi, finanziamenti o altre erogazioni da parte dello Stato o di altro ente pubblico o delle Comunità Europee30;

30 Da ultimo modificato dal D.Lgs. 14 luglio 2020, n. 75.

31 Articolo introdotto dalla Legge. 9 gennaio 2019, n.3.

– Art. 377-bis c.p. induzione a non rendere dichiarazioni o a rendere dichiarazioni mendaci all’autorità giudiziaria;

– Art. 346-bis c.p. traffico di influenze illecite31;

– Art. 356 c.p. frode nelle pubbliche forniture.

*

1.2 AREE A RISCHIO

In relazione ai reati sopra elencati, le aree di attività a rischio che presentano profili di maggiore criticità con particolare riferimento all’attività svolta dalla Società risultano essere le seguenti:

  • • gestione dei rapporti di profilo istituzionale con soggetti appartenenti alla Pubblica Amministrazione;
  • • gestione dei rapporti con funzionari pubblici per adempimenti normativi ed in occasione di verifiche e ispezioni sul rispetto della normativa medesima (il cui ambito di rischio è la gestione amministrativa, la gestione del personale, la gestione dei rapporti con funzionari pubblici – quali A.S.L., VVFF, ecc.;
  • • gestione dei rapporti con enti e/o funzionari pubblici relativi all’emanazione di provvedimenti amministrativi (il cui ambito di rischio è rappresentato dalla presentazione di istanze per ottenere concessioni edilizie, permessi di costruire, autorizzazioni comunali, nulla osta, approvazione di progetti edilizi, autorizzazioni, D.I.A.);
  • • gestione dei rapporti con le authorities;
  • • comunicazione di dati e informazioni aziendali;

53

 

 

  • • acquisti effettuati da fornitori vicini alla Pubblica Amministrazione.

 

*

1.3 PRINCIPI DI COMPORTAENTO ALL’INTERNO DELLE AREE A RISCHIO

In via generale, ai Destinatari è fatto divieto di porre in essere, collaborare o dare causa alla realizzazione di comportamenti tali che, presi individualmente o collettivamente, integrino o possano integrare i reati previsti dagli artt. 24 e 25 del Decreto. È altresì proibito porre in essere comportamenti che determinino situazioni di conflitto di interessi nei confronti di rappresentanti della Pubblica Amministrazione.

1.3.1 PRINCIPI GENERALI DI COMPORTAMENTO

In particolare, coerentemente con i principi deontologici che ispirano la Società ed in considerazione dei rapporti che la Società intrattiene con la Pubblica Amministrazione nello svolgimento della propria attività, è fatto divieto di:

  • • promettere o effettuare erogazioni in denaro a favore di rappresentanti della Pubblica Amministrazione, per finalità diverse da quelle istituzionali e di servizio;
  • • promettere o concedere vantaggi di qualsiasi natura (es.: promesse di assunzione) in favore di rappresentanti della Pubblica Amministrazione, italiana o straniera, al fine di influenzare l’indipendenza di giudizio o indurre ad assicurare un qualsiasi vantaggio per l’azienda;
  • • effettuare prestazioni o pagamenti in favore di collaboratori, fornitori, consulenti, partner o altri soggetti terzi operanti per conto della Società, che non trovino adeguata giustificazione nel contesto del rapporto contrattuale costituito con gli stessi, del tipo di incarico da svolgere o delle prassi vigenti in ambito locale;
  • • favorire, nei processi di acquisto, collaboratori, fornitori, consulenti o altri soggetti terzi in quanto indicati da rappresentanti della Pubblica Amministrazione, come condizione per lo svolgimento di successive attività;

54

 

 

  • • distribuire omaggi e regali al di fuori di quanto previsto dalla normale prassi aziendale (vale a dire ogni forma di regalo offerto eccedente le normali pratiche commerciali o di cortesia, o comunque rivolto ad acquisire trattamenti di favore nella conduzione di qualsiasi attività aziendale). In particolare, è vietata qualsiasi forma di regalo a funzionari pubblici o a loro familiari, che possa influenzare l’indipendenza di giudizio o indurre ad assicurare un qualsiasi vantaggio per l’azienda. Gli omaggi consentiti devono caratterizzarsi sempre per l’esiguità del loro valore o perché volti a promuovere iniziative di carattere benefico o culturale, o l’immagine della Società. I regali offerti – salvo quelli di modico valore – devono essere documentati in modo adeguato per consentire le verifiche da parte dell’Organismo di Vigilanza;
  • • fornire o promettere di rilasciare informazioni e/o documenti riservati;
  • • tenere una condotta ingannevole che possa indurre la Pubblica Amministrazione in errore di valutazione tecnico-economica della documentazione presentata;
  • • esibire documenti e dati falsi o alterati;
  • • omettere informazioni dovute al fine di orientare a proprio favore le decisioni della Pubblica Amministrazione;
  • • destinare contributi, sovvenzioni, finanziamenti pubblici a finalità diverse da quelle per le quali sono stati ottenuti.

 

È inoltre fatto obbligo ai Destinatari dei presenti principi etico-comportamentali nonché di quelli espressi nel Codice Etico della Società, di attenersi alle seguenti prescrizioni:

  • • in caso di tentata concussione da parte di un pubblico funzionario, il soggetto interessato deve: (i) non dare corso alla richiesta; (ii) fornire tempestivamente informativa al Consiglio di Amministrazione ed attivare una formale informativa verso l’Organismo di Vigilanza.
  • • In caso di conflitti di interesse, anche solo potenziali, che sorgano nell’ambito dei rapporti con la Pubblica Amministrazione, il soggetto interessato deve fornire tempestivamente informativa al Consiglio di Amministrazione ed attivare una formale informativa verso l’Organismo di Vigilanza.

55

 

 

  • • In caso di dubbi circa la corretta attuazione dei principi etico-comportamentali di cui sopra nonché di quelli espressi nel Codice Etico della Società nel corso dello svolgimento delle proprie attività operative, il soggetto interessato deve interpellare senza ritardo il Consiglio di Amministrazione ed attivare una formale informativa verso l’Organismo di Vigilanza.

 

Inoltre, nei confronti di terze parti contraenti (es.: collaboratori, consulenti, partner, fornitori, ecc.) che operano con la Pubblica Amministrazione per conto o nell’interesse della Società, i relativi contratti devono:

  • • essere definiti per iscritto, in tutte le loro condizioni e termini;
  • • contenere clausole standard, condivise anche con consulenti legali esterni, onde uniformarsi alle previsioni del Decreto;
  • • contenere apposita dichiarazione dei predetti soggetti con cui gli stessi affermano di essere a conoscenza della normativa di cui al Decreto e di impegnarsi a tenere comportamenti conformi al dettato della citata norma;
  • • contenere apposita clausola che regoli le conseguenze della violazione da parte degli stessi delle norme di cui al Decreto (es. clausole risolutive espresse, penali).

 

1.3.2 PRINCIPI SPECIFICI DI COMPORTAMENTO

Le regole ed i divieti riportati nel precedente paragrafo si concretizzano in principi di comportamento che devono essere rispettati nell’ambito dell’operatività aziendale della Società

Tutti i Destinatati del Modello sono tenuti, nella gestione dei rapporti con la Pubblica Amministrazione, a rispettare le seguenti procedure di comportamento:

• i rapporti con la Pubblica Amministrazione devono essere improntati alla massima trasparenza, collaborazione, disponibilità e nel pieno rispetto del suo ruolo istituzionale e delle previsioni di legge esistenti in materia e delle norme comportamentali richiamate anche nel Codice Etico della Società.

• I rapporti con la Pubblica Amministrazione devono essere gestiti esclusivamente da soggetti debitamente autorizzati in base al sistema di deleghe e/o poteri.

• Nei casi in cui dovessero presentarsi situazioni non risolvibili nell’ambito dell’ordinaria gestione dei rapporti con la Pubblica Amministrazione, il

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Destinatario deve immediatamente segnalare tale situazione al proprio diretto superiore (se esistente) ovvero al Consiglio di Amministrazione.

• Il Destinatario non può dare seguito a nessuna situazione di potenziale conflitto di interessi ovvero a tentativi di estorsione o concussione da parte di un funzionario della Pubblica Amministrazione; in tale contesto è obbligo del Destinatario di segnalare immediatamente tale situazione al proprio diretto superiore (se esistente) ovvero al Consiglio di Amministrazione.

• I rapporti con i rappresentanti della Pubblica Amministrazione non devono essere tenuti in assenza di un altro soggetto. Tale comportamento, infatti, potrebbe elevare i rischi di commissione di reati corruttivi.

• In presenza di visite ispettive da parte di pubblici ufficiali o di incaricati di pubblico servizio, la gestione di tali contatti deve avvenire alla presenza di almeno due soggetti; successivamente alla conclusione dell’attività ispettiva da parte di pubblici funzionari, i soggetti che vi hanno preso parte e/o assistito devono redigere un documento nel quale siano indicati: i nominativi dei soggetti coinvolti nell’ispezione, l’oggetto dell’ispezione e le eventuali decisioni che ne sono seguite (deve essere altresì indicato il nominativo del soggetto che le ha assunte onde verificare che lo stesso fosse all’uopo debitamente autorizzato tramite delega o incarico ad hoc). A tal proposito, la Società ha adottato in data una procedura denominata “Procedura per gestire i rapporti con la pubblica amministrazione” relativa alla gestione dei rapporti con la Pubblica Amministrazione. Pertanto, oltre a quanto esposto nel presente documento, i Destinatari hanno l’obbligo di attenersi scrupolosamente alle prescrizioni di detta procedura.

• Le informazioni di cui il Destinatario venga a conoscenza durante lo svolgimento della propria attività, qualunque sia il ruolo dallo stesso ricoperto, dovranno sempre intendersi come “riservate e confidenziali”. Tali informazioni non dovranno quindi essere comunicate a terzi (inclusi quindi soggetti legati direttamente o indirettamente alla Pubblica Amministrazione) al fine di concedere una qualsiasi potenziale forma di beneficio.

• L’assunzione di personale o collaboratori dovrà seguire regole di valutazione della professionalità e la retribuzione complessiva sarà in linea quanto già presente verso figure di analoga funzione e responsabilità, evitando di

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privilegiare soggetti i quali, direttamente o indirettamente, potrebbero svolgere attività o ruoli legati alla Pubblica Amministrazione.

• Nei processi deliberativi per le spese dovute al conferimento di incarichi di appalto, la scelta dei fornitori deve basarsi su più preventivi di spesa prodotti da diverse controparti, confrontabili tra loro per tipologia di prodotti/servizi offerti, valutando il miglior rapporto esistente tra qualità e prezzo. Le regole per la scelta del fornitore devono rispettare le procedure aziendali oltre che quanto previsto dal Codice Etico, al fine di prevenire il rischio che la scelta del fornitore avvenga sulla base di condizionamenti o nella speranza di ottenere vantaggi attraverso la selezione di fornitori “vicini” a soggetti legati alla Pubblica Amministrazione, con il rischio di commettere i reati di concussione o corruzione.

• Nei processi che riguardano le trattative per l’acquisto di immobili di proprietà della Pubblica Amministrazione, al fine di evitare ipotesi di natura corruttiva, qualora vi sia ragione di dubitare della congruità dell’importo richiesto per l’acquisto dell’immobile (un importo troppo basso rispetto al reale valore di mercato del bene potrebbe ingenerare il sospetto che sia stato commesso un reato sensibile ai sensi del Decreto), si raccomanda di consultare preliminarmente un soggetto terzo, esperto della materia, onde avere contezza della legittimità dell’operazione anche sotto questo profilo.

• La decisione di sottoscrivere un contratto che abbia quale controparte la Pubblica Amministrazione deve essere assunta con delibera del Consiglio di Amministrazione della Società ed il relativo accordo dovrà essere sottoscritto dal Presidente della Società stessa ovvero da soggetto all’uopo debitamente autorizzato. Tutta la relativa documentazione dovrà essere quindi mantenuta agli atti della Società.

• In quanto rappresentanti della Società, i Destinatari non devono cercare di influenzare il giudizio di alcun dipendente o rappresentante della Pubblica Amministrazione, o soggetto ad esso collegato, promettendo o elargendo denaro, doni o prestiti, né con altri incentivi illegali.

 

Come evidenziato sopra, la Società ha adottato la procedura denominata “Procedura per gestire i rapporti con la pubblica amministrazione” relativa ai comportamenti da tenere 58

 

in occasione di verifiche ispettive da parte della Pubblica Amministrazione, così come in occasione della ricezione di documenti e/o telefonate da parte della Pubblica Autorità.

La Società ha altresì implementato delle procedure ad hoc (segnatamente le procedure denominate “P15-AS e P16-AS”) per l’individuazione e la valutazione dei fornitori cui affidare incarichi che la Società considera parte integrante del Modello Organizzativo per il rispetto dei principi di comportamento indicati nella presente Parte Speciale.

In tale contesto, ogni Destinatario è quindi tenuto al rispetto:

– dei principi generali di comportamento sopra elencati;

– delle procedure adottate dalla Società; e

– del Codice Etico.

 

Inoltre, ogni Destinatario è altresì tenuto ad attenersi, nello svolgimento della propria attività, anche alle indicazioni contenute nei Protocolli che seguono.

*

In aggiunta a quanto precede, tutti i Destinatari del presente Modello, nonché gli altri soggetti tenuti al rispetto dei principi (generali e/o specifici) qui esposti, devono osservare le seguenti regole di comportamento nella gestione degli adempimenti nei confronti della Pubblica Amministrazione:

• gli adempimenti nei confronti della Pubblica Amministrazione e la predisposizione della relativa documentazione devono essere effettuati nel rispetto delle previsioni di legge esistenti in materia e delle norme comportamentali richiamate nel Codice Etico nonché dalla presente Parte Speciale.

• Gli adempimenti nei confronti della Pubblica Amministrazione devono essere effettuati con la massima diligenza e professionalità in modo da fornire informazioni chiare, accurate, complete, fedeli e veritiere evitando e comunque segnalando nella forma e nei modi idonei, situazioni di conflitto di interesse. I documenti devono essere elaborati in modo puntuale ed in un linguaggio chiaro ed esaustivo.

• Tutta la documentazione deve essere verificata e sottoscritta da parte del responsabile competente; quest’ultimo è altresì diretto responsabile dell’archiviazione e della conservazione di tutta la documentazione (cartacea e/o

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elettronica) prodotta nell’ambito della (propria) attività, ivi inclusa quella trasmessa alla Pubblica Amministrazione in via telematica o elettronica.

 

Rientra, a titolo esemplificativo, nell’ambito di tale documentazione:

– tutta la documentazione prodotta nell’ambito di processi volti ad ottenere l’erogazione di cofinanziamenti e/o finanziamenti da parte delle autorità statali e/o regionali;

– licenze, autorizzazioni e simili connesse all’attività della Società nonché gli accordi con le controparti contrattuali che siano soggetti pubblici/incaricati di pubblico servizio;

– atti, verbali, bilanci, moduli, dichiarazioni relativi alla gestione degli affari legali, fiscali e societari oppure alla gestione amministrativa, previdenziale ed assistenziale del personale;

– verbali relativi a visite ispettive, procedure istruttorie e simili;

– atti del contenzioso in materia civile, penale, amministrativa, tributaria, ecc.;

• Laddove gli adempimenti dovessero essere effettuati utilizzando il sistema informatico/telematico della Pubblica Amministrazione, la Società fa divieto di alterate lo stesso e i dati in esso contenuti in qualsivoglia modo procurando un danno alla Pubblica Amministrazione; il soggetto che ha proceduto all’effettuazione di tale attività è tenuto a predisporre un documento di resoconto avente ad oggetto la descrizione dei dati inviati ed il motivo dell’invio. Il predetto documento di resoconto deve quindi essere archiviato in formato cartaceo e/o elettronico in modo tale da rendere possibile il controllo sulla menzionata attività di trasmissione dei dati alla Pubblica Amministrazione.

 

Chiunque facente parte della Società (amministratori, Dipendenti, Collaboratori, etc.) intrattenga rapporti con la Pubblica Amministrazione è tenuto, oltre che a rispettare tutti i principi e le regole indicate nel presente Modello e/o in altri documenti ufficiali della Società (quale il Codice Etico), a sottoscrivere, su invito dell’organo amministrativo di Mario Frigerio, una descrizione delle operazioni sensibili svolte.

1.4 FLUSSI INFORMATIVI VERSO L’ODV

Oltre a quanto previsto nella presente Parte Speciale, chiunque entri in contatto con la 60

 

Pubblica Amministrazione in occasione di ispezioni, accertamenti e verifiche è tenuto a segnalare tempestivamente all’OdV anomalie o fatti straordinari nei rapporti con la Pubblica Amministrazione disciplinati nella presente Parte Speciale. 61

 

– PROTOCOLLO –

EROGAZIONE OMAGGI

_______________________________________________

1. SCOPO E PRINCIPI DI COMPORTAMENTO

_______________________________________________

I Destinatari che, per ragione del proprio incarico o della propria funzione o mandato, siano coinvolti nell’erogazione degli omaggi devono garantire che:

  • • il valore, la natura e lo scopo dell’omaggio siano considerati eticamente corretti, ovvero tali da non compromettere l’immagine della Società;
  • • il valore e la natura del regalo siano tali da non poter essere interpretati come un mezzo per ottenere trattamenti di favore per Mario Frigerio;
  • • siano stati debitamente autorizzati e siano documentati in modo adeguato.

 

È in ogni caso fatto divieto di:

  • • promettere o effettuare omaggi, per finalità diverse da quelle istituzionali e di servizio;
  • • promettere o concedere omaggi, diretti o indiretti, non di modico valore vale a dire eccedente le normali pratiche di cortesia – e comunque, rivolti ad acquisire illeciti trattamenti di favore nella conduzione di qualsiasi attività aziendale;
  • • promettere o concedere vantaggi di qualsiasi natura al fine di influenzare l’indipendenza di giudizio o di ottenere un qualsiasi vantaggio per la Società.

 

2. AMBITO DI APPLICAZIONE

_______________________________________________

Il presente Protocollo si applica a tutti i Destinatari che, nell’espletamento delle attività di propria competenza, siano coinvolti nell’erogazione di omaggi. 62

 

3. RESPONSABILE DEL PROTOCOLLO

_______________________________________________

Responsabile dell’erogazione degli omaggi così come disciplinata nel presente Protocollo è l’Amministratore Delegato, salvo che quest’ultimo non decida di conferire l’incarico ad un altro responsabile di funzione.

4. PRINCIPI DI CONTROLLO

_______________________________________________

I Destinatari coinvolti nell’erogazione degli omaggi devono garantire, ognuno per le parti di rispettiva competenza, i seguenti controlli:

  • • il Responsabile della Funzione “Amministrazione Finanza e Controllo” di concerto con l’Amministratore Delegato definiscono specifiche soglie di valore per gli omaggi destinati a soggetti appartenenti alla Pubblica Amministrazione;
  • • il Responsabile della Funzione “Amministrazione Finanza e Controllo” invia, per approvazione preventiva, richiesta formale al Consiglio di Amministrazione o ai soggetti muniti di idonei poteri, in base al sistema delle procure e delle deleghe in essere.

 

In ogni caso, è vietato distribuire omaggi e compiere atti di cortesia e di ospitalità verso pubblici ufficiali e pubblici dipendenti se non nei limiti di un modico valore e comunque tale da non compromettere l’imparzialità degli stessi ovvero tali da ottenere vantaggi in modo improprio per la Società. 63

 

– PROTOCOLLO –

RAPPORTI CON LA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE IN OCCASIONE DI ADEMPIMENTI, RICHIESTE, COMUNICAZIONI DI INFORMAZIONI E DATI AZIENDALI

_______________________________________________

1. SCOPO E PRINCIPI DI COMPORTAMENTO

_______________________________________________

Il presente protocollo individua e regola le modalità a cui la Società deve attenersi per la gestione dei rapporti con la Pubblica Amministrazione in caso di:

  • • adempimenti previsti dalle normative di riferimento;
  • • richiesta di certificazioni/autorizzazioni.

 

I Destinatari che, per ragione del proprio incarico o della propria Funzione, siano coinvolti nella predisposizione e nell’invio della documentazione di cui sopra devono rispettare le prescrizioni sopra individuate (i “Principi Generali”), ed in particolare:

  • • prestare completa e immediata collaborazione alle Autorità, fornendo puntualmente ed esaustivamente la documentazione e le informazioni richieste;
  • • garantire la tracciabilità e la formazione degli atti e i relativi livelli autorizzativi, a garanzia della trasparenza delle scelte effettuate;
  • • redigere ciascun documento relativo a richieste e/o comunicazioni in modo accurato e conforme alla normativa vigente.

 

2. AMBITO DI APPLICAZIONE

_______________________________________________

Il presente Protocollo si applica a tutti i Destinatari, così come individuati nel par. 2.2 della Parte Generale del presente Modello, che siano coinvolti nella gestione dei rapporti con la Pubblica Amministrazione. 64

 

3. RESPONSABILE DEL PROTOCOLLO

_______________________________________________

Responsabile del presente Protocollo è il Responsabile della Funzione Amministrazione Finanza e Controllo.

4. PRESIDI DI CONTROLLO

_______________________________________________

I Destinatari coinvolti nella gestione dei rapporti con la Pubblica Amministrazione devono garantire, ognuno per le parti di rispettiva competenza, l’esecuzione dei seguenti controlli:

  • • i rapporti con pubblici funzionari o incaricati di pubblico servizio sono tenuti dai soli soggetti dotati di adeguati poteri;
  • • i soggetti coinvolti nella predisposizione e trasmissione di comunicazioni e documentazione richiesta devono attenersi ai principi di tempestività, chiarezza, accuratezza e chiarezza, oltre a comunicare tale incombente al Responsabile del Protocollo. Gli stessi predispongono ed inviano tutta la documentazione in conformità con gli adempimenti e utilizzando i canali previsti;
  • • i soggetti coinvolti nella predisposizione e trasmissione di comunicazioni e documentazione devono conservate tutta la documentazione prodotta nell’ambito della propria attività, ivi inclusa quella trasmessa attraverso supporto elettronico;
  • • il Responsabile del Protocollo, una volta inviato quanto richiesto, resta a disposizione della Pubblica Amministrazione per fornire chiarimenti, delucidazioni e ulteriori documenti a supporto e/o a completamento dell’attività.

 

In ogni caso, al fine di consentire un corretto flusso informativo verso la Pubblica

Amministrazione, ciascun documento, rappresentativo di un fatto accaduto e/o di una valutazione operata, ovvero ogni parte di esso suscettibile di autonoma considerazione, 65

 

deve essere sottoscritto da chi lo ha formato.

Eccezionalmente, in caso di riscontrato errore materiale nella redazione del documento, tale da rendere necessaria una rettifica, il Responsabile del Protocollo provvede all’annullamento della comunicazione e registra l’avvenuta modifica, la data ed il soggetto autore della comunicazione.

Nel caso di flussi informativi verso la Pubblica Amministrazione gestiti per via telematica, i Destinatari sono tenuti a garantire che:

  • • l’accesso alla rete informatica aziendale, diretto all’inserimento, alla modifica, alla comunicazione di dati, ovvero a qualunque intervento sui programmi destinati ad elaborarli, avvenga tramite l’utilizzo di doppia chiave asimmetrica, composta da una parte pubblica (c.d. user ID) e da una parte privata (c.d. password), che consenta al Destinatario di accedere alla rete limitatamente alla fase, di sua competenza, del protocollo;
  • • i documenti informatici siano trasmessi all’indirizzo di posta elettronica del destinatario pubblico abilitato alla ricezione della posta per via telematica.

66

 

PARTE SPECIALE B

REATI SOCIETARI 67

 

1. REATI SOCIETARI

_______________________________________________

1.1 TIPOLOGIE DI REATI32

32 Così come modificati dalla legge n. 69/2015.

33 L’articolo 37, comma 35, del decreto legislativo 27 gennaio 2010, n. 39 ha modificato l’articolo 2625, primo comma, del codice civile escludendo la revisione dal novero delle attività di cui la norma sanziona l’impedimento da parte degli amministratori.

34 Come da ultimo modificato dalla Legge 9 gennaio 2019, n. 3.

35 Come da ultimo modificato dalla Legge 9 gennaio 2019, n. 3.

I Reati societari previsti dal Decreto all’art. 25 ter sono i seguenti:

– Art. 2621 c.c. False comunicazioni sociali;

– Art. 2621-bis c.c. Fatti di lieve entità;

– Art. 2622 c.c. False comunicazioni sociali delle società quotate;

– Art. 2625 c.c. Impedito controllo33;

– Art. 2626 c.c. Indebita restituzione dei conferimenti;

– Art. 2627 c.c. Illegale ripartizione degli utili e delle riserve;

– Art. 2628 c.c. Illecite operazioni sulle azioni o quote sociali o della società controllante;

– Art. 2629 c.c. Operazioni in pregiudizio dei creditori;

– Art. 2629-bis c.c. Omessa comunicazione sul conflitto di interessi;

– Art. 2632 c.c. Formazione fittizia del capitale;

– Art. 2633 c.c. Indebita ripartizione dei beni sociali da parte dei liquidatori;

– Art. 2635 c.c. Corruzione tra privati;34

– Art. 2635-bis c.c. Istigazione alla corruzione tra privati;35

– Art. 2636 c.c. Illecita influenza sull’assemblea;

– Art. 2637 c.c. Aggiotaggio;

– Art. 2638 c.c. Ostacolo all’esercizio delle funzioni delle autorità pubbliche di vigilanza.

*

1.1. bis – Corruzione tra privati

Ferma restando l’elencazione al precedente paragrafo dei reati societari individuati 68

 

dall’art. 25-ter del Decreto, la Società ritiene opportuno formulare una trattazione separata – anche sotto il profilo dei principi di comportamento – del reato di corruzione tra privati (e del reato di corruzione in genere). Tale reato è stato introdotto nel novero dei reati presupposto di cui al Decreto a seguito della promulgazione della legge del 6 novembre 2012, n. 190, cd. “Legge Anticorruzione”, avente ad oggetto “Disposizioni per la prevenzione e la repressione della corruzione e dell’illegalità nella pubblica amministrazione” (pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 265 del 13 novembre 2012) e modificato dal D. Lgs. n. 38/2017 che, in vigore dal 14 aprile 2017, ha dato attuazione alla delega prevista dall’art. 19, L. 12 agosto 2016, n. 170 (legge di delegazione europea del 2015), recependo la decisione quadro 2003/568/GAI del Consiglio dell’Unione Europea relativa alla lotta contro la corruzione nel settore privato che danneggia l’economia ed altera la concorrenza.

Rispetto al primo tentativo di recepimento attuato con la L. 6.11.2012, n. 190, è stato inasprito il trattamento sanzionatorio in ordine alla responsabilità degli enti ed attribuita rilevanza penale all’istigazione alla corruzione tra privati.

La principale novità della riforma è indubbiamente l’eliminazione della relazione causale tra la condotta di trasgressione degli obblighi di ufficio e di fedeltà ed il “nocumento alla società”.

Ai fini della configurabilità del reato non è pertanto più necessario che sussista l’elemento oggettivo del danno subito dalla società che viene radicalmente espunto dalla struttura delle fattispecie.

Con riguardo, poi, ai soggetti autori del reato vengono ora inclusi, non solo coloro che rivestono posizioni anche non apicali di amministrazione e di controllo, ma anche coloro che svolgono attività lavorativa mediante l’esercizio di funzioni direttive presso società o enti privati.

Rilevante è anche l’estensione della fattispecie agli enti privati non societari tra i quali si possono annoverare non solo gli enti no-profit ma anche le fondazioni (si pensi, ad esempio, a quelle bancarie), i partiti politici ed i sindacati.

Inoltre, sia nell’ambito della corruzione attiva sia in quella passiva, viene ora espressamente tipizzata la modalità della condotta “per interposta persona”, con ulteriore fattispecie di responsabilità per l’intermediario, dell’intraneo o dell’estraneo. 69

 

Il suddetto D. Lgs 38/2107 ha quindi modificato l’art. 2635 c.c. (di cui segue il testo), richiamato nel Decreto all’art. 25-ter, comma 1, lett. s-bis.

– Art 2635 Codice civile – Corruzione tra privati

 

Salvo che il fatto costituisca più grave reato, gli amministratori, i direttori generali, i dirigenti preposti alla redazione dei documenti contabili societari, i sindaci e i liquidatori, di società o enti privati che, anche per interposta persona, sollecitano o ricevono, , per sé o per altri, denaro o altra utilità non dovuti, o ne accettano la promessa, per compiere o per omettere un atto in violazione degli obblighi inerenti al loro ufficio o degli obblighi di fedeltà, sono puniti con la reclusione da uno a tre anni.

Si applica la stessa pena se il fatto è commesso da chi nell’ambito organizzativo della società o dell’ente privato esercita funzioni direttive diverse da quelle proprie dei soggetti di cui al precedente periodo.

Si applica la pena della reclusione fino a un anno e sei mesi se il fatto è commesso da chi è sottoposto alla direzione o alla vigilanza di uno dei soggetti indicati al primo comma.

Chi, anche per interposta persona, offre, promette o dà denaro o altra utilità non dovuti alle persone indicate nel primo e nel secondo comma, è punito con le pene ivi previste.

Le pene stabilite nei commi precedenti sono raddoppiate se si tratta di società con titoli quotati in mercati regolamentati italiani o di altri Stati dell’Unione europea o diffusi tra il pubblico in misura rilevante ai sensi dell’articolo 116 del testo unico delle disposizioni in materia di intermediazione finanziaria, di cui al decreto legislativo 24 febbraio 1998, n. 58, e successive modificazioni.

Fermo quanto previsto dall’articolo 2641, la misura della confisca per valore equivalente non può essere inferiore al valore delle utilità date, promesse o offerte.”.

*

Art. 2635-bis c.c. – Istigazione alla corruzione tra privati (come introdotto dal D. Lgs. 15 marzo 2017, n. 38)

Con l’introduzione dell’art. 2635 bis trova ingresso nel nostro ordinamento il reato di istigazione alla corruzione tra privati, il cui testo è di seguito riprodotto.

Chiunque offre o promette denaro o altra utilità non dovuti agli amministratori, ai direttori generali, ai dirigenti preposti alla redazione dei documenti contabili societari, ai sindaci e ai liquidatori, di società o enti privati, nonché a chi svolge in essi un’attività lavorativa con l’esercizio di funzioni direttive, affinché compia od ometta un atto in violazione degli obblighi inerenti al proprio ufficio o degli obblighi di fedeltà, soggiace, qualora l’offerta o la promessa non sia accettata, alla pena stabilita nel primo comma dell’articolo 2635, ridotta di un terzo. 70

 

La pena di cui al primo comma si applica agli amministratori, ai direttori generali, ai dirigenti preposti alla redazione dei documenti contabili societari, ai sindaci e ai liquidatori, di società o enti privati, nonché a chi svolge in essi attività lavorativa con l’esercizio di funzioni direttive, che sollecitano per sé o per altri, anche per interposta persona, una promessa o dazione di denaro o di altra utilità, per compiere o per omettere un atto in violazione degli obblighi inerenti al loro ufficio o degli obblighi di fedeltà, qualora la sollecitazione non sia accettata.

Dal lato attivo, è punito chiunque offra o prometta denaro o altre utilità non dovuti ad un soggetto intraneo al fine del compimento od omissione di atti in violazione degli obblighi inerenti il proprio ufficio o degli obblighi di fedeltà, qualora l’offerta o la promessa non sia accettata (art. 2635 bis, 1° co.).

Dal lato passivo, è prevista la punibilità dell’intraneo che solleciti una promessa o dazione di denaro o altra utilità, al fine del compimento o dell’omissione di atti in violazione dei medesimi obblighi, qualora tale proposta non sia accettata (art. 2635 bis, 2° co.).

La normativa, per entrambe le fattispecie (istigazione attiva e passiva), stabilisce la pena della reclusione da 8 mesi a due anni, ovvero la pena di cui all’art. 2635, ridotta di un terzo.

Per entrambe le fattispecie criminose la Legge 9 gennaio 2019, n.3 ha modificato il regime di procedibilità; a valle di tale intervento normativo non è più richiesta la querela di parte, ed il reato è ora perseguibile d’ufficio.

*

Con riguardo ai reati in parola, l’esame dei presidi di cui si è dotata la Società ha consentito di qualificare il rischio di commissione dei reati in parola come “medio/basso”.

La Società ritiene quindi opportuno individuare ed indicare qui di seguito i principi di comportamento relativi alla prevenzione dei reati in parola, rispetto agli altri cd. “reati societari” sopra elencati per i quali trovano applicazione le previsioni riportate nei successivi paragrafi 1.2 – 1.3.

In tale contesto, la Società raccomanda ai Destinatari di attenersi alle seguenti regole:

– evitare di dar corso a comportamenti che possano integrare la fattispecie di reato della corruzione tra privati;

– attenersi al rispetto delle prassi e delle procedure interne per quanto attiene alle

71

 

 

negoziazioni con i clienti e/o con i fornitori (segnatamente è fatto obbligo di rispettare le previsioni della procedura denominata “P16”);

– rispettare le previsioni dei contratti stipulati con i clienti e con i fornitori;

– in particolare, nell’ambito della vendita dei prodotti forniti dalla Società, non discostarsi dai prezzi di listino previsti dalla Società, né dai margini di sconto concedibili ai clienti sulla scorta delle linee guida fornite dalla Società stessa;

– eventuali eccezioni, che dovranno essere motivate per iscritto, rispetto a quanto previsto sopra, dovranno essere formalmente autorizzate dal responsabile della funzione di appartenenza; di tali eccezioni, dovrà essere comunque conservata la relativa documentazione;

– la scelta dei fornitori deve avvenire nel rispetto delle procedure aziendali (procedure “P15-AS e P16-AS”).

 

*

1.2 AREE A RISCHIO

I reati elencati al precedente paragrafo tutelano, fra l’altro, (i) la veridicità, la trasparenza e la correttezza delle informazioni relative alla Società; (ii) l’effettività e l’integrità del capitale e del patrimonio sociale e (iii) il regolare e corretto funzionamento della Società.

Pertanto, sono considerate come aree a rischio:

  • • la redazione del bilancio e delle comunicazioni sociali;
  • • la redazione, la compilazione e la raccolta della documentazione e dei dati necessari per la redazione del bilancio e delle comunicazioni sociali;
  • • la comunicazione dei dati sociali;
  • • le operazioni straordinarie sul capitale (es. riduzione del capitale, fusioni, ecc).

 

I soggetti a rischio sono gli Amministratori e i Direttori responsabili delle singole Divisioni e Direzioni della Società.

1.3. PRINCIPI DI COMPORTAMENTO ALL’INTERNO DELLE AREE A RISCHIO 72

 

1.3.1 PRINCIPI GENERALI DI COMPORTAMENTO

__________________________________________

I Destinatari che, per ragione del proprio incarico o della propria funzione, siano coinvolti nelle attività di gestione della contabilità generale e predisposizione del bilancio devono:

  • • rispettare le regole e i principi contenuti nei seguenti documenti:

 

il Codice Etico;

ogni altra documentazione relativa al sistema di controllo interno;

  • • osservare, nello svolgimento delle attività finalizzate alla formazione del bilancio, delle situazioni contabili periodiche e delle altre comunicazioni sociali un comportamento corretto, trasparente e pienamente conforme alle norme di legge e regolamentari, al fine di fornire ai soci e al pubblico in generale informazioni veritiere e complete sulla situazione economica, patrimoniale e finanziaria della Società e sull’evoluzione delle relative attività;
  • • assicurare il regolare funzionamento della Società e degli organi sociali, garantendo e agevolando ogni forma di controllo interno sulla gestione sociale previsto dalla legge, nonché la libera e corretta formazione della volontà assembleare e devono mantenere traccia di tutta la documentazione richiesta e consegnata agli organi di controllo nonché di quella utilizzata nell’ambito delle attività assembleari;
  • • effettuare con tempestività, correttezza e completezza tutte le comunicazioni previste dalla legge e dai regolamenti nei confronti delle Autorità pubbliche di Vigilanza, non frapponendo alcun ostacolo all’esercizio delle funzioni da queste esercitate;
  • • evitare in alcun modo di compromettere l’integrità, la reputazione e l’immagine di Mario Frigerio.

 

Inoltre, è fatto esplicito divieto di:

  • • predisporre o comunicare dati falsi, lacunosi o comunque suscettibili di fornire una descrizione non corretta della realtà riguardo alla situazione economica, patrimoniale e finanziaria di Mario Frigerio;

73

 

 

  • • tenere comportamenti che impediscano materialmente, o che comunque ostacolino, mediante l’occultamento di documenti o l’uso di altri mezzi fraudolenti, lo svolgimento dell’attività di controllo o di revisione della gestione da parte del Collegio Sindacale;
  • • omettere dati ed informazioni imposti dalla legge sulla situazione economica, patrimoniale e finanziaria della Società;
  • • porre in essere, in occasione di assemblee, atti simulati o fraudolenti finalizzati ad alterare il regolare procedimento di formazione della volontà assembleare;
  • • restituire conferimenti ai soci o liberare gli stessi dall’obbligo di eseguirli, al di fuori dei casi di riduzione del capitale sociale previsti dalla legge;
  • • ripartire utili o acconti sugli utili non effettivamente conseguiti o destinati per legge a riserva, nonché ripartire riserve che non possono essere distribuite;
  • • effettuare riduzioni del capitale sociale, fusioni o scissioni, in violazione delle disposizioni di legge a tutela dei creditori, provocando ad essi un danno;
  • • procedere a formazione o aumento fittizio del capitale sociale, attribuendo azioni per un valore inferiore al loro valore nominale in sede di aumento del capitale sociale;
  • • distrarre i beni sociali, in sede di liquidazione della Società, dalla loro destinazione ai creditori, ripartendoli fra i soci prima del pagamento dei creditori o dell’accantonamento delle somme necessarie a soddisfarli;
  • • porre in essere azioni non in linea o non rispettosi delle procedure o regole formalizzate, causando così un sostanziale scollamento tra quanto previsto dal Modello Organizzativo, di gestione e controllo (qui formalizzato) e quanto effettuato nella prassi ed attività operativa;
  • • tenere comportamenti che impediscano la verifica ed il controllo da parte dell’Organismo di Vigilanza.

 

1.3.2 PRINCIPI SPECIFICI DI COMPORTAMENTO

__________________________________________

Nella predisposizione delle comunicazioni sociali i Destinatari sono tenuti a garantire, ognuno per le parti di competenza, l’esecuzione dei seguenti controlli: 74

 

 

  • • verifica, con cadenza periodica, dei saldi dei conti di contabilità generale al fine di garantire la quadratura della contabilità generale con i rispettivi partitari e con i conti sezionali;
  • • identificazione delle risorse interessate dei dati e delle notizie che le stesse devono fornire, nonché delle tempistiche, per la predisposizione del bilancio;
  • • verifica della completezza e correttezza dei dati e delle informazioni comunicate dalle suddette risorse e sigla sulla documentazione analizzata;
  • • svolgimento e formalizzazione dell’analisi degli scostamenti rispetto ai dati del periodo precedente e formalizzazione delle motivazioni che hanno portato i maggiori scostamenti.

 

Il Responsabile della Funzione Amministrazione Finanza e Controllo verifica e valida la proposta di bilancio annuale e le relazioni infrannuali e li sottopone all’amministratore delegato, il quale a sua volta li presenta al presidente ed al Consiglio di Amministrazione per la relativa approvazione.

Qualora sia previsto o si renda opportuno, secondo le specifiche professionalità richieste dalla natura dell’attività o dell’incarico, avvalersi delle prestazioni di consulenti o professionisti esterni che, nell’interesse della Società, svolgano attività che comportano la predisposizione delle comunicazioni sociali, i Destinatari sono tenuti ad osservare le seguenti disposizioni:

  • • la Funzione Amministrazione Finanza e Controllo individua il consulente o il professionista esterno, sulla base delle loro competenze e professionalità e richiede, se necessario, il preventivo dei compensi per la prestazione;
  • • la Funzione Amministrazione Finanza e Controllo allestisce una proposta d’incarico, la quale deve prevedere apposita informativa sul Modello Organizzativo, nonché sulle conseguenze che possano derivare da condotte contrarie alle prescrizioni dello stesso;
  • • l’incarico viene presentato dal responsabile della Funzione Amministrazione Finanza e Controllo e all’Amministratore Delegato, il quale lo sottoscrive per accettazione;

75

 

 

  • • la Funzione Amministrazione Finanza e Controllo verifica le prestazioni rese dal professionista, autorizza il pagamento dei compensi concordati secondo gli accordi, adotta tutti gli interventi necessari nel caso in cui dovessero insorgere problematiche nel corso della collaborazione, informando tempestivamente l’Amministratore Delegato;
  • • la Funzione Amministrazione Finanza e Controllo conserva tutta la documentazione prodotta nell’ambito dell’esecuzione dell’incarico.

 

1.4 FLUSSI INFORMATIVI VERSO L’ODV

_______________________________________________

I soggetti coinvolti nel processo sono tenuti a comunicare tempestivamente all’Organismo di Vigilanza qualsiasi eccezione comportamentale o qualsiasi evento inusuale, indicando le ragioni delle difformità e dando atto del processo autorizzativo seguito.

Inoltre, i soggetti a vario titolo coinvolti sono tenuti a trasmettere all’Organismo di Vigilanza, con periodicità almeno semestrale, ulteriori informazioni specificamente richieste ovvero:

  • • rilievi effettuati dal Collegio Sindacale a seguito delle attività di verifica da questi effettuate periodicamente;
  • • rilevante modifica dell’assetto sociale ed eventuali casi di esclusione del diritto di voto per determinate categorie di soci.

 

I Destinatari garantiranno, ognuno per le parti di rispettiva competenza, la tracciabilità del processo seguito, tenendo a disposizione dell’Organismo di Vigilanza – in un archivio ordinato – tutta la documentazione a tale scopo necessaria. 76

 

– PROTOCOLLO –

GESTIONE DEI RAPPORTI CON IL COLLEGIO SINDACALE E/O CON LA SOCIETÀ DI REVISIONE

_______________________________________________

1. SCOPO

_______________________________________________

Il presente Protocollo individua e regola le modalità operative a cui attenersi nei rapporti con il Collegio Sindacale e/o con la Società di Revisione.

Tali modalità operative devono essere attuate nel rispetto dei Principi di Comportamento di cui alla presente Parte Speciale.

2. AMBITO DI APPLICAZIONE

_______________________________________________

Il presente Protocollo si applica a tutti i Destinatari che siano coinvolti nella gestione dei rapporti con i Sindaci e/o con la Società di Revisione.

3. RESPONSABILE DEL PROTOCOLLO

_______________________________________________

Responsabile della gestione dei rapporti con gli organi di controllo istituzionali, disciplinati nel presente Protocollo, è il Responsabile della Funzione Amministrazione Finanza e Controllo.

4. PRESIDI DI CONTROLLO

_______________________________________________

I Destinatari coinvolti nella gestione dei rapporti con Sindaci e/o con la Società di Revisione devono garantire, ognuno per le parti di rispettiva competenza, l’esecuzione dei seguenti controlli: 77

 

 

  • • prestare la massima collaborazione nello svolgimento delle attività di verifica e controllo da parte del Collegio Sindacale e/o della Società di Revisione;
  • • improntare i rapporti con il Collegio Sindacale e della Società di Revisione alla massima collaborazione e trasparenza nel pieno rispetto del ruolo da essi rivestito;
  • • dare seguito alle richieste formali da parte del Collegio Sindacale e/o della Società di Revisione fornendo le informazioni e l’eventuale documentazione;
  • • assicurare la tracciabilità della consegna della documentazione richiesta (attraverso report di invio se recapitati a mezzo posta elettronica o modulo cartaceo se consegnati a mano) raccogliendo ed archiviando documenti di presa in consegna della documentazione sottoscritti dai responsabili di tali verifiche;

 

Il Responsabile del Protocollo deve tempestivamente informare l’amministratore delegato qualora si verificassero problemi o eventi straordinari nella gestione dei rapporti con il Collegio Sindacale e/o la Società di Revisione. 78

 

PARTE SPECIALE C

REATI IN MATERIA DI SICUREZZA SUL LAVORO 79

 

1. REATI IN MATERIA DI SICUREZZA E SALUTE SUL LAVORO

1.1. TIPOLOGIE DI REATI

_______________________________________________

La presente Parte Speciale è dedicata ai principi di comportamento e di controllo relativi ai reati in materia di sicurezza e salute sui luoghi di lavoro, così come individuati nell’articolo 25 septies36 del Decreto Legislativo.

36 In tale contesto, si segnala che gli artt. 589 e 590 c.p. sono stati recentemente modificati dalla L. n 3/2018 la quale ha introdotto – per entrambe le ipotesi delittuose – un inasprimento della pena nel caso in cui il reato sia stato commesso “nell’esercizio abusivo di una professione per la quale è richiesta una speciale abilitazione dello Stato o di un’arte sanitaria”.

Le fattispecie prese in considerazione dal Decreto Legislativo sono le seguenti:

  • • Omicidio colposo (art. 589 c.p.);
  • • Lesioni personali colpose, gravi o gravissime (art. 590, III co, c.p.).

 

Le lesioni si considerano gravi nel caso in cui: a) dal fatto deriva una malattia che metta in pericolo la vita del lavoratore; ovvero una malattia o un’incapacità di attendere alle ordinarie occupazioni per un tempo superiore ai quaranta giorni; b) il fatto produce l’indebolimento permanente di un senso o di un organo (art. 583, co. 1, c.p.).

Le lesioni si considerano gravissime se dal fatto deriva: a) una malattia certamente o probabilmente insanabile; b) la perdita di un senso; c) la perdita di un arto o una mutilazione che renda l’arto inservibile, ovvero la perdita dell’uso di un organo o della capacità di procreare, ovvero una permanente e grave difficoltà della favella 4) la deformazione, ovvero lo sfregio permanente del viso (art. 583, co. 2, c.p.).

Le richiamate fattispecie rilevano solo se commesse con violazione delle norme antinfortunistiche e sulla tutela dell’igiene e della salute sul lavoro.

Il regime sanzionatorio applicabile alla Società per i reati in materia di sicurezza e salute sul luogo di lavoro è di natura sia pecuniaria che interdittiva.

Si segnala che, a differenza della generalità dei reati-presupposto previsti dal Decreto, 80

 

che sono di natura dolosa, i Reati considerati nella presente Parte Speciale sono di natura colposa (conseguenza di negligenza, imprudenza o imperizia da parte del soggetto).

Le previsioni contenute nella presente Parte Speciale del Modello Organizzativo sono rivolte a far sì che i Destinatari pongano in essere una condotta rispettosa delle procedure previste dal sistema di prevenzione e protezione ai sensi del D. Lgs 81/2008, congiuntamente agli adempimenti e agli obblighi di vigilanza previsti dal Modello Organizzativo.

Si è posto, altresì, il problema di conciliare il criterio fondamentale di attribuzione della responsabilità per gli enti di cui all’art. 5 del Decreto (“l’ente è responsabile per i reati commessi nel suo interesse o vantaggio”) con l’elemento soggettivo che contraddistingue i delitti sopra descritti (ove tipicamente l’evento non è voluto, ancorché preveduto).

L’evento lesivo dell’incolumità del lavoratore difficilmente potrà tradursi in un qualche interesse o vantaggio in capo all’azienda di appartenenza, a meno che la violazione delle norme antinfortunistiche sia posta in relazione al minor costo sostenuto per il loro mancato rispetto.

La versione delle “Linee Guida” di Confindustria, emanata il 21 luglio 2014 – ritenuta dal Ministero della Giustizia “complessivamente adeguata e idonea al raggiungimento dello scopo fissato dall’art. 6, comma 3, del D. Lgs. n. 231/2001” – recepisce integralmente il sistema degli adempimenti imposti dall’ordinamento in materia di prevenzione antinfortunistica (L. n. 123/2007 e D. Lgs. n. 81/2008).

La normativa primaria (L. n. 123/2007 e D. Lgs. 81/2008), la documentazione interna predisposta da Mario Frigerio afferente i controlli programmatici svolti e da svolgere, nonché le singole procedure già adottate al fine di disciplinare le aree di rischio individuate, costituiscono naturale presupposto per la descrizione dei “Principi di Comportamento” a cui i Destinatari devono attenersi e per la redazione del Protocollo denominato “Verifica degli adempimenti in materia di Sicurezza e Salute sui luoghi di Lavoro”.

Ai fini della redazione della presente Parte Speciale C, Mario Frigerio ha considerato, inoltre, i fattori di rischio riportati nel Documento di Valutazione Rischi redatto ai sensi della normativa prevenzionistica vigente.

Prima di enunciare i Principi di comportamento in materia di sicurezza e salute sui 81

 

luoghi di lavoro e le procedure che costituiscono il Protocollo finalizzato alla prevenzione dei reati di cui alla presente Parte Speciale, è opportuno richiamare le principali figure previste dalla normativa di settore (D. Lgs. 81/2008 e successive modifiche ed integrazioni).

1.2 RUOLI E RESPONSABILITÀ

_______________________________________________

Per quanto attiene alla struttura organizzativa ai fini della prevenzione in materia di salute e sicurezza sui luoghi di lavoro, il Documento di Valutazione dei Rischi ex artt. 17 e 28 del D. Lgs. 81/2008. adottato dalla Società individua i soggetti che la vigente normativa indica quali destinatari di specifiche responsabilità e competenze in tema di sicurezza.

In particolare, in Mario Frigerio, questi sono:

1.2.1. DATORE DI LAVORO

Al vertice dell’organigramma aziendale si trova il Datore di lavoro che, ai sensi dell’art. 2 del D. Lgs. 81/2008, è il principale garante della sicurezza all’interno dell’impresa; più specificamente è “il soggetto titolare del rapporto di lavoro con il lavoratore o, comunque, il soggetto che, secondo il tipo e l’organizzazione dell’impresa, ha la responsabilità dell’impresa stessa ovvero dell’unità produttiva, in quanto titolare dei poteri decisionali e di spesa”.

Al Datore di lavoro sono attribuiti i seguenti, principali, obblighi:

– in via esclusiva, in quanto obblighi non delegabili:

  • • designare il Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione (RSPP) e nominare il Medico competente (artt. 17 e 18, co. I, lett. a), D. Lgs. 81/2008);
  • • elaborare e aggiornare, insieme al RSPP, in collaborazione con il Medico competente e previa consultazione del Rappresentante dei lavoratori per la sicurezza (RLS), il “Documento di valutazione dei rischi” ed individuare le misure di prevenzione e protezione, ai sensi degli artt. 17, 28 e 29 del D. Lgs. 81/2008;

 

– nonché, anche in via delegata:

  • • nominare il Medico competente per l’effettuazione della sorveglianza sanitaria e

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  • designare gli API e gli APS, verificando il corretto adempimento degli obblighi e dei compiti a loro carico;
  • • predisporre tutte le misure idonee a garantire le linee strategiche per la gestione unitaria e coordinata della sicurezza e della salute (art. 18, co. I e II, D. Lgs. 81/2008);
  • • consultare il rappresentante per la sicurezza nei casi previsti dall’art. 50, co. I, lett. b), c) e d) del D. Lgs. 81/2008;
  • • adempiere agli obblighi di informazione, formazione e addestramento di cui agli articoli 36 e 37 del D. Lgs. 81/2008;

 

In particolare, le responsabilità del Datore di lavoro includono di:

  • • garantire nell’ambito della propria attività, il rispetto della normativa vigente in materia di lavori effettuati nell’ambito di cantieri temporanei o mobili, nonché quella in materia di segnaletica di sicurezza;
  • • tenere conto delle capacità e delle condizioni dei Lavoratori in rapporto alla loro salute e sicurezza, in occasione dell’affidamento dei compiti;
  • • fornire ai Lavoratori i necessari ed idonei dispositivi di protezione individuare, sentito il RSPP ed il Medico competente;
  • • prendere le misure appropriate affinché soltanto i Lavoratori che hanno ricevuto adeguate istruzioni e specifico addestramento accedano alle zone che li espongono ad un rischio grave e specifico;
  • • richiedere l’osservanza, da parte dei singoli Lavoratori, delle norme vigenti, nonché delle disposizioni aziendali in materia di salute e sicurezza sul lavoro, di uso dei mezzi di protezione collettivi e di uso dei dispositivi di protezione individuali messi a disposizione dei lavoratori;
  • • riscontrare tempestivamente le segnalazioni dei Preposti nonché quelle dei Lavoratori, concernenti eventuali deficienze dei mezzi, delle attrezzature di lavoro e dei dispositivi di protezione, ovvero eventuali condizioni di pericolo che si verifichino durante il lavoro;
  • • adottare le misure per il controllo delle situazioni di rischio in caso di emergenza

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  • e dare istruzioni affinché i Lavoratori, in caso di pericolo grave, immediato ed inevitabile, abbandonino il posto di lavoro o la zona pericolosa;
  • • informare il più presto possibile i Lavoratori esposti al rischio di un pericolo grave e immediato circa il rischio stesso e le disposizioni prese o da prendere in materia di protezione;
  • • adempiere agli obblighi di comunicazione, coinvolgimento, formazione e addestramento previsti dalla normativa vigente, anche mediante l’implementazione dei piani di comunicazione e formazione proposti da SPP (ove presente);
  • • astenersi, salvo eccezione debitamente motivata da esigenze di tutela della salute e sicurezza, dal richiedere ai Lavoratori di riprendere la loro attività in una situazione di lavoro in cui persiste un pericolo grave e immediato;
  • • consentire ai Lavoratori di verificare, mediante il RLS, l’applicazione delle misure di sicurezza e di protezione della salute;
  • • consegnare tempestivamente al RLS, qualora richiesto, il Documento di valutazione dei rischi, incluso quello relativo ai lavori oggetto di contratto d’appalto, d’opera o di somministrazione;
  • • prendere appropriati provvedimenti per evitare che le misure tecniche adottate possano causare rischi per la salute della popolazione o deteriorare l’ambiente esterno, verificando periodicamente la perdurante assenza di rischio;
  • • comunicare all’INAIL i nominativi dei RLS, nonché alla stessa INAIL, in relazione alle rispettive competenze: a) a fini statistici ed informativi, i dati relativi agli infortuni sul lavoro che comportino un’assenza dal lavoro di almeno un giorno, escluso quello dell’evento; b) a fini assicurativi, le informazioni relative agli infortuni sul lavoro che comportino un’assenza dal lavoro superiore a tre giorni; i medesimi dati dovranno essere inviati anche all’Organismo di Vigilanza;
  • • consultare il RLS in tutti i casi prescritti dalla normativa vigente;
  • • adottare le misure necessarie ai fini della prevenzione incendi e dell’evacuazione dei luoghi di lavoro, nonché per il caso di pericolo grave e immediato. Tali misure devono essere conformi alla normativa vigente ed adeguate alla natura

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  • dell’attività, alle dimensioni dell’azienda o dell’unità produttiva, nonché al numero delle persone presenti;
  • • munire i Lavoratori di apposita tessera di riconoscimento, corredata di fotografia, contenete le generalità del Lavoratore e l’indicazione del Datore di lavoro, nell’ambito dello svolgimento di attività in regime di appalto e di subappalto;
  • • convocare la riunione periodica di cui all’art. 35, del D. Lgs. 81/2008;
  • • aggiornare le misure di prevenzione in relazione ai mutamenti organizzativi e produttivi che hanno rilevanza ai fini della salute e sicurezza sul lavoro, o in relazione al grado di evoluzione della tecnica della prevenzione e della protezione;
  • • vigilare affinché i Lavoratori, per i quali vige l’obbligo di sorveglianza sanitaria, non siano adibiti alla mansione lavorativa specifica senza il prescritto giudizio di idoneità.

 

Il Datore di lavoro, inoltre, fornisce al RSPP ed al Medico competente le necessarie informazioni in merito a:

  • • la natura dei rischi;
  • • l’organizzazione del lavoro, la programmazione e l’attuazione delle misure preventive e protettive;
  • • la descrizione degli impianti e dei processi produttivi;
  • • i provvedimenti adottati dall’Organismo di Vigilanza.

 

1.2.2 DATORE DI LAVORO COMMITTENTE PER I LAVORI AFFIDATI CON CONTRATTO D’APPALTO D’OPERA EX ART. 26 D. LGS. N. 81/2008

Si intende il Datore di lavoro così come definito in precedenza, il quale affida lavori all’impresa appaltatrice o a lavoratori autonomi all’interno della propria azienda, o di una singola unità produttiva della stessa, nonché nell’ambito dell’intero ciclo produttivo dell’azienda medesima.

A tale soggetto sono attribuiti i seguenti obblighi ex art. 26, comma VII, D. Lgs. n. 81/2008: 85

 

 

  • • in via generale, valutare preventivamente la capacità, le risorse e i modelli organizzativi posseduti e messi a disposizione dagli appaltatori;
  • • in particolare: verificare i requisiti tecnico-professionali dell’appaltatore e/o del lavoratore autonomo;
  • • fornire dettagliate informazioni sui rischi specifici esistenti nell’ambiente in cui sono destinati ad operare e sulle misure di prevenzione e di emergenza adottate in relazione alla propria attività;
  • • garantire la cooperazione fra datori di lavoro, appaltatori e committente;
  • • garantire il coordinamento della prevenzione e promuovere la cooperazione;
  • • redigere un unico documento di valutazione dei rischi che indichi le misure adottate per eliminare le interferenze ex art. 26, comma III, D. Lgs. n. 81/2008. Tale documento è allegato al contratto di appalto o d’opera – DUVRI.

 

1.2.3 DIRIGENTI

Si intende il personale che, in ragione delle competenze professionali e di poteri gerarchici e funzionali adeguati alla natura dell’incarico conferitogli, attua le direttive del Datore di lavoro organizzando l’attività lavorativa e vigilando su di essa.

Al Dirigente sono attribuiti dall’art. art. 18 comma 1 del D. Lgs. n. 81/2008, i seguenti obblighi:

  • • affidare i compiti ai lavoratori tenendo conto delle loro capacità e delle condizioni degli stessi in rapporto alla loro salute e alla sicurezza;
  • • fornire ai lavoratori i necessari e idonei dispositivi di protezione individuale, sentito il responsabile del servizio di prevenzione e protezione e il medico competente, ove presente;
  • • prendere le misure appropriate affinché soltanto i lavoratori che hanno ricevuto adeguate istruzioni e specifico addestramento accedano alle zone che li espongono ad un rischio grave e specifico;
  • • richiedere l’osservanza da parte dei singoli lavoratori delle norme vigenti, nonché

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  • delle disposizioni aziendali in materia di sicurezza e di igiene del lavoro e di uso dei mezzi di protezione collettivi e dei dispositivi di protezione individuali messi a loro disposizione;
  • • adottare le misure per il controllo delle situazioni di rischio in caso di emergenza e dare istruzioni affinché i lavoratori, in caso di pericolo grave, immediato ed inevitabile, abbandonino il posto di lavoro o la zona pericolosa;
  • • informare il più presto possibile i lavoratori esposti al rischio di un pericolo grave e immediato circa il rischio stesso e le disposizioni prese o da prendere in materia di protezione;
  • • adempiere agli obblighi di informazione, formazione e addestramento di cui agli artt. 36 e 37 del D. Lgs. n. 81/2008;
  • • astenersi, salvo eccezione debitamente motivata da esigenze di tutela della salute e sicurezza, dal richiedere ai lavoratori di riprendere la loro attività in una situazione di lavoro in cui persiste un pericolo grave e immediato;
  • • vigilare affinché i lavoratori per i quali vige l’obbligo di sorveglianza sanitaria non siano adibiti alla mansione lavorativa specifica senza il prescritto giudizio di idoneità.

 

1.2.4 RESPONSABILE DEL SERVIZIO DI PREVENZIONE E PROTEZIONE

Coincide con la persona in possesso almeno dei requisiti di cui all’art. 32 D. Lgs. n. 81/2008, designata dal Datore di lavoro, previa consultazione del Rappresentante per la sicurezza, a dare attuazione a quanto stabilito dall’art. 33 del D. Lgs. 81/2008.

Il Responsabile del servizio di prevenzione e protezione garantisce un supporto tecnico “specialistico” al Datore di lavoro nell’attività di:

  • • verifica della conformità di macchine, impianti e attrezzature utilizzate dai lavoratori alla normativa vigente in materia di salute e sicurezza dei lavoratori;
  • • elaborazione, per quanto di competenza, delle misure preventive e protettive attuate e richiamate nel Documento di valutazione dei rischi, nonché i sistemi di controllo di tali misure;
  • • informazione, formazione e addestramento dei lavoratori, con particolare

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  • riguardo ai concetti di rischio, danno, prevenzione, protezione, organizzazione della prevenzione aziendale, diritti e doveri dei soggetti operanti in seno alla struttura organizzativa della Società;
  • • informazione e formazione dei lavoratori sul corretto utilizzo dei dispositivi di protezione individuale (DPI), dei dispositivi di protezione uditivi (DPI-u) e dei dispositivi di protezione individuale di terza categoria (c.d. DPI salvavita);
  • • corretta e puntuale applicazione e valutazione dell’efficacia preventiva di tutte le misure di prevenzione e protezione applicate, in stretta collaborazione con i vari capi servizio;
  • • controllo e verifica dell’efficacia delle misure di prevenzione/protezione di cui al Documento unico di valutazione dei rischi interferenti, redatto con il Datore di lavoro committente per i lavori affidati in appalto;
  • • partecipazione alle consultazioni in materia di tutela della salute e sicurezza sul lavoro, nonché alla riunione periodica, di cui all’art. 35, del D. Lgs. 81/2008.

 

1.2.5 MEDICO COMPETENTE

Si intende il medico, designato dal Datore di lavoro, specializzato in medicina del lavoro o in medicina preventiva dei lavoratori ed in possesso dell’autorizzazione di cui all’art. 55 del decreto legislativo 15 agosto 1991, n. 277.

Al Medico competente sono attribuiti i seguenti compiti:

  • • collaborare con il Datore di lavoro e con il Responsabile del Servizio di prevenzione e protezione, sulla base della specifica conoscenza dell’organizzazione dell’azienda e delle situazioni di rischio, alla predisposizione ed all’attuazione delle misure per la tutela della salute e dell’integrità psico-fisica dei lavoratori;
  • • effettuare gli accertamenti sanitari di cui all’art. 41 del D. Lgs. 81/2008;
  • • collaborare con il Datore di lavoro alla predisposizione del servizio di primo soccorso di cui all’art. 25, co. I, lett. a) del D. Lgs. 81/2008;
  • • collaborare all’attività di formazione e informazione dei lavoratori;
  • • consegnare al Datore di lavoro, alla cessazione dell’incarico, la documentazione

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  • sanitaria in suo possesso, nel rispetto delle disposizioni di cui al D. Lgs. 196/2003 e con salvaguardia del segreto professionale;
  • • informa ogni Lavoratore interessato circa i risultati della sorveglianza sanitaria e, a richiesta dello stesso, gli rilascia copia della documentazione sanitaria;
  • • comunica per iscritto, in occasione delle riunioni periodiche di cui all’art. 35 del D. Lgs 81/2008 al Datore di lavoro, al RSPP ed ai RLS, i risultati anonimi collettivi della sorveglianza sanitaria effettuata, e fornisce indicazioni sul significato dei predetti risultati ai fini dell’attuazione delle misure per la tutela della salute e della integrità psico-fisica del Lavoratori;
  • • visita gli ambienti di lavoro almeno una volta all’anno, o a cadenza diversa che stabilisce in base alla valutazione dei rischi e che comunica al Datore di lavoro ai fini della relativa annotazione nel Documento di valutazione dei rischi;
  • • comunica al Ministero della Salute, mediante autocertificazione, il possesso dei titoli e requisiti previsti dalla normativa vigente.

 

1.2.6 RAPPRESENTANTE DEI LAVORATORI PER LA SICUREZZA

Si intende la persona eletta o designata a rappresentare i lavoratori per quanto concerne gli aspetti della salute e della sicurezza sui luoghi di lavoro.

Secondo quanto disposto dall’art. 50 del D. Lgs. 81/2008, il RLS:

  • • accede ai luoghi di lavoro;
  • • è consultato preventivamente e tempestivamente in ordine alla valutazione dei rischi, alla individuazione, programmazione e verifica della prevenzione in azienda;
  • • è consultato sulle designazioni del responsabile e degli addetti al servizio di prevenzione, all’attività di prevenzione incendi, al primo soccorso, alla evacuazione dei luoghi di lavoro e del medico;
  • • è consultato in merito all’organizzazione della formazione di cui sono destinatari i lavoratori, i preposti, gli addetti al servizio prevenzione e alla lotta antincendio;
  • • riceve le informazioni e la documentazione aziendale relativa alla valutazione dei rischi e le misure di prevenzione, nonché quelle inerenti alle sostanze e preparati

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  • pericolosi, alle macchine, agli impianti, all’organizzazione e agli ambienti di lavoro, agli infortuni e alle malattie professionali;
  • • riceve le informazioni provenienti dai servizi di vigilanza;
  • • riceve una formazione adeguata;
  • • promuove l’elaborazione, l’individuazione e l’attuazione delle misure idonee a tutelare l’integrità fisica dei lavoratori;
  • • formula osservazioni in occasione di visite e verifiche effettuate dalle autorità competenti, dalle quali è di norma sentito;
  • • partecipa alla riunione periodica;
  • • fa proposte in merito all’attività di prevenzione;
  • • avverte il responsabile dell’azienda dei rischi individuati nel corso della sua attività;
  • • può fare ricorso alle autorità competenti qualora ritenga che le misure di prevenzione e protezione dai rischi adottate dal Datore di lavoro non siano idonee a garantire la salute e la sicurezza durante il lavoro.

 

I RLS devono disporre del tempo necessario allo svolgimento dell’incarico senza perdita di retribuzione, nonché dei mezzi e degli spazi necessari per l’esercizio delle funzioni e delle facoltà loro riconosciute.

I RLS non possono subire pregiudizio alcuno a causa dello svolgimento della propria attività e nei loro confronti si applicano le stesse tutele previste dalla legge per le rappresentanze sindacali.

Il RLS su sua richiesta, per lo svolgimento della sua funzione, riceve copia del documento di valutazione dei rischi.

I rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza del Datore di lavoro committente e delle imprese appaltatrici, su loro richiesta e per l’espletamento delle loro funzioni, ricevono copia del documento di valutazione dei rischi da interferenze.

L’esercizio delle funzioni di RLS è incompatibile con la nomina a RSPP. 90

 

1.2.7 PREPOSTO

Si intende la persona che, in ragione delle competenze professionali e dei poteri conferitigli, attua le direttive del Datore di lavoro, organizzando l’attività lavorativa e vigilando su di essa.

Il Preposto è responsabile, nell’ambito delle sue funzioni organizzative, del rispetto delle normative di sicurezza da parte dei lavoratori ai quali fornisce istruzioni ed informazioni opportune.

Al preposto, in particolare, sono attribuiti i seguenti compiti ex art. 19, D. Lgs. 81/2008:

  • • sovrintendere e vigilare sulla osservanza da parte dei singoli lavoratori dei loro obblighi di legge, nonché delle disposizioni aziendali in materia di salute e sicurezza sul lavoro e di uso dei mezzi di protezione collettivi e dei dispositivi di protezione individuale messi a loro disposizione e, in caso di persistenza della inosservanza, informare i loro superiori diretti;
  • • verificare affinché soltanto i lavoratori che hanno ricevuto adeguate istruzioni accedano alle zone che li espongono ad un rischio grave e specifico;
  • • richiedere l’osservanza delle misure per il controllo delle situazioni di rischio in caso di emergenza e dare istruzioni affinché i lavoratori, in caso di pericolo grave, immediato e inevitabile, abbandonino il posto di lavoro o la zona pericolosa;
  • • informare il più presto possibile i lavoratori esposti al rischio di un pericolo grave e immediato circa il rischio stesso e le disposizioni prese o da prendere in materia di protezione;
  • • astenersi, salvo eccezioni debitamente motivate, dal richiedere ai lavoratori di riprendere la loro attività in una situazione di lavoro in cui persiste un pericolo grave ed immediato;
  • • segnalare tempestivamente al Datore di lavoro o al Dirigente sia le deficienze dei mezzi e delle attrezzature di lavoro e dei dispositivi di protezione individuale, sia ogni altra condizione di pericolo che si verifichi durante il lavoro, delle quali venga a conoscenza sulla base della formazione ricevuta;
  • • frequentare appositi corsi di formazione secondo quanto previsto dall’art. 37, co. 7, D. Lgs. 81/2008.

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1.2.8 ADDETTO PRIMO SOCCORSO

Si intende la persona a cui sono assegnati compiti di primo soccorso ed assistenza medica di emergenza.

In seno alla Società, il Datore di lavoro ha provveduto, alla nomina di un numero di Addetti primo soccorso adeguato alla struttura ed all’attività svolta.

All’Addetto di Primo Soccorso, in particolare, sono attribuiti i seguenti compiti:

  • • adempiere correttamente ai propri compiti in materia di primo soccorso;
  • • garantire, nell’ambito della propria attività, il rispetto delle procedure concernenti il primo soccorso.

 

1.2.9 ADDETTO PREVENZIONE INCENDI E GESTIONE EMERGENZE

Si intende la persona a cui sono assegnati compiti connessi alla prevenzione degli incendi ed alla gestione delle emergenze.

In seno alla Società, il Datore di lavoro ha provveduto, alla nomina di un numero di Addetti prevenzione incendi e gestione emergenze adeguato alla struttura ed all’attività svolta.

All’Addetto prevenzione incendi e gestione emergenze, in particolare, sono attribuiti i seguenti compiti:

  • • adempiere correttamente ai propri compiti in materia di prevenzione incendi;
  • • garantire, nell’ambito della propria attività, il rispetto delle procedure concernenti la lotta antincendio e l’evacuazione dai luoghi di lavoro.

 

1.2.10 LAVORATORI

Si intendono tutti coloro che, indipendentemente dalla tipologia contrattuale, svolgono un’attività lavorativa nell’ambito dell’organizzazione della Società, con o senza retribuzione, anche al solo fine di apprendere un mestiere, un’arte o una professione, esclusi gli addetti ai servizi domestici e familiari.

In particolare, i Lavoratori devono:

  • • osservare le disposizioni e le istruzioni impartite dal Datore di lavoro, dai Dirigenti e dai Preposti, ai fini della protezione collettiva ed individuale;

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  • • utilizzare correttamente i macchinari, le apparecchiature, gli utensili, le sostanze e i preparati pericolosi, i mezzi di trasporto e le altre attrezzature di lavoro, nonché i dispositivi di sicurezza;
  • • utilizzare in modo appropriato i dispositivi di protezione messi a loro disposizione, al fine di stabilire, secondo il tipo di attività svolta, quali DPI sono da utilizzare presso ogni deposito della Società;
  • • segnalare immediatamente al Datore di lavoro, al Dirigente, al Preposto le deficienze dei mezzi e dispositivi dei punti precedenti, nonché le altre eventuali condizioni di pericolo di cui vengano a conoscenza, adoperandosi direttamente, in caso di urgenza, nell’ambito delle loro competenze e possibilità, per eliminare o ridurre tali deficienze o pericoli, dandone notizia al Rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza. Qualora il Datore di lavoro, il Dirigente o il Preposto non si attivino, entro un termine congruo, per rimediare efficacemente alle deficienze o alle condizioni di pericolo loro indicate, i Lavoratori dovranno inoltrare la segnalazione all’Organismo di Vigilanza;
  • • non rimuovere né modificare senza autorizzazione i dispositivi di sicurezza o di segnalazione o di controllo;
  • • provvedere alla cura dei mezzi di protezione individuale messi a loro disposizione, senza apportarvi alcuna modifica di propria iniziativa;
  • • non compiere di propria iniziativa operazioni o manovre che non sono di loro competenza ovvero che possono compromettere la sicurezza propria o di altri lavoratori;
  • • partecipare ai programmi di formazione e di addestramento organizzati dal Datore di lavoro;
  • • sottoporsi ai controlli sanitari previsti nei loro confronti, per definire l’attuazione ed il controllo dell’assistenza sanitaria dei lavoratori in ogni deposito della Società.

 

I lavoratori di aziende che svolgono per la Società attività in regime di appalto e subappalto devono esporre apposita tessera di riconoscimento. 93

 

1.2.11 TERZI DESTINATARI

In aggiunta a quella dei soggetti sopra indicati, in materia di salute e sicurezza sul lavoro assume rilevanza la posizione di quei soggetti che, pur essendo esterni alla struttura organizzativa di Mario Frigerio, svolgono un’attività potenzialmente incisiva sulla sicurezza e salute dei lavoratori.

Allo scopo, devono considerarsi “Terzi Destinatari”:

  • • i soggetti cui è affidato un lavoro in virtù di un contratto d’appalto o d’opera o di somministrazione;
  • • i fabbricanti ed i fornitori;
  • • i progettisti dei luoghi, posti di lavoro ed impianti;
  • • gli installatori ed i montatori di impianti, attrezzature di lavoro o altri mezzi tecnici.

 

Alle funzioni sopra definite si farà riferimento sia nei Principi di Comportamento sia nel Protocollo previsto nella presente Parte Speciale.

1.3 AREE DI RISCHIO

_______________________________________________

Fermo restando che qualsiasi attività svolta nell’ambito della Società può essere astrattamente considerata sensibile ai fini dell’accadimento di eventi che possano dare luogo alla commissione di taluno dei Reati in materia di sicurezza sul luogo di lavoro previsti dalla presente Parte Speciale C, si segnala che i maggiori rischi per i lavoratori si riscontrano nello svolgimento dell’attività svolta nel sito aziendale di produzione dei macchinari oggetto di successiva vendita.

Sono altresì considerate a rischio – ancorché indirettamente – le attività connesse all’esecuzione di opere in appalto presso la Società. 94

 

1.4 PRINCIPI DI COMPORTAMENTO

_______________________________________________

Ai fini dell’applicazione della presente Parte Speciale, i Destinatari devono:

  • • avere cura della propria sicurezza e della propria salute nonché di quella delle persone presenti sul luogo di lavoro di cui rispondono, in conformità ai ruoli loro assegnati e ai mezzi messi a disposizione dal Datore di lavoro;
  • • rispettare ed adeguarsi agli ordini e alle discipline aziendali di sicurezza forniti dal Datore di lavoro in materia di protezione collettiva ed individuale;
  • • utilizzare secondo le istruzioni, i macchinari e le attrezzature presenti sul luogo di lavoro, nonché i mezzi di trasporto e i dispositivi di sicurezza e protezione;
  • • segnalare tempestivamente al Datore di lavoro ogni carenza, deficienza od eventuale situazione di pericolo degli strumenti di cui sopra;
  • • contribuire, per quanto di competenza, alla regolare manutenzione di ambienti, attrezzature macchine ed impianti, con particolare riguardo ai dispositivi di sicurezza in conformità alle indicazioni dei fabbricanti;
  • • attivarsi direttamente, in caso di evidente emergenza, per eliminare o ridurre le situazioni di pericolo, nei limiti delle proprie possibilità e competenze;
  • • rispettare i principi ergonomici nella concezione dei posti di lavoro, nella scelta delle attrezzature e nella definizione dei metodi di lavoro e produzione;
  • • sottoporsi, secondo le tempistiche previste e le mansioni ricoperte, ai piani di sorveglianza sanitaria;
  • • collaborare, unitamente al Datore di lavoro, al rispetto della normativa di settore al fine di tutelare e garantire la sicurezza e la salute dei lavoratori sul luogo di lavoro;

 

partecipare alle iniziative aziendali, secondo il calendario prestabilito, in tema di formazione ed informazione circa l’utilizzo di macchinari e il rischio di incidenti.

I Destinatari hanno, inoltre, il diritto di:

  • • essere informati, formati, consultati e resi partecipi delle questioni riguardanti la

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  • sicurezza e la salute sul luogo di lavoro;
  • • ricevere istruzioni adeguate, anche attraverso corsi di formazione dedicati, sulle problematiche relative alla sicurezza e salute sul luogo di lavoro in generale, sulla attuazione delle disposizioni interne aziendali e sull’uso di singoli macchinari;
  • • potersi sottoporre alle visite mediche programmatiche secondo il piano sanitario elaborato.

 

1.5 FLUSSI INFORMATIVI VERSO L’ODV

___________________________________________________________

I soggetti responsabili dell’individuazione, dell’attuazione e del controllo sulle misure relative alla sicurezza, all’igiene e alla salute nei luoghi di lavoro sono tenuti ad un obbligo di informativa verso l’Organismo di Vigilanza.

In particolare, il Datore di lavoro – coadiuvato dal Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione – con periodicità definita:

  • • provvede a informare l’OdV in merito agli esiti delle verifiche sulla corretta attuazione della normativa vigente e lo tiene costantemente informato in relazione allo stato dei suggerimenti avanzati in sede di attività ispettiva;
  • • le statistiche relative agli incidenti verificatisi sul luogo di lavoro, specificandone la causa, l’avvenuto riconoscimento di infortuni e la relativa gravità;
  • • ogni variazione che richieda o che abbia richiesto l’aggiornamento della valutazione dei rischi;
  • • l’elenco degli investimenti previsti in materia di antinfortunistica e tutela dell’igiene e della sicurezza sul lavoro, integrato dall’elenco dei relativi acquisti effettuati nel periodo in esame in situazioni di emergenza ed extra-budget;
  • • in caso di gravi o reiterate violazioni delle disposizioni in materia ovvero in caso di necessità di interventi tempestivi, la comunicazione all’Organismo di Vigilanza deve essere immediata;
  • • informa tempestivamente l’OdV circa eventuali azioni e/o interventi dell’Autorità Giudiziaria nonché della Polizia Giudiziaria (compresa la ASL con

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  • funzione di Polizia Giudiziaria), in caso di verifica circa il rispetto della normativa vigente in materia di sicurezza sui luoghi di lavoro.

 

L’Organismo di Vigilanza, nell’ambito delle proprie competenze, può conferire mandato a consulenti esterni qualificati e selezionati secondo apposita procedura, affinché effettuino ispezioni volte ad ottenere formale valutazione riguardo ai seguenti aspetti:

  • • la corretta metodologia di individuazione, valutazione, misurazione e controllo dei rischi per la salute e la sicurezza dei lavoratori nonché dei meccanismi di aggiornamento di tale metodologia;
  • • la conformità delle misure adottate per la prevenzione dei rischi di cui al punto precedente alla normativa ed al presente Modello Organizzativo;
  • • la conformità delle metodologie e delle misure di prevenzione di cui ai punti precedenti alla migliore prassi per il settore in cui opera la Società.

 

I risultati della valutazione operata dai consulenti esterni vengono comunicati tramite apposita relazione all’Organismo di Vigilanza.

L’Organismo di Vigilanza, alla luce delle risultanze di cui sopra, pur non ricoprendo un ruolo operativo, svolge i compiti di seguito indicati:

  • • esaminare le segnalazioni concernenti eventuali violazioni del Modello Organizzativo, ivi incluse le segnalazioni non riscontrate tempestivamente dai soggetti competenti, concernenti eventuali deficienze o inadeguatezze dei luoghi, delle attrezzature di lavoro, ovvero dei dispositivi di protezione messi a disposizione dalla Società, ovvero riguardanti una situazione di pericolo connesso alla salute ed alla sicurezza sul lavoro;
  • • monitorare la funzionalità del complessivo sistema preventivo adottato da Mario Frigerio, in quanto organismo idoneo ad assicurare l’obbiettività, l’imparzialità e l’indipendenza dall’area aziendale sottoposta a verifica;
  • • proporre al Consiglio di Amministrazione, gli eventuali aggiornamenti del Modello Organizzativo o delle procedure previste per la sua attuazione, che si rendessero necessari o opportuni in considerazione di eventuali inadeguatezze

97

 

 

  • riscontrate, ovvero a seguito di significative violazioni o cambiamenti della struttura organizzativa della Società in relazione al progresso scientifico e tecnologico.

 

L’Organismo di Vigilanza, cui deve essere inviata copia della reportistica periodica in materia di salute e sicurezza sul lavoro, e segnatamente il verbale della riunione periodica di cui all’art. 35 del D. Lgs. 81/2008, nonché tutti i dati relativi agli infortuni sul lavoro occorsi nella Società, deve comunicare al Consiglio di Amministrazione ed al Collegio Sindacale, secondo i termini e le modalità previste dal Modello Organizzativo, i risultati della propria attività di vigilanza e controllo.

I Destinatari garantiranno, ognuno per le parti di rispettiva competenza, la tracciabilità del processo seguito, tenendo a disposizione dell’Organismo di Vigilanza – in un archivio ordinato – tutta la documentazione a tale scopo necessaria. 98

 

– PROTOCOLLO –

VERIFICA DEGLI ADEMPIMENTI IN MATERIA DI SICUREZZA E SALUTE SUI LUOGHI DI LAVORO

_______________________________________________

1. SCOPO E PRINCIPI SPECIFICI DI COMPORTAMENTO

_______________________________________________

Il presente protocollo individua e regola le modalità a cui Mario Frigerio deve attenersi nella prevenzione degli infortuni sul luogo di lavoro ed, in generale, dei rischi per la salute e sicurezza dei lavoratori.

La Società, infatti, ha applicato le disposizioni di prevenzione e controllo previste dalla legge, così come individuate dal D. Lgs. 81/2008 e dalle normative speciali, laddove applicabili, alla propria particolare attività, mediante l’adozione del Documento di Valutazione dei Rischi, ai sensi degli artt. 17 e 28 del D. Lgs. 81/2008.

La politica per la sicurezza e salute sul lavoro adottata dalla Società costituisce un riferimento fondamentale per tutti i Destinatari e per tutti coloro che, al di fuori di Mario Frigerio, intrattengono rapporti con la stessa.

Mario Frigerio dovrà pertanto svolgere le proprie attività secondo i seguenti principi:

  • • responsabilizzazione dell’intera organizzazione aziendale, dal Datore di lavoro a ciascuno dei lavoratori nella gestione del sistema di salute e sicurezza sul lavoro, ciascuno per le proprie attribuzioni e competenze, al fine di evitare che l’attività di prevenzione venga considerata di competenza esclusiva di alcuni soggetti con conseguente mancanza di partecipazione attiva da parte di taluni Destinatari;
  • • impegno a considerare il sistema di salute e sicurezza come parte integrante della gestione aziendale, la cui conoscibilità deve essere garantita a tutti i Destinatari;
  • • impegno al miglioramento continuo ed alla prevenzione;
  • • impegno a fornire le risorse umane e strumentali necessarie, valutando l’opportunità di investimenti per nuovi impianti, e considerando in tale valutazione, oltre agli aspetti economico finanziari, anche gli aspetti di sicurezza e tutela della salute dei lavoratori;
  • • impegno a promuovere la collaborazione con le Autorità Competenti (es. INAIL,

99

 

 

  • ASL, ecc.) al fine di stabilire un efficace canale di comunicazione rivolto al miglioramento continuo delle prestazioni in tema di sicurezza e tutela della salute dei Lavoratori;
  • • impegno a monitorare in maniera costante la situazione degli infortuni aziendali al fine di garantirne un controllo, individuare le criticità e le relative azioni correttive/formative;
  • • impegno ad un riesame periodico della politica per la salute e sicurezza adottato e del relativo sistema di gestione attuato al fine di garantire la loro costante adeguatezza alla struttura organizzativa di Mario Frigerio.

 

Inoltre, la Società ha fornito adeguata formazione a tutti i lavoratori in materia di sicurezza sul lavoro e il contenuto della stessa, secondo le previsioni del T.U. sono facilmente comprensibili e consentono di acquisire le conoscenze e competenze necessarie.

A tal proposito si specifica che:

  • • l’RSPP e il Medico Competente devono partecipare alla stesura del piano di formazione;
  • • la formazione deve essere adeguata ai rischi della mansione cui ognuno dei Lavoratori è in concreto assegnato;
  • • ognuno dei lavoratori deve essere sottoposto a tutte quelle azioni formative rese obbligatorie dalle normative di legge e su ogni altro argomento che, di volta in volta, venga considerato necessario per il raggiungimento degli obiettivi aziendali in tema di sicurezza;
  • • i lavoratori che cambiano mansione e quelli trasferiti devono fruire di formazione specifica, preventiva e/o aggiuntiva, ove necessario, per il nuovo incarico;
  • • gli addetti a specifici compiti in materia di emergenza (es. addetti alla prevenzione incendi ed evacuazione e pronto soccorso) devono ricevere specifica formazione;
  • • devono essere effettuate periodiche esercitazioni di emergenza di cui deve essere data evidenza (attraverso, ad esempio, la verbalizzazione dell’avvenuta

10 0

 

 

  • esercitazione con riferimento alle modalità di svolgimento e alle risultanze);
  • • i neoassunti – in assenza di pregressa esperienza professionale/lavorativa e di adeguata qualificazione – non possono essere adibiti in autonomia ad attività operativa ritenuta più a rischio infortuni se non dopo l’acquisizione di un grado di professionalità idoneo allo svolgimento della stessa mediante adeguata formazione non inferiore ad almeno tre mesi dall’assunzione, salvo periodi più ampi per l’acquisizione di qualifiche specifiche.

 

Di tutta l’attività di formazione sopra descritta deve essere data evidenza su base documentale, anche mediante apposita verbalizzazione, e laddove previsto, deve essere ripetuta periodicamente.

Il Protocollo descritto nella presente Parte Speciale, pertanto, si pone la finalità di istituire un controllo circa l’effettività e l’adeguatezza del sistema di prevenzione degli infortuni sul luogo di lavoro, attraverso la codificazione di un sistema di informazione e di ispezione che metta l’Organismo di Vigilanza in condizione di entrare in possesso e di conoscere tutta la documentazione aziendale predisposta dalla Società per quanto concerne il programma preventivo di tutela della sicurezza e della salute sui luoghi di lavoro.

Nello specifico, la presente Parte Speciale ha lo scopo di:

  • • dettagliare le procedure che i Destinatari della Società sono chiamati ad osservare ai fini della corretta applicazione del Modello;
  • • fornire all’OdV, e ai responsabili delle altre funzioni aziendali che con lo stesso cooperano, gli strumenti esecutivi per esercitare le attività di controllo, monitoraggio e verifica previste.

 

2. AMBITO DI APPLICAZIONE

_______________________________________________

Il presente Protocollo si applica a tutti i Destinatari che operano nella Società, ognuno nell’ambito delle proprie attribuzioni e competenze.

L’applicazione deve essere estesa anche a coloro che, esterni alla Società, intrattengano rapporti contrattuali con Mario Frigerio in forza di contratti d’appalto o di fornitura (art. 10 1

 

26, D. Lgs. 81/2008).

3. RESPONSABILE DEL PROTOCOLLO

_______________________________________________

In materia di salute e sicurezza sui luoghi di lavoro, la Società si è dotata di una struttura organizzativa conforme a quella prevista dalla normativa prevenzionistica vigente, nell’ottica di eliminare ovvero, laddove ciò non sia possibile, ridurre – e, quindi, gestire – i rischi per i lavoratori.

Si rimanda al precedente paragrafo “Ruoli e responsabilità” per la descrizione delle principali figure previste dalla normativa, complessivamente qualificate, nel proseguo della presente Parte Speciale, anche come “Destinatari”; le corrispondenti funzioni individuate nella Società sono le seguenti:

  • • Datore di lavoro: Sig.ra Emilia Tentori, come da nomina del Consiglio di Amministrazione;
  • • Dirigenti: tutti i soggetti così come individuati nell’organigramma sicurezza;
  • • Preposto: tutti i soggetti così come individuati nell’organigramma sicurezza;
  • • Lavoratore: qualsiasi persona titolare di rapporto di lavoro subordinato, autonomo o che svolge attività presso la Società;
  • • Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione: come da nomina Sig. Vittorio Corti;
  • • Addetti primo soccorso: tutti i soggetti così come individuati nel Piano di Emergenza;
  • • Addetti prevenzione incendi e gestione emergenze: tutti i soggetti così come individuati nel Piano di Emergenza;
  • • Medico Competente: Dott.ssa Antonella D’Intino;
  • • Rappresentante dei lavoratori per la sicurezza: Sig. Matteo Bono.

 

4. DOCUMENTO DI VALUTAZIONE DEI RISCHI

_______________________________________________

Il documento di valutazione dei rischi (DVR) adottato dalla Società, rappresenta 10 2

 

l’evidenza documentale di un processo permanente di prevenzione dei rischi per la salute e la sicurezza dei lavoratori.

È il documento elaborato dal Datore di lavoro, in collaborazione con il Responsabile del servizio di prevenzione e protezione e con il Medico competente nei casi in cui sia obbligatoria la sorveglianza sanitaria, previa consultazione del Rappresentante per la sicurezza, e contiene:

  1. a. una relazione sulla valutazione dei rischi per la sicurezza e la salute nei luoghi di lavoro, nella quale sono specificati i criteri adottati per tale valutazione, che è effettuata in relazione alla natura dell’attività dell’impresa;
  2. b. l’individuazione delle misure di prevenzione e di protezione e dei dispositivi di protezione individuale, conseguente alla valutazione di cui alla lettera a), al fine di stabilire, secondo il tipo di attività svolta, quali DPI sono da utilizzare presso ogni deposito della Società;
  3. c. il programma delle misure ritenute opportune per garantire il miglioramento nel tempo dei livelli di sicurezza.

 

Il documento è custodito presso Mario Frigerio.

Per l’individuazione dei fattori di rischio e/o criticità e, più in generale, sul contenuto dello stesso si rimanda alle osservazioni e ai rilievi in esso descritti.

La Società ha predisposto, altresì, il Documento Unico di Valutazione dei Rischi da Interferenze (DUVRI) ai sensi dell’art. 26, comma 3, del D. Lgs. 81/2008, al fine di promuovere la cooperazione ed il coordinamento fra le ditte appaltatrici operanti nella Società, fornendo le informazioni necessarie per eliminare i rischi dovute alle interferenze tra le attività delle ditte medesime.

Nel caso di lavori affidati in appalto (o sub appalto) ad imprese esterne o a lavoratori autonomi, infatti, il Datore di lavoro committente predispone il “Documento di valutazione dei rischi interferenti”, che indica le misure adottate per eliminare i rischi dovuti alle interferenze tra i lavori delle diverse imprese coinvolte e per promuovere la cooperazione ed il coordinamento tra le stesse. Tale documento è obbligatoriamente allegato al contratto di appalto o d’opera.

Il documento in esame riguarda esclusivamente i rischi da interferenza tra le attività del committente e l’attività dell’impresa (o delle imprese) appaltatrice o lavoratore 10 3

 

autonomo e non si estende ai rischi specifici propri dell’attività delle imprese appaltatrici o dei singoli lavoratori autonomi.

Per l’individuazione delle suddette criticità si rimanda alle osservazioni e ai rilievi in esso descritti. 10 4

 

PARTE SPECIALE D

REATI AMBIENTALI 10 5

 

1. REATI AMBIENTALI

1.1 TIPOLOGIE DI REATI37

37 La legge n. 68/2015 ha introdotto nel novero dei reati presupposto di cui al D.Lgs 231/2001, inter alia, il delitto di inquinamento ambientale (art. 452-bis c.p.), il delitto di disastro ambientale (art. 452-quater c.p.), il delitto di traffico ed abbandono di materiale ad alta radioattività (art. 452-sexies c.p.), con aumento di pena nel caso di integrazione di tali reati in forma associativa aggravata e riduzione di pena in caso di commissione per colpa dei delitti di cui agli articoli 452-bis c.p. e 452-quater c.p.. Si segnala, inoltre, che il D. Lgs. 1° marzo 2018, n. 21 recante “Disposizioni di attuazione del principio di delega della riserva di codice nella materia penale a norma dell’articolo 1, comma 85, lettera q), della legge 23 giugno 2017, n. 103” ha abrogato l’art. 260 del D. Lgs. 152/2006 (c.d. Testo Unico Ambientale) introducendo al contempo il nuovo reato di “Attività organizzate per il traffico illecito di rifiuti” di cui all’art. 452 quaterdecies c.p.. Come precisato nelle disposizioni transitorie del citato D. Lgs. 1° marzo 2018, n. 21, il richiamo all’art. 260 del Codice dell’Ambiente operato dall’art. 25 undecies del Decreto, deve intendersi riferito al nuovo art. 452 quaterdecies c.p..

Dal 1 gennaio 2019, in seguito all’emanazione del D.L. 135/2018, convertito in L. 11 febbraio 2019, n.12, il sistema di controllo della tracciabilità dei rifiuti denominato SISTRI di cui all’art. 188 ter del D. Lgs. 152/2006 è stato abolito. In forza del dettato normativo il Ministero dell’ambiente ha provveduto all’introduzione di un “registro elettronico nazionale per la tracciabilità dei rifiuti”, che tuttavia non è ancora pienamente operativo.

Medio tempore ai soggetti tenuti ad effettuare la tracciabilità dei rifiuti mediante SISTRI (e ora mediante il registro elettronico) è imposto il rispetto degli adempimenti di cui al D.Lgs. 3 aprile 2006, n. 152 nella versione ante modifica ad opera del D.Lgs. 205/2010; segnatamente, la tracciabilità dei rifiuti dovrà essere garantita mediante l’utilizzo del sistema tradizionale “cartaceo”, ferma restando la possibilità di avvalersi delle modalità di trasmissione dati “digitali” previste dall’Art. 194-bis del D.lgs. 152/2006.

Al momento, le sanzioni applicabili in caso di violazioni commesse dal 1 gennaio 2019 sono quindi quelle previste dall’Art. 258 del predetto D.Lgs. (nel testo previgente alle modifiche apportate dal D.Lgs. 205/2010) e non più quelle imposte dall’Art. 260-bis del medesimo D.Lgs., che risultano implicitamente abrogate poiché senso latu “accessorie” alla norma relativa al SISTRI. Tuttavia, il testo del Decreto non è ancora stato aggiornato in relazione a quanto sopra esposto.

____________________________________________________________

La presente Parte Speciale è dedicata ai principi di comportamento e di controllo relativi ai reati ambientali, così come individuati nell’articolo 25 undecies del Decreto Legislativo e dai relativi richiami al D. Lgs. 3 aprile 2006 n. 152, rubricato “Norme in materia ambientale” (di seguito il “Decreto Ambiente”).

Nella presente Parte Speciale non si è provveduto ad indicare tutte le fattispecie richiamate dall’art. 25 undecies del Decreto (e quindi dal Decreto Ambiente), la cui

maggior parte non sembrano allo stato essere rilevanti per la Società, limitandosi a prendere in considerazione solo le seguenti: 10 6

 

 

  • • attività di scarico di acque reflue (art. 137 Decreto Ambiente, concernente gli scarichi di acque reflue industriali);
  • • attività di emissione in atmosfera di impianti e attività (art. 279 Decreto Ambiente, concernente l’esercizio di un impianto o di una attività in violazione dei valori limite di emissione o delle prescrizioni stabilite dall’autorizzazione ottenuta);
  • • attività di gestione dei rifiuti e di bonifica dei siti inquinati (artt. 255 e ss. Decreto Ambiente, concernenti ad esempio l’abbandono dei rifiuti, l’attività di gestione di rifiuti non autorizzata e la violazione degli obblighi di comunicazione, di tenuta dei registri obbligatori e dei formulari);
  • • attività di combustione di materiali o sostanze diverse dai rifiuti (art. 296 Decreto Ambiente concernente l’attività di combustione dei rifiuti effettuata in difformità alle prescrizioni ambientali);
  • • inquinamento ambientale (art. 452-bis c.p. e richiamato dall’art. 25-undecies del Decreto le conseguenze di un’attività che comporti una compromissione o un deterioramento significativo e misurabile delle acque, dell’area, del suolo e del sottosuolo).

 

1.2 AREE DI RISCHIO

_______________________________________________

Con riferimento alle tipologie di reato individuate nel precedente paragrafo ed in considerazione dell’attività svolta dalla Società sono state individuate le seguenti aree di rischio:

– la gestione e lo smaltimento dei rifiuti; e

– le emissioni in atmosfera.

 

La Società non produce acque reflue e dunque tale attività non è stata considerata a rischio di commissione reato.

1.3 RUOLI E RESPONSABILITÀ

____________________________________________________________

La funzione “direzione della produzione” coordina le funzioni ed il personale coinvolto 10 7

 

nell’attività connessa agli aspetti ambientali, definisce la documentazione interna di supporto, le metodologie di svolgimento e gestisce la documentazione tecnica correlata.

1.4 PRINCIPI DI COMPORTAMENTO

____________________________________________________________

Ai fini dell’applicazione della presente Parte Speciale, i Destinatari devono:

  • • osservare le prescrizioni delle procedure aziendali relative al tema connesso agli aspetti ambientali;
  • • segnalare tempestivamente al responsabile ogni carenza o deficienza del sistema adottato dalla Società;
  • • segnalare tempestivamente al responsabile eventuali carenze riscontrate nel sistema organizzativo dell’operatore incaricato dello smaltimento dei rifiuti ed in generale di ogni operatore che svolga per conto della Società attività connesse agli aspetti ambientali.

 

Inoltre, ai Destinatari è fatto espresso divieto di:

  • • effettuare attività che comportino emissioni in atmosfera in assenza della prescritta autorizzazione;
  • • effettuare attività che comportino emissioni in atmosfera oltre i valori limite ed al di fuori delle prescrizioni stabilite dalle autorità competenti;
  • • effettuare attività di smaltimento di rifiuti non in aderenza con i principi di comportamento qui previsti e con le procedure aziendali;
  • • inoltrare comunicazioni su tali valori alle autorità competenti non rispondenti al vero.

 

Nell’attività di gestione dei rifiuti, la Società si impegna a garantire che:

  • • la produzione, detenzione, classificazione e conferimento dei rifiuti (pericolosi e non) venga effettuata nel pieno rispetto della normativa ambientale sia nell’esercizio dell’attività regolamentata che non regolamentata e in modo da poter certificare l’attuazione dei necessari adempimenti agli organismi pubblici

10 8

 

 

  • preposti ai controlli;
  • • le procedure aziendali che abbiano una rilevanza diretta o indiretta (es. qualificazione delle imprese e comparti qualificati) in tema di smaltimento dei rifiuti, siano sottoposte ad un costante monitoraggio da parte delle funzioni aziendali competenti (es. la funzione direzione della produzione) al fine di valutare periodicamente l’opportunità di aggiornamenti in ragione di anomalie riscontrate nella relativa attività, a fronte di informazioni ricevute dai Destinatari;
  • • la scelta dei fornitori venga effettuata nel pieno rispetto delle procedure aziendali, al fine di poter valutare costantemente la sussistenza in capo ai medesimi dei requisiti tecnici e legali per l’esercizio dell’attività agli stessi demandata evitando, altresì, che la selezione si basi esclusivamente su ragioni di ordine economico (al fine di evitare il ricorso ad imprese poco “qualificate” che lavorino sottocosto in virtù dell’utilizzo di metodi illegali);
  • • sensibilizzare i Destinatari sul grado di rischio di tale attività rispetto a possibili infiltrazioni di organizzazioni criminali (le cd. ecomafie) utilizzando, a tal riguardo, eventuali report redatti da commissioni parlamentari, associazioni ambientaliste, etc. (es. rapporto ecomafia redatto annualmente da Legambiente).

 

Nella gestione dei rifiuti, è attribuito in particolare alla funzione “direzione della produzione” il compito di:

  • • verificare le autorizzazioni dei fornitori cui venga assegnata l’attività di trasporto (in qualità di appaltatori o subappaltatori) e dei siti di destinazione, sia per le operazioni di smaltimento che per le operazioni di recupero;
  • • compilare in modo corretto e veritiero il registro di carico e scarico ed il formulario di identificazione per il trasporto dei rifiuti, astenendosi dal porre in essere operazioni di falso ideologico o materiale (ad esempio in relazione alle informazioni sulle caratteristiche qualitative o quantitative dei rifiuti);
  • • verificare la restituzione della copia del formulario di identificazione controfirmato e datato e segnalare all’Amministratore Delegato eventuali anomalie riscontrate nel documento;

10 9

 

 

  • • compilare accuratamente il Modello Unico di Dichiarazione Ambientale;
  • • vigilare costantemente sulla corretta gestione dei rifiuti segnalando eventuali irregolarità all’Amministratore Delegato (si pensi ad esempio, alla manomissione dei documenti di classificazione, al sospetto di abbandono dei rifiuti da parte del trasportatore in discariche abusive, etc.), affinché la Società ponga in essere le conseguenti azioni di tipo amministrativo e contrattuale oltre che le eventuali azioni di tipo legale dinanzi alle competenti autorità;
  • • custodire accuratamente in apposito archivio il registro carico e scarico ed i relativi formulari;
  • • far eseguire, con cadenza annuale, da una società esterna specializzata il livello di emissioni in modo tale da garantire il rispetto delle soglie di legge.

 

Fermo quanto precede, i Destinatari sono tenuti al pieno rispetto del Codice Etico della Società nonché alle prescrizioni delle procedure implementate dalla Società con riferimento al tema connesso agli aspetti ambientali.

Sul punto, la Società, oltre a quanto dettagliatamente sopra previsto, non ha ritenuto, allo stato, di dover formulare dei Protocolli ad hoc con riferimento ai comportamenti da tenere in relazione alle attività connesse ai reati ambientali, rimandando alla e richiamando integralmente la procedura denominata “I18” dalla stessa implementata.

1.5 FLUSSI INFORMATIVI VERSO L’ORGANISMO DI VIGILANZA

____________________________________________________________

I soggetti coinvolti nel processo sono tenuti a comunicare tempestivamente all’Organismo di Vigilanza qualsiasi eccezione comportamentale o qualsiasi evento inusuale, indicando le ragioni delle difformità e dando atto del processo autorizzativo seguito. 11 0

 

PARTE SPECIALE E

REATI IN MATERIA DI PERMESSO DI SOGGIORNO IRREGOLARE 11 1

 

1. REATO DI IMPIEGO DI CITTADINI DI PAESI TERZI CON SOGGIORNO IRREGOLARE

1.1 TIPOLOGIE DI REATI

Il 9 agosto 2012 è entrato in vigore il Decreto Legislativo 16 luglio 2012, n. 109 (pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 172 del 25/07/2012) che ha introdotto nel D. Lgs. 231/2001 l’art. 25 duodecies “Impiego di cittadini di paesi terzi il cui soggiorno è irregolare”, il quale è stato modificato dalla L. n, 161/2017.

In particolare, il nuovo art. 25 duodecies prevede che:

In relazione alla commissione del delitto di cui all’articolo 22, comma 12-bis, del Decreto Legislativo 25 luglio 1998, n. 286 (Testo Unico sull’immigrazione), si applica all’ente la sanzione pecuniaria da 100 a 200 quote, entro il limite di 150.000,00 Euro

1 .- bis. In relazione alla commissione dei delitti di cui all’articolo 12, commi 3, 3-bis e 3-ter, del testo unico di cui al decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286, e successive modificazioni, si applica all’ente la sanzione pecuniaria da quattrocento a mille quote.

1 .- ter. In relazione alla commissione dei delitti di cui all’articolo 12, comma 5, del testo unico di cui al decreto legislativo 25 luglio 1999, n. 286, e successive modificazioni, si applica all’ente la sanzione pecuniaria da cento a duecento quote.

1 .- quater. Nei casi di condanna per i delitti di cui ai commi 1-bis e 1- ter del presente articolo, si applicano le sanzioni interdittive previste dall’articolo 9, comma 2, per una durata non inferiore a un anno”.

Conseguentemente, i reati in materia di permesso di soggiorno, la cui commissione può comportare la responsabilità amministrativa a carico della Società ai sensi del Decreto, sono i seguenti (:

– Art. 22, comma 12-bis (D. Lgs. n. 286 del 1998): Utilizzo di lavoratori stranieri privi di permesso di soggiorno.

– Art. 12 commi 3, 3-bis, 3-ter e 5 (D. Lgs. n. 268 del 1998): Condotte di chi dirige, organizza, finanzia ed effettua il trasporto di cittadini stranieri in Italia o ne favorisce la permanenza al fine di trarre un ingiusto profitto dalla loro condizione di soggiorno irregolare.

Il Decreto Legislativo n. 109 del 16 luglio 2012 ha recepito la direttiva 2009/52/CE 11 2

 

volta a rafforzare la cooperazione tra Stati membri nella lotta contro l’immigrazione illegale.

La L. n. 161/2017 “Modifiche al codice delle leggi antimafia e delle misure di prevenzione, di cui al decreto legislativo 6 settembre 2011, n. 159, al codice penale e alle altre norme di attuazione, di coordinamento e transitorie del codice di procedura penale e altre disposizioni. Delega al Governo per la tutela del lavoro nelle aziende sequestrate e confiscate. (17G00176) (GU n. 258 del 4 novembre 2017)

ha disposto, con l’art. 30, comma 4, l’introduzione dei commi 1-bis, 1-ter e 1-quater all’art. 25- duodecies del Decreto, con i quali è stato ampliato il novero di reati presupposto ed inasprito il trattamento sanzionatorio.

Pertanto, in ragione dei richiami normativi contenuti nell’art. 25-duodecies del Decreto, l’ente che utilizza alle proprie dipendenze lavoratori stranieri privi del permesso di soggiorno, oppure il cui permesso sia scaduto (e non ne sia stato richiesto il rinnovo entro i termini di legge), revocato o annullato è soggetto ad una sanzione pecuniaria da 100 a 200 quote, per un massimo di 150.000 euro. Tale disposizione, tuttavia, genera responsabilità amministrativa dell’ente ai sensi del Decreto nei limiti dettati dall’art. 22, comma 12-bis, del decreto legislativo n. 286 del 1998, ovvero se i lavoratori occupati alle proprie dipendenze sono:

– in numero superiore a tre;

– minori in età non lavorativa;

– esposti a situazioni di grave pericolo, avuto riguardo alle caratteristiche delle prestazioni da svolgere e delle condizioni di lavoro.

1.2 AREE A RISCHIO

Ad oggi la Società ha assunto alle proprie dipendenze otto cittadini stranieri (nell’accezione rilevante ai fini del reato in commento) su un totale di circa 160 dipendenti; in un’ottica prudenziale, la Società stessa ritiene opportuno individuare qui di seguito le aree di attività a rischio che presentano o che potrebbero presentare profili di maggiore criticità in relazione al reato in parola:

– selezione e assunzione del personale; e

– gestione del personale. 11 3

 

1.3. PRINCIPI DI CONDOTTA ALL’INTERNO DELLE AREE A RISCHIO

1.3.1 PRINCIPI GENERALI DI CONDOTTA

Coerentemente con i principi deontologici che ispirano la Società, ai Destinatari è fatto divieto di:

• tenere comportamenti tali da integrare la fattispecie di reato sopra descritta;

• tenere comportamenti che, sebbene risultino tali da non costituire di per sé fattispecie di reato rientranti tra quelle sopra considerate, possano potenzialmente diventarlo.

1.3.2 PRINCIPI PROCEDURALI SPECIFICI DI CONDOTTA

Le regole riportate nel precedente paragrafo si concretizzano in principi di comportamento che devono essere rispettati nell’ambito dell’operatività aziendale di Mario Frigerio.

Tutti i Destinatati del Modello sono tenuti a rispettare le seguenti procedure di comportamento:

• devono essere definiti con chiarezza ruoli e competenze delle funzioni e/o direzioni responsabili per la assunzione del personale, in modo da garantire – in caso di lavoratore straniero – il continuo controllo della sussistenza al momento dell’assunzione e permanenza durante tutto il periodo di assunzione del permesso di soggiorno e degli altri requisiti che consentono di proseguire nel rapporto lavorativo;

• evitare l’assunzione o la promessa di assunzione, nonché il mantenimento alle dipendenze di lavoratori che non siano in regola con il permesso di soggiorno in quanto: privi del permesso, con permesso revocato, con permesso scaduto e del quale non sia stata presentata domanda di rinnovo;

• evitare di utilizzare intermediari per il reclutamento del personale, ad eccezione delle agenzie per il lavoro autorizzate dal Ministero del Lavoro ai sensi del Decreto Legislativo n. 276 del 2003. In tali casi, è fatto obbligo di chiedere all’agenzia al momento della richiesta di personale il rilascio di una dichiarazione di regolarità del lavoratore;

• tenere un comportamento corretto, trasparente e collaborativo, nel rispetto 11 4

 

delle norme di legge e delle procedure aziendali ed osservare con la massima diligenza e rigore tutte le disposizioni legislativamente previste contro l’immigrazione clandestina;

• segnalare direttamente all’Organismo di Vigilanza le anomalie riscontrate.

Chiunque facente parte della Società che operi nell’ambito della selezione del personale ovvero che abbia modo di intervenire nel processo di assunzione di nuovo personale è tenuto a verificare che nei contratti con i lavoratori e con le agenzie di somministrazione di manodopera siano inserite clausole che regolino le conseguenze della violazione da parte degli stessi dei principi contenuti nel presente Modello con riferimento in particolare all’assenza, mancato rinnovo, revoca o annullamento del permesso di soggiorno del personale impiegato.

1.4 COMPITI DELL’ORGANISMO DI VIGILANZA

I compiti dell’Organismo di Vigilanza concernenti la valutazione sull’efficacia delle procedure e l’osservanza delle prescrizioni del Modello in materia di utilizzo di cittadini stranieri il cui soggiorno è irregolare sono i seguenti:

• monitorare l’efficacia ed il rispetto delle procedure interne per la prevenzione del reato descritto;

• effettuare verifiche periodiche sul rispetto delle procedure interne di assunzione e mantenimento alle dipendenze di cittadini stranieri;

• esaminare eventuali segnalazioni specifiche provenienti da dirigenti e/o dipendenti ed effettuare gli accertamenti ritenuti necessari od opportuni in relazione alle segnalazioni ricevute.

Qualora, nell’espletamento dei compiti di cui sopra, l’Organismo di Vigilanza riscontri violazioni delle regole e dei principi contenuti nella presente parte speciale del Modello da parte di dirigenti e/o dipendenti, ne deve dare immediata informazione. Qualora le violazioni fossero imputabili ai consiglieri o al Presidente della Società, l’Organismo di Vigilanza riferirà al Consiglio di Amministrazione nella sua interezza. 11 5

 

PARTE SPECIALE F

REATI TRIBUTARI E CONTRABBANDO 11 6

 

1. REATI TRIBUTARI E CONTRABBANDO

_______________________________________________

1.1 TIPOLOGIE DI REATI38

38 Così come introdotti dall’art. 39, comma 2 del D.L. 26 ottobre 2019, n. 124, convertito con modifiche dalla Legge 19 dicembre 2019, n. 157 e successivamente modificati dal D.Lgs. 14 luglio 2020, n. 75.

39 Tale reato rileva ai fini del Decreto solo qualora sia commesso nell’ambito di sistemi fraudolenti transfrontalieri e al fine di evadere l’imposta sul valore aggiunto per un importo complessivo non inferiore a dieci milioni di Euro.

40 Tale reato rileva ai fini del Decreto solo qualora sia commesso nell’ambito di sistemi fraudolenti transfrontalieri e al fine di evadere l’imposta sul valore aggiunto per un importo complessivo non inferiore a dieci milioni di Euro.

41 Tale reato rileva ai fini del Decreto solo qualora sia commesso nell’ambito di sistemi fraudolenti transfrontalieri e al fine di evadere l’imposta sul valore aggiunto per un importo complessivo non inferiore a dieci milioni di Euro.

I Reati tributari previsti dal Decreto all’art. 25-quinquiesdecies e i riferimenti normativi per le figure di Contrabbando di cui all’art. 25-sexiesdecies sono i seguenti:

– Art. 2 del D.Lgs. 74/2000 dichiarazione fraudolenta mediante uso di fatture o di altri documenti per operazioni inesistenti;

– Art. 3 del D.Lgs. 74/2000 dichiarazione fraudolenta mediante altri artifici;

– Art. 4 del D.Lgs. 74/2000 dichiarazione infedele39;

– Art. 5 del D.Lgs. 74/2000 omessa dichiarazione40;

– Art. 8 del D.Lgs. 74/2000 emissione di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti;

– Art. 10 del D.Lgs. 74/2000 occultamento o distruzione di documenti contabili;

– Art. 10-quater del D.Lgs. 74/2000 indebita compensazione41;

– Art. 11 del D.Lgs. 74/2000 sottrazione fraudolenta al pagamento di imposte;

– D.P.R. 43/1973 Testo Unico della Legislazione Doganale.

*

1.2 AREE A RISCHIO 11 7

 

In relazione ai reati sopra elencati, le aree di attività a rischio che presentano profili di maggiore criticità con riferimento ai Reati Tributari e al Contrabbando sono:

  • • selezione e qualifica dei fornitori;
  • • gestione ed emissione degli ordini di acquisto;
  • • accertamento dell’effettiva esecuzione delle prestazioni dei fornitori;
  • • gestione delle fatture passive;
  • • gestione degli ordini di vendita ed esecuzione delle prestazioni contrattuali;
  • • gestione delle fatture attive;
  • • gestione del magazzino;
  • • gestione dei pagamenti;
  • • redazione del bilancio e tenuta delle scritture contabili;
  • • gestione delle note di credito;
  • • dichiarazioni e altri adempimenti fiscali;
  • • pagamento moduli F24;
  • • gestione della cassa e dei rimborsi spese;
  • • gestione attività di import/export;
  • • gestione dei rapporti intercompany.

 

I soggetti e/o le funzioni potenzialmente coinvolti sono:

– Presidente del Consiglio di Amministrazione;

– Amministratore Delegato;

– Consiglio di Amministrazione;

– Ufficio Service;

– Ufficio Magazzino;

– Ufficio Amministrativo;

– Ufficio Vendite;

– Ufficio Acquisti;

– Addetti ai pagamenti;

– Addetto alla gestione della cassa e delle trasferte;

– Addetto alla contabilità dei fornitori;

– Addetto alla contabilità di magazzino;

11 8

 

 

– Addetto alla gestione delle vendite e alla contabilità clienti.

 

1.3. PRINCIPI DI COMPORTAMENTO ALL’INTERNO DELLE AREE A RISCHIO

1.3.1 PRINCIPI GENERALI DI COMPORTAMENTO

__________________________________________

I Destinatari che, per ragione del proprio incarico o della propria funzione, siano coinvolti nelle attività a rischio elencate nel paragrafo 1.2 hanno l’esplicito divieto di:

  • • trasferire denaro o beni o altre utilità o compiere altre operazioni al fine di sottrarli all’azione coattiva dell’Amministrazione Finanziaria;
  • • utilizzare strumenti non istituzionali per il compimento di operazioni di trasferimento di denaro o altra utilità;
  • • tenere comportamenti che impediscano materialmente, o che comunque ostacolino, mediante l’occultamento di documenti o l’uso di altri mezzi fraudolenti, lo svolgimento dell’attività di controllo o di revisione della gestione da parte del Collegio Sindacale, di consulenti esterni, dell’Amministrazione Finanziaria e/o Doganale.

 

I Destinatari, nell’ambito delle rispettive competenze e funzioni, devono:

  • • rispettare le regole e i principi contenuti nei seguenti documenti:

 

il Codice Etico;

ogni altra documentazione relativa al sistema di controllo interno;

  • • collaborare affinché i fatti di gestione siano rappresentati correttamente e tempestivamente nella contabilità, dovendo ciascuna registrazione riflettere esattamente ciò che risulta dalla documentazione di supporto;
  • • tenere un comportamento corretto, trasparente e collaborativo, nel rispetto delle norme di legge e dei principi contabili, in tutte le attività finalizzate alla formazione del bilancio e delle altre comunicazioni sociali, al fine di fornire ai Soci ed ai terzi una informazione veritiera e corretta sulla situazione economica, patrimoniale e finanziaria della Società;
  • • tenere un comportamento corretto, trasparente e collaborativo, nel rispetto delle norme di legge e dei principi contabili, in tutte le attività finalizzate alla

11 9

 

 

  • formazione della dichiarazione dei redditi e dell’ulteriore documentazione avente rilevanza fiscale;
  • • tenere un comportamento corretto, trasparente e collaborativo, nel rispetto delle norme di legge e dei principi contabili, in tutte le attività finalizzate all’assolvimento di adempimenti ed oneri doganali;
  • • osservare le regole di corretta, completa e trasparente registrazione nell’attività di contabilizzazione dei fatti relativi alla gestione della Società;
  • • assicurare che ogni operazione sia, oltre che correttamente registrata, anche autorizzata, verificabile, legittima, coerente e congrua;
  • • assicurare che per ogni operazione vi sia un adeguato supporto documentale al fine di poter procedere, in ogni momento, all’effettuazione di controlli che attestino le caratteristiche e le motivazioni dell’operazione ed individuino chi ha autorizzato, effettuato, registrato e verificato l’operazione stessa;
  • • attuare un sistema di controllo sui clienti e fornitori al fine di evitare che la Società entri in contatto con enti fittizi, ad esempio le società cd. “cartiere”;
  • • riferire prontamente all’Organismo di Vigilanza eventuali situazioni di irregolarità;
  • • astenersi dall’effettuare prestazioni, pagamenti e/o elargizioni di qualsiasi natura in favore di terzi che non trovino adeguata giustificazione nel contesto del rapporto contrattuale costituito con gli stessi e/o in relazione al tipo di incarico da svolgere, o che potrebbero essere effettuate per assicurarsi condizioni di favore non pattuite o non dovute;
  • • evitare in alcun modo di compromettere l’integrità, la reputazione e l’immagine della Società.

 

1.3.2 PRINCIPI SPECIFICI DI COMPORTAMENTO

__________________________________________

Le regole ed i divieti riportati nel precedente paragrafo si concretizzano in principi di comportamento che devono essere rispettati nell’ambito dell’operatività aziendale della Società.

Per le operazioni relative alla gestione della cassa e dei rimborsi spese, i Destinatari sono tenuti a: 12 0

 

 

  • • verificare che venga rispettata la definizione formale delle tipologie di spese rimborsabili, degli eventuali limiti di importo relativi alle spese e delle relative modalità di rendicontazione;
  • • verificare i giustificativi forniti, al fine di assicurare la corrispondenza con gli importi richiesti e l’inerenza delle spese sostenute rispetto alle attività svolte;
  • • rispettare la separazione dei ruoli tra chi organizza le trasferte e il soggetto che verifica la documentazione giustificativa.

 

Per le operazioni riguardanti la gestione degli acquisti, consulenze, appalti e forniture di servizi (ossia la selezione e qualifica dei fornitori, la gestione ed emissione degli ordini di acquisto, l’accertamento dell’effettiva esecuzione delle prestazioni dei fornitori, la gestione dei pagamenti e la fatturazione passiva) è necessario che:

  • • vi sia la separazione di ruoli tra chi richiede l’acquisto e chi lo autorizza, la tracciabilità delle operazioni svolte e l’identificazione delle responsabilità relative alle funzioni coinvolte;
  • • vi sia la separazione di ruoli tra chi ha richiesto l’acquisto e chi dispone e autorizza il pagamento, la tracciabilità delle operazioni svolte e l’identificazione delle responsabilità relative alle funzioni coinvolte;
  • • siano utilizzati, ove possibile, sistemi gestionali che verifichino la coerenza delle informazioni relative agli acquisti e ai fornitori, e che – se possibile – blocchino i processi di acquisto qualora le informazioni inserite non siano coerenti con quelle preimpostate nel sistema;
  • • la documentazione relativa all’operazione sia conservata in un apposito archivio, al fine di permettere la tracciabilità dell’intero processo e di agevolare eventuali controlli successivi;
  • • i fornitori siano sottoposti ad un processo di selezione che non si basi unicamente sulla valutazione economica della prestazione, tenendo in considerazione criteri aggiuntivi (ad es. qualità, tempi e modalità di consegna);
  • • le prestazioni dei consulenti, degli appaltatori o dei fornitori vengano monitorate con documentazione da conservare al fine di permettere controlli successivi, il tracciamento dell’attività e in particolare per verificare la rispondenza tra quanto ordinato e quanto ricevuto.

12 1

 

Per le operazioni riguardanti la gestione di attività commerciali (ossia le attività relative alla gestione degli ordini di vendita ed esecuzione delle prestazioni contrattuali, alla fatturazione attiva e alla gestione dei rapporti di servizio intercompany) i Destinatari coinvolti sono tenuti a:

  • • garantire che i rapporti con i clienti siano gestiti esclusivamente dai soggetti muniti di idonei poteri e nell’ambito delle proprie competenze;
  • • garantire che le offerte siano predisposte sulla base di soglie quantitative di spesa pre-autorizzate;
  • • assicurare la tracciabilità dei rapporti intrattenuti con i clienti, garantendo certezza ed affidabilità delle informazioni trasmesse;
  • • comunicare senza ritardo al proprio responsabile gerarchico eventuali comportamenti di quanti operano per le controparti commerciali volti ad ottenere favori od altre utilità (ad esempio la richiesta di operare sovrafatturazioni dei servizi), anche nei confronti dei terzi;
  • • garantire la tracciabilità delle operazioni di vendita svolte;
  • • utilizzare, ove implementati, sistemi gestionali che verifichino la coerenza delle informazioni relative alle vendite e ai clienti, e che blocchino i processi di vendita qualora le informazioni inserite non siano coerenti con quelle preimpostate nel sistema, ad esempio qualora il prezzo di vendita di un prodotto non sia coerente con il listino prezzi praticato dalla Società e preimpostato nel sistema gestionale;
  • • nell’ambito dei rapporti intercompany, assicurare:

 

(i) il rispetto di quanto disciplinato nei singoli contratti sottoscritti tra le società del gruppo;

(ii) l’emissione di fatture per i servizi prestati;

(iii) la corretta e completa archiviazione della documentazione di supporto dell’attività svolte in shared service;

  • • assicurare la correttezza delle informazioni riportate nelle fatture trasmesse dalla Società, confrontandole con gli ordini, o altra documentazione contrattuale, ricevuti dalla clientela, anche tramite l’utilizzo di sistemi gestionali;
  • • verificare mensilmente la corrispondenza degli incassi della Società con le fatture emesse.

12 2

 

Per quanto riguarda la gestione del magazzino, i Destinatari coinvolti devono:

  • • assicurare la corretta e tempestiva registrazione delle merci in entrata ed in uscita dal magazzino della Società;
  • • verificare periodicamente le merci presenti nel magazzino, compilando un apposito inventario;
  • • controllare la coerenza tra le informazioni riportate nel documento di trasporto e l’ordine ricevuto.

 

Per quanto riguarda la gestione degli affari fiscali e doganali (ovvero le attività relative redazione del bilancio e alla tenuta delle scritture contabili, la gestione delle note di credito, la gestione delle dichiarazioni e degli altri adempimenti fiscali, il pagamento dei modelli F24, la gestione delle operazioni straordinarie e la gestione delle attività di import/export) i Destinatari coinvolti hanno il divieto di:

  • • rappresentare o trasmettere dati – in bilanci, relazioni o altre comunicazioni sociali, anche verso l’Amministrazione Finanziaria e/o Doganale, oltre che tra le funzioni – falsi, lacunosi o, comunque, non rispondenti alla realtà, della situazione economica, patrimoniale e finanziaria della Società;
  • • porre in essere comportamenti che impediscano materialmente, ad esempio mediante l’occultamento di documenti o altri mezzi fraudolenti, l’attività di controllo e revisione da parte di sindaci e/o revisori e l’attività di controllo e accertamento esercitata dall’Amministrazione Finanziaria e/o Doganale;
  • • omettere dati ed informazioni imposti dalla legge sulla situazione economica, patrimoniale e finanziaria della Società.

 

Gli stessi Destinatari hanno inoltre l’obbligo di:

  • • determinare con chiarezza e completezza i dati e le notizie che ciascuna funzione deve fornire, i criteri contabili per l’elaborazione degli stessi, e le modalità e le tempistiche delle relative comunicazioni;
  • • prevedere un sistema tracciabile (anche in modalità informatica) di trasmissione dei dati e delle informazioni alla funzione/risorsa deputata all’elaborazione dei dati;
  • • osservare nell’attività di contabilizzazione le regole di chiara, corretta e completa registrazione;

12 3

 

 

  • • osservare in sede di valutazione di elementi economico-patrimoniali i principi di ragionevolezza e prudenza, illustrando con chiarezza i criteri che hanno guidato la determinazione del valore del bene;
  • • garantire la regolare rendicontazione dei movimenti in entrata e in uscita derivanti da qualsiasi transazione commerciale secondo i principi sulla corretta tenuta della contabilità;
  • • assicurare che tutte le movimentazioni dei flussi finanziari siano effettuate con strumenti tracciabili;
  • • imporre limiti all’utilizzo autonomo delle risorse finanziarie, mediante la definizione di soglie quantitative coerenti con i ruoli e le responsabilità organizzative attribuite ai singoli soggetti;
  • • informare tempestivamente il superiore gerarchico qualora vi siano richieste sospette e/o illecite, ad esempio relative ai criteri di calcolo e qualificazione degli asset finanziari;
  • • controllare la coerenza tra le informazioni riportate nel documento di trasporto e l’ordine ricevuto;
  • • assicurare che, in fase di importazione ed esportazione di merci, la Società sia dotata delle necessarie autorizzazioni, licenze e/o titoli, ove richiesti;
  • • verificare e controllare, anche ottenendo la documentazione giustificativa, le operazioni svolte dallo spedizioniere in relazione alle attività doganali.

 

Inoltre, nei processi utilizzati dalla Società relativi alle attività sensibili richiamate nella presente sezione, è necessario che:

  • • vi sia distinzione tra i soggetti che si occupano del calcolo delle imposte e della predisposizione delle dichiarazioni fiscali e i soggetti che si occupano di verificare le informazioni e sottoscrivere le dichiarazioni;
  • • le dichiarazioni fiscali siano sottoscritte da esponenti della Società dotati di idonei poteri;
  • • le attività di elaborazione delle imposte siano svolte con il supporto di un consulente esterno;
  • • vengano operate attività di verifica finalizzate all’individuazione di eventuali incongruenze relative alle operazioni, ad esempio al fine di evitare doppi

12 4

 

 

  • pagamenti o la sovrafatturazione;
  • • l’alienazione e/o la cessione in comodato d’uso e/o l’affitto di asset finanziari e la valutazione e stima dei beni, siano svolte rispettando soglie autorizzative preimpostate in base al valore economico, verificando l’esistenza e la congruenza della documentazione giustificativa e garantendo la tracciabilità delle stesse;
  • • si verifichi la completezza e l’accuratezza dei processi di registrazione ed esecuzione delle fatture attive e passive; in tale contesto, si verifichi la correttezza delle informazioni riportate nella fattura, ad esempio che i costi riportati siano coerenti con il contratto di fornitura e/o con il listino prezzi prestabilito, e la coerenza della stessa con l’ordine di acquisto/vendita e con l’entrata/uscita della merce.

 

1.4 FLUSSI INFORMATIVI VERSO L’ODV

_______________________________________________

I soggetti coinvolti nel processo sono tenuti a comunicare tempestivamente all’Organismo di Vigilanza qualsiasi eccezione comportamentale o qualsiasi evento inusuale, indicando le ragioni delle difformità e dando atto del processo autorizzativo seguito.

Inoltre, i soggetti a vario titolo coinvolti sono tenuti a trasmettere all’Organismo di Vigilanza, con periodicità almeno semestrale, ulteriori informazioni specificamente richieste ovvero:

  • • rilievi effettuati dal Collegio Sindacale, dalla Società di Revisione, dai consulenti, dall’Amministrazione Finanziaria e/o Doganale a seguito delle attività di verifica da questi effettuate;
  • • eventi rilevanti relativi alle aree a rischio identificate nella presente Parte Speciale.

I Destinatari garantiranno, ognuno per le parti di rispettiva competenza, la tracciabilità del processo seguito, tenendo a disposizione dell’Organismo di Vigilanza – in un archivio ordinato – tutta la documentazione a tale scopo necessaria.

 

Fridea S.r.l.

MODELLO DI ORGANIZZAZIONE, GESTIONE E CONTROLLO D. LGS. 231/2001

TESTO APPROVATO DAL CONSIGLIO DI AMMINISTRAZIONE DELLA SOCIETÀ FRIDEA S.R.L. NELLA RIUNIONE DEL 27 APRILE 2021

 

INDICE

DEFINIZIONI

PARTE GENERALE

1. IL DECRETO LEGISLATIVO N. 231/2001 

1.1 Enti destinatari e loro responsabilità amministrativa 

1.2 Fattispecie di reato 

1.3 Sanzioni 

1.4 Esclusione della responsabilità amministrativa degli Enti 

2. FUNZIONE DEL MODELLO 

2.1 Struttura e finalità del Modello 

2.2 Soggetti destinatari del Modello 

2.3 Adozione del Modello 

2.4 Modifiche e integrazioni del Modello 

3. LA STRUTTURA ORGANIZZATIVA DI FRIDEA S.R.L. 

3.1 Premessa 

3.2 L’organizzazione interna di Fridea S.r.l.

3.2.1 Oggetto sociale

3.2.2 Corporate governance 

3.2.2.1 Assemblea

3.2.2.2 Consiglio di Amministrazione

3.2.2.3 Presidente

3.2.2.4 Sindaco unico

3.3 Principi generali del sistema organizzativo e di controllo

3.3.1 Sistema organizzativo e separazione dei ruoli

3.3.2 Deleghe di poteri

3.3.3 Procedure operative

3.3.4 Attività di controllo e monitoraggio

3.3.5 Tracciabilità 

4. METODOLOGIA SEGUITA PER L’INDIVIDUAZIONE DELLE ATTIVITÀ SENSIBILI E LA REDAZIONE DEL MODELLO 

4.1 Premessa

4.2 Fasi propedeutiche alla costruzione del Modello 

4.3 Redazione del Modello

5. L’ORGANISMO DI VIGILANZA 

5.1 Struttura dell’Organismo di Vigilanza

5.2 Componenti dell’Organismo di Vigilanza e durata in carica

5.3 Convocazione e funzionamento dell’Organismo di Vigilanza

5.4 Funzioni e poteri dell’Organismo di Vigilanza

5.5 Obblighi informativi nei confronti dell’Organismo di Vigilanza

6. SELEZIONE, INFORMATIVA E FORMAZIONE 

6.1 Personale dipendente

6.2 Collaboratori esterni

7. RICHIESTE DI INFORMAZIONI E SEGNALAZIONE DELLE VIOLAZIONI DEL MODELLO 

8. SANZIONI DISCIPLINARI 

8.1 Principi generali

8.2 Misure nei confronti di quadri ed impiegati

8.3 Misure nei confronti di dirigenti 

8.4 Misure nei confronti degli amministratori

8.5 Misure nei confronti di collaboratori o di partner commerciali

9. VERIFICHE PERIODICHE 

Parte Speciale

PARTE SPECIALE A

1. I REATI NEI CONFRONTI DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE 

1.1 Tipologie di reati

1.2 Aree a rischio

1.3 Principi di comportamento all’interno delle aree a rischio

1.3.1 Principi generali di comportamento

1.3.2 Principi procedurali specifici di comportamento

1.4 Flussi Informativi verso l’Organismo di Vigilanza

PROTOCOLLO

EROGAZIONE OMAGGI

1. SCOPO E PRINCIPI DI COMPORTAMENTO 

2. AMBITO DI APPLICAZIONE 

3. RESPONSABILE DEL PROTOCOLLO 

4. PRINCIPI DI CONTROLLO 

PROTOCOLLO

RAPPORTI CON LA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE IN OCCASIONE DI ADEMPIMENTI, RICHIESTE, COMUNICAZIONI DI INFORMAZIONI E DATI AZIENDALI

1. SCOPO E PRINCIPI DI COMPORTAMENTO 

2. AMBITO DI APPLICAZIONE 

3. RESPONSABILE DEL PROTOCOLLO 

4. PRESIDI DI CONTROLLO 

 

PARTE SPECIALE B

1. I REATI SOCIETARI 

1.1 Tipologie di reati 

1.1 bis Corruzione tra privati

1.2 Aree a rischio

1.3 Principi di comportamento all’interno delle aree a rischio

1.3.1 Principi generali di comportamento

1.3.2 Principi specifici di comportamento

1.4 Flussi Informativi verso l’Organismo di Vigilanza

PROTOCOLLO

GESTIONE DEI RAPPORTI CON IL SINDACO UNICO E/O CON LA SOCIETA’ DI REVISIONE

1. SCOPO 

2. AMBITO DI APPLICAZIONE 

3. RESPONSABILE DEL PROTOCOLLO 

4. PRESIDI DI CONTROLLO 

5. FLUSSI INFORMATIVI VERSO L’ORGANISMO DI VIGILANZA

PARTE SPECIALE C

1. I REATI IN MATERIA DI SICUREZZA ED IGIENE SUL LAVORO 

1.1 Tipologie di reati

1.2 Ruoli e responsabilità

1.2.1 Datore di lavoro

1.2.2 Datore di Lavoro committente per i lavori affidati con contratto d’appalto d’opera ex art. 26 D. Lgs. n. 81/2008

1.2.3. Dirigenti

1.2.4 Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione

1.2.5 Medico Competente

1.2.6 Rappresentante dei lavoratori per la sicurezza

1.2.7 Preposto

1.2.8 Addetto primo soccorso

1.2.9 Addetto prevenzione incendi e gestione emergenze 

1.2.10 Lavoratori

1.2.11 Terzi Destinatari

1.3 Aree di rischio

1.4 Principi di comportamento

1.5 Flussi informativi verso l’ODV

PROTOCOLLO

VERIFICA DEGLI ADEMPIMENTI IN MATERIA DI SICUREZZA E SALUTE SUI LUOGHI DI LAVORO

1. SCOPO E PRINCIPI DI COMPORTAMENTO 

2. AMBITO DI APPLICAZIONE 

3. RESPONSABILE DEL PROTOCOLLO 

4. DOCUMENTO DI VALUTAZIONE DEI RISCHI 

PARTE SPECIALE D

1. I REATI AMBIENTALI 

1.1 Tipologie di reati

1.2 Aree di rischio

1.3 Ruoli e responsabilità

1.4 Principi generali

1.5 Flussi Informativi verso l’Organismo di Vigilanza

PARTE SPECIALE E

1. REATO DI IMPIEGO DI CITTADINI DI PAESI TERZI CON SOGGIORNO

IRREGOLARE 

1.1 Tipologie di reati

1.2 Aree a rischio  

1.3 Principi di condotta all’interno delle aree a rischio

1.3.1 Principi generali di condotta

1.3.2 Principi procedurali specifici di condotta

1.4 Compiti dell’Organismo di Vigilanza

PARTE SPECIALE F

1. REATI TRIBUTARI E CONTRABBANDO 

1.1 Tipologie di reati

1.2 Aree a rischio

1.3 Principi di comportamento all’interno delle aree a rischio

1.3.1 Principi generali di comportamento

1.3.2 Principi specifici di comportamento

1.4 Flussi informativi verso l’ODV

ALLEGATI

Allegato 1: Codice Etico 

 

DEFINIZIONI

In aggiunta alle altre definizioni riportate nel presente documento, i seguenti termini con iniziale maiuscola hanno il significato di seguito indicato:

  • • Attività Sensibili: indica le operazioni o le attività della Società nel cui ambito sussiste il rischio di commissione dei Reati;
  • • Collaboratore/i: indica i consulenti, collaboratori esterni, partner commerciali/finanziari, agenti, procuratori e, in genere, i terzi che operano per conto o comunque nell’interesse di Fridea S.r.l.;
  • • Consiglio di Amministrazione: indica il Consiglio di Amministrazione di Fridea S.r.l.;
  • • Dipendente/i: indica le persone legate da rapporto di lavoro subordinato con la Società, inclusi i Soggetti Apicali o in Posizione Apicale ai sensi dell’art. 5, lett. b) del Decreto;
  • • Decreto: indica il Decreto Legislativo 8 giugno 2001 n. 231, come successivamente modificato ed integrato;
  • • Ente o Enti: indica l’ente o gli enti cui si applica il Decreto;
  • • Fridea S.r.l., Fridea o Società: indica la società Fridea S.r.l.;
  • • Modello o Modello Organizzativo: indica il presente modello di organizzazione, gestione e controllo, così come previsto dagli artt. 6 e 7 del Decreto;
  • • Organismo di Vigilanza o OdV: indica l’organismo interno di Fridea S.r.l., dotato di poteri autonomi di iniziativa e di controllo, preposto alla vigilanza sul funzionamento e sull’osservanza del Modello, così come previsto dal Decreto;
  • • Pubblica Amministrazione o P.A.: indica ogni ente della Pubblica Amministrazione, inclusi i relativi funzionari e soggetti incaricati di pubblico servizio;
  • • Reati: indica le fattispecie di reati ai quali si applica la disciplina prevista dal Decreto, anche a seguito di successive modifiche ed integrazioni;
  • • Soggetti Apicali o in Posizione Apicale: indica le persone che rivestono funzioni di rappresentanza, di amministrazione o di direzione della Società, nonché le persone che esercitano, anche di fatto, la gestione e il controllo della Società ai sensi dell’art. 5, lett. a) del Decreto.

9

 

MODELLO DI ORGANIZZAZIONE, GESTIONE E CONTROLLO

AI SENSI DEL D. LGS. 8 GIUGNO 2001 N. 231

PARTE GENERALE 1 0

 

1. IL DECRETO LEGISLATIVO N. 231/2001

1.1 ENTI DESTINATARI E LORO RESPONSABILITÀ AMMINISTRATIVA

In data 4 luglio 2001 è entrato in vigore il Decreto Legislativo 8 giugno 2001 n. 231, avente ad oggetto la “Disciplina della responsabilità amministrativa delle persone giuridiche, delle società e delle associazioni anche prive di personalità giuridica”, il quale ha introdotto nell’ordinamento giuridico italiano la responsabilità degli Enti per gli illeciti amministrativi derivanti da reati commessi nell’interesse o a vantaggio dei medesimi Enti.

Il Decreto si applica nel settore privato alle società, associazioni ed enti con personalità giuridica, mentre nel settore pubblico soltanto agli enti pubblici economici (con esplicita esclusione dello Stato, degli enti pubblici territoriali, degli enti pubblici non economici e degli enti che svolgono funzioni di rilievo costituzionale).

Il Decreto ha portata complessa ed innovativa, in quanto alla responsabilità penale della persona fisica che ha commesso un reato, aggiunge quella dell’Ente nell’interesse del quale o a vantaggio del quale il reato stesso è stato perpetrato.

Infatti, l’art. 5 del Decreto stabilisce che l’Ente è chiamato a rispondere ogniqualvolta determinati reati (specificati nel Decreto stesso) siano stati commessi “nel suo interesse o a suo esclusivo vantaggio”, da parte dei seguenti soggetti:

persone che rivestono funzioni di rappresentanza, amministrazione o direzione dell’Ente o di una sua unità organizzativa dotata di autonomia finanziaria e funzionale, nonché da persone che esercitano anche di fatto la gestione e il controllo dello stesso (c.d. Soggetti Apicali o in Posizione Apicale);

persone sottoposte alla direzione o alla vigilanza di uno dei soggetti di cui al precedente punto.

 

La responsabilità dell’Ente è definita dal legislatore di tipo amministrativo, pur se attribuita nell’ambito di un procedimento penale, e si caratterizza, inoltre, per essere del tutto autonoma rispetto a quella della persona fisica che commette il reato. Infatti, ai sensi dell’articolo 8 del Decreto, l’Ente può essere dichiarato responsabile anche se l’autore materiale del reato non è imputabile o non è stato individuato ed anche se il reato è estinto 1 1

 

per cause diverse dall’amnistia. In base al medesimo principio, ogni eventuale imputazione all’Ente di responsabilità derivante dalla commissione del reato non vale ad escludere la responsabilità penale personale di chi ha posto in essere la condotta criminosa.

1.2 FATTISPECIE DI REATO

La responsabilità dell’Ente non è riferibile a qualsiasi reato, ma è circoscritta alle fattispecie criminose richiamate dagli artt. 24, 24-bis, 24-ter, 25, 25-bis, 25-bis.1, 25-ter, 25-quater, 25-quater.1, 25-quinquies, 25-sexies, 25-septies, 25-octies, 25-novies, 25-decies, 25-undecies, 25-duodecies, 25-terdecies, 25-quaterdecies, 25-quinquiesdecies e 25-sexiesdecies del Decreto (così come modificato dalla sua entrata in vigore ad oggi) e, più precisamente:

  1. (i) reati contro la Pubblica Amministrazione, richiamati dagli artt. 24 e 25 del Decreto e s.m.i.1;

 

1 L’art. 25 è stato modificato dalla Legge 9 gennaio 2019, n. 3, “Misure per il contrasto dei reati contro la Pubblica Amministrazione, nonché in materia di prescrizione del reato e in materia di trasparenza dei partiti e movimenti politici” (cd. Legge Spazzacorrotti), in vigore dal 31 gennaio 2019. A seguito dell’entrata in vigore della Legge in questione, il novero dei reati presupposto del D. Lgs. 231/2001 è stato ulteriormente ampliato con l’introduzione al comma 1 del reato di “traffico di influenze illecite” (art. 346bis c.p.), a sua volta interessato da un’importante riforma sia in termini di estensione del perimetro della fattispecie sia in termini di inasprimento della pena che dalla reclusione da uno a tre anni passa alla reclusione da uno a quattro anni e sei mesi. Inoltre è stata inasprita, al comma 5 dell’art. 25, la sanzione interdittiva prevista per i reati di cui ai commi 2 e 3 dell’art. 25, ossia per i reati di concussione, corruzione propria, corruzione in atti giudiziari, induzione indebita a dare o promettere utilità e istigazione alla corruzione propria. La sanzione interdittiva sarà “non inferiore a quattro anni e non superiore a sette anni” ove il reato presupposto sia stato commesso da un soggetto apicale ovvero “non inferiore a due anni e non superiore a quattro anni” ove il reato presupposto sia stato, invece, commesso da un soggetto sottoposto alla direzione e controllo del soggetto apicale, derogando pertanto al disposto generale di cui all’art 13 del Decreto che sancisce la durata massima della sanzione interdittiva in due anni. Il nuovo comma 5-bis ha introdotto una sanzione interdittiva attenuata (“non inferiore a tre mesi e non superiore a due anni”) in relazione ai pocanzi menzionati reati commessi contro la PA, nel caso in cui prima della sentenza di primo grado l’ente si sia efficacemente adoperato per evitare che l’attività delittuosa sia portata a conseguenze ulteriori, per assicurare le prove dei reati e per l’individuazione dei responsabili ovvero per il sequestro delle somme o altre utilità e abbia eliminato le carenze organizzative che hanno determinato il reato mediante l’adozione e l’attuazione di modelli organizzativi idonei a prevenire reati della specie di quello verificatosi.

L’art. 24 è stato da ultimo modificato dall’art. 5, comma 1, lett. a) del D. Lgs. 75/2020, denominato “Attuazione della Direttiva (UE) 2017/1371, relativa alla lotta contro la frode che lede gli interessi finanziari dell’Unione mediante il diritto penale”. Tale intervento ha comportato (i) la modifica della rubrica dell’art. 24 in “Indebita percezione di erogazioni, truffa in danno dello Stato, di un ente pubblico o dell’Unione europea o per il conseguimento di erogazioni pubbliche, frode informatica in danno dello Stato o di un ente pubblico e frode nelle pubbliche forniture”; (ii) l’introduzione dell’art. 356 c.p., frode nelle pubbliche forniture, tra le fattispecie rilevanti ai sensi del comma 1 dell’art. 24, oltre che l’introduzione delle parole “o dell’Unione Europea” dopo le parole “ente pubblico” (iii) e l’aggiunta all’art. 24 del comma 1 2

 

2 bis, il quale prevede che “si applicano all’ente le sanzioni previste ai commi precedenti in relazione alla commissione del delitto di cui all’art. 2 della legge 23 dicembre 1986, n. 898” ovvero l’esposizione di dati o notizie falsi, per conseguire indebitamente per sé o per altri, aiuti, premi, indennità, restituzioni, contributi o altre erogazioni a carico totale o parziale del Fondo Europeo Agricolo di garanzia e del Fondo Europeo Agricolo per lo sviluppo rurale.

L’art. 25 è stato modificato dall’art. 5, comma 1, lett. b) del D. Lgs. 75/2020. Tale intervento ha comportato la modifica della rubrica dell’art. 25 in “Peculato, concussione, induzione indebita a dare o promettere utilità, corruzione e abuso d’ufficio” e l’introduzione al comma 1 dell’art. 25 del seguente periodo “la medesima sanzione si applica, quando il fatto offende gli interessi finanziari dell’Unione Europea, in relazione alla commissione dei delitti di cui agli articoli 314 (Peculato), primo comma, e 316 (Peculato mediante profitto dell’errore altrui) e 323 (Abuso d’ufficio) del codice penale”

2 Detti reati comprendono: falsificazione in monete, in carte di pubblico credito e in valori di bollo (art. 453 c.p.); alterazione di monete (art. 454 c.p.); spendita e introduzione nello Stato, senza concerto, di monete falsificate (art. 455 c.p.); spendita di monete falsificate ricevute in buona fede (art. 457 c.p.); falsificazione di valori di bollo, introduzione nello Stato, acquisto, detenzione o messa in circolazione di valori di bollo falsificati (art- 459 c.p.); contraffazione di carta filigranata in uso per la fabbricazione di carte di pubblico credito o di valori di bollo (art. 460 c.p.); fabbricazione o detenzione di filigrane o di strumenti destinati alla falsificazione di monete, di valori di bollo o di carta filigranata (art. 461 c.p.); uso di valori di bollo contraffatti (art. 464 c.p.); contraffazione, alterazione o uso di marchio segni distintivi ovvero di brevetti, modelli e disegni (art. 473 c.p.); introduzione nello Stato e commercio di prodotti con segni falsi (art. 474 c.p.). Il Decreto Legislativo del 21 giugno 2016, n. 125 “Attuazione della direttiva 2014/62/UE sulla protezione mediante il diritto penale dell’euro e di altre monete contro la falsificazione e che sostituisce la decisione quadro 2000/383/GAI. (16G00136)” pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 12/07/2016, ha modificato due fattispecie relative ai delitti di falsità in monete, carte di pubblico credito e valori in bollo richiamate dal D.lgs. 231/2001: (i) Falsificazione di monete, spendita e introduzione nello Stato, previo concreto, di monete falsificate (art. 453 c.p.); (ii) Fabbricazione o detenzione di filigrane o di strumenti destinati alla falsificazione di monete, di valori di bollo o di carta filigranata (art. 461 c.p.).

3 Detti reati comprendono: Turbata libertà dell’industria o del commercio (art. 513 c.p.); illecita concorrenza con minaccia o violenza (art. 513-bis c.p.); frodi contro le industrie nazionali (art. 514 c.p.); frode nell’esercizio del commercio (art. 515 c.p.); vendita di sostanze alimentari non genuine come genuine (art. 516 c.p.); vendita di prodotti industriali con segni mendaci (art. 517 c.p.); fabbricazione e commercio di beni realizzati usurpando titoli di proprietà industriale (art. 517-ter c.p., delitto introdotto ex novo); contraffazione di indicazioni geografiche o denominazioni di origine dei prodotti agroalimentari (art. 517-quater c.p., delitto introdotto ex novo).

4 Da ultimo, con la Legge 69/2015 e come meglio dettagliato nella relativa parte speciale B del presente Modello.

  1. (ii) delitti contro la fede pubblica, richiamati dall’art. 25-bis, introdotto nel Decreto dalla Legge del 23 luglio 2009, n. 99; modificato dal D. Lgs. 125/20162;
  2. (iii) delitti contro l’industria e il commercio, richiamati dall’art. 25-bis.1, introdotto nel Decreto dalla Legge 23 luglio 2009, n. 993;
  3. (iv) reati societari, richiamati dall’art. 25-ter, introdotti nel Decreto dal D. Lgs. del 11 aprile 2002, n. 61, e dalla L. n. 69/20154;
  4. (v) reati in materia di terrorismo o dì eversione dell’ordine democratico, richiamati dall’art. 25-quater, introdotti nel Decreto dalla Legge n. 7/20035;

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5 Si tratta dei “delitti aventi finalità di terrorismo o di eversione dell’ordine democratico, previsti dal codice penale e dalle leggi speciali”, nonché dei delitti, diversi da quelli sopra indicati, “che siano comunque stati posti in essere in violazione di quanto previsto dall’articolo 2 della Convenzione internazionale per la repressione del finanziamento del terrorismo fatta a New York il 9 dicembre 1999”. Tale Convenzione punisce chiunque, illegalmente e dolosamente, fornisce o raccoglie fondi sapendo che gli stessi saranno, anche parzialmente, utilizzati per compiere: (i) atti diretti a causare la morte – o gravi lesioni – di civili, quando l’azione sia finalizzata ad intimidire una popolazione, o coartare un governo o un’organizzazione internazionale; (ii) atti costituenti reato ai sensi delle convenzioni in materia di: sicurezza del volo e della navigazione, tutela del materiale nucleare, protezione di agenti diplomatici, repressione di attentati mediante uso di esplosivi. La categoria dei “delitti aventi finalità di terrorismo o di eversione dell’ordine democratico, previsti dal codice penale e dalle leggi speciali” è menzionata dal Legislatore in modo generico, senza indicare le norme specifiche la cui violazione comporterebbe l’applicazione del presente articolo.

Si possono, in ogni caso, individuare quali principali reati presupposti: associazioni sovversive (art. 270 c.p.), associazioni con finalità di terrorismo anche internazionale o di eversione dell’ordine democratico (art. 270-bis c.p.),assistenza agli associati (art. 270-ter c.p.) arruolamento con finalità di terrorismo anche internazionale (art. 270 quater c.p.), addestramento ad attività con finalità di terrorismo anche internazionale (art. 270 quinquies c.p.), finanziamento di condotte con finalità di terrorismo (L. n. 151/2016, art. 270 quinquies.1 c.p.), sottrazione di beni o denaro sottoposti a sequestro (art. 270 quinquies.2 c.p.), condotte con finalità di terrorismo (art. 270 sexies c.p.), attentato per finalità terroristiche o eversione (art. 280 c.p.), atto di terrorismo con ordigni micidiali o esplosivi (art. 280 bis c.p.), atti di terrorismo nucleare (art. 280 ter c.p.), sequestro di persona a scopo di terrorismo o di eversione (art. 289 bis c.p.), istigazione a commettere alcuno dei delitti previsti dai Capi primo e secondo (art. 302 c.p.), cospirazione politica mediante accordo (art. 304 c.p.), cospirazione politica mediante associazione (art. 305 c.p.), banda armata: formazione e partecipazione (art. 306 c.p.), assistenza ai partecipi di cospirazione o di banda armata (art. 307 c.p.), impossessamento, dirottamento e distruzione di un aereo (L. n. 342/1976, art. 1), danneggiamento delle istallazioni a terra (L. n. 342/1976, art. 2), sanzioni (L. n. 422/1989, art. 3), pentimento operoso (d.l.gs. n. 625/1979, art. 5).

6 Si riferisce ai delitti di pratiche di mutilazione degli organi genitali femminili di cui all’art. 583-bis c.p.

7 Detti reati comprendono: riduzione in schiavitù (art. 600 c.p.); prostituzione minorile (art. 600-bis c.p.); pornografia minorile (art. 600-ter c.p.); detenzione di materiale pornografico (art. 600-quater c.p.); iniziative turistiche volte allo sfruttamento della prostituzione minorile (art. 600-quinques c.p.); tratta e commercio di schiavi (art. 601 c.p.); alienazione e acquisto di schiavi (art. 602 c.p.). Il 6 aprile 2014 è entrato in vigore il D. Lgs. 39/2014, emanato in attuazione della direttiva 2011/93/UE relativa alla lotta contro l’abuso e lo sfruttamento sessuale dei minori e la pornografia minorile, che ha, tra l’altro, introdotto alcune significative modifiche nel D. Lgs. 231/2001 per le fattispecie incriminatrici poste a presidio del sano sviluppo e della sessualità dei minori, che trovano spazio, accanto ad altri delitti contro la personalità individuale, all’interno dell’art. 25-quinquies del medesimo D. Lgs. 231/2001. La nuova norma, infatti, incrementa il novero delle circostanze aggravanti speciali previste per tali tipologie di illecito dall’art. 602-ter del codice penale, e prevede che la pena prevista dagli articoli 600-bis [Prostituzione minorile], 600-ter [Pornografia minorile], 600-quater

  1. (vi) delitti in materia di pratiche di mutilazione degli organi genitali femminili, richiamati dall’art. 25quater.1, introdotto nel Decreto dalla Legge del 9 gennaio 2006, n. 76;
  2. (vii) delitti contro la personalità individuale; richiamati dall’art. 25-quinques, introdotto nel Decreto dalla Legge 11 agosto 2003, n. 2287;

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[Detenzione di materiale pornografico], 600-quater.1. [Pornografia virtuale] e 600-quinquies [Iniziative turistiche volte allo sfruttamento della prostituzione minorile] sia aumentata nel caso in cui il reato sia commesso da più persone riunite, sia commesso da persona che appartenente ad un’associazione per delinquere al fine di agevolarne l’attività o sia commesso con violenze gravi o provochi, a causa della reiterazione delle condotte, un grave pregiudizio per il minore. È previsto inoltre un incremento di pena in misura non eccedente i due terzi nei casi in cui i reati prima richiamati siano compiuti con l’utilizzo di mezzi atti ad impedire l’identificazione dei dati di accesso alle reti telematiche. Oltre a tali novazioni, il D. Lgs. 39/2014 estende l’ambito applicativo della responsabilità amministrativa degli enti ad un ulteriore fattispecie incriminatrice ed introduce nuovi obblighi sanzionabili a carico dei datori di lavoro. L’art. 3 prevede infatti che “al comma 1, lettera c), dell’articolo 25-quinquies del D. Lgs. 231/2001, dopo le parole «600-quater.1,» sono inserite le seguenti: «nonché per il delitto di cui all’articolo 609-undecies»”. Si tratta del reato di adescamento di minorenni che punisce con la reclusione da uno a tre anni l’adescamento di un soggetto di età inferiore ai 16 anni al fine di commettere uno dei fatti previsti e puniti dalle fattispecie incriminatrici poste a tutela della sessualità dei minorenni. A norma dell’art. 609-undecies c.p. “per adescamento si intende qualsiasi atto volto a carpire la fiducia del minore attraverso artifici, lusinghe o minacce posti in essere anche mediante l’utilizzo della rete internet o di altre reti o mezzi di comunicazione”. Con la Legge 29 ottobre 2016 n. 199 è stata altresì inserita tra le fattispecie di reato di cui al presente articolo la c.d. “intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro” (“caporalato”) di cui all’art. 603 c.p., il quale punisce con la reclusione da uno a sei anni e con la multa da Euro 500 ad Euro 1.000 per ogni lavoratore reclutato chiunque recluti manodopera allo scopo di destinarla al lavoro presso terzi in condizioni di sfruttamento, approfittando dello stato di bisogno dei lavoratori e chi utilizzi, assuma o impieghi manodopera, anche mediante l’anzidetta attività di intermediazione, sottoponendo i lavoratori a condizioni di sfruttamento ed approfittando del loro stato di bisogno.

8 Detti reati comprendono: i reati di abuso di informazioni privilegiate (art. 184 TUF) e manipolazione del mercato (art. 185 TUF) di cui al Testo Unico della Finanza, D. Lgs. del 28 febbraio 1998, n. 58.

9 L’art. 25 – septies è stato successivamente modificato dall’art. 300, co.1, D.lgs. 21/2008. Si segnala che gli artt.. 589 e 590 c.p. “Omicidio colposo” e “Lesioni colpose” sono stati recentemente modificati dalla L. 11 gennaio 2018, n. 3, a decorrere dal 15 febbraio 2018. In questo senso è stato inserito il seguente comma dall’art. 12, comma 2 della predetta legge: “Se il fatto è commesso nell’esercizio abusivo di una professione per la quale è richiesta una speciale abilitazione dello Stato o di un’arte sanitaria, la pena è della reclusione da tre a dieci anni”.

10 Detti reati comprendono: ricettazione (art. 648 c.p.); riciclaggio (art. 648-bis c.p.); impiego di denaro, beni o utilità di provenienza illecita (art. 648-ter c.p.); auto-riciclaggio (art. 648-ter.1 c.p) introdotto dalla legge 186/2014.

  1. (viii) abusi di mercato, richiamati dall’art. 25-sexies, introdotto nel D. Lgs. 231/2001 dall’art. 9 della Legge 18 aprile 2005, n. 628;
  2. (ix) reati di omicidio colposo e lesioni colpose gravi o gravissime, commessi con violazione delle norme antinfortunistiche e sulla tutela dell’igiene e della salute sul lavoro, richiamati dall’art. 25-septies, introdotto nel Decreto dall’art. 9 della Legge del 3 agosto 2007, n. 1239;
  3. (x) reati di ricettazione, riciclaggio e impiego di denaro, beni o utilità di provenienza illecita nonché auto-riciclaggio, richiamati dall’art. 25-octies, introdotto nel Decreto dall’art. 63 del D. Lgs. del 21 novembre 2007, n. 23110;

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  1. (xi) delitti in materia di violazione del diritto d’autore, richiamati dall’art. 25-novies, introdotto nel Decreto dalla Legge 23 luglio 2009, n. 9911;
  2. (xii) reati informatici, richiamati dall’art. 24-bis, introdotti nel Decreto dalla legge 18 marzo 2008, n. 4812;
  3. (xiii) delitti di criminalità organizzata, richiamati dall’art.24-ter, introdotto nel Decreto dalla Legge del 15 luglio 2009, n. 9413;
  4. (xiv) reati transazionali, l’art. 10 della legge 16 marzo 2006 n. 146 prevede la responsabilità amministrativa degli Enti anche con riferimento ai reati

 

11 La citata Legge 99/2009 punisce: la messa a disposizione del pubblico non autorizzata in un sistema di reti telematiche, di un’opera dell’ingegno protetta, o parte di essa; l’utilizzo non autorizzato di un’opera altrui non destinata alla pubblicazione; la duplicazione di programmi per elaboratore o la distribuzione, vendita etc. di programmi contenuti in supporti non contrassegnati dalla Società italiana degli autori ed editori (SIAE); la duplicazione, riproduzione, etcc di opere dell’ingegno destinate al circuito televisivo, cinematografico, etc..; i produttori o importatori dei supporti non soggetti al contrassegno “SIAE”; la produzione, installazione etc. di apparati atti alla decodificazione di trasmissioni audiovisive ad accesso condizionato

12 Detti reati comprendono: accesso abusivo ad un sistema informatico o telematico (art. 615-ter c.p.); detenzione e diffusione abusiva di codici di accesso a sistemi informatici o telematici (art. 615-quater c.p.); diffusione di apparecchiature, dispositivi o programmi diretti a danneggiare o interrompere il funzionamento di un sistema informatico (art. 615-quinquies c.p.); intercettazioni, impedimento o interruzione di comunicazioni informatiche o telematiche (artt. 617-quater e 617-quinquies c.p.); danneggiamento di sistemi informatici (art. 635-bis c.p.); danneggiamento di informazioni, dati e programmi informatici utilizzati dallo Stato o da altro ente pubblico o comunque di pubblica utilità (art. 635-ter c.p.); danneggiamento di informazioni, dati e programmi informatici (art. 635-quater c.p.); danneggiamento di sistemi informatici o telematici di pubblica utilità (art. 635-quinquies c.p.); falsità di un documento informatico (art. 491-bis c.p.); frode informatica del soggetto che presta servizi di certificazione di firma elettronica (art. 640-quinquies c.p.). L’art. 24-bis è stato successivamente modificato dalla Legge 18 novembre 2019, n. 133, legge di conversione del D. L. 21 settembre 2019, n. 105 recante “disposizioni urgenti in materia di perimetro di sicurezza nazionale cibernetica”, convertito con Legge 18 novembre 2019, n. 133. La Legge richiamata dispone che all’art. 24-bis, comma 3, del D. Lgs. 231 del 2001 si aggiunga il richiamo ai “delitti di cui all’articolo 1, comma 11, del decreto-legge 21 settembre 2019, n. 105”.

13 Detti reati comprendono: associazione per delinquere (art. 416 c.p.); associazioni di tipo mafioso anche straniere (art. 416-bis c.p.); scambio elettorale politico-mafioso (art. 416-ter c.p.); sequestro di persona a scopo di rapina o estorsione (art. 630 c.p.); associazione finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti o psicotrope (art. 74 D.P.R. n. 309/1990); termini di durata massima delle indagini preliminari (art. 407, comma 2, lettera a), numero 5) c.p.p.). La L. n. 236/2016, pubblicata in GU il 23 dicembre 2016, ha inserito nel Codice Penale il reato di “Traffico di organi prelevati da persona vivente” (art. 601 – bis c.p.) il quale viene richiamato nell’art. 416 c.p. (associazione per delinquere). Pertanto, il reato di cui all’art. 601-bis (Traffico di organi prelevati da persona vivente) è un nuovo reato presupposto dell’associazione per delinquere. 1 6

 

 

  1. specificati dalla stessa legge che presentino la caratteristica della trasnazionalità14;
  2. (xv) delitto consistente nel rendere dichiarazioni mendaci all’autorità giudiziaria, richiamato dall’art. 25-decies , introdotto nel Decreto dalla Legge 3 Agosto 2009, n. 116, come sostituito dall’art. 2, comma 1, D. Lgs. 7 luglio 2011, n. 121;
  3. (xvi) reati ambientali, richiamati dall’art. 25-undecies, introdotto nel Decreto dall’art. 4, comma 2, L. 3 agosto 2009, n. 116, e s.m.i.15;
  4. (xvii) reato di impiego di cittadini di paesi terzi il cui soggiorno è irregolare, richiamati dall’art. 25-duodecies ed introdotto nel Decreto dal D. Lgs. 109/2012 e modificato dalla L. 161/201716.
  5. (xviii) reato di razzismo e xenofobia, richiamato dall’art. 25-terdecies, introdotto dalla L. 20 novembre 2017, n. 16717.

 

14 In questo caso non sono state inserite ulteriori disposizioni nel corpo del D. Lgs. n. 231/2001. La responsabilità degli Enti deriva da un’autonoma previsione contenuta nel predetto art. 10 della legge n. 146/2006, il quale stabilisce le specifiche sanzioni amministrative applicabili ai reati, disponendo – in via di richiamo – nell’ultimo comma che “agli illeciti amministrativi previsti dal presente articolo si applicano le disposizioni di cui al D. Lgs. 8 giugno 2001, n. 231”.

15 Detti reati comprendono le fattispecie di cui all’art. 2 del D. Lgs. 121/2011 e all’art. 1 della Legge n. 68 del 22 maggio 2015, tra cui il delitto di inquinamento ambientale ed il delitto di disastro ambientale. Il D.Lgs. 21/2018 ha abrogato l’art. 260 D.Lgs. 152/2006, introducendo il nuovo reato di “attività organizzate per il traffico illecito di rifiuti” di cui all’art. 452quaterdecies c.p.. Come precisato nelle disposizioni transitorie del citato D.Lgs., il richiamo all’art. 260 D.Lgs. 152/2006 operato dall’art. 25undecies del D.Lgs. 231/2001 deve intendersi riferito al nuovo art. 452quaterdecies c.p. Peraltro, il D.L. 135/2018, convertito in L. 11 febbraio 2019, n. 12, ha soppresso il sistema di controllo della tracciabilità dei rifiuti (SISTRI) di cui all’art. 188ter D.Lgs. 152/2006. In forza del dettato normativo il Ministero dell’ambiente ha provveduto all’introduzione di un “registro elettronico nazionale per la tracciabilità dei rifiuti”, che tuttavia non è ancora operativo. Medio tempore ai soggetti tenuti ad effettuare la tracciabilità dei rifiuti mediante SISTRI (e ora mediante il registro elettronico) è imposto il rispetto degli adempimenti di cui al D.lgs. 3 aprile 2006, n. 152 nella versione ante modifica ad opera del D.lgs. 205/2010; segnatamente, la tracciabilità dei rifiuti dovrà essere garantita mediante l’utilizzo del sistema tradizionale “cartaceo”, ferma restando la possibilità di avvalersi delle modalità di trasmissione dati “digitali” previste dall’Art. 194-bis del D.lgs. 152/2006.

Al momento, le sanzioni applicabili in caso di violazioni commesse dal 1 gennaio 2019 sono quindi quelle previste dall’Art. 258 del predetto D.lgs. (nel testo previgente alle modifiche apportate dal D.lgs. 205/2010) e non più quelle imposte dall’Art. 260 bis del medesimo D.lgs., che risultano implicitamente abrogate poiché senso latu “accessorie” alla norma relativa al SISTRI. Ciò incide sul perimetro dei reati presupposto di cui all’art. 25undecies del Decreto in quanto non è da ritenersi più applicabile il riferimento all’art. 260bis D.Lgs. 152/2006. Tuttavia, il testo del Decreto Legislativo 231/2001 non è ancora stato aggiornato in relazione a quanto sopra esposto.

16 L’art. 25- duodecies è stato modificato dalla L. n. 161/2017, come meglio dettagliato nella Parte Speciale E del Modello. 1 7

 

17 L’art. 25 – terdecies è stato inserito dalla L. n. 167/2017, pubblicata in GU il 27 novembre 2017al Capo II (“Disposizioni in materia di giustizia e sicurezza”), art. 5, comma 2 (“Disposizioni per la completa attuazione della decisione quadro 2008/913/GAI sulla lotta contro talune forme ed espressioni di razzismo e xenofobia mediante il diritto penale – Caso EU Pilot 8184/15/JUST”). Tale reato presupposto prevede che i delitti a cui si fa rimando puniscano i partecipanti di organizzazioni, associazioni, movimenti o gruppi aventi tra i propri scopi l’incitamento alla discriminazione o alla violenza per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi, nonché la propaganda ovvero l’istigazione e l’incitamento, commessi in modo che derivi concreto pericolo di diffusione, fondati in tutto o in parte sulla negazione, minimizzazione in modo grave o sull’apologia della Shoah o dei crimini connessi al genocidio, dei crimini contro l’umanità o dei crimini di guerra. In tale contesto, si segnala che il 22 marzo 2018 è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il decreto legislativo 1 marzo 2018, n. 21 recante “Disposizioni di attuazione del principio di delega della riserva di codice nella materia penale”. Il decreto mira a realizzare una razionalizzazione della normativa penale al fine di renderla maggiormente conoscibile e ad evitare una caotica produzione legislativa di settore. A tal fine il decreto introduce il principio della “riserva di codice”, in base al quale le disposizioni che prevedono reati possono essere introdotte nell’ordinamento solo se modificano il codice penale o se inserite in leggi organiche. In base a questo principio il decreto ha abrogato alcune fattispecie previste da leggi speciali, tra cui i reati in materia di razzismo e xenofobia (art. 3 della legge 654/1975) e il reato di attività organizzate per il traffico illecito di rifiuti (art. 260 del D.Lgs 152/2006), entrambi richiamati nell’elenco dei reati presupposto del Decreto mediante rinvio alle norme indicate (art. 25-terdecies e art 25-undecies). Le disposizioni non rimangono prive di un rilievo penale dal momento che le medesime fattispecie sono state introdotte nel codice penale, rispettivamente, all’art. 604-bis c.p. (reati di Propaganda e istigazione a delinquere per motivi di discriminazione razziale etnica e religiosa) e all’art. 452-quaterdecies c.p. (reato di “attività organizzate per il traffico illecito di rifiuti”). Con una disposizione di coordinamento il decreto prevede che i richiami alle disposizioni abrogate si intendono riferiti alle nuove norme del codice penale. Ne consegue che rimane ferma la responsabilità ai sensi del Decreto per i reati suindicati.

18 Il D. Lgs. 15 marzo 2017 n. 38, pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 30/03/2017, ha dato attuazione alla decisione quadro 2003/568/GAI in tema di lotta alla corruzione nel settore privato, modificando la formulazione del reato di corruzione tra privati (comprendendo tra i soggetti punibili anche quanti all’interno degli enti svolgono attività lavorativa con funzioni direttive; prevedendo quali condotte sanzionabili la dazione e la sollecitazione della corresponsione di denaro o altra utilità) ed introducendo la fattispecie delittuosa dell’istigazione alla corruzione (art. 2635-bis c.c.), inasprendo altresì le sanzioni pecuniarie ed introducendo sanzioni interdittive. La Legge 3/2019 ha peraltro abrogato la procedibilità a querela del reato di corruzione tra privati di cui all’art. 2635 c.c. così come del reato di istigazione alla corruzione fra privati (art. 2635-bis c.c.), richiamati dall’art. 25-ter del Decreto, introducendo la procedibilità d’ufficio.

  1. (xix) reato di corruzione tra privati, disciplinato dal novellato art. 2635 cod. civ., rubricato oggi “Corruzione tra privati”, e dall’art. 2635 cod. civ., rubricato “Istigazione alla corruzione tra privati”, richiamati dall’art. 25-ter, comma 1, lettera s-bis introdotto nel Decreto dalla c.d. “Legge Anticorruzione”, come modificato dal D. Lgs. 15 marzo 2017, n. 38 e dalla Legge 9 gennaio 2019, n. 318;
  2. (xx) frodi in competizioni sportive, esercizio abusivo di gioco o scommessa e giochi d’azzardo esercitati a mezzo di apparecchi vietati, richiamati

1 8

 

 

  1. dall’art. 25-quaterdecies ed introdotti nel Decreto dalla legge 9 gennaio 2019, n. 319;
  2. (xxi) vendita illecita di titoli di accesso alle manifestazioni sportive, art. 1-sexies D. L. 24 febbraio 2003, n. 2820;
  3. (xxii) reati tributari, richiamati dall’art. 25-quinquiesdecies, introdotto dall’art. 39, comma 2 del D.L. 26 ottobre 2019, n. 124 e successivamente modificato dalla legge di conversione 19 dicembre 2019, n. 15721;
  4. (xxiii) contrabbando, richiamati dall’art. 25-sexiesdecies che è stato introdotto dal D.Lgs. 14 luglio 2020, n. 7522..

 

19 L’art. 25-quaterdecies è stato inserito dall’art. 5 L. n. 3/2019 (“Ratifica ed esecuzione della Convenzione del Consiglio d’Europa sulla manipolazione di competizioni sportive, fatta a Magglingen il 18 settembre 2014”), pubblicata in GU il 16 maggio 2019. L’articolo 25-quaterdecies richiama la commissione dei reati di cui agli articoli 1 (frode in competizioni sportive) e 4 (esercizio abusivo di attività di giuoco o di scommessa) della L. n. 401/1989.

20 L’art. 1-sexies del D.L. 28/2003 è stato modificato dal D.L. 53/2019, convertito dalla L. n. 77/2019. Tale modifica, oltre che interessare il comma 1 dell’articolo, ha contestualmente inserito il comma 1-bis, il quale afferma che “le disposizioni del comma 1, primo e secondo periodo, si applicano anche ai soggetti di cui all’art. 1, comma 2, del D.Lgs. 231/01”.

21 L’articolo 25-quinquiesdecies richiama i delitti previsti dal D. Lgs. 74/2000 e ovvero: il delitto di dichiarazione fraudolenta mediante uso di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti (di cui all’art. 2, comma 1 e comma 2-bis) per il quale sono previste sanzioni pecuniarie diverse qualora l’ammontare degli elementi passivi fittizi sia superiore o inferiore ad Euro 100.000; il delitto di dichiarazione fraudolenta mediante altri artifici (di cui all’art. 3); il delitto di emissione di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti (di cui all’art. 8, comma 1 e comma 2-bis), per il quale sono previste sanzioni pecuniarie diverse qualora l’importo non rispondente al vero indicato nelle fatture o nei documenti, per periodo di imposta, sia superiore o inferiore ad Euro 100.000; il delitto di occultamento o distruzione di documenti contabili (di cui all’art. 10) e il delitto di sottrazione fraudolenta al pagamento di imposte (di cui all’art. 11). L’art. 25-quinquiesdecies è stato successivamente modificato dall’art. 5, comma 1 lett. c) del D.Lgs. 75/2020, denominato “Attuazione della direttiva (UE) 2017/1371, relativa alla lotta contro la frode che lede gli interessi finanziari dell’Unione mediante il diritto penale”, avente ad oggetto il recepimento della c.d. Direttiva PIF. Tale modifica ha introdotto all’interno del perimetro dei reati rilevanti ai sensi del Decreto le fattispecie di cui all’art. 4 del D. Lgs. 74/2000, dichiarazione infedele, all’art. 5 del D. Lgs. 74/2000, omessa dichiarazione e all’art. 10 quater del D. Lgs. 74/2000, indebita compensazione; la rilevanza di tali reati ai sensi del Decreto è inoltre subordinata alla loro commissione “nell’ambito di sistemi fraudolenti transfrontalieri e al fine di evadere l’imposta sul valore aggiunto per un importo complessivo non inferiore a dieci milioni di Euro”.

22 Tale intervento ha comportato l’introduzione, nel novero dei reati presupposto, i reati di cui al D.P.R. 23 gennaio 1973, n. 43 (Testo Unico delle disposizioni legislative in materia doganale).

*

In considerazione dell’oggetto della attività di Fridea S.r.l. nonché delle specifiche caratteristiche dell’ente, ai fini della predisposizione del presente Modello si è ritenuto 1 9

 

opportuno trattare soltanto i Reati considerati all’uopo rilevanti, escludendo dall’analisi quelli la cui commissione è solo astrattamente ipotizzabile all’interno della Società.

In particolare, ai fini del presente Modello si sono tenuti in considerazione:

i Reati commessi nei confronti della Pubblica Amministrazione (artt. 24 e 25 del Decreto);

i Reati Societari (art. 25 ter del Decreto);

i Reati in materia di sicurezza e salute sul luogo di lavoro (art. 25-septies del Decreto);

i Reati ambientali (art. 25-undecies del Decreto);

il Reato di impiego di impiego di cittadini di paesi terzi il cui soggiorno è irregolare (art. 25-duodecies del Decreto); e

i Reati Tributari e il Contrabbando (art. 25-quinquiesdecies e 25-sexiesdecies del Decreto),

 

mentre si tralasciano le restanti fattispecie di reato, la cui commissione è solo astrattamente ipotizzabile nella Società.

Per il dettagliato esame dei Reati analizzati, si rimanda alla Parte Speciale del Modello.

1.3 SANZIONI

Le sanzioni previste dall’art. 9 del Decreto a carico della società in conseguenza della commissione o tentata commissione dei reati sopra menzionati sono:

sanzione pecuniaria fino a un massimo di Euro 1.549.370,69 (e sequestro conservativo in sede cautelare);

sanzioni interdittive (applicabili anche quale misura cautelare) di durata non inferiore a tre mesi e non superiore a due anni, che, a loro volta, possono consistere in: – interdizione dall’esercizio dell’attività;

– sospensione o revoca delle autorizzazioni, licenze o concessioni funzionali alla commissione dell’illecito;

– divieto di contrattare con la pubblica amministrazione;

– esclusione da agevolazioni, finanziamenti, contributi o sussidi e l’eventuale revoca di quelli concessi;

– divieto di pubblicizzare beni o servizi;

– confisca (e sequestro preventivo in sede cautelare);

 

2 0

 

 

– pubblicazione della sentenza in caso di applicazione di una sanzione interdittiva.

 

 

1.4 ESCLUSIONE DELLA RESPONSABILITÀ AMMINISTRATIVA DEGLI ENTI

Gli articoli 6 e 7 del Decreto prevedono l’esonero della responsabilità dell’Ente per Reati commessi da soggetti in Posizione Apicale e dai Dipendenti ove l’Ente provi di aver adottato ed efficacemente attuato modelli di organizzazione, gestione e controllo idonei a prevenire la realizzazione di tali illeciti penali. A tale scopo, il sistema prevede l’istituzione di un organo di controllo interno all’Ente con il compito di vigilare sull’efficacia reale del Modello.

Secondo le menzionate disposizioni, la responsabilità dell’Ente, derivante ai sensi del Decreto, è esclusa ove lo stesso dimostri che:

l’organo dirigente abbia adottato ed efficacemente attuato, prima della commissione del fatto, modelli di organizzazione e di gestione idonei a prevenire reati della specie di quello verificatosi;

il compito di vigilare sul funzionamento e l’osservanza dei modelli e di curare il loro aggiornamento sia stato affidato ad un organismo dell’Ente dotato di autonomi poteri di iniziativa e di controllo (l’Organismo di Vigilanza);

le persone abbiano commesso il reato eludendo fraudolentemente i modelli di organizzazione e di gestione;

non vi sia stata omessa o insufficiente vigilanza da parte dell’Organismo di Vigilanza.

 

Il Decreto prevede, inoltre, che i modelli di organizzazione e gestione debbano rispondere alle seguenti esigenze (vedasi art. 6, comma 2, del Decreto):

individuare le attività nel cui ambito possono essere commessi i Reati;

prevedere specifiche procedure dirette a programmare la formazione e l’attuazione delle decisioni dell’ente in relazione ai Reati da prevenire;

individuare modalità di gestione delle risorse finanziarie idonee a impedire la commissione dei Reati;

prevedere obblighi di informazione nei confronti dell’Organismo di Vigilanza;

2 1

 

 

introdurre un sistema disciplinare idoneo a sanzionare il mancato rispetto delle misure indicate nel Modello.

 

L’esonero dalla responsabilità del’Ente passa attraverso il giudizio d’idoneità del sistema interno di organizzazione e controllo, che il giudice è chiamato a formulare in occasione dell’eventuale procedimento penale a carico dell’autore materiale del fatto illecito. Dunque, la redazione del Modello e l’organizzazione dell’attività dell’organismo di controllo devono porsi come obiettivo l’esito positivo di tale giudizio d’idoneità. Questa particolare prospettiva finalistica impone agli Enti di valutare l’adeguatezza delle proprie procedure alle sopracitate esigenze.

Pertanto, di fatto, l’adozione di un Modello che sia adeguato e completo diviene obbligatoria se l’Ente vuole beneficiare dell’esclusione dalla responsabilità amministrativa per i Reati commessi dai soggetti in Posizione Apicale e dai Dipendenti.

2. FUNZIONE DEL MODELLO

2.1 STRUTTURA E FINALITÀ DEL MODELLO

Al fine di garantire condizioni di legalità, correttezza e trasparenza nello svolgimento della propria attività, Fridea S.r.l. ha ritenuto opportuno adottare e dare attuazione al presente Modello.

Il Modello è stato predisposto tenendo presente sia le disposizioni del Decreto sia le linee guida emanate da Confindustria in data 7 luglio 2002, integrate in data 28 giugno 2004 e 31 marzo 2008, sia la nuova versione delle medesime linee guida emanate in data 21 luglio 2014 per la costruzione dei modelli di organizzazione, gestione e controllo e da ultimo il documento denominato “Principi consolidati per la redazione dei modelli organizzativi e l’attività dell’organismo di vigilanza, prospettive di revisione del d.lgs. 8 giugno 2001, n. 231”, redatto congiuntamente da ABI, dal Consiglio Nazionale Forense, da Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili e da Confindustria (di seguito “Linee guida di Confindustria”) che, tra le varie disposizioni, contengono le indicazioni metodologiche per l’individuazione delle aree di rischio e la struttura che dovrebbe essere adottata nell’implementazione del Modello Organizzativo.

*

Alla luce dei principi generali sopra illustrati ed in considerazione delle previsioni delle 2 2

 

Linee Guida, il presente Modello è costituito da una “Parte Generale” e da sei singole “Parti Speciali” predisposte per le tipologie di reato contemplate nel Decreto Legislativo 231/2001, la cui commissione è considerata maggiormente a rischio per la Società.

La Parte Generale ha lo scopo di definire le finalità del Modello Organizzativo ed i principi di carattere generale che la Società pone come riferimento per la gestione dei propri affari, mentre ogni Parte Speciale ha la funzione di individuare i principi comportamentali da porre in essere e le misure preventive relative ai reati potenzialmente attuabili.

La Parte Speciale definisce inoltre gli specifici compiti dell’Organismo di Vigilanza in relazione a ciascuna tipologia di Reati ai sensi del Decreto presa in considerazione ai fini della predisposizione del Modello Organizzativo.

Scopo del presente Modello è la creazione, in relazione alle Attività Sensibili della Società, di un sistema organico costituito da procedure/principi procedurali ed attività di controllo che ha come obiettivo quello di prevenire la commissione dei Reati.

In particolare, il Modello ha le seguenti finalità:

rendere consapevoli coloro che svolgono “attività a rischio” di poter incorrere, in caso di violazione delle procedure previste dal Modello, in illeciti sanzionabili sia sul piano penale (per l’autore del reato) che amministrativo (per la Società);

ribadire che comportamenti contrari alle norme di legge e del codice etico di Fridea S.r.l., qui accluso come Allegato n. 1 (di seguito il “Codice Etico”), sono fermamente condannati dalla Società;

consentire alla Società di vigilare sulle attività a rischio al fine di facilitare la prevenzione della commissione dei Reati.

 

I principi ispiratori del presente Modello sono i seguenti:

diffusione all’interno della Società e nei confronti dei Collaboratori delle regole comportamentali e dei principi procedurali previsti nel presente modello e/o delle procedure implementate dalla stessa, nonché un piano di formazione del personale avente ad oggetto tutti gli elementi del Modello;

un Codice Etico di comportamento che fissa i principi etici e le linee generali di comportamento che i Soggetti Apicali, i Dipendenti e i Collaboratori sono tenuti a rispettare nello svolgimento delle rispettive attività;

2 3

 

 

l’individuazione delle “aree a rischio” della Società, vale a dire delle aree nel cui ambito si ritiene più alta la possibilità che siano commessi i Reati sensibili ai sensi del Decreto;

l’esistenza di procedure e/o prassi consolidate che indichino le modalità operative dell’attività lavorativa sia in generale sia in particolare nelle “aree a rischio” individuate;

un sistema di deleghe gestionali interne e di procure a rappresentare la Società verso l’esterno che assicuri una chiara attribuzione dei compiti, coerente con la struttura organizzativa e con il sistema di controllo di gestione;

un sistema di gestione e controllo delle risorse finanziarie della Società che permetta di individuare tempestivamente l’insorgere di eventuali situazioni di criticità;

un sistema disciplinare adeguato a sanzionare la violazione del Modello e del Codice Etico;

l’attribuzione ad un organismo, interno alla Società (l’Organismo di Vigilanza), del compito di vigilare sul funzionamento e sull’osservanza del Modello e di curarne l’aggiornamento.

 

2.2 SOGGETTI DESTINATARI DEL MODELLO

Le regole contenute nel presente Modello si rivolgono:

alle persone che rivestono funzioni di rappresentanza, amministrazione o direzione di Fridea S.r.l. o che esercitano, anche di fatto, la gestione e il controllo di Fridea S.r.l. (Soggetti in Posizione Apicale);

ai dipendenti di Fridea S.r.l. sottoposti alla direzione o alla vigilanza di uno o più dei soggetti posti in posizione apicale (Dipendenti);

ai consulenti, collaboratori, partner commerciali/finanziari agenti, procuratori e, in genere, ai terzi che operano per conto o comunque nell’interesse di Fridea S.r.l. (Collaboratori),

 

tutti congiuntamente denominati “Destinatari”.

Il Modello ed i contenuti dello stesso sono comunicati ai soggetti interessati con modalità idonee ad assicurarne l’effettiva conoscenza, secondo quanto indicato al successivo capitolo 6; pertanto i Destinatari del Modello sono tenuti a rispettarne puntualmente tutte le disposizioni, anche in adempimento dei doveri di correttezza e diligenza derivanti dal 2 4

 

rapporto giuridico da essi instaurato con la Società.

2.3 ADOZIONE DEL MODELLO

La Società intende assicurarsi che, dai propri Dipendenti, dai Soggetti in Posizione Apicale, nonché da tutti coloro che agiscono per conto della stessa, non siano commesse fattispecie di Reato che possano non solo screditare l’immagine della Società stessa, ma anche comportare l’applicazione di una delle sanzioni pecuniarie e/o interdittive che il Decreto prevede nel caso in cui tali Reati siano posti in essere a vantaggio o nell’interesse di Fridea S.r.l..

A tal fine, la Società ha inteso adottare il presente Modello, volto ad introdurre un sistema di principi e regole di condotta che devono ispirare il comportamento di tutti i soggetti appartenenti alla Società stessa nei rapporti con gli interlocutori italiani o esteri.

2.4 MODIFICHE ED INTEGRAZIONI DEL MODELLO

Il Modello è stato adottato per la prima volta dalla Società con delibera del Consiglio di Amministrazione del 26 gennaio 2012 e successivamente modificato in data 10 settembre 2013.

Lo stesso è stato aggiornato, nella sua attuale formulazione, con delibera del Consiglio di Amministrazione della Società del 27 aprile 2021.

3. LA STRUTTURA ORGANIZZATIVA DI FRIDEA S.R.L.

3.1 PREMESSA

Al fine di individuare le Attività Sensibili di cui al Decreto è necessario fare riferimento alle specifiche peculiarità dell’ente che intende dotarsi del Modello ed al suo concreto operato.

Pertanto, appare preliminarmente opportuno descrivere la struttura organizzativa di Fridea S.r.l., con particolare riferimento alle attività da essa svolte ed al suo sistema di amministrazione e controllo. 2 5

 

3.2 L’ORGANIZZAZIONE INTERNA DI FRIDEA S.R.L.

3.2.1 OGGETTO SOCIALE

La Società ha per oggetto, in Italia e all’estero, la costruzione, il commercio, l’importazione, l’esportazione e la rappresentanza di macchinari ed impianti meccanici per l’industria e loro accessori, nonché le costruzioni meccaniche in genere. La Società potrà inoltre compiere qualsiasi operazione ritenuta dall’organo amministrativo utile allo svolgimento e al conseguimento dell’oggetto sociale, potendo anche assumere, non in via prevalente, interessi e partecipazioni in altre società, od imprese aventi oggetto analogo od affine o connesso al proprio sia direttamente che indirettamente.

3.2.2 CORPORATE GOVERNANCE

Sono organi centrali della Società:

l’Assemblea;

il Consiglio di Amministrazione;

il Presidente; e

il Sindaco Unico.

 

3.2.2.1 ASSEMBLEA

I soci decidono sulle materie riservate alla loro competenza dal Codice Civile, dallo statuto della Società, nonché sugli argomenti che uno o più amministratori o tanti soci che rappresentino almeno un terzo del capitale sociale sottopongono alla sua approvazione. Ogni socio ha il diritto di esprimere un numero di voti proporzionale alla sua partecipazione.

Le decisioni dei soci in sede assembleare o mediante consultazione scritta sono adottate con il voto favorevole di una maggioranza che rappresenti almeno il cinquanta percento del capitale sociale. L’Assemblea delibera in seconda convocazione con la maggioranza assoluta dei presenti, indipendentemente dalla parte di capitale sociale intervenuta, salvo i casi espressamente previsti dallo statuto della Società.

3.2.2.2. CONSIGLIO DI AMMINISTRAZIONE

Il Consiglio di Amministrazione ha tutti i poteri per l’amministrazione della Società

La rappresentanza della Società spetta al Presidente del Consiglio di Amministrazione e agli Amministratori Delegati. 2 6

 

La Società può essere amministrata, alternativamente, su decisione dei soci in sede di nomina, da un amministratore unico o da un Consiglio di Amministrazione composto da tre a sette soci.

3.2.2.3 PRESIDENTE

Il Presidente del Consiglio di Amministrazione detiene tutti i più ampi poteri da esercitare con firma libera e disgiunta, per la gestione ordinaria della Società, nonché:

– tutti i poteri di richiedere, negoziare e ottenere, nei confronti di primarie banche e istituti di credito, aperture di credito, affidamenti bancari, fideiussioni e garanzie bancarie in genere, nelle forme ritenute più opportune, in relazione alle necessità aziendali, sia per ottenere nuovi affidamenti, sia per adeguare quelli eventualmente già concessi, accettando modalità, termini e condizioni richiesti e sottoscrivendo tutti gli atti e i contratti che si rendessero necessari, nessuno escluso;

– tutti i poteri necessari per acquistare, vendere e permutare beni mobili registrati, stabilendo ogni condizione, nonché prezzi o corrispettivi;

– tutti i poteri per stipulare contratti di vendita con l’applicazione delle agevolazioni previste dalla legge 1329 del 28/11/1965 e sottoscrivere tutta la relativa documentazione, con facoltà di concedere atto liberatorio dei pagamenti e la rimozione del contrassegno applicato alla stipula del contratto.

3.2.2.4 SINDACO UNICO

La Società ha nominato un Sindaco Unico che resta in carica per tre esercizi e dunque sino all’Assemblea chiamata ad approvare il bilancio relativo all’ultimo esercizio della carica.

3.3 PRINCIPI GENERALI DEL SISTEMA ORGANIZZATIVO E DI CONTROLLO

Il presente Modello Organizzativo costituisce un ampliamento del sistema di gestione e controllo già in vigore all’interno della Società ed è adottato con l’obiettivo di fornire una ragionevole garanzia circa il raggiungimento degli obiettivi istituzionali nel rispetto delle leggi e dei regolamenti, dell’affidabilità delle informazioni finanziarie e della salvaguardia del patrimonio della Società.

3.3.1 Sistema organizzativo e separazione dei ruoli

Il sistema organizzativo della Società deve rispettare i seguenti requisiti: 2 7

 

 

chiarezza, formalizzazione e comunicazione, con particolare riferimento all’attribuzione di responsabilità, alla definizione delle linee gerarchiche e all’assegnazione delle attività operative;

separazione dei ruoli, ossia articolazione dei processi operativi in modo da evitare sovrapposizioni funzionali e, soprattutto, la concentrazione su di un unico soggetto delle attività che presentino un grado elevato di criticità o di rischio potenziale.

 

3.3.2 Deleghe di poteri

Il sistema di deleghe riguarda sia i poteri autorizzativi interni, dai quali dipendono i processi decisionali della Società in merito alle attività da porre in essere, sia i poteri di rappresentanza per la firma di atti o documenti destinati all’esterno e idonei a vincolare la Società, anche in termini economici, nei confronti di terzi.

Le deleghe di poteri devono:

essere definite e formalmente conferite dal Consiglio di Amministrazione;

essere coerenti con le responsabilità ed i compiti delegati e con le posizioni ricoperte dal soggetto delegato nell’ambito della struttura organizzativa;

prevedere limiti di esercizio in coerenza con i ruoli attribuiti, con particolare attenzione ai poteri di spesa e ai poteri autorizzativi e/o di firma delle operazioni e degli atti considerati “a rischio” in ambito aziendale;

essere aggiornate in conseguenza dei mutamenti organizzativi.

 

3.3.3 Procedure operative

I processi e le attività operative aziendali, come evidenziato sopra, sono supportate dai principi generali e specifici di condotta e/o da procedure interne (formalizzate), anche tramite il sistema delle deleghe, che rispecchiano i seguenti requisiti:

regolamentazione delle modalità di svolgimento delle attività;

definizione delle responsabilità delle attività, nel rispetto del principio di separazione dei ruoli, tra il soggetto che inizia il processo decisionale, il soggetto che lo esegue e lo conclude, e il soggetto che lo controlla;

tracciabilità degli atti e delle operazioni in generale tramite idonei supporti documentali che attestino le caratteristiche e le giustificazioni delle attività poste in essere ed identifichino i soggetti a vario titolo coinvolti nell’operazione (autorizzazione, effettuazione, registrazione, verifica dell’operazione);

2 8

 

 

previsione di specifici meccanismi di controllo (anche tramite consulenti esterni) tali da garantire l’integrità e la completezza dei dati gestiti e delle informazioni scambiate nell’ambito della struttura aziendale ed all’esterno della stessa.

 

3.3.4 Attività di controllo e monitoraggio

Le attività di controllo e monitoraggio coinvolgono necessariamente soggetti od organi diversi tra cui: il Consiglio di Amministrazione, il Sindaco Unico, i consulenti esterni e l’Organismo di Vigilanza e, più in generale, il personale della Società e rappresentano un elemento imprescindibile dell’attività quotidiana svolta.

I compiti di controllo svolti dai predetti soggetti sono definiti tenendo in considerazione le seguenti attività di controllo:

vigilanza sulla corretta amministrazione della Società, sull’adeguatezza dell’organizzazione e sull’osservanza della legge e dell’atto costitutivo;

revisione interna, finalizzata alla rilevazione delle anomalie e delle violazioni del sistema delle deleghe e/o delle procedure;

revisione esterna, finalizzata a verificare la regolare tenuta della contabilità sociale e la redazione del bilancio di esercizio in conformità con i principi contabili applicabili.

 

3.3.5 Tracciabilità

Ogni operazione/attività deve essere adeguatamente registrata. Il processo di decisione/autorizzazione/svolgimento dell’attività deve essere verificabile ex post, anche tramite appositi supporti documentali (cartacei e/o elettronici) e, in ogni caso, devono essere disciplinati in dettaglio i casi e le modalità dell’eventuale possibilità di cancellazione o distruzione delle registrazioni effettuate.

*

La Società ritiene che i principi sopra descritti siano coerenti con le indicazioni fornite dalle Linee Guida emanate da Confindustria e ragionevolmente idonei anche a prevenire le fattispecie di reato contemplate dal Decreto.

Alla luce delle considerazioni che precedono, la Società ritiene indispensabile garantire la corretta ed effettiva applicazione dei menzionati principi di controllo in tutte le aree di attività/processi aziendali identificati come potenzialmente a rischio-reato in fase di mappatura. 2 9

 

La Società ritiene infine che il compito di verificare la costante applicazione dei suddetti principi, nonché l’adeguatezza, la coerenza e l’aggiornamento degli stessi debba essere svolto sia dall’Organismo di Vigilanza sia dai rappresentanti della Società e dai collaboratori di questi ultimi.

4. METODOLOGIA SEGUITA PER L’INDIVIDUAZIONE DELLE ATTIVITÀ SENSIBILI E LA REDAZIONE DEL MODELLO

4.1 PREMESSA

L’art. 6.2 lett. a) del Decreto indica, come uno dei requisiti del Modello, l’individuazione delle cosiddette “aree sensibili” o “a rischio”, cioè di quei processi e di quelle aree di attività aziendali in cui potrebbe determinarsi il rischio di commissione di uno dei reati espressamente richiamati dal Decreto stesso.

Si è, pertanto, analizzata la realtà operativa aziendale nei settori aziendali in cui è possibile la commissione dei Reati, evidenziando i momenti ed i processi maggiormente rilevanti.

Parallelamente, è stata condotta un’indagine sugli elementi costitutivi dei reati sensibili in relazione all’attività della Società, allo scopo di identificare le condotte concrete che, nel contesto aziendale, potrebbero realizzare le fattispecie delittuose.

Il Modello è stato predisposto da Fridea S.r.l. tenendo presente sia le disposizioni del Decreto sia le Linee Guida di Confindustria, che tra l’altro, come già evidenziato, contengono le indicazioni metodologiche per l’individuazione delle aree di rischio e la struttura del Modello.

4.2 FASI PROPEDEUTICHE ALLA COSTRUZIONE DEL MODELLO

La Società, in considerazione di quanto disposto dal Decreto, ha avviato un progetto finalizzato alla predisposizione del presente Modello, conferendo specifico mandato a dei consulenti esterni, aventi il necessario know-how.

La redazione del Modello è stata preceduta da una serie di attività propedeutiche, suddivise nelle seguenti fasi:

1) Preliminare analisi del contesto aziendale

 

Tale fase ha avuto come obiettivo il preventivo esame, tramite analisi documentale, 3 0

 

dell’organizzazione e delle attività della Società, nonché dei processi aziendali nei quali le attività sono articolate, nello specifico mediante interviste ad hoc con alcuni componenti del Consiglio di Amministrazione e taluni dei responsabili delle funzioni aziendali.

2) Individuazione delle Attività Sensibili e “As-is analysis”

Dallo svolgimento di tale processo di analisi è stato possibile individuare, all’interno della struttura della Società, una serie di Attività Sensibili nel compimento delle quali si potrebbe ipotizzare la commissione dei Reati. Successivamente a tale fase di indagine, si è proceduto a rilevare le modalità di gestione delle Attività Sensibili, il sistema di controllo esistente sulle stesse, nonché la conformità di quest’ultimo ai principi di controllo interno comunemente accolti.

L’analisi ha interessato le Attività Sensibili alla commissione: (i) dei reati di cui agli artt. 24 e 25 del Decreto (c.d. “Reati contro la Pubblica Amministrazione”), (ii) dei reati di cui all’art. 25-ter del Decreto (c.d. “Reati Societari”), (iii) dei reati di cui all’art. 25-septies del Decreto (c.d. “Reati in materia di sicurezza ed igiene sul lavoro”), (iv) dei reati ambientali di cui all’art. 25-undecies del Decreto (c.d. “Reati Ambientali”), (v) del reato di cui all’art. 25- duodecies del Decreto (c.d. “Reato di impiego di cittadini di paesi terzi il cui soggiorno è irregolare”) e (vi) dei reati di cui all’art. 25-quinquiesdecies e 25-sexiesdecies del Decreto (c.d. Reati Tributari e il Contrabbando).

Dopo un’attenta valutazione preliminare, supportata sia dal ciclo di interviste sia dalla verifica documentale di cui sopra, sono stati esclusi dall’analisi i reati non contemplati esplicitamente nelle Parti Speciali del presente Modello Organizzativo, in quanto, pur non potendosi escludere del tutto la loro astratta verificabilità, la loro realizzazione in concreto è risultata solo astrattamente ipotizzabile, sia in considerazione della realtà operativa della Società sia in considerazione degli elementi necessari alla realizzazione dei reati in questione.

3) Effettuazione della “Gap analysis”

Sulla base della situazione dei controlli e delle procedure esistenti in relazione alle Attività Sensibili e delle previsioni e finalità del Decreto, si sono individuate le azioni di 3 1

 

miglioramento dell’attuale sistema di controllo interno e dei requisiti organizzativi essenziali per la definizione del presente Modello.

Per le aree di attività ed i processi strumentali sensibili identificati, sono state individuate le potenziali fattispecie di rischio-Reato, le possibili modalità di realizzazione delle stesse ed i soggetti (dipendenti e non) normalmente coinvolti.

I risultati di tale attività di mappatura delle aree a rischio, dei controlli attualmente in essere (“As-is analysis”) e di identificazione delle debolezze e dei punti di miglioramento del sistema di controllo interno (“Gap analysis”) sono rappresentati in alcuni documenti mantenuti agli atti della Società.

*

Si è proceduto, quindi, ad una valutazione del livello di rischio potenziale associabile a ciascuna attività/processo sensibile, valutato sulla base di criteri di tipo qualitativo che tengono conto di fattori quali:

frequenza di accadimento/svolgimento dell’attività descritta ed altri indicatori economico-quantitativi di rilevanza dell’attività o processo aziendale (es.: valore economico delle operazioni o atti posti in essere, numero e tipologia di soggetti coinvolti, ecc.);

gravità delle sanzioni potenzialmente associabili alla commissione di uno dei Reati previsti dal Decreto nello svolgimento dell’attività;

probabilità di accadimento, nel contesto operativo, del reato ipotizzato;

potenziale beneficio che deriverebbe in capo alla Società a seguito della commissione del comportamento illecito ipotizzato e che potrebbe costituire una leva alla commissione della condotta illecita da parte del personale aziendale;

eventuali precedenti di commissione dei Reati in Fridea S.r.l..

 

4.3 REDAZIONE DEL MODELLO

A seguito delle attività sopra descritte, la Società ha definito i principi di funzionamento ed i “protocolli” di riferimento per la redazione del Modello che intende attuare, tenendo presenti:

le prescrizioni del Decreto;

il Codice Etico;

le Linee Guida di Confindustria.

3 2

 

Resta inteso che l’eventuale scelta di non adeguare il Modello ad alcune indicazioni di cui alle predette Linee Guida di Confindustria non inficia la validità del documento stesso. Infatti, il Modello adottato dall’Ente deve essere necessariamente redatto con specifico riferimento alla realtà concreta dell’Ente stesso, e pertanto lo stesso può anche discostarsi dalle relative Linee Guida di Confindustria, le quali, per loro natura, hanno carattere generale.

Il rispetto del Codice Etico è uno strumento a beneficio della prevenzione della realizzazione degli illeciti penali nell’ambito delle Attività Sensibili, in quanto rappresenta l’impegno formale della Società ad operare secondo trasparenti norme comportamentali oltre che al rispetto delle specifiche leggi vigenti. Le previsioni del Codice Etico hanno il fine di garantire l’osservanza dei principi di concorrenza, dei principi democratici, il rispetto di una competizione leale e la difesa di una buona immagine. Il Codice Etico stabilisce, altresì, delle direttive comportamentali interne rivolte a tutti i collaboratori aziendali che sono responsabili verso la Società, sul piano etico e professionale, del loro comportamento nell’esercizio delle attività caratteristiche e che sono state individuate come particolarmente sensibili nel Modello.

Il Codice Etico esprime infine i principi di comportamento, riconosciuti da Fridea S.r.l. che ciascun Amministratore, Dipendente e Collaboratore è tenuto ad osservare scrupolosamente nello svolgimento della propria attività.

5. L’ORGANISMO DI VIGILANZA DI FRIDEA S.R.L.

5.1 STRUTTURA DELL’ORGANISMO DI VIGILANZA

Il Decreto, all’articolo 6 comma 1, lettera b), stabilisce che il compito di vigilare sul funzionamento e l’osservanza del Modello Organizzativo, nonché di curare l’aggiornamento dello stesso, debba essere affidato ad un organismo (l’“Organismo di Vigilanza”), dotato di autonomi poteri di iniziativa e di controllo.

I componenti dell’Organismo di Vigilanza devono possedere requisiti soggettivi che garantiscano l’autonomia, l’indipendenza e l’onorabilità dell’organismo stesso nell’espletamento delle sue attività. 3 3

 

La caratteristica dell’autonomia di poteri di iniziativa e di controllo comporta che l’Organismo di Vigilanza debba essere:

  • • in una posizione di indipendenza rispetto a coloro su cui deve effettuare la vigilanza;
  • • privo di compiti operativi;
  • • dotato di autonomia finanziaria.

 

In considerazione delle previsioni che precedono l’Organismo di Vigilanza non può essere individuato nel Consiglio di Amministrazione, che ha poteri gestionali.

L’incarico deve essere attribuito ad un organo situato in elevata posizione gerarchica all’interno dell’organigramma aziendale, evidenziando la necessità che a questa collocazione si accompagni la non attribuzione di compiti operativi che, rendendo tale organo partecipe di decisioni ed attività gestionali, ne “inquinerebbero” l’obiettività di giudizio nel momento delle verifiche sui comportamenti da vigilare e sull’adeguatezza del Modello Organizzativo.

Alla luce di quanto sopra e dell’operatività aziendale, la Società ritiene opportuno e coerente che l’Organismo di Vigilanza sia composto da 3 membri, nominati dal Consiglio di Amministrazione.

Il Consiglio di Amministrazione ha quindi ritenuto che la composizione dell’Organismo di Vigilanza della Società che meglio risponde ai requisiti indicati dal Decreto sia collegiale e composta da tre soggetti così individuati:

  • • un soggetto, non facente parte di Fridea e dotato di un elevato livello di onorabilità e professionalità, che agisca da Presidente dell’Organismo stesso;
  • • due soggetti scelti alternativamente tra esterni aventi le medesime caratteristiche del Presidente e/o tra i dipendenti e/o collaboratori della Società, preferibilmente tra gli esponenti delle seguenti funzioni: • Sindaco Unico;
  • • Finanza e controllo;
  • • Sicurezza;
  • • Ambiente.
  •  

3 4

 

La professionalità dell’Organismo di Vigilanza è assicurata:

  • • dalle specifiche competenze professionali dei componenti;
  • • dalla facoltà riconosciuta all’Organismo di Vigilanza di usufruire di risorse finanziarie autonome al fine di avvalersi di consulenze esterne e delle specifiche professionalità dei responsabili delle varie funzioni aziendali e dei collaboratori.

 

L’OdV riporta direttamente ai vertici della Società, sia operativi che di controllo, in modo da garantire la sua piena autonomia ed indipendenza nello svolgimento dei compiti che gli sono affidati.

In particolare, l’Organismo di Vigilanza è un organo collegiale il quale:

  • • riferisce al Consiglio di Amministrazione i risultati della propria attività di vigilanza e di controllo;
  • • è dotato di autonomi poteri di intervento nelle aree di competenza. A tal fine, nonché per garantire lo svolgimento con continuità dell’attività di verifica circa l’adeguatezza e l’idoneità del Modello, l’OdV si avvale di personale interno e/o di collaboratori esterni;
  • • è dotato di un budget di spesa annuale ad uso esclusivo;
  • • opera secondo il metodo collegiale ed è dotato di un proprio “regolamento di funzionamento” redatto e approvato dall’Organismo stesso.

 

La continuità di azione dell’Organismo di Vigilanza è garantita dalla circostanza che lo stesso opera presso la Società. La definizione degli aspetti attinenti alla continuità di azione dell’Organismo di Vigilanza, quali la programmazione dell’attività di verifica, le modalità di effettuazione della stessa, le modalità ed il contenuto specifico dei flussi informativi relativi alle aree a rischio reato sono rimesse ad un piano di lavoro specifico emanato dall’Organismo di Vigilanza stesso.

5.2 COMPONENTI DELL’ORGANISMO DI VIGILANZA E DURATA IN CARICA

Il Consiglio di Amministrazione provvede alla nomina dell’Organismo di Vigilanza mediante apposita delibera consiliare, che ne determina anche l’eventuale remunerazione.

Al fine di garantire i requisiti di indipendenza e di autonomia, sono considerate cause di incompatibilità con l’incarico di componente dell’Organismo di Vigilanza dal momento della nomina e per tutta la durata della carica: 3 5

 

 

  • • essere componente esecutivo e/o non indipendente del Consiglio di Amministrazione di Fridea;
  • • essere revisore contabile di Fridea;
  • • avere relazioni di coniugio, parentela o affinità fino al quarto grado con i soggetti di cui ai punti precedenti;
  • • svolgere funzioni operative o di business all’interno della Società;
  • • intrattenere significativi rapporti d’affari con Fridea, con società da essa controllate o ad essa collegate né intrattenere significativi rapporti d’affari con i componenti del Consiglio di Amministrazione della Società che siano muniti di deleghe;
  • • aver intrattenuto rapporti di lavoro dipendente o autonomo, negli ultimi tre anni, con entità con le quali o nei confronti delle quali possono essere potenzialmente compiuti i Reati considerati dal Decreto;
  • • essere stati condannati, ovvero essere sottoposti ad indagine, per la commissione di uno dei Reati (nonché di reati o illeciti amministrativi di natura simile).

 

I singoli componenti dell’Organismo di Vigilanza sono tenuti a sottoscrivere, con cadenza annuale, una dichiarazione attestante il permanere dei requisiti di indipendenza di cui sopra e, comunque, a comunicare immediatamente al Consiglio di Amministrazione e allo stesso Organismo di Vigilanza l’insorgere di eventuali condizioni ostative.

Al fine di garantire l’efficace e costante attuazione del Modello, nonché la continuità di azione, la durata dell’incarico è fissata in tre (3) anni, eventualmente rinnovabili con delibera del Consiglio di Amministrazione, salve le ipotesi di decadenza automatica (tra cui le incompatibilità di cui sopra), la sopravvenuta incapacità e la morte; fatte salve le ipotesi di decadenza automatica, i componenti dell’Organismo possono essere revocati esclusivamente dal Consiglio di Amministrazione soltanto per giusta causa.

Ciascun componente dell’OdV potrà recedere in ogni momento dall’incarico, mediante preavviso di almeno 1 (uno) mese, senza dover addurre alcuna motivazione.

In caso di dimissioni o di decadenza automatica di un componente effettivo dell’Organismo di Vigilanza, quest’ultimo ne darà comunicazione tempestiva al Consiglio di Amministrazione, che prenderà senza indugio le decisioni del caso. 3 6

 

L’Organismo di Vigilanza si intende decaduto se vengono a mancare, per dimissioni o altre cause, la maggioranza dei suoi componenti. In tal caso, il Consiglio di Amministrazione provvede a nominare ex novo tutti i componenti.

5.3 CONVOCAZIONE E FUNZIONAMENTO DELL’ORGANISMO DI VIGILANZA

L’Organismo di Vigilanza si riunisce ogni trimestre; gli incontri si tengono di persona, per video o tele conferenza (o in combinazione) e comunque ogniqualvolta sia ritenuto necessario da almeno uno (1) dei suoi componenti.

Alle riunioni dell’Organismo di Vigilanza possono essere chiamati a partecipare amministratori, direttori, dirigenti, responsabili di funzioni aziendali, nonché consulenti esterni, qualora la loro presenza sia necessaria all’espletamento dell’attività.

Le decisioni dell’Organismo di Vigilanza vengono assunte sulla base di decisioni unanimi; in caso di mancanza di unanimità, prevale la decisione maggioritaria e ciò viene riportato immediatamente al Consiglio di Amministrazione.

L’Organismo di Vigilanza riferisce in merito alla propria attività al Consiglio di Amministrazione predisponendo, annualmente, una relazione descrittiva contenente una sintesi di tutte le attività svolte nel corso dell’anno, dei controlli e delle verifiche eseguite, nonché l’eventuale aggiornamento della mappatura delle aree a rischio reato e/o del Modello Organizzativo.

Gli incontri dell’Organismo di Vigilanza sono verbalizzati e le copie dei verbali sono custodite dall’Organismo stesso.

Per l’esecuzione delle sue attività, l’Organismo di Vigilanza può avvalersi delle prestazioni di collaboratori anche esterni, rimanendo sempre direttamente responsabile dell’esatto adempimento degli obblighi di vigilanza e controllo derivanti dal Decreto. Ai collaboratori è richiesto il rispetto dell’obbligo di diligenza e riservatezza previsto per i componenti dell’Organismo di Vigilanza.

5.4 FUNZIONI E POTERI DELL’ORGANISMO DI VIGILANZA

Le principali funzioni dell’Organismo di Vigilanza sono le seguenti:

  • • vigilanza sull’effettiva applicazione del Modello Organizzativo, attraverso

3 7

 

 

  • l’elaborazione e l’attuazione di un programma/piano di lavoro di vigilanza e controllo;
  • • vigilanza sull’adeguatezza del Modello Organizzativo, ossia dell’efficacia dello stesso nel prevenire i Reati;
  • • vigilanza circa il mantenimento nel tempo dei requisiti di efficacia del Modello Organizzativo;
  • • promozione dell’aggiornamento del Modello Organizzativo, nel caso ciò si rendesse necessario.

 

In particolare, l’Organismo di Vigilanza ha i seguenti poteri:

  • • richiedere alle direzioni ed alle divisioni aziendali informazioni e documentazione in merito alle operazioni ed agli atti compiuti nelle aree a rischio di commissione dei Reati;
  • • adottare e/o attivare procedure di controllo al fine di verificare l’osservanza del presente Modello Organizzativo;
  • • effettuare verifiche a campione su determinate operazioni e/o atti specifici compiuti nelle aree a rischio di commissione dei Reati;
  • • compiere indagini conoscitive al fine di individuare e/o aggiornare le “aree a rischio” di commissione dei Reati;
  • • promuovere e/o sviluppare di concerto con le funzioni aziendali a ciò preposte, idonee iniziative per la diffusione, la conoscenza e la comprensione del presente Modello Organizzativo;
  • • fornire chiarimenti ed istruzioni per l’osservanza del presente Modello Organizzativo;
  • • consultarsi con altre funzioni aziendali e/o consulenti esterni al fine di garantire l’efficacia del Modello Organizzativo;
  • • raccogliere, elaborare e custodire le informazioni relative al presente Modello Organizzativo;
  • • riferire periodicamente al Consiglio di Amministrazione circa lo stato di attuazione e l’operatività del Modello Organizzativo;
  • • valutare e proporre al Consiglio di Amministrazione le modifiche e/o gli aggiornamenti da apportare al presente Modello Organizzativo;
  • • disporre delle risorse opportune per lo sviluppo, monitoraggio e valutazione

3 8

 

 

  • dell’efficacia del Modello Organizzativo.

 

5.5 OBBLIGHI INFORMATIVI NEI CONFRONTI DELL’ORGANISMO DI VIGILANZA

L’Organismo di Vigilanza deve essere tempestivamente informato:

  • • delle segnalazioni e/o notizie relative alla violazione del presente Modello Organizzativo;
  • • dei procedimenti e/o provvedimenti provenienti da organi di polizia giudiziaria, o da qualsiasi autorità, dai quali risulti la commissione, anche solo potenziale, dei Reati e comunque la violazione del presente Modello Organizzativo;
  • • dei procedimenti e/o provvedimenti disciplinari aziendali avviati/adottati a seguito della violazione del presente Modello Organizzativo;
  • • di ogni proposta di modifica del presente Modello Organizzativo;
  • • di ogni iniziativa riguardante la prevenzione della commissione dei Reati e comunque l’efficace funzionamento del presente Modello Organizzativo;
  • • del sistema delle deleghe degli amministratori e di ogni sua successiva modifica e/o integrazione;
  • • del sistema dei poteri di firma aziendale e di ogni sua successiva modifica e/o integrazione;
  • • delle segnalazioni e/o notizie comunque relative ai Reati nei quali la Società o alcuno dei suoi Dipendenti o comunque dei Destinatari.

 

In particolare, i Destinatari hanno l’obbligo di riportare ogni sospetta violazione del Modello stesso all’Organismo di Vigilanza, preferibilmente inviando un’e-mail al seguente indirizzo odv@mflgroup.com (ma può essere utilizzato qualunque altro mezzo di comunicazione).

L’Organismo agirà in modo da garantire i segnalanti in buona fede contro qualsiasi forma di ritorsione, discriminazione o penalizzazione, assicurando altresì la riservatezza dell’identità del segnalante, fatti salvi gli obblighi di legge e la tutela dei diritti della Società o delle persone coinvolte, nonché la reputazione del/dei segnalato/i.

L’Organismo di Vigilanza valuta con attenzione ed imparzialità le segnalazioni ricevute, e può svolgere tutti gli accertamenti e gli approfondimenti a tale scopo necessari. 3 9

 

Qualora la segnalazione chiami potenzialmente in causa la responsabilità (diretta o indiretta) di uno dei componenti dell’Organismo di Vigilanza, ovvero della funzione cui detto componente è preposto, l’Organismo stesso procede alle valutazioni di cui sopra sentito l’interessato, ma con l’esclusione di quest’ultimo dal processo valutativo e decisionale.

In aggiunta alle segnalazioni di cui sopra, all’Organismo di Vigilanza devono essere obbligatoriamente ed immediatamente trasmesse, da chiunque ne abbia notizia:

  • • le richieste di assistenza legale inoltrate dai Dipendenti in caso di avvio di procedimento giudiziario per Reati;
  • • i provvedimenti e/o le notizie provenienti da organi di polizia giudiziaria, o da qualsiasi altra autorità, dai quali si evinca lo svolgimento di indagini in ambito aziendale, eventualmente anche nei confronti di ignoti, per i Reati;
  • • l’evidenza dei procedimenti disciplinari svolti e delle eventuali sanzioni irrogate con specifico riferimento ai Reati, ovvero dei provvedimenti di archiviazione di tali procedimenti con le relative motivazioni;
  • • qualsiasi spostamento di denaro tra Fridea ed altra società controllata o collegata che non trovi giustificazione in uno specifico contratto stipulato a condizioni di mercato;
  • • ogni eventuale anomalia o irregolarità riscontrata nell’attività di verifica delle fatture emesse o ricevute dalla Società.

 

I componenti dell’Organismo di Vigilanza devono adempiere al loro incarico con la diligenza richiesta dalla natura dell’incarico, dalla natura dell’attività esercitata e dalle loro specifiche competenze. Essi sono inoltre tenuti al più stretto riserbo ed al segreto professionale relativamente alle informazioni di cui vengano a conoscenza nell’espletamento dell’incarico al fine di evitare qualsiasi fuga di notizie o informazioni riservate all’esterno. Tale obbligo tuttavia non sussiste nei confronti del Consiglio di Amministrazione.

6. SELEZIONE, INFORMATIVA ED FORMAZIONE

6.1 PERSONALE DIPENDENTE

Ai fini dell’attuazione del presente Modello, è obiettivo di Fridea S.r.l. garantire sia al 4 0

 

personale già presente (Dipendenti, Collaboratori e procuratori) sia a quello che verrà inserito, una corretta conoscenza delle regole di condotta ivi contenute, con differente grado di approfondimento in relazione al diverso livello di coinvolgimento delle risorse medesime nell’ambito delle Attività Sensibili.

In tale ottica, all’atto dell’assunzione del personale dovrà essere verificato, qualora il soggetto sia candidato per una posizione a rischio, se lo stesso abbia precedenti penali, rapporti di dipendenza con pubbliche amministrazioni, ovvero rapporti di parentela e/o di coniugio con dipendenti di pubbliche amministrazioni.

In caso di esistenza di una delle suddette situazioni, il candidato in esame potrà essere assunto solo a condizione che la direzione amministrativa (ovvero la funzione di riferimento laddove esistente), effettui le opportune valutazioni ed autorizzi l’assunzione.

L’informativa al personale in merito al presente Modello potrà essere effettuata tramite una o più delle seguenti iniziative:

  • • consegna materiale di una copia del presente Modello Organizzativo (ivi inclusi i suoi allegati) con contestuale richiesta di sottoscrizione di una dichiarazione attestante il ricevimento del documento;
  • • inserimento del Modello e specifica affissione del codice disciplinare in una bacheca posizionata in locali aziendali che siano accessibili a tutti;
  • e-mail informative, anche ai fini dell’invio dell’aggiornamento periodico del Modello.

 

La Società si impegna a svolgere l’attività di formazione nei confronti di detti Dipendenti tramite idonei strumenti informatici (presentazioni, e-learning, ecc.) portanti i contenuti del Decreto, delle implicazioni dello stesso sulla vita aziendali, nonché un aggiornamento sulle principali caratteristiche del Modello adottato. A tal proposito, forma parte integrante dell’attività di formazione del personale dipendente anche l’invio di occasionali e-mail di aggiornamento.

6.2 COLLABORATORI ESTERNI

All’atto del conferimento di incarichi a collaboratori esterni (quali ad es. agenti, consulenti, ecc.) deve essere verificato, qualora il soggetto debba intrattenere rapporti con la Pubblica Amministrazione, se lo stesso abbia precedenti penali, rapporti di dipendenza con 4 1

 

pubbliche amministrazioni, rapporti di parentela e/o di coniugio con dipendenti di Pubbliche Amministrazioni.

Se il soggetto ha rapporti di dipendenza con la Pubblica Amministrazione, sarà il Consiglio di Amministrazione (ovvero la funzione preposta, se esistente) a dover deliberare sull’opportunità di conferire l’incarico, dopo aver effettuato tutte le valutazioni del caso.

I soggetti esterni devono essere informati del contenuto del Modello e dell’esigenza della Società che il loro comportamento sia conforme ai disposti del Decreto.

A tal fine, nei confronti di terze parti contraenti (quali collaboratori, consulenti, partner, fornitori, ecc.) operanti con la Pubblica Amministrazione o coinvolte nello svolgimento di attività a rischio, i relativi contratti devono:

  • • essere definiti per iscritto, in tutte le loro condizioni e termini;
  • • contenere clausole standard al fine di garantire il rispetto del Decreto;
  • • contenere apposita dichiarazione dei medesimi con cui si affermi di essere a conoscenza della normativa di cui al Decreto e di impegnarsi a tenere comportamenti conformi al dettato della norma;
  • • contenere apposita clausola che regoli le conseguenze della violazione da parte degli stessi delle norme di cui al Decreto (es. clausole risolutive espresse, penali).

 

7. RICHIESTE DI INFORMAZIONI E SEGNALAZIONI DELLE VIOLAZIONI DEL MODELLO

Chiunque ha diritto di poter disporre di un canale definito e formalizzato di comunicazione con l’Organismo di Vigilanza che, essendo indipendente nel suo operato, non è e non deve essere raggiungibile seguendo la normale via gerarchica.

È necessario distinguere le informazioni dalle segnalazioni.

Le richieste di “informazioni” riguardano aspetti operativi di comprensione ed utilizzo del Modello e possono essere inoltrate dai richiedenti all’Organismo di Vigilanza, in forma non anonima, mediante l’invio di un messaggio di posta elettronica.

Tali richieste devono essere inviate ai seguenti soggetti: 4 2

 

 

  • • all’Organismo di Vigilanza all’e-mail:

 

odv@mflgroup.com.

In alternativa, tramite la stessa modalità, è possibile richiedere un incontro per poter comunicare di persona con l’Organismo di Vigilanza.

Le “segnalazioni” si riferiscono a vere e proprie denunce attinenti alla commissione di Reati o comportamenti non in linea con quanto previsto dal Modello, ovvero violazioni o sospetti di violazioni dei suoi principi generali, e devono essere comunicate all’Organismo di Vigilanza con le modalità indicate al paragrafo 5.5 che precede.

In tal caso è possibile anche richiedere in forma non anonima, mediante un messaggio di posta elettronica all’indirizzo sopra menzionato ovvero con comunicazione scritta e riservata indirizzata al Presidente dell’Organismo di Vigilanza, un incontro per poter comunicare con l’Organismo di Vigilanza stesso.

Si segnala inoltre in tema di flussi informativi, l’entrata in vigore della legge 30 novembre 2017, n. 179 “Disposizioni per la tutela degli autori di segnalazioni di reati o irregolarità di cui siano venuti a conoscenza nell’ambito di un rapporto di lavoro pubblico o privato” (sistema noto come whistleblowing), la quale introduce nell’ordinamento nazionale un sistema di tutela del dipendente o collaboratore (“whistleblower”) che segnala illeciti nel settore privato, e ciò mediante l’introduzione all’art. 6 del Decreto dei commi i commi 2-bis, 2-ter e 2-quater.

A questo proposito, ciascun ente si impegna a predisporre:

  • • uno o più canali informativi a tutela dell’integrità dell’ente (di cui almeno un canale alternativo di segnalazione idoneo a garantire, con modalità informatiche, la riservatezza dell’identità del segnalante), che consentano ai soggetti apicali e ai soggetti sottoposti ad altrui direzione o vigilanza di presentare segnalazioni circostanziate di condotte costituenti reati ai sensi del Decreto o di violazioni del Modello stesso di cui siano venuti a conoscenza in ragione delle funzioni svolte, che siano però fondate su elementi di fatto precisi e concordanti;

4 3

 

 

  • • tutte le misure idonee a garantire il rispetto dell’anonimato23 del whistleblower nonché il divieto di atti di ritorsione e/o discriminatori diretti o indiretti (compresi il licenziamento discriminatorio e il mutamento delle mansioni ai sensi dell’art. 2103 c.c.), nei confronti del segnalante per motivi collegati, direttamente o indirettamente, alla segnalazione, nonché l’obbligo per le imprese di prevedere sanzioni disciplinari nei confronti di chi viola le misure di tutela del segnalante, nonché di chi effettua con dolo o colpa grave segnalazioni che si rivelano infondate;

 

23 Con riguardo alle ipotesi di segnalazione o denuncia effettuate nel settore pubblico o privato, si precisa che l’articolo 3 della L. 179/2017 ha introdotto come giusta causa di rivelazione del segreto d’ufficio, professionale (art. 622 c.p.), scientifico e industriale, nonché di violazione dell’obbligo di fedeltà all’imprenditore, il perseguimento, da parte del dipendente pubblico o privato che segnali illeciti, dell’interesse all’integrità delle amministrazioni (sia pubbliche che private) nonché alla prevenzione e alla repressione delle malversazioni. La giusta causa opera dunque come scriminante, nel presupposto che vi sia un interesse preminente (in tal caso l’interesse all’integrità delle amministrazioni) che impone o consente tale rivelazione.

Nel contesto sopra descritto, il segnalante potrà utilizzare l’indirizzo di posta elettronica dell’Organismo di Vigilanza “odv@mflgroup.com’’ ovvero inviare, in busta chiusa e con indicazione “RISERVATA”, una comunicazione scritta presso la Società all’attenzione del Presidente dell’Organismo di Vigilanza.

8. SANZIONI DISCIPLINARI

8.1 PRINCIPI GENERALI

La predisposizione di un efficace sistema sanzionatorio costituisce, ai sensi dell’art. 6, secondo comma, lettera e) del Decreto, un requisito essenziale del Modello ai fini dell’esimente rispetto alla responsabilità della Società.

La previsione di un siffatto sistema sanzionatorio, infatti, rende efficiente l’azione dell’Organismo di Vigilanza e consente di garantire l’effettività del Modello stesso.

Pertanto, Fridea S.r.l. ha predisposto un adeguato sistema sanzionatorio per la violazione del Modello al fine di garantirne l’osservanza, in conformità con il Codice disciplinare previsto dal vigente CCNL applicato e nel rispetto delle procedure in esso previste.

Tale sistema disciplinare si rivolge ai lavoratori dipendenti, ai dirigenti, agli amministratori, ai collaboratori esterni, fornitori e partner. 4 4

 

L’applicazione delle sanzioni disciplinari è inoltre indipendente dall’esito di un eventuale procedimento penale/civile che l’autorità giudiziaria abbia eventualmente avviato nel caso in cui il comportamento da censurare valga anche ad integrare una fattispecie di reato rilevante ai sensi del Decreto.

Ai fini dell’ottemperanza del Decreto, a titolo esemplificativo, costituisce violazione del Modello qualsiasi azione o comportamento non conforme alle prescrizioni del Modello stesso e/o dei principi del Codice Etico, ovvero l’omissione di azioni o comportamenti prescritti dal Modello, nell’espletamento di attività nel cui ambito ricorre il rischio di commissione di reati contemplati dal Decreto.

8.2. MISURE NEI CONFRONTI DI QUADRI ED IMPIEGATI

Le violazioni da parte dei dipendenti delle previsioni del presente Modello comportano l’applicazione di sanzioni disciplinari che saranno applicate in misura proporzionata ed adeguata alla posizione ricoperta ed alla natura ed alla gravità delle violazioni, fatte salve comunque eventuali responsabilità personali di natura civile o penale.

Le sanzioni irrogabili a seguito della violazione del presente Modello rientrano tra quelle previste dal vigente CCNL di riferimento e verranno applicate in conformità alle procedure previste dall’art. 7 L. 20 maggio 1970 n. 300 (c.d. Statuto dei Lavoratori) e dal CCNL stesso.

In particolare, si prevede che:

  1. a) incorre nei provvedimenti di ammonizione verbale o scritta il lavoratore che con negligenza commetta una violazione non grave delle disposizioni del presente Modello;
  2. b) incorre nel provvedimento della multa o, nei casi più gravi o di recidiva, della sospensione dal lavoro comunque non superiori al massimo previsto dal CCNL di tempo in tempo vigente il lavoratore che con negligenza commetta una o più violazioni del presente Modello. • effettui donazioni di modica entità senza le preventive autorizzazioni previste e/o dalle previsioni, se esistenti, del presente Modello;
  3.  

 

A mero titolo esemplificativo, ma non limitativo, le sanzioni della multa o della sospensione potranno essere inflitte al dipendente che: 4 5

 

 

    1. • concluda contratti di consulenza non in forma scritta e/o senza le preventive autorizzazioni previste;
    2. • in generale, nell’espletamento di Attività Sensibili, adotti un comportamento non conforme alle prescrizioni del Modello nonché compia atti contrari agli interessi della Società e pertanto arrechi danno alla Società stessa;
    3.  
    4. c) incorre nel provvedimento del licenziamento il lavoratore che intenzionalmente o con grave negligenza adotti comportamenti in grave violazione del presente Modello e tali comportamenti possano astrattamente costituire Reati o, comunque, aumentino concretamente il rischio della commissione dei Reati.
    5.  

 

A mero titolo esemplificativo ma non limitativo, la sanzione del licenziamento potrà essere inflitta al dipendente che da solo o in concorso con altri soggetti anche esterni alla Società:

  • • effettui donazioni non di modica entità a favore di persone fisiche al di fuori dei limiti eventualmente stabiliti, dalla delega allo stesso conferita e/o dai processi aziendali e/o non rispettando le indicazioni del presente Modello e/o del Codice Etico;
  • • effettui pagamenti in contanti o in natura al di fuori dei casi tassativamente previsti dalle deleghe appositamente conferite e/o dai processi aziendali e/o non rispettando le indicazioni del presente Modello e/o del Codice Etico;
  • • falsifichi documenti e/o dichiari il falso al fine di far risultare l’osservanza propria e/o di altri dipendenti delle leggi e/o del presente Modello.

 

8.3. MISURE NEI CONFRONTI DI DIRIGENTI

In caso di violazione da parte dei dirigenti delle disposizioni del presente Modello saranno applicate misure proporzionate ed adeguate alla posizione ricoperta ed alla natura ed alla gravità della violazione, in conformità al Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro dei Dirigenti ed alla normativa civilistica vigenti.

8.4. MISURE NEI CONFRONTI DEGLI AMMINISTRATORI

In caso di violazione della normativa vigente o di mancato rispetto delle procedure interne previste dal Modello e/o dal Codice Etico da parte di amministratori della Società, l’Organismo di Vigilanza informa il Consiglio di Amministrazione, il quale ultimo provvede 4 6

 

ad assumere le opportune iniziative previste dalla vigente normativa.

8.5. MISURE NEI CONFRONTI DI COLLABORATORI O DI PARTNER COMMERCIALI

In caso di violazione del Modello da parte di Collaboratori o di partner commerciali ed in relazione alla gravità della violazione, l’Organismo di Vigilanza, insieme al Consiglio di Amministrazione, valuterà se porre termine alla relazione e comminerà l’eventuale sanzione prevista dal contratto in virtù di specifiche clausole in esso previste. Tali clausole potranno anche prevedere la facoltà di risoluzione del contratto e/o il pagamento di penali.

9. VERIFICHE PERIODICHE

L’attività di vigilanza viene svolta continuativamente dall’OdV per:

  • • verificare l’effettività del Modello (vale a dire, la coerenza tra i comportamenti dei destinatari e le prescrizioni del Modello medesimo);
  • • effettuare la valutazione periodica dell’adeguatezza, rispetto alle esigenze di prevenzione dei Reati di cui al Decreto, dei principi procedurali contemplati dal presente Modello e/o delle procedure codificate e/o del sistema delle deleghe che disciplinano le attività a rischio; e
  • • procedere agli opportuni aggiornamenti del Modello.

 

Il sistema di controllo è volto a:

  • • assicurare che le modalità operative soddisfino le prescrizioni di legge vigenti,
  • • individuare le aree che necessitano di azioni correttive e/o miglioramenti e verificare l’efficacia delle azioni correttive;
  • • preparare l’azienda ad eventuali visite ispettive da parte di enti terzi.

 

Per lo svolgimento delle attività di verifica pianificate, l’OdV può avvalersi della collaborazione di personale di altre funzioni, non coinvolte nelle attività verificate, con specifiche competenze, o di consulenti esterni. 4 7

 

Le aree aziendali da verificare e la frequenza dei controlli dipendono da una serie di fattori quali:

  • • rischio ai sensi del Decreto in relazione agli esiti della mappatura delle Attività Sensibili;
  • • valutazione dei controlli operativi esistenti;
  • • risultanze di audit precedenti.

 

Controlli straordinari possono essere pianificati nel caso di modifiche sostanziali nell’organizzazione o in qualche processo, o nel caso di sospetti o comunicazioni di non conformità o comunque ogni qualvolta l’OdV decida controlli occasionali ad hoc.

I risultati dei controlli sono sempre verbalizzati e trasmessi secondo la modalità e periodicità del reporting prevista al precedente capitolo 5.3.

Fridea S.r.l. considera i risultati di queste verifiche come fondamentali per il miglioramento del proprio Modello Organizzativo. Pertanto, anche al fine di garantire l’effettiva attuazione del Modello, i riscontri delle verifiche attinenti l’adeguatezza ed effettiva attuazione del Modello vengono discussi nell’ambito dell’Organismo di Vigilanza e fanno scattare, ove pertinente, il Sistema Disciplinare descritto nel Capitolo 8 del presente Modello. 4 8

 

PARTE SPECIALE A

REATI COMMESSI NEI RAPPORTI

CON LA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE 4 9

 

1. I REATI NEI CONFRONTI DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE

1.1 TIPOLOGIE DI REATI24

24 Così come modificati dalla Legge 9 gennaio 2019, n. 3 e dal D. Lgs. 14 luglio 2020, n. 75.

25 La menzionata legge n. 69/2015 ha reintrodotto, quale soggetto attivo del reato, l’incaricato di pubblico servizio.

26 Da ultimo modificato dal D.Lgs. 14 luglio 2020, n. 75.

27 Da ultimo modificato dal D.Lgs. 14 luglio 2020, n. 75.

28 Da ultimo modificato dal D.Lgs. 14 luglio 2020, n. 75.

29 Come modificato dall’art. 30, comma 1, L. 161/2017.

I Reati contro la Pubblica Amministrazione, la cui commissione può comportare la responsabilità amministrativa a carico della Società, sono i seguenti (cfr. artt. 24 e 25 del Decreto):

– Art. 317 c.p. Concussione;

– Art. 318 c.p. Corruzione per l’esercizio della funzione25;

– Art. 319 c.p. Corruzione per un atto contrario ai doveri d’ufficio (aggravato ai sensi dell’Art. 319 bis c.p.);

– Art. 319 ter, co. 1°, c.p. Corruzione in atti giudiziari;

– Art. 319 quater c.p. Induzione indebita a dare o promettere utilità (cd. concussione per induzione)26

– Art. 320 c.p. Corruzione di persona incaricata di pubblico servizio;

– Art. 321 c.p. Pene per il corruttore;

– Art. 322 c.p. Istigazione alla corruzione;

– Art. 322 bis c.p. Peculato, concussione, corruzione e istigazione alla corruzione di membri degli organi delle Comunità europee e di funzionari delle Comunità europee e di Stati esteri27;

– Art. 640, co. 2, n. 1 c.p. Truffa in danno dello Stato o di altro ente pubblico o delle Comunità Europee28;

– Art. 640 bis c.p. Truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche29;

– Art. 640 ter c.p. Frode informatica; 5 0

 

– Art. 316 bis c.p. Malversazione a danno dello Stato o di altro ente pubblico;

– Art. 316 ter c.p. Indebita percezione di contributi, finanziamenti o altre erogazioni da parte dello Stato o di altro ente pubblico o delle Comunità Europee30;

30 Da ultimo modificato dal D.Lgs. 14 luglio 2020, n. 75.

31 Articolo introdotto dalla Legge. 9 gennaio 2019, n.3.

– Art. 377 bis c.p. induzione a non rendere dichiarazioni o a rendere dichiarazioni mendaci all’autorità giudiziaria;

– Art. 346-bis c.p. traffico di influenze illecite31;

– Art. 356 c.p. frode nelle pubbliche forniture.

*

1.2 AREE A RISCHIO

In relazione ai reati sopra elencati, le aree di attività a rischio che presentano profili di maggiore criticità con particolare riferimento all’attività svolta dalla Società risultano essere le seguenti:

  • • gestione dei rapporti di profilo istituzionale con soggetti appartenenti alla Pubblica Amministrazione;
  • • gestione dei rapporti con funzionari pubblici per adempimenti normativi ed in occasione di verifiche e ispezioni sul rispetto della normativa medesima (il cui ambito di rischio è la gestione amministrativa, la gestione del personale, la gestione dei rapporti con funzionari pubblici, quali A.S.L., VVFF, ecc.;
  • • gestione dei rapporti con enti e/o funzionari pubblici relativi all’emanazione di provvedimenti amministrativi (il cui ambito di rischio è rappresentato dalla presentazione di istanze per ottenere concessioni edilizie, permessi di costruire, autorizzazioni comunali, nulla osta, approvazione di progetti edilizi, autorizzazioni, D.I.A.);
  • • comunicazione di dati alla Pubblica Amministrazione;
  • • gestione dei rapporti con le authorities;
  • • comunicazione dati alla Pubblica Amministrazione;

5 1

 

 

  • • acquisti effettuati da soggetti vicini alla Pubblica Amministrazione.

 

*

1.3 PRINCIPI DI COMPORTAMENTO ALL’INTERNO DELLE AREE A RISCHIO

In via generale, ai Destinatari è fatto divieto di porre in essere, collaborare o dare causa alla realizzazione di comportamenti tali che, presi individualmente o collettivamente, integrino o possano integrare i reati previsti dagli artt. 24 e 25 del Decreto. È altresì proibito porre in essere comportamenti che determinino situazioni di conflitto di interessi nei confronti di rappresentanti della Pubblica Amministrazione.

1.3.1 PRINCIPI GENERALI DI COMPORTAMENTO

In particolare, coerentemente con i principi deontologici che ispirano la Società ed in considerazione dei rapporti che la stessa intrattiene con la Pubblica Amministrazione nello svolgimento della propria attività, è fatto divieto di:

  • • promettere o effettuare erogazioni in denaro a favore di rappresentanti della Pubblica Amministrazione, per finalità diverse da quelle istituzionali e di servizio;
  • • promettere o concedere vantaggi di qualsiasi natura (es.: promesse di assunzione) in favore di rappresentanti della Pubblica Amministrazione, italiana o straniera, al fine di influenzare l’indipendenza di giudizio o indurre ad assicurare un qualsiasi vantaggio per l’azienda;
  • • effettuare prestazioni o pagamenti in favore di collaboratori, fornitori, consulenti, partner o altri soggetti terzi operanti per conto della Società, che non trovino adeguata giustificazione nel contesto del rapporto contrattuale costituito con gli stessi, del tipo di incarico da svolgere o delle prassi vigenti in ambito locale;
  • • favorire, nei processi di acquisto, collaboratori, fornitori, consulenti o altri soggetti terzi in quanto indicati da rappresentanti della Pubblica Amministrazione, come condizione per lo svolgimento di successive attività;
  • • distribuire omaggi e regali al di fuori di quanto previsto dalla normale prassi aziendale (vale a dire ogni forma di regalo offerto eccedente le normali pratiche commerciali o di cortesia, o comunque rivolto ad acquisire trattamenti di favore nella conduzione di qualsiasi attività aziendale). In particolare, è vietata qualsiasi

5 2

 

 

  • forma di regalo a funzionari pubblici o a loro familiari, che possa influenzare l’indipendenza di giudizio o indurre ad assicurare un qualsiasi vantaggio per l’azienda. Gli omaggi consentiti devono caratterizzarsi sempre per l’esiguità del loro valore o perché volti a promuovere iniziative di carattere benefico o culturale, o l’immagine della Società. I regali offerti – salvo quelli di modico valore – devono essere documentati in modo adeguato per consentire le verifiche da parte dell’Organismo di Vigilanza;
  • • fornire o promettere di rilasciare informazioni e/o documenti riservati;
  • • tenere una condotta ingannevole che possa indurre la Pubblica Amministrazione in errore di valutazione tecnico-economica della documentazione presentata;
  • • esibire documenti e dati falsi o alterati;
  • • omettere informazioni dovute al fine di orientare a proprio favore le decisioni della Pubblica Amministrazione;
  • • destinare contributi, sovvenzioni, finanziamenti pubblici a finalità diverse da quelle per le quali sono stati ottenuti.

 

È inoltre fatto obbligo ai Destinatari dei presenti principi etico-comportamentali nonché di quelli espressi nel Codice Etico della Società, di attenersi alle seguenti prescrizioni:

  • • in caso di tentata concussione da parte di un pubblico funzionario, il soggetto interessato deve: (i) non dare corso alla richiesta; (ii) fornire tempestivamente informativa al Consiglio di Amministrazione ed attivare una formale informativa verso l’Organismo di Vigilanza.
  • • In caso di conflitti di interesse, anche solo potenziali, che sorgano nell’ambito dei rapporti con la Pubblica Amministrazione, il soggetto interessato deve fornire tempestivamente informativa al Consiglio di Amministrazione ed attivare una formale informativa verso l’Organismo di Vigilanza.
  • • In caso di dubbi circa la corretta attuazione dei principi etico-comportamentali di cui sopra nonché di quelli espressi nel Codice Etico della Società nel corso dello svolgimento delle proprie attività operative, il soggetto interessato deve interpellare senza ritardo il Consiglio di Amministrazione ed attivare una formale informativa verso l’Organismo di Vigilanza.

5 3

 

Inoltre, nei confronti di terze parti contraenti (es.: collaboratori, consulenti, partner, fornitori, ecc.) che operano con la Pubblica Amministrazione per conto o nell’interesse della Società, i relativi contratti devono:

  • • essere definiti per iscritto, in tutte le loro condizioni e termini;
  • • contenere clausole standard, condivise anche con consulenti legali esterni, onde uniformarsi alle previsioni del Decreto;
  • • contenere apposita dichiarazione dei predetti soggetti con cui gli stessi affermano di essere a conoscenza della normativa di cui al Decreto e di impegnarsi a tenere comportamenti conformi al dettato della citata norma;
  • • contenere apposita clausola che regoli le conseguenze della violazione da parte degli stessi delle norme di cui al Decreto (es. clausole risolutive espresse, penali).

 

1.3.2 PRINCIPI SPECIFICI DI COMPORTAMENTO

Le regole ed i divieti riportati nel precedente paragrafo si concretizzano in principi di comportamento che devono essere rispettati nell’ambito dell’operatività aziendale della Società

Tutti i Destinatati del Modello sono tenuti, nella gestione dei rapporti con la Pubblica Amministrazione, a rispettare le seguenti procedure di comportamento:

  • • i rapporti con la Pubblica Amministrazione devono essere improntati alla massima trasparenza, collaborazione, disponibilità e nel pieno rispetto del suo ruolo istituzionale e delle previsioni di legge esistenti in materia e delle norme comportamentali richiamate anche nel Codice Etico della Società.
  • • I rapporti con la Pubblica Amministrazione devono essere gestiti esclusivamente da soggetti debitamente autorizzati in base al sistema di deleghe e/o poteri.
  • • Nei casi in cui dovessero presentarsi situazioni non risolvibili nell’ambito dell’ordinaria gestione dei rapporti con la Pubblica Amministrazione, il Destinatario deve immediatamente segnalare tale situazione al proprio diretto superiore (se esistente) ovvero al Consiglio di Amministrazione.
  • • Il Destinatario non può dare seguito a nessuna situazione di potenziale conflitto di interessi ovvero a tentativi di estorsione o concussione da parte di un funzionario

5 4

 

 

  • della Pubblica Amministrazione; in tale contesto è obbligo del Destinatario di segnalare immediatamente tale situazione al proprio diretto superiore (se esistente) ovvero al Consiglio di Amministrazione.
  • • Si sconsiglia di gestire i rapporti con i rappresentanti della Pubblica Amministrazione in assenza di un altro soggetto. Tale comportamento, infatti, potrebbe elevare i rischi di commissione di reati corruttivi.
  • • In presenza di visite ispettive da parte di pubblici ufficiali o di incaricati di pubblico servizio, la gestione di tali contatti deve avvenire alla presenza di almeno due soggetti; successivamente alla conclusione dell’attività ispettiva da parte di pubblici funzionari, i soggetti che vi hanno preso parte e/o assistito devono redigere un documento nel quale siano indicati: i nominativi dei soggetti coinvolti nell’ispezione, l’oggetto dell’ispezione e le eventuali decisioni che ne sono seguite (deve essere altresì indicato il nominativo del soggetto che le ha assunte onde verificare che lo stesso fosse all’uopo debitamente autorizzato tramite delega o incarico ad hoc). A tal proposito, la Società ha adottato in data una procedura denominata “Procedura per gestire i rapporti con la pubblica amministrazione” relativa alla gestione dei rapporti con la Pubblica Amministrazione. Pertanto, oltre a quanto esposto nel presente documento, i Destinatari hanno l’obbligo di attenersi scrupolosamente alle prescrizioni di detta procedura.
  • • Le informazioni di cui il Destinatario venga a conoscenza durante lo svolgimento della propria attività, qualunque sia il ruolo dallo stesso ricoperto, dovranno sempre intendersi come “riservate e confidenziali”. Tali informazioni non dovranno quindi essere comunicate a terzi (inclusi quindi soggetti legati direttamente o indirettamente alla Pubblica Amministrazione) al fine di concedere una qualsiasi potenziale forma di beneficio.
  • • L’assunzione di personale o collaboratori dovrà seguire regole di valutazione della professionalità e la retribuzione complessiva sarà in linea quanto già presente verso figure di analoga funzione e responsabilità, evitando di privilegiare soggetti i quali, direttamente o indirettamente, potrebbero svolgere attività o ruoli legati alla Pubblica Amministrazione.
  • • Nei processi deliberativi per le spese dovute al conferimento di incarichi di appalto, la scelta dei fornitori deve basarsi su più preventivi di spesa prodotti da diverse controparti, confrontabili tra loro per tipologia di prodotti/servizi offerti, valutando

5 5

 

 

  • il miglior rapporto esistente tra qualità e prezzo. Le regole per la scelta del fornitore devono rispettare anche quanto previsto dal Codice Etico, al fine di prevenire il rischio che la scelta del fornitore avvenga sulla base di condizionamenti o nella speranza di ottenere vantaggi attraverso la selezione di fornitori “vicini” a soggetti legati alla Pubblica Amministrazione, con il rischio di commettere i reati di concussione o corruzione.

 

  • • Nei processi che riguardano le trattative per l’acquisto di immobili di proprietà della Pubblica Amministrazione, al fine di evitare ipotesi di natura corruttiva, qualora vi sia ragione di dubitare della congruità dell’importo richiesto per l’acquisto dell’immobile (un importo troppo basso rispetto al reale valore di mercato del bene potrebbe ingenerare il sospetto che sia stato commesso un reato sensibile ai sensi del Decreto), si raccomanda di consultare preliminarmente un soggetto terzo, esperto della materia, onde avere contezza della legittimità dell’operazione anche sotto questo profilo.
  • • La decisione di sottoscrivere un contratto che abbia quale controparte la Pubblica Amministrazione deve essere assunta con delibera del Consiglio di Amministrazione della Società ed il relativo accordo dovrà essere sottoscritto dal Presidente della Società stessa ovvero da soggetto a tale scopo debitamente autorizzato. Tutta la relativa documentazione dovrà essere quindi mantenuta agli atti della Società.
  • • In quanto rappresentanti della Società, i Destinatari non devono cercare di influenzare il giudizio di alcun dipendente o rappresentante della Pubblica Amministrazione, o soggetto ad esso collegato, promettendo o elargendo denaro, doni o prestiti, né con altri incentivi illegali.

 

Come evidenziato sopra, la Società ha adottato la procedura denominata “Procedura per gestire i rapporti con la pubblica amministrazione” relativa ai comportamenti da tenere in occasione di verifiche ispettive da parte della Pubblica Amministrazione, così come in occasione della ricezione di documenti e/o telefonate da parte della Pubblica Autorità.

La Società ha altresì implementato delle procedure ad hoc (segnatamente le procedure denominate “Erogazione omaggi” e “Selezione fornitori”) per l’individuazione e la valutazione dei fornitori cui affidare incarichi, che la Società considera parte integrante del 5 6

 

Modello Organizzativo per il rispetto dei principi di comportamento indicati nella presente Parte Speciale.

In tale contesto, ogni Destinatario è tenuto al rispetto:

– dei principi generali di comportamento sopra elencati;

– delle procedure adottate dalla Società; e

– del Codice Etico.

 

Inoltre, ogni Destinatario è altresì tenuto ad attenersi, nello svolgimento della propria attività, anche alle indicazioni contenute nei Protocolli che seguono.

*

I Destinatari del presente Modello, nonché gli altri soggetti tenuti al rispetto dei principi (generali e/o specifici) qui esposti, devono osservare le seguenti regole di comportamento nella gestione degli adempimenti nei confronti della Pubblica Amministrazione:

  • • gli adempimenti nei confronti della Pubblica Amministrazione e la predisposizione della relativa documentazione devono essere effettuati nel rispetto delle previsioni di legge esistenti in materia e delle norme comportamentali richiamate nel Codice Etico nonché dalla presente Parte Speciale.
  • • Gli adempimenti nei confronti della Pubblica Amministrazione devono essere effettuati con la massima diligenza e professionalità in modo da fornire informazioni chiare, accurate, complete, fedeli e veritiere evitando e comunque segnalando nella forma e nei modi idonei, situazioni di conflitto di interesse. I documenti devono essere elaborati in modo puntuale ed in un linguaggio chiaro ed esaustivo.
  • • Tutta la documentazione deve essere verificata e sottoscritta da parte del responsabile competente; quest’ultimo è altresì diretto responsabile dell’archiviazione e della conservazione di tutta la documentazione (cartacea e/o elettronica) prodotta nell’ambito della (propria) attività, ivi inclusa quella trasmessa alla Pubblica Amministrazione in via telematica o elettronica.

 

Rientra, a titolo esemplificativo, nell’ambito di tale documentazione:

– tutta la documentazione prodotta nell’ambito di processi volti ad ottenere l’erogazione di cofinanziamenti e/o finanziamenti da parte delle autorità statali e/o regionali;

5 7

 

 

– licenze, autorizzazioni e simili connesse all’attività della Società nonché gli accordi con le controparti contrattuali che siano soggetti pubblici/incaricati di pubblico servizio;

– atti, verbali, bilanci, moduli, dichiarazioni relativi alla gestione degli affari legali, fiscali e societari oppure alla gestione amministrativa, previdenziale ed assistenziale del personale;

– verbali relativi a visite ispettive, procedure istruttorie e simili;

– atti del contenzioso in materia civile, penale, amministrativa, tributaria, ecc.;

• Laddove gli adempimenti dovessero essere effettuati utilizzando il sistema informatico/telematico della Pubblica Amministrazione, la Società fa divieto di alterate lo stesso e i dati in esso contenuti in qualsivoglia modo procurando un danno alla Pubblica Amministrazione; il soggetto che ha proceduto all’effettuazione di tale attività è tenuto a predisporre un documento di resoconto avente ad oggetto la descrizione dei dati inviati ed il motivo dell’invio. Il predetto documento di resoconto deve quindi essere archiviato in formato cartaceo e/o elettronico in modo tale da rendere possibile il controllo sulla menzionata attività di trasmissione dei dati alla Pubblica Amministrazione.

 

Chiunque facente parte della Società (amministratori, Dipendenti, Collaboratori, etc.) intrattenga rapporti con la Pubblica Amministrazione è tenuto, oltre che a rispettare tutti i principi e le regole indicate nel presente Modello e/o in altri documenti ufficiali della Società (quale il Codice Etico), a sottoscrivere, su invito dell’organo amministrativo di Fridea, una descrizione delle operazioni sensibili svolte.

1.4 FLUSSI INFORMATIVI VERSO L’ODV

Oltre a quanto previsto nella presente Parte Speciale, chiunque entri in contatto con la Pubblica Amministrazione in occasione di ispezioni, accertamenti e verifiche è tenuto a segnalare tempestivamente all’OdV anomalie o fatti straordinari nei rapporti con la Pubblica Amministrazione disciplinati nella presente Parte Speciale. 5 8

 

– PROTOCOLLO –

EROGAZIONE OMAGGI

_______________________________________________

1. SCOPO E PRINCIPI DI COMPORTAMENTO

_______________________________________________

I Destinatari che, per ragione del proprio incarico o della propria funzione o mandato, siano coinvolti nell’erogazione degli omaggi devono garantire che:

  • • il valore, la natura e lo scopo dell’omaggio sia considerato eticamente corretto, ovvero tali da non compromettere l’immagine della Società;
  • • il valore e la natura del regalo siano tali da non poter essere interpretati come un mezzo per ottenere trattamenti di favore per Fridea;
  • • siano stati debitamente autorizzati e siano documentati in modo adeguato.

 

È in ogni caso fatto divieto di:

  • • promettere o effettuare omaggi, per finalità diverse da quelle istituzionali e di servizio;
  • • promettere o concedere omaggi, diretti o indiretti, non di modico valore vale a dire eccedente le normali pratiche di cortesia – e comunque, rivolti ad acquisire illeciti trattamenti di favore nella conduzione di qualsiasi attività aziendale;
  • • promettere o concedere vantaggi di qualsiasi natura al fine di influenzare l’indipendenza di giudizio o di ottenere un qualsiasi vantaggio per la Società.

 

2. AMBITO DI APPLICAZIONE

_______________________________________________

Il presente Protocollo si applica a tutti i Destinatari che, nell’espletamento delle attività di propria competenza, siano coinvolti nell’erogazione di omaggi.

3. RESPONSABILE DEL PROTOCOLLO

_______________________________________________

Responsabile dell’erogazione degli omaggi così come disciplinata nel presente Protocollo è l’Amministratore Delegato, salvo che quest’ultimo non decida di conferire l’incarico ad un altro responsabile di funzione. 5 9

 

4. PRINCIPI DI CONTROLLO

_______________________________________________

I Destinatari coinvolti nell’erogazione degli omaggi devono garantire, ognuno per le parti di rispettiva competenza, i seguenti controlli:

  • • il Responsabile del Protocollo definisce specifiche soglie di valore per gli omaggi destinati a soggetti appartenenti alla Pubblica Amministrazione;
  • • il Responsabile del Protocollo invia, per approvazione preventiva, richiesta formale al Consiglio di Amministrazione o ai soggetti muniti di idonei poteri, in base al sistema delle procure e delle deleghe in essere.

 

In ogni caso, è vietato distribuire omaggi e compiere atti di cortesia e di ospitalità verso pubblici ufficiali e pubblici dipendenti se non nei limiti di un modico valore e comunque tale da non compromettere l’imparzialità degli stessi ovvero tali da ottenere vantaggi in modo improprio per la Società. 6 0

 

– PROTOCOLLO –

RAPPORTI CON LA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE IN OCCASIONE DI ADEMPIMENTI, RICHIESTE, COMUNICAZIONI DI INFORMAZIONI E DATI AZIENDALI

_______________________________________________

1. SCOPO E PRINCIPI DI COMPORTAMENTO

_______________________________________________

Il presente protocollo individua e regola le modalità a cui la Società deve attenersi per la gestione dei rapporti con la Pubblica Amministrazione in caso di:

  • • adempimenti previsti dalle normative di riferimento;
  • • richiesta di certificazioni/autorizzazioni.

 

I Destinatari che, per ragione del proprio incarico o della propria Funzione, siano coinvolti nella predisposizione e nell’invio della documentazione di cui sopra devono rispettare le prescrizioni sopra individuate (i “Principi Generali”), ed in particolare:

  • • prestare completa e immediata collaborazione alle Autorità, fornendo puntualmente ed esaustivamente la documentazione e le informazioni richieste;
  • • garantire la tracciabilità e la formazione degli atti e i relativi livelli autorizzativi, a garanzia della trasparenza delle scelte effettuate;
  • • redigere ciascun documento relativo a richieste e/o comunicazioni in modo accurato e conforme alla normativa vigente.

 

2. AMBITO DI APPLICAZIONE

_______________________________________________

Il presente Protocollo si applica a tutti i Destinatari, così come individuati nel par. 2.2 della Parte Generale del presente Modello, che siano coinvolti nella gestione dei rapporti con la Pubblica Amministrazione.

3. RESPONSABILE DEL PROTOCOLLO

_______________________________________________

Responsabile del presente Protocollo è il Responsabile della Funzione Amministrazione

Finanza e Controllo. 6 1

 

4. PRESIDI DI CONTROLLO

_______________________________________________

I Destinatari coinvolti nella gestione dei rapporti con la Pubblica Amministrazione devono garantire, ognuno per le parti di rispettiva competenza, l’esecuzione dei seguenti controlli:

  • • i rapporti con pubblici funzionari o incaricati di pubblico servizio sono tenuti dai soli soggetti dotati di adeguati poteri;
  • • i soggetti coinvolti nella predisposizione e trasmissione di comunicazioni e documentazione richiesta devono attenersi ai principi di tempestività, chiarezza, accuratezza e chiarezza, oltre a comunicare tale incombente al Responsabile del Protocollo. Gli stessi predispongono ed inviano tutta la documentazione in conformità con gli adempimenti e utilizzando i canali previsti;
  • • i soggetti coinvolti nella predisposizione e trasmissione di comunicazioni e documentazione devono conservate tutta la documentazione prodotta nell’ambito della propria attività, ivi inclusa quella trasmessa attraverso supporto elettronico;
  • • il Responsabile del Protocollo, una volta inviato quanto richiesto, resta a disposizione della Pubblica Amministrazione per fornire chiarimenti, delucidazioni e ulteriori documenti a supporto e/o a completamento dell’attività.

 

In ogni caso, al fine di consentire un corretto flusso informativo verso la Pubblica Amministrazione, ciascun documento, rappresentativo di un fatto accaduto e/o di una valutazione operata, ovvero ogni parte di esso suscettibile di autonoma considerazione, deve essere sottoscritto da chi lo ha formato.

Eccezionalmente, in caso di riscontrato errore materiale nella redazione del documento, tale da rendere necessaria una rettifica, il Responsabile del Protocollo provvede all’annullamento della comunicazione e registra l’avvenuta modifica, la data ed il soggetto autore della comunicazione.

Nel caso di flussi informativi verso la Pubblica Amministrazione gestiti per via telematica, i Destinatari sono tenuti a garantire che:

  • • l’accesso alla rete informatica aziendale, diretto all’inserimento, alla modifica, alla comunicazione di dati, ovvero a qualunque intervento sui programmi destinati ad elaborarli, avvenga tramite l’utilizzo di doppia chiave asimmetrica, composta da una parte pubblica (c.d. user ID) e da una parte privata (c.d. password), che consenta al

6 2

 

 

  • Destinatario di accedere alla rete limitatamente alla fase, di sua competenza, del protocollo;
  • • i documenti informatici siano trasmessi all’indirizzo di posta elettronica del destinatario pubblico abilitato alla ricezione della posta per via telematica.

6 3

 

PARTE SPECIALE B

REATI SOCIETARI 6 4

 

1. REATI SOCIETARI

___________________________________

1.1 TIPOLOGIE DI REATI32

32 Così come modificati dalla legge n. 69/2015.

33 L’articolo 37, comma 35, del decreto legislativo 27 gennaio 2010, n. 39 ha modificato l’articolo 2625, primo comma, del codice civile escludendo la revisione dal novero delle attività di cui la norma sanziona l’impedimento da parte degli amministratori.

34 Come da ultimo modificato dalla Legge 9 gennaio 2019, n. 3.

35 Come da ultimo modificato dalla Legge 9 gennaio 2019, n. 3.

I Reati societari previsti dal Decreto all’art. 25 ter sono i seguenti:

– Art. 2621 c.c. False comunicazioni sociali;

– Art. 2621-bis c.c. Fatti di lieve entità;

– Art. 2622 c.c. False comunicazioni sociali delle società quotate;

– Art. 2625 c.c. Impedito controllo33;

– Art. 2626 c.c. Indebita restituzione dei conferimenti;

– Art. 2627 c.c. Illegale ripartizione degli utili e delle riserve;

– Art. 2628 c.c. Illecite operazioni sulle azioni o quote sociali o della società controllante;

– Art. 2629 c.c. Operazioni in pregiudizio dei creditori;

– Art. 2629 bis c.c. Omessa comunicazione sul conflitto di interessi;

– Art. 2632 c.c. Formazione fittizia del capitale;

– Art. 2633 c.c. Indebita ripartizione dei beni sociali da parte dei liquidatori;

– Art. 2635 c.c. Corruzione tra privati34;

– Art. 2635-bis c.c. Istigazione alla corruzione tra privati35;

– Art. 2636 c.c. Illecita influenza sull’assemblea;

– Art. 2637 c.c. Aggiotaggio;

– Art. 2638 c.c. Ostacolo all’esercizio delle funzioni delle autorità pubbliche di vigilanza.

*

1.1. bis – Corruzione tra privati

Ferma restando l’elencazione al precedente paragrafo dei reati societari individuati 6 5

 

dall’art. 25-ter del Decreto, la Società ritiene opportuno formulare una trattazione separata – anche sotto il profilo dei principi di comportamento – del reato di corruzione tra privati (e del reato di corruzione in genere). Tale reato è stato introdotto nel novero dei reati presupposto di cui al Decreto a seguito della promulgazione della legge del 6 novembre 2012, n. 190, cd. “Legge Anticorruzione”, avente ad oggetto “Disposizioni per la prevenzione e la repressione della corruzione e dell’illegalità nella pubblica amministrazione” (pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 265 del 13 novembre 2012) e modificato dal D. Lgs. n. 38/2017 che, in vigore dal 14 aprile 2017, ha dato attuazione alla delega prevista dall’art. 19, L. 12 agosto 2016, n. 170 (legge di delegazione europea del 2015), recependo la decisione quadro 2003/568/GAI del Consiglio dell’Unione Europea relativa alla lotta contro la corruzione nel settore privato che danneggia l’economia ed altera la concorrenza.

Rispetto al primo tentativo di recepimento attuato con la L. 6.11.2012, n. 190, è stato inasprito il trattamento sanzionatorio in ordine alla responsabilità degli enti ed attribuita rilevanza penale all’istigazione alla corruzione tra privati.

La principale novità della riforma è indubbiamente l’eliminazione della relazione causale tra la condotta di trasgressione degli obblighi di ufficio e di fedeltà ed il “nocumento alla società”.

Ai fini della configurabilità del reato non è pertanto più necessario che sussista l’elemento oggettivo del danno subito dalla società che viene radicalmente espunto dalla struttura delle fattispecie.

Con riguardo, poi, ai soggetti autori del reato vengono ora inclusi, non solo coloro che rivestono posizioni anche non apicali di amministrazione e di controllo, ma anche coloro che svolgono attività lavorativa mediante l’esercizio di funzioni direttive presso società o enti privati.

Rilevante è anche l’estensione della fattispecie agli enti privati non societari tra i quali si possono annoverare non solo gli enti no-profit ma anche le fondazioni (si pensi, ad esempio, a quelle bancarie), i partiti politici ed i sindacati.

Inoltre, sia nell’ambito della corruzione attiva sia in quella passiva, viene ora espressamente tipizzata la modalità della condotta “per interposta persona”, con ulteriore fattispecie di responsabilità per l’intermediario, dell’intraneo o dell’estraneo. 6 6

 

Il suddetto D.Lgs 38/2107 ha quindi modificato l’art. 2635 c.c. (di cui segue il testo), richiamato nel Decreto stesso all’art. 25-ter, comma 1, lett. s-bis.

– Art 2635 Codice civile – Corruzione tra privati

 

Salvo che il fatto costituisca più grave reato, gli amministratori, i direttori generali, i dirigenti preposti alla redazione dei documenti contabili societari, i sindaci e i liquidatori, di società o enti privati che, anche per interposta persona, sollecitano o ricevono, , per sé o per altri, denaro o altra utilità non dovuti, o ne accettano la promessa, per compiere o per omettere un atto in violazione degli obblighi inerenti al loro ufficio o degli obblighi di fedeltà, sono puniti con la reclusione da uno a tre anni.

Si applica la stessa pena se il fatto è commesso da chi nell’ambito organizzativo della società o dell’ente privato esercita funzioni direttive diverse da quelle proprie dei soggetti di cui al precedente periodo.

Si applica la pena della reclusione fino a un anno e sei mesi se il fatto è commesso da chi è sottoposto alla direzione o alla vigilanza di uno dei soggetti indicati al primo comma.

Chi, anche per interposta persona, offre, promette o dà denaro o altra utilità non dovuti alle persone indicate nel primo e nel secondo comma, è punito con le pene ivi previste.

Le pene stabilite nei commi precedenti sono raddoppiate se si tratta di società con titoli quotati in mercati regolamentati italiani o di altri Stati dell’Unione europea o diffusi tra il pubblico in misura rilevante ai sensi dell’articolo 116 del testo unico delle disposizioni in materia di intermediazione finanziaria, di cui al decreto legislativo 24 febbraio 1998, n. 58, e successive modificazioni.

Fermo quanto previsto dall’articolo 2641, la misura della confisca per valore equivalente non può essere inferiore al valore delle utilità date, promesse o offerte.”.

*

Art. 2635-bis c.c. – Istigazione alla corruzione tra privati (come introdotto dal D. Lgs. 15 marzo 2017, n. 38)

Con l’introduzione dell’art. 2635 bis trova ingresso nel nostro ordinamento il reato di istigazione alla corruzione tra privati, il cui testo è di seguito riprodotto.

Chiunque offre o promette denaro o altra utilità non dovuti agli amministratori, ai direttori generali, ai dirigenti preposti alla redazione dei documenti contabili societari, ai sindaci e ai liquidatori, di società o enti privati, nonché a chi svolge in essi un’attività lavorativa con l’esercizio di funzioni direttive, affinché compia od ometta un atto in violazione degli obblighi inerenti al proprio ufficio o degli obblighi di fedeltà, soggiace, qualora l’offerta o la promessa non sia accettata, alla pena stabilita nel primo comma dell’articolo 2635, ridotta di un terzo. 6 7

 

La pena di cui al primo comma si applica agli amministratori, ai direttori generali, ai dirigenti preposti alla redazione dei documenti contabili societari, ai sindaci e ai liquidatori, di società o enti privati, nonché a chi svolge in essi attività lavorativa con l’esercizio di funzioni direttive, che sollecitano per sé o per altri, anche per interposta persona, una promessa o dazione di denaro o di altra utilità, per compiere o per omettere un atto in violazione degli obblighi inerenti al loro ufficio o degli obblighi di fedeltà, qualora la sollecitazione non sia accettata.

Dal lato attivo, è punito chiunque offra o prometta denaro o altre utilità non dovuti ad un soggetto intraneo al fine del compimento od omissione di atti in violazione degli obblighi inerenti il proprio ufficio o degli obblighi di fedeltà, qualora l’offerta o la promessa non sia accettata (art. 2635 bis, 1° co.).

Dal lato passivo, è prevista la punibilità dell’intraneo che solleciti una promessa o dazione di denaro o altra utilità, al fine del compimento o dell’omissione di atti in violazione dei medesimi obblighi, qualora tale proposta non sia accettata (art. 2635 bis, 2° co.).

La normativa, per entrambe le fattispecie (istigazione attiva e passiva), stabilisce la pena della reclusione da 8 mesi a due anni, ovvero la pena di cui all’art. 2635, ridotta di un terzo.

Per entrambe le fattispecie criminose, la Legge 9 gennaio 2019, n.3 ha modificato il regime di procedibilità; a valle di tale intervento normativo non è più richiesta la querela di parte, ed il reato è ora perseguibile d’ufficio.

*

Con riguardo ai reati in parola, l’esame dei presidi di cui si è dotata la Società ha consentito di qualificare il rischio di commissione dei reati in parola come “medio/basso”.

La Società ritiene quindi opportuno individuare ed indicare qui di seguito i principi di comportamento relativi alla prevenzione dei reati in parola, rispetto agli altri cd. “reati societari” sopra elencati per i quali trovano applicazione le previsioni riportate nei successivi paragrafi 1.2 – 1.3.

In tale contesto, la Società raccomanda ai Destinatari di attenersi alle seguenti regole:

– evitare di dar corso a comportamenti che possano integrare la fattispecie di reato della corruzione tra privati;

– attenersi al rispetto delle prassi e delle procedure interne per quanto attiene alle negoziazioni con i clienti e/o con i fornitori (segnatamente è fatto obbligo di rispettare le previsioni della procedura denominata “P16”);

– rispettare le previsioni dei contratti stipulati con i clienti e con i fornitori;

6 8

 

 

– in particolare, nell’ambito della vendita dei prodotti forniti dalla Società, non discostarsi dai prezzi di listino previsti dalla Società, né dai margini di sconto concedibili ai clienti sulla scorta delle linee guida fornite dalla Società stessa;

– eventuali eccezioni, che dovranno essere motivate per iscritto, rispetto a quanto previsto sopra, dovranno essere formalmente autorizzate dal responsabile della funzione di appartenenza; di tali eccezioni, dovrà essere comunque conservata la relativa documentazione;

– la scelta dei fornitori deve avvenire nel rispetto delle procedure aziendali (procedure “P15-AS e P16-AS”).

 

1.2 AREE A RISCHIO

La Società ha stipulato con la società Mario Frigerio S.p.A. (facente parte con la Società del gruppo direttamente e/o indirettamente controllate da Semplice S.p.A.) un contratto di servizi in forza del quale a quest’ultima è stato conferito l’incarico di gestire gli aspetti contabili ed amministrativi della Società. In conseguenza di quanto precede, le prescrizioni contenute nella presente Parte Speciale troveranno comunque applicazione, in virtù di detto rapporto contrattuale, il tutto al fine di prevenire il compimento di taluni illeciti societari sanzionati dal Decreto nonché, di limitare l’area dell’eventuale responsabilità della Società (per effetto dell’operato di Mario Frigerio S.p.A.) e di assicurare comunque il corretto funzionamento della stessa, in ossequio ad un generale criterio di prudenza che l’ordinamento richiede in astratto a qualsiasi consociato.

I Reati elencati al precedente paragrafo tutelano, fra l’altro, (i) la veridicità, la trasparenza e la correttezza delle informazioni relative alla Società; (ii) l’effettività e l’integrità del capitale e del patrimonio sociale e (iii) il regolare e corretto funzionamento della Società.

Pertanto, sono considerate come aree a rischio:

  • • la redazione del bilancio e delle comunicazioni sociali;
  • • la redazione, la compilazione e la raccolta della documentazione e dei dati necessari per la redazione del bilancio e delle comunicazioni sociali;
  • • la comunicazione dei dati sociali;
  • • le operazioni straordinarie sul capitale (es. riduzione del capitale, fusioni, ecc).

6 9

 

I soggetti a rischio sono gli Amministratori ed i responsabili delle varie funzioni aziendali.

1.3 PRINCIPI DI COMPORTAMENTO ALL’INTERNO DELLE AREE DI RISCHIO

1.3.1 PRINCIPI GENERALI DI COMPORTAMENTO

__________________________________________

I Destinatari che, per ragione del proprio incarico o della propria funzione, siano coinvolti nelle attività di gestione della contabilità generale e predisposizione del bilancio devono:

  • • rispettare le regole e i principi contenuti nei seguenti documenti:
  • – il Codice Etico;
  • – ogni altra documentazione relativa al sistema di controllo interno;
  • • osservare, nello svolgimento delle attività finalizzate alla formazione del bilancio, delle situazioni contabili periodiche e delle altre comunicazioni sociali un comportamento corretto, trasparente e pienamente conforme alle norme di legge e regolamentari, al fine di fornire ai soci e al pubblico in generale informazioni veritiere e complete sulla situazione economica, patrimoniale e finanziaria della Società e sull’evoluzione delle relative attività;
  • • assicurare il regolare funzionamento della Società e degli organi sociali, garantendo e agevolando ogni forma di controllo interno sulla gestione sociale previsto dalla legge, nonché la libera e corretta formazione della volontà assembleare e devono mantenere traccia di tutta la documentazione richiesta e consegnata agli organi di controllo nonché di quella utilizzata nell’ambito delle attività assembleari;
  • • effettuare con tempestività, correttezza e completezza tutte le comunicazioni previste dalla legge e dai regolamenti nei confronti delle Autorità pubbliche di Vigilanza, non frapponendo alcun ostacolo all’esercizio delle funzioni da queste esercitate;
  • • evitare in alcun modo di compromettere l’integrità, la reputazione e l’immagine di Fridea.

 

Inoltre è fatto esplicito divieto di:

  • • predisporre o comunicare dati falsi, lacunosi o comunque suscettibili di fornire una descrizione non corretta della realtà riguardo alla situazione economica,

7 0

 

 

  • patrimoniale e finanziaria di Fridea;
  • • tenere comportamenti che impediscano materialmente, o che comunque ostacolino, mediante l’occultamento di documenti o l’uso di altri mezzi fraudolenti, lo svolgimento dell’attività di controllo o di revisione della gestione da parte del Sindaco Unico;
  • • omettere dati ed informazioni imposti dalla legge sulla situazione economica, patrimoniale e finanziaria della Società;
  • • porre in essere, in occasione di assemblee, atti simulati o fraudolenti finalizzati ad alterare il regolare procedimento di formazione della volontà assembleare;
  • • restituire conferimenti ai soci o liberare gli stessi dall’obbligo di eseguirli, al di fuori dei casi di riduzione del capitale sociale previsti dalla legge;
  • • ripartire utili o acconti sugli utili non effettivamente conseguiti o destinati per legge a riserva, nonché ripartire riserve che non possono essere distribuite;
  • • effettuare riduzioni del capitale sociale, fusioni o scissioni, in violazione delle disposizioni di legge a tutela dei creditori, provocando ad essi un danno;
  • • procedere a formazione o aumento fittizio del capitale sociale, attribuendo azioni per un valore inferiore al loro valore nominale in sede di aumento del capitale sociale;
  • • distrarre i beni sociali, in sede di liquidazione della Società, dalla loro destinazione ai creditori, ripartendoli fra i soci prima del pagamento dei creditori o dell’accantonamento delle somme necessarie a soddisfarli;
  • • porre in essere azioni non in linea o non rispettosi delle procedure o regole formalizzate, causando così un sostanziale scollamento tra quanto previsto dal Modello Organizzativo, di gestione e controllo (qui formalizzato) e quanto effettuato nella prassi ed attività operativa;
  • • tenere comportamenti che impediscano la verifica ed il controllo da parte dell’Organismo di Vigilanza.

 

1.3.2 PRINCIPI SPECIFICI DI COMPORTAMENTO

__________________________________________

Nella predisposizione delle comunicazioni sociali i Destinatari sono tenuti a garantire, 7 1

 

ognuno per le parti di competenza, l’esecuzione dei seguenti controlli:

  • • verifica, con cadenza periodica, dei saldi dei conti di contabilità generale al fine di garantire la quadratura della contabilità generale con i rispettivi partitari e con i conti sezionali;
  • • identificazione delle risorse interessate dei dati e delle notizie che le stesse devono fornire, nonché delle tempistiche, per la predisposizione del bilancio;
  • • verifica della completezza e correttezza dei dati e delle informazioni comunicate dalle suddette risorse e sigla sulla documentazione analizzata;
  • • svolgimento e formalizzazione dell’analisi degli scostamenti rispetto ai dati del periodo precedente e formalizzazione delle motivazioni che hanno portato i maggiori scostamenti.

 

Il Responsabile della Funzione Amministrazione Finanza e Controllo (in questo caso, il riferimento è fatto all’omologa funzione di Mario Frigerio S.p.A.) verifica e valida la proposta di bilancio annuale e le relazioni infrannuali e li sottopone all’ amministratore delegato, il quale a sua volta li presenta al presidente ed al Consiglio di Amministrazione per la relativa approvazione.

Qualora sia previsto o si renda opportuno, secondo le specifiche professionalità richieste dalla natura dell’attività o dell’incarico, avvalersi delle prestazioni di consulenti o professionisti esterni che, nell’interesse della Società, svolgano attività che comportano la predisposizione delle comunicazioni sociali, i Destinatari sono tenuti ad osservare, oltre che le indicazioni contenute nel Protocollo infra predisposto, anche le seguenti disposizioni:

  • • l’Amministratore Delegato, o diverso soggetto da questo incaricato, individua il consulente o il professionista esterno, sulla base delle loro competenze e professionalità e richiede, se necessario, il preventivo dei compensi per la prestazione;
  • • l’Amministratore Delegato, o diverso soggetto da questo incaricato, allestisce una proposta d’incarico, la quale deve prevedere apposita informativa sul Modello Organizzativo, nonché sulle conseguenze che possano derivare da condotte contrarie alle prescrizioni dello stesso;
  • • l’Amministratore Delegato, il quale lo sottoscrive per accettazione;

7 2

 

 

  • • l’Amministratore Delegato, o diverso soggetto da questo incaricato, verifica le prestazioni rese dal professionista, autorizza il pagamento dei compensi concordati secondo gli accordi, adotta tutti gli interventi necessari nel caso in cui dovessero insorgere problematiche nel corso della collaborazione;
  • • tutta la documentazione prodotta nell’ambito dell’esecuzione dell’incarico viene conservata dalla Società.

 

1.4 FLUSSI INFORMATIVI VERSO L’ODV

_______________________________________________

I soggetti coinvolti nel processo sono tenuti a comunicare tempestivamente all’Organismo di Vigilanza qualsiasi eccezione comportamentale o qualsiasi evento inusuale, indicando le ragioni delle difformità e dando atto del processo autorizzativo seguito.

Inoltre, i soggetti a vario titolo coinvolti sono tenuti a trasmettere all’Organismo di Vigilanza, con periodicità almeno semestrale, ulteriori informazioni specificamente richieste ovvero:

  • • rilievi effettuati dal Sindaco Unico ovvero dalla società di revisione a seguito delle attività di verifica da questi effettuate periodicamente;
  • • rilevante modifica dell’assetto sociale ed eventuali casi di esclusione del diritto di voto per determinate categorie di soci.

 

I Destinatari garantiranno, ognuno per le parti di rispettiva competenza, la tracciabilità del processo seguito, tenendo a disposizione dell’Organismo di Vigilanza – in un archivio ordinato – tutta la documentazione a tale scopo necessaria. 7 3

 

– PROTOCOLLO –

GESTIONE DEI RAPPORTI CON IL SINDACO UNICO E/O CON LA SOCIETÀ DI REVISIONE

_______________________________________________

1. SCOPO

_______________________________________________

Il presente Protocollo individua e regola le modalità operative a cui attenersi nei rapporti con il Sindaco Unico e/o con la Società di Revisione.

Tali modalità operative devono essere attuate nel rispetto dei Principi di Comportamento di cui alla presente Parte Speciale.

2. AMBITO DI APPLICAZIONE

_______________________________________________

Il presente Protocollo si applica a tutti i Destinatari che siano coinvolti nella gestione dei rapporti con Sindaci e/o con la Società di Revisione.

3. RESPONSABILE DEL PROTOCOLLO

_______________________________________________

Responsabile della gestione dei rapporti con gli organi di controllo istituzionali, disciplinati nel presente Protocollo, è il Responsabile della Funzione Amministrazione Finanza e Controllo.

4. PRESIDI DI CONTROLLO

_______________________________________________

I Destinatari coinvolti nella gestione dei rapporti con Sindaci e/o con la Società di Revisione devono garantire, ognuno per le parti di rispettiva competenza, l’esecuzione dei seguenti controlli:

  • • prestare la massima collaborazione nello svolgimento delle attività di verifica e controllo da parte del Sindaco Unico e/o della Società di Revisione;
  • • improntare i rapporti con il Sindaco Unico e/o la Società di Revisione alla massima

7 4

 

 

  • collaborazione e trasparenza nel pieno rispetto del ruolo da essi rivestito;
  • • dare seguito alle richieste formali da parte del Sindaco Unico e della Società di Revisione fornendo le informazioni e l’eventuale documentazione;
  • • assicurare la tracciabilità della consegna della documentazione richiesta (attraverso report di invio se recapitati a mezzo posta elettronica o modulo cartaceo se consegnati a mano) raccogliendo ed archiviando documenti di presa in consegna della documentazione sottoscritti dai responsabili di tali verifiche;

 

Il Responsabile del Protocollo deve tempestivamente informare l’amministratore delegato qualora si verificassero problemi o eventi straordinari nella gestione dei rapporti con il Sindaco Unico o la Società di Revisione.

5. FLUSSI INFORMATIVI VERSO L’ORGANISMO DI VIGILANZA

____________________________________________________________

I soggetti coinvolti nel processo sono tenuti a comunicare tempestivamente all’Organismo di Vigilanza qualsiasi eccezione comportamentale o qualsiasi evento inusuale, indicando le ragioni delle difformità e dando atto del processo autorizzativo seguito.

Inoltre, i soggetti a vario titolo coinvolti sono tenuti a trasmettere all’Organismo di Vigilanza, con periodicità almeno semestrale, ulteriori informazioni specificamente richieste ovvero:

– a seguito di ogni verifica effettuata dal Sindaco Unico, i rilievi emersi specificando le contromisure adottate per la loro soluzione ovvero la motivazione della mancata risoluzione.

 

I Destinatari garantiranno, ognuno per le parti di rispettiva competenza, la tracciabilità del processo seguito, tenendo a disposizione dell’Organismo di Vigilanza – in un archivio ordinato – tutta la documentazione all’uopo necessaria. 7 5

 

PARTE SPECIALE C

REATI IN MATERIA DI SICUREZZA SUL LAVORO 7 6

 

1. REATI IN MATERIA DI SICUREZZA E SALUTE SUL LAVORO

_______________________________________________

1.1 TIPOLOGIE DI REATI

La presente Parte Speciale è dedicata ai principi di comportamento e di controllo relativi ai reati in materia di sicurezza e salute sui luoghi di lavoro, così come individuati nell’articolo 25 septies del Decreto Legislativo36.

36 In tale contesto, si segnala che gli artt. 589 e 590 c.p. sono stati modificati dalla L. n. 3/2018 la quale ha introdotto – per entrambe le ipotesi delittuose – un inasprimento della pena nel caso in cui il reato sia stato commesso “nell’esercizio abusive di una professione per la quale è richiesta una speciale abilitazione da parte dello Stato o di un’arte sanitaria”.

Le fattispecie prese in considerazione dal Decreto Legislativo sono le seguenti:

  • • Omicidio colposo (art. 589 c.p.);
  • • Lesioni personali colpose, gravi o gravissime (art. 590, III co, c.p.).

 

Le lesioni si considerano gravi nel caso in cui: a) dal fatto deriva una malattia che metta in pericolo la vita del lavoratore; ovvero una malattia o un’incapacità di attendere alle ordinarie occupazioni per un tempo superiore ai quaranta giorni; b) il fatto produce l’indebolimento permanente di un senso o di un organo (art. 583, co. 1, c.p.).

Le lesioni si considerano gravissime se dal fatto deriva: a) una malattia certamente o probabilmente insanabile; b) la perdita di un senso; c) la perdita di un arto o una mutilazione che renda l’arto inservibile, ovvero la perdita dell’uso di un organo o della capacità di procreare, ovvero una permanente e grave difficoltà della favella 4) la deformazione, ovvero lo sfregio permanente del viso (art. 583, co. 2, c.p.).

Le richiamate fattispecie rilevano solo se commesse con violazione delle norme antinfortunistiche e sulla tutela dell’igiene e della salute sul lavoro.

Il regime sanzionatorio applicabile alla Società per i reati in materia di sicurezza e salute sul luogo di lavoro è di natura sia pecuniaria che interdittiva.

Si segnala che, a differenza della generalità dei reati-presupposto previsti dal Decreto, che sono di natura dolosa, i Reati considerati nella presente Parte Speciale sono di natura 7 7

 

colposa (conseguenza di negligenza, imprudenza o imperizia da parte del soggetto).

Le previsioni contenute nella presente Parte Speciale del Modello Organizzativo sono rivolte a far sì che i Destinatari pongano in essere una condotta rispettosa delle procedure previste dal sistema di prevenzione e protezione ai sensi del D. Lgs 81/2008, congiuntamente agli adempimenti e agli obblighi di vigilanza previsti dal Modello Organizzativo.

Si è posto, altresì, il problema di conciliare il criterio fondamentale di attribuzione della responsabilità per gli enti di cui all’art. 5 del Decreto (“l’ente è responsabile per i reati commessi nel suo interesse o vantaggio”) con l’elemento soggettivo che contraddistingue i delitti sopra descritti (ove tipicamente l’evento non è voluto, ancorché preveduto).

L’evento lesivo dell’incolumità del lavoratore difficilmente potrà tradursi in un qualche interesse o vantaggio in capo all’azienda di appartenenza, a meno che la violazione delle norme antinfortunistiche sia posta in relazione al minor costo sostenuto per il loro mancato rispetto.

La versione delle “Linee Guida” di Confindustria emanata il21 luglio 2014 – ritenuta dal Ministero della Giustizia “complessivamente adeguata e idonea al raggiungimento dello scopo fissato dall’art. 6, comma 3, del D. Lgs. n. 231/2001” – recepisce integralmente il sistema degli adempimenti imposti dall’ordinamento in materia di prevenzione antinfortunistica (L. n. 123/2007 e D. Lgs. n. 81/2008).

La normativa primaria (L. n. 123/2007 e D. Lgs. 81/2008), la documentazione interna predisposta da Fridea afferente i controlli programmatici svolti e da svolgere, nonché le singole procedure già adottate al fine di disciplinare le aree di rischio individuate, costituiscono naturale presupposto per la descrizione dei “Principi di Comportamento” a cui i Destinatari devono attenersi e per la redazione del Protocollo denominato “Verifica degli adempimenti in materia di Sicurezza e Salute sui luoghi di Lavoro”.

Ai fini della redazione della presente Parte Speciale C, Fridea ha considerato, inoltre, i fattori di rischio riportati nel Documento di Valutazione Rischi redatto ai sensi della normativa prevenzionistica vigente

Prima di enunciare i Principi di comportamento in materia di sicurezza e salute sui luoghi di lavoro e le procedure che costituiscono il Protocollo finalizzato alla prevenzione dei reati di cui alla presente Parte Speciale, è opportuno richiamare le principali figure previste dalla 7 8

 

normativa di settore (D.Lgs. 81/2008 e successive modifiche ed integrazioni).

1.2 RUOLI E RESPONSABILITÀ

_______________________________________________

Per quanto attiene alla struttura organizzativa ai fini della prevenzione in materia di salute e sicurezza sui luoghi di lavoro, il Documento di Valutazione dei Rischi ex artt. 17 e 28 del D. Lgs. 81/2008. adottato dalla Società individua i soggetti che la vigente normativa indica quali destinatari di specifiche responsabilità e competenze in tema di sicurezza.

In particolare, in Fridea, questi sono:

1.2.1 DATORE DI LAVORO

Al vertice dell’organigramma aziendale si trova il Datore di lavoro che, ai sensi dell’art. 2 del D. Lgs. 81/2008, è il principale garante della sicurezza all’interno dell’impresa; più specificamente è “il soggetto titolare del rapporto di lavoro con il lavoratore o, comunque, il soggetto che, secondo il tipo e l’organizzazione dell’impresa, ha la responsabilità dell’impresa stessa ovvero dell’unità produttiva, in quanto titolare dei poteri decisionali e di spesa”.

Al Datore di lavoro sono attribuiti i seguenti, principali, obblighi:

– in via esclusiva, in quanto obblighi non delegabili:

  • • designare il Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione (RSPP) e nominare il Medico competente (artt. 17 e 18, co. I, lett. a), D. Lgs. 81/2008);
  • • elaborare e aggiornare, insieme al RSPP, in collaborazione con il Medico competente e previa consultazione del Rappresentante dei lavoratori per la sicurezza (RLS), il “Documento di valutazione dei rischi” ed individuare le misure di prevenzione e protezione, ai sensi degli artt. 17, 28 e 29 del D. Lgs. 81/2008;

 

– nonché, anche in via delegata:

  • • nominare il Medico competente per l’effettuazione della sorveglianza sanitaria;
  • • predisporre tutte le misure idonee a garantire le linee strategiche per la gestione unitaria e coordinata della sicurezza e della salute (art. 18, co. I e II, D. Lgs. 81/2008);

7 9

 

 

  • • consultare il rappresentante per la sicurezza nei casi previsti dall’art. 50, co. I, lett. b), c) e d) del D. Lgs. 81/2008;
  • • adempiere agli obblighi di informazione, formazione e addestramento di cui agli articoli 36 e 37 del D. Lgs. 81/2008;

 

In particolare, le responsabilità del Datore di lavoro includono di:

  • • garantire nell’ambito della propria attività, il rispetto della normativa vigente in materia di lavori effettuati nell’ambito di cantieri temporanei o mobili, nonché quella in materia di segnaletica di sicurezza;
  • • tenere conto delle capacità e delle condizioni dei Lavoratori in rapporto alla loro salute e sicurezza, in occasione dell’affidamento dei compiti;
  • • fornire ai Lavoratori i necessari ed idonei dispositivi di protezione individuare, sentito il RSPP ed il Medico competente;
  • • prendere le misure appropriate affinché soltanto i Lavoratori che hanno ricevuto adeguate istruzioni e specifico addestramento accedano alle zone che li espongono ad un rischio grave e specifico;
  • • richiedere l’osservanza, da parte dei singoli Lavoratori, delle norme vigenti, nonché delle disposizioni aziendali in materia di salute e sicurezza sul lavoro, di uso dei mezzi di protezione collettivi e di uso dei dispositivi di protezione individuali messi a disposizione dei lavoratori;
  • • riscontrare tempestivamente le segnalazioni dei Preposti nonché quelle dei Lavoratori, concernenti eventuali deficienze dei mezzi, delle attrezzature di lavoro e dei dispositivi di protezione, ovvero eventuali condizioni di pericolo che si verifichino durante il lavoro;
  • • adottare le misure per il controllo delle situazioni di rischio in caso di emergenza e dare istruzioni affinché i Lavoratori, in caso di pericolo grave, immediato ed inevitabile, abbandonino il posto di lavoro o la zona pericolosa;
  • • informare il più presto possibile i Lavoratori esposti al rischio di un pericolo grave e immediato circa il rischio stesso e le disposizioni prese o da prendere in materia di protezione;

8 0

 

 

  • • adempiere agli obblighi di comunicazione, coinvolgimento, formazione e addestramento previsti dalla normativa vigente, anche mediante l’implementazione dei piani di comunicazione e formazione proposti da SPP (ove presente);
  • • astenersi, salvo eccezione debitamente motivata da esigenze di tutela della salute e sicurezza, dal richiedere ai Lavoratori di riprendere la loro attività in una situazione di lavoro in cui persiste un pericolo grave e immediato;
  • • consentire ai Lavoratori di verificare, mediante il RLS, l’applicazione delle misure di sicurezza e di protezione della salute;
  • • consegnare tempestivamente al RLS, qualora richiesto, il Documento di valutazione dei rischi, incluso quello relativo ai lavori oggetto di contratto d’appalto, d’opera o di somministrazione;
  • • prendere appropriati provvedimenti per evitare che le misure tecniche adottate possano causare rischi per la salute della popolazione o deteriorare l’ambiente esterno, verificando periodicamente la perdurante assenza di rischio;
  • • comunicare all’INAIL i nominativi dei RLS, nonché alla stessa INAIL, in relazione alle rispettive competenze: a) a fini statistici ed informativi, i dati relativi agli infortuni sul lavoro che comportino un’assenza dal lavoro di almeno un giorno, escluso quello dell’evento; b) a fini assicurativi, le informazioni relative agli infortuni sul lavoro che comportino un’assenza dal lavoro superiore a tre giorni; i medesimi dati dovranno essere inviati anche all’Organismo di Vigilanza;
  • • consultare il RLS in tutti i casi prescritti dalla normativa vigente;
  • • adottare le misure necessarie ai fini della prevenzione incendi e dell’evacuazione dei luoghi di lavoro, nonché per il caso di pericolo grave e immediato. Tali misure devono essere conformi alla normativa vigente ed adeguate alla natura dell’attività, alle dimensioni dell’azienda o dell’unità produttiva, nonché al numero delle persone presenti;
  • • munire i Lavoratori di apposita tessera di riconoscimento, corredata di fotografia, contenete le generalità del Lavoratore e l’indicazione del Datore di lavoro, nell’ambito dello svolgimento di attività in regime di appalto e di subappalto;

8 1

 

 

  • • convocare la riunione periodica di cui all’art. 35, del D. Lgs. 81/2008;
  • • aggiornare le misure di prevenzione in relazione ai mutamenti organizzativi e produttivi che hanno rilevanza ai fini della salute e sicurezza sul lavoro, o in relazione al grado di evoluzione della tecnica della prevenzione e della protezione;
  • • vigilare affinché i Lavoratori, per i quali vige l’obbligo di sorveglianza sanitaria, non siano adibiti alla mansione lavorativa specifica senza il prescritto giudizio di idoneità.

 

Il Datore di lavoro, inoltre, fornisce al RSPP ed al Medico competente le necessarie informazioni in merito a:

  • • la natura dei rischi;
  • • l’organizzazione del lavoro, la programmazione e l’attuazione delle misure preventive e protettive;
  • • la descrizione degli impianti e dei processi produttivi;
  • • i provvedimenti adottati dall’Organismo di Vigilanza.

 

1.2.2. DATORE DI LAVORO COMMITTENTE PER I LAVORI AFFIDATI CON CONTRATTO D’APPALTO D’OPERA EX ART. 26 D. LGS. N. 81/2008

Si intende il Datore di lavoro così come definito in precedenza, il quale affida lavori all’impresa appaltatrice o a lavoratori autonomi all’interno della propria azienda, o di una singola unità produttiva della stessa, nonché nell’ambito dell’intero ciclo produttivo dell’azienda medesima.

A tale soggetto sono attribuiti i seguenti obblighi ex art. 26, comma VII, D. Lgs. n. 81/2008:

  • • in via generale, valutare preventivamente la capacità, le risorse e i modelli organizzativi posseduti e messi a disposizione dagli appaltatori;
  • • in particolare: verificare i requisiti tecnico-professionali dell’appaltatore e/o del lavoratore autonomo;
  • • fornire dettagliate informazioni sui rischi specifici esistenti nell’ambiente in cui sono destinati ad operare e sulle misure di prevenzione e di emergenza adottate in relazione alla propria attività;

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  • • garantire la cooperazione fra datori di lavoro, appaltatori e committente;
  • • garantire il coordinamento della prevenzione e promuovere la cooperazione;
  • • redigere un unico documento di valutazione dei rischi che indichi le misure adottate per eliminare le interferenze ex art. 26, comma III, D. Lgs. n. 81/2008. Tale documento è allegato al contratto di appalto o d’opera – DUVRI.

 

1.2.3 DIRIGENTI

Si intende il personale che, in ragione delle competenze professionali e di poteri gerarchici e funzionali adeguati alla natura dell’incarico conferitogli, attua le direttive del Datore di lavoro organizzando l’attività lavorativa e vigilando su di essa.

Al Dirigente sono attribuiti dall’art. art. 18 comma 1 del D. Lgs. n. 81/2008, i seguenti obblighi:

  • • affidare i compiti ai lavoratori tenendo conto delle loro capacità e delle condizioni degli stessi in rapporto alla loro salute e alla sicurezza;
  • • fornire ai lavoratori i necessari e idonei dispositivi di protezione individuale, sentito il responsabile del servizio di prevenzione e protezione e il medico competente, ove presente;
  • • prendere le misure appropriate affinché soltanto i lavoratori che hanno ricevuto adeguate istruzioni e specifico addestramento accedano alle zone che li espongono ad un rischio grave e specifico;
  • • richiedere l’osservanza da parte dei singoli lavoratori delle norme vigenti, nonché delle disposizioni aziendali in materia di sicurezza e di igiene del lavoro e di uso dei mezzi di protezione collettivi e dei dispositivi di protezione individuali messi a loro disposizione;
  • • adottare le misure per il controllo delle situazioni di rischio in caso di emergenza e dare istruzioni affinché i lavoratori, in caso di pericolo grave, immediato ed inevitabile, abbandonino il posto di lavoro o la zona pericolosa;
  • • informare il più presto possibile i lavoratori esposti al rischio di un pericolo grave e immediato circa il rischio stesso e le disposizioni prese o da prendere in materia di

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  • protezione;
  • • adempiere agli obblighi di informazione, formazione e addestramento di cui agli artt. 36 e 37 del D. Lgs. n. 81/2008;
  • • astenersi, salvo eccezione debitamente motivata da esigenze di tutela della salute e sicurezza, dal richiedere ai lavoratori di riprendere la loro attività in una situazione di lavoro in cui persiste un pericolo grave e immediato;
  • • vigilare affinché i lavoratori per i quali vige l’obbligo di sorveglianza sanitaria non siano adibiti alla mansione lavorativa specifica senza il prescritto giudizio di idoneità.

 

1.2.4 RESPONSABILE DEL SERVIZIO DI PREVENZIONE E PROTEZIONE

Coincide con la persona in possesso almeno dei requisiti di cui all’art. 32 D. Lgs. n. 81/2008, designata dal Datore di lavoro, previa consultazione del Rappresentante per la sicurezza, a dare attuazione a quanto stabilito dall’art. 33 del D. Lgs. 81/2008.

Il Responsabile del servizio di prevenzione e protezione garantisce un supporto tecnico “specialistico” al Datore di lavoro nell’attività di:

  • • verifica della conformità di macchine, impianti e attrezzature utilizzate dai lavoratori alla normativa vigente in materia di salute e sicurezza dei lavoratori;
  • • elaborazione, per quanto di competenza, delle misure preventive e protettive attuate e richiamate nel Documento di valutazione dei rischi, nonché i sistemi di controllo di tali misure;
  • • informazione, formazione e addestramento dei lavoratori, con particolare riguardo ai concetti di rischio, danno, prevenzione, protezione, organizzazione della prevenzione aziendale, diritti e doveri dei soggetti operanti in seno alla struttura organizzativa della Società;
  • • informazione e formazione dei lavoratori sul corretto utilizzo dei dispositivi di protezione individuale (DPI), dei dispositivi di protezione uditivi (DPI-u) e dei dispositivi di protezione individuale di terza categoria (c.d. DPI salvavita);
  • • corretta e puntuale applicazione e valutazione dell’efficacia preventiva di tutte le misure di prevenzione e protezione applicate, in stretta collaborazione con i vari capi servizio;

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  • • controllo e verifica dell’efficacia delle misure di prevenzione/protezione di cui al Documento unico di valutazione dei rischi interferenti, redatto con il Datore di lavoro committente per i lavori affidati in appalto;
  • • partecipazione alle consultazioni in materia di tutela della salute e sicurezza sul lavoro, nonché alla riunione periodica, di cui all’art. 35, del D. Lgs. 81/2008.

 

1.2.5 MEDICO COMPETENTE

Si intende il medico, designato dal Datore di lavoro, specializzato in medicina del lavoro o in medicina preventiva dei lavoratori ed in possesso dell’autorizzazione di cui all’art. 55 del decreto legislativo 15 agosto 1991, n. 277.

Al Medico competente sono attribuiti i seguenti compiti:

  • • collaborare con il Datore di lavoro e con il Responsabile del Servizio di prevenzione e protezione, sulla base della specifica conoscenza dell’organizzazione dell’azienda e delle situazioni di rischio, alla predisposizione ed all’attuazione delle misure per la tutela della salute e dell’integrità psico-fisica dei lavoratori;
  • • effettuare gli accertamenti sanitari di cui all’art. 41 del D. Lgs. 81/2008;
  • • collaborare con il Datore di lavoro alla predisposizione del servizio di primo soccorso di cui all’art. 25, co. I, lett. a) del D. Lgs. 81/2008;
  • • collaborare all’attività di formazione e informazione dei lavoratori;
  • • consegnare al Datore di lavoro, alla cessazione dell’incarico, la documentazione sanitaria in suo possesso, nel rispetto delle disposizioni di cui al D. Lgs. 196/2003 e con salvaguardia del segreto professionale;
  • • informa ogni Lavoratore interessato circa i risultati della sorveglianza sanitaria e, a richiesta dello stesso, gli rilascia copia della documentazione sanitaria;
  • • comunica per iscritto, in occasione delle riunioni periodiche di cui all’art. 35 del D. Lgs 81/2008 al Datore di lavoro, al RSPP ed ai RLS, i risultati anonimi collettivi della sorveglianza sanitaria effettuata, e fornisce indicazioni sul significato dei predetti risultati ai fini dell’attuazione delle misure per la tutela della salute e della integrità psico-fisica del Lavoratori;

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  • • visita gli ambienti di lavoro almeno una volta all’anno, o a cadenza diversa che stabilisce in base alla valutazione dei rischi e che comunica al Datore di lavoro ai fini della relativa annotazione nel Documento di valutazione dei rischi;
  • • comunica al Ministero della Salute, mediante autocertificazione, il possesso dei titoli e requisiti previsti dalla normativa vigente.

 

1.2.6. RAPPRESENTANTE DEI LAVORATORI PER LA SICUREZZA

Si intende la persona eletta o designata a rappresentare i lavoratori per quanto concerne gli aspetti della salute e della sicurezza sui luoghi di lavoro.

Secondo quanto disposto dall’art. 50 del D. Lgs. 81/2008, il RLS:

  • • accede ai luoghi di lavoro;
  • • è consultato preventivamente e tempestivamente in ordine alla valutazione dei rischi, alla individuazione, programmazione e verifica della prevenzione in azienda;
  • • è consultato sulle designazioni del responsabile e degli addetti al servizio di prevenzione, all’attività di prevenzione incendi, al primo soccorso, alla evacuazione dei luoghi di lavoro e del medico;
  • • è consultato in merito all’organizzazione della formazione di cui sono destinatari i lavoratori, i preposti, gli addetti al servizio prevenzione e alla lotta antincendio;
  • • riceve le informazioni e la documentazione aziendale relativa alla valutazione dei rischi e le misure di prevenzione, nonché quelle inerenti alle sostanze e preparati pericolosi, alle macchine, agli impianti, all’organizzazione e agli ambienti di lavoro, agli infortuni e alle malattie professionali;
  • • riceve le informazioni provenienti dai servizi di vigilanza;
  • • riceve una formazione adeguata;
  • • promuove l’elaborazione, l’individuazione e l’attuazione delle misure idonee a tutelare l’integrità fisica dei lavoratori;
  • • formula osservazioni in occasione di visite e verifiche effettuate dalle autorità competenti, dalle quali è di norma sentito;
  • • partecipa alla riunione periodica;

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  • • fa proposte in merito all’attività di prevenzione;
  • • avverte il responsabile dell’azienda dei rischi individuati nel corso della sua attività;
  • • può fare ricorso alle autorità competenti qualora ritenga che le misure di prevenzione e protezione dai rischi adottate dal Datore di lavoro non siano idonee a garantire la salute e la sicurezza durante il lavoro.

 

I RLS devono disporre del tempo necessario allo svolgimento dell’incarico senza perdita di retribuzione, nonché dei mezzi e degli spazi necessari per l’esercizio delle funzioni e delle facoltà loro riconosciute.

I RLS non possono subire pregiudizio alcuno a causa dello svolgimento della propria attività e nei loro confronti si applicano le stesse tutele previste dalla legge per le rappresentanze sindacali.

Il RLS su sua richiesta, per lo svolgimento della sua funzione, riceve copia del documento di valutazione dei rischi.

I rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza del Datore di lavoro committente e delle imprese appaltatrici, su loro richiesta e per l’espletamento delle loro funzioni, ricevono copia del documento di valutazione dei rischi da interferenze.

L’esercizio delle funzioni di RLS è incompatibile con la nomina a RSPP.

1.2.7 PREPOSTO

Si intende la persona che, in ragione delle competenze professionali e dei poteri conferitigli, attua le direttive del Datore di lavoro, organizzando l’attività lavorativa e vigilando su di essa.

Il Preposto è responsabile, nell’ambito delle sue funzioni organizzative, del rispetto delle normative di sicurezza da parte dei lavoratori ai quali fornisce istruzioni ed informazioni opportune.

Al preposto, in particolare, sono attribuiti i seguenti compiti ex art. 19, D. Lgs. 81/2008:

  • • sovrintendere e vigilare sulla osservanza da parte dei singoli lavoratori dei loro obblighi di legge, nonché delle disposizioni aziendali in materia di salute e sicurezza sul lavoro e di uso dei mezzi di protezione collettivi e dei dispositivi di protezione individuale messi a loro disposizione e, in caso di persistenza della inosservanza, informare i loro superiori diretti;

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  • • verificare affinché soltanto i lavoratori che hanno ricevuto adeguate istruzioni accedano alle zone che li espongono ad un rischio grave e specifico;
  • • richiedere l’osservanza delle misure per il controllo delle situazioni di rischio in caso di emergenza e dare istruzioni affinché i lavoratori, in caso di pericolo grave, immediato e inevitabile, abbandonino il posto di lavoro o la zona pericolosa;
  • • informare il più presto possibile i lavoratori esposti al rischio di un pericolo grave e immediato circa il rischio stesso e le disposizioni prese o da prendere in materia di protezione;
  • • astenersi, salvo eccezioni debitamente motivate, dal richiedere ai lavoratori di riprendere la loro attività in una situazione di lavoro in cui persiste un pericolo grave ed immediato;
  • • segnalare tempestivamente al Datore di lavoro o al Dirigente sia le deficienze dei mezzi e delle attrezzature di lavoro e dei dispositivi di protezione individuale, sia ogni altra condizione di pericolo che si verifichi durante il lavoro, delle quali venga a conoscenza sulla base della formazione ricevuta;
  • • frequentare appositi corsi di formazione secondo quanto previsto dall’art. 37, co. 7, D. Lgs. 81/2008.

 

1.2.8 ADDETTO PRIMO SOCCORSO

Si intende la persona a cui sono assegnati compiti di primo soccorso ed assistenza medica di emergenza.

In seno alla Società, il Datore di lavoro ha provveduto, alla nomina di un numero di Addetti primo soccorso adeguato alla struttura ed all’attività svolta.

All’Addetto di Primo Soccorso, in particolare, sono attribuiti i seguenti compiti:

  • • adempiere correttamente ai propri compiti in materia di primo soccorso;
  • • garantire, nell’ambito della propria attività, il rispetto delle procedure concernenti il primo soccorso.

 

1.2.9 ADDETTO PREVENZIONE INCENDI E GESTIONE EMERGENZE

Si intende la persona a cui sono assegnati compiti connessi alla prevenzione degli incendi 8 8

 

ed alla gestione delle emergenze.

In seno alla Società, il Datore di lavoro ha provveduto, alla nomina di un numero di Addetti prevenzione incendi e gestione emergenze adeguato alla struttura ed all’attività svolta.

All’Addetto prevenzione incendi e gestione emergenze, in particolare, sono attribuiti i seguenti compiti:

  • • adempiere correttamente ai propri compiti in materia di prevenzione incendi;
  • • garantire, nell’ambito della propria attività, il rispetto delle procedure concernenti la lotta antincendio e l’evacuazione dai luoghi di lavoro.

 

1.2.10 LAVORATORI

Si intendono tutti coloro che, indipendentemente dalla tipologia contrattuale, svolgono un’attività lavorativa nell’ambito dell’organizzazione della Società, con o senza retribuzione, anche al solo fine di apprendere un mestiere, un’arte o una professione, esclusi gli addetti ai servizi domestici e familiari.

In particolare, i Lavoratori devono:

  • • osservare le disposizioni e le istruzioni impartite dal Datore di lavoro, dai Dirigenti e dai Preposti, ai fini della protezione collettiva ed individuale;
  • • utilizzare correttamente i macchinari, le apparecchiature, gli utensili, le sostanze e i preparati pericolosi, i mezzi di trasporto e le altre attrezzature di lavoro, nonché i dispositivi di sicurezza;
  • • utilizzare in modo appropriato i dispositivi di protezione messi a loro disposizione, al fine di stabilire, secondo il tipo di attività svolta, quali DPI sono da utilizzare presso ogni deposito della Società;
  • • segnalare immediatamente al Datore di lavoro, al Dirigente, al Preposto le deficienze dei mezzi e dispositivi dei punti precedenti, nonché le altre eventuali condizioni di pericolo di cui vengano a conoscenza, adoperandosi direttamente, in caso di urgenza, nell’ambito delle loro competenze e possibilità, per eliminare o ridurre tali deficienze o pericoli, dandone notizia al Rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza. Qualora il Datore di lavoro, il Dirigente o il Preposto non si attivino,

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  • entro un termine congruo, per rimediare efficacemente alle deficienze o alle condizioni di pericolo loro indicate, i Lavoratori dovranno inoltrare la segnalazione all’Organismo di Vigilanza;
  • • non rimuovere né modificare senza autorizzazione i dispositivi di sicurezza o di segnalazione o di controllo;
  • • provvedere alla cura dei mezzi di protezione individuale messi a loro disposizione, senza apportarvi alcuna modifica di propria iniziativa;
  • • non compiere di propria iniziativa operazioni o manovre che non sono di loro competenza ovvero che possono compromettere la sicurezza propria o di altri lavoratori;
  • • partecipare ai programmi di formazione e di addestramento organizzati dal Datore di lavoro;
  • • sottoporsi ai controlli sanitari previsti nei loro confronti, per definire l’attuazione ed il controllo dell’assistenza sanitaria dei lavoratori in ogni deposito della Società.

 

I lavoratori di aziende che svolgono per la Società attività in regime di appalto e subappalto devono esporre apposita tessera di riconoscimento.

1.2.11 TERZI DESTINATARI

In aggiunta a quella dei soggetti sopra indicati, in materia di salute e sicurezza sul lavoro assume rilevanza la posizione di quei soggetti che, pur essendo esterni alla struttura organizzativa di Fridea, svolgono un’attività potenzialmente incisiva sulla sicurezza e salute dei lavoratori.

Allo scopo, devono considerarsi “Terzi Destinatari”:

  • • i soggetti cui è affidato un lavoro in virtù di un contratto d’appalto o d’opera o di somministrazione;
  • • i fabbricanti ed i fornitori;
  • • i progettisti dei luoghi, posti di lavoro ed impianti;
  • • gli installatori ed i montatori di impianti, attrezzature di lavoro o altri mezzi tecnici.

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Alle funzioni sopra definite si farà riferimento sia nei Principi di Comportamento sia nel Protocollo previsto nella presente Parte Speciale.

1.3 AREE DI RISCHIO

_______________________________________________

Fermo restando che qualsiasi attività svolta nell’ambito della Società può essere astrattamente considerata sensibile ai fini dell’accadimento di eventi che possano dare luogo alla commissione di taluno dei Reati in materia di sicurezza sul luogo di lavoro previsti dalla presente Parte Speciale C, si segnala che i maggiori rischi per i lavoratori si riscontrano nello svolgimento dell’attività di assemblaggio svolta nel sito aziendale, nonché nell’attività di produzione (ancorché limitata) svolta nei predetti locali.

Sono altresì considerate a rischio – ancorché indirettamente – le attività connesse all’esecuzione di opere in appalto presso la Società.

1.4 PRINCIPI DI COMPORTAMENTO

_______________________________________________

Ai fini dell’applicazione della presente Parte Speciale, i Destinatari devono:

  • • avere cura della propria sicurezza e della propria salute nonché di quella delle persone presenti sul luogo di lavoro di cui rispondono, in conformità ai ruoli loro assegnati e ai mezzi messi a disposizione dal Datore di lavoro;
  • • rispettare ed adeguarsi agli ordini e alle discipline aziendali di sicurezza forniti dal Datore di lavoro in materia di protezione collettiva ed individuale;
  • • utilizzare secondo le istruzioni, i macchinari e le attrezzature presenti sul luogo di lavoro, nonché i mezzi di trasporto e i dispositivi di sicurezza e protezione;
  • • segnalare tempestivamente al Datore di lavoro ogni carenza, deficienza od eventuale situazione di pericolo degli strumenti di cui sopra;
  • • contribuire, per quanto di competenza, alla regolare manutenzione di ambienti, attrezzature macchine ed impianti, con particolare riguardo ai dispositivi di sicurezza in conformità alle indicazioni dei fabbricanti;
  • • attivarsi direttamente, in caso di evidente emergenza, per eliminare o ridurre le situazioni di pericolo, nei limiti delle proprie possibilità e competenze;

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  • • rispettare i principi ergonomici nella concezione dei posti di lavoro, nella scelta delle attrezzature e nella definizione dei metodi di lavoro e produzione;
  • • sottoporsi, secondo le tempistiche previste e le mansioni ricoperte, ai piani di sorveglianza sanitaria;
  • • collaborare, unitamente al Datore di lavoro, al rispetto della normativa di settore al fine di tutelare e garantire la sicurezza e la salute dei lavoratori sul luogo di lavoro;
  • • partecipare alle iniziative aziendali, secondo il calendario prestabilito, in tema di formazione ed informazione circa l’utilizzo di macchinari e il rischio di incidenti.

 

I Destinatari hanno, inoltre, il diritto di:

  • • essere informati, formati, consultati e resi partecipi delle questioni riguardanti la sicurezza e la salute sul luogo di lavoro;
  • • ricevere istruzioni adeguate, anche attraverso corsi di formazione dedicati, sulle problematiche relative alla sicurezza e salute sul luogo di lavoro in generale, sulla attuazione delle disposizioni interne aziendali e sull’uso di singoli macchinari;
  • • potersi sottoporre alle visite mediche programmatiche secondo il piano sanitario elaborato.

 

1.5 FLUSSI INFORMATIVI VERSO L’ODV

___________________________________________________________

I soggetti responsabili dell’individuazione, dell’attuazione e del controllo sulle misure relative alla sicurezza, all’igiene e alla salute nei luoghi di lavoro sono tenuti ad un obbligo di informativa verso l’Organismo di Vigilanza.

In particolare, il Datore di lavoro – coadiuvato dal Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione – con periodicità definita:

  • • provvede a informare l’OdV in merito agli esiti delle verifiche sulla corretta attuazione della normativa vigente e lo tiene costantemente informato in relazione allo stato dei suggerimenti avanzati in sede di attività ispettiva;
  • • le statistiche relative agli incidenti verificatisi sul luogo di lavoro, specificandone la

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  • causa, l’avvenuto riconoscimento di infortuni e la relativa gravità;
  • • ogni variazione che richieda o che abbia richiesto l’aggiornamento della valutazione dei rischi;
  • • l’elenco degli investimenti previsti in materia di antinfortunistica e tutela dell’igiene e della sicurezza sul lavoro, integrato dall’elenco dei relativi acquisti effettuati nel periodo in esame in situazioni di emergenza ed extra-budget;
  • • in caso di gravi o reiterate violazioni delle disposizioni in materia ovvero in caso di necessità di interventi tempestivi, la comunicazione all’Organismo di Vigilanza deve essere immediata;
  • • informa tempestivamente l’OdV circa eventuali azioni e/o interventi dell’Autorità Giudiziaria nonché della Polizia Giudiziaria (compresa la ASL con funzione di Polizia Giudiziaria), in caso di verifica circa il rispetto della normativa vigente in materia di sicurezza sui luoghi di lavoro.

 

L’Organismo di Vigilanza, nell’ambito delle proprie competenze, può conferire mandato a consulenti esterni qualificati e selezionati secondo apposita procedura, affinché effettuino ispezioni volte ad ottenere formale valutazione riguardo ai seguenti aspetti:

  • • la corretta metodologia di individuazione, valutazione, misurazione e controllo dei rischi per la salute e la sicurezza dei lavoratori nonché dei meccanismi di aggiornamento di tale metodologia;
  • • la conformità delle misure adottate per la prevenzione dei rischi di cui al punto precedente alla normativa ed al presente Modello Organizzativo;
  • • la conformità delle metodologie e delle misure di prevenzione di cui ai punti precedenti alla migliore prassi per il settore in cui opera la Società.

 

I risultati della valutazione operata dai consulenti esterni vengono comunicati tramite apposita relazione all’Organismo di Vigilanza.

L’Organismo di Vigilanza, alla luce delle risultanze di cui sopra, pur non ricoprendo un ruolo operativo, svolge i compiti di seguito indicati: 9 3

 

 

  • • esaminare le segnalazioni concernenti eventuali violazioni del Modello Organizzativo, ivi incluse le segnalazioni non riscontrate tempestivamente dai soggetti competenti, concernenti eventuali deficienze o inadeguatezze dei luoghi, delle attrezzature di lavoro, ovvero dei dispositivi di protezione messi a disposizione dalla Società, ovvero riguardanti una situazione di pericolo connesso alla salute ed alla sicurezza sul lavoro;
  • • monitorare la funzionalità del complessivo sistema preventivo adottato da Fridea, in quanto organismo idoneo ad assicurare l’obbiettività, l’imparzialità e l’indipendenza dall’area aziendale sottoposta a verifica;
  • • proporre al Consiglio di Amministrazione, gli eventuali aggiornamenti del Modello Organizzativo o delle procedure previste per la sua attuazione, che si rendessero necessari o opportuni in considerazione di eventuali inadeguatezze riscontrate, ovvero a seguito di significative violazioni o cambiamenti della struttura organizzativa della Società in relazione al progresso scientifico e tecnologico.

 

L’Organismo di Vigilanza, cui deve essere inviata copia della reportistica periodica in materia di salute e sicurezza sul lavoro, e segnatamente il verbale della riunione periodica di cui all’art. 35 del D. Lgs. 81/2008, nonché tutti i dati relativi agli infortuni sul lavoro occorsi nella Società, deve comunicare al Consiglio di Amministrazione ed al Sindaco Unico (ove nominato), secondo i termini e le modalità previste dal Modello Organizzativo, i risultati della propria attività di vigilanza e controllo.

I Destinatari garantiranno, ognuno per le parti di rispettiva competenza, la tracciabilità del processo seguito, tenendo a disposizione dell’Organismo di Vigilanza – in un archivio ordinato – tutta la documentazione a tale scopo necessaria. 9 4

 

– PROTOCOLLO –

VERIFICA DEGLI ADEMPIMENTI IN MATERIA DI SICUREZZA E SALUTE SUI LUOGHI DI LAVORO

_______________________________________________

1. SCOPO E PRINCIPI SPECIFICI DI COMPORTAMENTO

_______________________________________________

Il presente protocollo individua e regola le modalità a cui Fridea deve attenersi nella prevenzione degli infortuni sul luogo di lavoro ed, in generale, dei rischi per la salute e sicurezza dei lavoratori.

La Società, infatti, ha applicato le disposizioni di prevenzione e controllo previste dalla legge, così come individuate dal D. Lgs. 81/2008 e dalle normative speciali, laddove applicabili, alla propria particolare attività, mediante l’adozione del Documento di Valutazione dei Rischi, ai sensi degli artt. 17 e 28 del D. Lgs. 81/2008.

La politica per la sicurezza e salute sul lavoro adottata dalla Società costituisce un riferimento fondamentale per tutti i Destinatari e per tutti coloro che, al di fuori di Fridea, intrattengono rapporti con la stessa.

Fridea dovrà pertanto svolgere le proprie attività secondo i seguenti principi:

  • • responsabilizzazione dell’intera organizzazione aziendale, dal Datore di lavoro a ciascuno dei lavoratori nella gestione del sistema di salute e sicurezza sul lavoro, ciascuno per le proprie attribuzioni e competenze, al fine di evitare che l’attività di prevenzione venga considerata di competenza esclusiva di alcuni soggetti con conseguente mancanza di partecipazione attiva da parte di taluni Destinatari;
  • • impegno a considerare il sistema di salute e sicurezza come parte integrante della gestione aziendale, la cui conoscibilità deve essere garantita a tutti i Destinatari;
  • • impegno al miglioramento continuo ed alla prevenzione;
  • • impegno a fornire le risorse umane e strumentali necessarie, valutando l’opportunità di investimenti per nuovi impianti, e considerando in tale valutazione, oltre agli aspetti economico finanziari, anche gli aspetti di sicurezza e tutela della salute dei lavoratori;
  • • impegno a promuovere la collaborazione con le Autorità Competenti (es. INAIL,

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  • ASL, ecc.) al fine di stabilire un efficace canale di comunicazione rivolto al miglioramento continuo delle prestazioni in tema di sicurezza e tutela della salute dei Lavoratori;
  • • impegno a monitorare in maniera costante la situazione degli infortuni aziendali al fine di garantirne un controllo, individuare le criticità e le relative azioni correttive/formative;
  • • impegno ad un riesame periodico della politica per la salute e sicurezza adottato e del relativo sistema di gestione attuato al fine di garantire la loro costante adeguatezza alla struttura organizzativa di Fridea.

 

Inoltre, la Società ha fornito adeguata formazione a tutti i lavoratori in materia di sicurezza sul lavoro e il contenuto della stessa, secondo le previsioni del T.U. sono facilmente comprensibili e consentono di acquisire le conoscenze e competenze necessarie.

A tal proposito si specifica che:

  • • l’RSPP e il Medico Competente devono partecipare alla stesura del piano di formazione;
  • • la formazione deve essere adeguata ai rischi della mansione cui ognuno dei Lavoratori è in concreto assegnato;
  • • ognuno dei lavoratori deve essere sottoposto a tutte quelle azioni formative rese obbligatorie dalle normative di legge e su ogni altro argomento che, di volta in volta, venga considerato necessario per il raggiungimento degli obiettivi aziendali in tema di sicurezza;
  • • i lavoratori che cambiano mansione e quelli trasferiti devono fruire di formazione specifica, preventiva e/o aggiuntiva, ove necessario, per il nuovo incarico;
  • • gli addetti a specifici compiti in materia di emergenza (es. addetti alla prevenzione incendi ed evacuazione e pronto soccorso) devono ricevere specifica formazione;
  • • devono essere effettuate periodiche esercitazioni di emergenza di cui deve essere data evidenza (attraverso, ad esempio, la verbalizzazione dell’avvenuta esercitazione con riferimento alle modalità di svolgimento e alle risultanze);

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  • • i neo assunti – in assenza di pregressa esperienza professionale/lavorativa e di adeguata qualificazione – non possono essere adibiti in autonomia ad attività operativa ritenuta più a rischio infortuni se non dopo l’acquisizione di un grado di professionalità idoneo allo svolgimento della stessa mediante adeguata formazione non inferiore ad almeno tre mesi dall’assunzione, salvo periodi più ampi per l’acquisizione di qualifiche specifiche.

 

Di tutta l’attività di formazione sopra descritta deve essere data evidenza su base documentale, anche mediante apposita verbalizzazione, e laddove previsto, deve essere ripetuta periodicamente.

Il Protocollo descritto nella presente Parte Speciale, pertanto, si pone la finalità di istituire un controllo circa l’effettività e l’adeguatezza del sistema di prevenzione degli infortuni sul luogo di lavoro, attraverso la codificazione di un sistema di informazione e di ispezione che metta l’Organismo di Vigilanza in condizione di entrare in possesso e di conoscere tutta la documentazione aziendale predisposta dalla Società per quanto concerne il programma preventivo di tutela della sicurezza e della salute sui luoghi di lavoro.

Nello specifico, la presente Parte Speciale ha lo scopo di:

  • • dettagliare le procedure che i Destinatari della Società sono chiamati ad osservare ai fini della corretta applicazione del Modello;
  • • fornire all’OdV, e ai responsabili delle altre funzioni aziendali che con lo stesso cooperano, gli strumenti esecutivi per esercitare le attività di controllo, monitoraggio e verifica previste.

 

2. AMBITO DI APPLICAZIONE

_______________________________________________

Il presente Protocollo si applica a tutti i Destinatari che operano nella Società, ognuno nell’ambito delle proprie attribuzioni e competenze.

L’applicazione deve essere estesa anche a coloro che, esterni alla Società, intrattengano rapporti contrattuali con Fridea in forza di contratti d’appalto o di fornitura (art. 26, D.Lgs. 81/2008). 9 7

 

3. RESPONSABILE DEL PROTOCOLLO

_______________________________________________

In materia di salute e sicurezza sui luoghi di lavoro, la Società si è dotata di una struttura organizzativa conforme a quella prevista dalla normativa prevenzionistica vigente, nell’ottica di eliminare ovvero, laddove ciò non sia possibile, ridurre – e, quindi, gestire – i rischi per i lavoratori.

Si rimanda al precedente paragrafo “Ruoli e responsabilità” per la descrizione delle principali figure previste dalla normativa, complessivamente qualificate, nel proseguo della presente Parte Speciale, anche come “Destinatari”; le corrispondenti funzioni individuate nella Società sono le seguenti:

  • • Datore di lavoro: Dott. Mario Frigerio, nella sua qualità di amministratore delegato della società;
  • • Dirigenti: tutti i soggetti così come individuati nell’organigramma sicurezza;
  • • Preposto: tutti i soggetti così come individuati nell’organigramma sicurezza;
  • • Lavoratore: qualsiasi persona titolare di rapporto di lavoro subordinato, autonomo o che svolge attività presso la Società;
  • • Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione: Ing. Rinaldo Celani;
  • • Addetti primo soccorso: tutti i soggetti così come individuati nel Piano di Emergenza;
  • • Addetti prevenzione incendi e gestione emergenze: tutti i soggetti così come individuati nel Piano di Emergenza;
  • • Medico Competente: Dott. Silvano Del Cane;
  • • Rappresentante dei lavoratori per la sicurezza: Sig. Vincenzo Bertolotto.

 

4. DOCUMENTO DI VALUTAZIONE DEI RISCHI

_______________________________________________

Il documento di valutazione dei rischi (DVR) adottato dalla Società, rappresenta l’evidenza documentale di un processo permanente di prevenzione dei rischi per la salute e la sicurezza dei lavoratori.

È il documento elaborato dal Datore di lavoro, in collaborazione con il Responsabile del 9 8

 

servizio di prevenzione e protezione e con il Medico competente nei casi in cui sia obbligatoria la sorveglianza sanitaria, previa consultazione del Rappresentante per la sicurezza, e contiene:

  1. a. una relazione sulla valutazione dei rischi per la sicurezza e la salute nei luoghi di lavoro, nella quale sono specificati i criteri adottati per tale valutazione, che è effettuata in relazione alla natura dell’attività dell’impresa;
  2. b. l’individuazione delle misure di prevenzione e di protezione e dei dispositivi di protezione individuale, conseguente alla valutazione di cui alla lettera a), al fine di stabilire, secondo il tipo di attività svolta, quali DPI sono da utilizzare presso ogni deposito della Società;
  3. c. il programma delle misure ritenute opportune per garantire il miglioramento nel tempo dei livelli di sicurezza.

 

Il documento è custodito presso Fridea.

Per l’individuazione dei fattori di rischio e/o criticità e, più in generale, sul contenuto dello stesso si rimanda alle osservazioni e ai rilievi in esso descritti.

La Società ha predisposto, altresì, il Documento Unico di Valutazione dei Rischi da Interferenze (DUVRI) ai sensi dell’art. 26, comma 3, del D. Lgs. 81/2008, al fine di promuovere la cooperazione ed il coordinamento fra le ditte appaltatrici operanti nella Società, fornendo le informazioni necessarie per eliminare i rischi dovute alle interferenze tra le attività delle ditte medesime.

Nel caso di lavori affidati in appalto (o sub appalto) ad imprese esterne o a lavoratori autonomi, infatti, il Datore di lavoro committente predispone il “Documento di valutazione dei rischi interferenti”, che indica le misure adottate per eliminare i rischi dovuti alle interferenze tra i lavori delle diverse imprese coinvolte e per promuovere la cooperazione ed il coordinamento tra le stesse. Tale documento è obbligatoriamente allegato al contratto di appalto o d’opera.

Il documento in esame, riguarda esclusivamente i rischi da interferenza tra le attività del committente e l’attività dell’impresa (o delle imprese) appaltatrice o lavoratore autonomo e non si estende ai rischi specifici propri dell’attività delle imprese appaltatrici o dei singoli lavoratori autonomi. 9 9

 

Per l’individuazione delle suddette criticità si rimanda alle osservazioni e ai rilievi in esso descritti. 10 0

 

PARTE SPECIALE D

REATI AMBIENTALI 10 1

 

1 REATI AMBIENTALI

1.1 TIPOLOGIE DI REATI37

37 La legge n. 68/2015 ha introdotto nel novero dei reati presupposto di cui al D.Lgs 231/2001, inter alia, il delitto di inquinamento ambientale (art. 452 –bis c.p.), il delitto di disastro ambientale (art. 452-quater c.p.), il delitto di traffico ed abbandono di materiale ad alta radioattività (art. 452-sexies c.p.), con aumento di pena nel caso di integrazione di tali reati in forma associativa aggravata e riduzione di pena in caso di commissione per colpa dei delitti di cui agli articoli 452-bis c.p. e 452-quater c.p.. Si segnala, inoltre, che il D. Lgs. 1° marzo 2018, n. 21 recante “Disposizioni di attuazione del principio di delega della riserva di codice nella materia penale a norma dell’articolo 1, comma 85, lettera q), della legge 23 giugno 2017, n. 103” ha abrogato l’art. 260 del D. Lgs. 152/2006 (c.d. Testo Unico Ambientale) introducendo al contempo il nuovo reato di “Attività organizzate per il traffico illecito di rifiuti” di cui all’art. 452 quaterdecies c.p.. Come precisato nelle disposizioni transitorie del citato D. Lgs. 1° marzo 2018, n. 21, il richiamo all’art. 260 del Codice dell’Ambiente operato dall’art. 25 undecies del Decreto, deve intendersi riferito al nuovo art. 452 quaterdecies c.p..

Dal 1 gennaio 2019, in seguito all’emanazione del D.L. 135/2018, convertito in L. 11 febbraio 2019, n.12, il sistema di controllo della tracciabilità dei rifiuti denominato SISTRI di cui all’art. 188 ter del D. Lgs. 152/2006 è stato abolito. In forza del dettato normativo il Ministero dell’ambiente ha provveduto all’introduzione di un “registro elettronico nazionale per la tracciabilità dei rifiuti”, che tuttavia non è ancora pienamente operativo.

Medio tempore ai soggetti tenuti ad effettuare la tracciabilità dei rifiuti mediante SISTRI (e ora mediante il registro elettronico) è imposto il rispetto degli adempimenti di cui al D.Lgs. 3 aprile 2006, n. 152 nella versione ante modifica ad opera del D.Lgs. 205/2010; segnatamente, la tracciabilità dei rifiuti dovrà essere garantita mediante l’utilizzo del sistema tradizionale “cartaceo”, ferma restando la possibilità di avvalersi delle modalità di trasmissione dati “digitali” previste dall’Art. 194-bis del D.lgs. 152/2006.

Al momento, le sanzioni applicabili in caso di violazioni commesse dal 1 gennaio 2019 sono quindi quelle previste dall’Art. 258 del predetto D.Lgs. (nel testo previgente alle modifiche apportate dal D.Lgs. 205/2010) e non più quelle imposte dall’Art. 260-bis del medesimo D.Lgs., che risultano implicitamente abrogate poiché senso latu “accessorie” alla norma relativa al SISTRI. Tuttavia, il testo del Decreto non è ancora stato aggiornato in relazione a quanto sopra esposto.

_______________________________________________

La presente Parte Speciale è dedicata ai principi di comportamento e di controllo relativi ai reati ambientali, così come individuati nell’articolo 25 undecies del Decreto Legislativo e dai relativi richiami al D. Lgs. 3 aprile 2006 n. 152, rubricato “Norme in materia ambientale” (di seguito il “Decreto Ambiente”).

Si segnala che in alcuni casi le condotte previste dal legislatore integrano semplicemente un illecito di natura amministrativa; laddove invece sia prevista la pena dell’arresto, della reclusione, della multa o dell’ammenda, le relative fattispecie assumono rilievo penale.

Nella presente Parte Speciale non si è provveduto ad indicare tutte le fattispecie richiamate 10 2

 

dall’art. 25 undecies del Decreto (e quindi dal Decreto Ambiente), la cui maggior parte non sembrano allo stato essere rilevanti per la Società, limitandosi a prendere in considerazione solo le seguenti:

  • • attività di scarico di acque reflue (art. 137 Decreto Ambiente, concernente gli scarichi di acque reflue industriali);
  • • attività di emissione in atmosfera di impianti e attività (art. 279 Decreto Ambiente, concernente l’esercizio di un impianto o di una attività in violazione dei valori limite di emissione o delle prescrizioni stabilite dall’autorizzazione ottenuta);
  • • attività di gestione dei rifiuti e di bonifica dei siti inquinati (artt. 255 e ss. Decreto Ambiente, concernenti ad esempio l’abbandono dei rifiuti, l’attività di gestione di rifiuti non autorizzata e la violazione degli obblighi di comunicazione, di tenuta dei registri obbligatori e dei formulari);
  • • inquinamento ambientale (art. 452-bis c.p. e richiamato dall’art. 25-undecies del Decreto, le conseguenze di un’attività che comporti una compromissione o un deterioramento significativo e misurabile delle acque, dell’area, del suolo e del sottosuolo);
  • • attività di combustione di materiali o sostanze diverse dai rifiuti (art. 296 Decreto Ambiente concernente l’attività di combustione dei rifiuti effettuata in difformità alle prescrizioni ambientali).

 

1.2 AREE DI RISCHIO

_______________________________________________

In considerazione dell’attività svolta dalla società, ancorché la stessa sia da ritenersi a basso impatto ambientale e dunque solo limitatamente interessata dai Reati Ambientali, si è comunque provveduto alla redazione della presente parte Speciale in un’ottica di prudenza e di rispondenza alle previsioni del Decreto nell’ambito della quale sono state individuate quali aree di rischio l’attività di gestione e di smaltimento dei rifiuti e le emissioni in atmosfera.

In ragione di quanto sopra esposto, l’attività di smaltimento di acque reflue non è da considerarsi come fattore di rischio al di là di una normale soglia di accettabilità e pertanto 10 3

 

non è oggetto di specifici principi di comportamento, fermo restando il rispetto da parte dei Destinatari delle prassi aziendali adottate con riferimento all’esecuzione delle attività concernenti tali tematiche e più in generale dei principi ispiratori del presente Modello e del Codice Etico della Società

1.3 RUOLI E RESPONSABILITÀ

_______________________________________________

La funzione Direzione di stabilimento coordina le funzioni ed il personale coinvolto nell’attività connessa agli aspetti ambientali, definisce la documentazione interna di supporto, le metodologie di svolgimento e gestisce la documentazione tecnica correlata.

1.4 PRINCIPI DI COMPORTAMENTO

_______________________________________________

Ai fini dell’applicazione della presente Parte Speciale, i Destinatari devono:

  • • osservare le prescrizioni delle procedure aziendali relative al tema connesso agli aspetti ambientali;
  • • segnalare tempestivamente al responsabile ogni carenza o deficienza del sistema adottato dalla Società;
  • • segnalare tempestivamente al responsabile eventuali carenze riscontrate nel sistema organizzativo dell’operatore incaricato dello smaltimento dei rifiuti ed in generale di ogni operatore che svolga per conto della Società attività connesse agli aspetti ambientali.

 

Inoltre, ai Destinatari è fatto espresso divieto di

  • • effettuare attività che comportino emissioni in atmosfera in assenza della prescritta autorizzazione;
  • • effettuare attività che comportino emissioni in atmosfera oltre i valori limite ed al di fuori delle prescrizioni stabilite dalle autorità competenti;
  • • effettuare attività di smaltimento di rifiuti non in aderenza con i principi di comportamento qui previsti e con le procedure aziendali;
  • • inoltrare comunicazioni su tali valori alle autorità competenti non rispondenti al

10 4

 

 

 

Nell’attività di gestione dei rifiuti, la Società si impegna a garantire che:

  • • la produzione, detenzione, classificazione e conferimento dei rifiuti (pericolosi e non) venga effettuata nel pieno rispetto della normativa ambientale sia nell’esercizio dell’attività regolamentata che non regolamentata e in modo da poter certificare l’attuazione dei necessari adempimenti agli organismi pubblici preposti ai controlli;
  • • le procedure aziendali che abbiano una rilevanza diretta o indiretta (es. qualificazione delle imprese e comparti qualificati) in tema di smaltimento dei rifiuti, siano sottoposte ad un costante monitoraggio da parte delle funzioni aziendali competenti (es. Direzione di stabilimento) al fine di valutare periodicamente l’opportunità di aggiornamenti in ragione di anomalie riscontrate nella relativa attività, a fronte di informazioni ricevute dai Destinatari;
  • • la scelta dei fornitori venga effettuata nel pieno rispetto delle procedure aziendali, al fine di poter valutare costantemente la sussistenza in capo ai medesimi dei requisiti tecnici e legali per l’esercizio dell’attività agli stessi demandata evitando, altresì, che la selezione si basi esclusivamente su ragioni di ordine economico (al fine di evitare il ricorso ad imprese poco “qualificate” che lavorino sottocosto in virtù dell’utilizzo di metodi illegali);
  • • sensibilizzare i Destinatari sul grado di rischio di tale attività rispetto a possibili infiltrazioni di organizzazioni criminali (le cd. ecomafie) utilizzando, a tal riguardo, eventuali report redatti da commissioni parlamentari, associazioni ambientaliste, etc. (es. rapporto ecomafia redatto annualmente da Legambiente).

 

Nella gestione dei rifiuti, è attribuito in particolare alla funzione Direzione di stabilimento il compito di:

  • • verificare le autorizzazioni dei fornitori cui venga assegnata l’attività di trasporto (in qualità di appaltatori o subappaltatori) e dei siti di destinazione, sia per le operazioni di smaltimento che per le operazioni di recupero;
  • • compilare in modo corretto e veritiero il registro di carico e scarico ed il formulario di identificazione per il trasporto dei rifiuti, astenendosi dal porre in essere

10 5

 

 

  • operazioni di falso ideologico o materiale (ad esempio in relazione alle informazioni sulle caratteristiche qualitative o quantitative dei rifiuti);
  • • verificare la restituzione della copia del formulario di identificazione controfirmato e datato e segnalare all’Amministratore Delegato eventuali anomalie riscontrate nel documento;
  • • compilare accuratamente il Modello Unico di Dichiarazione Ambientale;
  • • vigilare costantemente sulla corretta gestione dei rifiuti segnalando eventuali irregolarità all’Amministratore Delegato (si pensi ad esempio, alla manomissione dei documenti di classificazione, al sospetto di abbandono dei rifiuti da parte del trasportatore in discariche abusive, etc.), affinché la Società ponga in essere le conseguenti azioni di tipo amministrativo e contrattuale oltre che le eventuali azioni di tipo legale dinanzi alle competenti autorità;
  • • far eseguire, con cadenza annuale, da una società esterna specializzata il livello di emissioni in modo tale da garantire il rispetto delle soglie di legge.
  • • custodire accuratamente in apposito archivio il registro carico e scarico ed i relativi formulari.

 

1.5 FLUSSI INFORMATIVI VERSO L’ORGANISMO DI VIGILANZA

____________________________________________________________

I soggetti coinvolti nel processo sono tenuti a comunicare tempestivamente all’Organismo di Vigilanza qualsiasi eccezione comportamentale o qualsiasi evento inusuale, indicando le ragioni delle difformità e dando atto del processo autorizzativo seguito. 10 6

 

PARTE SPECIALE E

REATI IN MATERIA DI PERMESSO DI SOGGIORNO IRREGOLARE 

 

1. REATO DI IMPIEGO DI CITTADINI DI PAESI TERZI CON SOGGIORNO IRREGOLARE

1.1 TIPOLOGIE DI REATI

Il 9 agosto 2012 è entrato in vigore il Decreto Legislativo 16 luglio 2012, n. 109 (pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 172 del 25/07/2012) che ha introdotto nel D. Lgs. 231/2001 l’art. 25 duodecies “Impiego di cittadini di paesi terzi il cui soggiorno è irregolare”, il quale è stato modificato dalla L. n, 161/2017.

In particolare, il nuovo art. 25 duodecies prevede che:

In relazione alla commissione del delitto di cui all’articolo 22, comma 12-bis, del Decreto Legislativo 25 luglio 1998, n. 286 (Testo Unico sull’immigrazione), si applica all’ente la sanzione pecuniaria da 100 a 200 quote, entro il limite di 150.000,00 Euro

1 .- bis. In relazione alla commissione dei delitti di cui all’articolo 12, commi 3, 3-bis e 3-ter, del testo unico di cui al decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286, e successive modificazioni, si applica all’ente la sanzione pecuniaria da quattrocento a mille quote.

1 .- ter. In relazione alla commissione dei delitti di cui all’articolo 12, comma 5, del testo unico di cui al decreto legislativo 25 luglio 1999, n. 286, e successive modificazioni, si applica all’ente la sanzione pecuniaria da cento a duecento quote.

1 .- quater. Nei casi di condanna per i delitti di cui ai commi 1-bis e 1- ter del presente articolo, si applicano le sanzioni interdittive previste dall’articolo 9, comma 2, per una durata non inferiore a un anno”.

Conseguentemente, i reati in materia di permesso di soggiorno, la cui commissione può comportare la responsabilità amministrativa a carico della Società ai sensi del Decreto, sono i seguenti:

– Art. 22, comma 12-bis (D. Lgs. n. 286 del 1998): Utilizzo di lavoratori stranieri privi di permesso di soggiorno.

– Art. 12 commi 3, 3-bis, 3-ter e 5 (D. Lgs. n. 268 del 1998): Condotte di chi dirige, organizza, finanzia ed effettua il trasporto di cittadini stranieri in Italia o ne favorisce la permanenza al fine di trarre un ingiusto profitto dalla loro condizione di soggiorno irregolare.

Il Decreto Legislativo n. 109 del 16 luglio 2012 ha recepito la direttiva 2009/52/CE volta a rafforzare la cooperazione tra Stati membri nella lotta contro l’immigrazione illegale. 10 8

 

La L. n. 161/2017 “Modifiche al codice delle leggi antimafia e delle misure di prevenzione, di cui al decreto legislativo 6 settembre 2011, n. 159, al codice penale e alle altre norme di attuazione, di coordinamento e transitorie del codice di procedura penale e altre disposizioni. Delega al Governo per la tutela del lavoro nelle aziende sequestrate e confiscate. (17G00176) (GU n. 258 del 4 novembre 2017)” ha disposto, con l’art. 30, comma 4, l’introduzione dei commi 1-bis, 1-ter e 1-quater all’art. 25- duodecies del Decreto, con i quali è stato ampliato il novero di reati presupposto ed inasprito il trattamento sanzionatorio.

Pertanto, in ragione dei richiami normativi contenuti nell’art. 25-duodecies del Decreto, l’ente che utilizza alle proprie dipendenze lavoratori stranieri privi del permesso di soggiorno, oppure il cui permesso sia scaduto (e non ne sia stato richiesto il rinnovo entro i termini di legge), revocato o annullato è soggetto ad una sanzione pecuniaria da 100 a 200 quote, per un massimo di 150.000 euro. Tale disposizione, tuttavia, genera responsabilità amministrativa dell’ente ai sensi del Decreto nei limiti dettati dall’art. 22, comma 12-bis, del decreto legislativo n. 286 del 1998, ovvero se i lavoratori occupati alle proprie dipendenze sono:

– in numero superiore a tre;

– minori in età non lavorativa;

– esposti a situazioni di grave pericolo, avuto riguardo alle caratteristiche delle prestazioni da svolgere e delle condizioni di lavoro.

1.2 AREE A RISCHIO

Fermo restando che ad oggi la Società non annovera alle proprie dipendenze alcun cittadino straniero (nell’accezione rilevante ai fini del reato in commento), in un’ottica prudenziale la Società ritiene opportuno individuare qui di seguito le aree di attività a rischio che presentano o che potrebbero presentare profili di maggiore criticità in relazione al reato in parola:

– selezione e assunzione del personale; e

– gestione del personale.

1.3. PRINCIPI DI CONDOTTA ALL’INTERNO DELLE AREE A RISCHIO

Fermo quanto detto al precedente paragrafo in relazione alla sostanziale irrilevanza (quanto meno allo stato attuale) del reato de quo, la Società ritiene opportuno ricordare, in via generale, che ai Destinatari è fatto divieto di porre in essere, collaborare o dare causa alla 10 9

 

realizzazione di comportamenti tali che, presi individualmente o collettivamente, integrino o possano integrare i reati previsti dall’art 25-duodecies del Decreto.

1.3.1 PRINCIPI GENERALI DI CONDOTTA

In generale, coerentemente con i principi deontologici che ispirano la Società, ai Destinatari è fatto divieto di:

• tenere comportamenti tali da integrare la fattispecie di reato sopra descritta;

• tenere comportamenti che, sebbene risultino tali da non costituire di per sé fattispecie di reato rientranti tra quelle sopra considerate, possano potenzialmente diventarlo.

1.3.2 PRINCIPI PROCEDURALI SPECIFICI DI CONDOTTA

Le regole riportate nel precedente paragrafo si concretizzano in principi di comportamento che devono essere rispettati nell’ambito dell’operatività aziendale di Fridea.

Tutti i Destinatati del Modello sono tenuti a rispettare le seguenti procedure di comportamento:

• devono essere definiti con chiarezza ruoli e competenze delle funzioni e/o direzioni responsabili per la assunzione del personale, in modo da garantire – in caso di lavoratore straniero – il continuo controllo della sussistenza al momento dell’assunzione e permanenza durante tutto il periodo di assunzione del permesso di soggiorno e degli altri requisiti che consentono di proseguire nel rapporto lavorativo;

• evitare l’assunzione o la promessa di assunzione, nonché il mantenimento alle dipendenze di lavoratori che non siano in regola con il permesso di soggiorno in quanto: privi del permesso, con permesso revocato, con permesso scaduto e del quale non sia stata presentata domanda di rinnovo;

• evitare di utilizzare intermediari per il reclutamento del personale, ad eccezione delle agenzie per il lavoro autorizzate dal Ministero del Lavoro ai sensi del Decreto Legislativo n. 276 del 2003. In tali casi, è fatto obbligo di chiedere all’agenzia al momento della richiesta di personale il rilascio di una dichiarazione di regolarità del lavoratore;

• tenere un comportamento corretto, trasparente e collaborativo, nel rispetto delle norme di legge e delle procedure aziendali ed osservare con la massima diligenza e 11 0

 

rigore tutte le disposizioni legislativamente previste contro l’immigrazione clandestina;

• segnalare direttamente all’Organismo di Vigilanza le anomalie riscontrate.

Chiunque facente parte della Società che operi nell’ambito della selezione del personale ovvero che abbia modo di intervenire nel processo di assunzione di nuovo personale è tenuto a verificare che nei contratti con i lavoratori e con le agenzie di somministrazione di manodopera siano inserite clausole che regolino le conseguenze della violazione da parte degli stessi dei principi contenuti nel presente Modello con riferimento in particolare all’assenza, mancato rinnovo, revoca o annullamento del permesso di soggiorno del personale impiegato.

1.4 COMPITI DELL’ORGANISMO DI VIGILANZA

I compiti dell’Organismo di Vigilanza concernenti la valutazione sull’efficacia delle procedure e l’osservanza delle prescrizioni del Modello in materia di utilizzo di cittadini stranieri il cui soggiorno è irregolare sono i seguenti:

• monitorare l’efficacia ed il rispetto delle procedure interne per la prevenzione del reato descritto;

• effettuare verifiche periodiche sul rispetto delle procedure interne di assunzione e mantenimento alle dipendenze di cittadini stranieri;

• esaminare eventuali segnalazioni specifiche provenienti da dirigenti e/o dipendenti ed effettuare gli accertamenti ritenuti necessari od opportuni in relazione alle segnalazioni ricevute.

Qualora, nell’espletamento dei compiti di cui sopra, l’Organismo di Vigilanza riscontri violazioni delle regole e dei principi contenuti nella presente parte speciale del Modello da parte di dirigenti e/o dipendenti, ne deve dare immediata informazione. Qualora le violazioni fossero imputabili ai consiglieri o al Presidente della Società, l’Organismo di Vigilanza riferirà al Consiglio di Amministrazione nella sua interezza. 11 1

 

PARTE SPECIALE F

REATI TRIBUTARI E CONTRABBANDO 11 2

 

1. REATI TRIBUTARI E CONTRABBANDO

_______________________________________________

1.1 TIPOLOGIE DI REATI38

38 Così come introdotti dall’art. 39, comma 2 del D.L. 26 ottobre 2019, n. 124, convertito con modifiche dalla Legge 19 dicembre 2019, n. 157 e successivamente modificati dal D.Lgs. 14 luglio 2020, n. 75.

39 Tale reato rileva ai fini del Decreto solo qualora sia commesso nell’ambito di sistemi fraudolenti transfrontalieri e al fine di evadere l’imposta sul valore aggiunto per un importo complessivo non inferiore a dieci milioni di Euro.

40 Tale reato rileva ai fini del Decreto solo qualora sia commesso nell’ambito di sistemi fraudolenti transfrontalieri e al fine di evadere l’imposta sul valore aggiunto per un importo complessivo non inferiore a dieci milioni di Euro.

41 Tale reato rileva ai fini del Decreto solo qualora sia commesso nell’ambito di sistemi fraudolenti transfrontalieri e al fine di evadere l’imposta sul valore aggiunto per un importo complessivo non inferiore a dieci milioni di Euro.

I Reati tributari previsti dal Decreto all’art. 25-quinquiesdecies e i riferimenti normativi per le figure di Contrabbando di cui all’art. 25-sexiesdecies sono i seguenti:

– Art. 2 del D.Lgs. 74/2000 dichiarazione fraudolenta mediante uso di fatture o di altri documenti per operazioni inesistenti;

– Art. 3 del D.Lgs. 74/2000 dichiarazione fraudolenta mediante altri artifici;

– Art. 4 del D.Lgs. 74/2000 dichiarazione infedele39;

– Art. 5 del D.Lgs. 74/2000 omessa dichiarazione40;

– Art. 8 del D.Lgs. 74/2000 emissione di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti;

– Art. 10 del D.Lgs. 74/2000 occultamento o distruzione di documenti contabili;

– Art. 10-quater del D.Lgs. 74/2000 indebita compensazione41;

– Art. 11 del D.Lgs. 74/2000 sottrazione fraudolenta al pagamento di imposte;

– D.P.R. 43/1973 Testo Unico della Legislazione Doganale.

*

1.2 AREE A RISCHIO

In relazione ai reati sopra elencati, le aree di attività a rischio che presentano profili di 11 3

 

maggiore criticità con riferimento ai Reati Tributari e al Contrabbando sono:

  • • selezione e qualifica dei fornitori;
  • • gestione ed emissione degli ordini di acquisto;
  • • accertamento dell’effettiva esecuzione delle prestazioni dei fornitori;
  • • gestione delle fatture passive;
  • • gestione degli ordini di vendita ed esecuzione delle prestazioni contrattuali;
  • • gestione delle fatture attive;
  • • gestione del magazzino;
  • • gestione dei pagamenti;
  • • redazione del bilancio e tenuta delle scritture contabili;
  • • gestione delle note di credito;
  • • dichiarazioni e altri adempimenti fiscali;
  • • pagamento modelli F24;
  • • gestione della cassa e dei rimborsi spese;
  • • gestione delle operazioni straordinarie;
  • • gestione delle attività di import/export;
  • • gestione dei rapporti intercompany.

 

I soggetti e/o le funzioni potenzialmente coinvolti sono:

– Amministratore Delegato;

– Responsabile di Stabilimento;

– Responsabile Ufficio Acquisti;

– Ufficio Amministrativo;

– Ufficio Acquisti;

– Ufficio Tecnico;

– Ufficio Logistico.

11 4

 

1.3. PRINCIPI DI COMPORTAMENTO ALL’INTERNO DELLE AREE A RISCHIO

1.3.1 PRINCIPI GENERALI DI COMPORTAMENTO

__________________________________________

I Destinatari che, per ragione del proprio incarico o della propria funzione, siano coinvolti nelle attività a rischio elencate nel paragrafo 1.2 hanno l’esplicito divieto di:

  • • trasferire denaro o beni o altre utilità o compiere altre operazioni al fine di sottrarli all’azione coattiva dell’Amministrazione Finanziaria;
  • • utilizzare strumenti non istituzionali per il compimento di operazioni di trasferimento di denaro o altra utilità;
  • • tenere comportamenti che impediscano materialmente, o che comunque ostacolino, mediante l’occultamento di documenti o l’uso di altri mezzi fraudolenti, lo svolgimento dell’attività di controllo o di revisione della gestione da parte del Sindaco Unico, di consulenti esterni, dell’Amministrazione Finanziaria e/o Doganale.

 

I Destinatari, nell’ambito delle rispettive competenze e funzioni, devono:

  • • rispettare le regole e i principi contenuti nei seguenti documenti:

 

il Codice Etico;

ogni altra documentazione relativa al sistema di controllo interno;

  • • collaborare affinché i fatti di gestione siano rappresentati correttamente e tempestivamente nella contabilità, dovendo ciascuna registrazione riflettere esattamente ciò che risulta dalla documentazione di supporto;
  • • tenere un comportamento corretto, trasparente e collaborativo, nel rispetto delle norme di legge e dei principi contabili, in tutte le attività finalizzate alla formazione del bilancio e delle altre comunicazioni sociali, al fine di fornire ai Soci ed ai terzi una informazione veritiera e corretta sulla situazione economica, patrimoniale e finanziaria della Società;
  • • tenere un comportamento corretto, trasparente e collaborativo, nel rispetto delle norme di legge e dei principi contabili, in tutte le attività finalizzate alla formazione della dichiarazione dei redditi e dell’ulteriore documentazione avente rilevanza fiscale;
  • • tenere un comportamento corretto, trasparente e collaborativo, nel rispetto delle

11 5

 

 

  • norme di legge e dei principi contabili, in tutte le attività finalizzate all’assolvimento di adempimenti ed oneri doganali;
  • • osservare le regole di corretta, completa e trasparente registrazione nell’attività di contabilizzazione dei fatti relativi alla gestione della Società;
  • • assicurare che ogni operazione sia, oltre che correttamente registrata, anche autorizzata, verificabile, legittima, coerente e congrua;
  • • assicurare che per ogni operazione vi sia un adeguato supporto documentale al fine di poter procedere, in ogni momento, all’effettuazione di controlli che attestino le caratteristiche e le motivazioni dell’operazione ed individuino chi ha autorizzato, effettuato, registrato e verificato l’operazione stessa;
  • • attuare un sistema di controllo sui clienti e fornitori al fine di evitare che la Società entri in contatto con enti fittizi, ad esempio le società cd. “cartiere”;
  • • riferire prontamente all’Organismo di Vigilanza eventuali situazioni di irregolarità;
  • • astenersi dall’effettuare prestazioni, pagamenti e/o elargizioni di qualsiasi natura in favore di terzi che non trovino adeguata giustificazione nel contesto del rapporto contrattuale costituito con gli stessi e/o in relazione al tipo di incarico da svolgere, o che potrebbero essere effettuate per assicurarsi condizioni di favore non pattuite o non dovute;
  • • evitare in qualunque modo di compromettere l’integrità, la reputazione e l’immagine della Società.

 

1.3.2 PRINCIPI SPECIFICI DI COMPORTAMENTO

__________________________________________

Le regole ed i divieti riportati nel precedente paragrafo si concretizzano in principi di comportamento che devono essere rispettati nell’ambito dell’operatività aziendale della Società.

Per le operazioni relative alla gestione della cassa e dei rimborsi spese, i Destinatari sono tenuti a:

  • • verificare che venga rispettata la definizione formale delle tipologie di spese rimborsabili, degli eventuali limiti di importo relativi alle spese e delle relative modalità di rendicontazione;

11 6

 

 

  • • verificare i giustificativi forniti, al fine di assicurare la corrispondenza con gli importi richiesti e l’inerenza delle spese sostenute rispetto alle attività svolte;
  • • rispettare la separazione dei ruoli tra chi organizza le trasferte e il soggetto che verifica la documentazione giustificativa.

 

Per le operazioni riguardanti la gestione degli acquisti, consulenze, appalti e forniture di servizi (ossia la selezione e qualifica dei fornitori, la gestione ed emissione degli ordini di acquisto, l’accertamento dell’effettiva esecuzione delle prestazioni dei fornitori, la gestione dei pagamenti e la fatturazione passiva) è necessario che:

  • • vi sia la separazione di ruoli tra chi richiede l’acquisto e chi lo autorizza, la tracciabilità delle operazioni svolte e l’identificazione delle responsabilità relative alle funzioni coinvolte;
  • • vi sia la separazione di ruoli tra chi ha richiesto l’acquisto e chi dispone e autorizza il pagamento, la tracciabilità delle operazioni svolte e l’identificazione delle responsabilità relative alle funzioni coinvolte;
  • • siano utilizzati, ove implementati, sistemi gestionali che verifichino la coerenza delle informazioni relative agli acquisti e ai fornitori, e che – se possibile – blocchino i processi di acquisto qualora le informazioni inserite non siano coerenti con quelle preimpostate nel sistema;
  • • la documentazione relativa all’operazione sia conservata in un apposito archivio, al fine di permettere la tracciabilità dell’intero processo e di agevolare eventuali controlli successivi;
  • • i fornitori siano sottoposti ad un processo di selezione che non si basi unicamente sulla valutazione economica della prestazione, tenendo in considerazione criteri aggiuntivi (ad es. qualità, tempi e modalità di consegna);
  • • le prestazioni dei consulenti, degli appaltatori o dei fornitori vengano monitorate e la documentazione sia conservata al fine di consentire controlli successivi, il tracciamento dell’attività e in particolare per verificare la rispondenza tra quanto ordinato e quanto ricevuto.

11 7

 

Per le operazioni riguardanti la gestione di attività commerciali (ossia le attività relative alla gestione degli ordini di vendita ed esecuzione delle prestazioni contrattuali, alla fatturazione attiva e alla gestione dei rapporti intercompany) i Destinatari coinvolti sono tenuti a:

  • • garantire che i rapporti con i clienti siano gestiti esclusivamente dai soggetti muniti di idonei poteri e nell’ambito delle proprie competenze;
  • • garantire che le offerte siano predisposte sulla base di soglie quantitative di spesa pre-autorizzate;
  • • assicurare la tracciabilità dei rapporti intrattenuti con i clienti, garantendo certezza ed affidabilità delle informazioni trasmesse;
  • • comunicare senza ritardo al proprio responsabile gerarchico eventuali comportamenti di quanti operano per le controparti commerciali volti ad ottenere favori od altre utilità (ad esempio la richiesta di operare sovrafatturazioni dei servizi), anche nei confronti dei terzi;
  • • garantire la tracciabilità delle operazioni di vendita svolte;
  • • utilizzare, ove implementati, sistemi gestionali che verifichino la coerenza delle informazioni relative alle vendite e ai clienti, e che blocchino i processi di vendita qualora le informazioni inserite non siano coerenti con quelle preimpostate nel sistema, ad esempio qualora il prezzo di vendita di un prodotto non sia coerente con il listino prezzi praticato dalla Società e preimpostato nel sistema gestionale;
  • • nell’ambito dei rapporti intercompany, assicurare:

 

(i) il rispetto di quanto disciplinato nei singoli contratti sottoscritti tra le società del gruppo;

(ii) la registrazione delle fatture per i servizi ricevuti;

(iii) la corretta e completa archiviazione della documentazione di supporto dei servizi ricevuti in shared service;

  • • assicurare la correttezza delle informazioni riportate nelle fatture trasmesse dalla Società, confrontandole con gli ordini, o altra documentazione contrattuale, ricevuti dalla clientela, anche tramite l’utilizzo di sistemi gestionali;
  • • verificare mensilmente la corrispondenza degli incassi della Società con le fatture emesse.

11 8

 

Per quanto riguarda la gestione del magazzino, i Destinatari coinvolti devono:

  • • assicurare la corretta e tempestiva registrazione delle merci in entrata ed in uscita dal magazzino della Società;
  • • verificare periodicamente le merci presenti nel magazzino, compilando un apposito inventario;
  • • controllare la coerenza tra le informazioni riportate nel documento di trasporto e l’ordine ricevuto.

 

Per quanto riguarda la gestione degli affari fiscali e doganali (ovvero le attività relative redazione del bilancio e alla tenuta delle scritture contabili, la gestione delle note di credito, la gestione delle dichiarazioni e degli altri adempimenti fiscali, il pagamento dei modelli F24, la gestione delle operazioni straordinarie e la gestione delle attività di import/export) i Destinatari coinvolti hanno il divieto di:

  • • rappresentare o trasmettere dati – in bilanci, relazioni o altre comunicazioni sociali, anche verso l’Amministrazione Finanziaria e/o Doganale, oltre che tra le funzioni – falsi, lacunosi o, comunque, non rispondenti alla realtà, della situazione economica, patrimoniale e finanziaria della Società;
  • • porre in essere comportamenti che impediscano materialmente, ad esempio mediante l’occultamento di documenti o altri mezzi fraudolenti, l’attività di controllo e revisione da parte di sindaci e/o revisori e l’attività di controllo e accertamento esercitata dall’Amministrazione Finanziaria e/o Doganale;
  • • omettere dati ed informazioni imposti dalla legge sulla situazione economica, patrimoniale e finanziaria della Società.

 

Gli stessi Destinatari hanno inoltre l’obbligo di:

  • • determinare con chiarezza e completezza i dati e le notizie che ciascuna funzione deve fornire, i criteri contabili per l’elaborazione degli stessi, e le modalità e le tempistiche delle relative comunicazioni;
  • • prevedere un sistema tracciabile (anche in modalità informatica) di trasmissione dei dati e delle informazioni alla funzione/risorsa deputata all’elaborazione dei dati;
  • • osservare nell’attività di contabilizzazione le regole di chiara, corretta e completa registrazione;
  • • osservare in sede di valutazione di elementi economico-patrimoniali i principi di

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  • ragionevolezza e prudenza, illustrando con chiarezza i criteri che hanno condotto alla determinazione del valore del bene;
  • • garantire la regolare rendicontazione dei movimenti in entrata e in uscita derivanti da qualsiasi transazione commerciale secondo i principi sulla corretta tenuta della contabilità;
  • • assicurare che tutte le movimentazioni dei flussi finanziari siano effettuate con strumenti tracciabili;
  • • imporre limiti all’utilizzo autonomo delle risorse finanziarie, mediante la definizione di soglie quantitative coerenti con i ruoli e le responsabilità organizzative attribuite ai singoli soggetti;
  • • informare tempestivamente il superiore gerarchico qualora vi siano richieste sospette e/o illecite, ad esempio relative ai criteri di calcolo e qualificazione degli asset finanziari;
  • • controllare la coerenza tra le informazioni riportate nel documento di trasporto e l’ordine ricevuto;
  • • assicurare che, in fase di importazione ed esportazione di merci, la Società sia dotata di specifiche autorizzazioni, licenze e/o titoli ove richiesti;
  • • verificare e controllare, anche ottenendo la documentazione giustificativa, le operazioni svolte dallo spedizioniere in relazione alle attività doganali.

 

Inoltre, nei processi utilizzati dalla Società relativi alle attività sensibili richiamate nella presente sezione, è necessario che:

  • • vi sia distinzione tra i soggetti che si occupano del calcolo delle imposte e della predisposizione delle dichiarazioni fiscali e i soggetti che si occupano di verificare le informazioni e sottoscrivere le dichiarazioni;
  • • le dichiarazioni fiscali siano sottoscritte da esponenti della Società dotati di idonei poteri;
  • • le attività di elaborazione delle imposte siano svolte con il supporto di un consulente esterno;
  • • vengano operate attività di verifica finalizzate all’individuazione di eventuali incongruenze relative alle operazioni, ad esempio al fine di evitare doppi pagamenti o la sovrafatturazione;

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  • • l’alienazione e/o la cessione in comodato d’uso e/o l’affitto di asset finanziari e le attività relative, come ad esempio la valutazione e stima dei beni, siano svolte rispettando soglie autorizzative preimpostate in base al valore economico, verificando l’esistenza e la congruenza della documentazione giustificativa e garantendo la tracciabilità delle stesse;
  • • si verifichi la completezza e l’accuratezza dei processi di registrazione ed esecuzione delle fatture attive e passive; in tale contesto, si verifichi la correttezza delle informazioni riportate nella fattura, ad esempio che i costi riportati siano coerenti con il contratto di fornitura e/o con il listino prezzi prestabilito, e la coerenza della stessa con l’ordine di acquisto/vendita e con l’entrata/uscita della merce.

 

1.4 FLUSSI INFORMATIVI VERSO L’ODV

_______________________________________________

I soggetti coinvolti nel processo sono tenuti a comunicare tempestivamente all’Organismo di Vigilanza qualsiasi eccezione comportamentale o qualsiasi evento inusuale, indicando le ragioni delle difformità e dando atto del processo autorizzativo seguito.

Inoltre, i soggetti a vario titolo coinvolti sono tenuti a trasmettere all’Organismo di Vigilanza, con periodicità almeno semestrale, ulteriori informazioni specificamente richieste ovvero:

  • • rilievi effettuati dal Sindaco Unico, dalla Società di Revisione, dai consulenti, dall’Amministrazione Finanziaria e/o Doganale a seguito delle attività di verifica da questi effettuate;
  • • eventi rilevanti relativi alle aree a rischio identificate nella presente Parte Speciale.

I Destinatari garantiranno, ognuno per le parti di rispettiva competenza, la tracciabilità del processo seguito, tenendo a disposizione dell’Organismo di Vigilanza – in un archivio ordinato – tutta la documentazione a tale scopo necessaria.

Política de Calidad de C.M. Caballé S.A.U. (Badalona, 14 marzo 2018)

La Política de Calidad es un documento que establece los objetivos de calidad que una empresa pretende perseguir, comprobar y demostrar para garantizar una mejora continua de sus procesos empresariales.

Este documento no sólo se dirige a la Dirección General, sino que se convierte en objeto de consulta para todos los colaboradores externos e internos de la empresa, desde los socios hasta los trabajadores, desde los clientes hasta los proveedores, con el fin de lograr una amplia difusión en el conjunto del sistema empresarial.

A este respecto, el documento deberá exponerse en áreas apropiadas de la empresa para que pueda ser consultado.

Con este documento, la Dirección General pretende definir la directrices necesarias para conseguir sus objetivos de calidad.

C. M. CABALLÉ, S.A.U.realiza la búsqueda constante de la plena satisfacción de las partes interesadas, mediante la oferta de una amplia gama de productos, flexibilidad y alto nivel de planificación, conformidad de las máquinas con las especificaciones declaradas y con los requisitos aplicables, rapidez en las ofertas y en las relaciones comerciales, cumplimiento de los plazos de entrega y servicio post-venta preciso.

El objetivo principal de C. M. CABALLÉ, S.A.U.es ser reconocida como empresa de diseño y construcción de instalaciones y maquinaria para la industria del cable no-ferroso, tecnológicamente avanzadas e innovadoras, fiables y de óptima calidad.

C. M. CABALLÉ, S.A.U.también apunta aconsolidar y mejorar su propia posición en el mercado mundial, estructurando adecuadamente y de la misma manera el crecimiento y el desarrollo de la empresa, sin perder de vista los factores críticos de éxito reconocidos hasta ahora por sus clientes.

Según lo anteriormente descrito, esta mejora sólo puede alcanzarse a través del control constante de los procesos internos y de la estructura empresarial. Para optimizar los costes y mejorar la calidad, C. M. CABALLÉ, S.A.U.se compromete con la búsqueda continua de las causas de no-conformidad e ineficacia y con el desarrollo de actividades de mejora continua de sus rendimientos. Todo esto produce una implicación total del personal que contribuye a la consecución de los objetivos planeados y cuyo aporte debe crecer junto con la empresa.

De la misma manera, se exige que los proveedores lleguen a ser parte de este proyecto de desarrollo y mejora.

Con el fin de obtener la calidad general de las instalaciones realizadas, la Dirección General se compromete a proporcionar los recursos necesarios para promover el aporte de cada uno de los miembros de la empresa y, además de esto, se compromete a compartir y valorar cualquier esfuerzo destinado a mejorar la calidad de los procesos.

La Política de Calidad no es un documento estándar, en cambio se trata de un documento vivo cuyo contenido se revisa y actualiza periódicamente con la finalidad de realizar una mejora continua encaminada al perfeccionamiento en el tiempo de la estrategia de calidad.

La presente Política de Calidad se consigue mediante la identificación de objetivos de calidad específicos y coherentes con la misma. La Dirección General se asegura que dichos objetivos sean actualizados periódicamente en cada revisión del Sistema de Calidad.             

La Dirección General

Emilia Tentori

Semplice S.p.A.

MODELLO DI ORGANIZZAZIONE, GESTIONE E CONTROLLO D. LGS. 231/2001

TESTO APPROVATO DAL CONSIGLIO DI AMMINISTRAZIONE DELLA SOCIETÀ SEMPLICE S.P.A. NELLA SEDUTA DEL 09 LUGLIO 2021

 

INDICE

DEFINIZIONI 

PARTE GENERALE

1. IL DECRETO LEGISLATIVO N. 231/2001 

1.1 Enti destinatari e loro responsabilità amministrativa 

1.2 Fattispecie di reato

1.3 Sanzioni

1.4 Esclusione della responsabilità amministrativa degli Enti 

2. FUNZIONE DEL MODELLO

2.1 Struttura e finalità del Modello

2.2 Soggetti destinatari del Modello 

2.3 Adozione del Modello 

2.4 Modifiche e integrazioni del Modello 

3. LA STRUTTURA ORGANIZZATIVA DI SEMPLICE S.P.A. 

3.1 Premessa 

3.2 L’organizzazione interna di Semplice S.p.A. 

3.2.1 Oggetto sociale 

3.2.2 Corporate governance 

3.2.2.1 Assemblea 

3.2.2.2 Il Consiglio di Amministrazione 

3.2.2.3 Presidente 

3.2.2.4 Collegio Sindacale 

3.3 Principi generali del sistema organizzativo e di controllo 

3.3.1 Sistema organizzativo e separazione dei ruoli 

3.3.2 Deleghe di poteri 

3.3.3 Procedure operative

3.3.4 Attività di controllo e monitoraggio 

3.3.5 Tracciabilità 

4. METODOLOGIA SEGUITA PER L’INDIVIDUAZIONE DELLE ATTIVITÀ SENSIBILI E LA REDAZIONE DEL MODELLO

4.1 Premessa

4.2 Fasi propedeutiche alla costruzione del Modello

4.3 Redazione del Modello 

5. L’ORGANISMO DI VIGILANZA 

5.1 Struttura dell’Organismo di Vigilanza 

5.2 Durata in carica e componenti dell’Organismo di Vigilanza 

5.3 Convocazione e funzionamento dell’Organismo di Vigilanza 

5.4 Funzioni e poteri dell’Organismo di Vigilanza 

5.5 Obblighi informativi nei confronti dell’Organismo di Vigilanza 

6. SELEZIONE, INFORMATIVA E FORMAZIONE 

6.1 Personale dipendente 

6.2 Collaboratori esterni 

7. RICHIESTE DI INFORMAZIONI E SEGNALAZIONE DELLE VIOLAZIONI DEL MODELLO 

8. SANZIONI DISCIPLINARI 

8.1 Principi generali 

8.2 Misure nei confronti di quadri ed impiegati 

8.3 Misure nei confronti di dirigenti 

8.4 Misure nei confronti degli amministratori 

8.5 Misure nei confronti di collaboratori o di partner commerciali 

9. VERIFICHE PERIODICHE 

Parte Speciale

Premessa 

PARTE SPECIALE A

1. I REATI NEI CONFRONTI DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE 

1.1 Tipologie di reati 

1.2 Aree a rischio 

1.3 Principi di comportamento all’interno delle aree a rischio 

1.3.1 Principi generali di comportamento 

1.3.2 Principi specifici di comportamento 

1.4 Compiti dell’Organismo di Vigilanza 

PARTE SPECIALE B

1. I REATI SOCIETARI 

1.1 Tipologie di reati 

1.1 bis Corruzione tra privati 

1.2 Aree a rischio 

1.3 Principi di comportamento all’interno delle aree a rischio

1.3.1 Principi generali di comportamento 

1.3.2 Principi specifici di comportamento 

1.4 Compiti dell’Organismo di Vigilanza 

PARTE SPECIALE C

1. I REATI IN MATERIA DI SICUREZZA ED IGIENE SUL LAVORO 

1.1 Tipologie di reati 

1.2 Aree a rischio 

1.3 Principi di comportamento all’interno delle aree a rischio 

1.3.1 Principi generali di comportamento 

1.3.2 Principi specifici di comportamento 

1.4 Compiti dell’Organismo di Vigilanza 

PARTE SPECIALE D

1. REATI TRIBUTARI E CONTRABBANDO 

1.1 Tipologie di reati 

1.2 Aree a rischio 

1.3 Principi di comportamento all’interno delle aree a rischio 

1.3.1 Principi generali di comportamento 

1.3.2 Principi procedurali specifici di comportamento 

1.4 Flussi informativi verso l’Odv 

ALLEGATI

Allegato 1: Codice Etico 

 

DEFINIZIONI

In aggiunta alle altre definizioni riportate nel presente documento, i seguenti termini con iniziale maiuscola hanno il significato di seguito indicato:

  • • Attività Sensibili: indica le operazioni o le attività della Società nel cui ambito sussiste il rischio di commissione dei Reati;
  • • Collaboratore/i: indica i consulenti, collaboratori esterni, partner commerciali/finanziari, agenti, procuratori e, in genere, i terzi che operano per conto o comunque nell’interesse di Semplice S.p.A.;
  • • Collegio Sindacale: indica il Collegio Sindacale di Semplice S.p.A.;
  • • Consiglio di Amministrazione: indica il Consiglio di Amministrazione di Semplice S.p.A.;
  • • Dipendente/i: indica le persone legate da rapporto di lavoro subordinato con la Società, inclusi i Soggetti Apicali o in Posizione Apicale ai sensi dell’art. 5, lett. b) del Decreto;
  • • Decreto: indica il Decreto Legislativo 8 giugno 2001 n. 231, come successivamente modificato ed integrato;
  • • Ente o Enti: indica l’ente o gli enti cui si applica il Decreto;
  • • Semplice S.p.A., Semplice o Società: indica la società Semplice S.p.A.;
  • • Modello o Modello Organizzativo: indica il presente modello di organizzazione, gestione e controllo, così come previsto dagli artt. 6 e 7 del Decreto;
  • • Organismo di Vigilanza o OdV: indica l’organismo interno di Semplice S.p.A., dotato di poteri autonomi di iniziativa e di controllo, preposto alla vigilanza sul funzionamento e sull’osservanza del Modello, così come previsto dal Decreto;
  • • Pubblica Amministrazione o P.A.: indica ogni ente della Pubblica Amministrazione, inclusi i relativi funzionari e soggetti incaricati di pubblico servizio;
  • • Reati: indica le fattispecie di reati ai quali si applica la disciplina prevista dal Decreto, anche a seguito di successive modifiche ed integrazioni;
  • • Soggetti Apicali o in Posizione Apicale: indica le persone che rivestono funzioni di rappresentanza, di amministrazione o di direzione della Società, nonché le persone che esercitano, anche di fatto, la gestione e il controllo della Società ai sensi dell’art. 5, lett. a) del Decreto.

MODELLO DI ORGANIZZAZIONE, GESTIONE E CONTROLLO AI SENSI DEL D. LGS. 8 GIUGNO 2001 N. 231

PARTE GENERALE

1. IL DECRETO LEGISLATIVO N. 231/2001

1.1 ENTI DESTINATARI E LORO RESPONSABILITÀ AMMINISTRATIVA

In data 4 luglio 2001 è entrato in vigore il Decreto Legislativo 8 giugno 2001 n. 231, avente ad oggetto la “Disciplina della responsabilità amministrativa delle persone giuridiche, delle società e delle associazioni anche prive di personalità giuridica”, il quale ha introdotto nell’ordinamento giuridico italiano la responsabilità degli Enti per gli illeciti amministrativi derivanti da reati commessi nell’interesse o a vantaggio dei medesimi Enti.

Il Decreto si applica nel settore privato alle società, associazioni ed enti con personalità giuridica, mentre nel settore pubblico soltanto agli enti pubblici economici (con esplicita esclusione dello Stato, degli enti pubblici territoriali, degli enti pubblici non economici e degli enti che svolgono funzioni di rilievo costituzionale).

Il Decreto ha portata complessa ed innovativa, in quanto alla responsabilità penale della persona fisica che ha commesso un reato, aggiunge quella dell’Ente nell’interesse del quale o a vantaggio del quale il reato stesso è stato perpetrato.

Infatti, l’art. 5 del Decreto stabilisce che l’Ente è chiamato a rispondere ogniqualvolta determinati reati (specificati nel Decreto stesso) siano stati commessi “nel suo interesse o a suo esclusivo vantaggio”, da parte dei seguenti soggetti:

persone che rivestono funzioni di rappresentanza, amministrazione o direzione dell’Ente o di una sua unità organizzativa dotata di autonomia finanziaria e funzionale, nonché da persone che esercitano anche di fatto la gestione e il controllo dello stesso (c.d. Soggetti Apicali o in Posizione Apicale);

persone sottoposte alla direzione o alla vigilanza di uno dei soggetti di cui al precedente punto.

 

La responsabilità dell’Ente è definita dal legislatore di tipo amministrativo, pur se attribuita nell’ambito di un procedimento penale, e si caratterizza, inoltre, per essere del tutto autonoma rispetto a quella della persona fisica che commette il reato. Infatti, ai sensi dell’articolo 8 del Decreto, l’Ente può essere dichiarato responsabile anche se l’autore materiale del reato non è imputabile o non è stato individuato ed anche se il reato è estinto per cause diverse dall’amnistia. In base al medesimo principio, ogni eventuale imputazione all’Ente di responsabilità derivante dalla commissione del reato non vale ad escludere la responsabilità penale personale di chi ha posto in essere la condotta criminosa.

1.2 FATTISPECIE DI REATO

La responsabilità dell’Ente non è riferibile a qualsiasi reato, ma è circoscritta alle fattispecie criminose richiamate dagli artt. 24, 24-bis, 24-ter, 25, 25-bis, 25-bis.1, 25-ter, 25-quater, 25-quater.1, 25-quinquies, 25-sexies, 25-septies, 25-octies, 25-novies, 25-decies, 25-undecies, 25-duodicies, 25-tedecies, 25-quaterdecies, 25-quinquiesdecies e 25-sexiesdecies del Decreto (così come modificato dalla sua entrata in vigore ad oggi) e, più precisamente:

  1. (i) reati contro la Pubblica Amministrazione, richiamati dagli artt. 24 e 25 del Decreto e s.m.i.1;

 

1 L’art. 25 è stato modificato dalla Legge 9 gennaio 2019, n. 3, “Misure per il contrasto dei reati contro la Pubblica Amministrazione, nonché in materia di prescrizione del reato e in materia di trasparenza dei partiti e movimenti politici” (cd. Legge Spazzacorrotti), in vigore dal 31 gennaio 2019. A seguito dell’entrata in vigore della Legge in questione, il novero dei reati presupposto del D. Lgs. 231/2001 è stato ulteriormente ampliato con l’introduzione al comma 1 del reato di “traffico di influenze illecite” (art. 346bis c.p.), a sua volta interessato da un’importante riforma sia in termini di estensione del perimetro della fattispecie sia in termini di inasprimento della pena che dalla reclusione da uno a tre anni passa alla reclusione da uno a quattro anni e sei mesi. Inoltre è stata inasprita, al comma 5 dell’art. 25, la sanzione interdittiva prevista per i reati di cui ai commi 2 e 3 dell’art. 25, ossia per i reati di concussione, corruzione propria, corruzione in atti giudiziari, induzione indebita a dare o promettere utilità e istigazione alla corruzione propria. La sanzione interdittiva sarà “non inferiore a quattro anni e non superiore a sette anni” ove il reato presupposto sia stato commesso da un soggetto apicale ovvero “non inferiore a due anni e non superiore a quattro anni” ove il reato presupposto sia stato, invece, commesso da un soggetto sottoposto alla direzione e controllo del soggetto apicale, derogando pertanto al disposto generale di cui all’art 13 del Decreto che sancisce la durata massima della sanzione interdittiva in due anni. Il nuovo comma 5-bis ha introdotto una sanzione interdittiva attenuata (“non inferiore a tre mesi e non superiore a due anni”) in relazione ai pocanzi menzionati reati commessi contro la PA, nel caso in cui prima della sentenza di primo grado l’ente si sia efficacemente adoperato per evitare che l’attività delittuosa sia portata a conseguenze ulteriori, per assicurare le prove dei reati e per l’individuazione dei responsabili ovvero per il sequestro delle somme o altre utilità e abbia eliminato le carenze organizzative che hanno determinato il reato mediante l’adozione e l’attuazione di modelli organizzativi idonei a prevenire reati della specie di quello verificatosi.

L’art. 24 è stato da ultimo modificato dall’art. 5, comma 1, lett. a) del D. Lgs. 75/2020, denominato “Attuazione della Direttiva (UE) 2017/1371, relativa alla lotta contro la frode che lede gli interessi finanziari dell’Unione mediante il diritto penale”. Tale intervento ha comportato (i) la modifica della rubrica dell’art. 24 in “Indebita percezione di erogazioni, truffa in danno dello Stato, di un ente pubblico o dell’Unione europea o per il conseguimento di erogazioni pubbliche, frode informatica in danno dello Stato o di un ente pubblico e frode nelle pubbliche forniture”; (ii) l’introduzione dell’art. 356 c.p., frode nelle pubbliche forniture, tra le fattispecie rilevanti ai sensi del comma 1 dell’art. 24, oltre che l’introduzione delle parole “o dell’Unione Europea” dopo le parole “ente pubblico” (iii) e l’aggiunta all’art. 24 del comma 2 bis, il quale prevede che “si applicano all’ente le sanzioni previste ai commi precedenti in relazione alla commissione del delitto di cui all’art. 2 della legge 23 dicembre 1986, n. 898” ovvero l’esposizione di dati o notizie falsi, per conseguire indebitamente per sé o per altri, aiuti, premi, indennità, restituzioni, contributi o altre erogazioni a carico totale o parziale del Fondo Europeo Agricolo di garanzia e del Fondo Europeo Agricolo per lo sviluppo rurale.

L’art. 25 è stato modificato dall’art. 5, comma 1, lett. b) del D. Lgs. 75/2020. Tale intervento ha comportato la modifica della rubrica dell’art. 25 in “Peculato, concussione, induzione indebita a dare o promettere utilità, corruzione e abuso d’ufficio” e l’introduzione al comma 1 dell’art. 25 del seguente periodo “la medesima sanzione si applica, quando il fatto offende gli interessi finanziari dell’Unione Europea, in relazione alla commissione dei delitti di cui agli articoli 314 (Peculato), primo comma, e 316 (Peculato mediante profitto dell’errore altrui) e 323 (Abuso d’ufficio) del codice penale”

2 Detti reati comprendono: falsificazione in monete, in carte di pubblico credito e in valori di bollo (art. 453 c.p.); alterazione di monete (art. 454 c.p.); spendita e introduzione nello Stato, senza concerto, di monete falsificate (art. 455 c.p.); spendita di monete falsificate ricevute in buona fede (art. 457 c.p.); falsificazione di valori di bollo, introduzione nello Stato, acquisto, detenzione o messa in

  1. (ii) delitti contro la fede pubblica, richiamati dall’art. 25-bis, introdotto nel Decreto dalla Legge del 23 luglio 2009, n. 99, modificato dal D. Lgs. 125/20162;
  2. circolazione di valori di bollo falsificati (art- 459 c.p.); contraffazione di carta filigranata in uso per la fabbricazione di carte di pubblico credito o di valori di bollo (art. 460 c.p.); fabbricazione o detenzione di filigrane o di strumenti destinati alla falsificazione di monete, di valori di bollo o di carta filigranata (art. 461 c.p.); uso di valori di bollo contraffatti (art. 464 c.p.); contraffazione, alterazione o uso di marchio segni distintivi ovvero di brevetti, modelli e disegni (art. 473 c.p.); introduzione nello Stato e commercio di prodotti con segni falsi (art. 474 c.p.). Il Decreto Legislativo del 21 giugno 2016, n. 125 “Attuazione della direttiva 2014/62/UE sulla protezione mediante il diritto penale dell’euro e di altre monete contro la falsificazione e che sostituisce la decisione quadro 2000/383/GAI. (16G00136)” pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 12/07/2016, ha modificato due fattispecie relative ai delitti di falsità in monete, carte di pubblico credito e valori in bollo richiamate dal D.lgs. 231/2001: (i) Falsificazione di monete, spendita e introduzione nello Stato, previo concreto, di monete falsificate (art. 453 c.p.); (ii) Fabbricazione o detenzione di filigrane o di strumenti destinati alla falsificazione di monete, di valori di bollo o di carta filigranata (art. 461 c.p.).
  3. Detti reati comprendono: Turbata libertà dell’industria o del commercio (art. 513 c.p.); illecita concorrenza con minaccia o violenza (art. 513-bis c.p.); frodi contro le industrie nazionali (art. 514 c.p.); frode nell’esercizio del commercio (art. 515 c.p.); vendita di sostanze alimentari non genuine come genuine (art. 516 c.p.); vendita di prodotti industriali con segni mendaci (art. 517 c.p.); fabbricazione e commercio di beni realizzati usurpando titoli di proprietà industriale (art. 517-ter c.p., delitto introdotto ex novo); contraffazione di indicazioni geografiche o denominazioni di origine dei prodotti agroalimentari (art. 517-quater c.p., delitto introdotto ex novo).
  4. Così come meglio dettagliato nella relativa parte speciale B del presente Modello.
  5. Si tratta dei “delitti aventi finalità di terrorismo o di eversione dell’ordine democratico, previsti dal codice penale e dalle leggi speciali”, nonché dei delitti, diversi da quelli sopra indicati, “che siano comunque stati posti in essere in violazione di quanto previsto dall’articolo 2 della Convenzione internazionale per la repressione del finanziamento del terrorismo fatta a New York il 9 dicembre 1999”. Tale Convenzione punisce chiunque, illegalmente e dolosamente, fornisce o raccoglie fondi sapendo che gli stessi saranno, anche parzialmente, utilizzati per compiere: (i) atti diretti a causare la morte – o gravi lesioni – di civili, quando l’azione sia finalizzata ad intimidire una popolazione, o coartare un governo o un’organizzazione internazionale; (ii) atti costituenti reato ai sensi delle convenzioni in materia di: sicurezza del volo e della navigazione, tutela del materiale nucleare, protezione di agenti diplomatici, repressione di attentati mediante uso di esplosivi. La categoria dei “delitti aventi finalità di terrorismo o di eversione dell’ordine democratico, previsti dal codice penale e dalle leggi speciali” è menzionata dal Legislatore in modo generico, senza indicare le norme specifiche la cui violazione comporterebbe l’applicazione del presente articolo.

Si possono, in ogni caso, individuare quali principali reati presupposti: associazioni sovversive (art. 270 c.p.), ,associazioni con finalità di terrorismo anche internazionale o di eversione dell’ordine democratico (art. 270-bis c.p.) e assistenza agli associati (art. 270-ter c.p.), arruolamento con finalità di terrorismo anche internazionale (art. 270 quater c.p.), addestramento ad attività con finalità di terrorismo anche internazionale (art. 270 quinquies c.p.), finanziamento di condotte con finalità di terrorismo (L. n. 151/2016, art. 270 quinquies.1 c.p.), sottrazione di beni o denaro sottoposti a sequestro (art. 270 quinquies.2 c.p.), condotte con finalità di terrorismo (art. 270 sexies c.p.), attentato per finalità terroristiche o eversione (art. 280 c.p.), atto di terrorismo con ordigni micidiali o esplosivi (art. 280 bis c.p.), atti di terrorismo nucleare (art. 280 ter c.p.), sequestro di persona a scopo di terrorismo o di eversione (art. 289 bis c.p.), istigazione a commettere alcuno dei delitti previsti dai Capi primo e secondo (art. 302 c.p.), cospirazione politica mediante accordo (art. 304 c.p.), cospirazione politica mediante associazione (art. 305 c.p.), banda armata: formazione e partecipazione (art. 306 c.p.), assistenza ai partecipi di cospirazione o di banda armata (art. 307 c.p.), impossessamento, dirottamento e distruzione di un aereo (L. n. 342/1976, art. 1), danneggiamento delle istallazioni a terra (L. n. 342/1976, art. 2), sanzioni (L. n. 422/1989, art. 3), pentimento operoso (d.l.gs. n. 625/1979, art. 5).

6 Si riferisce ai delitti di pratiche di mutilazione degli organi genitali femminili di cui all’art. 583-bis c.p.

  1. (iii) delitti contro l’industria e il commercio, richiamati dall’art. 25-bis.1, introdotto nel Decreto dalla Legge 23 luglio 2009, n. 993;

 

  1. (iv) reati societari, richiamati dall’art. 25-ter, introdotto nel Decreto dal D. Lgs. del 11 aprile 2002, n. 61 e s.m.i.4;

 

  1. (v) reati in materia di terrorismo o dì eversione dell’ordine democratico; richiamati dall’art. 25-quater, introdotto nel Decreto dalla Legge n. 7/2003’5;
  2. (vi) delitti in materia di pratiche di mutilazione degli organi genitali femminili, richiamati dall’art. 25quater.1, introdotto nel Decreto dalla Legge del 9 gennaio 2006, n. 76;
  3. (vii) delitti contro la personalità individuale; richiamati dall’art. 25-quinques, introdotto nel Decreto dalla Legge 11 agosto 2003, n. 228’7; Detti reati comprendono: riduzione in schiavitù (art. 600 c.p.); prostituzione minorile (art. 600-bis c.p.); pornografia minorile (art. 600-ter c.p.); detenzione di materiale pornografico (art. 600-quater c.p.); iniziative turistiche volte allo sfruttamento della prostituzione minorile (art. 600-quinques c.p.); tratta e commercio di schiavi (art. 601 c.p.); alienazione e acquisto di schiavi (art. 602 c.p.). Il 6 aprile 2014 è entrato in vigore il D. Lgs. 39/2014 che ha, tra l’altro, comportato alcune significative modifiche nel D. Lgs. 231/2001 per le fattispecie incriminatrici poste a presidio del sano sviluppo e della sessualità dei minori, che trovano spazio, accanto ad altri delitti contro la personalità individuale, all’interno dell’art. 25-quinquies del medesimo D. Lgs. 231/2001. In particolare, l’art. 3 prevede del D. Lgs. 39/2014 ha introdotto nel D. Lgs. 231/2001 il reato di adescamento di minorenni che punisce con la reclusione da uno a tre anni l’adescamento di un soggetto di età inferiore ai 16 anni al fine di commettere uno dei fatti previsti e puniti dalle fattispecie incriminatrici poste a tutela della sessualità dei minorenni. Il 6 aprile 2014 è entrato in vigore il D. Lgs. 39/2014, emanato in attuazione della direttiva 2011/93/UE relativa alla lotta contro l’abuso e lo sfruttamento sessuale dei minori e la pornografia minorile, che ha, tra l’altro, introdotto alcune significative modifiche nel D. Lgs. 231/2001 per le fattispecie incriminatrici poste a presidio del sano sviluppo e della sessualità dei minori, che trovano spazio, accanto ad altri delitti contro la personalità individuale, all’interno dell’art. 25-quinquies del medesimo D. Lgs. 231/2001. La nuova norma, infatti, incrementa il novero delle circostanze aggravanti speciali previste per tali tipologie di illecito dall’art. 602-ter del codice penale, e prevede che la pena prevista dagli articoli 600-bis [Prostituzione minorile], 600-ter [Pornografia minorile], 600-quater [Detenzione di materiale pornografico], 600-quater.1. [Pornografia virtuale] e 600-quinquies [Iniziative turistiche volte allo sfruttamento della prostituzione minorile] sia aumentata nel caso in cui il reato sia commesso da più persone riunite, sia commesso da persona che appartenente ad un’associazione per delinquere al fine di agevolarne l’attività o sia commesso con violenze gravi o provochi, a causa della reiterazione delle condotte, un grave pregiudizio per il minore. È previsto inoltre un incremento di pena in misura non eccedente i due terzi nei casi in cui i reati prima richiamati siano compiuti con l’utilizzo di mezzi atti ad impedire l’identificazione dei dati di accesso alle reti telematiche. Oltre a tali novazioni, il D. Lgs. 39/2014 estende l’ambito applicativo della responsabilità amministrativa degli enti ad un ulteriore fattispecie incriminatrice ed introduce nuovi obblighi sanzionabili a carico dei datori di lavoro. L’art. 3 prevede infatti che “al comma 1, lettera c), dell’articolo 25-quinquies del D. Lgs. 231/2001, dopo le parole «600-quater.1,» sono inserite le seguenti: «nonché per il delitto di cui all’articolo 609-undecies»”. Si tratta del reato di adescamento di minorenni che punisce con la reclusione da uno a tre anni l’adescamento di un soggetto di età inferiore ai 16 anni al fine di commettere uno dei fatti previsti e puniti dalle fattispecie incriminatrici poste a tutela della sessualità dei minorenni. A norma dell’art. 609-undecies c.p. “per adescamento si intende qualsiasi atto volto a carpire la fiducia del minore attraverso artifici, lusinghe o minacce posti in essere anche mediante l’utilizzo della rete internet o di altre reti o mezzi di comunicazione”. Con la Legge 29 ottobre 2016 n. 199 è stata altresì inserita tra le fattispecie di reato di cui al presente articolo la c.d. “intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro” (“caporalato”) di cui all’art. 603 c.p., il quale punisce con la reclusione da uno a sei anni e con la multa da Euro 500 ad Euro 1.000 per ogni lavoratore reclutato chiunque recluti manodopera allo scopo di destinarla al lavoro presso terzi in condizioni di sfruttamento, approfittando dello stato di bisogno dei lavoratori e chi utilizzi, assuma o impieghi manodopera, anche mediante l’anzidetta attività di intermediazione, sottoponendo i lavoratori a condizioni di sfruttamento ed approfittando del loro stato di bisogno.

8 Detti reati comprendono: i reati di abuso di informazioni privilegiate (art. 184 TUF) e manipolazione del mercato (art. 185 TUF) di cui al Testo Unico della Finanza, D. Lgs. del 28 febbraio 1998, n. 58.

9 L’art. 25 – septies è stato successivamente modificato dall’art. 300, co.1, D.lgs. 21/2008. Si segnala che gli artt.. 589 e 590 c.p. “Omicidio colposo” e “Lesioni colpose” sono stati recentemente modificati dalla L. 11 gennaio 2018, n. 3, a decorrere dal 15 febbraio 2018. In questo senso è stato inserito il seguente comma dall’art. 12, comma 2 della predetta legge: “Se il fatto è commesso nell’esercizio abusivo di una professione per la quale è richiesta una speciale abilitazione dello Stato o di un’arte sanitaria, la pena è della reclusione da tre a dieci anni”.

  1. (viii) abusi di mercato, richiamati dall’art. 25-sexies, introdotto nel D. Lgs. 231/2001 dall’art. 9 della Legge 18 aprile 2005, n. 628;

 

  1. (ix) reati di omicidio colposo e lesioni colpose gravi o gravissime, commessi con violazione delle norme antinfortunistiche e sulla tutela dell’igiene e della salute sul lavoro, richiamati dall’art. 25-septies, introdotto nel Decreto dall’art. 9 della Legge del 3 agosto 2007, n. 1239;
  2. (x) reati di ricettazione, riciclaggio e impiego di denaro, beni o utilità di provenienza illecita nonché auto-riciclaggio, richiamati dall’art. 25-octies, introdotto nel Decreto dall’art. 63 del D. Lgs. del 21 novembre 2007, n. 23110;
  3. (xi) delitti in materia di violazione del diritto d’autore, richiamati dall’art. 25-novies, introdotto nel Decreto dalla Legge 23 luglio 2009, n. 9911;

10 Detti reati comprendono: ricettazione (art. 648 c.p.); riciclaggio (art. 648-bis c.p.); impiego di denaro, beni o utilità di provenienza illecita (art. 648-ter c.p.); auto-riciclaggio (art. 648-ter.1 c.p) introdotto dalla legge 186/2014.

11 La citata Legge 99/2009 punisce: la messa a disposizione del pubblico non autorizzata in un sistema di reti telematiche, di un’opera dell’ingegno protetta, o parte di essa; l’utilizzo non autorizzato di un’opera altrui non destinata alla pubblicazione; la duplicazione di programmi per elaboratore o la distribuzione, vendita etc.. di programmi contenuti in supporti non contrassegnati dalla Società italiana degli autori ed editori (SIAE); la duplicazione, riproduzione, etc. di opere dell’ingegno destinate al circuito televisivo, cinematografico, etc..; i produttori o importatori dei supporti non soggetti al contrassegno “SIAE”; la produzione, installazione etc. di apparati atti alla decodificazione di trasmissioni audiovisive ad accesso condizionato

12 Detti reati comprendono: accesso abusivo ad un sistema informatico o telematico (art. 615-ter c.p.); detenzione e diffusione abusiva di codici di accesso a sistemi informatici o telematici (art. 615-quater c.p.); diffusione di apparecchiature, dispositivi o programmi diretti a danneggiare o interrompere il funzionamento di un sistema informatico (art. 615-quinquies c.p.); intercettazioni, impedimento o interruzione di comunicazioni informatiche o telematiche (artt. 617-quater e 617-quinquies c.p.); danneggiamento di sistemi informatici (art. 635-bis c.p.); danneggiamento di informazioni, dati e programmi informatici utilizzati dallo Stato o da altro ente pubblico o comunque di pubblica utilità (art. 635-ter c.p.); danneggiamento di informazioni, dati e programmi informatici (art. 635-quater c.p.); danneggiamento di sistemi informatici o telematici di pubblica utilità (art. 635-quinquies c.p.); falsità di un documento informatico (art. 491-bis c.p.); frode informatica del soggetto che presta servizi di certificazione di firma elettronica (art. 640-quinquies c.p.). L’art. 24-bis è stato successivamente modificato dalla Legge 18 novembre 2019, n. 133, legge di conversione del D. L. 21 settembre 2019, n. 105 recante “disposizioni urgenti in materia di perimetro di sicurezza nazionale cibernetica”, convertito con Legge 18 novembre 2019, n. 133. La Legge richiamata dispone che all’art. 24-bis, comma 3, del D. Lgs. 231 del 2001 si aggiunga il richiamo ai “delitti di cui all’articolo 1, comma 11, del decreto-legge 21 settembre 2019, n. 105”.

13 Detti reati comprendono: associazione per delinquere (art. 416 c.p.); associazioni di tipo mafioso anche straniere (art. 416-bis c.p.); scambio elettorale politico-mafioso (art. 416-ter c.p.); sequestro di persona a scopo di rapina o estorsione (art. 630 c.p.); associazione finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti o psicotrope (art. 74 D.P.R. n. 309/1990); termini di durata massima delle indagini preliminari (art. 407, comma 2, lettera a), numero 5) c.p.p.). La L. n. 236/2016, pubblicata in GU il 23 dicembre 2016, ha inserito nel Codice Penale il reato di “Traffico di organi prelevati da persona vivente” (art. 601 – bis c.p.) il quale viene richiamato nell’art. 416 c.p. (associazione per delinquere). Pertanto, il reato di cui all’art. 601-bis (Traffico di organi prelevati da persona vivente) è un nuovo reato presupposto dell’associazione per delinquere.

14 In questo caso non sono state inserite ulteriori disposizioni nel corpo del D. Lgs. n. 231/2001. La responsabilità degli Enti deriva da un’autonoma previsione contenuta nel predetto art. 10 della legge n. 146/2006, il quale stabilisce le specifiche sanzioni amministrative applicabili ai reati, disponendo – in via di richiamo – nell’ultimo comma che “agli illeciti amministrativi previsti dal presente articolo si applicano le disposizioni di cui al D. Lgs. 8 giugno 2001, n. 231”.

15 Detti reati comprendono: sanzioni penali in tema di scarichi idrici (art. 137 D. Lgs. 152/06); attività di gestione rifiuti non autorizzata (art. 256 D. Lgs. 152/06); bonifica dei siti (art. 256 D. Lgs. 152/06); violazione degli obblighi di comunicazione, di tenuta dei registri obbligatori e dei formulari (art. 258 D. Lgs. 152/06); traffico illecito di rifiuti (art. 259 D. Lgs. 152/06); sistema informatico di controllo della tracciabilità dei rifiuti (art. 260-bis D. Lgs. 152/06); sanzioni in tema di emissioni in atmosfera (art. 279 D. Lgs. 152/06); utilizzo di sostanze ozono lesive (art. 3 Legge 549/1993); inquinamento ambientale (art. 452- bis c.p.); disastro ambientale (art. 452-quater c.p.); delitti colposi contro l’ambiente (art. 452-quinquies c.p.); traffico e abbandono di materiale ad alta radioattività (art. 452-sexies c.p.);

  1. (xii) reati informatici, richiamati dall’art. 24-bis, introdotti nel Decreto dalla legge 18 marzo 2008, n. 4812;

 

  1. (xiii) delitti di criminalità organizzata, richiamati dall’art.24-ter, introdotto nel Decreto dalla Legge del 15 luglio 2009, n. 9413;

 

  1. (xiv) reati transazionali, l’art. 10 della legge 16 marzo 2006 n. 146 prevede la responsabilità amministrativa degli Enti anche con riferimento ai reati specificati dalla stessa legge che presentino la caratteristica della trasnazionalità14.
  2. (xv) delitto consistente nel rendere dichiarazioni mendaci all’autorità giudiziaria, richiamato dall’art. 25-decies , introdotto nel Decreto dalla Legge 3 Agosto 2009, n. 116, come sostituito dall’art. 2, comma 1, D.Lgs. 7 luglio 2011, n. 121;
  3. (xvi) reati ambientali, richiamati dall’art. 25-undecies, introdotto nel Decreto dall’art. 4, comma 2, L. 3 agosto 2009, n. 116 e s.m.i.15;

circostanze aggravanti (art. 452-octies c.p.); uccisione, distruzione, cattura, prelievo, detenzione di esemplari di specie animali o vegetali selvatiche protette (art. 727-bis c.p.); distruzione o deterioramento di habitat all’interno di un sito protetto (art. 733 c.p.).

Detti reati comprendono le fattispecie di cui all’art. 2 del D. Lgs. 121/2011 e all’art. 1 della Legge n. 68 del 22 maggio 2015, tra cui il delitto di inquinamento ambientale ed il delitto di disastro ambientale. Il D.Lgs. 21/2018 ha abrogato l’art. 260 D.Lgs. 152/2006, introducendo il nuovo reato di “attività organizzate per il traffico illecito di rifiuti” di cui all’art. 452quaterdecies c.p.. Come precisato nelle disposizioni transitorie del citato D.Lgs., il richiamo all’art. 260 D.Lgs. 152/2006 operato dall’art. 25undecies del D.Lgs. 231/2001 deve intendersi riferito al nuovo art. 452quaterdecies c.p. Peraltro, il D.L. 135/2018, convertito in L. 11 febbraio 2019, n. 12, ha soppresso il sistema di controllo della tracciabilità dei rifiuti (SISTRI) di cui all’art. 188ter D.Lgs. 152/2006. In forza del dettato normativo il Ministero dell’ambiente ha provveduto all’introduzione di un “registro elettronico nazionale per la tracciabilità dei rifiuti”, che tuttavia non è ancora operativo. Medio tempore ai soggetti tenuti ad effettuare la tracciabilità dei rifiuti mediante SISTRI (e ora mediante il registro elettronico) è imposto il rispetto degli adempimenti di cui al D.lgs. 3 aprile 2006, n. 152 nella versione ante modifica ad opera del D.lgs. 205/2010; segnatamente, la tracciabilità dei rifiuti dovrà essere garantita mediante l’utilizzo del sistema tradizionale “cartaceo”, ferma restando la possibilità di avvalersi delle modalità di trasmissione dati “digitali” previste dall’Art. 194-bis del D.lgs. 152/2006.

Al momento, le sanzioni applicabili in caso di violazioni commesse dal 1 gennaio 2019 sono quindi quelle previste dall’Art. 258 del predetto D.lgs. (nel testo previgente alle modifiche apportate dal D.lgs. 205/2010) e non più quelle imposte dall’Art. 260 bis del medesimo D.lgs., che risultano implicitamente abrogate poiché senso latu “accessorie” alla norma relativa al SISTRI. Ciò incide sul perimetro dei reati presupposto di cui all’art. 25undecies del Decreto in quanto non è da ritenersi più applicabile il riferimento all’art. 260bis D.Lgs. 152/2006. Tuttavia, il testo del Decreto Legislativo 231/2001 non è ancora stato aggiornato in relazione a quanto sopra esposto.

16 L’art. 25- duodecies è stato modificato dalla L. n. 161/2017, come meglio dettagliato nella Parte Speciale E del Modello.

17 L’art. 25 – terdecies è stato inserito dalla L. n. 167/2017, pubblicata in GU il 27 novembre 2017al Capo II (“Disposizioni in materia di giustizia e sicurezza”), art. 5, comma 2 (“Disposizioni per la completa attuazione della decisione quadro 2008/913/GAI sulla lotta contro talune forme ed espressioni di razzismo e xenofobia mediante il diritto penale – Caso EU Pilot 8184/15/JUST”). Tale reato presupposto prevede che i delitti a cui si fa rimando puniscano i partecipanti di organizzazioni, associazioni, movimenti o gruppi aventi tra i propri scopi l’incitamento alla discriminazione o alla violenza per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi, nonché la propaganda ovvero l’istigazione e l’incitamento, commessi in modo che derivi concreto pericolo di diffusione, fondati in tutto o in parte sulla negazione, minimizzazione in modo grave o sull’apologia della Shoah o dei crimini connessi al genocidio, dei crimini contro l’umanità o dei crimini di guerra. In tale contesto, si segnala che il 22 marzo 2018 è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il decreto legislativo 1 marzo 2018, n. 21 recante “Disposizioni di attuazione del principio di delega della riserva di codice nella materia penale”. Il decreto mira a realizzare una razionalizzazione della normativa penale al fine di renderla maggiormente conoscibile e ad evitare una caotica produzione legislativa di settore. A tal fine il decreto introduce il principio della “riserva di codice”, in base al quale le disposizioni che prevedono reati possono essere introdotte nell’ordinamento solo se modificano il codice penale o se inserite in leggi organiche. In base a questo principio il decreto ha abrogato alcune fattispecie previste da leggi speciali, tra cui i reati in materia di razzismo e xenofobia (art. 3 della legge 654/1975) e il reato di attività organizzate per il traffico illecito di rifiuti (art. 260 del D.Lgs 152/2006), entrambi richiamati nell’elenco dei reati presupposto del Decreto mediante rinvio alle norme indicate (art. 25-terdecies e art 25-undecies). Le disposizioni non rimangono prive di un rilievo penale dal momento che le medesime fattispecie sono state introdotte nel codice penale, rispettivamente, all’art. 604-bis c.p. (reati di Propaganda e istigazione a delinquere per motivi di discriminazione razziale etnica e religiosa) e all’art. 452-quaterdecies c.p. (reato di “attività organizzate per il traffico illecito di rifiuti”). Con una disposizione di coordinamento il decreto prevede che i richiami alle disposizioni abrogate si intendono riferiti alle nuove norme del codice penale. Ne consegue che rimane ferma la responsabilità ai sensi del Decreto per i reati suindicati.

18 Il D. Lgs. 15 marzo 2017 n. 38, pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 30/03/2017, ha dato attuazione alla decisione quadro 2003/568/GAI in tema di lotta alla corruzione nel settore privato, modificando la formulazione del reato di corruzione tra privati

  1. (xvii) reato di impiego di cittadini di paesi terzi il cui soggiorno è irregolare, richiamati dall’art. 25-duodecies ed introdotto nel Decreto dal D. Lgs. 109/2012 e modificato dalla L. 161/201716;

 

  1. (xviii) reato di razzismo e xenofobia, richiamato dall’art. 25-terdecies, introdotto dalla L. 20 novembre 2017, n. 16717;
  2. (xix) reato di corruzione tra privati, disciplinato dal novellato art. 2635 cod. civ., rubricato oggi “Corruzione tra privati”, e dall’art. 2635-bis cod. civ. rubricato “Istigazione alla corruzione tra privati” e richiamati dall’art. 25-ter, comma 1, lettera s-bis introdotto dalla c.d. “Legge Anticorruzione” (legge n. 190/2012), come modificato dal D. Lgs. 15 marzo 2017 n. 38 e dalla Legge 9 gennaio 2019, n. 318;

 

(comprendendo tra i soggetti punibili anche quanti all’interno degli enti svolgono attività lavorativa con funzioni direttive; prevedendo quali condotte sanzionabili la dazione e la sollecitazione della corresponsione di denaro o altra utilità) ed introducendo la fattispecie delittuosa dell’istigazione alla corruzione (art. 2635-bis c.c.), inasprendo altresì le sanzioni pecuniarie ed introducendo sanzioni interdittive. La Legge 3/2019 ha peraltro abrogato la procedibilità a querela del reato di corruzione tra privati di cui all’art. 2635 c.c. così come del reato di istigazione alla corruzione fra privati (art. 2635-bis c.c.), richiamati dall’art. 25-ter del Decreto, introducendo la procedibilità d’ufficio.

19 L’art. 25-quaterdecies è stato inserito dall’art. 5 L. n. 3/2019 (“Ratifica ed esecuzione della Convenzione del Consiglio d’Europa sulla manipolazione di competizioni sportive, fatta a Magglingen il 18 settembre 2014”), pubblicata in GU il 16 maggio 2019. L’articolo 25-quaterdecies richiama la commissione dei reati di cui agli articoli 1 (frode in competizioni sportive) e 4 (esercizio abusivo di attività di giuoco o di scommessa) della L. n. 401/1989.

20 L’art. 1-sexies del D.L. 28/2003 è stato modificato dal D.L. 53/2019, convertito dalla L. n. 77/2019. Tale modifica, oltre che interessare il comma 1 dell’articolo, ha contestualmente inserito il comma 1-bis, il quale afferma che “le disposizioni del comma 1, primo e secondo periodo, si applicano anche ai soggetti di cui all’art. 1, comma 2, del D.Lgs. 231/01”.

21 L’articolo 25-quinquiesdecies richiama i delitti previsti dal D. Lgs. 74/2000 e ovvero: il delitto di dichiarazione fraudolenta mediante uso di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti (di cui all’art. 2, comma 1 e comma 2-bis) per il quale sono previste sanzioni pecuniarie diverse qualora l’ammontare degli elementi passivi fittizi sia superiore o inferiore ad Euro 100.000; il delitto di dichiarazione fraudolenta mediante altri artifici (di cui all’art. 3); il delitto di emissione di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti (di cui all’art. 8, comma 1 e comma 2-bis), per il quale sono previste sanzioni pecuniarie diverse qualora l’importo non rispondente al vero indicato nelle fatture o nei documenti, per periodo di imposta, sia superiore o inferiore ad Euro 100.000; il delitto di occultamento o distruzione di documenti contabili (di cui all’art. 10) e il delitto di sottrazione fraudolenta al pagamento di imposte (di cui all’art. 11). L’art. 25-quinquiesdecies è stato successivamente modificato dall’art. 5, comma 1 lett. c) del D.Lgs. 75/2020, denominato “Attuazione della direttiva (UE) 2017/1371, relativa alla lotta contro la frode che lede gli interessi finanziari dell’Unione mediante il diritto penale”, avente ad oggetto il recepimento della c.d. Direttiva PIF. Tale modifica ha introdotto all’interno del perimetro dei reati rilevanti ai sensi del Decreto le fattispecie di cui all’art. 4 del D. Lgs. 74/2000, dichiarazione infedele, all’art. 5 del D. Lgs. 74/2000, omessa dichiarazione e all’art. 10 quater del D. Lgs. 74/2000, indebita compensazione; la rilevanza di tali reati ai sensi del Decreto è inoltre subordinata alla loro commissione “nell’ambito di sistemi fraudolenti transfrontalieri e al fine di evadere l’imposta sul valore aggiunto per un importo complessivo non inferiore a dieci milioni di Euro”.

22 Tale intervento ha comportato l’introduzione, nel novero dei reati presupposto, i reati di cui al D.P.R. 23 gennaio 1973, n. 43 (Testo Unico delle disposizioni legislative in materia doganale).

  1. (xx) frodi in competizioni sportive, esercizio abusivo di gioco o scommessa e giochi d’azzardo esercitati a mezzo di apparecchi vietati, richiamati dall’art. 25-quaterdecies ed introdotti nel Decreto dalla legge 9 gennaio 2019, n. 319;

 

  1. (xxi) vendita illecita di titoli di accesso alle manifestazioni sportive, art. 1-sexies D. L. 24 febbraio 2003, n. 2820;

 

  1. (xxii) reati tributari, richiamati dall’art. 25-quinquiesdecies, introdotto dall’art. 39, comma 2 del D.L. 26 ottobre 2019, n. 124 e successivamente modificato dalla legge di conversione 19 dicembre 2019, n. 15721;
  2. (xxiii) contrabbando, richiamati dall’art. 25-sexiesdecies che è stato introdotto dal D.Lgs. 14 luglio 2020, n. 7522.

 

*

In considerazione dell’oggetto della attività di Semplice S.p.A. nonché delle specifiche caratteristiche della stessa, ai fini della predisposizione del presente Modello si è ritenuto opportuno trattare soltanto i Reati considerati all’uopo rilevanti, escludendo dall’analisi quelli la cui commissione è solo astrattamente ipotizzabile all’interno della Società.

In particolare, ai fini del presente Modello si sono tenuti in considerazione :

i Reati commessi nei confronti della Pubblica Amministrazione (artt. 24 e 25 del Decreto);

i Reati Societari (art. 25 ter del Decreto);

i Reati in materia di sicurezza e sicurezza sul luogo di lavoro, ancorché con le limitazioni specifiche previste dalla relativa Parte Speciale (art. 25-septies del Decreto);

i Reati Tributari (art. 25-quinquiesdecies del Decreto),

 

si tralasciano le restanti fattispecie di reato, la cui commissione è solo astrattamente ipotizzabile nella Società.

Per il dettagliato esame dei Reati analizzati, si rimanda alla Parte Speciale del Modello.

1.3 SANZIONI

Le sanzioni previste dall’art. 9 del Decreto a carico della società in conseguenza della commissione o tentata commissione dei reati sopra menzionati sono:

sanzione pecuniaria fino a un massimo di Euro 1.549.370,69 (e sequestro conservativo in sede cautelare);

sanzioni interdittive (applicabili anche quale misura cautelare) di durata non inferiore a tre mesi e non superiore a due anni, che, a loro volta, possono consistere in: – interdizione dall’esercizio dell’attività;

– sospensione o revoca delle autorizzazioni, licenze o concessioni funzionali alla commissione dell’illecito;

– divieto di contrattare con la pubblica amministrazione;

– esclusione da agevolazioni, finanziamenti, contributi o sussidi e l’eventuale revoca di quelli concessi;

– divieto di pubblicizzare beni o servizi;

– confisca (e sequestro preventivo in sede cautelare);

– pubblicazione della sentenza in caso di applicazione di una sanzione interdittiva.

 

 

1.4 ESCLUSIONE DELLA RESPONSABILITÀ AMMINISTRATIVA DEGLI ENTI

Gli articoli 6 e 7 del Decreto prevedono l’esonero della responsabilità dell’Ente per Reati commessi da soggetti in Posizione Apicale e dai Dipendenti ove l’Ente provi di aver adottato ed efficacemente attuato modelli di organizzazione, gestione e controllo idonei a prevenire la realizzazione di tali illeciti penali. All’uopo, il sistema prevede l’istituzione di un organo di controllo interno all’Ente con il compito di vigilare sull’efficacia reale del Modello.

 

Secondo le menzionate disposizioni, la responsabilità dell’Ente, derivante ai sensi del Decreto, è esclusa ove lo stesso dimostri che:

l’organo dirigente abbia adottato ed efficacemente attuato, prima della commissione del fatto, modelli di organizzazione e di gestione idonei a prevenire reati della specie di quello verificatosi;

il compito di vigilare sul funzionamento e l’osservanza dei modelli e di curare il loro aggiornamento sia stato affidato ad un organismo dell’Ente dotato di autonomi poteri di iniziativa e di controllo (l’Organismo di Vigilanza);

le persone abbiano commesso il reato eludendo fraudolentemente i modelli di organizzazione e di gestione;

non vi sia stata omessa o insufficiente vigilanza da parte dell’Organismo di Vigilanza.

 

Il Decreto prevede, inoltre, che i modelli di organizzazione e gestione debbano rispondere alle seguenti esigenze (vedasi art. 6, comma 2, del Decreto):

individuare le attività nel cui ambito possono essere commessi i Reati;

prevedere specifiche procedure dirette a programmare la formazione e l’attuazione delle decisioni dell’ente in relazione ai Reati da prevenire;

individuare modalità di gestione delle risorse finanziarie idonee a impedire la commissione dei Reati;

prevedere obblighi di informazione nei confronti dell’Organismo di Vigilanza;

introdurre un sistema disciplinare idoneo a sanzionare il mancato rispetto delle misure indicate nel Modello.

 

L’esonero dalla responsabilità del’Ente passa attraverso il giudizio d’idoneità del sistema interno di organizzazione e controllo, che il giudice è chiamato a formulare in occasione dell’eventuale procedimento penale a carico dell’autore materiale del fatto illecito. Dunque, la redazione del Modello e l’organizzazione dell’attività dell’organismo di controllo devono porsi come obiettivo l’esito positivo di tale giudizio d’idoneità. Questa particolare prospettiva finalistica impone agli Enti di valutare l’adeguatezza delle proprie procedure alle sopracitate esigenze.

Pertanto, di fatto, l’adozione di un Modello che sia adeguato e completo diviene obbligatoria se l’Ente vuole beneficiare dell’esclusione dalla responsabilità amministrativa per i Reati commessi dai soggetti in Posizione Apicale e dai Dipendenti.

2. FUNZIONE DEL MODELLO

2.1 STRUTTURA E FINALITÀ DEL MODELLO

Al fine di garantire condizioni di legalità, correttezza e trasparenza nello svolgimento della propria attività, Semplice S.p.A. ha ritenuto opportuno adottare e dare attuazione al presente Modello.

Il Modello è stato predisposto tenendo presente sia le disposizioni del Decreto, sia le linee guida emanate da Confindustria in data 7 luglio 2002 ed integrate in data 28 giugno 2004 e 31 marzo 2008, sia la nuova versione delle medesime linee guida emanate in data 31 luglio 2014 per la costruzione dei modelli di organizzazione, gestione e controllo e da ultimo il documento denominato “Principi consolidati per la redazione dei modelli organizzativi e l’attività dell’organismo di vigilanza, prospettive di revisione del d.lgs. 8 giugno 2001, n. 231”, redatto congiuntamente da ABI, dal Consiglio Nazionale Forense, da Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili e da Confindustria (di seguito “Linee guida di Confindustria”) che, tra le varie disposizioni, contengono le indicazioni metodologiche per l’individuazione delle aree di rischio e la struttura che dovrebbe essere adottata nell’implementazione del Modello Organizzativo.

*

Alla luce dei principi generali sopra illustrati ed in considerazione delle previsioni delle Linee Guida, il presente Modello è costituito da una “Parte Generale” e da tre singole “Parti Speciali” predisposte per le tipologie di reato contemplate nel Decreto Legislativo 231/2001, la cui commissione è considerata maggiormente a rischio per la Società.

La Parte Generale ha lo scopo di definire le finalità del Modello Organizzativo ed i principi di carattere generale che la Società pone come riferimento per la gestione dei propri affari, mentre ogni Parte Speciale ha la funzione di individuare i principi comportamentali da porre in essere e le misure preventive relative ai reati potenzialmente attuabili.

La Parte Speciale definisce inoltre gli specifici compiti dell’Organismo di Vigilanza in relazione a ciascuna tipologia di Reati sensibili ai sensi del Decreto presa in considerazione ai fini della predisposizione del Modello Organizzativo.

Scopo del presente Modello è la creazione, in relazione alle Attività Sensibili della Società, di un sistema organico costituito da procedure/principi procedurali ed attività di controllo che ha come obiettivo quello di prevenire la commissione dei Reati.

In particolare, il Modello ha le seguenti finalità:

rendere consapevoli coloro che svolgono “attività a rischio” di poter incorrere, in caso di violazione delle procedure previste dal Modello, in illeciti sanzionabili sia sul piano penale (per l’autore del reato) che amministrativo (per la Società);

ribadire che comportamenti contrari alle norme di legge e del codice etico di Semplice S.p.A., qui accluso come Allegato n. 1 (di seguito il “Codice Etico”), sono fermamente condannati dalla Società;

consentire alla Società di vigilare sulle attività a rischio al fine di facilitare la prevenzione della commissione dei Reati.

 

I principi ispiratori del presente Modello sono i seguenti:

diffusione all’interno della Società e nei confronti dei Collaboratori delle regole comportamentali e dei principi procedurali e/o procedure implementati dallo stesso, nonché un piano di formazione del personale avente ad oggetto tutti gli elementi del Modello;

un Codice Etico di comportamento che fissa i principi etici e le linee generali di comportamento che i Soggetti Apicali, i Dipendenti e i Collaboratori sono tenuti a rispettare nello svolgimento delle rispettive attività;

l’individuazione delle “aree a rischio” della Società, vale a dire delle aree nel cui ambito si ritiene più alta la possibilità che siano commessi i Reati sensibili ai sensi del Decreto;

l’esistenza di procedure e/o prassi consolidate che indichino le modalità operative dell’attività lavorativa sia in generale sia in particolare nelle “aree a rischio” individuate;

un sistema di deleghe gestionali interne e di procure a rappresentare la Società verso l’esterno che assicuri una chiara attribuzione dei compiti, coerente con la struttura organizzativa e con il sistema di controllo di gestione;

un sistema di gestione e controllo delle risorse finanziarie della Società che permetta di individuare tempestivamente l’insorgere di eventuali situazioni di criticità;

un sistema disciplinare adeguato a sanzionare la violazione del Modello e del Codice Etico;

l’attribuzione ad un organismo, interno alla Società (l’Organismo di Vigilanza), del compito di vigilare sul funzionamento e sull’osservanza del Modello e di curarne l’aggiornamento.

2.2 SOGGETTI DESTINATARI DEL MODELLO

Le regole contenute nel presente Modello si rivolgono:

alle persone che rivestono funzioni di rappresentanza, amministrazione o direzione di Semplice S.p.A. o che esercitano, anche di fatto, la gestione e il controllo di Semplice S.p.A. (Soggetti in Posizione Apicale);

ai dipendenti di Semplice S.p.A. sottoposti alla direzione o alla vigilanza di uno o più dei soggetti posti in posizione apicale (Dipendenti);

ai consulenti, collaboratori, partner commerciali/finanziari agenti, procuratori e, in genere, ai terzi che operano per conto o comunque nell’interesse di Semplice S.p.A. (Collaboratori),

 

tutti congiuntamente denominati “Destinatari”.

Il Modello ed i contenuti dello stesso sono comunicati ai soggetti interessati con modalità idonee ad assicurarne l’effettiva conoscenza, secondo quanto indicato al successivo capitolo 6; pertanto i Destinatari del Modello sono tenuti a rispettarne puntualmente tutte le disposizioni, anche in adempimento dei doveri di correttezza e diligenza derivanti dal rapporto giuridico da essi instaurato con la Società.

2.3 ADOZIONE DEL MODELLO

La Società intende assicurarsi che, dai propri Dipendenti, dai Soggetti in Posizione Apicale, nonché da tutti coloro che agiscono per conto della stessa, non siano commesse fattispecie di Reato che possano non solo screditare l’immagine della Società stessa, ma anche comportare l’applicazione di una delle sanzioni pecuniarie e/o interdittive che il Decreto prevede nel caso in cui tali Reati siano posti in essere a vantaggio o nell’interesse di Semplice S.p.A..

A tal fine la Società ha inteso adottare il presente Modello, volto ad introdurre un sistema di principi e regole di condotta che devono ispirare il comportamento di tutti i soggetti appartenenti alla Società stessa nei rapporti con gli interlocutori italiani o esteri.

Il presente Modello è stato adottato dal Consiglio di Amministrazione di Semplice S.p.A. con delibera del 26 gennaio 2012 e costituisce un documento ufficiale della Società.

2.4 MODIFICHE ED INTEGRAZIONI DEL MODELLO

Il presente modello è stato aggiornato, nella sua attuale formulazione, con delibera del Consiglio di Amministrazione della Società del 09 LUGLIO 2021. Lo stesso può essere modificato e/o integrato dal Consiglio di Amministrazione previa proposta e/o consultazione dell’Organismo di Vigilanza.

3. LA STRUTTURA ORGANIZZATIVA DI SEMPLICE S.p.A.

3.1 PREMESSA

Al fine di individuare le Attività Sensibili di cui al Decreto è necessario fare riferimento alle specifiche peculiarità dell’ente che intende dotarsi del Modello ed al suo concreto operato.

Pertanto, appare preliminarmente opportuno descrivere la struttura organizzativa di Semplice S.p.A., con particolare riferimento alle attività da essa svolte ed al suo sistema di amministrazione e controllo.

3.2 L’ORGANIZZAZIONE INTERNA DI SEMPLICE S.P.A.

3.2.1 OGGETTO SOCIALE

La Società ha per oggetto l’acquisto, la vendita, la permuta di immobili, rustici ed urbani, la costruzione, la ricostruzione nonché la locazione l’amministrazione e la gestione dei beni immobili sociali; ha inoltre per oggetto l’assunzione, non nei confronti del pubblico e non ai fini del collocamento, di partecipazioni in altre società o imprese. La Società può porre in essere qualsivoglia attività di carattere finanziario ed immobiliare ritenuta dall’organo amministrativo necessaria e/o opportuna per il raggiungimento delle sue finalità.

3.2.2 CORPORATE GOVERNANCE

Sono organi centrali della Società:

l’Assemblea;

il Consiglio di Amministrazione;

il Presidente;

Collegio Sindacale.

 

3.2.2.1 ASSEMBLEA

L’Assemblea è ordinaria e straordinaria ai sensi di legge.

L’Assemblea Ordinaria deve essere convocata almeno una volta all’anno, entro centoventi giorni dalla chiusura dell’esercizio sociale.

L’Assemblea Straordinaria può essere convocata quando l’organo amministrativo lo ritenga opportuno o quando sussistono le circostanze prescritte dalla legge.

L’Assemblea Ordinaria delibera in prima convocazione con il voto favorevole di tanti soci che rappresentino almeno i due terzi del capitale sociale ed in seconda convocazione delibera validamente a maggioranza semplice, qualunque sia la parte del capitale sociale intervenuto.

L’Assemblea Straordinaria delibera sia in prima che in seconda convocazione col voto favorevole di tanti soci che rappresentino almeno i due terzi del capitale sociale.

3.2.2.2. CONSIGLIO DI AMMINISTRAZIONE

La Società è amministrata da un Amministratore Unico o da un Consiglio di Amministrazione composto da due a cinque membri. L’Amministratore Unico e i membri del Consiglio di Amministrazione, che possono essere non soci, sono nominati dall’Assemblea, durano in carica per il tempo determinato dall’Assemblea in sede di nomina, non superiore a tre esercizi e scadono alla data dell’Assemblea convocata per l’approvazione del bilancio relativo all’ultimo esercizio della loro carica.

Il Consiglio di Amministrazione ha i più ampi poteri per la gestione ordinaria e straordinaria della società con la facoltà di compiere tutti gli atti che ritiene opportuni per l’attuazione e il raggiungimento dello scopo sociale, con esclusione del conferimento, della vendita e dell’alienazione in genere, sotto qualsiasi forma, di immobili, diritti immobiliari, partecipazioni, marchi e brevetti, per i quali occorrerà il preventivo consenso dell’assemblea degli azionisti.

3.2.2.3 PRESIDENTE

Il Presidente del Consiglio di Amministrazione ha tutti i più ampi poteri, da esercitare con firma libera e disgiunta per la gestione ordinaria della società.

3.2.2.4 IL COLLEGIO SINDACALE

Il controllo sull’attività amministrativa e contabile della Società è affidato a un Collegio Sindacale, composto da tre membri effettivi e due supplenti, nominati ai sensi di legge.

3.3 PRINCIPI GENERALI DEL SISTEMA ORGANIZZATIVO E DI CONTROLLO

Il presente Modello Organizzativo costituisce un ampliamento del sistema di gestione e controllo già in vigore all’interno della Società ed è adottato con l’obiettivo di fornire una ragionevole garanzia circa il raggiungimento degli obiettivi istituzionali nel rispetto delle leggi e dei regolamenti, dell’affidabilità delle informazioni finanziarie e della salvaguardia del patrimonio della Società.

3.3.1 Sistema organizzativo e separazione dei ruoli

Il sistema organizzativo della Società deve rispettare i seguenti requisiti:

chiarezza, formalizzazione e comunicazione, con particolare riferimento all’attribuzione di responsabilità, alla definizione delle linee gerarchiche e all’assegnazione delle attività operative;

separazione dei ruoli, ossia articolazione dei processi operativi in modo da evitare sovrapposizioni funzionali e, soprattutto, la concentrazione su di un unico soggetto delle attività che presentino un grado elevato di criticità o di rischio potenziale.

 

3.3.2 Deleghe di poteri

Il sistema di deleghe riguarda sia i poteri autorizzativi interni, dai quali dipendono i processi decisionali della Società in merito alle attività da porre in essere, sia i poteri di rappresentanza per la firma di atti o documenti destinati all’esterno e idonei a vincolare la Società, anche in termini economici, nei confronti di terzi.

Le deleghe di poteri devono:

essere definite e formalmente conferite dal Consiglio di Amministrazione;

essere coerenti con le responsabilità ed i compiti delegati e con le posizioni ricoperte dal soggetto delegato nell’ambito della struttura organizzativa;

prevedere limiti di esercizio in coerenza con i ruoli attribuiti, con particolare attenzione ai poteri di spesa e ai poteri autorizzativi e/o di firma delle operazioni e degli atti considerati “a rischio” in ambito aziendale;

essere aggiornate in conseguenza dei mutamenti organizzativi.

 

A tal ultimo proposito, la Società procederà all’aggiornamento tempestivo delle deleghe di poteri, stabilendo i casi in cui dette deleghe dovranno essere attribuite, modificate e revocate.

3.3.3 Procedure operative

I processi e le attività operative aziendali, come evidenziato sopra, sono supportate dai principi generali e specifici di condotta e/o da procedure interne (formalizzate), anche tramite il sistema delle

deleghe, che rispecchiano i seguenti requisiti:

regolamentazione delle modalità di svolgimento delle attività;

definizione delle responsabilità delle attività, nel rispetto del principio di separazione dei ruoli, tra il soggetto che inizia il processo decisionale, il soggetto che lo esegue e lo conclude, e il soggetto che lo controlla;

tracciabilità degli atti e delle operazioni in generale tramite idonei supporti documentali che attestino le caratteristiche e le giustificazioni delle attività poste in essere ed identifichino i soggetti a vario titolo coinvolti nell’operazione (autorizzazione, effettuazione, registrazione, verifica dell’operazione);

previsione di specifici meccanismi di controllo (anche tramite consulenti esterni) tali da garantire l’integrità e la completezza dei dati gestiti e delle informazioni scambiate nell’ambito della struttura aziendale ed all’esterno della stessa.

 

3.3.4 Attività di controllo e monitoraggio

Le attività di controllo e monitoraggio coinvolgono necessariamente soggetti od organi diversi tra cui: il Consiglio di Amministrazione, il Collegio Sindacale, i consulenti esterni e l’Organismo di Vigilanza e, più in generale, il personale della Società e rappresentano un elemento imprescindibile dell’attività quotidiana svolta.

I compiti di controllo svolti dai predetti soggetti sono definiti tenendo in considerazione le seguenti attività di controllo:

vigilanza sulla corretta amministrazione della Società, sull’adeguatezza dell’organizzazione e sull’osservanza della legge e dell’atto costitutivo;

revisione interna, finalizzata alla rilevazione delle anomalie e delle violazioni del sistema delle deleghe e/o delle procedure;

revisione esterna, finalizzata a verificare la regolare tenuta della contabilità sociale e la redazione del bilancio di esercizio in conformità con i principi contabili applicabili.

 

3.3.5 Tracciabilità

Ogni operazione/attività deve essere adeguatamente registrata. Il processo di decisione/autorizzazione/svolgimento dell’attività deve essere verificabile ex post, anche tramite appositi supporti documentali (cartacei e/o elettronici) e, in ogni caso, devono essere disciplinati in dettaglio i casi e le modalità dell’eventuale possibilità di cancellazione o distruzione delle registrazioni effettuate.

La Società ritiene che i principi sopra descritti siano coerenti con le indicazioni fornite dalle Linee Guida emanate da Confindustria e ragionevolmente idonei anche a prevenire le fattispecie di reato contemplate dal Decreto.

Alla luce delle considerazioni che precedono, la Società ritiene indispensabile garantire la corretta ed effettiva applicazione dei menzionati principi di controllo in tutte le aree di attività/processi aziendali identificati come potenzialmente a rischio-reato in fase di mappatura.

La Società ritiene infine che il compito di verificare la costante applicazione dei suddetti principi, nonché l’adeguatezza, la coerenza e l’aggiornamento degli stessi debba essere svolto sia dall’Organismo di Vigilanza sia dai rappresentanti della Società e dai collaboratori di questi ultimi.

4. METODOLOGIA SEGUITA PER L’INDIVIDUAZIONE DELLE ATTIVITÀ SENSIBILI E LA REDAZIONE DEL MODELLO

4.1 PREMESSA

L’art. 6.2 lett. a) del Decreto Legislativo 231/01 indica, come uno dei requisiti del Modello, l’individuazione delle cosiddette “aree sensibili” o “a rischio”, cioè di quei processi e di quelle aree di attività aziendali in cui potrebbe determinarsi il rischio di commissione di uno dei reati espressamente richiamati dal Decreto stesso.

Si è, pertanto, analizzata la realtà operativa aziendale nei settori aziendali in cui è possibile la commissione dei Reati, evidenziando i momenti ed i processi maggiormente rilevanti.

Parallelamente, è stata condotta un’indagine sugli elementi costitutivi dei reati sensibili in relazione all’attività della Società, allo scopo di identificare le condotte concrete che, nel contesto aziendale, potrebbero realizzare le fattispecie delittuose.

Il Modello è stato predisposto da Semplice S.p.A. tenendo presente sia le disposizioni del Decreto sia le Linee Guida da ultimo emanate da Confindustria in data 31 luglio 2014, che tra l’altro, come già evidenziato, contengono le indicazioni metodologiche per l’individuazione delle aree di rischio e la struttura del Modello.

4.2 FASI PROPEDEUTICHE ALLA COSTRUZIONE DEL MODELLO

La Società, in considerazione di quanto disposto dal Decreto, ha avviato un progetto finalizzato alla predisposizione del presente Modello, conferendo specifico mandato a dei consulenti esterni, aventi il necessario know-how

La redazione del Modello è stata preceduta da una serie di attività propedeutiche, suddivise nelle seguenti fasi:

1) Preliminare analisi del contesto aziendale

Tale fase ha avuto come obiettivo il preventivo esame, tramite analisi documentale, dell’organizzazione e delle attività della Società, nonché dei processi aziendali nei quali le attività sono articolate, nello specifico mediante interviste ad hoc con alcuni componenti del Consiglio di Amministrazione.

2) Individuazione delle Attività Sensibili e “As-is analysis”

Dallo svolgimento di tale processo di analisi è stato possibile individuare, all’interno della struttura della Società, una serie di Attività Sensibili nel compimento delle quali si potrebbe ipotizzare la commissione dei Reati. Successivamente a tale fase di indagine, si è proceduto a rilevare le modalità di gestione delle Attività Sensibili, il sistema di controllo esistente sulle stesse, nonché la conformità di quest’ultimo ai principi di controllo interno comunemente accolti.

L’analisi ha interessato le Attività Sensibili: (i) alla commissione dei Reati di cui agli artt. 24 e 25 del Decreto (c.d. “Reati contro la Pubblica Amministrazione”), (ii) alla commissione dei reati di cui all’art. 25-ter del Decreto (c.d. “Reati Societari”), ed infine, (iii) alla commissione dei reati di cui all’art. 25-septies del Decreto (c.d. “Reati in materia di sicurezza ed igiene sul lavoro”), ancorché con le limitazioni specifiche previste dalla relativa Parte Speciale, e (iv) alla commissione dei reati di cui all’art. 25-quinquiesdecies del Decreto (c.d. “Reati Tributari”).

Dopo una valutazione preliminare, supportata sia dal ciclo di interviste sia dalla verifica documentale di cui sopra, sono stati esclusi dall’analisi i reati non contemplati esplicitamente nelle Parti Speciali del presente Modello Organizzativo, in quanto, pur non potendosi escludere del tutto la loro astratta verificabilità, la loro realizzazione in concreto è risultata solo astrattamente ipotizzabile, sia in considerazione della realtà operativa della Società sia in considerazione degli elementi necessari alla realizzazione dei reati in questione (con particolare riferimento per alcuni di essi all’elemento psicologico del reato).

3) Effettuazione della “Gap analysis”

Sulla base della situazione dei controlli e delle procedure esistenti in relazione alle Attività Sensibili e

delle previsioni e finalità del Decreto, si sono individuate le azioni di miglioramento dell’attuale sistema di controllo interno e dei requisiti organizzativi essenziali per la definizione del presente Modello.

Per le aree di attività ed i processi strumentali sensibili identificati, sono state individuate le potenziali fattispecie di rischio-Reato, le possibili modalità di realizzazione delle stesse ed i soggetti (dipendenti e non) normalmente coinvolti.

I risultati di tale attività di mappatura delle aree a rischio, dei controlli attualmente in essere (“As-is analysis”) e di identificazione delle debolezze e dei punti di miglioramento del sistema di controllo interno (“Gap analysis”) sono rappresentati in alcuni documenti mantenuti agli atti della Società.

*

Si è proceduto, quindi, ad una valutazione del livello di rischio potenziale associabile a ciascuna attività/processo sensibile, valutato sulla base di criteri di tipo qualitativo che tengono conto di fattori quali:

frequenza di accadimento/svolgimento dell’attività descritta ed altri indicatori economico-quantitativi di rilevanza dell’attività o processo aziendale (es.: valore economico delle operazioni o atti posti in essere, numero e tipologia di soggetti coinvolti, ecc.);

gravità delle sanzioni potenzialmente associabili alla commissione di uno dei Reati previsti dal Decreto nello svolgimento dell’attività;

probabilità di accadimento, nel contesto operativo, del reato ipotizzato;

potenziale beneficio che deriverebbe in capo alla Società a seguito della commissione del comportamento illecito ipotizzato e che potrebbe costituire una leva alla commissione della condotta illecita da parte del personale aziendale;

eventuali precedenti di commissione dei Reati in Semplice S.p.A. o più in generale nel settore in cui essa opera.

 

4.3 REDAZIONE DEL MODELLO

A seguito delle attività sopra descritte, la Società per la redazione del Modello ha tenuto presenti:

le prescrizioni del Decreto;

il Codice Etico;

le Linee Guida di Confindustria.

Resta inteso che l’eventuale scelta di non adeguare il Modello ad alcune indicazioni di cui alle predette Linee Guida di Confindustria non inficia la validità del documento stesso. Infatti, il Modello adottato dall’Ente deve essere necessariamente redatto con specifico riferimento alla realtà concreta dell’Ente stesso, e pertanto lo stesso può anche discostarsi dalle relative Linee Guida di Confindustria, le quali, per loro natura, hanno carattere generale.

Peraltro, il rispetto del Codice Etico è uno strumento a beneficio della prevenzione della realizzazione degli illeciti penali nell’ambito delle Attività Sensibili, in quanto rappresenta l’impegno formale della Società ad operare secondo trasparenti norme comportamentali oltre che al rispetto delle specifiche leggi vigenti. La regolamentazione del Codice Etico ha il fine di garantire l’osservanza dei principi di concorrenza, dei principi democratici, il rispetto di una competizione leale e la difesa di una buona immagine. Il Codice Etico stabilisce, altresì, delle direttive comportamentali interne rivolte a tutti i collaboratori aziendali che sono responsabili verso la Società, sul piano etico e professionale, del loro comportamento nell’esercizio delle attività caratteristiche e che sono state individuate come particolarmente sensibili nel Modello.

Il Codice Etico esprime infine i principi di comportamento, riconosciuti da Semplice S.p.A. che ciascun Amministratore, Dipendente e Collaboratore è tenuto ad osservare scrupolosamente nello svolgimento della propria attività.

5. L’ORGANISMO DI VIGILANZA DI SEMPLICE S.P.A.

5.1 STRUTTURA DELL’ORGANISMO DI VIGILANZA

Come già illustrato in precedenza, al fine di escludere la propria responsabilità amministrativa, la Società deve nominare un Organismo di Vigilanza ed affidargli il compito di vigilare sul funzionamento e sull’osservanza del Modello nonché di curarne l’aggiornamento.

I componenti dell’Organismo di Vigilanza devono possedere requisiti soggettivi che garantiscano l’autonomia, l’indipendenza e l’onorabilità dell’organismo stesso nell’espletamento delle sue attività.

Il Decreto, all’articolo 6 comma 1, lettera b), stabilisce che il compito di vigilare sul funzionamento e l’osservanza del Modello, nonché di curare l’aggiornamento dello stesso, debba essere affidato ad un Organismo dell’ente dotato di autonomi poteri di iniziativa e di controllo.

La caratteristica dell’autonomia di poteri di iniziativa e di controllo comporta che tale Organismo debba essere:

in una posizione di indipendenza rispetto a coloro su cui deve effettuare la vigilanza;

privo di compiti operativi;

dotato di autonomia finanziaria.

 

Sulla scorta di quanto precede, l’Organismo di Vigilanza non può essere generalmente individuato nel Consiglio di Amministrazione, che ha poteri gestionali, né nel Collegio Sindacale che non presenta i caratteri di continuità di azione.

In considerazione dell’attività e della natura della Società, si è ritenuto quindi coerente e corretto che l’Organismo di Vigilanza sia composto da un unico membro, esterno alla Società, nominato dal Consiglio di Amministrazione.

L’ Organismo di Vigilanza riporta direttamente ai vertici della Società in modo da garantire la sua piena autonomia ed indipendenza nello svolgimento dei compiti che gli sono affidati.

In particolare, l’Organismo di Vigilanza:

riferisce al Consiglio di Amministrazione i risultati della propria attività di vigilanza e di controllo;

è dotato di autonomi poteri di intervento nelle aree di competenza. A tal fine, nonché per garantire lo svolgimento con continuità dell’attività di verifica circa l’adeguatezza e l’idoneità del Modello, l’ Organismo di Vigilanza si avvale di personale interno e/o di collaboratori esterni;

è dotato di un budget di spesa annuale ad uso esclusivo.

 

La continuità di azione dell’Organismo di Vigilanza è garantita dalla circostanza che lo stesso opera presso la Società. La definizione degli aspetti attinenti alla continuità di azione dell’Organismo di Vigilanza, quali la programmazione dell’attività di verifica, le modalità di effettuazione della stessa, la verbalizzazione delle riunioni, le modalità ed il contenuto specifico dei flussi informativi relativi alle Attività Sensibili e alle eventuali modifiche della struttura organizzativa, nonché le specifiche modalità operative e di funzionamento interno, sono generalmente (ed in ragione dell’attività svolta dalla Società) rimesse ad un piano di lavoro specifico deliberato dall’Organismo di Vigilanza stesso.

5.2 COMPONENTI DELL’ORGANISMO DI VIGILANZA – DURATA DELLA CARICA

Il Consiglio di Amministrazione provvede alla nomina dell’Organismo di Vigilanza, nella sua composizione monocratica, mediante apposita delibera consiliare, che ne determina la remunerazione.

Al fine di garantire i requisiti di indipendenza e di autonomia, sono considerate cause di incompatibilità con l’incarico di componente dell’Organismo di Vigilanza dal momento della nomina e per tutta la durata della carica:

essere componente esecutivo e/o non indipendente del Consiglio di Amministrazione di Semplice S.p.A.;

essere revisore contabile di Semplice S.p.A.;

avere relazioni di coniugio, parentela o affinità fino al quarto grado con i soggetti di cui ai punti precedenti;

svolgere funzioni operative o di business all’interno della Società;

intrattenere significativi rapporti d’affari con Semplice S.p.A., con società da essa controllate o ad essa collegate né intrattenere significativi rapporti d’affari con i componenti del Consiglio di Amministrazione della Società che siano muniti di deleghe;

aver intrattenuto rapporti di lavoro dipendente o autonomo, negli ultimi tre anni, con entità con le quali o nei confronti delle quali possono essere potenzialmente compiuti i Reati considerati dal Decreto;

essere stati condannati, ovvero essere sottoposti ad indagine, per la commissione di uno dei Reati (nonché di reati o illeciti amministrativi di natura simile).

 

Il componente dell’Organismo di Vigilanza è tenuto a comunicare immediatamente al Consiglio di Amministrazione l’insorgere di eventuali condizioni ostative.

Al fine di garantire l’efficace e costante attuazione del Modello, nonché la continuità di azione, la durata dell’incarico è fissata in tre (3) anni, eventualmente rinnovabili con delibera del Consiglio di Amministrazione.

L’Organismo di Vigilanza resta in carica per tutta la durata del mandato ricevuto, a prescindere dalla modifica di composizione del Consiglio di Amministrazione che lo ha nominato, a meno che il rinnovo del Consiglio di Amministrazione dipenda dalla commissione di uno dei Reati; in tal caso il neo eletto organo amministrativo provvede a costituire un nuovo Organismo di Vigilanza.

Rappresentano ipotesi di decadenza automatica (oltre alle incompatibilità di cui sopra), la sopravvenuta incapacità e la morte; fatte salve le ipotesi di decadenza automatica, il componente dell’Organismo può essere revocato esclusivamente dal Consiglio di Amministrazione soltanto per giusta causa.

Rappresentano ipotesi di giusta causa di revoca:

una sentenza di condanna della Società ai sensi del Decreto o una sentenza di patteggiamento, passata in giudicato, ove risulti dagli atti l’“omessa o insufficiente vigilanza” da parte dell’Organismo di Vigilanza, secondo quanto previsto dall’art. 6, comma 1, lett. d) del Decreto;

una sentenza di condanna o di patteggiamento emessa nei confronti del componente dell’Organismo di Vigilanza per aver commesso uno dei Reati (o reati/illeciti amministrativi dello stesso genere);

il mancato riserbo relativamente alle informazioni di cui vengano a conoscenza nell’espletamento dell’incarico.

 

Il componente dell’OdV potrà recedere in ogni momento dall’incarico, mediante preavviso di almeno 1 (uno) mese, senza dover addurre alcuna motivazione.

In caso di dimissioni o di decadenza automatica dell’Organismo di Vigilanza, quest’ultimo ne darà comunicazione tempestiva al Consiglio di Amministrazione, che prenderà senza indugio le decisioni del caso.

5.3 CONVOCAZIONE E FUNZIONAMENTO DELL’ORGANISMO DI VIGILANZA

L’Organismo di Vigilanza si svolge le proprie attività mediante accessi alla Società almeno ogni semestre ed ogni qualvolta lo ritenga necessario per ragioni di urgenza.

All’attività dell’Organismo di Vigilanza possono essere chiamati a partecipare amministratori – e, ove esistenti, direttori, dirigenti, responsabili di funzioni aziendali – nonché consulenti esterni, qualora la loro presenza sia necessaria all’espletamento dell’attività.

L’Organismo di Vigilanza riferisce in merito alla propria attività al Consiglio di Amministrazione predisponendo annualmente, una relazione descrittiva contenente una sintesi di tutte le attività svolte nel corso dell’anno, dei controlli e delle verifiche eseguite, nonché l’eventuale aggiornamento della mappatura delle Attività Sensibili e/o del Modello Organizzativo.

Per l’esecuzione delle sue attività, l’Organismo di Vigilanza può avvalersi delle prestazioni di collaboratori anche esterni, rimanendo sempre direttamente responsabile dell’esatto adempimento degli obblighi di vigilanza e controllo derivanti dal Decreto. Ai collaboratori è richiesto il rispetto dell’obbligo di diligenza e riservatezza previsto per i componenti dell’Organismo di Vigilanza.

5.4 FUNZIONI E POTERI DELL’ORGANISMO DI VIGILANZA

Le principali funzioni dell’Organismo di Vigilanza sono le seguenti:

vigilanza sull’effettiva applicazione del Modello, attraverso l’elaborazione e l’attuazione di un programma/piano di lavoro di vigilanza e controllo;

vigilanza sull’adeguatezza del Modello, ossia dell’efficacia dello stesso nel prevenire i Reati;

vigilanza circa il mantenimento nel tempo dei requisiti di efficacia del Modello;

promozione dell’aggiornamento del Modello, nel caso ciò si rendesse necessario.

 

In particolare, l’Organismo di Vigilanza ha i seguenti poteri:

richiedere all’organo amministrativo ed ai procuratori (ove esistenti) della Società informazioni e documentazione in merito alle operazioni ed agli atti compiuti nelle aree a rischio di commissione dei Reati;

adottare e/o attivare procedure di controllo al fine di verificare l’osservanza del Modello;

effettuare verifiche a campione su determinate operazioni e/o atti specifici compiuti nelle aree a rischio di commissione dei Reati;

compiere indagini conoscitive al fine di individuare e/o aggiornare le “aree a rischio” di commissione dei Reati;

fornire chiarimenti ed istruzioni per l’osservanza del Modello;

consultarsi con consulenti esterni al fine di garantire a tutti i livelli l’efficacia del Modello;

raccogliere, elaborare e custodire le informazioni relative al presente Modello;

riferire periodicamente al Consiglio di Amministrazione circa lo stato di attuazione e l’operatività del Modello;

valutare e proporre al Consiglio di Amministrazione le modifiche e/o gli aggiornamenti da apportare al Modello;

disporre delle risorse opportune per lo sviluppo, monitoraggio e valutazione dell’efficacia del Modello.

5.5 OBBLIGHI INFORMATIVI NEI CONFRONTI DELL’ORGANISMO DI VIGILANZA

L’Organismo di Vigilanza deve essere tempestivamente informato:

delle segnalazioni e/o notizie relative alla violazione del Modello;

dei procedimenti e/o provvedimenti provenienti da organi di polizia giudiziaria, o da qualsiasi autorità, dai quali risulti la commissione, anche solo potenziale, dei Reati e comunque la violazione del Modello;

dei procedimenti e/o provvedimenti disciplinari aziendali avviati/adottati a seguito della violazione del Modello;

di ogni proposta di modifica del Modello;

di ogni iniziativa riguardante la prevenzione della commissione dei Reati e comunque l’efficace funzionamento del Modello;

del sistema delle deleghe degli amministratori e di ogni sua successiva modifica e/o integrazione;

del sistema dei poteri di firma e di ogni sua successiva modifica e/o integrazione;

delle segnalazioni e/o notizie comunque relative ai Reati nei quali la Società o alcuno dei suoi Dipendenti o Collaboratori possa essere coinvolto.

 

In particolare, i Destinatari del Modello hanno l’obbligo di riportare ogni sospetta violazione del Modello all’Organismo di Vigilanza.

L’Organismo agirà in modo da garantire i segnalanti in buona fede contro qualsiasi forma di ritorsione, discriminazione o penalizzazione, assicurando altresì la riservatezza dell’identità del segnalante, fatti salvi gli obblighi di legge e la tutela dei diritti della Società o delle persone coinvolte, nonché la reputazione del/dei segnalato/i.

L’Organismo di Vigilanza valuta con attenzione ed imparzialità le segnalazioni ricevute, e può svolgere tutti gli accertamenti e gli approfondimenti all’uopo necessari.

In aggiunta alle segnalazioni di cui sopra, all’Organismo di Vigilanza devono essere obbligatoriamente ed immediatamente trasmesse, da chiunque ne abbia notizia:

le richieste di assistenza legale inoltrate dai Dipendenti in caso di avvio di procedimento giudiziario per Reati;

i provvedimenti e/o le notizie provenienti da organi di polizia giudiziaria, o da qualsiasi altra Autorità, dai quali si evinca lo svolgimento di indagini in ambito aziendale, eventualmente anche nei confronti di ignoti, per i Reati;

l’evidenza dei procedimenti disciplinari svolti e delle eventuali sanzioni irrogate con specifico riferimento ai Reati, ovvero dei provvedimenti di archiviazione di tali procedimenti con le relative motivazioni;

qualsiasi spostamento di denaro tra Semplice S.p.A. ed altra società controllata o collegata che non trovi giustificazione in uno specifico contratto stipulato a condizioni di mercato;

ogni eventuale anomalia o irregolarità riscontrata nell’attività di verifica delle fatture emesse o ricevute dalla Società.

 

L’Organismo di Vigilanza deve adempiere al proprio incarico con la diligenza richiesta dalla natura dell’incarico, dalla natura dell’attività esercitata e dalle sue specifiche competenze. Lo stesso è inoltre tenuto al più stretto riserbo ed al segreto professionale relativamente alle informazioni di cui vengano a conoscenza nell’espletamento dell’incarico al fine di evitare qualsiasi fuga di notizie o informazioni riservate all’esterno. Tale obbligo tuttavia non sussiste nei confronti del Consiglio di Amministrazione.

6. SELEZIONE, INFORMATIVA E FORMAZIONE

6.1 PERSONALE DIPENDENTE

La Società attualmente non annovera alcun Dipendente; pertanto le considerazioni che seguono in merito al tema oggetto del presente capitolo e dei successivi potranno trovare applicazione in futuro qualora la Società assumerà nuovo personale dipendente.

*

Ai fini dell’attuazione del presente Modello, è obiettivo di Semplice S.p.A. garantire sia al personale già presente (Dipendenti, Collaboratori e procuratori) sia a quello che verrà inserito, una corretta conoscenza delle regole di condotta ivi contenute, con differente grado di approfondimento in relazione al diverso livello di coinvolgimento delle risorse medesime nell’ambito delle Attività Sensibili.

In tale ottica, all’atto dell’assunzione del personale dovrà essere verificato, qualora il soggetto sia candidato per una posizione a rischio, se lo stesso abbia precedenti penali, rapporti di dipendenza con pubbliche amministrazioni, ovvero rapporti di parentela e/o di coniugio con dipendenti di pubbliche amministrazioni.

In caso di esistenza di una delle suddette situazioni, il candidato in esame potrà essere assunto solo a condizione che la direzione amministrativa (ovvero la diversa funzione di riferimento), effettui le opportune valutazioni ed autorizzi l’assunzione.

L’informativa al personale in merito al presente Modello potrà essere effettuata tramite una o più delle seguenti iniziative:

consegna materiale di una copia del presente Modello Organizzativo (ivi inclusi i suoi allegati) con contestuale richiesta di sottoscrizione di una dichiarazione attestante il ricevimento del documento;

inserimento del Modello e specifica affissione del codice disciplinare nelle bacheche posizionate in locali aziendali che siano accessibili a tutti;

e-mail informative, anche ai fini dell’invio dell’aggiornamento periodico del Modello.

 

Stante la struttura attualmente ridotta della Società, la stessa ha ritenuto opportuno che l’attività di formazione, possa essere svolta tramite idonei strumenti informatici (presentazioni, e-learning, ecc.) portanti i contenuti del Decreto, delle implicazioni dello stesso sulla vita aziendali, nonché un aggiornamento sulle principali caratteristiche del Modello adottato. A tal proposito, forma parte integrante dell’attività di formazione del personale dipendente anche l’invio di occasionali e-mail di aggiornamento.

6.2 COLLABORATORI ESTERNI

All’atto del conferimento di incarichi a collaboratori esterni (quali ad es. agenti, consulenti, ecc.) deve essere verificato, qualora il soggetto debba intrattenere rapporti con la Pubblica Amministrazione, se lo stesso abbia precedenti penali, rapporti di dipendenza con pubbliche amministrazioni, rapporti di parentela e/o di coniugio con dipendenti di Pubbliche Amministrazioni.

Se il soggetto ha rapporti di dipendenza con la Pubblica Amministrazione, sarà il Consiglio di Amministrazione (ovvero la funzione apposita, se esistente) a dover deliberare sull’opportunità di conferire l’incarico, dopo aver effettuato tutte le valutazioni del caso.

I soggetti esterni devono essere informati del contenuto del Modello e dell’esigenza della Società che il loro comportamento sia conforme ai disposti del Decreto. A tal fine, nei confronti di terze parti contraenti (quali collaboratori, consulenti, partner, fornitori, ecc.) operanti con la Pubblica Amministrazione o coinvolte nello svolgimento di attività a rischio, i relativi contratti devono:

essere definiti per iscritto, in tutte le loro condizioni e termini;

contenere clausole standard al fine di garantire il rispetto del Decreto;

contenere apposita dichiarazione dei medesimi con cui si affermi di essere a conoscenza della

 

normativa di cui al Decreto e di impegnarsi a tenere comportamenti conformi al dettato della norma;

contenere apposita clausola che regoli le conseguenze della violazione da parte degli stessi delle norme di cui al Decreto (es. clausole risolutive espresse, penali).

 

7. RICHIESTE DI INFORMAZIONI E SEGNALAZIONI DELLE VIOLAZIONI DEL MODELLO

Chiunque ha diritto di poter disporre di un canale definito e formalizzato di comunicazione con l’Organismo di Vigilanza che, essendo indipendente nel suo operato, non è e non deve essere raggiungibile seguendo la normale via gerarchica.

È necessario distinguere le informazioni dalle segnalazioni.

Le richieste di “informazioni” riguardano aspetti operativi di comprensione ed utilizzo del Modello e possono essere inoltrate dai richiedenti all’Organismo di Vigilanza, in forma non anonima, mediante l’invio di un messaggio di posta elettronica.

Tali richieste devono essere inviate ai seguenti soggetti:

all’Organismo di Vigilanza all’e-mail: odv@mflgroup.com

 

In alternativa, tramite la stessa modalità, è possibile richiedere un incontro per poter comunicare di persona con l’Organismo di Vigilanza.

Le “segnalazioni” si riferiscono a vere e proprie denunce attinenti alla commissione di Reati o comportamenti non in linea con quanto previsto dal Modello, ovvero violazioni o sospetti di violazioni dei suoi principi generali, e devono essere comunicate all’Organismo di Vigilanza con le modalità indicate al paragrafo 5.5 che precede.

In tal caso è possibile anche richiedere in forma non anonima, mediante un messaggio di posta elettronica all’indirizzo sopra menzionato ovvero con comunicazione scritta e riservata indirizzata al Presidente dell’Organismo di Vigilanza, un incontro per poter comunicare di persona con il Presidente (e nel caso di specie, unico componente) dell’Organismo di Vigilanza stesso.

Si segnala inoltre in tema di flussi informativi, l’entrata in vigore della legge 30 novembre 2017, n. 179 “Disposizioni per la tutela degli autori di segnalazioni di reati o irregolarità di cui siano venuti a conoscenza nell’ambito di un rapporto di lavoro pubblico o privato” (sistema noto come whistleblowing), la quale introduce nell’ordinamento nazionale un sistema di tutela del dipendente o collaboratore (“whistleblower”) che segnala illeciti nel settore privato, e ciò mediante l’introduzione all’art. 6 del Decreto dei commi i commi 2-bis, 2-ter e 2-quater.

A questo proposito, ciascun ente si impegna a predisporre:

  • • uno o più canali informativi a tutela dell’integrità dell’ente (di cui almeno un canale alternativo di segnalazione idoneo a garantire, con modalità informatiche, la riservatezza dell’identità del segnalante), che consentano ai soggetti apicali e ai soggetti sottoposti ad altrui direzione o vigilanza di presentare segnalazioni circostanziate di condotte costituenti reati ai sensi del Decreto o di violazioni del Modello stesso di cui siano venuti a conoscenza in ragione delle funzioni svolte, che siano però fondate su elementi di fatto precisi e concordanti;
  • • tutte le misure idonee a garantire il rispetto dell’anonimato23 del whistleblower nonché il divieto di atti di ritorsione e/o discriminatori diretti o indiretti (compresi il licenziamento discriminatorio e il mutamento delle mansioni ai sensi dell’art. 2103 c.c.), nei confronti del segnalante per motivi collegati, direttamente o indirettamente, alla segnalazione, nonché l’obbligo per le imprese di prevedere sanzioni disciplinari nei confronti di chi viola le misure di tutela del segnalante, nonché di chi effettua con dolo o colpa grave segnalazioni che si rivelano infondate;

 

23 Con riguardo alle ipotesi di segnalazione o denuncia effettuate nel settore pubblico o privato, si precisa che l’articolo 3 della L. 179/2017 ha introdotto come giusta causa di rivelazione del segreto d’ufficio, professionale (art. 622 c.p.), scientifico e industriale, nonché di violazione dell’obbligo di fedeltà all’imprenditore, il perseguimento, da parte del dipendente pubblico o privato che segnali illeciti, dell’interesse all’integrità delle amministrazioni (sia pubbliche che private) nonché alla prevenzione e alla repressione delle malversazioni. La giusta causa opera dunque come scriminante, nel presupposto che vi sia un interesse preminente (in tal caso l’interesse all’integrità delle amministrazioni) che impone o consente tale rivelazione.

Nel contesto sopra descritto, il segnalante potrà utilizzare l’indirizzo di posta elettronica dell’Organismo di Vigilanza “odv@mflgroup.com” ovvero inviare, in busta chiusa e con indicazione “RISERVATA”, una comunicazione scritta presso la Società all’attenzione del Presidente dell’Organismo di Vigilanza.

8. SANZIONI DISCIPLINARI

8.1 PRINCIPI GENERALI

La predisposizione di un efficace sistema sanzionatorio costituisce, ai sensi dell’art. 6, secondo comma, lettera e) del Decreto, un requisito essenziale del Modello ai fini dell’esimente rispetto alla responsabilità della Società.

La previsione di un siffatto sistema sanzionatorio, infatti, rende efficiente l’azione dell’Organismo di Vigilanza e consente di garantire l’effettività del Modello stesso.

Pertanto, Semplice S.p.A. ha predisposto un adeguato sistema sanzionatorio (che potrà essere applicato ai futuri dipendenti della Società) per la violazione del Modello al fine di garantirne l’osservanza, in conformità con il Codice disciplinare previsto dal CCNL che verrà applicato e nel rispetto delle procedure in esso previste.

Tale sistema disciplinare si rivolge ai lavoratori dipendenti, (ai dirigenti), agli amministratori, ai collaboratori esterni, ai fornitori e ai partner.

L’applicazione delle sanzioni disciplinari è inoltre indipendente dall’esito di un eventuale procedimento penale/civile che l’autorità giudiziaria abbia eventualmente avviato nel caso in cui il comportamento da censurare valga anche ad integrare una fattispecie di reato rilevante ai sensi del Decreto.

Ai fini dell’ottemperanza del Decreto, a titolo esemplificativo, costituisce violazione del Modello qualsiasi azione o comportamento non conforme alle prescrizioni del Modello stesso e/o dei principi del Codice Etico, ovvero l’omissione di azioni o comportamenti prescritti dal Modello, nell’espletamento di attività nel cui ambito ricorre il rischio di commissione di reati contemplati dal Decreto.

8.2. MISURE NEI CONFRONTI DI QUADRI ED IMPIEGATI

Le violazioni da parte dei dipendenti delle previsioni del presente Modello comportano l’applicazione di sanzioni disciplinari che saranno applicate in misura proporzionata ed adeguata alla posizione ricoperta ed alla natura ed alla gravità delle violazioni, fatte salve comunque eventuali responsabilità personali di natura civile o penale.

Le sanzioni irrogabili a seguito della violazione del presente Modello rientrano tra quelle previste dal vigente CCNL di riferimento e verranno applicate in conformità alle procedure previste dall’art. 7 L. 20 maggio 1970 n. 300 (c.d. Statuto dei Lavoratori) e dal suddetto CCNL.

In particolare, si prevede che:

  1. a) incorre nei provvedimenti di ammonizione verbale o scritta il lavoratore che con negligenza commetta una violazione non grave delle disposizioni del presente Modello;
  2. b) incorre nel provvedimento della multa o, nei casi più gravi o di recidiva, della sospensione dal lavoro comunque non superiori al massimo previsto dal CCNL di tempo in tempo vigente il lavoratore che con negligenza commetta una o più violazioni del presente Modello.

 

A mero titolo esemplificativo, ma non limitativo, le sanzioni della multa o della sospensione potranno essere inflitte al dipendente che:

effettui donazioni di modica entità senza le preventive autorizzazioni previste e/o dalle previsioni, se esistenti, del presente Modello;

concluda contratti di consulenza non in forma scritta e/o senza le preventive autorizzazioni previste;

in generale, nell’espletamento di Attività Sensibili, adotti un comportamento non conforme alle prescrizioni del Modello nonché compia atti contrari agli interessi della Società e pertanto arrechi danno alla Società stessa. c) incorre nel provvedimento del licenziamento il lavoratore che intenzionalmente o con grave negligenza adotti comportamenti in grave violazione del presente Modello e tali comportamenti possano astrattamente costituire Reati o, comunque, aumentino concretamente il rischio della commissione dei Reati.

 

 

A mero titolo esemplificativo ma non limitativo, la sanzione del licenziamento potrà essere inflitta al dipendente che da solo o in concorso con altri soggetti anche esterni alla Società:

effettui donazioni non di modica entità a favore di persone fisiche al di fuori dei limiti eventualmente stabiliti, dalla delega allo stesso conferita e/o dai processi aziendali e/o non rispettando le indicazioni del presente Modello e/o del Codice Etico;

effettui pagamenti in contanti o in natura al di fuori dei casi tassativamente previsti dalle deleghe appositamente conferite e/o dai processi aziendali e/o non rispettando le indicazioni del presente Modello e/o del Codice Etico;

falsifichi documenti e/o dichiari il falso al fine di far risultare l’osservanza propria e/o di altri dipendenti delle leggi e/o del presente Modello.

 

8.3. MISURE NEI CONFRONTI DI DIRIGENTI

In caso di violazione da parte dei dirigenti delle disposizioni del presente Modello saranno applicate misure proporzionate ed adeguate alla posizione ricoperta ed alla natura ed alla gravità della violazione, in conformità al Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro dei Dirigenti ed alla normativa civilistica vigenti.

8.4. MISURE NEI CONFRONTI DEGLI AMMINISTRATORI

In caso di violazione della normativa vigente o di mancato rispetto delle procedure interne previste dal Modello e/o dal Codice Etico da parte di amministratori della Società, l’Organismo di Vigilanza informa il Consiglio di Amministrazione, il quale ultimo provvede ad assumere le opportune iniziative previste dalla vigente normativa.

8.5. MISURE NEI CONFRONTI DI COLLABORATORI O DI PARTNER COMMERCIALI

In caso di violazione del Modello da parte di Collaboratori o di partner commerciali ed in relazione alla gravità della violazione, l’Organismo di Vigilanza, insieme al Consiglio di Amministrazione, valuterà se porre termine alla relazione e comminerà l’eventuale sanzione prevista dal contratto in virtù di specifiche clausole in esso previste. Tali clausole potranno anche prevedere la facoltà di risoluzione del contratto e/o il pagamento di penali.

9. VERIFICHE PERIODICHE

L’attività di vigilanza viene svolta continuativamente dall’OdV per:

verificare l’effettività del Modello (vale a dire, la coerenza tra i comportamenti dei Destinatari e le prescrizioni del Modello medesimo);

effettuare la valutazione periodica dell’adeguatezza, rispetto alle esigenze di prevenzione dei Reati di cui al Decreto, dei principi procedurali contemplati dal presente Modello e/o delle procedure codificate e/o del sistema delle deleghe che disciplinano le attività a rischio; e

procedere agli opportuni aggiornamenti del Modello.

Le predette principali attività di verifica poste a carico dell’Organismo di Vigilanza potranno essere indicate, qualora venga adottato (anche in ragione della limitata struttura ed operatività della Società), nel “Piano di Lavoro dell’attività di controllo dell’Organismo di Vigilanza”.

Il sistema di controllo è volto a:

assicurare che le modalità operative soddisfino le prescrizioni di legge vigenti,

individuare le aree che necessitano di azioni correttive e/o miglioramenti e verificare l’efficacia delle azioni correttive;

preparare l’azienda ad eventuali visite ispettive da parte di enti terzi.

 

Per lo svolgimento delle attività di verifica pianificate l’OdV può avvalersi della collaborazione di personale di altre funzioni, non coinvolte nelle attività verificate, con specifiche competenze, o di consulenti esterni.

Le aree aziendali da verificare e la frequenza dei controlli dipendono da una serie di fattori quali:

rischio ai sensi del Decreto in relazione agli esiti della mappatura delle Attività Sensibili;

valutazione dei controlli operativi esistenti;

risultanze di audit precedenti.

 

Controlli straordinari possono essere pianificati nel caso di modifiche sostanziali nell’organizzazione o in qualche processo, o nel caso di sospetti o comunicazioni di non conformità o comunque ogni qualvolta l’OdV decida controlli occasionali ad hoc.

I risultati dei controlli sono sempre verbalizzati e trasmessi secondo la modalità e periodicità del reporting prevista al precedente capitolo 5.3.

Semplice S.p.A. considera i risultati di queste verifiche come fondamentali per il miglioramento del proprio Modello Organizzativo. Pertanto, anche al fine di garantire l’effettiva attuazione del Modello, i riscontri delle verifiche attinenti l’adeguatezza ed effettiva attuazione del Modello vengono discussi nell’ambito dell’Organismo di Vigilanza e fanno scattare, ove pertinente, il Sistema Disciplinare descritto nel Capitolo 8 del presente Modello.

MODELLO DI ORGANIZZAZIONE, GESTIONE E CONTROLLO AI SENSI DEL D. LGS. 8 GIUGNO 2001 N. 231

PARTE SPECIALE

PREMESSA

La presente Parte Speciale si riferisce alle attività che i Destinatari (quali esponenti aziendali, consulenti, partner e fornitori, come già definiti nella Parte Generale) devono porre in essere in modo da adottare regole di comportamento conformi a quanto prescritto nel Decreto al fine di prevenire il verificarsi dei Reati.

Nello specifico, la presente Parte Speciale ha lo scopo di:

  • • indicare le norme generali e/o i protocolli specifici (laddove necessari) che i Destinatari sono chiamati ad osservare ai fini della corretta applicazione del Modello;
  • • fornire all’Organismo di Vigilanza ed ai responsabili delle funzioni aziendali che cooperano con lo stesso, gli strumenti operativi per l’esercizio delle necessarie attività di controllo, monitoraggio e verifica.

 

La Parte Speciale è a sua volta suddivisa in quattro parti:

  • • la prima, relativa ai “Reati commessi nei rapporti con la Pubblica Amministrazione”, trova applicazione per le tipologie specifiche di Reati previste ai sensi degli artt. 24 e 25 del Decreto e delle sue successive modificazioni ed integrazioni;
  • • la seconda, relativa ai“Reati Societari”, si applica, con le limitazioni che verranno indicate, trova applicazione per le tipologie specifiche di Reati previste ai sensi dell’art. 25-ter del Decreto e delle sue successive modificazioni ed integrazioni;
  • • la terza, relativa ai “Reati derivanti dalla violazione delle norme sulla sicurezza sul lavoro”, si applica per le tipologie di reato previste nel Decreto con l’introduzione del nuovo art. 25-septies e delle sue successive modifiche da ultimo implementate;
  • • la quarta, relativa ai “Reati Tributari”, si applica per le tipologie specifiche di Reati previste ai sensi dell’art. 25-quinquiesdecies del Decreto e delle sue successiva modificazioni ed integrazioni.

 

L’analisi che ha condotto all’identificazione delle Attività Sensibili ai fini della commissione degli illeciti previsti dal Decreto si è svolta secondo un approccio basato sui rischi, risultando in conformità con le Linee Guida di Confindustria oltre che in armonia con le specifiche caratteristiche che contraddistinguono la Società.

PARTE SPECIALE A

REATI COMMESSI NEI RAPPORTI

CON LA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE

1. REATI COMMESSI NEI RAPPORTI CON LA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE

1.1 TIPOLOGIE DI REATI24

24 Così come modificati dalla Legge 9 gennaio 2019, n. 3 e dal D. Lgs. 14 luglio 2020, n. 75.

25 La menzionata legge n. 69/2015 ha reintrodotto, quale soggetto attivo del reato, l’incaricato di pubblico servizio.

26 Da ultimo modificato dal D.Lgs. 14 luglio 2020, n. 75.

27 Da ultimo modificato dal D.Lgs. 14 luglio 2020, n. 75.

28 Da ultimo modificato dal D.Lgs. 14 luglio 2020, n. 75.

29 Articolo introdotto dalla Legge. 9 gennaio 2019, n.3.

I Reati contro la Pubblica Amministrazione, la cui commissione può comportare la responsabilità amministrativa a carico della Società, sono i seguenti (cfr. artt. 24 e 25 del Decreto):

– Art. 317 c.p. Concussione;

– Art. 318 c.p. Corruzione per l’esercizio della funzione25;

– Art. 319 c.p. Corruzione per un atto contrario ai doveri d’ufficio (aggravato ai sensi dell’Art. 319 bis c.p.);

– Art. 319 ter, co. 1°, c.p. Corruzione in atti giudiziari;

– Art. 319 quater c.p. Induzione indebita a dare o promettere utilità (cd. concussione per induzione)26;

– Art. 320 c.p. Corruzione di persona incaricata di pubblico servizio;

– Art. 321 c.p. Pene per il corruttore;

– Art. 322 c.p. Istigazione alla corruzione;

– Art. 322 bis c.p. Peculato, concussione, corruzione e istigazione alla corruzione di membri degli organi delle Comunità europee e di funzionari delle Comunità europee e di Stati esteri27;

– Art. 640, co. 2, n. 1 c.p. Truffa in danno dello Stato o di altro ente pubblico o delle Comunità Europee28;

– Art. 640 bis c.p. Truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche;

– Art. 640 ter c.p. Frode informatica;

– Art. 316 bis c.p. Malversazione a danno dello Stato o di altro ente pubblico;

– Art. 316 ter c.p. Indebita percezione di contributi, finanziamenti o altre erogazioni da parte dello Stato o di altro ente pubblico o delle Comunità Europee;

– Art. 377-bis c.p. induzione a non rendere dichiarazioni o a rendere dichiarazioni mendaci all’autorità giudiziaria;

– Art. 346-bis c.p. traffico di influenze illecite29;

– Art. 356 c.p. frode nelle pubbliche forniture.

1.2 AREE A RISCHIO

In relazione ai reati sopra elencati, le aree di attività a rischio che presentano profili di maggiore criticità con particolare riferimento all’attività svolta dalla Società risultano essere le seguenti:

  • • gestione dei rapporti di profilo istituzionale con soggetti appartenenti alla Pubblica Amministrazione;
  • • sottoscrizione di contratti (principalmente riferibili all’acquisto di immobili) con enti pubblici mediante trattativa privata ovvero partecipazione a procedure ad evidenza pubblica (il cui ambito di rischio è rappresentato dalla gestione dei rapporti con funzionari pubblici, la predisposizione della documentazione di offerta, la negoziazione del contratto con gli enti pubblici);
  • • gestione dei rapporti con funzionari pubblici per adempimenti normativi ed in occasione di verifiche e ispezioni sul rispetto della normativa medesima (il cui ambito di rischio è la gestione amministrativa, la gestione del personale, la gestione dei rapporti con funzionari pubblici, quali A.S.L. e VVFF, ecc.;
  • • gestione dei rapporti con enti e/o funzionari pubblici relativi all’emanazione di provvedimenti amministrativi (il cui ambito di rischio è rappresentato dalla presentazione di istanze per ottenere concessioni edilizie, permessi di costruire, autorizzazioni comunali, nulla osta, approvazione di progetti edilizi, autorizzazioni, D.I.A.);
  • • gestione dei rapporti con le authorities.

 

*

1.3 PRINCIPI DI COMPORTAENTO ALL’INTERNO DELLE AREE A RISCHIO

In via generale, ai Destinatari è fatto divieto di porre in essere, collaborare o dare causa alla realizzazione di comportamenti tali che, presi individualmente o collettivamente, integrino o possano integrare i reati previsti dagli artt. 24 e 25 del Decreto. È altresì proibito porre in essere comportamenti che determinino situazioni di conflitto di interessi nei confronti di rappresentanti della Pubblica Amministrazione.

1.3.1 PRINCIPI GENERALI DI COMPORTAMENTO

In particolare, coerentemente con i principi deontologici che ispirano la Società ed in considerazione dei rapporti che la Società intrattiene con la Pubblica Amministrazione. nello svolgimento della propria attività, è fatto divieto di:

  • • promettere o effettuare erogazioni in denaro a favore di rappresentanti della Pubblica Amministrazione, per finalità diverse da quelle istituzionali e di servizio;
  • • promettere o concedere vantaggi di qualsiasi natura (es.: promesse di assunzione) in favore di rappresentanti della Pubblica Amministrazione, italiana o straniera, al fine di influenzare l’indipendenza di giudizio o indurre ad assicurare un qualsiasi vantaggio per l’azienda;
  • • effettuare prestazioni o pagamenti in favore di collaboratori, fornitori, consulenti, partner o altri soggetti terzi operanti per conto della Società, che non trovino adeguata giustificazione nel contesto del rapporto contrattuale costituito con gli stessi, del tipo di incarico da svolgere o delle prassi vigenti in ambito locale;
  • • favorire, nei processi di acquisto, collaboratori, fornitori, consulenti o altri soggetti terzi in quanto indicati da rappresentanti della Pubblica Amministrazione, come condizione per lo svolgimento di successive attività;
  • • distribuire omaggi e regali al di fuori di quanto previsto dalla normale prassi aziendale (vale a dire ogni forma di regalo offerto eccedente le normali pratiche commerciali o di cortesia, o comunque rivolto ad acquisire trattamenti di favore nella conduzione di qualsiasi attività aziendale). In particolare, è vietata qualsiasi forma di regalo a funzionari pubblici o a loro familiari, che possa influenzare l’indipendenza di giudizio o indurre ad assicurare un qualsiasi vantaggio per l’azienda. Gli omaggi consentiti devono caratterizzarsi sempre per l’esiguità del loro valore o perché volti a promuovere iniziative di carattere benefico o culturale, o l’immagine della Società. I regali offerti – salvo quelli di modico valore – devono essere documentati in modo adeguato per consentire anche le verifiche da parte dell’Organismo di Vigilanza;
  • • fornire o promettere di rilasciare informazioni e/o documenti riservati;
  • • tenere una condotta ingannevole che possa indurre la Pubblica Amministrazione in errore di valutazione tecnico-economica della documentazione presentata;
  • • esibire documenti e dati falsi o alterati;
  • • omettere informazioni dovute al fine di orientare a proprio favore le decisioni della Pubblica Amministrazione;
  • • destinare contributi, sovvenzioni, finanziamenti pubblici a finalità diverse da quelle per le quali sono stati ottenuti.

 

È inoltre fatto obbligo ai Destinatari dei presenti principi etico-comportamentali nonché di quelli espressi nel Codice Etico della Società, di attenersi alle seguenti prescrizioni:

  • • in caso di tentata concussione da parte di un pubblico funzionario, il soggetto interessato deve: (i) non dare corso alla richiesta; (ii) fornire tempestivamente informativa al Consiglio di Amministrazione ed attivare una formale informativa verso l’Organismo di Vigilanza.
  • • In caso di conflitti di interesse, anche solo potenziali, che sorgano nell’ambito dei rapporti con la Pubblica Amministrazione, il soggetto interessato deve fornire tempestivamente informativa al Consiglio di Amministrazione ed attivare una formale informativa verso l’Organismo di Vigilanza.
  • • In caso di dubbi circa la corretta attuazione dei principi etico-comportamentali di cui sopra nonché di quelli espressi nel Codice Etico della Società nel corso dello svolgimento delle proprie attività operative, il soggetto interessato deve interpellare senza ritardo il Consiglio di Amministrazione ed attivare una formale informativa verso l’Organismo di Vigilanza.

 

Inoltre, nei confronti di terze parti contraenti (es.: collaboratori, consulenti, partner, fornitori, ecc.) che operano con la Pubblica Amministrazione per conto o nell’interesse della Società, i relativi contratti devono:

  • • essere definiti per iscritto, in tutte le loro condizioni e termini;
  • • contenere clausole standard, condivise anche con consulenti legali esterni, onde uniformarsi alle previsioni del Decreto;
  • • contenere apposita dichiarazione dei predetti soggetti con cui gli stessi affermano di essere a conoscenza della normativa di cui al Decreto e di impegnarsi a tenere comportamenti conformi al dettato della citata norma;
  • • contenere apposita clausola che regoli le conseguenze della violazione da parte degli stessi delle norme di cui al Decreto (es. clausole risolutive espresse, penali).

1.3.2 PRINCIPI SPECIFICI DI COMPORTAMENTO

Le regole ed i divieti riportati nel precedente paragrafo si concretizzano in principi di comportamento che devono essere rispettati nell’ambito dell’operatività aziendale della Società

Tutti i Destinatati del Modello sono tenuti, nella gestione dei rapporti con la Pubblica Amministrazione, a rispettare le seguenti procedure di comportamento:

• i rapporti con la Pubblica Amministrazione devono essere improntati alla massima trasparenza, collaborazione, disponibilità e nel pieno rispetto del suo ruolo istituzionale e delle previsioni di legge esistenti in materia e delle norme comportamentali richiamate anche nel Codice Etico della Società.

• I rapporti con la Pubblica Amministrazione devono essere gestiti esclusivamente da soggetti debitamente autorizzati in base al sistema di deleghe e/o poteri.

• Nei casi in cui dovessero presentarsi situazioni non risolvibili nell’ambito dell’ordinaria gestione dei rapporti con la Pubblica Amministrazione, il Destinatario deve immediatamente segnalare tale situazione al proprio diretto superiore (se esistente) ovvero al Consiglio di Amministrazione.

• Il Destinatario non può dare seguito a nessuna situazione di potenziale conflitto di interessi ovvero a tentativi di estorsione o concussione da parte di un funzionario della Pubblica Amministrazione; in tale contesto è obbligo del Destinatario di segnalare immediatamente tale situazione al proprio diretto superiore (se esistente) ovvero al Consiglio di Amministrazione.

• Si sconsiglia di gestire i rapporti con i rappresentanti della Pubblica Amministrazione in assenza di un altro soggetto. Tale comportamento, infatti, potrebbe elevare i rischi di commissione di reati corruttivi.

• In presenza di visite ispettive da parte di pubblici ufficiali o di incaricati di pubblico servizio, la gestione di tali contatti deve avvenire alla presenza di almeno due soggetti; successivamente alla conclusione dell’attività ispettiva da parte di pubblici funzionari, i soggetti che vi hanno preso parte e/o assistito devono redigere un documento nel quale siano indicati: i nominativi dei soggetti coinvolti nell’ispezione, l’oggetto dell’ispezione e le eventuali decisioni che ne sono seguite (deve essere altresì indicato il nominativo del soggetto che le ha assunte onde verificare che lo stesso fosse all’uopo debitamente autorizzato tramite delega o incarico ad hoc). A tal proposito, la Società ha adottato in data una procedura denominata “Procedura per la gestione dei rapporti con la Pubblica Amministrazione” relativa alla gestione dei rapporti con la Pubblica Amministrazione. Pertanto, oltre a quanto esposto nel presente documento, i Destinatari hanno l’obbligo di attenersi scrupolosamente alle prescrizioni di detta procedura.

• Le informazioni di cui il Destinatario venga a conoscenza durante lo svolgimento della propria attività, qualunque sia il ruolo dallo stesso ricoperto, dovranno sempre intendersi come “riservate e confidenziali”. Tali informazioni non dovranno quindi essere comunicate a terzi (inclusi quindi soggetti legati direttamente o indirettamente alla Pubblica Amministrazione) al fine di concedere una qualsiasi potenziale forma di beneficio.

• L’assunzione di personale o collaboratori dovrà seguire regole di valutazione della professionalità e la retribuzione complessiva sarà in linea quanto già presente verso figure di analoga funzione e responsabilità, evitando di privilegiare soggetti i quali, direttamente o indirettamente, potrebbero svolgere attività o ruoli legati alla Pubblica Amministrazione.

• Nei processi deliberativi per le spese dovute al conferimento di incarichi di appalto per la costruzione di immobili, la scelta dei fornitori deve basarsi su più preventivi di spesa prodotti da diverse controparti, confrontabili tra loro per tipologia di prodotti/servizi offerti, valutando il miglior rapporto esistente tra qualità e prezzo. Le regole per la scelta del fornitore devono rispettare anche quanto previsto dal Codice Etico, al fine di prevenire il rischio che la scelta del fornitore avvenga sulla base di condizionamenti o nella speranza di ottenere vantaggi attraverso la selezione di fornitori “vicini” a soggetti legati alla Pubblica Amministrazione, con il rischio di commettere i reati di concussione o corruzione.

• Nei processi che riguardano le trattative per l’acquisto di immobili di proprietà della Pubblica Amministrazione, al fine di evitare ipotesi di natura corruttiva, qualora vi sia ragione di dubitare della congruità dell’importo richiesto per l’acquisto dell’immobile (un importo troppo basso rispetto al reale valore di mercato del bene potrebbe ingenerare il sospetto che sia stato commesso un reato sensibile ai sensi del Decreto), si raccomanda di consultare preliminarmente un soggetto terzo, esperto della materia, onde avere contezza della legittimità dell’operazione anche sotto questo profilo.

• La decisione di procedere all’acquisto di un immobile ed in generale di sottoscrivere un contratto che abbia quale controparte la Pubblica Amministrazione deve essere assunta con delibera del Consiglio di Amministrazione della Società ed il relativo accordo dovrà essere sottoscritto dal Presidente della Società stessa ovvero da soggetto all’uopo debitamente autorizzato. Tutta la relativa documentazione dovrà essere quindi mantenuta agli atti della Società.

• In quanto rappresentanti della Società, i Destinatari non devono cercare di influenzare il giudizio di alcun dipendente o rappresentante della Pubblica Amministrazione, o soggetto ad esso collegato, promettendo o elargendo denaro, doni o prestiti, né con altri incentivi illegali.

 

Tutti i Destinatari del presente Modello, nonché gli altri soggetti tenuti al rispetto dei principi (generali e/o specifici) qui esposti, devono osservare le seguenti regole di comportamento nella gestione degli adempimenti nei confronti della Pubblica Amministrazione:

• gli adempimenti nei confronti della Pubblica Amministrazione e la predisposizione della relativa documentazione devono essere effettuati nel rispetto delle previsioni di legge esistenti in materia e delle norme comportamentali richiamate nel Codice Etico nonché dalla presente Parte Speciale.

• Gli adempimenti nei confronti della Pubblica Amministrazione devono essere effettuati con la massima diligenza e professionalità in modo da fornire informazioni chiare, accurate, complete, fedeli e veritiere evitando e comunque segnalando nella forma e nei modi idonei, situazioni di conflitto di interesse. I documenti devono essere elaborati in modo puntuale ed in un linguaggio chiaro ed esaustivo.

• Tutta la documentazione deve essere verificata e sottoscritta da parte del responsabile competente; quest’ultimo è altresì diretto responsabile dell’archiviazione e della conservazione di tutta la documentazione (cartacea e/o elettronica) prodotta nell’ambito della (propria) attività, ivi inclusa quella trasmessa alla Pubblica Amministrazione in via telematica o elettronica.

 

Rientra, a titolo esemplificativo, nell’ambito di tale documentazione:

– tutta la documentazione prodotta nell’ambito di processi volti ad ottenere l’erogazione di cofinanziamenti e/o finanziamenti da parte delle autorità statali e/o regionali;

– licenze, autorizzazioni e simili connesse all’attività della Società nonché gli accordi con le controparti contrattuali che siano soggetti pubblici/incaricati di pubblico servizio;

– atti, verbali, bilanci, moduli, dichiarazioni relativi alla gestione degli affari legali, fiscali e societari oppure alla gestione amministrativa, previdenziale ed assistenziale del personale;

– verbali relativi a visite ispettive, procedure istruttorie e simili;

– atti del contenzioso in materia civile, penale, amministrativa, tributaria, ecc.;

• Laddove gli adempimenti dovessero essere effettuati utilizzando il sistema informatico/telematico della Pubblica Amministrazione, la Società fa divieto di alterate lo stesso e i dati in esso contenuti in qualsivoglia modo procurando un danno alla Pubblica Amministrazione; il soggetto che ha proceduto all’effettuazione di tale attività è tenuto a predisporre un documento di resoconto avente ad oggetto la descrizione dei dati inviati ed il motivo dell’invio. Il predetto documento di resoconto deve quindi essere archiviato in formato cartaceo e/o elettronico in modo tale da rendere possibile il controllo sulla menzionata attività di trasmissione dei dati alla Pubblica Amministrazione.

 

Chiunque facente parte della Società (amministratori, Dipendenti, Collaboratori, etc.) intrattenga rapporti con la Pubblica Amministrazione è tenuto, oltre che a rispettare tutti i principi e le regole indicate nel presente Modello e/o in altri documenti ufficiali della Società (quale il Codice Etico), a sottoscrivere, su invito dell’organo amministrativo di Semplice, una descrizione delle operazioni sensibili svolte.

1.4 COMPITI DELL’ORGANISMO DI VIGILANZA

I compiti dell’Organismo di Vigilanza concernenti la valutazione sull’efficacia delle procedure e l’osservanza delle prescrizioni del Modello in materia di prevenzione dei reati contro la Pubblica Amministrazione sono i seguenti:

  • • verifica periodica del sistema di deleghe vigente;
  • • raccolta ed armonizzazione dei principi procedurali e/o delle procedure interne poste a presidio delle attività individuate come rischiose;
  • • raccolta ed esame di eventuali segnalazioni riguardanti irregolarità riscontrate o situazioni di particolare criticità ricevute dai responsabili delle diverse funzioni o da qualsiasi dipendente, nonché da terzi;
  • • effettuazione delle attività di controllo secondo quanto disposto nel piano di audit e disposizione degli accertamenti ritenuti necessari e opportuni a seguito delle segnalazioni ricevute;
  • • monitoraggio sull’efficacia dei presidi e proposta di eventuali modifiche/ integrazioni.

 

Qualora, nell’espletamento dei compiti di cui sopra, l’Organismo di Vigilanza riscontri violazioni delle regole e dei principi contenuti nella presente parte speciale del Modello da parte di (dirigenti e/o) dipendenti, ne deve dare immediata informazione. Qualora le violazioni fossero imputabili ai consiglieri o al Presidente della Società, l’Organismo di Vigilanza riferirà al Consiglio di Amministrazione nella sua interezza.

PARTE SPECIALE B

REATI SOCIETARI

1. REATI SOCIETARI

1.1 TIPOLOGIE DI REATI30

30 Così come recentemente modificati dalla legge n./2015.

31 L’articolo 37, comma 35, del decreto legislativo 27 gennaio 2010, n. 39 ha modificato l’articolo 2625, primo comma, del codice civile escludendo la revisione dal novero delle attività di cui la norma sanziona l’impedimento da parte degli amministratori.

32 Come da ultimo modificato dalla Legge 9 gennaio 2019, n. 3.

33 Come da ultimo modificato dalla Legge 9 gennaio 2019, n. 3.

I Reati societari previsti dal Decreto all’art. 25 ter sono i seguenti:

– Art. 2621 c.c. False comunicazioni sociali;

– Art. 2621-bis c.c. Fatti di lieve entità;

– Art. 2622 c.c. False comunicazioni sociali delle società quotate;

– Art. 2625 c.c. Impedito controllo31;

– Art. 2626 c.c. Indebita restituzione dei conferimenti;

– Art. 2627 c.c. Illegale ripartizione degli utili e delle riserve;

– Art. 2628 c.c. Illecite operazioni sulle azioni o quote sociali o della società controllante;

– Art. 2629 c.c. Operazioni in pregiudizio dei creditori;

– Art. 2629 bis c.c. Omessa comunicazione sul conflitto di interessi;

– Art. 2632 c.c. Formazione fittizia del capitale;

– Art. 2633 c.c. Indebita ripartizione dei beni sociali da parte dei liquidatori;

– Art. 2635 c.c. Corruzione tra privati32;

– Art. 2635-bis c.c. Istigazione alla corruzione tra privati33;

– Art. 2636 c.c. Illecita influenza sull’assemblea;

– Art. 2637 c.c. Aggiotaggio;

– Art. 2638 c.c. Ostacolo all’esercizio delle funzioni delle autorità pubbliche di vigilanza.

1.1. bis – Corruzione tra privati

Ferma restando l’elencazione al precedente paragrafo dei reati societari individuati dall’art. 25-ter del Decreto, la Società ritiene opportuno formulare una trattazione separata – anche sotto il profilo dei principi di comportamento – del reato di corruzione tra privati (e del reato di corruzione in genere). Tale reato è stato introdotto nel novero dei reati presupposto di cui al Decreto a seguito della promulgazione della legge del 6 novembre 2012, n. 190, cd. “Legge Anticorruzione”, avente ad oggetto “Disposizioni per la prevenzione e la repressione della corruzione e dell’illegalità nella pubblica amministrazione” (pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 265 del 13 novembre 2012) e modificato dal D. Lgs. n. 38/2017 che, in vigore dal 14 aprile 2017, ha dato attuazione alla delega prevista dall’art. 19, L. 12 agosto 2016, n. 170 (legge di delegazione europea del 2015), recependo la decisione quadro 2003/568/GAI del Consiglio dell’Unione Europea relativa alla lotta contro la corruzione nel settore privato che danneggia l’economia ed altera la concorrenza.

Rispetto al primo tentativo di recepimento attuato con la L. 6.11.2012, n. 190, è stato inasprito il trattamento sanzionatorio in ordine alla responsabilità degli enti ed attribuita rilevanza penale all’istigazione alla corruzione tra privati.

La principale novità della riforma è indubbiamente l’eliminazione della relazione causale tra la condotta di trasgressione degli obblighi di ufficio e di fedeltà ed il “nocumento alla società”.

Ai fini della configurabilità del reato non è pertanto più necessario che sussista l’elemento oggettivo del danno subito dalla società che viene radicalmente espunto dalla struttura delle fattispecie.

Con riguardo, poi, ai soggetti autori del reato vengono ora inclusi non solo coloro che rivestono posizioni anche non apicali di amministrazione e di controllo, ma anche coloro che svolgono attività lavorativa mediante l’esercizio di funzioni direttive presso società o enti privati.

Rilevante è anche l’estensione della fattispecie agli enti privati non societari tra i quali si possono annoverare non solo gli enti no-profit ma anche le fondazioni (si pensi, ad esempio, a quelle bancarie), i partiti politici ed i sindacati.

Inoltre, sia nell’ambito della corruzione attiva sia in quella passiva, viene ora espressamente tipizzata la modalità della condotta “per interposta persona”, con ulteriore fattispecie di responsabilità per l’intermediario, dell’intraneo o dell’estraneo.

Il suddetto D. Lgs 38/2107 ha quindi modificato l’art. 2635 c.c. (di cui segue il testo), richiamato nel Decreto all’art. 25-ter, comma 1, lett. s-bis.

Art 2635 Codice civile – Corruzione tra privati

 

Salvo che il fatto costituisca più grave reato, gli amministratori, i direttori generali, i dirigenti preposti alla redazione dei documenti contabili societari, i sindaci e i liquidatori, di società o enti privati che, anche per interposta persona, sollecitano o ricevono, , per sé o per altri, denaro o altra utilità non dovuti, o ne accettano la promessa, per compiere o per omettere un atto in violazione degli obblighi inerenti al loro ufficio o degli obblighi di fedeltà, sono puniti con la reclusione da uno a tre anni.

Si applica la stessa pena se il fatto è commesso da chi nell’ambito organizzativo della società o dell’ente privato esercita funzioni direttive diverse da quelle proprie dei soggetti di cui al precedente periodo.

Si applica la pena della reclusione fino a un anno e sei mesi se il fatto è commesso da chi è sottoposto alla direzione o alla vigilanza di uno dei soggetti indicati al primo comma.

Chi, anche per interposta persona, offre, promette o dà denaro o altra utilità non dovuti alle persone indicate nel primo e nel secondo comma, è punito con le pene ivi previste.

Le pene stabilite nei commi precedenti sono raddoppiate se si tratta di società con titoli quotati in mercati regolamentati italiani o di altri Stati dell’Unione europea o diffusi tra il pubblico in misura rilevante ai sensi dell’articolo 116 del testo unico delle disposizioni in materia di intermediazione finanziaria, di cui al decreto legislativo 24 febbraio 1998, n. 58, e successive modificazioni.

Fermo quanto previsto dall’articolo 2641, la misura della confisca per valore equivalente non può essere inferiore al valore delle utilità date, promesse o offerte.”.

*

Art. 2635-bis c.c. – Istigazione alla corruzione tra privati (come introdotto dal D. Lgs. 15 marzo 2017, n. 38)

Con l’introduzione dell’art. 2635 bis trova ingresso nel nostro ordinamento il reato di istigazione alla corruzione tra privati, il cui testo è di seguito riprodotto.

Chiunque offre o promette denaro o altra utilità non dovuti agli amministratori, ai direttori generali, ai dirigenti preposti alla redazione dei documenti contabili societari, ai sindaci e ai liquidatori, di società o enti privati, nonché a chi svolge in essi un’attività lavorativa con l’esercizio di funzioni direttive, affinché compia od ometta un atto in violazione degli obblighi inerenti al proprio ufficio o degli obblighi di fedeltà, soggiace, qualora l’offerta o la promessa non sia accettata, alla pena stabilita nel primo comma dell’articolo 2635, ridotta di un terzo.

La pena di cui al primo comma si applica agli amministratori, ai direttori generali, ai dirigenti preposti alla redazione dei documenti contabili societari, ai sindaci e ai liquidatori, di società o enti privati, nonché a chi svolge in essi attività lavorativa con l’esercizio di funzioni direttive, che sollecitano per sé o per altri, anche per interposta persona, una promessa o dazione di denaro o di altra utilità, per compiere o per omettere un atto in violazione degli obblighi inerenti al loro ufficio o degli obblighi di fedeltà, qualora la sollecitazione non sia accettata.

Dal lato attivo, è punito chiunque offra o prometta denaro o altre utilità non dovuti ad un soggetto intraneo al fine del compimento od omissione di atti in violazione degli obblighi inerenti il proprio ufficio o degli obblighi di fedeltà, qualora l’offerta o la promessa non sia accettata (art. 2635 bis, 1° co.).

Dal lato passivo, è prevista la punibilità dell’intraneo che solleciti una promessa o dazione di denaro o altra utilità, al fine del compimento o dell’omissione di atti in violazione dei medesimi obblighi, qualora tale proposta non sia accettata (art. 2635 bis, 2° co.).

La normativa, per entrambe le fattispecie (istigazione attiva e passiva), stabilisce la pena della reclusione da 8 mesi a due anni, ovvero la pena di cui all’art. 2635, ridotta di un terzo.

Per entrambe le fattispecie criminose la Legge 9 gennaio 2019, n.3 ha modificato il regime di procedibilità; a valle di tale intervento normativo non è più richiesta la querela di parte, ed il reato è ora perseguibile d’ufficio..

*

Con riguardo ai reati in parola, l’esame dei presidi di cui si è dotata la Società ha consentito di qualificare il rischio di commissione dei reati in parola come “medio/basso”.

La Società ritiene quindi opportuno individuare ed indicare qui di seguito i principi di comportamento relativi alla prevenzione dei reati in parola, rispetto agli altri cd. “reati societari” sopra elencati per i quali trovano applicazione le previsioni riportate nei successivi paragrafi 1.2 – 1.3.

In tale contesto, la Società raccomanda ai Destinatari di attenersi alle seguenti regole:

– evitare di dar corso a comportamenti che possano integrare la fattispecie di reato della corruzione tra privati;

– attenersi al rispetto delle prassi e delle procedure interne per quanto attiene alle negoziazioni con i clienti e/o con i fornitori (segnatamente è fatto obbligo di rispettare le previsioni della procedura denominata “P16”);

– rispettare le previsioni dei contratti stipulati con i clienti e con i fornitori;

– eventuali eccezioni, che dovranno essere motivate per iscritto, rispetto a quanto previsto sopra, dovranno essere formalmente autorizzate dal responsabile della funzione di appartenenza; di tali eccezioni, dovrà essere comunque conservata la relativa documentazione;

– la scelta dei fornitori deve avvenire nel rispetto delle procedure aziendali di gruppo (procedure “P15” e “P16”).

1.2 AREE A RISCHIO

La Società ha stipulato con la controllata Mario Frigerio S.p.A. un contratto di servizi in forza del quale a quest’ultima è stato attribuito l’incarico di gestire gli aspetti contabili ed amministrativi della Società. In conseguenza di quanto precede, le prescrizioni contenute nella presente Parte Speciale troveranno comunque applicazione, in virtù di detto rapporto contrattuale, il tutto al fine di prevenire il compimento di taluni illeciti societari sanzionati dal Decreto nonché , di limitare l’area dell’eventuale responsabilità della Società (per effetto dell’operato di Mario Frigerio S.p.A.) e di assicurare comunque il corretto funzionamento della stessa, in ossequio ad un generale criterio di prudenza che l’ordinamento richiede in astratto a qualsiasi consociato.

I Reati elencati al precedente paragrafo tutelano, fra l’altro, (i) la veridicità, la trasparenza e la correttezza delle informazioni relative alla Società; (ii) l’effettività e l’integrità del capitale e del patrimonio sociale e (iii) il regolare e corretto funzionamento della Società.

Pertanto, sono considerate come aree a rischio:

  • • la redazione del bilancio e delle comunicazioni sociali;
  • • la redazione, la compilazione e la raccolta della documentazione e dei dati necessari per la redazione del bilancio e delle comunicazioni sociali;
  • • la comunicazione dei dati sociali;
  • • le operazioni straordinarie sul capitale (es. riduzione del capitale, fusioni, ecc).

 

I soggetti a rischio sono gli Amministratori e i responsabili delle singole funzioni della Società.

1.3 PRINCIPI DI COMPORTAMENTO ALL’INTERNO DELLE AREE A RISCHIO

1.3.1 PRINCIPI GENERALI DI COMPORTAMENTO

__________________________________________

I Destinatari che, per ragione del proprio incarico o della propria funzione, siano coinvolti nelle attività di gestione della contabilità generale e predisposizione del bilancio devono:

  • • rispettare le regole e i principi contenuti nei seguenti documenti: – il Codice Etico;
  • ogni altra documentazione relativa al sistema di controllo interno;
  • osservare, nello svolgimento delle attività finalizzate alla formazione del bilancio, delle situazioni contabili periodiche e delle altre comunicazioni sociali un comportamento corretto, trasparente e pienamente conforme alle norme di legge e regolamentari, al fine di fornire ai soci e al pubblico in generale informazioni veritiere e complete sulla situazione economica, patrimoniale e finanziaria della Società e sull’evoluzione delle relative attività;
  1. • assicurare il regolare funzionamento della Società e degli organi sociali, garantendo e agevolando ogni forma di controllo interno sulla gestione sociale previsto dalla legge, nonché la libera e corretta formazione della volontà assembleare e devono mantenere traccia di tutta la documentazione richiesta e consegnata agli organi di controllo nonché di quella utilizzata nell’ambito delle attività assembleari;
  2. • effettuare con tempestività, correttezza e completezza tutte le comunicazioni previste dalla legge e dai regolamenti nei confronti delle Autorità pubbliche di Vigilanza, non frapponendo alcun ostacolo all’esercizio delle funzioni da queste esercitate;
  3. • evitare in alcun modo di compromettere l’integrità, la reputazione e l’immagine di Semplice.

 

Inoltre è fatto esplicito divieto di:

  • • predisporre o comunicare dati falsi, lacunosi o comunque suscettibili di fornire una descrizione non corretta della realtà riguardo alla situazione economica, patrimoniale e finanziaria di Società;
  • • tenere comportamenti che impediscano materialmente, o che comunque ostacolino, mediante l’occultamento di documenti o l’uso di altri mezzi fraudolenti, lo svolgimento dell’attività di controllo o di revisione della gestione da parte del Collegio Sindacale;
  • • omettere dati ed informazioni imposti dalla legge sulla situazione economica, patrimoniale e finanziaria della Società;
  • • porre in essere, in occasione di assemblee, atti simulati o fraudolenti finalizzati ad alterare il regolare procedimento di formazione della volontà assembleare;
  • • restituire conferimenti ai soci o liberare gli stessi dall’obbligo di eseguirli, al di fuori dei casi di riduzione del capitale sociale previsti dalla legge;
  • • ripartire utili o acconti sugli utili non effettivamente conseguiti o destinati per legge a riserva, nonché ripartire riserve che non possono essere distribuite;
  • • effettuare riduzioni del capitale sociale, fusioni o scissioni, in violazione delle disposizioni di legge a tutela dei creditori, provocando ad essi un danno;
  • • procedere a formazione o aumento fittizio del capitale sociale, attribuendo azioni per un valore inferiore al loro valore nominale in sede di aumento del capitale sociale;
  • • distrarre i beni sociali, in sede di liquidazione della Società, dalla loro destinazione ai creditori, ripartendoli fra i soci prima del pagamento dei creditori o dell’accantonamento delle somme necessarie a soddisfarli;
  • • porre in essere azioni non in linea o non rispettosi delle procedure o regole formalizzate, causando così un sostanziale scollamento tra quanto previsto dal Modello organizzativo, di gestione e controllo (qui formalizzato) e quanto effettuato nella prassi ed attività operativa;
  • • tenere comportamenti che impediscano la verifica ed il controllo da parte dell’Organismo di Vigilanza.

 

1.3.2 PRINCIPI SPECIFICI DI COMPORTAMENTO

__________________________________________

Nella predisposizione delle comunicazioni sociali i Destinatari sono tenuti a garantire, ognuno per le parti di competenza, l’esecuzione dei seguenti controlli:

  • • verifica, con cadenza periodica, dei saldi dei conti di contabilità generale al fine di garantire la quadratura della contabilità generale con i rispettivi partitari e con i conti sezionali;
  • • identificazione delle risorse interessate dei dati e delle notizie che le stesse devono fornire, nonché delle tempistiche, per la predisposizione del bilancio;
  • • verifica della completezza e correttezza dei dati e delle informazioni comunicate dalle suddette risorse e sigla sulla documentazione analizzata;
  • • svolgimento e formalizzazione dell’analisi degli scostamenti rispetto ai dati del periodo precedente e formalizzazione delle motivazioni che hanno portato i maggiori scostamenti.

Il Responsabile della Funzione Amministrazione Finanza e Controllo (nel caso di specie il riferimento è all’omologa funzione svolta in Mario Frigerio S.p.A.) verifica e valida la proposta di bilancio annuale e le relazioni infrannuali e li sottopone all’ amministratore delegato, il quale a sua volta li presenta al presidente ed al Consiglio di Amministrazione per la relativa approvazione.

Qualora sia previsto o si renda opportuno, secondo le specifiche professionalità richieste dalla natura dell’attività o dell’incarico, avvalersi delle prestazioni di consulenti o professionisti esterni che, nell’interesse della Società, svolgano attività che comportano la predisposizione delle comunicazioni sociali, i Destinatari sono tenuti ad osservare le seguenti disposizioni:

  • • la Funzione Amministrazione Finanza e Controllo individua il consulente o il professionista esterno, sulla base delle loro competenze e professionalità e richiede, se necessario, il preventivo dei compensi per la prestazione;
  • • la Funzione Amministrazione Finanza e Controllo allestisce una proposta d’incarico, la quale deve prevedere apposita informativa sul Modello Organizzativo, nonché sulle conseguenze che possano derivare da condotte contrarie alle prescrizioni dello stesso;
  • • l’incarico viene presentato dal responsabile della Funzione Amministrazione Finanza e Controllo e all’Amministratore Delegato, il quale lo sottoscrive per accettazione;
  • • la Funzione Amministrazione Finanza e Controllo verifica le prestazioni rese dal professionista, autorizza il pagamento dei compensi concordati secondo gli accordi, adotta tutti gli interventi necessari nel caso in cui dovessero insorgere problematiche nel corso della collaborazione, informando tempestivamente l’Amministratore Delegato;
  • • la Funzione Amministrazione Finanza e Controllo conserva tutta la documentazione prodotta nell’ambito dell’esecuzione dell’incarico.

 

1.4 COMPITI DELL’ORGANISMO DI VIGILANZA

L’Organismo di Vigilanza effettua periodicamente controlli a campione sulle attività connesse ai processi sensibili, al fine di verificare la corretta esplicazione delle stesse in relazione alle regole di cui al presente Modello (esistenza e adeguatezza della relativa procura, limiti di spesa, effettuato reporting verso gli organi deputati, ecc.).

Specificatamente, all’Organismo di Vigilanza vengono assegnati i seguenti compiti: 

  • • emanare o proporre che vengano emanate ed aggiornate le istruzioni standardizzate relative ai comportamenti da seguire nell’ambito delle aree a rischio, come individuate nella presente Parte Speciale. Tali istruzioni devono essere scritte e conservate su supporto cartaceo o informatico;
  • • con riferimento al bilancio, alle relazioni ed alle altre comunicazioni sociali previste dalla legge, in ragione della circostanza che il bilancio di esercizio ed il bilancio consolidato è sottoposto a verifica di una società di revisione, l’OdV provvede a: – monitorare l’efficacia delle procedure interne per la prevenzione del reato di false comunicazioni sociali;
  • – verificare le eventuali segnalazioni specifiche provenienti dagli organi di controllo o da qualsiasi dipendente ed effettuare gli accertamenti ritenuti necessari od opportuni in conseguenza delle segnalazioni ricevute;
  • – vigilare sull’effettiva sussistenza delle condizioni per garantire alla società di revisione una concreta autonomia nelle sue funzioni di controllo delle attività aziendali.
  •  
  • • con riferimento alle altre attività a rischio, l’OdV ha il compito di: – svolgere verifiche periodiche sul rispetto delle procedure interne;
  • – svolgere verifiche periodiche sull’effettuazione delle comunicazioni alle Autorità pubbliche di Vigilanza e sull’osservanza delle procedure adottate nel corso di eventuali ispezioni compiute dai funzionari di queste ultime;
  • – valutare periodicamente l’efficacia delle procedure volte a prevenire la commissione dei reati;
  • – esaminare le eventuali segnalazioni di presunte violazioni del Modello ed effettuare gli accertamenti ritenuti necessari od opportuni in relazione alle segnalazioni ricevute.

A tal fine, all’Organismo di Vigilanza viene garantito libero accesso a tutta la documentazione aziendale rilevante.

PARTE SPECIALE C

REATI IN MATERIA DI SICUREZZA SUL LAVORO

1. REATI IN MATERIA DI SICUREZZA SUL LAVORO

1.1 TIPOLOGIE DI REATI

I Reati in materia di sicurezza sul lavoro, la cui commissione può comportare la responsabilità amministrativa a carico di Semplice, sono i seguenti (cfr. art 25 septies del Decreto34):

  • • Reato di omicidio colposo (Art. 589 c.p.) commesso in violazione delle norme sulla tutela della salute e della sicurezza sul lavoro; e
  • • Reato di lesioni colpose gravi o gravissime (Art. 590, comma 3, c.p.) commesso in violazione delle norme sulla tutela della salute e della sicurezza sul lavoro.

 

L’estensione della responsabilità amministrativa dell’Ente per tali reati è prevista dall’art. 9 della legge n. 123/2007, in vigore dal 25 agosto 2007, la quale ha introdotto, modificando il Decreto, l’art. 25-septies in materia di omicidio colposo e lesioni colpose gravi o gravissime, commessi con violazione della tutela della salute e della sicurezza sul lavoro.

Si rammenta che, nelle ipotesi di commissione dei reati contemplati dall’art. 25 septies del Decreto, la responsabilità prevista dal medesimo Decreto è configurabile solo se dal fatto illecito sia derivato un vantaggio per la Società, che – nel caso di specie – potrebbe essere rinvenuto in un risparmio di costi nell’esecuzione ovvero nell’affidamento a terzi di talune attività.

*

Nell’ottica di definire i concetti di fatto colposo, elemento sui cui si fonda la responsabilità della Società per i Reati contemplati dalla presente Parte Speciale C, è necessario tenere in considerazione i seguenti presupposti:

  • • le condotte penalmente rilevanti consistono nel fatto, da chiunque commesso, di cagionare la morte o lesioni gravi/gravissime al lavoratore, per effetto dell’inosservanza di norme antinfortunistiche;
  • • soggetto attivo dei reati può essere chiunque, all’interno della Società, sia tenuto ad osservare o far osservare le norme di prevenzione e protezione. Tale soggetto può quindi individuarsi, ai sensi del cd. “Testo Unico sulla Sicurezza”, nel datore di lavoro, nei dirigenti, nei preposti.

34 In tale contesto, si segnala che gli artt. 589 e 590 c.p. sono stati recentemente modificati dalla L. n 3/2018 la quale ha introdotto – per entrambe le ipotesi delittuose – un inasprimento della pena nel caso in cui il reato sia stato commesso “nell’esercizio abusivo di una professione per la quale è richiesta una speciale abilitazione dello Stato o di un’arte sanitaria”.

  • soggetti destinatari di deleghe di funzioni attinenti alla materia della salute e sicurezza sul lavoro, nonché nei medesimi lavoratori;
  • • l’elemento soggettivo del reato consiste nella c.d. colpa specifica, ossia nella volontaria inosservanza di norme precauzionali volte a impedire gli eventi dannosi previsti dalla norma incriminatrice;
  • • le norme antinfortunistiche di cui agli artt. 589, co. 2, e 590, co. 3, c.p., ricomprendono anche l’art. 2087 c.c., che impone al datore di lavoro di adottare tutte quelle misure che, secondo la particolarità del lavoro, l’esperienza e la tecnica, sono necessarie a tutelare l’integrità fisica dei lavoratori.

 

1.2 AREE A RISCHIO

Qualsiasi attività svolta nell’ambito della Società può essere astrattamente considerata sensibile ai fini dell’accadimento di eventi che possano dare luogo alla commissione di taluno dei Reati in materia di sicurezza su lavoro previsti dalla presente Parte Speciale C.

Tuttavia, tenuto conto da un lato che la Società non ha dipendenti e dall’altro che l’oggetto sociale è rappresentato dalla compravendita di immobili, si è ritenuto opportuno di redigere la presente Parte Speciale in un’ottica di prudenza ed al fine di garantire comunque una completa tutela della Società stessa.

Si segnala quindi che, qualora all’acquisto di immobili da parte della Società, facciano seguito degli interventi operati da ditte appaltatrici, sarà opportuno che la Società segua le prescrizioni contenute nella presente Parte Speciale e ciò in ragione della potenziale area di rischio individuata nella “gestione” dei relativi contratti di appalto (e nell’attività di controllo dell’esecuzione dei relativi lavori), stante l’ipotetica responsabilità della Società – in qualità di soggetto committente – unitamente alle imprese appaltatrici e subappaltatrici, in caso di accadimento di taluna delle fattispecie di Reati contemplati nella presente Parte Speciale C.

Obiettivo della presente Parte Speciale è dunque che tutti i Destinatari si attengano – in considerazione della diversa posizione e dei diversi obblighi che ciascuno di essi assume nei confronti della Società – a regole di condotta conformi a quanto qui prescritto, al fine di prevenire e/o impedire che si verifichino dei Reati commessi in violazione delle norme sulla tutela della salute e sicurezza sul lavoro.

1.3 PRINCIPI DI COMPORTAMENTO ALL’INTERNO DELLE AREE A RISCHIO

1.3.1 PRINCIPI GENERALI DI COMPORTAMENTO

Fermo restando quanto già evidenziato nel presente documento circa l’attuale struttura della Società (che, come già osservato, non annovera alcun dipendente), la stessa, in vista di un possibile ampliamento della composizione del proprio organico, ritiene opportuno indicare qui di seguito i principi generali di condotta che tutti i Destinatari del Modello Organizzativo sono tenuti a rispettare, segnatamente:

– divieto di porre in essere, collaborare o dare causa alla realizzazione di comportamenti che possano rientrare nelle fattispecie di reato previste dalla presente Parte Speciale C;

– obbligo di operare nel rispetto delle leggi di tempo in tempo vigenti;

– rispettare le prescrizioni del Codice Etico nonché le regole aziendali.

 

Allo scopo di consentire l’attuazione dei principi generali finalizzati alla protezione dei lavoratori sul luogo di lavoro, la Società ritiene che le componenti di un sistema efficace nella prevenzione dei Reati di cui alla presente Parte Speciale C che dovrebbero essere attuate a livello aziendale per garantire l’efficacia del Modello, siano rappresentate da:

  • • La struttura organizzativa

 

In tale contesto, particolare attenzione va riservata alle figure specifiche operanti in tale ambito tra cui il Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione (“RSPP), gli Addetti al Servizio di Prevenzione e Protezione (“ASPP”), il Rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza (“RLS”), il Medico Competente (“MC”), gli addetti primo soccorso, l’addetto alle emergenze in caso d’incendio – laddove presenti.

  • • La formazione e l’addestramento

 

Lo svolgimento di compiti che possono influenzare la salute e sicurezza sul lavoro richiede un’adeguata competenza, da verificare ed alimentare attraverso la continua formazione e addestramento finalizzati ad assicurare che tutto il personale, ad ogni livello, sia consapevole dell’importanza della conformità delle proprie azioni rispetto al Modello Organizzativo e delle possibili conseguenze dovute a comportamenti che si discostino dalle regole dettate dal medesimo Modello.

  • • La comunicazione ed il coinvolgimento
    La circolazione delle informazioni all’interno dell’azienda assume un valore rilevante per favorire il coinvolgimento di tutti i soggetti interessati e consentire consapevolezza ed impegno adeguati a tutti livelli.
  • • Il sistema di monitoraggio della sicurezza

La gestione della salute e sicurezza sul lavoro dovrebbe prevedere una fase di verifica interna (periodica) del mantenimento delle misure di prevenzione e protezione dei rischi adottate e valutate come idonee ed efficaci.

È infine necessario che la Società preveda la conduzione di un’ulteriore periodica attività di monitoraggio sulla funzionalità del sistema preventivo adottato. Detto monitoraggio dovrebbe consentire l’adozione delle decisioni più opportune ed essere condotto da personale competente che assicuri l’obiettività e l’imparzialità, nonché l’indipendenza dal settore di lavoro sottoposto a verifica ispettiva.

1.3.2 PRINCIPI SPECIFICI DI COMPORTAMENTO

Il presente paragrafo contiene i principi specifici di condotta a cui la Società, i Soggetti Apicali, i Dipendenti, i Collaboratori ed in genere tutti i Destinatari devono conformarsi nel rispetto delle previsioni del Modello, al fine di evitare la commissione di taluno dei Reati di cui al presente paragrafo.

In particolare, la Società dovrà:

  • • aggiornare periodicamente il Documento di Valutazione dei Rischi;
  • • attuare un sistema di presidi interno che preveda, tra l’altro, la definizione di opportune azioni correttive e/o preventive ove siano evidenziate situazioni di non conformità alle disposizioni di legge e che assicuri il rispetto delle disposizioni del Testo Unico sulla Sicurezza nonché delle eventuali ulteriori disposizioni specifiche in tema di sicurezza e salute sul lavoro;
  • • predisporre procedure interne e/o note operative a cui i destinatari del Modello ovvero il personale di imprese esterne devono attenersi nell’ambito della loro attività lavorativa all’interno della Società;
  • • prevedere specifici corsi di formazione per i Dipendenti ed i Collaboratori, differenziati in base alle mansioni svolte;
  • • rappresentare un’adeguata informativa al personale esterno in merito ai potenziali rischi cui potrebbero essere esposti;
  • • aggiornare costantemente il libro infortuni e impegnarsi all’attuazione di misure che riducano il rischio di ripetizione degli infortuni occorsi;
  • • far rispettare da parte dei Soggetti Apicali, dei Dipendenti e dei Collaboratori ogni cautela possibile (anche non espressamente indicata) volta ad evitare qualsivoglia danno;
  • • rispettare la normativa prevenzionistica in caso di conferimento di appalti, con particolare riguardo alle prescrizioni di cui all’art. 26 del Testo Unico sulla Sicurezza (così come modificato dalla sua entrata in vigore);
  • • promuovere la cooperazione ed il coordinamento tra le diverse imprese coinvolte nell’esecuzione degli appalti conferiti, anche mediante l’elaborazione di un unico documento di valutazione dei rischi che indichi le misure adottate per eliminare o ridurre al minimo i rischi di interferenze tra le predette imprese, da allegarsi al singolo contratto di appalto o d’opera;
  • • in caso di conferimenti di appalti, prevedere, laddove possibile, la stipulazione di contratti d’acquisto standardizzati c.d. “chiavi in mano”, che includano tutte le opportune clausole per il rispetto della normativa in materia di sicurezza e prevenzione degli infortuni; a tal proposito prevedere la specifica indicazione dei costi sostenuti per la sicurezza sul lavoro;
  • • acquisire la documentazione e le certificazioni obbligatorie di legge, anche al fine di valutare l’idoneità tecnica e professionale delle imprese appaltatrici o dei lavoratori autonomi con riferimento ai lavori da affidare in appalto, o mediante contratto d’opera o di somministrazione; verificare periodicamente il permanere dei requisiti richiesti per legge in capo alla società appaltatrice;
  • • verificare che il personale dell’impresa appaltatrice o subappaltatrice esponga, in presenza dello specifico obbligo di legge, la tessera di riconoscimento con fotografia, dati anagrafici e indicazione del rispettivo datore di lavoro.
  • • verificare che nei contratti di appalto sia chiaramente definita la gestione degli adempimenti in materia di sicurezza sul lavoro in caso di subappalto;
  • • prevedere nei contratti di appalto (somministrazione e fornitura) un’apposita clausola che regoli le conseguenze della violazione da parte delle controparti delle norme di cui al Decreto nonché del Modello.
  • • implementare idonei sistemi di registrazione dell’avvenuta effettuazione di tutte le sopra menzionate attività svolte a tutela della sicurezza sul lavoro, secondo quanto stabilito dall’art.
  • Testo Unico sulla Sicurezza. A tal ultimo fine, si suggerisce che la Società implementi una procedura ovvero una nota operativa secondo la quale il RSPP sia tenuto (i) a predisporre un documento – preferibilmente su supporto elettronico – da aggiornare trimestralmente, contenente la registrazione di tutte le attività effettuate in materia di sicurezza e (ii) ad inoltrare, sempre con cadenza trimestrale, tale documento all’organo amministrativo della Società e/o al soggetto all’uopo delegato e ad informare quest’ultimi in caso di particolari urgenze.

 

1.4 COMPITI DELL’ORGANISMO DI VIGILANZA

E’ opportuno precisare che l’estensione dell’applicazione del Decreto ai delitti colposi non pone un problema di rapporti tra il piano della sicurezza e quello del Modello Organizzativo, né tra le attività dei soggetti responsabili dei controlli in materia di salute e sicurezza sul lavoro e l’Organismo di Vigilanza. L’autonomia di funzioni proprie di questi organi non consente, infatti, di ravvisare una sovrapposizione dei compiti di controllo: i diversi soggetti deputati al controllo svolgono i propri compiti su piani differenti.

Per quanto concerne le tematiche di tutela della salute e sicurezza sul lavoro, l’OdV si avvale di tutte le risorse attivate (ove presenti nel contesto della Società) per la gestione dei relativi aspetti, quali:

  • • RSPP, Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione;
  • • ASPP, Addetti al Servizio di Prevenzione e Protezione;
  • • RLS, Rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza;
  • • MC, Medico Competente;
  • • addetti primo soccorso, addetto emergenze in caso d’incendio.

 

L’Organismo di Vigilanza non ha obblighi di controllo dell’attività di cui alla presente parte speciale del Modello (per i quali, come sopra esposto, la responsabilità è in capo agli organi preposti ai controlli in materia di salute e sicurezza sul lavoro); in quest’ambito, l’OdV ha esclusivamente doveri di verifica dell’idoneità e sufficienza del Modello Organizzativo a prevenire i Reati.

Qualora dovessero essere rilevate significative violazioni delle norme in materia di prevenzione degli infortuni e dell’igiene sul lavoro, ovvero qualora dovessero verificarsi mutamenti nell’organizzazione e nelle attività della Società, l’OdV dovrà provvedere ad un riesame del Modello nonché all’eventuale aggiornamento dello stesso, al fine di renderlo adeguato alle sopravvenute esigenze.

A tal fine, all’Organismo di Vigilanza viene garantito libero accesso a tutta la documentazione aziendale rilevante; inoltre il medesimo Organismo dovrà ricevere copia della reportistica periodica in materia di salute e sicurezza sul lavoro.

PARTE SPECIALE D

REATI TRIBUTARI E CONTRABBANDO

1. REATI TRIBUTARI

_______________________________________________

1.1 TIPOLOGIE DI REATI35

35 Così come introdotti dall’art. 39, comma 2 del D.L. 26 ottobre 2019, n. 124, convertito con modifiche dalla Legge 19 dicembre 2019, n. 157 e successivamente modificati dal D.Lgs. 14 luglio 2020, n. 75.

36 Tale reato rileva ai fini del Decreto solo qualora sia commesso nell’ambito di sistemi fraudolenti transfrontalieri e al fine di evadere l’imposta sul valore aggiunto per un importo complessivo non inferiore a dieci milioni di Euro.

Considerata l’attività svolta dalla Società, il reato in annotazione non si ritiene applicabile alla stessa.

37 Tale reato rileva ai fini del Decreto solo qualora sia commesso nell’ambito di sistemi fraudolenti transfrontalieri e al fine di evadere l’imposta sul valore aggiunto per un importo complessivo non inferiore a dieci milioni di Euro.

Considerata l’attività svolta dalla Società, il reato in annotazione non si ritiene applicabile alla stessa.

38 Tale reato rileva ai fini del Decreto solo qualora sia commesso nell’ambito di sistemi fraudolenti transfrontalieri e al fine di evadere l’imposta sul valore aggiunto per un importo complessivo non inferiore a dieci milioni di Euro.

Considerata l’attività svolta dalla Società, il reato in commento non si ritiene applicabile alla stessa.

I Reati Tributari previsti dal Decreto all’art. 25-quinquiesdecies e i riferimenti normativi sono i seguenti:

– Art. 2 del D.Lgs. 74/2000 dichiarazione fraudolenta mediante uso di fatture o di altri documenti per operazioni inesistenti;

– Art. 3 del D.Lgs. 74/2000 dichiarazione fraudolenta mediante altri artifici;

– Art. 4 del D.Lgs. 74/2000 dichiarazione infedele36;

– Art. 5 del D.Lgs. 74/2000 omessa dichiarazione37;

– Art. 8 del D.Lgs. 74/2000 emissione di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti;

– Art. 10 del D.Lgs. 74/2000 occultamento o distruzione di documenti contabili;

– Art. 10-quater del D.Lgs. 74/2000 indebita compensazione38;

– Art. 11 del D.Lgs. 74/2000 sottrazione fraudolenta al pagamento di imposte.

*

1.2 AREE A RISCHIO

In relazione ai reati sopra elencati, le aree di attività a rischio che presentano profili di maggiore criticità con riferimento ai Reati Tributari sono:

  • • redazione del bilancio e tenuta delle scritture contabili;
  • • dichiarazioni e altri adempimenti fiscali;
  • • pagamento moduli F24;
  • • gestione delle operazioni straordinarie;
  • • gestione dei rapporti di servizio intercompany.

I soggetti e/o le funzioni potenzialmente coinvolti sono:

– Presidente del Consiglio di Amministrazione;

– Amministratore Delegato;

– Consiglio di Amministrazione;

– Collegio Sindacale.

 

1.3. PRINCIPI DI COMPORTAMENTO ALL’INTERNO DELLE AREE A RISCHIO

1.3.1 Principi generali di comportamento

__________________________________________

I Destinatari che, per ragione del proprio incarico o della propria funzione, siano coinvolti nelle attività a rischio elencate nel paragrafo 1.2 hanno l’esplicito divieto di:

  • • trasferire denaro o beni o altre utilità o compiere altre operazioni al fine di sottrarli all’azione coattiva dell’Amministrazione Finanziaria;
  • • utilizzare strumenti non istituzionali per il compimento di operazioni di trasferimento di denaro o altra utilità;
  • • tenere comportamenti che impediscano materialmente, o che comunque ostacolino, mediante l’occultamento di documenti o l’uso di altri mezzi fraudolenti, lo svolgimento dell’attività di controllo o di revisione della gestione da parte del Collegio Sindacale, di consulenti esterni, dell’Amministrazione Finanziaria.

 

I Destinatari, nell’ambito delle rispettive competenze e funzioni, devono:

  • • rispettare le regole e i principi contenuti nei seguenti documenti:

 

il Codice Etico;

ogni altra documentazione relativa al sistema di controllo interno;

  • • collaborare affinché i fatti di gestione siano rappresentati correttamente e tempestivamente nella contabilità, dovendo ciascuna registrazione riflettere esattamente ciò che risulta dalla documentazione di supporto;
  • • tenere un comportamento corretto, trasparente e collaborativo, nel rispetto delle norme di legge e dei principi contabili, in tutte le attività finalizzate alla formazione del bilancio e delle altre comunicazioni sociali, al fine di fornire ai Soci ed ai terzi una informazione veritiera e corretta sulla situazione economica, patrimoniale e finanziaria della Società;
  • • tenere un comportamento corretto, trasparente e collaborativo, nel rispetto delle norme di legge e dei principi contabili, in tutte le attività finalizzate alla formazione della dichiarazione dei redditi e dell’ulteriore documentazione avente rilevanza fiscale;
  • • tenere un comportamento corretto, trasparente e collaborativo, nel rispetto delle norme di legge e dei principi contabili, in tutte le attività finalizzate all’assolvimento di adempimenti ed oneri doganali;
  • • osservare le regole di corretta, completa e trasparente registrazione nell’attività di contabilizzazione dei fatti relativi alla gestione della Società;
  • • assicurare che ogni operazione sia, oltre che correttamente registrata, anche autorizzata, verificabile, legittima, coerente e congrua;
  • • assicurare che per ogni operazione vi sia un adeguato supporto documentale al fine di poter procedere, in ogni momento, all’effettuazione di controlli che attestino le caratteristiche e le motivazioni dell’operazione ed individuino chi ha autorizzato, effettuato, registrato e verificato l’operazione stessa;
  • • evitare in alcun modo di compromettere l’integrità, la reputazione e l’immagine della Società.

 

1.3.2 Principi specifici di comportamento

__________________________________________

Le regole ed i divieti riportati nel precedente paragrafo si concretizzano in principi di comportamento che devono essere rispettati nell’ambito dell’operatività aziendale della Società.

Per le operazioni riguardanti la gestione dei rapporti di servizio intercompany) i Destinatari coinvolti sono tenuti ad assicurare:

(i) il rispetto di quanto disciplinato nei singoli contratti sottoscritti tra le società del gruppo;

(ii) l’emissione di fatture per i servizi prestati;

(iii) la corretta e completa archiviazione della documentazione di supporto dell’attività svolte in shared service.

Per quanto riguarda la gestione degli affari fiscali (ovvero le attività relative redazione del bilancio e alla tenuta delle scritture contabili, la gestione delle dichiarazioni e degli altri adempimenti fiscali, il pagamento dei modelli F24, la gestione delle operazioni straordinarie) i Destinatari coinvolti hanno il divieto di:

  • • rappresentare o trasmettere dati – in bilanci, relazioni o altre comunicazioni sociali, anche verso l’Amministrazione Finanziaria, oltre che tra le funzioni – falsi, lacunosi o, comunque, non rispondenti alla realtà, della situazione economica, patrimoniale e finanziaria della Società;
  • • porre in essere comportamenti che impediscano materialmente, ad esempio mediante l’occultamento di documenti o altri mezzi fraudolenti, l’attività di controllo e revisione da parte di sindaci e/o revisori e l’attività di controllo e accertamento esercitata dall’Amministrazione Finanziaria;
  • • omettere dati ed informazioni imposti dalla legge sulla situazione economica, patrimoniale e finanziaria della Società.

 

Gli stessi Destinatari hanno inoltre l’obbligo di:

  • • determinare con chiarezza e completezza i dati e le notizie che ciascuna funzione deve fornire, i criteri contabili per l’elaborazione degli stessi, e le modalità e le tempistiche delle relative comunicazioni;
  • • prevedere un sistema tracciabile (anche in modalità informatica) di trasmissione dei dati e delle informazioni alla funzione/risorsa deputata all’elaborazione dei dati;
  • • osservare nell’attività di contabilizzazione le regole di chiara, corretta e completa registrazione;
  • • osservare in sede di valutazione di elementi economico-patrimoniali i principi di ragionevolezza e prudenza, illustrando con chiarezza i criteri che hanno guidato la determinazione del valore del bene;
  • • garantire la regolare rendicontazione dei movimenti in entrata e in uscita derivanti da qualsiasi transazione commerciale secondo i principi sulla corretta tenuta della contabilità;
  • • assicurare che tutte le movimentazioni dei flussi finanziari siano effettuate con strumenti tracciabili;
  • • imporre limiti all’utilizzo autonomo delle risorse finanziarie, mediante la definizione di soglie quantitative coerenti con i ruoli e le responsabilità organizzative attribuite ai singoli soggetti;
  • • informare tempestivamente il Consiglio di Amministrazione qualora vi siano richieste sospette e/o illecite, ad esempio relative ai criteri di calcolo e qualificazione degli asset finanziari.

 

Inoltre, nei processi utilizzati dalla Società relativi alle attività sensibili richiamate nella presente sezione, è necessario che:

  • • vi sia distinzione tra i soggetti che si occupano del calcolo delle imposte e della predisposizione delle dichiarazioni fiscali e i soggetti che si occupano di verificare le informazioni e sottoscrivere le dichiarazioni;
  • • le dichiarazioni fiscali siano sottoscritte da esponenti della Società dotati di idonei poteri;
  • • le attività di elaborazione delle imposte siano svolte con il supporto di un consulente esterno;
  • • vengano operate attività di verifica finalizzate all’individuazione di eventuali incongruenze relative alle operazioni, ad esempio al fine di evitare doppi pagamenti o la sovrafatturazione;
  • • l’alienazione e/o la cessione in comodato d’uso e/o l’affitto di asset finanziari e le attività relative, come ad esempio la valutazione e stima dei beni, siano svolte rispettando soglie autorizzative preimpostate in base al valore economico, verificando l’esistenza e la congruenza della documentazione giustificativa e garantendo la tracciabilità delle stesse;
  • • si verifichi la completezza e l’accuratezza dei processi di registrazione ed esecuzione delle fatture attive e passive; in tale contesto, si verifichi la correttezza delle informazioni riportate nella fattura, ad esempio che i costi riportati siano coerenti con il contratto di fornitura e/o con il listino prezzi prestabilito, e la coerenza della stessa con l’ordine di acquisto/vendita e con l’entrata/uscita della merce.

 

1.4 FLUSSI INFORMATIVI VERSO L’ODV

_______________________________________________

I soggetti coinvolti nel processo sono tenuti a comunicare tempestivamente all’Organismo di Vigilanza qualsiasi eccezione comportamentale o qualsiasi evento inusuale, indicando le ragioni delle difformità e dando atto del processo autorizzativo seguito.

Inoltre, i soggetti a vario titolo coinvolti sono tenuti a trasmettere all’Organismo di Vigilanza, con periodicità almeno semestrale, ulteriori informazioni specificamente richieste ovvero:

  • rilievi effettuati dal Collegio Sindacale, dalla Società di Revisione, dai consulenti, dall’Amministrazione Finanziaria a seguito delle attività di verifica da questi effettuate;
  • eventi rilevanti relativi alle aree a rischio identificate nella presente Parte Speciale.

 

I Destinatari garantiranno, ognuno per le parti di rispettiva competenza, la tracciabilità del processo seguito, tenendo a disposizione dell’Organismo di Vigilanza – in un archivio ordinato – tutta la documentazione all’uopo necessaria.

Codice di Condotta – Mario Frigerio S.p.A.

Testo approvato dal Consiglio di Amministrazione della società Mario Frigerio S.p.A. nella seduta del 26 Gennaio 2012

1. Principi Generali

La società Mario Frigerio S.p.A. (di seguito anche “Mario Frigerio” o la “Società”) è una società facente parte del gruppo MFL (il “Gruppo MFL”), presente in diversi Paesi del mondo.

Il presente codice di condotta (di seguito anche il “Codice”) è inteso come una guida e un supporto per ogni amministratore e ogni altro dipendente della Società al fine di aiutarlo a perseguire la missione del Gruppo MFL.

Al tal proposito, la Società si impegna a:

  •  garantire la diffusione del Codice
  •  garantire l’aggiornamento del Codice
  •  fornire un supporto informativo in caso di dubbi di interpretazione del Codice
  •  garantire che chiunque segnali violazioni del Codice in buona fede non sia soggetto ad alcuna forma di ritorsione
  •  adottare provvedimenti sanzionatori che siano equi e commisurati al tipo di violazione e che tali sanzioni siano applicate in modo coerente a tutti i destinatari del Codice
  •  controllare periodicamente il rispetto del Codice.

2. Guida all’utilizzo del Codice

Descrizione del Codice

Il Codice è un documento approvato dalla direzione della Società che riassume i principi di condotta negli affari e di comportamento etico per gli amministratori e i dipendenti della Società stessa.

Destinatari del Codice

Il Codice si applica a tutti i dipendenti della Società che agiscono in nome e per conto della stessa.

Sono altresì tenuti al rispetto del Codice tutti coloro che intrattengono rapporti di lavoro e/o collaborazione con la Società.

Reperibilità del Codice

Il Codice viene consegnato a tutti i dipendenti e viene affisso nelle bacheche aziendali.

Copia del Codice può essere richiesta anche all’ufficio amministrativo della Società.

Eventuali modifiche al Codice saranno rese disponibili nelle modalità sopra riportate.

3. Condotta negli affari

La Società, come del resto tutte le società del Gruppo MFL, non tollerano che l’utilizzo di strumenti quali la corruzione e l’estorsione possano essere usati in nessuna situazione, nemmeno per incrementare gli affari o per acquisire nuovi ordini dai clienti.

Le relazioni con i partner della Società (clienti, fornitori, banchieri e autorità etc..) devono essere basate sull’onestà e la legalità.

La direzione della Società non accetterà che alcuno dei suoi dipendenti sia attivamente o passivamente coinvolto in fenomeni di corruzione o che supporti qualsiasi azione che possa essere sospettata di corruzione.

I dipendenti della Società prima di instaurare rapporti di affari con terzi devono verificare le informazioni disponibili sulle potenziali controparti (clienti e fornitori) al fine di appurare la loro rispettabilità e la legittimità della loro attività.

In particolare, la selezione dei fornitori, collaboratori esterni, la scelta degli acquisti dei beni, merci e servizi devono avvenire secondo i principi del presente Codice e delle procedure interne adottate dalla società utilizzando la forma scritta.

Nei rapporti con i fornitori sono vietate dazioni, regalie, benefici (sia diretti che indiretti), omaggi, atti di cortesia e di ospitalità finalizzati ad ottenere un trattamento di favore; le c.d. regalie d’uso (intendendosi per tali quei doni che la prassi esige scambiarsi in occasione di particolari festività come, ad esempio, quelle natalizie) se praticate per consuetudine, dovranno sposare il duplice requisito di tenuità (ovvero modico valore simbolico) e di eguaglianza (ovvero parità di costo nella scelta del dono per tutti i fornitori).

In ogni caso, è vietata ogni regalia effettuata su iniziativa personale o attingendo da denari propri o non preventivamente adibiti a tale scopo; consegue un onere imprescindibile di documentazione delle spese effettuate e rendiconto trasparente delle stesse.

La Società vuole altresì garantire la piena soddisfazione delle esigenze dei propri clienti anche al fine di creare un solido rapporto ispirato a valori di correttezza, lealtà, efficienza e professionalità, assicurando rapporti improntati al rispetto della legge.

A tale scopo, è necessario che:

  • i clienti siano adeguatamente informati su quanto posto in essere nell’espletamento delle attività svolte in loro favore;
  • ai clienti non siano promessi, in alcun modo, risultati che non attengono alla responsabilità della Società;
  • ai clienti non siano consigliate e/o proposte azioni o comportamenti contrari alle leggi;
  • donazioni, contributi, compensi, rimborsi spese e qualunque altra forma di rapporto economico con i clienti sia instaurato nella massima trasparenza e nel rispetto dello statuto e della legislazione vigente.

4. Dipendenti

L’integrità morale è un dovere costante di tutti coloro che lavorano per la Società e caratterizza i comportamenti di tutta la propria organizzazione.

Rapporti tra i vertici della Società

L’attività degli organi sociali è improntata al pieno rispetto delle regole sancite dallo statuto delle Società e dalla legislazione vigente nazionale e comunitaria.

I soggetti nominati a funzioni amministrative sono tenuti:

  • a impegnarsi attivamente affinché la Società possa trarre beneficio dalle loro specifiche competenze;
  • a denunciare tempestivamente qualsiasi situazione di conflitto d’interesse che li veda coinvolti;
  • alla riservatezza delle informazioni acquisite nello svolgimento del proprio mandato.

Gli organi sociali sono tenuti alla piena collaborazione ed informazione reciproca, al fine di promuovere il coordinamento ed il perseguimento di finalità di aziendali.

In particolare, devono ottemperare agli obblighi di riservatezza svolgendo i propri incarichi con piena fedeltà verso la Società, nei cui confronti hanno il dovere di operare con completa trasparenza al fine di consentire la ricostruzione di tutte le operazioni che pongono in essere.

Rapporti tra dipendenti

I rapporti tra i lavoratori dipendenti della Società sono improntati a valori di civile convivenza e si svolgono nel rispetto dei diritti e della libertà delle persone e dei principi fondamentali che affermano la pari dignità sociale senza discriminazioni per ragioni di nazionalità, lingua, sesso, razza, credo religioso, appartenenza politica e sindacale e condizioni fisiche o psichiche.

I dipendenti della Società si impegnano ad osservare il principio di solidarietà considerando più importante il rispetto dei valori giuridici rispetto al perseguimento di obiettivi personali.

I dipendenti della Società, seppur gerarchicamente organizzati, devono inoltre osservare ed applicare i principi di diligenza, onestà ed uguaglianza, promuovendo la collaborazione reciproca, favorendo la creazione di un ambiente lavorativo idoneo alla tutela della persona e del lavoratore tanto dal punto di vista professionale quanto da quello relazionale.

In particolare, ogni responsabile è tenuto ad esercitare i suoi poteri con obiettività ed equilibrio curando la crescita professionale dei propri collaboratori e il miglioramento delle condizioni di lavoro.

Il personale partecipa alle iniziative formative garantendo impegno, professionalità e spirito di partecipazione.

I dipendenti sono, infine, chiamati ad ottemperare a tutte le prescrizioni enunciate dal contratto collettivo che li riguarda, nonché a tutte le prescrizioni sindacali inerenti il comportamento da tenere, informando con tempestività i propri responsabili diretti dell’insorgenza di dinamiche che possono interferire sulla corretta gestione dell’attività lavorativa.

Rapporti tra vertici della Società e dipendenti

I vertici della Società sono tenuti ad un esercizio equilibrato dei propri poteri nei confronti dei dipendenti, nel rispetto della persona e della propria dignità.

In ogni caso, i vertici di Mario Frigerio S.p.A. non devono abusare della propria posizione sia nella selezione del personale dipendente (momento che deve svolgersi su base esclusivamente meritocratica, nel rispetto delle procedure adottate dalla Società e/o delle leggi vigenti), sia durante l’esecuzione del rapporto di lavoro.

I vertici della Società devono dare disposizioni sempre e solo conformi alla legge ed ai principi del Codice e devono astenersi da qualunque condotta vessatoria e/o intimidatoria volta a far violare i suddetti principi al personale dipendente.

Dall’altra parte, i dipendenti sono tenuti al rispetto delle direttive impartite loro dai vertici di Mario Frigerio S.p.A. ed alla loro diligente esecuzione, a patto che gli ordini stessi non risultino palesemente in contrasto con le leggi vigenti e/o con i principi del presente Codice; essi devono, inoltre, segnalare eventuali situazioni in contrasto con le leggi vigenti e/o con i principi del presente Codice.

Rapporti tra vertici della Società, dipendenti ed Organismo di Vigilanza

Tanto i vertici della Società quanto i dipendenti sono tenuti a recepire e prestare attenzione a tutte le direttive e le comunicazioni dell’Organismo di Vigilanza (le cui funzioni e responsabilità sono meglio individuate nella Parte Generale del Modello Organizzativo), attenendosi scrupolosamente alle indicazioni fornite.

I destinatari sono, altresì, tenuti a segnalare all’Organismo di Vigilanza ogni situazione, condotta, evento, circostanza che indichi una violazione (anche presunta) in ordine ai reati di cui al D. Lgs. n. 231/01.

I rapporti con le istituzioni pubbliche, o con i parenti ed affini degli stessi, nel rispetto di quanto previsto dal Modello Organizzativo implementato dalla Società, devono avvenire in modo tale da non poter essere interpretati come finalizzati ad acquisire indebiti vantaggi per la Società stessa.

A tal proposito, eventuali richieste o offerte di denaro o di favori di qualunque tipo che possano essere interpretati come eccedente le normali pratiche commerciali o di cortesia, o comunque rivolte ad acquisire trattamenti di favore nella conduzione di qualsiasi operazione riconducibile all’attività sociale formulate indebitamente a coloro, o da coloro, che operano per conto della Società nel contesto di rapporti con la Pubblica Amministrazione devono essere portate immediatamente a conoscenza dell’Organismo di Vigilanza per l’assunzione dei provvedimenti conseguenti.

Tutti i dipendenti sono quindi tenuti a:

  • leggere e sottoscrivere il Codice;
  • adottare azioni e comportamenti coerenti con il Codice;
  • segnalare tempestivamente e in buona fede eventuali violazioni al Codice al diretto superiore o al rappresentante per il l’attuazione del Codice;
  • consultare l’ufficio amministrativo per ottenere chiarimenti sull’interpretazione del Codice;
  • cooperare, ove richiesto, alle attività di auditing sul funzionamento del Codice;
  • formulare eventuali segnalazioni anonime di violazione del presente Codice nell’apposita cassetta per le denunce anonime.

5. Salute e sicurezza sul posto di lavoro e privacy

La Società riconosce la salute e la sicurezza sul posto di lavoro come diritto fondamentale dei dipendenti.

I dipendenti ed i collaboratori sono una risorsa indispensabile per il successo della Società e, pertanto, la stessa tutela e promuove il valore delle risorse umane, allo scopo di migliorare e accrescere l’esperienza e il patrimonio delle competenze possedute da ciascun collaboratore e garantisce condizioni di lavoro rispettose della dignità individuale.

La Società adotta delle politiche di salute e sicurezza sul lavoro conformi a quanto previsto dalla legislazione vigente. Tali politiche sono fondate su misure preventive, individuali e collettive, al fine di ridurre al minimo i potenziali rischi sul luogo di lavoro.

La Società promuove inoltre la cultura della prevenzione degli incidenti tramite corsi di formazione e informazione.

Nel rispetto della legislazione vigente, la Società si impegna alla tutela della privacy in merito alle informazioni attinenti la sfera privata e le opinioni di ciascuno dei propri lavoratori e, più in generale, di quanti interagiscono con la Società stessa.

In particolare, il rispetto della dignità del lavoratore dovrà essere assicurato anche attraverso il rispetto della privacy nella corrispondenza e nelle relazioni interpersonali tra il personale, attraverso il divieto di interferenze in conferenze o dialoghi e attraverso il divieto di intromissioni o forme di controllo che possano ledere la personalità.

6. Rapporti con la collettività e l’ambiente

La Società è consapevole degli effetti della propria attività sul contesto territoriale di riferimento, sullo sviluppo economico e sociale e sul benessere generale della collettività e pone attenzione all’importanza dell’accettazione sociale delle comunità in cui opera.

Per questo motivo, la Società intende operare nel rispetto delle comunità locali e nazionali, e contribuisce alla diffusione ed alla sensibilizzazione in tema di sviluppo sostenibile, gestendo in modo ambientalmente compatibile le proprie attività e le proprietà ad essa affidate, in considerazione dei diritti delle generazioni future.

APPENDICE

La società prende atto che con l’entrata in vigore del “Bribery Act” in data 1° luglio 2011, il Regno Unito ha modificato ed integrato la preesistente normativa in materia di corruzione e che, in particolare sono state disciplinate le fattispecie di (i) corruzione attiva verso soggetti pubblici o privati,(ii) corruzione passiva verso soggetti pubblici o privati, (iii) corruzione di un pubblico funzionario straniero e (iv) mancata prevenzione della corruzione da parte delle società.

Analogamente a quanto disposto dal D. Lgs. 231/2001, il Bribery Act prevede che la responsabilità dell’ente sussista solo qualora venga commesso un reato di corruzione da parte di un soggetto che abbia con l’ente una relazione qualificata e preesistente alla commissione del reato. La normativa, inoltre, si applica non solo alle società con sede ed ambito di attività nel Regno Unito, ma anche alle società inglesi operanti fuori dal Regno Unito, nonché alle società non inglesi attive, in tutto o in parte, nel Regno Unito, indipendentemente dal luogo in cui la società sia stata costituita e dal luogo in cui sia stato posta in essere la condotta illecita.

La Società prende atto che una siffatta previsione potrebbe avere ripercussioni in capo alle società italiane che si trovino ad intrattenere rapporti di affari nel Regno Unito, sia direttamente che per il tramite di agenti e/o consulenti, nonché per il tramite di società controllate o che semplicemente conducano un’attività commerciale di vendita o prestazioni di servizi nel Regno Unito.

In particolare, la peculiarità di detta normativa rispetto alle previsioni del D. Lgs. 231/2001 consiste nell’inserimento del reato di corruzione tra privati, fattispecie peraltro ad oggi esclusa dal perimetro dei reati presupposto di cui al D. Lgs. 231/2001.

Pertanto le misure di prevenzione da adottarsi da parte delle società italiane potenzialmente interessate dalla normativa in parola, dovranno essere rivolte ad evitare il rischio di incorrere nel menzionato reato di corruzione privata all’uopo valorizzando l’attività di supervisione dell’Organismo di Vigilanza, nonché l’implementazione di apposite procedure.

Tano detto, la Società, pur non ritenendo allo stato che le previsioni sopra indicate possano trovare applicazione nel contesto della propria attività, intende indicare nella presente appendice i principi di comportamento, per la maggior parte già identificati dai principi enunciati nel presente Codice Etico e nel Modello Organizzativo ex D. Lgs. 231/2001, ai quali ritiene che i suoi amministratori, dipendenti e collaboratori debbano conformarsi:

  1. valutazione del rischio: conoscere e monitorare il rischio di commissione di fatti corruttivi nel settore e mercato di appartenenza;
  2. impegno del top managment a stabilire la cultura della lotta alla corruzione all’interno dell’azienda indipendentemente dalle relative dimensioni;
  3. attività di due diligence: conoscere i propri partner commerciali e concludere accordi reciproci per la lotta alla corruzione, conducendo le relazioni commerciali in maniera trasparente ed etica;
  4. politiche e procedure chiare ed accessibili: applicare uniformemente le procedure aziendali attraverso controlli effettivi sulle stesse, presidiando le aree a rischio per la commissione del reato di corruzione soprattutto per ciò che riguarda le donazioni politiche e i contributi, le regalie, le spese promozionali, rispondendo negativamente alle richieste di “facilitating payments” e reagendo attivamente in caso di sospetti di episodi di corruzione;
  5. effettiva implementazione: integrazione, in concreto, dei sistemi di controllo interni, delle politiche di selezione del personale e di remunerazione, delle comunicazioni esterne e interne e della formazione del personale;
  6. monitoraggio e revisione: applicare controlli attraverso attività di audit e verifiche, eventualmente anche esterne, con procedure trasparenti, valutando la regolarità con cui procedere alla revisione delle procedure e policy interne

Questo documento è di proprietà di Mario Frigerio S.p.A.; è vietata la sua diffusione o riproduzione senza autorizzazione

Codice di Condotta – Fridea S.r.l.

Testo approvato dal Consiglio di Amministrazione della società Fridea S.r.l. nella seduta del 26 gennaio 2012

1. Principi generali

La società Fridea S.r.l. (di seguito anche “Fridea” o la “Società”) è una società facente parte del gruppo MFL (il “Gruppo MFL”), presente in diversi Paesi del mondo.

Il presente codice di condotta (di seguito anche il “Codice”) è inteso come una guida e un supporto per ogni amministratore e ogni dipendente della Società al fine di aiutarlo a perseguire la missione del Gruppo MFL.

A tal proposito, la Società si impegna a:

  •  garantire la diffusione del Codice
  •  garantire l’aggiornamento del Codice
  •  fornire un supporto informativo in caso di dubbi di interpretazione del Codice
  •  garantire che chiunque segnali violazioni del Codice in buona fede non sia soggetto ad alcuna forma di ritorsione
  •  adottare provvedimenti sanzionatori che siano equi e commisurati al tipo di violazione e che tali sanzioni siano applicate in modo coerente a tutti i destinatari del Codice
  •  controllare periodicamente il rispetto del Codice.

2. Guida all’utilizzo del codice

Descrizione del Codice

Il Codice è un documento approvato dalla direzione della Società che riassume i principi di condotta negli affari e di comportamento etico per gli amministratori e i dipendenti della Società stessa.

Destinatari del Codice

Il Codice si applica a tutti i dipendenti della Società che agiscono in nome e per conto della stessa. Sono altresì tenuti al rispetto del Codice tutti coloro che intrattengono rapporti di lavoro e/o collaborazione con la Società.

Reperibilità del Codice

Il Codice viene consegnato a tutti i dipendenti e viene affisso nelle bacheche aziendali. Copia del Codice può essere richiesta anche all’ufficio amministrativo della Società. Eventuali modifiche al Codice saranno rese disponibili nelle modalità sopra riportate.

3. Condotta negli affari

La Società, come del resto tutte le società del Gruppo MFL, non tollerano che l’utilizzo di strumenti quali la corruzione e l’estorsione possano essere usati in nessuna situazione, nemmeno per incrementare gli affari o per acquisire nuovi ordini dai clienti.

Le relazioni con i partner della Società (clienti, fornitori, banchieri e autorità etc..) devono essere basate sull’onestà e la legalità.

La direzione della Società non accetterà che alcuno dei suoi dipendenti sia attivamente o passivamente coinvolto in fenomeni di corruzione o che supporti qualsiasi azione che possa essere sospettata di corruzione.

I dipendenti della Società prima di instaurare rapporti di affari con terzi devono verificare le informazioni disponibili sulle potenziali controparti (clienti e fornitori) al fine di appurare la loro rispettabilità e la legittimità della loro attività.

In particolare, la selezione dei fornitori, collaboratori esterni, la scelta degli acquisti dei beni, merci e servizi devono avvenire secondo i principi del presente Codice e delle procedure interne adottate dalla Società, utilizzando la forma scritta.

Nei rapporti con i fornitori sono vietate dazioni, regalie, benefici (sia diretti che indiretti), omaggi, atti di cortesia e di ospitalità finalizzati ad ottenere un trattamento di favore; le c.d. regalie d’uso (intendendosi tali quei doni che la prassi esige scambiarsi in occasione di particolari festività come, ad esempio, quelle natalizie) se praticate per consuetudine, dovranno sposare il duplice requisito di tenuità (ovvero modico valore simbolico) e di eguaglianza (ovvero parità di costo nella scelta del dono per tutti i fornitori).

In ogni caso, è vietata ogni regalia effettuata su iniziativa personale o attingendo da denari propri o non preventivamente adibiti a tale scopo; consegue un onere imprescindibile di documentazione delle spese effettuate e rendiconto trasparente delle stesse.

La Società vuole altresì garantire la piena soddisfazione delle esigenze dei propri clienti anche al fine di creare un solido rapporto ispirato a valori di correttezza, lealtà, efficienza e professionalità, assicurando rapporti improntati al rispetto della legge.

A tale scopo, è necessario che:

  • i clienti siano adeguatamente informati su quanto posto in essere nell’espletamento delle attività svolte in loro favore;
  • ai clienti non siano promessi, in alcun modo, risultati che non attengono alla responsabilità della Società;
  • ai clienti non siano consigliate e/o proposte azioni o comportamenti contrari alle leggi;
  • donazioni, contributi, compensi, rimborsi spese e qualunque altra forma di rapporto economico con i clienti sia instaurato nella massima trasparenza e nel rispetto dello statuto e della legislazione vigente.

4. Dipendenti

L’integrità morale è un dovere costante di tutti coloro che lavorano per la Società e caratterizza i comportamenti di tutta la propria organizzazione.

Rapporti tra i vertici della Società

L’attività degli organi sociali è improntata al pieno rispetto delle regole sancite dallo statuto della Società  e dalla legislazione vigente nazionale e comunitaria.

I soggetti nominati a funzioni amministrative sono tenuti:

–   a impegnarsi attivamente affinché la Società possa trarre beneficio dalle loro specifiche competenze;

–   a denunciare tempestivamente qualsiasi situazione di conflitto d’interesse che li veda coinvolti;

–   alla riservatezza delle informazioni acquisite nello svolgimento del proprio mandato.

Gli organi sociali sono tenuti alla piena collaborazione ed informazione reciproca, al fine di promuovere il coordinamento ed il perseguimento di finalità di aziendali.

In particolare, devono ottemperare agli obblighi di riservatezza svolgendo i propri incarichi con piena fedeltà verso la Società, nei cui confronti hanno il dovere di operare con completa trasparenza al fine di consentire la ricostruzione di tutte le operazioni che pongono in essere.

Rapporti tra dipendenti

I rapporti tra i lavoratori dipendenti della Società sono improntati a valori di civile convivenza e si svolgono nel rispetto dei diritti e della libertà delle persone e dei principi fondamentali che affermano la pari dignità sociale senza discriminazioni per ragioni di nazionalità, lingua, sesso, razza, credo religioso, appartenenza politica e sindacale e condizioni fisiche o psichiche.

I dipendenti della Società si impegnano ad osservare il principio di solidarietà considerando più importante il rispetto dei valori giuridici rispetto al perseguimento di obiettivi personali.

I dipendenti della Società, seppur gerarchicamente organizzati, devono inoltre osservare ed applicare i principi di diligenza, onestà ed uguaglianza, promuovendo la collaborazione reciproca, favorendo la creazione di un ambiente lavorativo idoneo alla tutela della persona e del lavoratore tanto dal punto di vista professionale quanto da quello relazionale.

In particolare, ogni responsabile è tenuto ad esercitare i suoi poteri con obiettività ed equilibrio curando la crescita professionale dei propri collaboratori e il miglioramento delle condizioni di lavoro.

Il personale partecipa alle iniziative formative garantendo impegno, professionalità e spirito di partecipazione.

I dipendenti sono, infine, chiamati ad ottemperare a tutte le prescrizioni enunciate dal contratto collettivo che li riguarda, nonché a tutte le prescrizioni sindacali inerenti il comportamento da tenere, informando con tempestività i propri responsabili diretti dell’insorgenza di dinamiche che possono interferire sulla corretta gestione dell’attività lavorativa.

Rapporti tra vertici della Società e dipendenti

I vertici della Società sono tenuti ad un esercizio equilibrato dei propri poteri nei confronti dei dipendenti, nel rispetto della persona e della propria dignità.

In ogni caso, i vertici di Fridea non devono abusare della propria posizione sia nella selezione del personale dipendente (momento che deve svolgersi su base esclusivamente meritocratica, nel rispetto delle procedure adottate dalla Società e delle leggi vigenti), sia durante l’esecuzione del rapporto di lavoro.

I vertici della Società devono dare disposizioni sempre e solo conformi alla legge ed ai principi del Codice e devono astenersi da qualunque condotta vessatoria e/o intimidatoria volta a far violare i suddetti principi al personale dipendente.

Dall’altra parte, i dipendenti sono tenuti al rispetto delle direttive impartite loro dai vertici di Fridea ed alla loro diligente esecuzione, a patto che gli ordini stessi non risultino palesemente in contrasto con le leggi vigenti e/o con i principi del presente Codice; essi devono, inoltre, segnalare eventuali situazioni in contrasto con le leggi vigenti e/o con i principi del presente Codice.

Rapporti tra vertici della Società, dipendenti ed Organismo di Vigilanza

Tanto i vertici della Società quanto i dipendenti sono tenuti a recepire e prestare attenzione a tutte le direttive e le comunicazioni dell’Organismo di Vigilanza (le cui funzioni e responsabilità sono meglio individuate nella Parte Generale del Modello Organizzativo adottato dalla Società), attenendosi scrupolosamente alle indicazioni fornite.

I destinatari sono, altresì, tenuti a segnalare all’Organismo di Vigilanza ogni situazione, condotta, evento, circostanza che indichi una violazione (anche presunta) in ordine ai reati di cui al D. Lgs. n. 231/01.

 I rapporti con le istituzioni pubbliche, o con i parenti ed affini degli stessi, nel rispetto di quanto previsto dal Modello Organizzativo implementato dalla Società, devono avvenire in modo tale da non poter essere interpretati come finalizzati ad acquisire indebiti vantaggi per la Società stessa.

A tal proposito, eventuali richieste o offerte di denaro o di favori di qualunque tipo che possano essere interpretati come eccedente le normali pratiche commerciali o di cortesia, o comunque rivolte ad acquisire trattamenti di favore nella conduzione di qualsiasi operazione riconducibile all’attività sociale formulate indebitamente a coloro, o da coloro, che operano per conto della Società nel contesto di rapporti con la Pubblica Amministrazione devono essere portate immediatamente a conoscenza dell’Organismo di Vigilanza per l’assunzione dei provvedimenti conseguenti.

Tutti i dipendenti sono quindi tenuti a:

  • leggere e sottoscrivere il Codice;
  • adottare azioni e comportamenti coerenti con il Codice;
  • segnalare tempestivamente e in buona fede eventuali violazioni al Codice al diretto superiore o al rappresentante per il l’attuazione del Codice;
  • consultare l’ufficio amministrativo per ottenere chiarimenti sull’interpretazione del Codice;
  • cooperare, ove richiesto, alle attività di auditing sul funzionamento del Codice;
  • formulare eventuali segnalazioni anonime di violazione del presente Codice nell’apposita cassetta per le denunce anonime.

5. Salute e sicurezza sul posto di lavoro e privacy

La Società riconosce la salute e la sicurezza sul posto di lavoro come diritto fondamentale dei dipendenti.

I dipendenti ed i collaboratori sono una risorsa indispensabile per il successo della Società e, pertanto, la stessa tutela e promuove il valore delle risorse umane, allo scopo di migliorare e accrescere l’esperienza e il patrimonio delle competenze possedute da ciascun collaboratore e garantisce condizioni di lavoro rispettose della dignità individuale.

La Società adotta delle politiche di salute e sicurezza sul lavoro conformi a quanto previsto dalla legislazione vigente. Tali politiche sono fondate su misure preventive, individuali e collettive, al fine di ridurre al minimo i potenziali rischi sul luogo di lavoro.

La Società promuove inoltre la cultura della prevenzione degli incidenti tramite corsi di formazione e informazione.

Nel rispetto della legislazione vigente, la Società si impegna alla tutela della privacy in merito alle informazioni attinenti la sfera privata e le opinioni di ciascuno dei propri lavoratori e, più in generale, di quanti interagiscono con la Società stessa.

In particolare, il rispetto della dignità del lavoratore dovrà essere assicurato anche attraverso il rispetto della privacy nella corrispondenza e nelle relazioni interpersonali tra il personale, attraverso il divieto di interferenze in conferenze o dialoghi e attraverso il divieto di intromissioni o forme di controllo che possano ledere la personalità.

6. Rapporti con la collettività e l’ambiente

La Società è consapevole degli effetti della propria attività sul contesto territoriale di riferimento, sullo sviluppo economico e sociale e sul benessere generale della collettività e pone attenzione all’importanza dell’accettazione sociale delle comunità in cui opera.

Per questo motivo, la Società intende operare nel rispetto delle comunità locali e nazionali, e contribuisce alla diffusione ed alla sensibilizzazione in tema di sviluppo sostenibile, gestendo in modo ambientalmente compatibile le proprie attività e le proprietà ad essa affidate, in considerazione dei diritti delle generazioni future.

APPENDICE

La società prende atto che con l’entrata in vigore del “Bribery Act” in data 1° luglio 2011, il Regno Unito ha modificato ed integrato la preesistente normativa in materia di corruzione e che, in particolare sono state disciplinate le fattispecie di (i) corruzione attiva verso soggetti pubblici o privati,(ii) corruzione passiva verso soggetti pubblici o privati, (iii) corruzione di un pubblico funzionario straniero e (iv) mancata prevenzione della corruzione da parte delle società.

Analogamente a quanto disposto dal D. Lgs. 231/2001, il Bribery Act prevede che la responsabilità dell’ente sussista solo qualora venga commesso un reato di corruzione da parte di un soggetto che abbia con l’ente una relazione qualificata e preesistente alla commissione del reato. La normativa, inoltre, si applica non solo alle società con sede ed ambito di attività nel Regno Unito, ma anche alle società inglesi operanti fuori dal Regno Unito, nonché alle società non inglesi attive, in tutto o in parte, nel Regno Unito, indipendentemente dal luogo in cui la società sia stata costituita e dal luogo in cui sia stato posta in essere la condotta illecita.

La Società prende atto che una siffatta previsione potrebbe avere ripercussioni in capo alle società italiane che si trovino ad intrattenere rapporti di affari nel Regno Unito, sia direttamente che per il tramite di agenti e/o consulenti, nonché per il tramite di società controllate o che semplicemente conducano un’attività commerciale di vendita o prestazioni di servizi nel Regno Unito.

In particolare, la peculiarità di detta normativa rispetto alle previsioni del D. Lgs. 231/2001 consiste nell’inserimento del reato di corruzione tra privati, fattispecie peraltro ad oggi esclusa dal perimetro dei reati presupposto di cui al D. Lgs. 231/2001.

Pertanto le misure di prevenzione da adottarsi da parte delle società italiane potenzialmente interessate dalla normativa in parola, dovranno essere rivolte ad evitare il rischio di incorrere nel menzionato reato di corruzione privata all’uopo valorizzando l’attività di supervisione dell’Organismo di Vigilanza, nonché l’implementazione di apposite procedure.

Tano detto, la Società, pur non ritenendo allo stato che le previsioni sopra indicate possano trovare applicazione nel contesto della propria attività, intende indicare nella presente appendice i principi di comportamento, per la maggior parte già identificati dai principi enunciati nel presente Codice Etico e nel Modello Organizzativo ex D. Lgs. 231/2001, ai quali ritiene che i suoi amministratori, dipendenti e collaboratori debbano conformarsi:

  1. valutazione del rischio: conoscere e monitorare il rischio di commissione di fatti corruttivi nel settore e mercato di appartenenza;
  2. impegno del top managment a stabilire la cultura della lotta alla corruzione all’interno dell’azienda indipendentemente dalle relative dimensioni;
  3. attività di due diligence: conoscere i propri partner commerciali e concludere accordi reciproci per la lotta alla corruzione, conducendo le relazioni commerciali in maniera trasparente ed etica;
  4. politiche e procedure chiare ed accessibili: applicare uniformemente le procedure aziendali attraverso controlli effettivi sulle stesse, presidiando le aree a rischio per la commissione del reato di corruzione soprattutto per ciò che riguarda le donazioni politiche e i contributi, le regalie, le spese promozionali, rispondendo negativamente alle richieste di “facilitating payments” e reagendo attivamente in caso di sospetti di episodi di corruzione;
  5. effettiva implementazione: integrazione, in concreto, dei sistemi di controllo interni, delle politiche di selezione del personale e di remunerazione, delle comunicazioni esterne e interne e della formazione del personale;
  6. monitoraggio e revisione: applicare controlli attraverso attività di audit e verifiche, eventualmente anche esterne, con procedure trasparenti, valutando la regolarità con cui procedere alla revisione delle procedure e policy interne.

Questo documento è di proprietà di Fridea S.r.l.; è vietata la sua diffusione o riproduzione senza  autorizzazione.

 

 

Quality Policy of C.M. Caballé S.A.U. (Badalona, 14th May 2018)

The Quality Policy is a document that sets out the quality objectives that a company intends to pursue, verify and analyse in order to guarantee the continuous improvement of its own business processes.

This document is not directed exclusively to the General Management, but is subject to consultation among internal and external parties involved –from its business partners to its employees and from its customers to its suppliers– in order to achieve its prompt and adequate dissemination within the corporate system.

In this regard, the document shall be displayed in specific areas of the company so that it can be readily accessible and consulted.

With this document, the General Management intends to set out the business guidelines necessary to achieve its objectives regarding quality.

C. M. CABALLÉ, S.A.U. constantly seeks full customer satisfaction by offering a wide range of products, flexibility and a high-level design, by ensuring compliance with the stated specifications, by submitting prompt offers and feedbacks, by ensuring timely delivery, and by accurate after-sales service.

The primary goal of C. M. CABALLÉ, S.A.U. is to be recognised as an engineering design and manufacturing company of technologically advanced and innovative plants and machinery, such as rotating machines for the cable industry which are reliable, safe and of the highest quality.

C. M. CABALLÉ, S.A.U. also aims to consolidate and improve its position on the global market by properly structuring the growth and development of the company, without losing sight of the critical success factors currently recognised by its customers.

The above-mentioned improvement is made possible only through ongoing monitoring of the internal processes and the corporate structure. In order to optimise costs and improve quality, C. M. CABALLÉ, S.A.U. is constantly committed in both the search for causes of non-compliance and inefficiency and in the development of activities for the continuous improvement of its performance.

All this requires complete involvement by the employees who are urged to contribute towards the achievement of the defined goals. These contributions are essential towards the growth of the company. Likewise, all suppliers are asked to become partners in this development and improvement project.

The General Management is committed to making available all the resources necessary to promote the contribution of every single member of the company in order to achieve the global quality of the facilities. Moreover, the Management is committed to sharing and recognizing every effort towards the improvement of the quality of processes.

The Quality Policy will not remain a static document, but will be regularly discussed and updated in order to achieve continuous improvement by enhancing over time its own quality strategy.

The Quality Policy will be pursued through the identification of consistent and specific quality objectives, regularly updated during the quality management system reviews executed by the General Management.

General Manager

Emilia Tentori

 

Codice di Condotta – Semplice S.p.A.

Testo approvato dal Consiglio di Amministrazione della società Semplice S.p.A. nella seduta del 26 Gennaio 2012

1. Principi Generali

La società Semplice S.p.A. (di seguito anche “Semplice” o la “Società”) è la capogruppo di alcune società presenti in diversi paesi del mondo denominate nel suo insienma  “Gruppo MFL”.

Il presente codice di condotta (di seguito anche il “Codice”) è inteso come una guida e un supporto per ogni amministratore e ogni altro dipendente della Società, al fine di aiutarlo a perseguire la missione del Gruppo MFL.

A tal proposito, la Società si impegna a:

  •  garantire la diffusione del Codice
  •  garantire l’aggiornamento del Codice
  •  fornire un supporto informativo in caso di dubbi di interpretazione del Codice
  •  garantire che chiunque segnali violazioni del Codice in buona fede non sia soggetto ad alcuna forma di ritorsione
  •  adottare provvedimenti sanzionatori che siano equi e commisurati al tipo di violazione e che tali sanzioni siano applicate in modo coerente a tutti i destinatari del Codice
  •  controllare periodicamente il rispetto del Codice.

 

2. Guida all’utilizzo del Codice

Descrizione del Codice

Il Codice è un documento approvato dalla direzione della Società che riassume i principi di condotta negli affari e di comportamento etico per gli amministratori e i dipendenti della Società stessa.

Destinatari del Codice

Il Codice si applica a tutti i dipendenti della Società che agiscono in nome e per conto della stessa.

Sono altresì tenuti al rispetto del Codice tutti coloro che intrattengono rapporti di lavoro e/o collaborazione con la Società.

Reperibilità del Codice

Il Codice viene consegnato a tutti i dipendenti e viene affisso nelle bacheche aziendali.

Copia del Codice può essere richiesta anche all’ufficio amministrativo.

Eventuali modifiche al Codice saranno rese disponibili nelle modalità sopra riportate.

3. Condotta negli affari

La Società, come del resto tutte le società del Gruppo MFL, non tollerano che l’utilizzo di strumenti quali la corruzione e l’estorsione possano essere usati in nessuna situazione, nemmeno per incrementare gli affari o per acquisire nuovi ordini dai clienti.

Le relazioni con i partner della Società (clienti, fornitori, banchieri e autorità etc..) devono essere basate sull’onestà e la legalità.

La direzione della Società non accetterà che alcuno dei suoi dipendenti sia attivamente o passivamente coinvolto in fenomeni di corruzione o che supporti qualsiasi azione che possa essere sospettata di corruzione.

I dipendenti della Società prima di instaurare rapporti di affari con terzi devono verificare le informazioni disponibili sulle potenziali controparti (clienti e fornitori) al fine di appurare la loro rispettabilità e la legittimità della loro attività.

In particolare, la selezione dei fornitori, collaboratori esterni, la scelta degli acquisti dei beni, merci e servizi devono avvenire secondo i principi del presente Codice e delle procedure interne adottate dalla Società utilizzando la forma scritta.

Nei rapporti con i fornitori sono vietate dazioni, regalie, benefici (sia diretti che indiretti), omaggi, atti di cortesia e di ospitalità finalizzati ad ottenere un trattamento di favore; le c.d. regalie d’uso (intendendosi tali quei doni che la prassi esige scambiarsi in occasione di particolari festività come, ad esempio, quelle natalizie) se praticate per consuetudine, dovranno sposare il duplice requisito di tenuità (ovvero modico valore simbolico) e di eguaglianza (ovvero parità di costo nella scelta del dono per tutti i fornitori).

In ogni caso, è vietata ogni regalia effettuata su iniziativa personale o attingendo da denari propri o non preventivamente adibiti a tale scopo; consegue un onere imprescindibile di documentazione delle spese effettuate e rendiconto trasparente delle stesse.

La Società vuole altresì garantire la piena soddisfazione delle esigenze dei propri clienti anche al fine di creare un solido rapporto ispirato a valori di correttezza, lealtà, efficienza e professionalità, assicurando rapporti improntati al rispetto della legge.

A tale scopo, è necessario che:

  • i clienti siano adeguatamente informati su quanto posto in essere nell’espletamento delle attività svolte in loro favore;
  • ai clienti non siano promessi, in alcun modo, risultati che non attengono alla responsabilità della Società;
  • ai clienti non siano consigliate e/o proposte azioni o comportamenti contrari alle leggi;
  • donazioni, contributi, compensi, rimborsi spese e qualunque altra forma di rapporto economico con i clienti sia instaurato nella massima trasparenza e nel rispetto dello statuto e della legislazione vigente.

4. Dipendenti

L’integrità morale è un dovere costante di tutti coloro che lavorano per la Società e caratterizza i comportamenti di tutta la propria organizzazione.

Rapporti tra i vertici della Società

L’attività degli organi sociali è improntata al pieno rispetto delle regole sancite dallo statuto della Società e dalla legislazione vigente nazionale e comunitaria.

I soggetti nominati a funzioni amministrative sono tenuti:

  • a impegnarsi attivamente affinché la Società possa trarre beneficio dalle loro specifiche competenze;
  • a denunciare tempestivamente qualsiasi situazione di conflitto d’interesse che li veda coinvolti;
  • alla riservatezza delle informazioni acquisite nello svolgimento del proprio mandato.

Gli organi sociali sono tenuti alla piena collaborazione ed informazione reciproca, al fine di promuovere il coordinamento ed il perseguimento di finalità di aziendali.

In particolare, devono ottemperare agli obblighi di riservatezza svolgendo i propri incarichi con piena fedeltà verso la Società, nei cui confronti hanno il dovere di operare con completa trasparenza al fine di consentire la ricostruzione di tutte le operazioni che pongono in essere.

Rapporti tra dipendenti

I rapporti tra i lavoratori dipendenti della Società sono improntati a valori di civile convivenza e si svolgono nel rispetto dei diritti e della libertà delle persone e dei principi fondamentali che affermano la pari dignità sociale senza discriminazioni per ragioni di nazionalità, lingua, sesso, razza, credo religioso, appartenenza politica e sindacale e condizioni fisiche o psichiche.

I dipendenti della Società si impegnano ad osservare il principio di solidarietà considerando più importante il rispetto dei valori giuridici rispetto al perseguimento di obiettivi personali.

I dipendenti della Società, seppur gerarchicamente organizzati, devono inoltre osservare ed applicare i principi di diligenza, onestà ed uguaglianza, promuovendo la collaborazione reciproca, favorendo la creazione di un ambiente lavorativo idoneo alla tutela della persona e del lavoratore tanto dal punto di vista professionale quanto da quello relazionale.

In particolare, ogni responsabile è tenuto ad esercitare i suoi poteri con obiettività ed equilibrio curando la crescita professionale dei propri collaboratori e il miglioramento delle condizioni di lavoro.

Il personale partecipa alle iniziative formative garantendo impegno, professionalità e spirito di partecipazione.

I dipendenti sono, infine, chiamati ad ottemperare a tutte le prescrizioni enunciate dal contratto collettivo che li riguarda, nonché a tutte le prescrizioni sindacali inerenti il comportamento da tenere, informando con tempestività i propri responsabili diretti dell’insorgenza di dinamiche che possono interferire sulla corretta gestione dell’attività lavorativa.

Rapporti tra vertici della Società e dipendenti

I vertici della Società sono tenuti ad un esercizio equilibrato dei propri poteri nei confronti dei dipendenti, nel rispetto della persona e della propria dignità.

In ogni caso, i vertici di Semplice S.p.A. non devono abusare della propria posizione sia nella selezione del personale dipendente (momento che deve svolgersi su base esclusivamente meritocratica, nel rispetto delle procedure adottate dalla Società e/o delle leggi vigenti), sia durante l’esecuzione del rapporto di lavoro.

I vertici della Società devono dare disposizioni sempre e solo conformi alla legge ed ai principi del Codice e devono astenersi da qualunque condotta vessatoria e/o intimidatoria volta a far violare i suddetti principi al personale dipendente.

Dall’altra parte, i dipendenti sono tenuti al rispetto delle direttive impartite loro dai vertici di Semplice S.p.A. ed alla loro diligente esecuzione, a patto che gli ordini stessi non risultino palesemente in contrasto con le leggi vigenti e/o con i principi del presente Codice; essi devono, inoltre, segnalare eventuali situazioni in contrasto con le leggi vigenti e/o con i principi del presente Codice.

Rapporti tra vertici della Società, dipendenti ed Organismo di Vigilanza

Tanto i vertici della Società quanto i dipendenti sono tenuti a recepire e prestare attenzione a tutte le direttive e le comunicazioni dell’Organismo di Vigilanza (le cui funzioni e responsabilità sono meglio individuate nella Parte Generale del Modello Organizzativo adottato dalla Società), attenendosi scrupolosamente alle indicazioni fornite.

I destinatari sono, altresì, tenuti a segnalare all’Organismo  di Vigilanza ogni situazione, condotta, evento, circostanza che indichi una violazione (anche presunta) in ordine ai reati di cui al D. Lgs. n. 231/01.

 I rapporti con le istituzioni pubbliche, o con i parenti ed affini degli stessi, nel rispetto di quanto previsto dal Modello Organizzativo implementato dalla Società, devono avvenire in modo tale da non poter essere interpretati come finalizzati ad acquisire indebiti vantaggi per la Società stessa.

A tal proposito, eventuali richieste o offerte di denaro o di favori di qualunque tipo che possano essere interpretati come eccedente le normali pratiche commerciali o di cortesia, o comunque rivolte ad acquisire trattamenti di favore nella conduzione di qualsiasi operazione riconducibile all’attività sociale formulate indebitamente a coloro, o da coloro, che operano per conto della Società nel contesto di rapporti con la Pubblica Amministrazione devono essere portate immediatamente a conoscenza dell’Organismo di Vigilanza per l’assunzione dei provvedimenti conseguenti.

Tutti i dipendenti sono quindi tenuti a:

  • leggere e sottoscrivere il Codice;
  • adottare azioni e comportamenti coerenti con il Codice;
  • segnalare tempestivamente e in buona fede eventuali violazioni al Codice al diretto superiore o al rappresentante per il l’attuazione del Codice;
  • consultare l’ufficio amministrativo ovvero il managememt della Società per ottenere chiarimenti sull’interpretazione del Codice;
  • cooperare, ove richiesto, alle attività di auditing sul funzionamento del Codice;
  • formulare eventuali segnalazioni anonime di violazione del presente Codice nell’apposita cassetta per le denunce anonime.

5. Salute e sicurezza sul posto di lavoro e privacy

La Società riconosce la salute e la sicurezza sul posto di lavoro come diritto fondamentale dei dipendenti.

I dipendenti ed i collaboratori sono una risorsa indispensabile per il successo della Società e, pertanto, la stessa tutela e promuove il valore delle risorse umane, allo scopo di migliorare e accrescere l’esperienza e il patrimonio delle competenze possedute da ciascun collaboratore e garantisce condizioni di lavoro rispettose della dignità individuale.

La Società adotta delle politiche di salute e sicurezza sul lavoro conformi a quanto previsto dalla legislazione vigente. Tali politiche sono fondate su misure preventive, individuali e collettive, al fine di ridurre al minimo i potenziali rischi sul luogo di lavoro.

La Società promuove inoltre la cultura della prevenzione degli incidenti tramite corsi di formazione e informazione.

Nel rispetto della legislazione vigente, la Società si impegna alla tutela della privacy in merito alle informazioni attinenti la sfera privata e le opinioni di ciascuno dei propri lavoratori e, più in generale, di quanti interagiscono con la Società stessa.

In particolare, il rispetto della dignità del lavoratore dovrà essere assicurato anche attraverso il rispetto della privacy nella corrispondenza e nelle relazioni interpersonali tra il personale, attraverso il divieto di interferenze in conferenze o dialoghi e attraverso il divieto di intromissioni o forme di controllo che possano ledere la personalità.

6. Rapporti con la collettività e l’ambiente

La Società è consapevole degli effetti della propria attività sul contesto territoriale di riferimento, sullo sviluppo economico e sociale e sul benessere generale della collettività e pone attenzione all’importanza dell’accettazione sociale delle comunità in cui opera.

Per questo motivo, la Società intende operare nel rispetto delle comunità locali e nazionali, e contribuisce alla diffusione ed alla sensibilizzazione in tema di sviluppo sostenibile, gestendo in modo ambientalmente compatibile le proprie attività e le proprietà ad essa affidate, in considerazione dei diritti delle generazioni future.

APPENDICE

La società prende atto che con l’entrata in vigore del “Bribery Act” in data 1° luglio 2011, il Regno Unito ha modificato ed integrato la preesistente normativa in materia di corruzione e che, in particolare sono state disciplinate le fattispecie di (i) corruzione attiva verso soggetti pubblici o privati,(ii) corruzione passiva verso soggetti pubblici o privati, (iii) corruzione di un pubblico funzionario straniero e (iv) mancata prevenzione della corruzione da parte delle società.

Analogamente a quanto disposto dal D. Lgs. 231/2001, il Bribery Act prevede che la responsabilità dell’ente sussista solo qualora venga commesso un reato di corruzione da parte di un soggetto che abbia con l’ente una relazione qualificata e preesistente alla commissione del reato. La normativa, inoltre, si applica non solo alle società con sede ed ambito di attività nel Regno Unito, ma anche alle società inglesi operanti fuori dal Regno Unito, nonché alle società non inglesi attive, in tutto o in parte, nel Regno Unito, indipendentemente dal luogo in cui la società sia stata costituita e dal luogo in cui sia stato posta in essere la condotta illecita.

La Società prende atto che una siffatta previsione potrebbe avere ripercussioni in capo alle società italiane che si trovino ad intrattenere rapporti di affari nel Regno Unito, sia direttamente che per il tramite di agenti e/o consulenti, nonché per il tramite di società controllate o che semplicemente conducano un’attività commerciale di vendita o prestazioni di servizi nel Regno Unito.

In particolare, la peculiarità di detta normativa rispetto alle previsioni del D. Lgs. 231/2001 consiste nell’inserimento del reato di corruzione tra privati, fattispecie peraltro ad oggi esclusa dal perimetro dei reati presupposto di cui al D. Lgs. 231/2001.

Pertanto le misure di prevenzione da adottarsi da parte delle società italiane potenzialmente interessate dalla normativa in parola, dovranno essere rivolte ad evitare il rischio di incorrere nel menzionato reato di corruzione privata all’uopo valorizzando l’attività di supervisione dell’Organismo di Vigilanza, nonché l’implementazione di apposite procedure.

Tano detto, la Società, pur non ritenendo allo stato che le previsioni sopra indicate possano trovare applicazione nel contesto della propria attività, intende indicare nella presente appendice i principi di comportamento, per la maggior parte già identificati dai principi enunciati nel presente Codice Etico e nel Modello Organizzativo ex D. Lgs. 231/2001, ai quali ritiene che i suoi amministratori, dipendenti e collaboratori debbano conformarsi:

  1. valutazione del rischio: conoscere e monitorare il rischio di commissione di fatti corruttivi nel settore e mercato di appartenenza;
  2. impegno del top managment a stabilire la cultura della lotta alla corruzione all’interno dell’azienda indipendentemente dalle relative dimensioni;
  3. attività di due diligence: conoscere i propri partner commerciali e concludere accordi reciproci per la lotta alla corruzione, conducendo le relazioni commerciali in maniera trasparente ed etica;
  4. politiche e procedure chiare ed accessibili: applicare uniformemente le procedure aziendali attraverso controlli effettivi sulle stesse, presidiando le aree a rischio per la commissione del reato di corruzione soprattutto per ciò che riguarda le donazioni politiche e i contributi, le regalie, le spese promozionali, rispondendo negativamente alle richieste di “facilitating payments” e reagendo attivamente in caso di sospetti di episodi di corruzione;
  5. effettiva implementazione: integrazione, in concreto, dei sistemi di controllo interni, delle politiche di selezione del personale e di remunerazione, delle comunicazioni esterne e interne e della formazione del personale;
  6. monitoraggio e revisione: applicare controlli attraverso attività di audit e verifiche, eventualmente anche esterne, con procedure trasparenti, valutando la regolarità con cui procedere alla revisione delle procedure e policy interne.

Questo documento è di proprietà di Semplice S.p.A.; è vietata la sua diffusione o riproduzione senza autorizzazione 

 

ORGANISATIONAL MANAGEMENT AND CONTROL MODEL ITALIAN LEGISLATIVE DECREE 231/2001 – MARIO FRIGERIO S.P.A.

Text approved by the Board of Directors of Mario Frigerio S.p.A. in the meeting held on 25 November 2015.

GENERAL SECTION

1.         Italian legislative decree no. 231/2001

1.1       Recipient organisations and their administrative liability

Italian Legislative Decree no. 231 of 8 June 2001 – “Regulations governing the administrative liability of corporate organisations, companies and associations, both incorporated and unincorporated” – entered into force on 4 July 2001 and introduced liability of Organisations for administrative offences relating to crimes committed in their interest or to their advantage.

In the private sector, the Decree applies to incorporated companies, associations and organisations, while in the public sector it only applies to public financial corporations (specifically excluding central government, local government bodies, public non-financial corporations and bodies which perform functions of constitutional importance).

The Decree is complex and innovative because, in addition to the criminal liability of the actual offenders, it introduces liability of the Organisation for crimes committed by the offender in its interest or to its advantage.

Under Article 5 of the Decree, the Organisation is liable any time relevant crimes (specified in the Decree) are committed “in its interest or to its exclusive advantage”, by any of the following:

  1. persons who are representatives or hold senior executive positions in the Organisation or in any of its financially and operationally independent organisational units, as well as persons who actually (de facto) manage and control the Organisation (Senior Officers and Top-level Managers);
  2. persons under the management and supervision of one of the persons in letter a) above.

The Organisation’s liability is defined by the legislator as administrative, even though it is prosecuted as a criminal procedure, and it is also completely separate from the liability of the actual offender. Indeed, under Article 8 of the Decree, the Organisation may be declared liable even if the actual offender cannot be prosecuted or has not been identified, or if the crime is no longer punishable on grounds other than amnesty. On the basis of the same principle, the actual offender will still be prosecuted for the crime committed even if the Organisation is charged with liability for that crime.

1.2       Criminal offences

The Organisation is not liable for any and all crimes; its liability is limited to the relevant crimes listed in Articles 24, 24-bis, 24-ter, 25, 25-bis.1, 25-ter, 25-quater, 25-quater.1, 25-quinquies, 25-sexies, 25-septies, 25-octies, 25-novies, 25-decies, 25-undecies and 25-duodecies of the Decree (as amended from its entry into force until now) and, more specifically:

  1. crimes against the Public Administration (Articles 24 and 25 of the Decree, as amended[1]);
  2. crimes against the public faith (Article 25-bis, introduced into the Decree by Italian Law no. 99 of 23 July 2009[2]);
  3. crimes against industry and trade (Article 25-bis.1, introduced into the Decree by Italian Law no. 99 of 23 July 2009[3]);
  4. corporate crimes (Article 25-ter, introduced into the Decree by Italian Legislative Decree no. 61 of 11 April 2002[4]);
  5. crimes committed for the purposes of terrorism or subverting the democratic order (Article 25-quater, introduced into the Decree by Italian Law no. 7/2003[5]);
  6. female genital mutilation (Article 25-quater.1, introduced into the Decree by Italian Law no. 7 of 9 January 2006[6]);
  7. crimes against the person (Article 25-quinquies, introduced into the Decree by Italian Law no. 228 of 11 August 2003[7]);
  8. market abuse (Article 25-sexies, introduced into Italian Legislative Decree no. 231/2001 by Italian Law no. 62 of 18 April 2005[8]);
  9. crimes of manslaughter and serious or grievous bodily harm committed in breach of workplace health and safety regulations (Article 25-septies, introduced into the Decree by Italian Law no. 123 of 3 August 2007);
  10. crimes of possession of stolen goods, money laundering, self-laundering and using illegally obtained money, goods or benefits (Article 25-octies, introduced into the Decree by Article 63 of Italian Legislative Decree no. 231 of 21 November 2007[9]);
  11. breach of copyright crimes (Article 25-novies, introduced into the Decree by Italian Law no. 99 of 23 July 2009[10]);
  12. cybercrime (Article 24-bis, introduced into the Decree by Italian Law no. 48 of 18 March 2008[11]);
  13. organised crime (Article 24-ter, introduced into the Decree by Italian Law no. 94 of 15 July 2009[12]);
  14. cross-border crimes (Article 10 of Italian Law no. 146 of 16 March 2006 provides for the administrative liability of Organisations for crimes of a transnational nature laid down in that law[13]).
  15. incitement to not testify or to bear false testimony before the courts (Article 25-decies, introduced into the Decree by Italian Law no. 116 of 3 August 2009, as replaced by Article 2(1) of Italian Legislative Decree no. 121 of 7 July 2011).
  16. environmental crimes (Article 25-undecies, introduced into the Decree by Article 4(2) of Italian Law no. 116 of 3 August 2009, as replaced by Article 2(1) of Italian Legislative Decree no. 121 of 7 July 2011, as amended[14]).
  17. the crime of employing foreign nationals without a valid residence permit (Article 25-duodecies, introduced into the Decree by Italian Legislative Decree no. 109/2012);
  18. the crime of corruption in the private sector, governed by the new Article 2635 of the Italian Civil Code, today known as “Corruption in the private sector” (Article 25-ter(1) (s-bis), introduced to the Decree by the so-called “Anti-Corruption Law” (Italian Law no. 190/2012);

Considering the business purpose of Mario Frigerio S.p.A. and the specific characteristics of the Organisation, for the purposes of drawing up this Model, it was deemed appropriate to address only those Crimes considered relevant, without analysing theoretically conceivable offences.

In particular, for the purposes of this Model the following were considered:

  • Crimes committed against the Public Administration (Articles 24 and 25 of the Decree);
  • Corporate crimes (Article 25-ter of the Decree), comprising corruption in the private sector;
  • Workplace health and safety offences (Article 25-septies of the Decree);
  • Environmental Crimes (Article 25-undecies of the Decree); and
  • The crime of employing foreign nationals without a valid residence permit (art. 25-duodecies of the Decree).

The remaining crimes have been disregarded because they are only theoretically conceivable in the Company.

For a detailed examination of the Crimes analysed, please refer to the Special Section of the Model.

1.3       Sanctions

The Sanctions under Article 9 of the Decree applicable to the company as a consequence of an actual or attempted criminal act described above are as follows:

  • fine of up to EUR 1,549,370.69 (and interim seizure);
  • disqualification (also applicable as an interim measure) for no less than three months and no more than two years, which in turn may consist of:
    • a ban on carrying out business activities;
    • suspension or cancellation of authorisations, licences or permits instrumental to committing the offence;
    • a ban on obtaining government contracts;
    • exclusion from or termination of special terms, funding, contributions or other subsidies;
    • a ban on advertising goods and services;
    • confiscation (and interim seizure);
    • publication of ban on carrying out business activities.

1.4       Exemption of organisations from administrative liability

Under Articles 6 and 7 of the Decree, the Organisation is not liable for Crimes committed by Top-level Managers and Employees if it can prove that it has adopted and effectively implemented adequate organisation, management and control models to prevent the occurrence of these criminal offences. In this regard, the system involves setting up an internal control body appointed to supervise the actual effectiveness of the Model.

According to these provisions, the Organisation cannot be held liable pursuant to the Decree if it can prove that:

  • its management body has adopted and effectively implemented adequate organisation, management and control models to prevent the crime that was committed, prior to its commission;
  • an internal body vested with the powers to act on its own initiative and to monitor compliance (the Supervisory Committee) has been set up to assure the functioning and observance of the models and to keep them updated;
  • the offenders fraudulently circumvented the organisation and management models;
  • the Supervisory Committee exercised adequate controls.

The Decree also specifies that the organisation and management models must comply with the following requirements (Article 6(2) of the Decree):

  • identify the activities in relation to which the Crimes may be committed;
  • envisage specific procedures to schedule training and implement the resolutions of the Organisation concerning Crimes to be prevented;
  • determine appropriate methods for managing financial resources to prevent crimes from being committed;
  • provide for the obligation of disclosure to the Supervisory Committee;
  • introduce an appropriate disciplinary system to sanction non-compliance with the measures specified in the Model.

If the Organisation can prove to the Courts that it had adopted and effectively implemented an adequate system of organisation, management and control to prevent the commission of a crime prior to its commission by the actual offender, then it will not be held liable. So, the Model must be prepared and the Supervisory Committee’s activities must be organised with the goal of providing that proof to the Courts. This means that Organisations must make sure their procedures fulfil the aforementioned requirements.

Therefore, de facto, the Organisation must adopt an adequate and complete Model if it wants to ensure exemption from administrative liability for crimes committed by Top-level Managers and by Employees.

2.         FUNCTION OF THE MODEL

2.1       Structure and purposes of the Model

To assure legal, fair and transparent operating conditions, Mario Frigerio S.p.A. decided to adopt and implement this Model.

The Model was prepared considering: (i) the provisions of the Decree; (ii) the guidelines for formulating organisational, management and control models issued by the General Confederation of Italian Industry (Confindustria) on 7 July 2002 (amended on 28 June 2004 and 31 March 2008); and (iii) the new version of the same guidelines approved by the Ministry of Justice on 21 July 2014 (“Confindustria Guidelines”), which contain the methodological guidelines for determining the sensitive processes and the structure that should be adopted in implementing the Compliance Model.

In light of the general principles set forth above and in consideration of the provisions of the Guidelines, this Model comprises a “General Section” and five separate “Special Sections”, prepared according to the type of crimes covered in Italian Legislative Decree 231/2001, which are at a heightened risk of commission in the Company.

The goal of the General Section is to define the purposes of the Compliance Model and the general principles the Company uses as the benchmark for the management of its business. Each Special Section sets out to identify the rules of conduct to adopt and the preventive measures to take concerning potential offences.

The Special Section also defines the specific tasks of the Supervisory Committee in relation to each type of Sensitive Crime considered for the purposes of preparing the Compliance Model, pursuant to the Decree.

The goal of this Model, in relation to the Company’s Sensitive Activities, is to create an integrated system organised into procedures/procedural principles and control activities that aim to prevent Crimes from being committed.

In particular, the Model has the purpose of:

  • making persons involved in “risk activities” aware that they may be committing an offence if they breach the procedures laid down in the Model, and that as the offender they may be held criminally liable, while the Company may be held administratively liable;
  • stressing that the Company strongly condemns conduct not in compliance with the law or with the Code of Ethics of Mario Frigerio S.p.A., here enclosed as Annex no. 1 (“Code of Ethics”);
  • enabling the Company to monitor risk activities in order to facilitate crime prevention.

The fundamental principles of this Model are:

  • dissemination of the rules of conduct and the procedural principles and/or procedures implemented by the Company, as well as a staff training plan covering all elements of the Model inside the Company and to all Associated Persons;
  • a Code of Ethics that sets out the ethical principles and general guidelines for conduct that Senior Officers and Top-level Managers, Employees and Associated Persons are required to comply with in the execution of their respective activities;
  • the identification of “sensitive processes” in the Company, meaning areas where there is a heightened risk of committing the crimes listed in the Decree;
  • the existence of consolidated procedures and/or practices that provide both general and specific information with regard to the operating methods for work activities in the identified “sensitive processes”;
  • a system of internal managerial proxies and powers of attorney to represent the Company externally which assures a clear allocation of duties, in keeping with the organisational structure and the management control system;
  • a management and control system for the Company’s financial resources enabling the timely identification of any critical situations that may arise;
  • an appropriate disciplinary system to sanction any breaches of the Model and the Code of Ethics;
  • the appointment of a body in the Company (the Supervisory Committee) tasked with monitoring compliance with the Model and keeping it updated.

2.2       Recipients of the Model

The rules laid down in this Model address:

  • persons who are representatives or hold senior executive positions in Mario Frigerio S.p.A., as well as persons who are actual or de facto managers and supervisors of Mario Frigerio S.p.A. (Top-level Managers);
  • employees of Mario Frigerio S.p.A. who are under the management and supervision of any person holding a senior position (Employees);
  • consultants, external contractors, business and/or financial partners, agents, representatives and, generally, third parties operating on behalf of or in the interest of Mario Frigerio S.p.A.. (Associated Persons);

all jointly referred to as the “Recipients”.

The parties are notified of the Model and its contents using methods that make sure these are clearly understood, as laid down in Point 6 below; therefore, the Recipients of the Model are required to strictly comply with all provisions, also in fulfilment of all the duties of fairness and diligence generated by their legal relationship with the Company.

2.3       Adoption of the Model

The Company intends to ensure that its Employees, Top-level Managers and anyone acting on its behalf do not commit offences that may both damage the image of the Company and lead to the application of fines and/or disqualification under the provisions of the Decree for crimes that are to the advantage or in the interest of Mario Frigerio S.p.A.

For this purpose, the Company has decided to adopt this Model, intending to introduce a system of principles and rules of conduct that must form the basis for the conduct of all persons belonging to the Company in their relations with Italian or foreign stakeholders.

2.4       Amendments to the Model

The Company adopted the Model for the first time by resolution of the Board of Directors on 26 January 2012, then amended on 10 September 2013.

It was updated to its current format by resolution of the Company’s Board of Directors on 25 November 2015.

The Board of Directors may amend this Model at the proposal of and/or in consultation with the Supervisory Committee.

3.         THE ORGANISATIONAL STRUCTURE OF MARIO FRIGERIO S.P.A.

3.1       Introduction

In order to identify the Sensitive Activities laid down in the Decree, it is necessary to refer to the special features and actual operations of the Organisation that intends to adopt the Model.

Therefore, it is firstly appropriate to describe the organisational structure of Mario Frigerio S.p.A., specifically referring to its operational activities and to its management and control system.

3.2       The internal organisation of Mario Frigerio S.p.A.

3.2.1    Company Purpose

The purpose of the Company is the manufacture, trade, import, export and representation of industrial machinery and mechanical plants and their accessories, as well as mechanical constructions in general.

The Company may also do anything else that the Board of Directors deems necessary for its operations and for the company purpose; it may also hold quotas and equity investments in other companies or enterprises that have the same or comparable company purpose or if their purpose is directly or indirectly related to the Company’s purpose.

3.2.2    Corporate governance

The Company’s governing bodies are:

  • the General Meeting;
  • the Board of Directors;
  • the Chairman;
  • the Board of Statutory Auditors.

3.2.2.1 General Meeting

The General Meeting can be ordinary or extraordinary pursuant to the law.

The Ordinary Annual General Meeting must be convened at least once a year, within one hundred and twenty days from the closure of the financial year.

The Extraordinary General Meeting may be convened whenever deemed appropriate by the Board of Directors or under the circumstances required by law.

The Meeting quorum and resolutions passed are governed by Articles 2368 and 2369 of the Italian Civil Code.

3.2.2.2. Board of Directors

The Board of Directors is fully empowered for all ordinary and extraordinary governance, with no exceptions whatsoever, since it is mandated with all the powers that are not expressly reserved for the General Meeting by law or by the Articles of Association. The Board of Directors may delegate some or all of its powers to one or more directors and may appoint one or more directors as CEOs, establishing the limits of their powers and corresponding remuneration. The Board of Directors may appoint General Managers, and grant powers of attorney “ad negotia” for single acts or categories thereof, establishing their powers and recompense. The Company is represented, before third parties and the courts, by the Chairman of the Board of Directors, the Vice Chairmen, and the CEOs, where appointed, within the limits of the powers conferred upon them.

3.2.2.3 Chairman

The Chairman of the Board of Directors is fully empowered for the Company’s day-to-day management, exercised with free and several signature.

3.2.2.4 The Board of Statutory Auditors

The Board of Statutory Auditors is composed of three statutory members and two deputy members, appointed pursuant to the law. The Auditors remain in office for three financial years and their office expires on the date of the Meeting convened to approve the financial statements relative to the last financial year of their office.

3.3       General principles of the organisation and control system

This Compliance Model constitutes an extension to the management and control system already in force in the Company and was adopted with the goal of providing reasonable assurance of achieving the corporate objectives of compliance with laws and regulations, of guaranteeing reliable financial information and of protecting the Company assets.

3.3.1 Organisational system and separation of roles

The Company’s organisational system must meet the following requirements:

  • clarity, formalisation and communication, with special reference to attributing liability, to defining the hierarchy and to assigning operational activities;
  • separation of roles, thereby clearly defining operational processes in order to avoid functional overlap and, more importantly, to avoid concentrating activities with a high degree of criticality or potentially heightened risk in a single person.

3.3.2 Powers

Powers are delegated both for internal authority, which forms the basis of the Company’s decision-making processes for activities to implement and for representation, namely to sign deeds or documents intended for third parties and that bind the Company to them, also in economic terms.

Powers must:

  • be defined and formally delegated by the Board of Directors;
  • be consistent with the responsibilities and tasks delegated and with the positions covered by the proxies within the organisational structure;
  • include limits to exercising those powers consistent with the assigned roles, paying special attention to powers of expenditure and authority and/or signatory powers for transactions and deeds that are considered within the company to be “at risk”;
  • be updated in line with changes in the company organisation.

3.3.3 Operational procedures

The Company’s operational activities and processes, as described above, are supported by (formalised) general and specific principles of conduct and/or internal procedures also by means of the system of proxies, which reflect the following requirements:

  • regulation of the methods used in carrying out activities;
  • definition of responsibilities for activities, in compliance with the principle of keeping the roles of the person initiating the decision-making process separate from the person who actually puts it into practice, and from the person who controls it;
  • traceability of deeds and operations in general through appropriate documentary records that certify the characteristics and justifications of the activities implemented and identify the various persons involved in the operation (authorisation, implementation, recording, checking);
  • adoption of specific control mechanisms (also using external consultants) that guarantee the integrity and completeness of the data managed and the information exchanged in and outside the company structure.

3.3.4 Control and monitoring

A number of persons and bodies are involved in control and monitoring, and they include: the Board of Directors, the Board of Statutory Auditors, external consultants and the Supervisory Committee and, more generally, the Company staff, and represent a fundamental element of the company’s day-to-day activities.

The controls carried out by these persons are defined in consideration of the following activities:

  • supervision of the correct administration of the Company, the organisation’s adequacy and compliance with the law and with the Articles of Association;
  • internal auditing, in order to detect inconsistencies and breaches of the proxy system and/or of the procedures;
  • external auditing, in order to check the regularity of the company accounts and financial statements in compliance with the applicable accounting principles.

3.3.5 Traceability

Every operation and/or activity must be appropriately recorded. It must be possible to monitor ex-post the process of decision-making and/or authorisation and/or execution of activities, also through appropriate documentary records (hard copies and/or electronic) and, at any rate, which records may be deleted or destroyed and the methods used for this purpose must be accurately governed.

The Company considers that the foregoing principles are consistent with the instructions given in the Guidelines issued by Confindustria and are also reasonably suitable for preventing the crimes contemplated in the Decree.

In light of the above considerations, the Company deems it essential to guarantee the correct and effective application of the aforementioned control principles in all areas of company activity and/or processes determined as having the potential risk of offence, during the mapping process.

Lastly, the Company considers that the Supervisory Committee and the Company’s representatives and their Associated Persons must be tasked with checking constant application, adequacy, consistency, and updating of the aforementioned principles.

4.         METHOD USED TO IDENTIFY SENSITIVE ACTIVITIES AND TO DRAFT THE MODEL

4.1       Introduction

One of the requirements of the Model, pursuant to Article 6.2(a) of the Decree is to identify the so-called “sensitive processes” or “areas at risk”, namely those processes and areas of company activity that could expose the Company to the risk of commission of one of the crimes expressly referred to in the Decree.

So, we analysed the company operations in the company sectors in which it is possible to commit crimes, highlighting the most relevant moments and processes.

At the same time, we investigated the underlying elements of sensitive crimes within the Company activities, in order to identify the actual conduct which, in the company context, could constitute a case of crime.

The Model was prepared byMario Frigerio S.p.A. considering both the provisions of the Decree and the guidelines issued by Confindustria on 31 July 2014, which inter alia, as already indicated, contain the methodological guidelines for determining the sensitive processes and the structure of the Model.

4.2       Background preparation prior to formulating the Model

Considering the provisions of the Decree, the Company rolled out a project to prepare this Model, specifically appointing external consultants with the necessary know-how for this purpose.

The drafting of the Model was preceded by a series of preparatory activities, broken down into the following steps:

1)   Preliminary analysis of the company context

The goal of this step was to examine the Company’s organisation and activities, based on a documentary analysis, and to examine the company processes its activities are divided into – specifically through ad hoc interviews with some members of the Board of Directors and the managers of the company functions.

2)   Identification of the Sensitive Activities and “As-is analysis”

This analysis process was used to identify a series of Sensitive Activities within the Company structure, in the execution of which crimes could hypothetically be committed. Following this investigation, the next step assessed the management methods applied to Sensitive Activities, the existing control system and the compliance of the system with commonly accepted principles governing internal control.

The analysis covered the Sensitive Activities concerning the commission of the Crimes laid down in Articles

    • 24 and 25 of the Decree (“Crimes against the Public Administration” committed against the Central Government or other Public Body);
    • 25-ter of the Decree (“Corporate Crimes”);
    • 25-septies of the Decree (“Workplace health and safety offences”);
    • 25-undecies of the Decree (“Environmental crimes”); and
    • 25-duodecies of the Decree (“Crime of employing foreign nationals without a valid residence permit”).

After a careful preliminary assessment, supported both by the cycle of interviews and the documentary verification as stated above, the analysis excluded crimes not explicitly considered in the Special Sections of this Compliance Model, because although their potential commission cannot be fully excluded, their actual occurrence is only theoretically conceivable, both due to the Company’s operational reality and in consideration of the elements required to commit the crimes in question (with particular reference in some cases to the psychological element of the crime).

3)   “Gap analysis”

Based on the existing controls and procedures in place for Sensitive Activities and the provisions and purposes of the Decree, actions to improve the current internal control system and the essential organisational requirements for the definition of this Model were identified.

The potential risks of crime were identified for the sensitive instrumental processes and areas of activity identified, along with the possible methods for committing such crimes and the persons (employees and others) normally involved.

The results of the sensitive process mapping, the currently implemented controls (“As-is analysis”) and the identification of the weaknesses and areas of improvement in the internal control system (“Gap analysis”) are described in the documentation contained in the Company records.

The level of potential risk associated with each sensitive activity/process was then assessed on the basis of qualitative criteria that consider factors including:

  • the frequency of occurrence and/or execution of the activity described, and other relevant economic-quantitative indicators (e.g. economic value of the operations or acts implemented, number and type of persons involved, etc.);
  • the severity of the potential sanctions associated with the commission of one of the crimes laid down in the Decree in executing that activity;
  • likelihood of the hypothetical crime occurring in the operational context;
  • potential benefits to the Company if the hypothetical crime is committed and which could constitute a reason for company staff to commit the crime;
  • any precedents concerning crimes committed in Mario Frigerio S.p.A.

4.3       Drafting the Model

After the foregoing activities, the Company defined the operating principles and the “protocols” of reference to draft the Model it intends to implement, considering the:

  • provisions of the Decree;
  • Code of Ethics;
  • Confindustria Guidelines.

In any case, any decision not to adapt the Model to some of the recommendations in the aforesaid Confindustria Guidelines shall not affect the validity of the document. In fact, the Model adopted by the Organisation must necessarily be drafted with specific reference to the Organisation’s reality, and therefore it may also deviate from the relative Confindustria Guidelines, which are general in nature.

Compliance with the Code of Ethics is an instrument that promotes the prevention of crimes within the Sensitive Activities as it represents the Company’s formal commitment to act according to transparent standards of conduct and to comply with the specific applicable laws. The regulation of the Code of Ethics aims to guarantee compliance with the principles of competition, democratic principles, respect for fair competition, and protection of a positive image. The Code of Ethics also lays down the internal rules of conduct addressed to all associated persons who respond to the Company, on a professional and ethical level, concerning their conduct in implementing the core business activities that have been identified in the Model as particularly sensitive.

Finally, the Code of Ethics expresses the principles of conduct acknowledged by Mario Frigerio S.p.A. that each Director, Employee and Associated Person is bound to strictly comply with in the execution of their activities.

5.         THE SUPERVISORY COMMITTEE OF Mario Frigerio s.p.a.

5.1       Structure of the Supervisory Committee

Under Article 6(1)(b) of the Decree, a body (the “Supervisory Committee”) vested with the powers to act on its own initiative and to monitor compliance must be assigned to supervise the functioning and observance of the Compliance model and keep it updated.

The members of the Supervisory Committee must possess subjective requirements that assure the autonomy, independence and professionalism of the committee in the execution of its activities.

Because the Supervisory Committee is vested with powers to and act on its own initiative and to monitor compliance, it must:

  • be independent of whoever it is supervising;
  • not have operational duties;
  • be financially independent.

In consideration of the above provisions, the Supervisory Committee cannot be the Board of Directors, which has managerial powers.

The Committee must be in a high hierarchical position within the company organisation structure. This position must also be accompanied by the non-assignment of operational duties which would require participation in decision-making and managerial activities, thereby “polluting” its objectivity when judging the conduct monitored, and the adequacy of the Compliance Model.

The Company has decided that a 3-member Supervisory Committee appointed by the Board of Directors is appropriate and consistent with the foregoing, and with the company operations.

The Board of Directors has therefore decided that the Supervisory Committee that best responds to the requirements laid down in the Decree shall be composed of three (3) persons identified as follows:

  • one member from outside Mario Frigerio with a strong reputation of honour and professionalism, acting as Chairman of the Committee;
  • two members, who may be either external, with the same characteristics as the Chairman and/or in-house and/or associated persons, preferably from the following company areas:
    • Board of Statutory Auditors;
    • Finance and auditing;
    • Safety;
    • Environment.

The professionalism of the Supervisory Committee is assured by:

  • the specific professional competence of its members;
  • its entitlement to its own separate financial resources so it can appoint external consultants and draw on the specific professional services of the managers of the various company functions and of associated persons.

The Supervisory Committee reports directly to the senior operational and control management of the Company, in order to assure its full autonomy and independence in the performance of its assigned duties.

In particular, the Supervisory Committee:

  • reports the results of its supervision and monitoring activities to the Board of Directors;
  • is independently empowered to take action in its fields of competence. For this purpose, and to guarantee the continuity of the activities to verify the adequacy and suitability of the Model, the Supervisory Committee uses internal staff and/or associated persons from outside the company;
  • it has an annual budget for its exclusive use;
  • it works as a team and has its own “operating regulations” drawn up and approved by the Committee itself.

The Supervisory Committee operates within the Company, which guarantees the continuity of its activities. Aspects concerning the continuity of the Supervisory Committee’s actions, including the planning and implementation methods of its monitoring activities, keeping minutes of meetings, the methods and specific contents of information flow concerning crime-sensitive processes, as well as its specific internal operational and working methods are defined in a distinct work plan issued by the Supervisory Committee.

5.2       Members of the Supervisory Committee and their term of office

The Board of Directors appoints the Supervisory Committee through a specific resolution, and establishes its remuneration, if applicable.

In order to guarantee the requirements of being independent and self-ruling, the following are considered to be incompatible with being appointed a member of the Supervisory Committee from the time of the appointment and for the whole term of office:

  • being an executive and/or non-independent member of the Board of Directors of Mario Frigerio;
  • being Auditor of Mario Frigerio;
  • having close relations – as a spouse, immediate family or up to fourth removed kinship – with the aforementioned members of the Board of Directors;
  • carrying out operational or business functions in the Company;
  • maintaining significant business relations with Mario Frigerio, its subsidiaries or affiliates, or maintaining significant business relations with Company Directors who hold powers of attorney;
  • in the three years prior to the appointment, employment by or work for organisations with which or towards whom the crimes laid down in the Decree may potentially be committed;
  • having been found guilty of committing one of the Crimes (or other similar administrative offences).

If any conditions arise that may preclude their position, the individual members of the Supervisory Committee shall immediately notify the Board of Directors and the Supervisory Committee itself.

In order to assure the effective and constant implementation of the Model, and continuity of action, the term of office is established as 3 (three) years. This may be renewed by resolution of the Board of Directors, and without prejudice to the hypotheses of automatic disqualification (including for incompatibility as above), the Board of Directors can only remove members of the Committee from office for just cause.

Members of the SC can resign from office at any time, by serving notice of at least 1 (one) month, without providing any justification.

If a member resigns from the Supervisory Committee or is automatically disqualified, the Committee shall promptly notify the Board of Directors, which shall take all decisions required in a timely manner.

The Supervisory Committee is considered expired if the majority of its members resign or are automatically disqualified. In this case, the Board of Directors shall appoint all members ex-novo.

5.3       Supervisory Committee meetings

The Supervisory Committee meets every quarter; these meetings are held in person, by videoconference or by teleconference (or a combination thereof), and in any case any time at least 1 (one) member so requires.

Directors, auditors, managers, function managers or external consultants may be asked to join the Supervisory Committee meetings if their presence is required.

The decisions of the Supervisory Committee are taken unanimously; if they are not unanimous, decisions may be taken by majority vote, and this is immediately reported to the Board of Directors.

The Supervisory Committee reports to the Board of Directors, and draws up an annual report describing all the activities undertaken during the year, the controls and audits carried out, and any update of the map of crime-sensitive processes and/or the Compliance Model.

The Supervisory Committee meetings are recorded in minutes and the Committee keeps copies of these.

In implementing its activities, the Supervisory Committee may use the services of internal or associated persons from outside the company, although they remain directly responsible for the precise fulfilment of the supervision and control obligations laid down in the Decree. Associated persons are required to comply with the obligations of diligence and confidentiality laid down for the members of the Supervisory Committee.

5.4       Functions and powers of the Supervisory Committee

The main functions of the Supervisory Committee are to:

  • monitor the actual application of the Compliance Model, by preparing and implementing a supervision and control work plan/programme;
  • monitor adequacy of the Compliance Model, i.e. its effectiveness in preventing the Relevant Crimes;
  • monitor the long-term duration of the effectiveness requirements of the Compliance Model;
  • promote the updating of the Compliance Model, where necessary.

In particular, the Supervisory Committee has the powers to:

  • request information and documentation from the company management and divisions concerning the operations and acts carried out in the areas at risk of Crimes being committed;
  • adopt and/or implement control procedures in order to verify compliance with this Compliance Model;
  • make spot inspections of certain operations and/or specific acts carried out in the areas at risk of Crimes being committed;
  • carry out investigations to identify and/or update the “sensitive processes” in which Crimes may be committed;
  • promote and/or develop appropriate initiatives for the dissemination, awareness and understanding of this Compliance Model, together with the relative company functions;
  • provide clarifications and instructions for compliance with this Compliance Model;
  • consult other company functions and/or external consultants in order to guarantee the effectiveness of this Compliance Model;
  • collect, process and store the information concerning this Compliance Model;
  • periodically report the implementation and operational status of this Compliance Model to the Board of Directors;
  • assess amendments and/or updates to be made to this Compliance Model and propose them to the Board of Directors;
  • use appropriate resources to develop, monitor and assess the effectiveness of this Compliance Model.

5.5       Obligation of disclosure to the Supervisory Committee

The Supervisory Committee must be promptly notified of:

  • any reports and/or news concerning the breach of this Compliance Model;
  • proceedings and/or sentences issued by criminal investigation departments or by any judicial authority concerning the actual or potential commission of any crime, in any case, the breach of this Compliance Model;
  • company disciplinary proceedings and/or action initiated/adopted following the breach of this Compliance Model;
  • any proposed amendment to this Compliance Model;
  • any initiative concerning the prevention of Crimes or in any case the effective operation of this Compliance Model;
  • the system of powers of attorney to directors and any amendment thereto;
  • the system of company signatory powers and any amendment thereto;
  • reports and/or news concerning Crimes involving the Company or one of its Employees or in any case Recipients.

In particular, the Recipients are obliged to report any suspected breach of the Model to the Supervisory Committee, preferably by sending an e-mail to 231-mariofrigerio@mflgroup.com (although any other means of communication may also be used).

The Committee will act in such a way as to protect whistle-blowers who act in good faith from any retaliation, discrimination or penalisation. It shall also keep their identity confidential unless required to disclose it by law and to protect the rights of the Company or the persons involved, as well as the reputation of the whistle-blower(s).

The Supervisory Committee carefully and impartially assesses the reports received and may investigate and explore them further as it sees fit.

If the report potentially accuses (directly or indirectly) one of the members of the Supervisory Committee, or the function that member is in charge of, the Committee shall consult the accused person and then make the foregoing assessments without including that person in the assessment and decision-making process.

In addition to the reports described above, the Supervisory Committee must be immediately informed by anyone with information concerning:

  • requests for legal advice sent by Employees in the case of criminal proceedings being initiated for Crimes;
  • any measures and/or news from criminal investigation departments or any other judicial authorities that refer to investigations within the company, also against persons unknown, concerning the Crimes;
  • the evidence of disciplinary proceedings held and any sanctions ordered with specific reference to the Crimes, or the dismissal of any cases and the relative justifications;
  • any movement of money between Mario Frigerio and its subsidiaries or affiliates that is not justified by a specific arm’s-length contract;
  • any inconsistency or irregularity found when auditing invoices issued or received by the Company.

The members of the Supervisory Committee must carry out their duties with the diligence required by the nature of the appointment, the nature of the activities carried out and their specific competencies. They are also obliged to keep the strictest confidentiality and professional privilege concerning the information they are party to in the execution of their appointment, in order to avoid any leak of confidential information. This obligation is not binding towards the Board of Directors.

6.       RECRUITMENT, TRAINING AND INFORMATION

6.1       EMPLOYEES

For the purposes of implementing this Model, Mario Frigerio S.p.A. aims to guarantee that both present and future staff (Employees, Associated Persons and proxies) are suitably aware of the rules of conduct laid down herein, at different levels of detail according to their level of involvement in the Sensitive Activities.

In this light, when recruiting candidates for positions at risk, background checks must be made on any criminal records, working relations with the public administration, blood and/or marriage ties to public administration employees.

If any of the aforementioned conditions exist, the candidate in question may only be employed if the administrative management (the function of reference, if applicable) makes the necessary assessments and authorises the post.

Disclosure of this Model may be made to staff through one of the following initiatives:

  • hand delivery of a copy of this Compliance Model (including all annexes) with a request to sign a statement confirming receipt of the document;
  • display of the Model and the disciplinary code on the notice boards around the company that are accessible to everyone;
  • e-mail providing information, also for sending periodic updates of the Model.

The Company shall carry out all training activities for its Employees using appropriate computer tools (presentations, e-learning, etc.) that describe the contents of the Decree, its implications on company life, and an update of the main features of the adopted Model. To this end, e-mail updates are an integral part of staff training.

6.2       ASSOCIATED PERSONS

When appointing associated persons from outside the company (such as agents, consultants, etc.), if the person must deal with the Public Administration, background checks must be made on any criminal records, working relations with the public administration, blood and/or marriage ties to public administration employees.

If the person is employed by the Public Administration, the CEO will decide whether or not to confer the appointment, after making all the necessary assessments.

Associated persons shall be informed of the contents of the Model and the Company requirement for their conduct to comply with the provisions of the Decree.

To this end, contracts with associated persons, consultants, partners, suppliers etc. operating with the Public Administration or involved in performing activities at risk must:

  • be drawn up in writing, establishing all terms and conditions;
  • contain standard clauses that ensure compliance with the Decree;
  • contain a specific statement in which they confirm that they are aware of the regulations laid down in the Decree and undertake to act in compliance with such regulations;
  • contain a specific clause governing the consequences of breaching the regulations laid down in the Decree (e.g. express termination clause, penalties).

7.         REQUESTS FOR INFORMATION AND REPORTING BREACHES OF THE MODEL

Anyone has the right to access formal communication links with the Supervisory Committee which operates independently and therefore cannot and must not be reached through the standard hierarchical channels.

It is necessary to distinguish information from reports.

Requests for “information” concern operational issues of understanding and use of the Model and may be sent by the applicants to the Supervisory Committee in a non-anonymous form, by e-mail.

These requests must be sent to:

  • the Supervisory Committee at 231-mariofrigerio@mflgroup.com.

Alternatively, in the same manner, it is possible to request an appointment with the Supervisory Committee in order to be able to communicate directly.

On the other hand, “reports” refer to reports of actual or suspected Crimes or conduct that is not in line with the provisions of this Model, in other words, breaches or suspected breaches of its general principles.

In this case, it is possible to request a meeting in order to report to the Supervisory Committee, in a non-anonymous form, also by e-mail.

8.         DISCIPLINARY SANCTIONS

8.1       GENERAL PRINCIPLES

The preparation of an effective system of sanctions, pursuant to Article 6(2)(e) of the Decree is an essential requirement of the Model for the purposes of exempting the Company from liability.

The establishment of such a system of sanctions makes the action of the Supervisory Committee efficient and guarantees the effectiveness of the Model itself.

Therefore, Mario Frigerio S.p.A. has established an appropriate system of sanctions for breach of the Model in order to guarantee its compliance, in conformity with the Disciplinary Code laid down in the applicable Italian national labour agreement (CCNL) and in compliance with the procedures laid down therein.

This disciplinary system addresses employees, management, directors, associated persons, suppliers and partners.

The application of disciplinary sanctions is also independent of the outcome of any criminal and/or civil proceedings undertaken by the judicial authorities if the conduct in question also constitutes a crime pursuant to the Decree.

For the purposes of complying with the Decree, breaches of the Model include but are not limited to any action or conduct that does not comply with the provisions of the Model and/or the principles of the Code of Ethics. This also includes failure to act or react as required by the Model, in the execution of activities where there is a risk of committing the crimes listed in the Decree.

8.2.      ACTION VIS-À-VIS MIDDLE-LEVEL MANAGEMENT AND OFFICE WORKERS

If employees breach the provisions laid down in this Model, disciplinary sanctions proportionate and appropriate to the position held and to the nature and severity of the breach will be applied, without prejudice to any personal civil or criminal liability.

The sanctions which may be applied as a result of a breach of this Model include those laid down in the applicable CCNL agreement and are applied in compliance with the procedures set forth in Article 7 of Italian Law no. 300 of 20 May 1970 (Workers’ Statute) and by the actual CCNL agreement.

In particular, it is laid down that:

  1. workers who negligently commit a non-serious breach of the provisions of this Model shall receive a verbal or written warning;
  2. workers who negligently commit one or more breaches of this Model may be fined, or in more serious or repeated cases of breach, suspended from work in any case for no more than the maximum time laid down in the applicable CCNL, as established on a case-by-case basis.

The fines or suspension applied to employees include, but are not limited to the following cases:

  • donations of a moderate amount made without the prior authorisations required, or in breach of the provisions, if any, of this Model;
  • entering into consulting contracts that are not in written form and/or without the prior authorisations required;
  • generally, in the execution of Sensitive Activities, conduct that does not comply with the provisions of the Model or actions that are against the interests of the Company and therefore damage the Company;
    1. workers hall be dismissed if they intentionally or through gross negligence act in serious breach of this Model, and if this conduct could conceivably constitute a Crime or in any case concretely increase the risk of committing a Crime.

Employees can be dismissed if, alone or with other persons inside or outside the Company, they are involved in actions that include, but are not limited to:

  • making donations to persons of a more than a moderate amount, over and above any limits established in proxies granted to them and/or in company processes and/or not complying with the specifications in this Model or in the Code of Ethics;
  • making payments in cash or in kind over and above any cases strictly established in proxies granted to them and/or in company processes and/or not complying with the specifications in this Model or in the Code of Ethics;
  • forging documents and/or making false statements for the purpose of proving their compliance and/or that of other employees with the law and/or this Model.

8.3.      ACTION VIS-À-VIS TOP-LEVEL MANAGEMENT

If managers breach the provisions laid down in this Model, disciplinary sanctions proportionate and appropriate to the position they hold and to the nature and severity of the breach will be applied, in conformity with the National Collective Bargaining Agreement for Managers and the civil regulations in force.

8.4.      ACTION VIS-À-VIS DIRECTORS

If Company directors breach the laws in force or do not comply with the internal procedures laid down in the Model and/or the Code of Ethics, the Supervisory Committee shall notify the Board of Directors, which will take the necessary action laid down in the applicable laws.

8.5.      ACTION VIS-À-VIS ASSOCIATED PERSONS OR BUSINESS PARTNERS

If Associated Persons or Business Partners breach this Model, depending on the severity of the breach, the Supervisory Committee, together with the Board of Directors, shall decide whether or not to terminate the relationship and shall impose the applicable sanction laid down in any specific clauses of the contract. Such clauses can also entitle the Company to terminate the contract and/or demand payment of penalties.

9.         PERIODIC AUDITS

Supervisory activities are carried out continuously by the SC to:

  • verify the effectiveness of the Model (in other words, the consistency between the conduct of the recipients and the provisions of the Model itself);
  • periodically assess the adequacy of the principles of conduct laid down in this Model and/or the procedures adopted and/or the system of proxies which govern the activities at risk with the requirement to prevent the crimes laid down in the Decree; and
  • update the Model as required.

The control system aims to:

  • ensure that the operational methods satisfy statutory requirements;
  • identify any areas requiring corrective actions and/or improvements and verify the effectiveness of the corrective actions;
  • prepare the company for any inspections by third party bodies.

To carry out the planned audit activities, the SC may work with staff who have specific skills and operate in other functions, not involved in the activities being audited, or it may outsource the activities to external consultants.

The company areas to be audited and the frequency of the controls both depend on a number of factors, which include:

  • the risk pursuant to the Decree according to the mapping of the Sensitive Activities;
  • assessment of the existing operational controls;
  • results of previous audits.

Extraordinary controls may be planned in the event of substantial modifications to the organisation or to any process, or in the event of suspected or reported nonconformities or in any case anytime the SC decides to carry out random ad hoc audits.

The results of the controls are always recorded in minutes and disseminated according to the methods and frequency of reporting set down in Point 5.3.

Mario Frigerio S.p.A. considers the results of these audits to be fundamental for the improvement of its Compliance Model. Therefore, also in order to guarantee the actual implementation of the Model, the results of the audits concerning the adequacy and actual implementation of the Model are discussed during the Supervisory Committee meetings and may lead to the implementation of the Disciplinary System described in Point 8 of this Model.

Special Section A – Crimes committed in relations with the Public Administration

1.         CRIMES COMMITTED AGAINST THE PUBLIC ADMINISTRATION

1.1       TYPES OF CRIMES[15]

Crimes against the Public Administration, which if committed may imply the administrative liability of the Company, include the following (cf. Articles 24 and 25 of the Decree):

  • Article 317, ICC                 Extortion;
  • Article 318, ICC                 Bribery to obtain an act from a public official[16];
  • Article 319, ICC                 Bribery to a public servant for improper performance of their duties (aggravated pursuant to Article 319 bis ICC);
  • Article 319-ter (1), ICC       Judicial bribery;
  • Article 319-quater, ICC      Unlawful inducement to give or promise benefits (so-called inducement);
  • Article 320, ICC                 Bribery of a public servant;
  • Article 321, ICC                 Penalties for the person offering the bribe;
  • Article 322, ICC                 Incitement to bribe;
  • Article 322-bis, ICC           Embezzlement, extortion, corruption and incitement to bribe European Union Officials and Foreign Officials;
  • Article 640 ( (2)(1), ICC)     Fraud to the detriment of the Central Government or another public body or the European Union;
  • Article 640-bis, ICC            Aggravated fraud to obtain public funds;
  • Article 640-bis, ICC            Cybercrimes;
  • Article 316-bis, ICC            Embezzlement against the Italian State or other public body;
  • Article 316-ter, ICC            Misappropriation of contributions, loans or other disbursement by the Italian State or other public body or by the European Union (Article 316-ter, Criminal Code)
  • Article 377-bis, ICC            Incitement to not testify or to bear false testimony before the courts.

1.2       SENSITIVE PROCESSES

The areas of activity at risk which appear to be most critical for the crimes listed above, particularly with reference to the activities carried out by the Company are:

  • management of institutional relations with persons from the Public Administration;
  • management of relations with public officials for regulatory performance and for compliance inspections and audits (here the risk is related to administrative management, staff management, management of relations with public officials – including the public health authority, fire department, etc.);
  • management of relations with public bodies/officials for the issue of administrative authorisations (here the risk is related to the submission of applications for building permits, municipal authorisations, waivers, approval of building designs, commencement notices);
  • management of relations with the authorities;
  • notification of company data and information;
  • purchases from suppliers close to the Public Administration.

1.3       PRINCIPLES OF CONDUCT IN THE SENSITIVE PROCESSES

Generally speaking, Recipients are forbidden from behaving or collaborating in or inciting conduct that, individually or collectively constitutes or potentially constitutes the crimes listed in Articles 24 and 25 of the Decree. It is also forbidden to act in any way that could produce situations of conflict of interest with representatives of the Public Administration.

1.3.1     general principles of conduct

In particular, in keeping with the ethical principles underlying the Company and in consideration of the relations the Company maintains with the Public Administration in carrying out its activities, it is strictly forbidden to:

  • promise or pay money to representatives of the Public Administration for purposes that are not institutional or required by law;
  • promise or grant favours of any kind (e.g. promise of employment) to representatives of the Italian or foreign Public Administration, in order to influence the independence of judgement or induce the assurance of any advantages whatsoever for the Company;
  • provide services or payments to associated persons, suppliers, consultants, partners or other third parties working on behalf of the Company, which are not suitably justified in the context of the contractual relationship established with them, the type of appointment carried out and local practice;
  • in the procurement processes, favour associated persons, suppliers, consultants or other third parties because they are indicated by representatives of the Public Administration as a condition for executing subsequent activities;
  • distribute gifts beyond normal company practice (i.e. all forms of gifts that exceed standard business practices or courtesy, or that in any case are intended to gain favourable treatment in the implementation of any company activities). In particular, it is strictly forbidden to give any kind of gifts to public officials or their family members, which may influence their independence of judgement or induce the assurance of any advantage whatsoever for the Company. Permitted gifts must always be distinguished by their moderate value or must aim to promote charity or cultural initiatives, or the Company image. Any gifts – with the exception of those of a moderate value – must be appropriately documented to allow the necessary controls by the Supervisory Committee;
  • provide or promise confidential information and/or documents;
  • fraudulently act in a manner that may lead the Public Administration in error in their technical and economic assessment of the submitted documentation;
  • submit documents and data that are false or have been tampered with;
  • omit required information in order to turn decisions of the Public Administration in the favour of the Company;
  • use contributions, funds, public financing for purposes other than those for which they were intended.

The Recipients of these ethical principles and those laid down in the Company’s Code of Ethics are obliged to comply with the following provisions:

  • in the event of attempted extortion by a public official, the person concerned must: (i) not comply with the request; (ii) promptly notify the Board of Directors and send formal notice to the Supervisory Committee.
  • In the event of a potential or real conflict of interest arising as part of the relations maintained with the Public Administration, the person concerned must promptly notify the Board of Directors and send formal notice to the Supervisory Committee.
  • In the event of doubts over the correct implementation of the ethical principles laid down in the Model and those expressed in the Company’s Code of Ethics during the course of their operational activities, the persons concerned must promptly inform the Board of Directors and send formal notice to the Supervisory Committee.

Furthermore, contracts with third-party contractors (i.e. associated persons, consultants, partners, suppliers etc.) operating with the Public Administration on behalf of or in the interests of the Company must:

  • be drawn up in writing, establishing all terms and conditions;
  • contain standard clauses, also agreed by external legal consultants for compliance with the provisions of the Decree;
  • contain a specific statement which the foregoing parties confirm that they are aware of the regulations laid down in the Decree and undertake to act in compliance with such regulations;
  • contain a specific clause governing the consequences of breaching the regulations laid down in the Decree (e.g. express termination clause, penalties).

1.3.2 specific principles of conduct

The rules and prohibitions described in the previous paragraph actually translate into principles of conduct requiring compliance as part of the Company operations.

In managing their relations with the Public Administration, all Recipients of the Model are obliged to comply with the following procedures of conduct:

  • relations with the Public Administration must be modelled on the utmost transparency, collaboration, accessibility and in full compliance with the corporate role and statutory requirements also referred to in the Company’s Code of Ethics.
  • Relations with the Public Administration must be managed exclusively by duly authorised parties on the basis of the system of proxies and/or powers.
  • In the event of situations arising that cannot be resolved within the ordinary management of relations with the Public Administration, the Recipient must immediately report that situation to their direct superior (if they have one) or to the Board of Directors.
  • The Recipient shall not act on any situation of potential conflict of interests or attempts of extortion or misconduct by a public official of the Public Administration; in this situation, the Recipient must immediately report that situation to their direct superior (if they have one) or to the Board of Directors.
  • There must always be another person present when dealing with representatives of the Public Administration. If there is no other person present then the risk of the commission of bribery is increased.
  • When public officials or public servants are carrying out audits, these must take place in the presence of at least two persons; after public officers have completed their inspection, the persons who participated and/or attended must draft a document indicating (i) the names of the persons involved in the inspection, and (ii) the object of the inspection and any decisions made as a follow-up (the name of the person who made these decisions must also be included to make sure they were duly authorised for this by means of proxy or ad hoc appointment). To this end, the Company has adopted a procedure entitled “Procedure for managing relations with the public administration”. Therefore, in addition to the provisions in this Model, Recipients are also obliged to scrupulously comply with the specifications set forth in that procedure.
  • The information that comes to the attention of the Recipient when executing their activities, whatever position they hold, shall always be intended as “private and confidential”. This information must therefore not be disclosed to third parties (including persons linked directly or indirectly to the Public Administration) for the purposes of obtaining any potential form of benefit.
  • The employment of staff or associated persons must be based on the assessment of professional skills and their overall remuneration shall be in line with what is paid to others with the same function and responsibilities, without favouring anyone who, directly or indirectly, could carry out activities or hold roles linked to the Public Administration.
  • In the processes to validate expenditure for the granting of contracts, the choice must be based on quotations received from several suppliers, comparable in terms of products/services offered, and on the evaluation of the best price-quality ratio. The rules for choosing suppliers must comply with the company procedures as well as the provisions of the Code of Ethics, in order to avoid the risk of selecting suppliers on the basis of conditioning or in the hope of obtaining advantages through the selection of suppliers who are “close” to persons connected to the Public Administration, with the risk of committing extortion or bribery offences.
  • In order to avoid theoretical bribery in processes concerning negotiations to purchase real estate owned by the Public Administration, if there is any reason to doubt the fairness of the asking price for the real estate (e.g. a red flag could be raised about a sensitive crime being committed if the asking price is much lower than the real market value), we recommend first of all consulting a third-party expert to be fully informed of the transaction’s legitimacy from this point of view.
  • The decision to sign a contract with the Public Administration must be made by resolution of the Board of Directors of the Company and the relative contract must be signed by the Chairman of the Company or the duly authorised party. All relative documentation must then be kept in the Company records.
  • As representatives of the Company, the Recipients must not attempt to influence the judgement of any Public Administration employees or representatives, or any person connected thereto, promising or bestowing money, gifts or loans, or by way of any other illegal incentives.

As stated above, the Company has adopted the procedure entitled “Procedure for managing relations with the public administration” for the conduct to put into practice during inspections and audits by the Public Administration, as well as when receiving documents and/or telephone calls from Public Authorities.

The Company has also implemented some ad hoc procedures (specifically, the procedures entitled “I15” and “I16”) for identifying and assessing which suppliers to select, and the Company considers these an integral part of the Compliance Model in terms of complying with the principles of conduct listed in this Special Section.

To that end, all Recipients are therefore obliged to comply with:

  • the aforementioned principles of conduct;
  • the procedures adopted by the Company; and
  • the Code of Ethics.

Moreover, in the execution of their activities, all Recipients are also obliged to comply with the instructions given in the following Protocols.

In addition to the above, all Recipients of this Model, and all other parties bound to comply with its (general and/or specific) principles laid down herein must comply with the following rules of conduct in their management and fulfilment of the requirements of the Public Administration:

  • fulfilment of requirements laid down by the Public Administration and production of the relative documentation must be done in compliance with the statutory provisions and the standards of conduct laid down in the Code of Ethics and this Special Section.
  • The requirements laid down by the Public Administration must be fulfilled with the utmost diligence and professionalism in order to provide clear, accurate, complete and truthful information, avoiding and in any case reporting situations of conflict of interest in the most suitable manner. Documents must be produced promptly, using clear, comprehensive language.
  • All documentation must be checked and signed by the relevant person in charge, who is also directly responsible for filing and storing all documentation (in paper and/or electronic form) produced as part of their activities, including whatever is sent to the Public Administration electronically.

This documentation includes, but is not limited to:

  • all documentation produced as part of processes to obtain co-funding and/or financing from central government and/or regional authorities;
  • licences, permits and the like connected to the Company’s business activity as well as the agreements with counterparties to contracts who are public officials and/or public servants;
  • deeds, minutes, financial statements, forms, statements concerning the management of legal, tax and corporate affairs, or the management of administrative and social security matters concerning staff;
  • reports concerning inspections, audits, etc.;
  • deeds concerning civil, criminal, administrative, tax disputes, etc.
  • Where requirements must be fulfilled using electronic/telematic systems run by the Public Administration, the Company forbids the alteration of such systems or the data contained therein in any manner whatsoever, causing damage to the Public Administration; whoever is required to carry out these activities is obliged to write a report describing the data sent and the reason for sending it.The aforementioned report must then be filed as a hard copy and/or in electronic format to allow the control of the foregoing transmission of data transmission to the Public Administration.

Anyone connected with the Company (directors, employees, associated persons, etc.) who maintains relations with the Public Administration is obliged to comply with all the principles and regulations laid down in the Model and/or other official documents of the Company (including the Code of Ethics). They are also required to sign off on a description of sensitive activities performed if asked to do so by the Board of Directors of Mario Frigerio.

1.4       Flow of information to the Supervisory Committee

In addition to the provisions of this Special Section, anyone who comes into contact with the Public Administration during inspections, audits or checks is obliged to promptly notify the SC of any inconsistencies or extraordinary matters arising in relations with the Public Administration governed by this Special Section.

PROTOCOL – Gifts

1. Scope and Specific Principles of Conduct

Recipients whose role, function or appointment mean they are involved in gifting must guarantee that:

  • the value, nature and purpose of the gift is ethically fair, or does not compromise the Company’s image;
  • the value and nature of the gift is such that it cannot be interpreted as a means for obtaining favourable treatment for Mario Frigerio;
  • they are duly authorised and adequately documented.

In any case, it is prohibited to:

  • promise or give complimentary gifts for any reason other than corporate purposes and as a service;
  • promise or give complimentary gifts, directly or indirectly, which are not inexpensive, namely they go beyond common courtesy gifts – and in any case, are intended to obtain unlawful favourable treatment in conducting any company activity;
  • promise or give advantages of any kind to influence independent judgement and to obtain any advantage for the company.

2. Field of Application

This Protocol addresses all Recipients who are involved in the disbursement of gifts as part of their job.

3. Protocol Officer

The Protocol Officer for gifts as governed in this protocol is the CEO, unless they decide to confer this job on another function manager.

4. Principles of control

Recipients involved in bestowing gifts must guarantee the following controls, each in their area of competence:

  • Together with the CEO, the “Finance & Control Department” Manager defines specific value thresholds for gifts intended for persons in the Public Administration;
  • The “Finance & Control Department” Manager submits a formal request for prior approval to the Board of Directors or to the appropriately empowered persons under the system of proxies and powers of attorney in place.

In any case, it is forbidden to hand out gifts and perform acts of courtesy and hospitality to public officials and public servants unless they are of moderate value and such as not to compromise the impartiality of those persons, or such as to improperly obtain advantages for the Company.

PROTOCOL – Relations with the Public Administration for compliance, requests, disclosure of information and company data

1. Scope and Specific Principles of Conduct

This protocol identifies and governs the methods the Company must use to manage relations with the Public Administration in the following cases:

  • envisaged statutory compliance;
  • requests for certifications/authorisations.

Recipients whose role, function or appointment means they are involved in preparing and sending the foregoing documentation above must comply with the provisions in the “General Principles” laid down above, and in particular:

  • fully and immediately collaborate with the Authorities, promptly providing the comprehensive documentation and information requested;
  • assure traceability and preparation of deeds and corresponding levels of authorisation, in order to guarantee transparency in the decisions made;
  • prepare each document relative to requests and/or notifications accurately and in compliance with applicable laws.

2. Field of Application

This Protocol addresses all Recipients, as identified in point 2.2 of the General Section of this Model, who are involved in managing relations with the Public Administration.

3. Protocol Officer

The Protocol Officer for this Protocol is Riccardo Manzoni.

4. Control systems

Recipients involved in managing relations with the Public Administration must guarantee the following controls, each in their area of competence:

  • only persons with appropriate powers shall maintain relations with public officials or public servants;
  • persons involved in preparing and transmitting the disclosures and documentation required must comply with the principles of timeliness, clarity and accuracy, in addition to notifying the Protocol Officer of the matter. Those same persons prepare and send all documentation in compliance with performance requirements and using established channels;
  • persons involved in preparing and transmitting disclosures and documentation shall keep all the documentation produced as part of their activity, including anything sent electronically;
  • once the required disclosure and/or documentation has been sent, the Protocol Officer is at the service of the Public Administration to provide any clarifications, explanations and additional back-up documents to support and/or complete the activity.

In any case, in order to maintain a correct information flow between the company and the Public Administration, each document representing a fact that occurred and/or an assessment made, i.e. every part of the document liable to separate consideration, must be signed by whoever prepared it.

Under exceptional circumstances, if a material error is found in drafting the document and requires correction, the Protocol Officer shall cancel the notification and record the change, date and author of the notification.

When information between the company and the Public Administration is sent electronically, Recipients shall guarantee that:

  • access to the company’s IT network intended for entering, modifying, communicating data, namely any operation on software intended to process data shall take place using a double asymmetric code, composed of a public part (user ID) and a private part (password), so the Recipient accessing the network is restricted to the part of the protocol under their responsibility;
  • computer documents are sent to the e-mail address of the public recipient authorised to receive electronic mail.

Special Section B – Corporate crimes

1.         CORPORATE CRIMES

1.1       TYPES OF CRIMES[17]

The corporate crimes laid down by the Decree in Article 25-ter are as follows:

  • Article 2621, ICC            False corporate disclosures;
  • Article 2621-bis, ICC      Minor offences;
  • Article 2622, ICC            False corporate disclosures of listed companies;
  • Article 2625, ICC            Obstruction of monitoring activities[18];
  • Article 2626, ICC            Unlawful restitution of capital contributions;
  • Article 2627, ICC            Illegal allocation of profits and reserves;
  • Article 2628, ICC             Unlawful transactions involving shares or quotas of the company or of the parent company;
  • Article 2629, ICC            Transactions to the detriment of creditors;
  • Article 2629-bis, ICC      Failure to disclose conflicts of interest;
  • Article 2632, ICC            Fictitious formation of capital;
  • Article 2633, ICC            Unlawful allocation of company assets by liquidators;
  • Article 2635, ICC            Bribery in the private sector;
  • Article 2636, ICC            Undue influence on the general meeting of shareholders;
  • Article 2637, ICC             Manipulation of stock market transactions;
  • Article 2638, ICC             Obstruction of the activities of public regulatory authorities.

1.1. bis – Bribery in the private sector

Without prejudice to the list given in the previous paragraph of corporate crimes identified in Article 25-ter of the Decree, the Company deems it appropriate to separately address – also in terms of principles of conduct – the crime of bribery in the private sector (and the crime of bribery in general). This crime was introduced into the category of predicate crimes pursuant to the Decree after the enactment of Law no. 190 of 6 November 2012. The object of this “Anti-Corruption Law” is “Provisions for the prevention and punishment of corruption and crime in the Public Administration” (published in the Italian Official Journal no. 265 on 13 November 2012).

The foregoing law, therefore, extended the area of application of the Decree also to that crime governed by Article 2635 of the Italian Civil Code (text follows below) and referenced in the Decree under Article 25-ter(1)(s-bis).

  • Article 2635 of the Italian Civil Code – Bribery in the private sector

Unless the conduct constitutes a more serious offence, the directors, managing directors and executives responsible for the preparation of company accounting documents, statutory auditors and liquidators who, as a consequence of the giving or the promise of money or other undue advantage, for their own benefit or the benefit of others, act or fail to act in breach of their official duties, or of the duty of loyalty, causing harm to the company, shall be punished by imprisonment for one to three years. 

If the offence was committed by any person under the direction or supervision of any of the persons listed in the first paragraph, they can be imprisoned for up to eighteen months. 

Anyone who gives or promises to give money or other undue advantage to any of the persons listed in the first and second paragraphs shall be punished as provided therein. 

Doubled penalties shall apply if the company has securities listed in an Italian or other EU member state-regulated market, or that are widely distributed to the public, pursuant to Article 116 of the Financial Brokering Law as laid down in Italian Legislative Decree no. 58 of 24 February 1998, as amended.  

Offenders are prosecuted if the aggrieved party files a complaint unless the conduct or failure to act produces a distortion of competition in the purchase of goods or services”.

With regard to the crime in question, the examination of the precautions taken by the Company has led to the qualification of the risk of committing this crime as “medium-low”.

Therefore, the Company decided to identify and list below the principles of conduct to prevent the crime in question, in relation to the other so-called “corporate crimes” listed above for which the provisions described in the following paragraphs 1.2 – 1.3 apply.

In this context, the Company recommends that the Recipients comply with the following rules:

  • avoid any conduct that could be construed as the crime of bribery in the private sector;
  • comply with the internal practices and procedures concerning negotiations with customers and/or suppliers (more specifically, comply with the provisions of the procedure entitled “P16”);
  • comply with the provisions of contracts signed with customers and suppliers;
  • in particular, as part of the sales of the products supplied by the Company, do not deviate from the Company list prices, or any discount rate applicable to customers on the basis of the guidelines issued by the Company;
  • any exceptions to the above provisions must be justified in writing and formally authorised by the line manager. All documentation concerning such exceptions shall be kept.
  • suppliers must be selected in compliance with the company procedures (“P15” and “P16”).

1.2       SENSITIVE PROCESSES

The crimes listed in the previous paragraph protect, among others, (i) the truthfulness, transparency and fairness of company information; (ii) the effectiveness and integrity of the company capital and assets and (iii) the orderly and fair operation of the Company.

Therefore, the following are considered to be sensitive processes:

  • the drafting of the financial statements and corporate disclosures;
  • the drafting, completion and collection of documentation and data required for drafting the financial statements and corporate disclosures;
  • the disclosure of company data;
  • extraordinary capital operations (e.g. reduction of capital, mergers, etc.).

The persons at risk are the Directors and the Managers in charge of the various Company Divisions and Departments.

1.3. PRINCIPLES OF CONDUCT IN THE SENSITIVE PROCESSES

1.3.1     General principles of conduct

Recipients whose role, function or appointment means they are involved in handling general accounts or drafting the financial statements must:

  • comply with the rules and principles laid down in the following documents:
  • Code of Ethics;
  • any other documentation concerning the internal control system;
  • in the execution of their activities for drafting the financial statements, interim accounts and other corporate disclosures, maintain a fair, transparent conduct in full compliance with statutory requirements, in order to provide the shareholders and the general public with truthful and complete information concerning the Company’s economic, financial and assets position and the evolution of its activities;
  • ensure that the Company and the company bodies operate smoothly, guaranteeing and facilitating all forms of internal control on the statutory company management and the free and fair will of the general meeting, and maintain the traceability of all required documentation delivered to the auditing bodies as well as documentation used as part of the company meetings;
  • promptly, fairly and completely make all statutory disclosures to the Public Regulatory Authorities, without hindering their operations in any way;
  • avoid compromising the integrity, reputation and image of Mario Frigerio in any way.

It is also explicitly forbidden to:

  • produce or disclose false, incomplete data or that could be an incorrect description of the actual economic, financial and asset position of Mario Frigerio;
  • act in a manner that materially prevents, or in any case hinders the execution of management control and auditing activities by the Board of Statutory Auditors, through the concealment of documents or the use of other fraudulent means;
  • omit data and information required by law concerning the Company’s economic, financial and asset position;
  • adopt simulated or fraudulent actions at meetings with the purpose of altering the opinion-forming process of the meeting;
  • return contributions to shareholders or waive their obligation to make contributions, beyond the cases of capital reduction permitted by law;
  • divide profits or interim payments on profits that have not been effectively generated or that are intended by law to reserves, or distribute reserves that cannot be distributed;
  • reduce the share capital, implement mergers or splits, in breach of the statutory provisions protecting creditors, causing damage to them;
  • proceed with the fictitious formation or increase of share capital, allocating shares at a value lower than their face value when increasing the share capital;
  • divert company assets, during the liquidation of the Company, from their intended destination to creditors, distributing them among the shareholders before paying creditors or setting aside the amounts needed to satisfy them;
  • take any action that is not in line with or does not comply with the formal procedures and rules, thus causing a substantial deviation from the management and control provisions of the Compliance Model (formalised herein) and what is actually carried out in practice and in the operational activities;
  • act in a manner that impedes inspections and controls by the Supervisory Committee.

1.3.2    Specific Principles of Conduct

Recipients involved in drafting company disclosures must guarantee the following controls, each in their area of competence:

  • carry out interim checks of balances of general accounts to ensure that they balance with the respective ledgers and separate accounts;
  • identify which resources are involved in providing the necessary data and information for the drafting of the financial statements, and the relative timeframe;
  • check that the data and information provided by the aforementioned resources is complete and correct, and initial the analysed documentation;
  • carry out and formalise the analysis of any differences compared to the data of the prior period, reporting any justifications underlying major differences.

The “Finance & Control Department” Manager checks and validates the draft annual financial statements and the interim reports and submits them to the CEO, who in turn presents them to the Chairman and to the Board of Directors for approval.

When it is necessary or appropriate to use the services of external consultants or professionals who carry out activities involving the production of company disclosures on behalf of the Company, due to the specific professional know-how demanded by the nature of the activities or appointment, the Recipients are required to comply with the following provisions:

  • “Finance & Control” identifies the external consultant or professional, according to their professional skills and competencies and, if required, requests a quotation for their services;
  • “Finance & Control” drafts the contract, which includes specific information about the Compliance Model, as well as the consequences of conduct that is not compliant with the provisions laid down therein;
  • The “Finance & Control” Manager presents the contract to the CEO, who signs it in acceptance;
  • “Finance & Control” checks the services delivered by the professional, authorises payment in line with the contractual agreements, takes all steps required in the event of problems during the contract, promptly notifying the CEO;
  • “Finance & Control” keeps all the documentation produced in executing the contract.

1.4       Flow of information to the Supervisory Committee

The persons involved in the process are bound to promptly notify the Supervisory Committee of any exceptional conduct or unusual event, indicating the reasons for any deviations and acknowledging the authorisation procedure followed.

Moreover, at least every six months the persons involved for whatever reason must give the Supervisory Committee any other information that may be specifically requested, including:

  • reports by the Board of Statutory Auditors following the audits carried out periodically;
  • significant changes to the company structure and any cases of exclusion of the right to vote for certain categories of shareholders.

Recipients will guarantee the traceability of the process, filing all documentation in an orderly archive and making it available to the Supervisory Committee as necessary, each in their area of competence.

PROTOCOL  – Managing relations with the Board of Statutory Auditors and/or with the Independent Auditor

1. Purpose

This protocol identifies and governs the methods the Company must use to manage relations with the Board of Statutory Auditors and/or with the Independent Auditor.

These operational methods must be implemented in compliance with the Principles of Conduct pursuant to this Special Section.

2. Field of Application

This Protocol addresses all Recipients who are involved in managing relations with the Board of Statutory Auditors and/or with the Independent Auditor.

3. Protocol Officer

The Finance & Control Manager is the officer responsible for managing relations with the corporate auditing bodies, governed by this Protocol.

4. Control systems

Recipients involved in managing relations with the Board of Statutory Auditors and/or with the Independent Auditor must guarantee the following controls, each in their area of competence:

  • cooperate as much possible with the Board of Statutory Auditors and/or with the Independent Auditor as they perform their audits and inspections;
  • base relations with the Board of Statutory Auditors and the Independent Auditor on utmost cooperation and transparency, fully respecting their roles;
  • follow up the formal requests made by Board of Statutory Auditors and/or the Independent Auditor and provide them with the information and any documentation requested;
  • assure the traceability of delivery of the documentation requested (if it is sent by electronic mail, use “email sent” report and if it is hand delivered use the hard copy form). Collect and file documentary proof of delivery of the documentation signed by the persons in charge of those checks.

The Protocol Officer must promptly notify the CEO if there are any problems or extraordinary events in managing relations with the Board of Statutory Auditors and/or with the Independent Auditor.

Special Section C – Workplace health and safety offences

1.         WORKPLACE HEALTH AND SAFETY OFFENCES

1.1.      TYPES OF CRIMES

This Special Section focuses on the principles of conduct and control concerning workplace health and safety offences, as identified in Article 25-septies of the Legislative Decree.

The following crimes are considered by the Legislative Decree:

  • Manslaughter (Article 589, ICC);
  • Serious or grievous bodily harm (Article 590(3), ICC).

Bodily harm is considered serious if the offence causes: a) illness that places the worker’s life in danger, or illness or incapacity that makes it impossible for them to do routine jobs for more than 40 days; b) permanent damage to one of the senses or to an organ (Article 583 (1), ICC).

Bodily harm is considered grievous if the offence causes: a) definite or probable incurable illness; b) loss of any sense; c) loss of a limb, or mutilation that renders the limb unusable, or loss of the use of an organ or the ability to procreate, or permanent and grave speech impediments; 4) disfigurement, or permanent scarring of the face (Article 583 (2), ICC).

These are criminally liable offences only if they are committed as a breach of workplace health and safety regulations.

The sanction system applicable to the Company for workplace health and safety offences involve both fines and bans.

Please note that, in contrast to the general predicate crimes laid down in the Decree, which are of a malicious nature, the crimes considered in this Special Section are culpable (i.e. the consequence of negligence, imprudence or incompetence).

The goal of the provisions contained in this Special Section of the Compliance Model is to ensure that Recipients adopt conduct that complies with the procedures laid down in the prevention and protection system pursuant to Italian Legislative Decree 81/2008, as well as the requirements and supervisory obligations imposed by the Compliance Model.

The problem of reconciling the fundamental criterion of attributing corporate liability as defined in Article 5 of the Decree (“the organisation is liable for crimes committed in its interest or to its advantage”) with the subjective element that distinguishes the offences listed above (where the event is usually unintentional, although it could have been foreseen).

An injurious event suffered by a worker can rarely be translated into an interest or advantage for the company unless the breach of safety regulations is interpreted in terms of the lower costs incurred through the breach.

The version of the Confindustria Guidelines issued on 31 March 2008 – deemed by the Ministry of Justice to be “on the whole suitable and appropriate for achieving the objective set out in Article 6(3) of Italian Legislative Decree no. 231/2001” – fully implements the system of measures imposed by the safety laws (Italian law no. 123/2007 and Italian Legislative Decree 81/2008).

The primary legislation (Italian law no. 123/2007 and Italian Legislative Decree 81/2008), the internal documentation drawn up by Mario Frigerio concerning the scheduled controls carried out, as well as the single procedures adopted to manage the identified sensitive processes constitute the natural underlying assumption for describing the “Principles of Conduct” that Recipients must comply with. They also form the basis for drafting the protocol entitled “Checking compliance with Workplace Health and Safety requirements”.

For the purposes of drafting this Special Section C, Mario Frigerio also considered the risk factors listed in the Risk Assessment Document, prepared pursuant to applicable health and safety legislation.

Before listing the principles of conduct concerning Workplace Health and Safety and the procedures underlying the protocol established for the prevention of the offences under this Special Section, it is appropriate to reference the main players referred to in the sector legislation (Italian Legislative Decree 81/2008, as amended.

1.2       Roles and Responsibilities

With regard to the organisational structure for prevention purposes in the field of Workplace Health and Safety, the Risk Assessment Document pursuant to Articles 17 and 28 of Italian Legislative Decree 81/2008 adopted by the Company identifies the persons that current legislation indicate as recipients of specific responsibilities and competencies in the field of safety.

In particular, in Mario Frigerio, these are:

1.2.1.    Employer

The Employer is at the top of the company organisation. Pursuant to Article 2 of Italian Legislative Decree 81/2008, the Employer is the main guarantor of safety inside the company; more specifically they are “the person in charge of the employment relationship with the worker, or, in any case, since they hold decision-making and expenditure powers they are the person responsible for the company or for the production unit, depending on the type and organisation of the company”.

The Employer has the following main obligations:

– exclusively, insomuch as the following obligations cannot be delegated:

  • name the Health and Safety Officer (RSPP) and the Company Medical Officer (Articles 17 and 18 (I)(a), Italian Legislative Decree 81/2008);
  • produce and update the “Risk Assessment Document” with the Health and Safety Officer and in collaboration with the Company Medical Officer, and in consultation with the Workers’ Safety Representation and determine the prevention and protection measures, pursuant to Articles 17, 28 and 29 of Italian Legislative Decree 81/2008;

– and, also by delegating:

  • appoint the Company Medical Officer to monitor health, and name the First Aid Officers (APS) and Fire & Emergency Officers (API), making sure they correctly fulfil their obligations and duties;
  • order whatever measures are required to guarantee strategic guidelines for unitary and coordinated health and safety management (Article 18 (I) and (II), Italian Legislative Decree 81/2008);
  • consult the safety representative where required under Article 50 (I)(b)(c) and (d), Italian Legislative Decree 81/2008;
  • comply with the obligations to inform, instruct and train pursuant to Articles 36 and 37 of Italian Legislative Decree 81/2008;

In particular, the Employer’s responsibilities include:

  • as part of their activities, guarantee compliance with applicable legislation covering work carried out in temporary or mobile worksites, as well as safety signage laws;
  • consider the skills and conditions of Workers in relation to their health and safety when assigning duties to them;
  • provide workers with appropriate personal protective equipment, after consulting with the Health and Safety Officer and the Medical Officer;
  • take appropriate measures to ensure that only workers who have been adequately instructed and specifically trained enter zones that expose them to serious, specific risk;
  • require compliance by individual workers with the standards and regulations in force, as well as with the company provisions for workplace health and safety, and the use of collective means of protection and personal protective equipment provided to them;
  • promptly follow-up reports made by the Supervisors and by the Workers concerning any shortcomings in vehicles, work equipment and protective equipment, or any hazards in the workplace;
  • adopt measures to control risk situations in an emergency and give instructions to ensure that Workers leave their workplace or the hazardous area in the case of severe, imminent and unavoidable danger;
  • promptly inform Workers exposed to the risk of a severe, immediate danger about the actual risk and the provisions made or to make with regard to protection;
  • comply with the obligations to notify, involve, instruct and train pursuant to applicable legislation, also by implementing notification and information plans proposed by the Health & Safety Department (SPP – if it exists);
  • without prejudice to duly substantiated situations driven by the need to protect health and safety, abstain from requesting Workers to return to work if there is ongoing serious and imminent danger;
  • allow Workers to verify, through their Safety Representative (RLS), that appropriate measures to protect their health and safety have been implemented;
  • if requested, provide the Workers’ Safety Representative with a copy of the Risk Assessment Document, including the one concerning works under tender, labour or supply contracts;
  • take appropriate steps to ensure that the technical measures adopted do not expose the population to health risks or damage to the external environment, periodically checking the ongoing absence of such risk;
  • forward the names of the Workers’ Safety Representative to the Italian institute for industrial accident insurance (INAIL) and, in relation to their respective competencies, also send: a) the data relative to personal accidents/injuries in the workplace requiring an absence from work of at least one day (excluding the day of the accident itself), for statistical and informative purposes; and b) all information relative to personal accidents/injuries in the workplace requiring an absence from work of more than three days, for insurance purposes. The same data must also be forwarded to the Supervisory Committee;
  • consult the Workers’ Safety Representative in all cases required by applicable legislation;
  • take whatever measures are required to prevent fires and evacuate workers, as well as for severe, immediate danger. These measures must comply with applicable legislation and be appropriate for the nature of the activity, the size of the company or production facility, and the number of people present;
  • as part of any activities executed under contract, provide Workers with specific photo-ID badge, containing their personal details and the name of the Employer;
  • call periodic meetings pursuant to Article 35 of Italian Legislative Decree 81/2008;
  • update the prevention measures in line with organisational and production changes that affect workplace health and safety, or in line with the development stage of the prevention and protection procedure;
  • monitor workers for whom health checks are obligatory to make sure they have not been declared fit for a specific job without the required fitness assessment.

The Employer also provides the Health & Safety Officer and the Company Medical Offices necessary information with regard to

  • the nature of the risks;
  • the organisation of work, and the planning and implementation of preventive and protective measures;
  • the description of the plants and production processes;
  • the provisions adopted by the Supervisory Committee.

1.2.2    Principal – Employer for works assigned by way of a tender contract, pursuant to Article 26 of Italian Legislative Decree no. 81/2008

The Employer is the person defined above who outsources work to subcontractors or self-employed workers in their own company or in a single production unit of the company, or as part of the Company’s whole production cycle.

This person has the following obligations under Article 26(VII) of Italian Legislative Decree no. 81/2008:

  • generally speaking, assess the capacity, resources and compliance models that the subcontractors possess and provide;
  • specifically: verify the technical and professional requisites of the subcontractor and/or of the self-employed worker;
  • give them detailed information concerning the specific risks existing in the intended workplace and the prevention and emergency measures adopted for their activities;
  • ensure cooperation between the employers, the subcontractors and the principal;
  • ensure coordination of prevention and encourage cooperation;
  • prepare single risk assessment document that lists the measures adopted to eliminate interference between activities conducted simultaneously in the workplace pursuant to Article 26(III), Italian Legislative Decree no. 81/2008. This document – called DUVRI – is annexed to the tender or labour contract.

1.2.3    Top-level Management

This term refers to the persons whose professional competencies or hierarchical and functional powers are adequate for implementing the Employer’s instructions, and who therefore organise and supervise the work activity.

Under Article 18(1) of Italian Legislative Decree no. 81/2008, Top-level Managers have the following obligations:

  • assign duties to workers, considering their ability and the conditions of their health and safety;
  • supply workers with appropriate personal protective equipment, after consulting with the Health & Safety Officer and the Medical Officer, where present;
  • take appropriate measures to ensure that only workers who have been adequately instructed and specifically trained enter zones that expose them to serious, specific risk;
  • require compliance by individual workers with the standards and regulations in force, as well as with the company provisions for workplace health and safety, and the use of collective means of protection and personal protective equipment made available to them;
  • adopt measures to control risk situations in an emergency and give instructions to ensure that Workers leave their workplace or the hazardous area in the case of severe, imminent and unavoidable danger;
  • promptly inform Workers exposed to the risk of a severe, immediate danger about the actual risk and the provisions made or to make with regard to protection;
  • comply with the obligations to inform, instruct and train pursuant to Articles 36 and 37 of Italian Legislative Decree 81/2008;
  • without prejudice to duly substantiated situations driven by the need to protect health and safety, abstain from requesting Workers to return to work if there is ongoing serious and imminent danger;
  • monitor Workers for whom health checks are obligatory to make sure they have not been declared fit for a specific job without the required fitness assessment.

1.2.4    Health and Safety Officer (RSPP)

This refers to the person appointed by the Employer after consulting the Safety Representative to implement the procedures laid down in Article 33 of Italian Legislative Decree no. 81/2008, who possesses at least the requirements laid down in Article 32 of Italian Legislative Decree 81/2008.

The Health and Safety Officer provide the Employer with “specialist” technical support in the following activities:

  • verification of the conformity of machinery, plants and equipment used by workers with applicable workplace health and safety legislation;
  • for their area of responsibility, prepare preventive and protective measures implemented and referenced in the Risk Assessment Document, and the systems to control those measures;
  • inform, instruct and train workers, particularly with regard to the concepts of risk, damage, prevention, protection, organisation of company prevention, rights and duties of persons operating in the Company’s organisational structure;
  • inform and instruct workers on the correct use of Personal Protective Equipment (PPE), Protective Equipment for Hearing (PPE-h) and third-category Personal Protective Equipment (life-saving PPE);
  • correct and prompt application and assessment of the preventive effectiveness of all the prevention and protection measures implemented, in close collaboration with the relevant department heads;
  • control and verification of the effectiveness of the preventive and protective measures under the Assessment of risks generated by interference between activities conducted simultaneously in the workplace prepared with the Principal – Employer for contract works;
  • participate in workplace health and safety consultations and in periodic meetings pursuant to Article 35 of Italian Legislative Decree 81/2008.

1.2.5    Company medical officer

This refers to the doctor appointed by the Employer who is specialised in occupational health or preventive medicine and possesses the authorisation referred to in Article 55 of Italian Legislative Decree no. 277 of 15 August 1991.

The Medical Officer is assigned the following duties:

  • work with the Employer and with the Health & Safety Officer, on the basis of the specific knowledge of the company’s organisation and of the risk situations, to prepare and implement measures to protect the mental and physical health of workers;
  • carry out medical examinations pursuant to Article 41 of Italian Legislative Decree 81/2008;
  • work with the Employer to prepare the first aid service pursuant to Article 25 (I)(a), Italian Legislative Decree 81/2008;
  • collaborate in providing information and instructions to workers;
  • hand over all their health records to the Employer at the end of their appointment, in compliance with the provisions pursuant to Italian Legislative Decree 196/2003 protecting professional secrets;
  • inform every Worker concerned of the results of their health monitoring and, on their request, give them a copy of their health records;
  • during the periodic meetings pursuant to Article 35 of Italian Legislative Decree 81/2008, give a written report of the anonymous collective results of the health monitoring activities to the Employer, to the Health & Safety Officer and to the Workers’ Safety Representatives, and provide explanations of those results for the purposes of implementing measures to protect the mental and physical health of the Workers;
  • visit the workplaces at least once a year, or at any other intervals established on the basis of the risk assessment, notifying the Employer of this for the purposes of registration in the Risk Assessment Document;
  • send an affidavit to the Ministry of Health certifying their possession of the titles and requisites required by applicable legislation.

1.2.6    Workers’ safety representative (RLS)

This refers to the person elected or appointed to represent the workers for issues concerning Workplace Health and Safety.

According to the provisions of Section 50 of Italian Legislative Decree no. 81/2008, the Workers’ safety representative:

  • has access to workplaces;
  • is consulted in advance and promptly with regard to risk assessment and to identifying, planning and checking risk prevention measures in the company;
  • is consulted on the appointment of the health & safety officer, fire & emergency officer, first aid officer, evacuation of the workplace officer and the company medical officer;
  • is consulted with regard to organising the training for workers, supervisors and officers in the health & safety and fire-fighting areas;
  • receives information and company documentation regarding risk assessment and prevention measures relative and inherent to hazardous substances and compounds, equipment, plant, organisation and work environments, accidents/injury and occupational diseases;
  • receives information from the supervisory services;
  • receives adequate training;
  • promotes the development, identification and implementation of appropriate prevention measures for protecting the physical health of workers;
  • makes observations during inspections and audits carried out by the competent authorities, which normally interview them;
  • attends the periodic meetings;
  • makes proposals with regard to prevention activities;
  • alerts the management as to the risks identified during the course of their activities;
  • may make recourse to the competent authorities if they consider that the preventive and protective measures adopted by the Employer are not suitable for guaranteeing health and safety during work.

The Workers Safety Representatives must have enough time to perform their duties without loss of wages, as well as the equipment and spaces needed to exercise their functions and powers.

The Workers Safety Representatives shall not suffer any prejudice caused by performing their duties and they are given the same protection under the law as the trade union representatives.

On request, the Workers Safety Representatives shall be given a copy of the risk assessment document to carry out their functions.

The workers’ safety representatives of the Principal-Employer and the subcontractors respectively, at their request and to allow them to exercise their functions, receive a copy of the Assessment of risks generated by interference between activities conducted simultaneously in the workplace.

It is not possible to be the Workers’ Safety Representative and be appointed the Health & Safety Officer.

1.2.7    Supervisor

This term refers to the person whose professional competency and powers conferred give them the right to implement the Employer’s instructions, organising and supervising the work activity.

Within their organisational functions, the Supervisor is responsible for giving employees appropriate safety instructions and information and ensuring their compliance with safety regulations.

The Supervisor is in particular responsible for the following tasks pursuant to Article 19, Italian Legislative Decree 81/2008:

  • supervising and monitoring compliance by all workers with their legal obligations, and with the company workplace health and safety provisions and the use of collective and personal protective equipment provided to them, and, in the event of repeated non-compliance, informing their direct superiors;
  • making sure that only workers who have been adequately instructed enter zones that expose them to a serious, specific risk;
  • requiring compliance with the measures to control risk situations in an emergency and giving instructions to ensure that workers leave their workplace or the hazardous area in the event of serious, imminent and unavoidable danger;
  • promptly informing Workers exposed to serious, imminent danger of a risk and the relevant protective measures taken or to be taken;
  • without prejudice to duly substantiated situations, abstaining from requesting workers to return to work if there is ongoing serious and imminent danger;
  • promptly reporting to the Employer or to the Manager any shortfall in work materials, work equipment and personal protective equipment as well as any other hazardous condition that may occur during work, which they are aware if on the basis of their training;
  • attending specific training courses, according to the provisions of Article 37 (7), Italian Legislative Decree 81/2008.

1.2.8    First Aid Officer (APS)

This refers to the person in charge of first aid and emergency medical care.

In the Company, the Employer has appointed a number of First Aid Officers adequate for the company structure and the activities carried out.

First Aid Officers are in particular responsible for the following tasks:

  • correctly fulfilling their first aid duties;
  • guaranteeing, within their area of activity, compliance with the first aid procedures.

1.2.9    Fire and Emergency Officer

This refers to the person in charge of fire prevention and emergency management tasks.

In the Company, the Employer has appointed a number of Fire and Emergency Officers adequate for the company structure and the activities carried out.

Fire and Emergency Officers are in particular responsible for the following tasks:

  • correctly fulfilling their fire prevention duties;
  • guaranteeing, within their area of activity, compliance with the workplace fire fighting and evacuation procedures.

1.2.10   Workers

This refers to anyone, whatever their type of contract, who works as part of the Company organisation, with or without remuneration, even only for the purposes of learning a trade, a craft or a profession, excluding those working in home and family services.

In particular, Workers must:

  • comply with the orders and instructions issued by the Employer, Managers and Supervisors for the purposes of collective and personal protection;
  • correctly use machinery, equipment, tools, hazardous substances and compounds, transport vehicles and other work equipment, as well as safety devices;
  • appropriately use the protective equipment made available to them, in order to establish, for each type of activity, the PPE to be used in each Company department;
  • immediately report to the Employer, Manager or Supervisor any shortcomings with regard to the protective equipment described in the previous points, as well as any other hazardous conditions they may become aware of, taking direct action to eliminate or reduce such shortcomings or hazards in the event of an emergency, in their area of competence and to the extent of their possibilities, accordingly informing the Workers’ Safety Representative. If the Employer, Manager or Supervisor take no action to effectively remedy the shortcomings or hazards they are informed of within an acceptable time, Workers shall report the matter to the Supervisory Committee;
  • not remove or modify safety, signalling or control devices without authorisation;
  • take care of the personal protective equipment made available to them, without modifying anything at their own initiative;
  • not carry out any operations or manoeuvres at their own initiative that are not in their area of competence or which may compromise their own safety and that of other workers;
  • participate in the training programmes organised by the Employer;
  • undergo the medical check-ups required in order to define and implement workers’ healthcare in all Company departments.

Workers from companies working as subcontractors for the Company must always display their identification badges.

1.2.11   Third-party Recipients

In addition to the aforementioned persons, in the field of Workplace Health and Safety importance is also given to those persons who, though external to the organisational structure of Mario Frigerio, carry out activities that potentially affect the health and safety of the workers.

For this purpose, “Third Party Recipients” refer to:

  • persons who are working on the basis of tender, labour or supply contracts;
  • manufacturers and suppliers;
  • designers of workplaces, workstations, and systems;
  • installers and assemblers of systems, work equipment and other technical equipment.

Reference is made to the above-defined functions in both the Principles of Conduct and the Protocol laid down in this Special Section.

1.3       Sensitive processes

Although any activity carried out in the Company can abstractly be considered sensitive for the purposes of the occurrence of events which may lead to the committing of some Workplace Health and Safety offences referred to in this Special Section C, please note that the highest risks for the workers relate to the execution of activities on the Company site, where it manufactures machinery to be sold.

Equally at risk – although indirectly – are the activities linked to the execution of contracted works on the Company premises

1.4         Principles of conduct

For the purposes of application of this Special Section, the Recipients must:

  • be careful of their own safety and health and that of others in the workplace they are responsible for, in compliance with their assigned roles and the equipment made available by the Employer;
  • comply with and respect company orders and regulations concerning safety issued by the Employer for collective and individual protection;
  • comply with the instructions for use of machinery and equipment in the workplace, as well as the transport vehicles and safety and protective devices;
  • promptly notify the Employer of any shortcoming or hazardous situation concerning the aforementioned instruments;
  • contribute, in their area of competence, to the regular maintenance of environments, equipment, machinery and systems, with particular attention to safety devices in compliance with the manufacturers’ instructions;
  • take direct action, in the event of an obvious emergency, to eliminate or reduce dangerous situations, within the limits of their possibilities and competencies;
  • comply with ergonomic principles in the design of workstations, choice of equipment and definition of work and production methods;
  • undergo health monitoring, according to the deadlines envisaged and position held;
  • together with the employer, work to comply with industry regulations in order to protect and ensure the workplace safety and health of workers;
  • take part in corporate initiatives concerning training and instruction on the use of machinery and the risk of accidents, according to the set schedule.

Recipients also have the right to:

  • be informed, trained, consulted and participate in issues concerning Workplace Health and Safety;
  • receive appropriate instructions, also through specific training programmes, on the issues of Workplace Health and Safety in general, the implementation of internal company provisions and the use of individual machines;
  • undergo planned medical check-ups in line with the health plan drawn up.

1.5 Flow of information to the Supervisory Committee

The parties responsible for determining, implementing and controlling workplace safety, hygiene and health measures are obliged to provide information to the Supervisory Committee.

In particular, the Employer – assisted by the Health & Safety Officer – at defined intervals:

  • informs the SC of the outcome of audits on the correct implementation of the current regulations and keeps it constantly updated on the status of any suggestions made during the audits;
  • presents statistics concerning the incidents occurring in the workplace, specifying their cause, the recognition of injuries and relative severity;
  • informs the SC of all variations that require or have required the updating of the risk assessment;
  • provides a list of investments required for accident prevention and health, safety and hygiene requirements, including a list of relevant emergency and off-budget purchases made in the period considered;
  • in the event of serious or repeated breaches of the provisions, or in the event of the need for prompt action, the Supervisory Committee must be notified immediately;
  • promptly informs the SC of any action and/or intervention of the Judicial Authorities or criminal investigation departments (including the Local Health Authority in its judicial function), in the event of inspections to monitor compliance with workplace health and safety laws.

In the area of its competence, the Supervisory Committee may confer mandates to qualified external consultants selected using specific procedures, to carry out inspections in order to obtain formal assessments of the following aspects:

  • the correct method for identifying, assessing, measuring and controlling health and safety risks concerning workers as well as the mechanisms used to update such methods;
  • compliance of the risk prevention measures adopted pursuant to the previous point with the laws in force and with this Compliance Model;
  • compliance of the risk prevention measures adopted pursuant to the previous point with the best practices in use in the Company’s sector of operations.

The results of the assessment carried out by external consultants are disclosed in a special report to the Supervisory Committee.

In light of the results of the foregoing report, although it has no operational role, the Supervisory Committee carries out the following tasks:

  • examines the reports made concerning any breaches of the Compliance Model, including the lack of prompt action taken by the competent persons as a follow-up to reports made to them of any unsuitability or shortcomings of the workplaces and work equipment or the protective equipment made available by the Company, or concerning a hazardous situation connected to Workplace Health and Safety;
  • monitors the functioning of the general prevention system adopted by Mario Frigerio, being the most appropriate organisation to ensure the objectiveness, impartiality and independence of the company area being audited;
  • proposes to the Board of Directors any updates to the Compliance Model or the procedures for its implementation, which may be necessary or appropriate considering any shortcomings reported or following significant breaches or changes in the Company’s organisational structure as a result of scientific and technological progress.

The Supervisory Committee, which must be sent a copy of the periodic reports on workplace health and safety, and specifically the minutes of the periodic meetings pursuant to Article 35 of Italian Legislative Decree 81/2008, and all data concerning any injuries that occur at work in the Company, must notify the Board of Directors and the Board of Statutory Auditors of the results of its own supervisory and control activities, in the terms and methods laid down in the Compliance Model.

Recipients will guarantee the traceability of the process, filing all documentation in an orderly archive and making it available to the Supervisory Committee as necessary, each in their area of competence

PROTOCOL – Checking compliance concerning Workplace Health and Safety

1. Scope and Specific Principles of Conduct

This Protocol identifies and governs the methods that Mario Frigerio must comply with for the prevention of accidents at work and, generally, of the risks to the health and safety of workers.

In keeping with this, the Company has applied the prevention and control provisions laid down by law, as identified in Italian Legislative Decree 81/2008 and by special legislation, where applicable to its particular business activities, by adopting the Risk Assessment Document, pursuant to Articles 17 and 28 of Italian Legislative Decree 81/2008.

The policy for Workplace Health and Safety adopted by the Company constitutes a fundamental reference for all Recipients and for anyone outside Mario Frigerio who enjoys relations with the Company.

Therefore, Mario Frigerio must carry out its activities in compliance with the following principles:

  • accountability of the whole company organisation, from the Employer to each worker, in managing the Workplace Health and Safety system, each in their own area of responsibility and competence, in order to prevent the prevention activity from being considered the exclusive competence of only a few persons with the consequent lack of active participation by some Recipients;
  • commitment to consider the health and safety system as an integral part of company governance, the recognition of which must be guaranteed for all Recipients;
  • commitment to continuous improvement and prevention;
  • commitment to providing the human and instrumental resources required, assessing the opportunities for investment in new systems, and in these assessments considering not only the economic and financial aspects but also those concerning workers’ health and safety;
  • commitment to promoting collaboration with the Competent Authorities (e.g. INAIL, Local Health Authority, etc.) in order to establish effective communication channels for the continuous improvement of performance in the field of workers’ health and safety;
  • commitment to constantly monitor the situation concerning injuries in the company in order to guarantee control, identify critical points and the relevant corrective actions/training needs;
  • commitment to a periodic review of the health and safety policy adopted and the relative management system implemented to guarantee their constant adequacy for the organisational structure of Mario Frigerio.

Moreover, the Company has provided appropriate training to all workers in the issues of safety at work, the contents of which, in line with the provisions of the Consolidated Law on Safety, are easily understandable and assure the acquisition of the necessary knowledge and skills.

In this regard, please note that:

  • The Health & Safety Officer and the Medical Officer must participate in drafting the training plan;
  • training must be appropriate to the risks inherent in the jobs that each worker is required to do;
  • every worker must be given statutory training as well as training in any other area which, on a case-by-case basis, is considered necessary in order to achieve the company’s safety targets;
  • workers who change jobs or are transferred must receive specific additional and/or preventive training, where required for their new duties;
  • persons appointed to specific emergency tasks (e.g. fire prevention, evacuation and first aid officers) must receive specific training;
  • emergency drills shall be carried out periodically, and proof of these must be given (for example by means of a report on the drill describing the methods of execution and the results);
  • new employees – with no previous professional experience or appropriate qualifications – must not be allowed to work on their own in activities that are considered to be most at risk of injury until they have acquired a level of professional skills deemed suitable for the execution of the tasks, through a period of training of no less than three months from the time of employment, or longer in the case of the acquisition of more specific skills.

All the training activities described above must be recorded in documents, also in the form of reports, and where foreseen must be repeated periodically.

The Protocol described in this Special Section, therefore, sets out to establish a control of the effectiveness and appropriateness of the workplace accident prevention system, through the formal coding of an information and inspection system that places the Supervisory Committee in a position to possess and be familiar with the company documentation drawn up concerning the prevention programme adopted to assure Workplace Health and Safety.

Specifically, this Special Section aims to:

  • detail the procedures the Company Recipients are required to comply with for the purposes of the correct application of the Model;
  • provide the SC, and the managers of other company functions which cooperate with the SC, with the executive tools required to assure the envisaged control, monitoring and inspection activities.

2.  Field of Application

This Protocol addresses all Recipients working in the Company, each in the field of their own responsibilities and competencies.

It also addresses anyone from outside the Company who enjoys contractual relations with Mario Frigerio as a result of work or supply contracts (Article 26, Italian Legislative Decree 81/2008).

3. Protocol Officer

With regard to Workplace Health and Safety, the Company has an organisational structure that complies with the laws in force, with a view to eliminating, and where this is not possible, reducing, and therefore managing, risks to workers.

The paragraph “Roles and Responsibilities” describes the main players referred to in the legislation, also encompassed in the rest of this Special Section as “Recipients”; their corresponding functions in the Company are as follows:

  • Employer: Mario Frigerio, appointed by the Board of Directors;
  • Top-level Management: all the managers identified as such in the safety organisation structure;
  • Supervisor: all the persons identified as such in the safety organisation structure;
  • Worker: any person who has an employment relationship with the Company, or is a self-employed contractor or works on the Company premises;
  • Health and Safety Officer: as appointed, Mr. Vittorio Corti;
  • First Aid Officers: all the persons identified as such in the Emergency Plan;
  • Fire and Emergency Officers: all the persons identified as such in the Emergency Plan;
  • Medical Officer: Ms. Antonella D’Intino;
  • Workers’ Safety Representative: Mr. Luigi Spreafico/Mr. Davide Radaelli.

4. Risk Assessment Document

The risk assessment document (DVR) adopted by the Company represents the documentary evidence of a permanent process to prevent health and safety risks for workers.

The risk assessment document is drawn up by the Employer, in collaboration with the Health and Safety Officer and the Medical Officer in the cases involving compulsory health monitoring, after consultation with the Workers’ Safety Representative, and contains:

  1. a report on the assessment of workplace health and safety risks, which specifies the criteria adopted for the assessment that is carried out in relation to the nature of the company activities;
  2. identification of the prevention and protection measures and personal protective equipment resulting from the assessment pursuant to letter a), in order to establish, for each type of activity, the PPE to be used in each Company department;
  3. the programme of measures to be implemented in order ensure the long-term improvement of safety levels.

The document is filed at Mario Frigerio.

See the observations and comments made therein for the identification of the risk factors and/or critical areas, and more generally the contents.

The Company has also prepared its Assessment of risks generated by interference between activities conducted simultaneously in the workplace (DUVRI-Documento Unico di Valutazione Rischi da Interferenza) pursuant to Article 26(3) of Italian Legislative Decree 81/2008, in order to promote cooperation and coordination among subcontractors working in the Company, providing the information required to eliminate risks generated by interference between the activities of the various companies.

In the case of works contracted (or subcontracted) to external companies or self-employed workers, the Principal – Employer draws up the “Interference Risk Assessment Document”, which indicates the measures adopted to eliminate risks generated by interference between the activities of the various companies involved and to promote cooperation and coordination among them. This document must be annexed to the tender or labour contract.

The document in question only concerns the risks of interference between the activities of the principal and the activities of the (sub-)contractor(s) or self-employed workers and does not cover the specific risks inherent to the activities of the contractors or self-employed workers.

See the observations and comments made therein for the identification of the critical areas.

Special Section D – Environmental Crimes

1.         ENVIRONMENTAL CRIMES

1.1       Types of Crimes[19]

This Special Section focuses on the principles of conduct and control concerning environmental crimes, as identified in Article 25-undecies of the Decree and relevant references to Italian Legislative Decree no. 152 of 3 April 2006, listed as “Environmental Protection Code” (the “Environmental Decree”).

In this Special Section, we have not included all the crimes listed in Article 25-undecies of the Decree (and thus of the Environmental Decree), most of which are not currently of relevance to the Company. We have only taken into consideration the following:

  • wastewater discharge (Article 137 of the Environmental Decree, concerning the discharge of industrial waste water);
  • atmospheric emissions of plants and activities (Article 279 of the Environmental Decree, concerning the operation of a plant or activity in breach of the emission limits or requirements laid down in the permit obtained);
  • waste management and reclamation of polluted sites (Articles 255 et seq. of the Environmental Decree, concerning for example littering, unauthorised waste management and the breach of requirements relating to waste management disclosure, record keeping and forms);
  • combustion of materials or substances other than waste (Article 296 of the Environmental Decree concerning the combustion of waste in breach of environmental regulations);
  • environmental pollution (Article 452-bis, ICC, referenced by Article 25-undecies of the Decree as the consequences of any activity that compromises or causes significant and measurable damage to water, air, soil and subsoil).

1.2       Sensitive processes

Referring to the types of crimes identified in the previous paragraph and in consideration of the Company’s activities, the following sensitive processes have been identified:

  • waste management and disposal; and
  • atmospheric emissions.

The Company produces no wastewater so that activity was not considered as being sensitive to the commission of a crime.

1.3       Roles and Responsibilities

The “production department” function coordinates the functions and staff involved in the activities connected to environmental aspects, defines the internal supporting documentation, the methods of execution and manages the relevant technical documentation.

1.4       Principles of Conduct

For the purposes of application of this Special Section, the Recipients must:

  • comply with the provisions of the company procedures connected to environmental aspects;
  • promptly report to the compliance officer any shortcomings in the system adopted by the Company;
  • promptly report to the compliance officer any shortcomings in the organisational system of the waste disposal operator and in general any operator carrying out activities connected to environmental aspects on behalf of the Company.

Moreover, Recipients are strictly forbidden from:

  •  carrying out activities that cause atmospheric emissions, without the required authorisation;
  • carrying out activities that cause atmospheric emissions exceeding the emission limits and which are beyond the provisions established by the competent authorities;
  • carrying out waste disposal activities that do not comply with the principles of conduct laid down herein or with the company procedures;
  •  forwarding untrue disclosures of those values to the competent authorities

In its waste management activities, the Company undertakes to guarantee that:

  • the production, storage, classification and disposal of hazardous and non-hazardous waste are carried out in full compliance with the applicable environmental laws, in both its regulated and non-regulated activities, and in order to be able to certify implementation of the necessary requirements to public control bodies;
  • the company procedures with direct or indirect relevance (e.g. qualification of enterprises and qualified sectors) in the area of waste disposal are subject to constant monitoring by the competent company functions (e.g. the production department) in order to periodically assess whether or not to update the system according to any inconsistencies detected in the corresponding activities, and according to information received from the Recipients;
  • suppliers are selected in full compliance with the company procedures, in order to be able to constantly assess their possession of technical and legal requirements for exercising the activities they have been selected for, and also to ensure that the selection is based exclusively on economic criteria (to avoid the use of “unqualified” enterprises that work at below cost because they use illegal methods);
  • activities are carried out to raise awareness with Recipients on the level of risk of such activity in terms of the potential infiltration of criminal organisations (so-called “eco-mafia”) using, in this regard, any reports that are drawn up by parliamentary commissions, environmental organisations, etc. (e.g. the eco-mafia report drawn up annually by the Italian environmentalist association, Legambiente).

In the management of waste, the “production department” function is in particular appointed the task of:

  • checking the authorisations of suppliers appointed for transport operations (as contractors or subcontractors) and the places of destination, both for disposal and recycling operations;
  • correctly and truthfully completing the waste loading and unloading register and the identification form for the transportation of waste, abstaining from committing any crimes of conceptual or material falsity (for example concerning information on the qualitative or quantitative characteristics of the waste);
  • checking that a signed and dated copy of the identification form has been returned, and reporting any inconsistencies detected in the document to the CEO;
  • carefully completing the Environmental Declaration Form;
  • constantly supervising the correct management of waste, reporting any irregularities to the CEO (for example tampering with classification documents, suspected abandonment of waste by the carrier in illegal disposal sites, etc.), to allow the Company to take the required administrative or contractual action, as well as any legal action before the competent authorities;
  • carefully storing the loading and unloading register and relative forms in a special archive;
  • ensuring the annual control of the level of emissions by an external specialised company, in order to guarantee compliance with the legal thresholds.

Without prejudice to the foregoing, Recipients are required to comply in full with the Companies Code of Ethics and with the provisions of the procedures implemented by the Company with reference to environmental aspects.

On this point, in addition to everything detailed above, the Company did not deem it necessary, at the current state, to have to formulate ad hoc Protocols with reference to conduct in relation to activities connected to environmental crimes. To this end, it refers and fully references the procedure it has implemented, entitled “I18”.

1.5       Flow of information to the Supervisory Committee

The persons involved in the process are bound to promptly notify the Supervisory Committee of any exceptional conduct or unusual event, indicating the reasons for any deviations and acknowledging the authorisation procedure followed

Special Section E – Crimes concerning residence permits

1.         CRIME OF EMPLOYING FOREIGN NATIONALS WITHOUT A VALID RESIDENCE PERMIT

1.1        TYPES OF CRIMES

Crimes concerning residence permits, which if committed may imply the administrative liability of the Company, include the following (cf. Article 25-duodecies of the Decree):

Article 22(12-bis) (Italian Legislative Decree 286 of 1998): Employment of foreign nationals without a valid residence permit

Italian Legislative Decree no. 109 of 16 July 2012 enacted European Directive 2009/52/EC aiming to strengthen cooperation between the Member States in the fight against illegal immigration.

This decree also extended the list of predicate crimes which, if committed, can generate administrative liability of the Organisation, pursuant to the Decree.

It introduced Article 25-duodecies – “Employment of foreign nationals without a valid residence permit” – to the Decree.

Below is the text of Article 25-duodecies of the Decree:

“With regard to the commission of the crime laid down in Article 22(12-bis) of Italian Legislative Decree 286 of 25 July 1998, a fine of between 100 and 200 quotas shall be applied to the body, with a ceiling of EUR 150,000”.

Article 22(12-bis) of Italian Legislative Decree 286/1998 states that:

“The penalties for the crime laid down in paragraph 12 are increased by between one third and one half if: a) more than three “illegal” workers are employed; b) the workers employed are minors below the legal working age; c) the workers employed are exploited as laid down in the third paragraph of Article 603-bis of the Italian Criminal Code”.

The exploitation stated in the third paragraph of Article 603-bis of the Italian Criminal Code consists of “committing the crime of exposing the workers to situations of serious danger with regard to the nature of the work to be performed and to their working conditions.”

The referenced Article 22(12-bis) of Italian Legislative Decree 286 of 1998 establishes that:

“Any employer who employs non-EU workers with no residence permit as laid down in this Article, or whose permit has expired and for which no renewal has been requested, within the legally established terms, or which has been revoked or cancelled, shall be punished by imprisonment of between six months and three years, and a fine of EUR 5,000 for each worker employed”.

Therefore, by way of the regulatory references contained in Article 25-duodecies of the Decree, any Organisation that employs non-EU workers without a valid residence permit, or whose permit has expired (and no renewal has been requested, within the legally established terms), has been revoked or cancelled, shall be fined between 100 and 200 quotas, up to a maximum of EUR 150,000. However, this provision generates administrative liability for the Organisation pursuant to the Decree in the limits laid down in Article 22(12-bis) of Italian Legislative Decree 286/1998, if:

  • more than three workers are employed;
  • they are minors below the legal working age;
  • they are exposed to situations of serious danger with regard to the nature of the work to be performed and to their working conditions.

1.2       SENSITIVE PROCESSES

As of today, the Company has only eight foreign nationals in its employment (in the terms understood for the purposes of the crime in question) out of a total of about 160 employees; from a prudential viewpoint, the Company itself considers it appropriate to identify here below the sensitive areas that present or could present more critical areas in relation to the crime in question:

  • staff recruitment; and
  • staff management.

1.3.      PRINCIPLES OF CONDUCT IN THE SENSITIVE AREAS

1.3.1 general principles of conduct

In keeping with the Company’s underlying principles of conduct, the Recipients are forbidden from:

  • any form of conduct which could constitute the crime described above;
  • any form of conduct which, although it does not constitute any of the crimes indicated above in itself, could potentially become one.

1.3.2 specific principles of conduct

The rules described in the previous paragraph actually translate into principles of conduct requiring compliance as part of the Mario Frigerio operations.

All Recipients of the Model are bound to comply with the following procedures of conduct:

  • the roles and competencies of the functions and/or departments responsible for staff recruitment shall be clearly defined in order to guarantee – in the case of foreign workers – the continuous control of the existence, at the time of employment and for the whole period of employment, of the residence permit and all other requirements that allow the employment relationship to continue;
  • they shall not employ, promise to employ, or continue in employment relationships with any workers who do not hold a valid residence permit because they have no permit, the permit has been revoked or expired, or they have not applied to renew the permit;
  • they shall avoid the use of intermediaries for staff recruitment, with the exception of employment agencies authorised by the Ministry of Labour pursuant to Italian Legislative Decree no. 276 of 2003. In these cases, the agency must be asked to provide a declaration of validity concerning the worker;
  •  they shall assume correct, transparent and collaborative conduct in compliance with the all laws and company procedures and shall ensure the utmost diligence and rigour in the application of all legal provisions against illegal immigration;
  •  they shall report any anomalies to the Supervisory Committee.

Any person in the Company who works in the field of staff recruitment or who may be part of the recruitment process for new staff shall ensure that the employment contracts and the contracts signed with the temporary employment agencies contain clauses which govern the consequences of breach by such parties of the principles laid down in this Model concerning, in particular, the lack of residence permit of all employed staff, or its non-renewal, revocation or cancellation.

1.4       TASKS OF THE SUPERVISORY COMMITTEE

The tasks of the Supervisory Committee concerning the assessment of the effectiveness of the procedures and compliance with the requirements of the Model regarding the use of foreign nationals without regular residence permits are to:

  • monitor the effectiveness of and compliance with the internal procedures established to prevent the described crime;
  • perform periodical inspections on compliance with the internal procedures concerning the employment of foreign nationals;
  • examine any specific reports received from managers and/or employees and perform any checks deemed necessary or appropriate concerning the reports received.

If during the performance of the above tasks, the Supervisory Committee finds a breach of the rules and principles contained in this Special Section of the Model by managers and/or employees, it shall immediately give notice of this. If the breaches are attributable to the directors or the Chairman of the Company, the Supervisory Committee shall notify the entire Board of Directors.

Property of Mario Frigerio S.p.A. – All rights reserved. No part of this document may be reproduced, distributed, or transmitted without the express permission of the owner.

[1] Refer to the relevant special section A of this Model for details.

[2] These crimes include: counterfeiting cash, government bonds and duty stamps (Article 453, Italian Criminal Code – ICC); forging cash (Article 454, ICC); spending and bringing counterfeit cash into the country, without conspiring to do so (Article 455, ICC); spending counterfeit cash received in good faith (Article 457, ICC); counterfeiting duty stamps, bringing counterfeit duty stamps into Italy, purchasing, possessing or circulating counterfeit duty stamps (Article 459, ICC); counterfeiting watermarked paper used to make government bonds or duty stamps (Article 460, ICC); manufacturing or possessing watermarks or tools intended for counterfeiting cash, duty stamps or watermarked paper (Article 461, ICC); using counterfeit duty stamps (Article 464, ICC); counterfeiting, forging or using distinctive marks or signs, namely patents, models and drawings (Article 473, ICC); bringing products with false trademarks into the country and selling them (Article 474, ICC).

[3] These crimes include: interfering with the freedom of industry or trade (Article 513, ICC); unfair competition entailing threats or violence (Article 513-bis, ICC); fraud against domestic industries (Article 514, ICC); fraudulent trading (Article 515, ICC); selling false foodstuffs as the genuine article (Article 516, ICC); selling industrial products with false marks (Article 517, ICC); manufacturing and selling goods through misappropriation of industrial property rights (Article 517-ter, ICC, new crime); counterfeiting geographical indications and designations of origin for agro-food products (Article 517-quater, ICC, new crime).

[4] Refer to the relevant special section B of this Model for details.

[5] These are “crimes for the purpose of terrorism or subverting the democratic order laid down in the Italian Criminal Code and special laws”, as well as other crimes “that are in any case committed in breach of the provisions of Article 2 of the International Convention for the Suppression of the Financing of Terrorism adopted in New York on 9 December 1999”. Any person commits an offence within the meaning of this Convention if that person by any means, directly or indirectly, unlawfully or wilfully, provides or collects funds (…) in the knowledge that they are to be used, in full or in part, in order to carry out: (i) any act intended to cause death or serious bodily injury to a civilian, (… )when the purpose of such act (…) is to intimidate a population, or to compel a government or an international organisation to do or to abstain from doing any act; (ii) acts constituting offences pursuant to conventions with regard to: Safety of Civil Aviation and Maritime Navigation, Physical Protection of Nuclear Material, Prevention and Punishment of Crimes against Diplomatic Agents, Suppression of Terrorist Bombings. The category of “crimes for the purpose of terrorism or subverting the democratic order laid down in the Italian Criminal Code and special laws” is mentioned generically by the Legislator, without indicating any specific regulations the breach of which would lead to the application of this Article.

In any case, the key predicate crimes can be determined as: association for the purpose of committing acts of terrorism, international or otherwise, and subverting the democratic order and assistance to members of terrorist groups (Article 270-bis, ICC).

[6] This refers to the practice of female genital mutilation as laid down in Article 583-bis, ICC.

[7] These crimes include: enslavement (Article 600, ICC); child prostitution (Article 600-bis, ICC); child pornography (Article 600-ter, ICC); possession of pornographic material (Article 600-quater, ICC); sex tourism involving child prostitution (Article 600-quinquies, ICC); human trafficking (Article 601, ICC); purchase and sale of slaves (Article 602, ICC) On 6 April 2014, Italian Legislative Decree no. 39/2014 came into force and, inter alia resulted in some significant changes to Italian Legislative Decree no. 231/2001 with regard to offences introduced to protect the healthy development and sexuality of children, which join other offences against the person in Article 25-quinquies of the same Italian Legislative Decree 231/2001. Specifically, the provisions of Section 3 of Italian Legislative Decree no. 39/2014 introduced to Italian Legislative Decree no. 231/2001 the crime of child grooming with a penalty of one to three years’ imprisonment for grooming a child under 16 years of age for the purposes of committing one of the acts under the offences introduced to protect the healthy development and sexuality of children.

[8] These crimes include: insider trading (Article 184 of the Consolidated Finance Law) and market manipulation (Article 185 of the Consolidated Finance Law) as laid down in the Consolidated Finance Law (TUF – Testo Unico della Finanza), Italian Legislative Decree no. 58 of 28 February 1998.

[9] These crimes include: possession of stolen goods (Article 648, ICC); money laundering (Article 648-bis, ICC); use of illegally obtained money, goods or benefits (Article 648-ter, ICC); self-laundering (Article 648-ter.1, ICC introduced by Italian Law 186/2014). In order to better assess the impact that the introduction of the latter offence (self-laundering) could have in the Company’s operational context, the Company agreed to wait for doctrine and case law clarifications on this point, in order to fully understand the objective and subjective elements of the particular case. In any case, it believes that the monitoring measures the Company has already implemented are adequate and fit the purpose of mitigating the risk of also committing this offence.

[10] The foregoing Italian Law no. 99/2009 condemns: unauthorised sharing of protected intellectual work or parts thereof on a telematics system; unauthorised use of another individual’s work that is not intended for publication; copying of computer programmes or distribution, sale etc. of programmes distributed on media not labelled by the Italian copyright protection organisation (SIAE – Società italiana degli autori ed editori); copying, screening etc. of intellectual property intended for television, cinema etc.; producers or importers of media without the “SIAE” label; the production, installation etc. of equipment designed to decipher audiovisual broadcasts with conditional access.

[11] These crimes include: unauthorised access to a computer or telematics system (Article 615-ter, ICC); unauthorised possession and dissemination of access codes to computer or telematics systems (Article 615-quater, ICC); distribution of computer equipment, devices or programmes intended to damage or disrupt a computer system (Article 615-quinquies, ICC); wire-tapping, hindrance or disruption of computer or telematics communications (Articles 617-quater and 617-quinquies, ICC); damage to computer systems (Article 635-bis, ICC); damage to computer information, data and programmes used by the central government or by other public organisations or in any case of public benefit (Article 635-ter, ICC); damage to computer information, data and programmes (Article 635-quater, ICC); damage to computer or telematics systems of public benefit (Article 635-quinquies, ICC); forgery of a computer document (Article 491-bis, ICC); computer fraud by the provider of electronic signature certification services (Article 640-quinquies, ICC).

[12] These crimes include: criminal association (Article 416-quinquies, ICC); national and international Mafia-type association (Article 416-bis, ICC); political-Mafia electoral collusion (Article 416-ter, ICC); kidnapping for ransom (Article 630, ICC); association for the purposes of drug trafficking (Article 74 of Decree no. 309 of the President of the Republic of 9 October 1990); maximum duration of preliminary investigations (Article 407(2)(a)(5), Italian Criminal Procedure Code).

[13] In this case, Italian Legislative Decree 231/2001 contains no further provisions. Organisations are liable for these crimes pursuant to a separate provision in the aforementioned Article 10 of Italian Law no. 146/2006, which sets out the specific administrative sanctions applicable to the crimes, drawing attention to the last paragraph whereby “administrative offences laid down in this article are subject to the provisions of Italian Legislative Decree no. 231 of 8 June 2001”.

[14] Refer to the relevant special section D of this Model for details.

[15] As amended by Italian Law no. 69/2015.

[16] The foregoing Italian Law no. 36/2015 extended this crime to all public servants.

[17] As amended by Italian Law no. 69/2015.

[18] Article 37(35), of Italian Legislative Decree no. 39 of 27 January 2010 amended Article 2625(1) of the Italian Civil Code, excluding auditing from the category of activities for which the law sanctions obstruction by the directors.

[19] Law no. 68/2015 introduced in the category of predicate crimes referred to in Italian Legislative Decree 231/2001 inter alia, the offence of environmental pollution (Article 452-bis, ICC), the offence of environmental disaster (Article 452-quater, ICC), the offence of trafficking in and abandoning highly radioactive material (Article 452-sexies, ICC), with an increased sentence if these crimes are integrated together as an aggravated association, and a reduced sentence if the crime is committed by being found guilty of the crimes pursuant to Articles 452-bis, ICC and 452-quater, ICC.

ORGANISATIONAL MANAGEMENT AND CONTROL MODEL ITALIAN LEGISLATIVE DECREE 231/2001 – FRIDEA S.R.L.

Text approved by the Board of Directors of Fridea S.r.l. in the meeting held on 25 November 2015.

DEFINITIONS

In addition to the other definitions contained in this document, the following terms with Capital Letters have the following meanings:

  • Sensitive Activities: corporate operations or activities where there is a risk of Crimes being committed;
  • Associate(s): consultants, external collaborators, business and/or financial partners, agents, representatives and, generally, third parties operating on behalf of or in the interests of Fridea S.r.l.;
  • Board of Directors: Board of Directors of Fridea S.r.l.;
  • Employee(s): persons who have an employment relationship with the Company, including Senior Officers and Top-level Managers pursuant to Article 5(b) of the Decree;
  • Decree: Italian Legislative Decree no. 231 of 8 June 2001, as amended;
  • Organisation(s): the organisation(s) to which the Decree applies;
  • Fridea S.r.l., Fridea or Company: Fridea S.r.l.;
  • Model or Compliance Model: this organisational, management and control model, as laid down in Articles 6 and 7 of the Decree;
  • Supervisory Committee or SC: the internal body of Fridea S.r.l. vested with powers to act on its own initiative and to monitor compliance, pursuant to the provisions of the Decree;
  • Public Administration or PA: any Public Administration entity, including public officials and public servants;
  • Crimes: the crimes to which the provisions of the Decree apply, also subsequent to any amendments;
  • Senior Officers and Top-level Managers: persons who are representatives or hold senior executive positions in the Company, and persons who actually (de facto) manage and control the Company pursuant to Article 5(a) of the Decree.

 GENERAL SECTION

1.         Italian legislative decree no. 231/2001

1.1        Recipient organisations and their administrative liability

Italian Legislative Decree no. 231 of 8 June 2001 – “Regulations governing the administrative liability of corporate organisations, companies and associations, both incorporated and unincorporated” – entered into force on 4 July 2001 and introduced liability of Organisations for administrative offences relating to crimes committed in their interest or to their advantage.

In the private sector, the Decree applies to incorporated companies, associations and organisations, while in the public sector it only applies to public financial corporations (specifically excluding central government, local government bodies, public non-financial corporations and bodies which perform functions of constitutional importance).

The Decree is complex and innovative because, in addition to the criminal liability of the actual offenders, it introduces liability of the Organisation for crimes committed by the offender in its interest or to its advantage.

Under Article 5 of the Decree, the Organisation is liable any time relevant crimes (specified in the Decree) are committed “in its interest or to its exclusive advantage”, by any of the following:

  1. persons who are representatives or hold senior executive positions in the Organisation or in any of its financially and operationally independent organisational units, as well as persons who actually (de facto) manage and control the Organisation (Senior Officers and Top-level Managers);
  2. persons under the management and supervision of one of the persons in letter a) above.

The Organisation’s liability is defined by the legislator as administrative, even though it is prosecuted as a criminal procedure, and it is also completely separate from the liability of the actual offender. Indeed, under Article 8 of the Decree, the Organisation may be declared liable even if the actual offender cannot be prosecuted or has not been identified, or if the crime is no longer punishable on grounds other than amnesty. On the basis of the same principle, the actual offender will still be prosecuted for the crime committed even if the Organisation is charged with liability for that crime.

1.2       Criminal offences

The Organisation is not liable for any and all crimes; its liability is limited to the relevant crimes listed in Articles 24, 24-bis, 24-ter, 25, 25-bis.1, 25-ter, 25-quater, 25-quater.1, 25-quinquies, 25-sexies, 25-septies, 25-octies, 25-novies, 25-decies, 25-undecies and 25-duodecies of the Decree (as amended from its entry into force until now) and, more specifically:

  1. crimes against the Public Administration (Articles 24 and 25 of the Decree, as amended[1]);
  2. crimes against the public faith (Article 25-bis, introduced into the Decree by Italian Law no. 99 of 23 July 2009[2]);
  3. crimes against industry and trade (Article 25-bis.1, introduced into the Decree by Italian Law no. 99 of 23 July 2009[3]);
  4. corporate crimes (Article 25-ter, introduced into the Decree by Italian Legislative Decree no. 61 of 11 April 2002[4] as further amended and supplemented);
  5. crimes committed for the purposes of terrorism or subverting the democratic order (Article 25-quater, introduced into the Decree by Italian Law no. 7/2003[5]);
  6. female genital mutilation (Article 25-quater.1, introduced into the Decree by Italian Law no. 7 of 9 January 2006[6]);
  7. crimes against the person (Article 25-quinquies, introduced into the Decree by Italian Law no. 228 of 11 August 2003[7]);
  8. market abuse (Article 25-sexies, introduced into Italian Legislative Decree no. 231/2001 by Italian Law no. 62 of 18 April 2005[8]);
  9. crimes of manslaughter and serious or grievous bodily harm committed in breach of workplace health and safety regulations (Article 25-septies, introduced into the Decree by Italian Law no. 123 of 3 August 2007);
  10. crimes of possession of stolen goods, money laundering, self-laundering and using illegally obtained money, goods or benefits (Article 25-octies, introduced into the Decree by Article 63 of Italian Legislative Decree no. 231 of 21 November 2007[9]);
  11. breach of copyright crimes (Article 25-novies, introduced into the Decree by Italian Law no. 99 of 23 July 2009[10]);
  12. cybercrime (Article 24-bis, introduced into the Decree by Italian Law no. 48 of 18 March 2008[11]);
  13. organised crime (Article 24-ter, introduced into the Decree by Italian Law no. 94 of 15 July 2009[12]);
  14. cross-border crimes (Article 10 of Italian Law no. 146 of 16 March 2006 provides for the administrative liability of Organisations for crimes of a transnational nature laid down in that law[13]).
  15. incitement to not testify or to bear false testimony before the courts (Article 25-decies, introduced into the Decree by Italian Law no. 116 of 3 August 2009, as replaced by Article 2(1) of Italian Legislative Decree no. 121 of 7 July 2011).
  16. environmental crimes (Article 25-undecies, introduced into the Decree by Article 4(2) of Italian Law no. 116 of 3 August 2009, as replaced by Article 2(1) of Italian Legislative Decree no. 121 of 7 July 2011, as amended[14]).
  17. the crime of employing foreign nationals without a valid residence permit (Article 25-duodecies, introduced into the Decree by Italian Legislative Decree no. 109/2012);
  18. the crime of corruption in the private sector, governed by the new Article 2635 of the Italian Civil Code, today known as “Corruption in the private sector” (Article 25-ter(1) (s-bis), introduced to the Decree by the so-called “Anti-Corruption Law” (Italian Law no. 190/2012);

Considering the business purpose of Mario Frigerio S.p.A. and the specific characteristics of the Organisation, for the purposes of drawing up this Model, it was deemed appropriate to address only those Crimes considered relevant, without analysing theoretically conceivable offences.

In particular, for the purposes of this Model the following were considered:

  • Crimes committed against the Public Administration (Articles 24 and 25 of the Decree);
  • Corporate crimes (Article 25-ter of the Decree), comprising corruption in the private sector;
  • Workplace health and safety offences;
  • Environmental Crimes; and
  • The crime of employing foreign nationals without a valid residence permit (art. 25-duodecies of the Decree).

The remaining crimes have been disregarded because they are only theoretically conceivable in the Company.

For a detailed examination of the Crimes analysed, please refer to the Special Section of the Model.

1.3       Sanctions

The Sanctions under Article 9 of the Decree applicable to the company as a consequence of an actual or attempted criminal act described above are as follows:

  • fine of up to EUR 1,549,370.69 (and interim seizure);
  • disqualification (also applicable as an interim measure) for no less than three months and no more than two years, which in turn may consist of:
    1. a ban on carrying out business activities;
    2. suspension or cancellation of authorisations, licences or permits instrumental to committing the offence;
    3. a ban on obtaining government contracts;
    4. exclusion from or termination of special terms, funding, contributions or other subsidies;
    5. a ban on advertising goods and services;
    6. confiscation (and interim seizure);
    7. publication of ban on carrying out business activities.

1.4       Exemption of organisations from administrative liability

Under Articles 6 and 7 of the Decree, the Organisation is not liable for Crimes committed by Top-level Managers and Employees if it can prove that it has adopted and effectively implemented adequate organisation, management and control models to prevent the occurrence of these criminal offences. In this regard, the system involves setting up an internal control body appointed to supervise the actual effectiveness of the Model.

According to these provisions, the Organisation cannot be held liable pursuant to the Decree if it can prove that:

  • its management body has adopted and effectively implemented adequate organisation, management and control models to prevent the crime that was committed, prior to its commission;
  • an internal body vested with the powers to act on its own initiative and to monitor compliance (the Supervisory Committee) has been set up to assure the functioning and observance of the models and to keep them updated;
  • the offenders fraudulently circumvented the organisation and management models;
  • the Supervisory Committee exercised adequate controls.

The Decree also specifies that the organisation and management models must comply with the following requirements (Article 6(2) of the Decree):

  • identify the activities in relation to which the Crimes may be committed;
  • envisage specific procedures to schedule training and implement the resolutions of the Organisation concerning Crimes to be prevented;
  • determine appropriate methods for managing financial resources to prevent crimes from being committed;
  • provide for the obligation of disclosure to the Supervisory Committee;
  • introduce an appropriate disciplinary system to sanction non-compliance with the measures specified in the Model.

If the Organisation can prove to the Courts that it had adopted and effectively implemented an adequate system of organisation, management and control to prevent the commission of a crime prior to its commission by the actual offender, then it will not be held liable. So, the Model must be prepared and the Supervisory Committee’s activities must be organised with the goal of providing that proof to the Courts. This means that Organisations must make sure their procedures fulfil the aforementioned requirements.

Therefore, de facto, the Organisation must adopt an adequate and complete Model if it wants to ensure exemption from administrative liability for crimes committed by Top-level Managers and by Employees.

2.         FUNCTION OF THE MODEL

2.1       Structure and purposes of the Model

To assure legal, fair and transparent operating conditions, Fridea S.r.l. decided to adopt and implement this Model.

The Model was prepared considering: (i) the provisions of the Decree; (ii) the guidelines for formulating organisational, management and control models issued by the General Confederation of Italian Industry (Confindustria) on 7 July 2002 (amended on 28 June 2004 and 31 March 2008); and (iii) the new version of the same guidelines issued on 31 July 2014 (“Confindustria Guidelines”), which contain the methodological guidelines for determining the sensitive processes and the structure that should be adopted in implementing the Compliance Model.

In light of the general principles set forth above and in consideration of the provisions of the Guidelines, this Model comprises a “General Section” and five separate “Special Sections”, prepared according to the type of crimes covered in Italian Legislative Decree 231/2001, which are at a heightened risk of commission in the Company.

The goal of the General Section is to define the purposes of the Compliance Model and the general principles the Company uses as the benchmark for the management of its business. Each Special Section sets out to identify the rules of conduct to adopt and the preventive measures to take concerning potential offences.

The Special Section also defines the specific tasks of the Supervisory Committee in relation to each type of Sensitive Crime considered for the purposes of preparing the Compliance Model, pursuant to the Decree.

The goal of this Model, in relation to the Company’s Sensitive Activities, is to create an integrated system organised into procedures/procedural principles and control activities that aim to prevent Crimes from being committed.

In particular, the Model has the purpose of:

  • making persons involved in “risk activities” aware that they may be committing an offence if they breach the procedures laid down in the Model, and that as the offender they may be held criminally liable, while the Company may be held administratively liable;
  • stressing that the Company strongly condemns conduct not in compliance with the law or with the Code of Ethics of Fridea S.r.l., here enclosed as Annex no. 1 (“Code of Ethics”);
  • enabling the Company to monitor risk activities in order to facilitate crime prevention.

The fundamental principles of this Model are:

  • dissemination of the rules of conduct and the procedural principles set out in the present model and/or the procedures implemented by the Company, as well as a staff training plan covering all elements of the Model inside the Company and to all Associated Persons;
  • a Code of Ethics that sets out the ethical principles and general guidelines for conduct that Senior Officers and Top-level Managers, Employees and Associated Persons are required to comply with in the execution of their respective activities;
  • the identification of “sensitive processes” in the Company, meaning areas where there is a heightened risk of committing the crimes listed in the Decree;
  • the existence of consolidated procedures and/or practices that provide both general and specific information with regard to the operating methods for work activities in the identified “sensitive processes”;
  • a system of internal managerial proxies and powers of attorney to represent the Company externally which assures a clear allocation of duties, in keeping with the organisational structure and the management control system;
  • a management and control system for the Company’s financial resources enabling the timely identification of any critical situations that may arise;
  • an appropriate disciplinary system to sanction any breaches of the Model and the Code of Ethics;
  • the appointment of a body in the Company (the Supervisory Committee) tasked with monitoring compliance with the Model and keeping it updated.

2.2       Recipients of the Model

The rules laid down in this Model address:

  • persons who are representatives or hold senior executive positions in Fridea S.r.l., as well as persons who are actual or de facto managers and supervisors of Fridea S.r.l. (Top-level Managers);
  • employees of Fridea S.r.l. who are under the management and supervision of any person holding a senior position (Employees);
  • consultants, external contractors, business and/or financial partners, agents, representatives and, generally, third parties operating on behalf of or in the interest of Fridea S.r.l. (Associated Persons);

all jointly referred to as the “Recipients”.

The parties are notified of the Model and its contents using methods that make sure these are clearly understood, as laid down in Point 6 below; therefore, the Recipients of the Model are required to strictly comply with all provisions, also in fulfilment of all the duties of fairness and diligence generated by their legal relationship with the Company.

2.3       Adoption of the Model

The Company intends to ensure that its Employees, Top-level Managers and anyone acting on its behalf do not commit offences that may both damage the image of the Company and lead to the application of fines and/or disqualification under the provisions of the Decree for crimes that are to the advantage or in the interest of Fridea S.r.l.

For this purpose, the Company has decided to adopt this Model, intending to introduce a system of principles and rules of conduct that must form the basis for the conduct of all persons belonging to the Company in their relations with Italian or foreign stakeholders.

2.4       Amendments to the Model

The Company adopted the Model for the first time by resolution of the Board of Directors on 26 January 2012, then amended on 10 September 2013.

It was updated to its current format by resolution of the Company’s Board of Directors on 25 November 2015.

3.         THE ORGANISATIONAL STRUCTURE OF FRIDEA S.r.l.

3.1       Introduction

In order to identify the Sensitive Activities laid down in the Decree, it is necessary to refer to the special features and actual operations of the Organisation that intends to adopt the Model.

Therefore, it is firstly appropriate to describe the organisational structure of Fridea S.r.l., specifically referring to its operational activities and to its management and control system.

3.2       The internal organisation of Fridea S.r.l.

3.2.1    Company Purpose

The purpose of the Company is the manufacture, trade, import, export and representation of industrial machinery and mechanical plants and their accessories, as well as mechanical constructions in general, in Italy and abroad.

The Company may also do anything else that the Board of Directors deems necessary for its operations and for the company purpose; it may also hold quotas and equity investments in other companies or enterprises that have the same or comparable company purpose or if their purpose is directly or indirectly related to the Company’s purpose.

3.2.2    Corporate governance

The Company’s governing bodies are:

  • the General Meeting;
  • the Board of Directors;
  • the Chairman.

3.2.2.1 General Meeting

The shareholders decide on matters reserved to their competence in accordance with the Civil Code and the Company’s Articles of Association, as well as on matters that one or more directors or a number of shareholders representing at least one third of the share capital submit to its approval.

Each shareholder has the right to express a number of votes proportional to his shareholding.

Shareholders’ decisions at shareholders’ meetings or through written consultation are adopted with the favourable vote of a majority representing at least fifty percent of the share capital. The Shareholders Meeting adopts resolutions in the second call with the absolute majority of those present, irrespective of the proportion share of capital it represents, except as otherwise provided for in the Articles of Association.

3.2.2.2. Board of Directors

The Board of Directors has all the powers to manage the Company. The Company is represented by the Chairman of the Board of Directors and the CEOs.

Alternatively the Company may be managed, upon decision of the shareholders at the time of appointment, by a Sole Director or by a Borad of Directors composed of three to seven members.

3.2.2.3 Chairman

The Chairman of the Board of Directors is fully empowered for the Company’s day-to-day management, exercised with free and several signature, as well as with

– all the powers to apply for, negotiate and obtain openings of credit, credit authorisations, surety bonds and bank guarantees in general from primary banks and credit institutions, in the forms which are deemed most appropriate in relation to the company needs, in order to obtain both new credit lines and to possibly adjust those already granted, by accepting the required modalities, terms and conditions and by undersigning all the acts and the contracts which may turn necessary, with no exclusion;- all the powers required to purchase, sell and exchange registered movable assets by determining every condition, as well as prices or fees;

– all the powers to stipulate sale contracts to which the facilitation provided for under Law 1329 of 28 November 1965 applies and to sign all the relevant documentation, with the power to sign the act attesting the release of payments and the removal of the identification mark applied upon conclusion of the contract.

3.3       General principles of the organisation and control system

This Compliance Model constitutes an extension to the management and control system already in force in the Company and was adopted with the goal of providing reasonable assurance of achieving the corporate objectives of compliance with laws and regulations, of guaranteeing reliable financial information and of protecting the Company assets.

3.3.1 Organisational system and separation of roles

The Company’s organisational system must meet the following requirements:

  • clarity, formalisation and communication, with special reference to attributing liability, to defining the hierarchy and to assigning operational activities;
  • separation of roles, thereby clearly defining operational processes in order to avoid functional overlap and, more importantly, to avoid concentrating activities with a high degree of criticality or potentially heightened risk in a single person.

3.3.2 Powers

Powers are delegated both for internal authority, which forms the basis of the Company’s decision-making processes for activities to implement and for representation, namely to sign deeds or documents intended for third parties and that bind the Company to them, also in economic terms.

Powers must:

  • be defined and formally delegated by the Board of Directors;
  • be consistent with the responsibilities and tasks delegated and with the positions covered by the proxies within the organisational structure;
  • include limits to exercising those powers consistent with the assigned roles, paying special attention to powers of expenditure and authority and/or signatory powers for transactions and deeds that are considered within the company to be “at risk”;
  • be updated in line with changes in the company organisation.

3.3.3 Operational procedures

The Company’s operational activities and processes, as described above, are supported by (formalised) general and specific principles of conduct and/or internal procedures also by means of the system of proxies, which reflect the following requirements:

  • regulation of the methods used in carrying out activities;
  • definition of responsibilities for activities, in compliance with the principle of keeping the roles of the person initiating the decision-making process separate from the person who actually puts it into practice, and from the person who controls it;
  • traceability of deeds and operations in general through appropriate documentary records that certify the characteristics and justifications of the activities implemented and identify the various persons involved in the operation (authorisation, implementation, recording, checking);
  • adoption of specific control mechanisms (also using external consultants) that guarantee the integrity and completeness of the data managed and the information exchanged in and outside the company structure.

3.3.4 Control and monitoring

A number of persons and bodies are involved in control and monitoring, and they include: the Board of Directors, the Board of Statutory Auditors (when present), external consultants and the Supervisory Committee and, more generally, the Company staff, and represent a fundamental element of the company’s day-to-day activities.

The controls carried out by these persons are defined in consideration of the following activities:

  • supervision of the correct administration of the Company, the organisation’s adequacy and compliance with the law and with the Articles of Association;
  • internal auditing, in order to detect inconsistencies and breaches of the proxy system and/or of the procedures;
  • external auditing, in order to check the regularity of the company accounts and financial statements in compliance with the applicable accounting principles.

3.3.5 Traceability

Every operation and/or activity must be appropriately recorded. It must be possible to monitor ex-post the process of decision-making and/or authorisation and/or execution of activities, also through appropriate documentary records (hard copies and/or electronic) and, at any rate, which records may be deleted or destroyed and the methods used for this purpose must be accurately governed.

The Company considers that the foregoing principles are consistent with the instructions given in the Guidelines issued by Confindustria and are also reasonably suitable for preventing the crimes contemplated in the Decree.

In light of the above considerations, the Company deems it essential to guarantee the correct and effective application of the aforementioned control principles in all areas of company activity and/or processes determined as having the potential risk of offence, during the mapping process.

Lastly, the Company considers that the Supervisory Committee and the Company’s representatives and their Associated Persons must be tasked with checking constant application, adequacy, consistency, and updating of the aforementioned principles.

4.         METHOD USED TO IDENTIFY SENSITIVE ACTIVITIES AND TO DRAFT THE MODEL

4.1        Introduction

One of the requirements of the Model, pursuant to Article 6.2(a) of the Decree is to identify the so-called “sensitive processes” or “areas at risk”, namely those processes and areas of company activity that could expose the Company to the risk of commission of one of the crimes expressly referred to in the Decree.

So, we analysed the company operations in the company sectors in which it is possible to commit crimes, highlighting the most relevant moments and processes.

At the same time, we investigated the underlying elements of sensitive crimes within the Company activities, in order to identify the actual conduct which, in the company context, could constitute a case of crime.

The Model was prepared byFridea S.r.l. considering both the provisions of the Decree and the guidelines issued by Confindustria on 31 July 2014, which inter alia, as already indicated, contain the methodological guidelines for determining the sensitive processes and the structure of the Model.

4.2       Background preparation prior to formulating the Model

Considering the provisions of the Decree, the Company rolled out a project to prepare this Model, specifically appointing external consultants with the necessary know-how for this purpose.

The drafting of the Model was preceded by a series of preparatory activities, broken down into the following steps:

1)   Preliminary analysis of the company context

The goal of this step was to examine the Company’s organisation and activities, based on a documentary analysis, and to examine the company processes its activities are divided into, specifically through ad hoc interviews with some members of the Board of Directors and some of the managers of the company functions.

2)   Identification of the Sensitive Activities and “As-is analysis”

This analysis process was used to identify a series of Sensitive Activities within the Company structure, in the execution of which crimes could hypothetically be committed. Following this investigation, the next step assessed the management methods applied to Sensitive Activities, the existing control system and the compliance of the system with commonly accepted principles governing internal control.

The analysis covered the Sensitive Activities concerning the commission:

  1. of the crimes laid down in Articles 24 and 25 of the Decree (“Crimes against the Public Administration” committed against the Central Government or other Public Body);
  2. of the crimes laid down in Art. 25-ter of the Decree (“Corporate Crimes”);
  3. of the crimes laid down in Art. 25-septies of the Decree (“Workplace health and safety offences”);
  4. of the environmental crimes laid down in Art.25-undecies of the Decree (“Environmental crimes”); and
  5. of the crime laid down in Art.25-duodecies of the Decree (“Crime of employing foreign nationals without a valid residence permit”).

After a careful preliminary assessment, supported both by the cycle of interviews and the documentary verification as stated above, the analysis excluded crimes not explicitly considered in the Special Sections of this Compliance Model, because although their potential commission cannot be fully excluded, their actual occurrence is only theoretically conceivable, both due to the Company’s operational reality and in consideration of the elements required to commit the crimes in question.

3)   “Gap analysis”

Based on the existing controls and procedures in place for Sensitive Activities and the provisions and purposes of the Decree, actions to improve the current internal control system and the essential organisational requirements for the definition of this Model were identified.

The potential risks of crime were identified for the sensitive instrumental processes and areas of activity identified, along with the possible methods for committing such crimes and the persons (employees and others) normally involved.

The results of the sensitive process mapping, the currently implemented controls (“As-is analysis”) and the identification of the weaknesses and areas of improvement in the internal control system (“Gap analysis”) are described in the documentation contained in the Company records.

The level of potential risk associated with each sensitive activity/process was then assessed on the basis of qualitative criteria that consider factors including:

  • the frequency of occurrence and/or execution of the activity described, and other relevant economic-quantitative indicators (e.g. economic value of the operations or acts implemented, number and type of persons involved, etc.);
  • the severity of the potential sanctions associated with the commission of one of the crimes laid down in the Decree in executing that activity;
  • likelihood of the hypothetical crime occurring in the operational context;
  • potential benefits to the Company if the hypothetical crime is committed and which could constitute a reason for company staff to commit the crime;
  • any precedents concerning crimes committed in Fridea S.r.l.

4.3       Drafting the Model

After the foregoing activities, the Company defined the operating principles and the “protocols” of reference to draft the Model it intends to implement, considering the:

  • provisions of the Decree;
  • Code of Ethics;
  • Confindustria Guidelines.

In any case, any decision not to adapt the Model to some of the recommendations in the aforesaid Confindustria Guidelines shall not affect the validity of the document. In fact, the Model adopted by the Organisation must necessarily be drafted with specific reference to the Organisation’s reality, and therefore it may also deviate from the relative Confindustria Guidelines, which are general in nature.

Compliance with the Code of Ethics is an instrument that promotes the prevention of crimes within the Sensitive Activities as it represents the Company’s formal commitment to act according to transparent standards of conduct and to comply with the specific applicable laws. The provisions of the Code of Ethics aim to guarantee compliance with the principles of competition, democratic principles, respect for fair competition, and protection of a positive image. The Code of Ethics also lays down the internal rules of conduct addressed to all associated persons who respond to the Company, on a professional and ethical level, concerning their conduct in implementing the core business activities that have been identified in the Model as particularly sensitive.

Finally, the Code of Ethics expresses the principles of conduct acknowledged by Fridea S.r.l. that each Director, Employee and Associated Person is bound to strictly comply with in the execution of their activities.

5.         THE SUPERVISORY COMMITTEE OF FRIDEA S.R.L.

5.1       Structure of the Supervisory Committee

Under Article 6(1)(b) of the Decree, a body (the “Supervisory Committee”) vested with the powers to act on its own initiative and to monitor compliance must be assigned to supervise the functioning and observance of the Compliance model and keep it updated.

The members of the Supervisory Committee must possess subjective requirements that assure the autonomy, independence and professionalism of the committee in the execution of its activities.

Because the Supervisory Committee is vested with powers to and act on its own initiative and to monitor compliance, it must:

  • be independent of whoever it is supervising;
  • not have operational duties;
  • be financially independent.

In light of the above, the Supervisory Committee cannot be the Board of Directors, which has managerial powers.

The Committee must be in a high hierarchical position within the company organisation structure. This position must also be accompanied by the non-assignment of operational duties which would require participation in decision-making and managerial activities, thereby “polluting” its objectivity when judging the conduct monitored, and the adequacy of the Compliance Model.

The Company has decided that a 3-member Supervisory Committee appointed by the Board of Directors is appropriate and consistent with the foregoing, and with the company operations.

The Board of Directors has therefore decided that the Supervisory Committee that best responds to the requirements laid down in the Decree shall be composed of three (3) persons identified as follows:

  • one member from outside Fridea with a strong reputation of honour and professionalism, acting as Chairman of the Committee;
  • two members, who may be either external, with the same characteristics as the Chairman and/or in-house and/or associated persons, preferably from the following company areas:
    • Board of Statutory Auditors;
    • Finance and auditing;
    • Safety;
    • Environment.

The professionalism of the Supervisory Committee is assured by:

  • the specific professional competence of its members;
  • its entitlement to its own separate financial resources so it can appoint external consultants and draw on the specific professional services of the managers of the various company functions and of associated persons.

The Supervisory Committee reports directly to the senior operational and control management of the Company, in order to assure its full autonomy and independence in the performance of its assigned duties.

In particular, the Supervisory Committee:

  • reports the results of its supervision and monitoring activities to the Board of Directors;
  • is independently empowered to take action in its fields of competence. For this purpose, and to guarantee the continuity of the activities to verify the adequacy and suitability of the Model, the Supervisory Committee uses internal staff and/or associated persons from outside the company;
  • it has an annual budget for its exclusive use;
  • it works as a team and has its own “operating regulations” drawn up and approved by the Committee itself.

The Supervisory Committee operates within the Company, which guarantees the continuity of its activities. Aspects concerning the continuity of the Supervisory Committee’s actions, including the planning and implementation methods of its monitoring activities, the methods and specific contents of information flow concerning crime-sensitive processes, are defined in a distinct work plan issued by the Supervisory Committee.

5.2       Members of the Supervisory Committee and their term of office

The Board of Directors appoints the Supervisory Committee through a specific resolution, and establishes its remuneration, if applicable.

In order to guarantee the requirements of being independent and self-ruling, the following are considered to be incompatible with being appointed a member of the Supervisory Committee from the time of the appointment and for the whole term of office:

  • being an executive and/or non-independent member of the Board of Directors of Fridea;
  • being Auditor of Fridea;
  • having close relations – as a spouse, immediate family or up to fourth removed kinship – with the aforementioned members of the Board of Directors;
  • carrying out operational or business functions in the Company;
  • maintaining significant business relations with Fridea, its subsidiaries or affiliates, or maintaining significant business relations with Company Directors who hold powers of attorney;
  • in the three years prior to the appointment, employment by or work for organisations with which or towards whom the crimes laid down in the Decree may potentially be committed;
  • having been found guilty of committing one of the Crimes (or other similar administrative offences).

If any conditions arise that may preclude their position, the individual members of the Supervisory Committee shall immediately notify the Board of Directors and the Supervisory Committee itself.

In order to assure the effective and constant implementation of the Model, and continuity of action, the term of office is established as 3 (three) years. This may be renewed by resolution of the Board of Directors, and without prejudice to the hypotheses of automatic disqualification (including for incompatibility as above), supervening incapacity and death, the Board of Directors can only remove members of the Committee from office for just cause.

Members of the SC can resign from office at any time, by serving notice of at least 1 (one) month, without providing any justification.

If a member resigns from the Supervisory Committee or is automatically disqualified, the Committee shall promptly notify the Board of Directors, which shall take all decisions required in a timely manner.

The Supervisory Committee is considered expired if the majority of its members resign or are automatically disqualified. In this case, the Board of Directors shall appoint all members ex-novo.

5.3       Supervisory Committee meetings

The Supervisory Committee meets every quarter; these meetings are held in person, by videoconference or by teleconference (or a combination thereof), and in any case any time at least 1 (one) member so requires.

Directors, auditors, managers, function managers or external consultants may be asked to join the Supervisory Committee meetings if their presence is required.

The decisions of the Supervisory Committee are taken on the basis of unanimou decisions; if they are not unanimous, decisions may be taken by majority vote, and this is immediately reported to the Board of Directors.

The Supervisory Committee reports to the Board of Directors, and draws up an annual report describing all the activities undertaken during the year, the controls and audits carried out, and any update of the map of crime-sensitive processes and/or the Compliance Model.

The Supervisory Committee meetings are recorded in minutes and the Committee keeps copies of these.

In implementing its activities, the Supervisory Committee may use the services of internal or associated persons from outside the company, although they remain directly responsible for the precise fulfilment of the supervision and control obligations laid down in the Decree. Associated persons are required to comply with the obligations of diligence and confidentiality laid down for the members of the Supervisory Committee.

5.4       Functions and powers of the Supervisory Committee

The main functions of the Supervisory Committee are to:

  • monitor the actual application of the Compliance Model, by preparing and implementing a supervision and control work plan/programme;
  • monitor adequacy of the Compliance Model, i.e. its effectiveness in preventing the Relevant Crimes;
  • monitor the long-term duration of the effectiveness requirements of the Compliance Model;
  • promote the updating of the Compliance Model, where necessary.

In particular, the Supervisory Committee has the powers to:

  • request information and documentation from the company management and divisions concerning the operations and acts carried out in the areas at risk of Crimes being committed;
  • adopt and/or implement control procedures in order to verify compliance with this Compliance Model;
  • make spot inspections of certain operations and/or specific acts carried out in the areas at risk of Crimes being committed;
  • carry out investigations to identify and/or update the “sensitive processes” in which Crimes may be committed;
  • promote and/or develop appropriate initiatives for the dissemination, awareness and understanding of this Compliance Model, together with the relative company functions;
  • provide clarifications and instructions for compliance with this Compliance Model;
  • consult other company functions and/or external consultants in order to guarantee the effectiveness of this Compliance Model;
  • collect, process and store the information concerning this Compliance Model;
  • periodically report the implementation and operational status of this Compliance Model to the Board of Directors;
  • assess amendments and/or updates to be made to this Compliance Model and propose them to the Board of Directors;
  • use appropriate resources to develop, monitor and assess the effectiveness of this Compliance Model.

5.5       Obligation of disclosure to the Supervisory Committee

The Supervisory Committee must be promptly notified of:

  • any reports and/or news concerning the breach of this Compliance Model;
  • proceedings and/or sentences issued by criminal investigation departments or by any judicial authority concerning the actual or potential commission of any crime, in any case, the breach of this Compliance Model;
  • company disciplinary proceedings and/or action initiated/adopted following the breach of this Compliance Model;
  • any proposed amendment to this Compliance Model;
  • any initiative concerning the prevention of Crimes or in any case the effective operation of this Compliance Model;
  • the system of powers of attorney to directors and any amendment thereto;
  • the system of company signatory powers and any amendment thereto;
  • reports and/or news concerning Crimes involving the Company or one of its Employees or in any case Recipients.

In particular, the Recipients are obliged to report any suspected breach of the Model to the Supervisory Committee, preferably by sending an e-mail to 231-fridea@mflgroup.com (although any other means of communication may also be used).

The Committee will act in such a way as to protect whistle-blowers who act in good faith from any retaliation, discrimination or penalisation. It shall also keep their identity confidential unless required to disclose it by law and to protect the rights of the Company or the persons involved, as well as the reputation of the whistle-blower(s).

The Supervisory Committee carefully and impartially assesses the reports received and may investigate and explore them further as it sees fit.

If the report potentially accuses (directly or indirectly) one of the members of the Supervisory Committee, or the function that member is in charge of, the Committee itself shall consult the accused person and then make the foregoing assessments without including that person in the assessment and decision-making process.

In addition to the reports described above, the Supervisory Committee must be immediately informed by anyone with information concerning:

  • requests for legal advice sent by Employees in the case of criminal proceedings being initiated for Crimes;
  • any measures and/or news from criminal investigation departments or any other judicial authorities that refer to investigations within the company, also against persons unknown, concerning the Crimes;
  • the evidence of disciplinary proceedings held and any sanctions ordered with specific reference to the Crimes, or the dismissal of any cases and the relative justifications;
  • any movement of money between Fridea and its subsidiaries or affiliates that is not justified by a specific arm’s-length contract;
  • any inconsistency or irregularity found when auditing invoices issued or received by the Company.

The members of the Supervisory Committee must carry out their duties with the diligence required by the nature of the appointment, the nature of the activities carried out and their specific competencies. They are also obliged to keep the strictest confidentiality and professional privilege concerning the information they are party to in the execution of their appointment, in order to avoid any leak of confidential information. This obligation is not binding towards the Board of Directors.

6.         RECRUITMENT, TRAINING AND INFORMATION

6.1       Employees

For the purposes of implementing this Model, Mario Frigerio S.p.A. aims to guarantee that both present and future staff (Employees, Associated Persons and proxies) are suitably aware of the rules of conduct laid down herein, at different levels of detail according to their level of involvement in the Sensitive Activities.

In this light, when recruiting candidates for positions at risk, background checks must be made on any criminal records, working relations with the public administration, blood and/or marriage ties to public administration employees.

If any of the aforementioned conditions exist, the candidate in question may only be employed if the administrative management (the function of reference, if applicable) makes the necessary assessments and authorises the post.

Disclosure of this Model may be made to staff through one of the following initiatives:

  • hand delivery of a copy of this Compliance Model (including all annexes) with a request to sign a statement confirming receipt of the document;
  • display of the Model and the disciplinary code on the notice in the company premises that are accessible to everyone;
  • e-mail providing information, also for sending periodic updates of the Model.

The Company shall carry out all training activities for its Employees using appropriate computer tools (presentations, e-learning, etc.) that describe the contents of the Decree, its implications on company life, and an update of the main features of the adopted Model. To this end, e-mail updates are an integral part of staff training.

6.2       Associated persons

When appointing associated persons from outside the company (such as agents, consultants, etc.), if the person must deal with the Public Administration, background checks must be made on any criminal records, working relations with the public administration, blood and/or marriage ties to public administration employees.

If the person is employed by the Public Administration, the Board of Directors (or the responsible function, if present) will decide whether or not to confer the appointment, after making all the necessary assessments.

Associated persons shall be informed of the contents of the Model and the Company requirement for their conduct to comply with the provisions of the Decree.

To this end, contracts with associated persons, consultants, partners, suppliers etc. operating with the Public Administration or involved in performing activities at risk must:

  • be drawn up in writing, establishing all terms and conditions;
  • contain standard clauses that ensure compliance with the Decree;
  • contain a specific statement in which they confirm that they are aware of the regulations laid down in the Decree and undertake to act in compliance with such regulations;
  • contain a specific clause governing the consequences of breaching the regulations laid down in the Decree (e.g. express termination clause, penalties).

7.         REQUESTS FOR INFORMATION AND REPORTING BREACHES OF THE MODEL

Anyone has the right to access formal communication links with the Supervisory Committee which operates independently and therefore cannot and must not be reached through the standard hierarchical channels.

It is necessary to distinguish information from reports.

Requests for “information” concern operational issues of understanding and use of the Model and may be sent by the applicants to the Supervisory Committee in a non-anonymous form, by e-mail.

These requests must be sent to:

  • the Supervisory Committee at 231-fridea@mflgroup.com.

Alternatively, in the same manner, it is possible to request an appointment with the Supervisory Committee in order to be able to communicate directly.

On the other hand, “reports” refer to reports of actual or suspected Crimes or conduct that is not in line with the provisions of this Model, in other words, breaches or suspected breaches of its general principles.

In this case, it is possible to request a meeting in order to report to the Supervisory Committee, in a non-anonymous form, also by e-mail.

8.         DISCIPLINARY SANCTIONS

8.1       General principals

The preparation of an effective system of sanctions, pursuant to Article 6(2)(e) of the Decree is an essential requirement of the Model for the purposes of exempting the Company from liability.

The establishment of such a system of sanctions makes the action of the Supervisory Committee efficient and guarantees the effectiveness of the Model itself.

Therefore, Fridea S.r.l. has established an appropriate system of sanctions for breach of the Model in order to guarantee its compliance, in conformity with the Disciplinary Code laid down in the applicable Italian national labour agreement (CCNL) and in compliance with the procedures laid down therein.

This disciplinary system addresses employees, management, directors, associated persons, suppliers and partners.

The application of disciplinary sanctions is also independent of the outcome of any criminal and/or civil proceedings undertaken by the judicial authorities if the conduct in question also constitutes a crime pursuant to the Decree.

For the purposes of complying with the Decree, breaches of the Model include but are not limited to any action or conduct that does not comply with the provisions of the Model and/or the principles of the Code of Ethics. This also includes failure to act or react as required by the Model, in the execution of activities where there is a risk of committing the crimes listed in the Decree.

8.2.      ACTION VIS-À-VIS MIDDLE-LEVEL MANAGEMENT AND OFFICE WORKERS

If employees breach the provisions laid down in this Model, disciplinary sanctions proportionate and appropriate to the position held and to the nature and severity of the breach will be applied, without prejudice to any personal civil or criminal liability.

The sanctions which may be applied as a result of a breach of this Model include those laid down in the applicable CCNL agreement and are applied in compliance with the procedures set forth in Article 7 of Italian Law no. 300 of 20 May 1970 (Workers’ Statute) and by the actual CCNL agreement.

In particular, it is laid down that:

  1. workers who negligently commit a non-serious breach of the provisions of this Model shall receive a verbal or written warning;
  2. workers who negligently commit one or more breaches of this Model may be fined, or in more serious or repeated cases of breach, suspended from work in any case for no more than the maximum time laid down in the applicable CCNL, as established on a case-by-case basis.

The fines or suspension applied to employees include, but are not limited to the following cases:

  • donations of a moderate amount made without the prior authorisations required, or in breach of the provisions, if any, of this Model;
  • entering into consulting contracts that are not in written form and/or without the prior authorisations required;
  • generally, in the execution of Sensitive Activities, conduct that does not comply with the provisions of the Model or actions that are against the interests of the Company and therefore damage the Company;
    1. workers hall be dismissed if they intentionally or through gross negligence act in serious breach of this Model, and if this conduct could conceivably constitute a Crime or in any case concretely increase the risk of committing a Crime.

Employees can be dismissed if, alone or with other persons inside or outside the Company, they are involved in actions that include, but are not limited to:

  • making donations to persons of a more than a moderate amount, over and above any limits established in proxies granted to them and/or in company processes and/or not complying with the specifications in this Model or in the Code of Ethics;
  • making payments in cash or in kind over and above any cases strictly established in proxies granted to them and/or in company processes and/or not complying with the specifications in this Model or in the Code of Ethics;
  • forging documents and/or making false statements for the purpose of proving their compliance and/or that of other employees with the law and/or this Model.

8.3.      ACTION VIS-À-VIS TOP-LEVEL MANAGEMENT

If managers breach the provisions laid down in this Model, disciplinary sanctions proportionate and appropriate to the position they hold and to the nature and severity of the breach will be applied, in conformity with the National Collective Bargaining Agreement for Managers and the civil regulations in force.

8.4.      ACTION VIS-À-VIS DIRECTORS

If Company directors breach the laws in force or do not comply with the internal procedures laid down in the Model and/or the Code of Ethics, the Supervisory Committee shall notify the Board of Directors, which will take the necessary action laid down in the applicable laws.

8.5.      ACTION VIS-À-VIS ASSOCIATED PERSONS OR BUSINESS PARTNERS

If Associated Persons or Business Partners breach this Model, depending on the severity of the breach, the Supervisory Committee, together with the Board of Directors, shall decide whether or not to terminate the relationship and shall impose the applicable sanction laid down in any specific clauses of the contract. Such clauses can also entitle the Company to terminate the contract and/or demand payment of penalties.

9.         PERIODIC AUDITS

Supervisory activities are carried out continuously by the SC to:

  • verify the effectiveness of the Model (in other words, the consistency between the conduct of the recipients and the provisions of the Model itself);
  • periodically assess the adequacy of the principles of conduct laid down in this Model and/or the procedures adopted and/or the system of proxies which govern the activities at risk with the requirement to prevent the crimes laid down in the Decree; and
  • update the Model as required.

The control system aims to:

  • ensure that the operational methods satisfy statutory requirements;
  • identify any areas requiring corrective actions and/or improvements and verify the effectiveness of the corrective actions;
  • prepare the company for any inspections by third party bodies.

To carry out the planned audit activities, the SC may work with staff who have specific skills and operate in other functions, not involved in the activities being audited, or it may outsource the activities to external consultants.

The company areas to be audited and the frequency of the controls both depend on a number of factors, which include:

  • the risk pursuant to the Decree according to the mapping of the Sensitive Activities;
  • assessment of the existing operational controls;
  • results of previous audits.

Extraordinary controls may be planned in the event of substantial modifications to the organisation or to any process, or in the event of suspected or reported nonconformities or in any case anytime the SC decides to carry out random ad hoc audits.

The results of the controls are always recorded in minutes and disseminated according to the methods and frequency of reporting set down in Point 5.3.

Fridea S.r.l. considers the results of these audits to be fundamental for the improvement of its Compliance Model. Therefore, also in order to guarantee the actual implementation of the Model, the results of the audits concerning the adequacy and actual implementation of the Model are discussed during the Supervisory Committee meetings and may lead to the implementation of the Disciplinary System described in Point 8 of this Model.

SPECIAL SECTION A – Crimes committed in relations with the Public Administration

1.         CRIMES COMMITTED AGAINST THE PUBLIC ADMINISTRATION

1.1        TYPES OF CRIMES[15]

Crimes against the Public Administration, which if committed may imply the administrative liability of the Company, include the following (cf. Articles 24 and 25 of the Decree):

  • Article 317, ICC                 Extortion;
  • Article 318, ICC                 Bribery to obtain an act from a public official[16];
  • Article 319, ICC                 Bribery to a public servant for improper performance of their duties (aggravated pursuant to Article 319 bis ICC);
  • Article 319-ter (1), ICC       Judicial bribery;
  • Article 319-quater, ICC      Unlawful inducement to give or promise benefits (so-called inducement);
  • Article 320, ICC                 Bribery of a public servant;
  • Article 321, ICC                 Penalties for the person offering the bribe;
  • Article 322, ICC                 Incitement to bribe;
  • Article 322-bis, ICC           Embezzlement, extortion, corruption and incitement to bribe European Union Officials and Foreign Officials;
  • Article 640 ( (2)(1), ICC)    Fraud to the detriment of the Central Government or another public body or the European Union;
  • Article 640-bis, ICC            Aggravated fraud to obtain public funds;
  • Article 640-bis, ICC            Cybercrimes;
  • Article 316-bis, ICC            Embezzlement against the Italian State or other public body;
  • Article 316-ter, ICC            Misappropriation of contributions, loans or other disbursement by the Italian State or other public body or by the European Union (Article 316-ter, Criminal Code)
  • Article 377-bis, ICC            Incitement to not testify or to bear false testimony before the courts.

1.2       SENSITIVE PROCESSES

The areas of activity at risk which appear to be most critical for the crimes listed above, particularly with reference to the activities carried out by the Company are:

  • management of institutional relations with persons from the Public Administration;
  • management of relations with public officials for regulatory performance and for compliance inspections and audits (here the risk is related to administrative management, staff management, management of relations with public officials – including the public health authority, fire department, etc.);
  • management of relations with public bodies/officials for the issue of administrative authorisations (here the risk is related to the submission of applications for building permits, municipal authorisations, waivers, approval of building designs, commencement notices);
  • management of relations with the authorities;
  • notification of company data and information to the Public Administration;
  • purchases from entities close to the Public Administration.

1.3       PRINCIPLES OF CONDUCT IN THE SENSITIVE PROCESSES

Generally speaking, Recipients are forbidden from behaving or collaborating in or inciting conduct that, individually or collectively constitutes or potentially constitutes the crimes listed in Articles 24 and 25 of the Decree. It is also forbidden to act in any way that could produce situations of conflict of interest with representatives of the Public Administration.

1.3.1     General principles of conduct

In particular, in keeping with the ethical principles underlying the Company and in consideration of the relations the Company maintains with the Public Administration in carrying out its activities, it is strictly forbidden to:

  • promise or pay money to representatives of the Public Administration for purposes that are not institutional or required by law;
  • promise or grant favours of any kind (e.g. promise of employment) to representatives of the Italian or foreign Public Administration, in order to influence the independence of judgement or induce the assurance of any advantages whatsoever for the Company;
  • provide services or payments to associated persons, suppliers, consultants, partners or other third parties working on behalf of the Company, which are not suitably justified in the context of the contractual relationship established with them, the type of appointment carried out and local practice;
  • in the procurement processes, favour associated persons, suppliers, consultants or other third parties because they are indicated by representatives of the Public Administration as a condition for executing subsequent activities;
  • distribute gifts beyond normal company practice (i.e. all forms of gifts that exceed standard business practices or courtesy, or that in any case are intended to gain favourable treatment in the implementation of any company activities). In particular, it is strictly forbidden to give any kind of gifts to public officials or their family members, which may influence their independence of judgement or induce the assurance of any advantage whatsoever for the Company. Permitted gifts must always be distinguished by their moderate value or must aim to promote charity or cultural initiatives, or the Company image. Any gifts – with the exception of those of a moderate value – must be appropriately documented to allow the necessary controls by the Supervisory Committee;
  • provide or promise confidential information and/or documents;
  • fraudulently act in a manner that may lead the Public Administration in error in their technical and economic assessment of the submitted documentation;
  • submit documents and data that are false or have been tampered with;
  • omit required information in order to turn decisions of the Public Administration in the favour of the Company;
  • use contributions, funds, public financing for purposes other than those for which they were intended.

The Recipients of these ethical principles and those laid down in the Company’s Code of Ethics are obliged to comply with the following provisions:

  • in the event of attempted extortion by a public official, the person concerned must: (i) not comply with the request; (ii) promptly notify the Board of Directors and send formal notice to the Supervisory Committee.
  • In the event of a potential or real conflict of interest arising as part of the relations maintained with the Public Administration, the person concerned must promptly notify the Board of Directors and send formal notice to the Supervisory Committee.
  • In the event of doubts over the correct implementation of the ethical principles laid down in the Model and those expressed in the Company’s Code of Ethics during the course of their operational activities, the persons concerned must promptly inform the Board of Directors and send formal notice to the Supervisory Committee.

Furthermore, contracts with third-party contractors (i.e. associated persons, consultants, partners, suppliers etc.) operating with the Public Administration on behalf of or in the interests of the Company must:

  • be drawn up in writing, establishing all terms and conditions;
  • contain standard clauses, also agreed by external legal consultants for compliance with the provisions of the Decree;
  • contain a specific statement which the foregoing parties confirm that they are aware of the regulations laid down in the Decree and undertake to act in compliance with such regulations;
  • contain a specific clause governing the consequences of breaching the regulations laid down in the Decree (e.g. express termination clause, penalties).

1.3.2 Specific principles of conduct

The rules and prohibitions described in the previous paragraph actually translate into principles of conduct requiring compliance as part of the Company operations.

In managing their relations with the Public Administration, all Recipients of the Model are obliged to comply with the following procedures of conduct:

  • relations with the Public Administration must be modelled on the utmost transparency, collaboration, accessibility and in full compliance with the corporate role and statutory requirements also referred to in the Company’s Code of Ethics.
  • Relations with the Public Administration must be managed exclusively by duly authorised parties on the basis of the system of proxies and/or powers.
  • In the event of situations arising that cannot be resolved within the ordinary management of relations with the Public Administration, the Recipient must immediately report that situation to their direct superior (if they have one) or to the Board of Directors.
  • The Recipient shall not act on any situation of potential conflict of interests or attempts of extortion or misconduct by a public official of the Public Administration; in this situation, the Recipient must immediately report that situation to their direct superior (if they have one) or to the Board of Directors.
  • It is not recommended to deal with representatives of the Public Administration in the absence of another person present. If there is no other person present then the risk of the commission of bribery is increased.
  • When public officials or public servants are carrying out audits, these must take place in the presence of at least two persons; after public officers have completed their inspection, the persons who participated and/or attended must draft a document indicating (i) the names of the persons involved in the inspection, and (ii) the object of the inspection and any decisions made as a follow-up (the name of the person who made these decisions must also be included to make sure they were duly authorised for this by means of proxy or ad hoc appointment). To this end, the Company has adopted a procedure entitled “Procedure for managing relations with the public administration”. Therefore, in addition to the provisions in this Model, Recipients are also obliged to scrupulously comply with the specifications set forth in that procedure.
  • The information that comes to the attention of the Recipient when executing their activities, whatever position they hold, shall always be intended as “private and confidential”. This information must therefore not be disclosed to third parties (including persons linked directly or indirectly to the Public Administration) for the purposes of obtaining any potential form of benefit.
  • The employment of staff or associated persons must be based on the assessment of professional skills and their overall remuneration shall be in line with what is paid to others with the same function and responsibilities, without favouring anyone who, directly or indirectly, could carry out activities or hold roles linked to the Public Administration.
  • In the processes to validate expenditure for the granting of contracts, the choice must be based on quotations received from several suppliers, comparable in terms of products/services offered, and on the evaluation of the best price-quality ratio. The rules for choosing suppliers must also comply with the provisions of the Code of Ethics, in order to avoid the risk of selecting suppliers on the basis of conditioning or in the hope of obtaining advantages through the selection of suppliers who are “close” to persons connected to the Public Administration, with the risk of committing extortion or bribery offences.
  • In order to avoid theoretical bribery in processes concerning negotiations to purchase real estate owned by the Public Administration, if there is any reason to doubt the fairness of the asking price for the real estate (e.g. a red flag could be raised about a sensitive crime being committed if the asking price is much lower than the real market value), we recommend first of all consulting a third-party expert to be fully informed of the transaction’s legitimacy from this point of view.
  • The decision to sign a contract with the Public Administration must be made by resolution of the Board of Directors of the Company and the relative contract must be signed by the Chairman of the Company or the duly authorised party. All relative documentation must then be kept in the Company records.
  • As representatives of the Company, the Recipients must not attempt to influence the judgement of any Public Administration employees or representatives, or any person connected thereto, promising or bestowing money, gifts or loans, or by way of any other illegal incentives.

As stated above, the Company has adopted the procedure entitled “Procedure for managing relations with the public administration” for the conduct to put into practice during inspections and audits by the Public Administration, as well as when receiving documents and/or telephone calls from Public Authorities.

The Company has also implemented some ad hoc procedures (specifically, the procedures entitled “Gift allocation” and “Supplier selection”) for identifying and assessing which suppliers to select, and the Company considers these an integral part of the Compliance Model in terms of complying with the principles of conduct listed in this Special Section.

To that end, all Recipients are therefore obliged to comply with:

  • the aforementioned principles of conduct;
  • the procedures adopted by the Company; and
  • the Code of Ethics.

Moreover, in the execution of their activities, all Recipients are also obliged to comply with the instructions given in the following Protocols.

All Recipients of this Model, and all other parties bound to comply with its (general and/or specific) principles laid down herein must comply with the following rules of conduct in their management and fulfilment of the requirements of the Public Administration:

  • fulfilment of requirements laid down by the Public Administration and production of the relative documentation must be done in compliance with the statutory provisions and the standards of conduct laid down in the Code of Ethics and this Special Section.
  • The requirements laid down by the Public Administration must be fulfilled with the utmost diligence and professionalism in order to provide clear, accurate, complete and truthful information, avoiding and in any case reporting situations of conflict of interest in the most suitable manner. Documents must be produced promptly, using clear, comprehensive language.
  • All documentation must be checked and signed by the relevant person in charge, who is also directly responsible for filing and storing all documentation (in paper and/or electronic form) produced as part of their activities, including whatever is sent to the Public Administration electronically.

This documentation includes, but is not limited to:

  • all documentation produced as part of processes to obtain co-funding and/or financing from central government and/or regional authorities;
  • licences, permits and the like connected to the Company’s business activity as well as the agreements with counterparties to contracts who are public officials and/or public servants;
  • deeds, minutes, financial statements, forms, statements concerning the management of legal, tax and corporate affairs, or the management of administrative and social security matters concerning staff;
  • reports concerning inspections, audits, etc.;
  • deeds concerning civil, criminal, administrative, tax disputes, etc.
  • Where requirements must be fulfilled using electronic/telematic systems run by the Public Administration, the Company forbids the alteration of such systems or the data contained therein in any manner whatsoever, causing damage to the Public Administration; whoever is required to carry out these activities is obliged to write a report describing the data sent and the reason for sending it.The aforementioned report must then be filed as a hard copy and/or in electronic format to allow the control of the foregoing transmission of data transmission to the Public Administration.

Anyone connected with the Company (directors, employees, associated persons, etc.) who maintains relations with the Public Administration is obliged to comply with all the principles and regulations laid down in the Model and/or other official documents of the Company (including the Code of Ethics). They are also required to sign off on a description of sensitive activities performed if asked to do so by the Board of Directors of Mario Frigerio.

1.4       Flow of information to the Supervisory Committee

In addition to the provisions of this Special Section, anyone who comes into contact with the Public Administration during inspections, audits or checks is obliged to promptly notify the SC of any inconsistencies or extraordinary matters arising in relations with the Public Administration governed by this Special Section.

PROTOCOL – Gift allocation

1. Scope and Specific Principles of Conduct

Recipients whose role, function or appointment mean they are involved in gifting must guarantee that:

  • the value, nature and purpose of the gift is ethically fair, or does not compromise the Company’s image;
  • the value and nature of the gift is such that it cannot be interpreted as a means for obtaining favourable treatment for Fridea;
  • they are duly authorised and adequately documented.

In any case, it is prohibited to:

  • promise or give complimentary gifts for any reason other than corporate purposes and as a service;
  • promise or give complimentary gifts, directly or indirectly, which are not inexpensive, namely they go beyond common courtesy gifts – and in any case, are intended to obtain unlawful favourable treatment in conducting any company activity;
  • promise or give advantages of any kind to influence independent judgement and to obtain any advantage for the company.

2. Field of Application

This Protocol addresses all Recipients who are involved in the disbursement of gifts as part of their job.

3. Protocol Officer

The Protocol Officer for gifts as governed in this protocol is the CEO, unless they decide to confer this job on another function manager.

4. Principles of control

Recipients involved in bestowing gifts must guarantee the following controls, each in their area of competence:

  • The person in charge for the Protocol defines specific value thresholds for gifts intended for persons in the Public Administration;
  • The person in charge for the Protocolsubmits a formal request for prior approval to the Board of Directors or to the appropriately empowered persons under the system of proxies and powers of attorney in place.

In any case, it is forbidden to hand out gifts and perform acts of courtesy and hospitality to public officials and public servants unless they are of moderate value and such as not to compromise the impartiality of those persons, or such as to improperly obtain advantages for the Company.

PROTOCOL – Relations with the Public Administration for compliance, requests, disclosure of information and company data

1. Scope and Specific Principles of Conduct

This protocol identifies and governs the methods the Company must use to manage relations with the Public Administration in the following cases:

  • envisaged statutory compliance;
  • requests for certifications/authorisations.

Recipients whose role, function or appointment means they are involved in preparing and sending the foregoing documentation above must comply with the provisions in the “General Principles” laid down above, and in particular:

  • fully and immediately collaborate with the Authorities, promptly providing the comprehensive documentation and information requested;
  • assure traceability and preparation of deeds and corresponding levels of authorisation, in order to guarantee transparency in the decisions made;
  • prepare each document relative to requests and/or notifications accurately and in compliance with applicable laws.

2. Field of Application

This Protocol addresses all Recipients, as identified in point 2.2 of the General Section of this Model, who are involved in managing relations with the Public Administration.

3. Protocol Officer

The Protocol Officer for this Protocol is Mrs. Sonia Maria Lisciani.

4. Control systems

Recipients involved in managing relations with the Public Administration must guarantee the following controls, each in their area of competence:

  • only persons with appropriate powers shall maintain relations with public officials or public servants;
  • persons involved in preparing and transmitting the disclosures and documentation required must comply with the principles of timeliness, clarity and accuracy, in addition to notifying the Protocol Officer of the matter. Those same persons prepare and send all documentation in compliance with performance requirements and using established channels;
  • persons involved in preparing and transmitting disclosures and documentation shall keep all the documentation produced as part of their activity, including anything sent electronically;
  • once the required disclosure and/or documentation has been sent, the Protocol Officer is at the service of the Public Administration to provide any clarifications, explanations and additional back-up documents to support and/or complete the activity.

In any case, in order to maintain a correct information flow between the company and the Public Administration, each document representing a fact that occurred and/or an assessment made, i.e. ever